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23 apr 2019

La dignità del silenzio: inaugurare un punto luce è un’offesa all’intelligenza delle persone

di Mobilita Palermo

La Tav, uno stadio da 40.000 posti o un impianto di illuminazione in una piazza della città? Questa "moda" di inaugurare quello che dovrebbe essere (e non lo è) normale manutenzione sta toccando livelli di paradosso insopportabili. Perchè a fronte di mezz'oretta di sorrisi, abbracci e pantomime per accendere l'interruttore, quella stessa piazza è stata per anni e anni un covo di sagome che si muovevano nell'oscurità e che scoraggiavano qualsiasi pedone ad attraversarla per preservare la propria incolumità. Stiamo parlando di punti luce, uno dei servizi primari e fondamentali di qualsiasi comunità. E sebbene siano nuovi e moderni, rimangono sempre punti luce, come tanti ce ne sono spenti in città. Immaginate di tornare a casa dopo una giornata di lavoro e trovare la famiglia che banchetta con lo spumante in mano perchè l'elettricista vi ha riparato il corto circuito di qualche settimana fa.... ma di cosa stiamo parlando? La cosa più giusta sarebbe stata la dignità del silenzio, ce ne saremmo accorti da soli della novità. Quando l'elettricista va via da casa nostra non celebriamo di certo la riparazione avvenuta. Se proprio si doveva dire qualcosa, sarebbero stati graditi i mea culpa per tutto questo tempo in cui l'area ha patito questa situazione di degrado. Altro che foto e comunicati stampa. Nulla che sminuisca il lavoro delle maestranze che hanno operato. Hanno fatto semplicemente il loro lavoro, come ogni giorno lo fa il panettiere, l'imbianchino o il sarto. Celebrare il "normale" è offensivo per la nostra dignità e tutti quei cittadini che spesso non possono godere di servizi dovuti, non meritano uno smacco del genere. (Le foto sono state prelevate dal Comunicato Stampa del Comune di Palermo).

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13 feb 2017

E adesso Palermo si guadagni il titolo…

di Andrea Baio

Palermo Capitale Italiana della Cultura, ma la cultura gode di ottima salute? Che sia la spinta a far meglio, e con maggior concretezza, così che questo titolo non rimanga solo un fregio, ma possa costituirsi merito di qui al 2018.   Questa riflessione arriva a mente fredda, sia perché ci sembrava giusto prima gioire tutti insieme della nomina a Capitale Italiana della Cultura, sia perché non vogliamo che adesso l'argomento passi di moda e venga accantonato come un risultato prematuro. Dopo i fallimenti di Palermo Capitale Europea della Cultura 2019 e Palermo Capitale Europea dello Sport, arriva finalmente la soddisfazione di un riconoscimento per la nostra città. Che sia dovuto alla qualità del progetto o al "peso politico" dell'amministrazione Orlando sul piano nazionale, il punto è che adesso bisognerà rimboccarsi le maniche. In che stato è la cultura a Palermo oggi? Sicuramente non gode di ottima salute. Viviamo in una città che produce alcune tra le menti più eccelse d'Italia, forse proprio perché costrette a districarsi in un contesto che non concede loro opportunità, obbligando i giovani a reinventarsi continuamente, imparando, cercando, rafforzando la creatività nella speranza di trovare uno sbocco. Le stesse menti sono poi gettate come carta straccia dopo aver subito ogni genere di umiliazione da questo sistema aberrante che prima li forma, e il giorno dopo li costringe a fare le valigie e partire per altre mete. Nel 2015 più di 13 mila giovani menti hanno lasciato Palermo: un fenomeno migratorio che ormai ha raggiunto le proporzioni di un esodo biblico. Da un'analisi "lucida" sarebbe opportuno prendere questa nomina come uno spunto a far meglio, un'occasione per meritare veramente il titolo di Capitale Italiana della Cultura in una città che sinora la cultura l'ha annientata, come ha annientato tutte le persone che tentavano di supportarla. Palermo è una città in fermento in qualsiasi settore: dal teatro alla musica, dal cinema all'arte e alla letteratura, etc. Viviamo in una città che ha sete di cultura. Sembra quasi che più la città sprofondi in basso, più i talenti vengano fuori in cerca di spazio vitale, coltivando spontaneamente le proprie realtà in antitesi col degrado, l'abbandono e l'ignoranza dilagante. Un grido disperato, un'ultima resistenza che prova a trarre il massimo da un contesto in cui il minimo è all'ordine del giorno. Spesso la politica ha provato ad appropriarsi dei meriti di queste realtà, cavalcando ipocritamente le stesse dopo averle ostacolate (o nel migliore dei casi, mai supportate). Le stesse realtà hanno invece bisogno di un sostegno reale da parte di chi amministra, e della cittadinanza tutta. Sono realtà che affondano nella burocrazia, nelle difficoltà economiche, e che vedono il vuoto attorno quando si tratta di individuare spazi dove poter operare, creare, proliferare. I Cantieri Culturali alla Zisa sono solo uno dei tanti fallimenti della cultura a Palermo. Un potenziale sfruttato allo 0.1%, che potrebbe invece ospitare iniziative culturali di ogni tipo, che potrebbe costituirsi luogo di aggregazione per tutti gli artisti, scrittori, attori e musicisti di questa città, risultando altresì appetibile anche al di fuori del contesto locale. A tutto questo, si va ad aggiungere il paradosso di una sottocultura "ignorante" che monopolizza qualsiasi tipo di iniziativa, di luogo, di finanziamento, tagliando fuori chiunque non appartenga a certe logiche clientelari ed a determinati circoli. Il cancro di una visione "radical-chic" che snobba tutte quelle piccole realtà che quotidianamente con la cultura si sporcano le mani, e che invece risultano molto più autentiche di tutti quei nomi altisonanti che possono solo fregiarsene e agghindarsi di autocompiacimento, senza rendersi conto di essere afflitti da una limitatezza provinciale disarmante che è in perfetta antitesi con il concetto di cultura stesso. Speriamo che il tempo di questi giochetti sia quindi finito, e che da oggi possa iniziare una nuova parentesi positiva per la nostra città. Speriamo che Capitale Italiana della Cultura non significhi solo far piovere soldi su realtà ultra-consolidate come il Teatro Massimo - ad esempio - ma che vada a supportare tutte le realtà di cui sopra, che poi sono quelle che hanno bisogno della maggiore spinta. La cultura di Palermo sono le persone che ne fanno parte: non dimentichiamoci di questo, o sprofonderemo nuovamente nella retorica politica senza che nulla cambi. La cultura non è una bandiera da sventolare all'occorrenza, non è un prodotto usa e getta, è il pilastro fondamentale su cui poggia la rinascita di questa città. Auguri a tutto noi, e speriamo che sia la volta buona.

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05 mag 2016

ForSe dell’ordine: doppiopesismo e controllo del territorio a Palermo

di Andrea Baio

Questo che vedete in foto è il comandante della Polizia Municipale di Palermo Vincenzo Messina, colto in sosta irregolare in piazza Virgilio. La foto sta facendo velocemente il giro del web, e non è neanche la prima volta che il caro comandante viene beccato in situazioni imbarazzanti. Ricordiamo infatti che l'anno scorso fu pizzicato mentre posteggiava la propria auto in divieto in piazza Castelnuovo. foto di Vincenzo Marannano Il problema non è di certo nuovo. In questi anni abbiamo ricevuto continue segnalazioni da parte degli utenti e denunciato numerosi casi di agenti della Polizia Municipale che non rispettano il codice della strada. Forse il più eclatante è stato quello del poliziotto beccato per ben due volte senza casco in scooter. Per non parlare delle auto in sosta vietata, sui marciapiedi, etc. sino ad arrivare all'episodio vergognoso della settimana scorsa, quando durante un convegno sulla legalità le auto blu dei soliti noti hanno allegramente decorato i marciapiedi di via Roma, senza pudore alcuno nei confronti dei cittadini. Ovviamente per loro niente multe.   Ricordiamo infine il degradante episodio dell'agente di municipale fuori servizio  che tiene in ostaggio un intero autobus per inveire contro l'autista di un bus, abusando del proprio potere. Sia chiaro, nessuno qui vuole distribuire patenti di verginità. Probabilmente ciascuno dei lettori, compreso il sottoscritto, avrà parcheggiato irregolarmente almeno una volta nella propria vita. La gravità dell'episodio in questo caso deriva dalla carica che riveste colui che compie l'infrazione. C'è una seria questione di credibilità delle forze dell'ordine a Palermo. Gesti come questo ricordano continuamente al cittadino che non ci si può fidare di chi dovrebbe garantirci: l'atavico problema di "chi controlla il controllore?". Come può il cittadino accettare di essere controllato da persone che per prime non credono alla responsabilità che deriva dal proprio ruolo? Come si può pretendere di attribuire credibilità a gente che riveste una carica del genere, non per vocazione o merito, ma per nomina politica? Come può un palermitano accettare la multa, quando i primi a infrangere le regole sono proprio i vigili? Giustamente poi, quegli agenti della municipale che fanno bene il proprio lavoro si sentono demoralizzati e danneggiati dal comportamento dei propri colleghi. Ma se persino il comandante, ovvero colui che dovrebbe dirigere il corpo della Municipale e dare l'esempio, dimostra di fottersene delle regole, allora tutto il sistema crolla. Su Vincenzo Messina ci siamo espressi in molti dei nostri articoli, ma non è mai troppo tardi per chiedere nuovamente le dimissioni. In questi anni ha dato prova di voler continuare la triste tradizione dei suoi predecessori, lasciando un'imbarazzante scia di "non pervenuto" a seguito del proprio incarico. Vogliamo anche ricordare i continui (e a nostro avviso immotivati) elogi al corpo della Municipale, e al comandante stesso, da parte del sindaco Orlando, che spesso ha additato tutti i problemi di Palermo all'inciviltà dei cittadini. Tra le chicche in questione è il caso di menzionare le dichiarazioni in merito al fenomeno dilagante dei posteggiatori abusivi, sui quali Orlando si è espresso chiaramente dando la colpa ai cittadini che pagano. Ma se da un lato il cittadino è disposto a non pagare, e dall'altro lo si lascia solo a subire tutti i rischi del caso - dato che la polizia se ne frega - come si fa a non considerare una dichiarazione del genere estremamente ipocrita? Ok, sarà pur vero: buona parte dei problemi di questa città derivano dai suoi abitanti. C'è un MA grosso quanto una casa però, perché  impostata in questo modo sembra più un'abile mossa per svincolare l'amministrazione dalle proprie responsabilità. Se è vero infatti che da un lato i cittadini sono ineducati, dall'altro si sta invece ignorando un serio problema di inadeguatezza delle forze dell'ordine, che hanno lasciato ai cittadini un territorio allo sbando, dove ognuno fa quello che vuole senza pagarne le conseguenze. Quello che si verifica sotto gli occhi di tutti ogni giorno, è un pericoloso doppiopesismo che sta cominciando a stancare la gente: chi si becca una multa difficilmente sopporta la vista di un vigile (o ancora peggio di un comandante) che fa quello che gli pare, perché - giustamente - risulta come un abuso vero e proprio. Così come non vorremmo essere nei panni del prossimo vigile che eleverà un verbale, per sentirsi dire dal palermitano "i primi cornuti siete voi". Onestamente, come dovrebbe rispondere? L'anarchia per le strade di Palermo è un'equazione complessa, che da un lato vede l'inciviltà dei cittadini, ma dall'altro le politiche fallimentari dell'amministrazione comunale e della Regione in fatto di mobilità, tra le quali ricordiamo: - Il fallimento della ZTL; - Una condizione pietosa delle strade e della segnaletica orizzontale; - L'insufficienza e inefficienza del trasporto pubblico locale; - L'insufficienza di controlli sul territorio; - Un piano parcheggi che non decolla affatto, e dal quale continueranno a dipendere molte delle infrazioni che si verificano in città (troppe auto + pochi parcheggi+ assenza di alternative = sosta selvaggia); - Una propaganda ridicola volta a trasformare gli interventi ordinari in "straordinari", spacciandoli quasi per un risultato politico (ad es. la manutenzione di viale Regione Siciliana); Fino a quando si continuerà a nascondere l'immondizia sotto il tappeto, l'amministrazione potrà pure continuare a rilasciare dichiarazioni entuasiaste, buone forse a riempire le colonnine dei giornali, ma scarse nel convincere l'opinione pubblica sulla bontà del proprio operato. I pm10 stanno sempre lì, le auto in doppia e tripla fila pure, gli abusivi regnano sovrani, e chi più ne ha più ne metta. Chi Palermo la vive ogni giorno, si accorge di quello che accade, e non può non tenerne conto. Esortiamo nuovamente ad evitare chiacchiere inutili quindi, e a passare ad una politica del FARE, libera da fronzoli e retorica spiccia. Sarebbe un bel modo di invertire la rotta se il sindaco assumesse per una volta tanto una posizione autoritaria e di condanna nei confronti di questo gesto poco edificante da parte del comandante Messina. Questa foto in copertina dovrebbe essere sufficiente ad "arricuogghisi a facci cu cucchiaino e irisi ad ammucciari". L'ennesima triste pagina di una città che non ha più molto da dire. EDIT: per dovere di cronaca, riportiamo il comunicato del comandante Messina in merito alla questione In merito all'episodio che mi ha visto protagonista di una disattenzione con la sosta della mia vettura privata in una zona vietata, non intendo trovare giustificazioni per tale fatto, dovuto appunto ad una disattenzione. Con la stessa schiettezza con la quale in un precedente caso ho spiegato le ragioni di servizio che mi avevano indotto a sostare per un intervento repentino, stavolta non posso che manifestare il mio sincero rammarico per quanto accaduto e le mie scuse alla città e soprattutto ai tanti agenti della Polizia Municipale impegnati quotidianamente per la repressione di comportamenti non corretti. Mi auguro che da parte dei cittadini e degli operatori dell'informazione, un comportamento certamente censurabile del comandante non venga inteso come motivo per attaccare un intero Corpo di Polizia impegnato quotidianamente su tantissimo fronti accanto ai cittadini, con risultati tangibili e visibili che nessuno può oscurare.  Foto in copertina di BlogSicilia

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28 feb 2020

Spasimo: confermata necessità di abbattere albero nella navata

di Fabio Nicolosi

Purtroppo dell'albero dello Spasimo rimarranno solo le foto e i ricordi. ..."Si è provato in vari modi a salvarlo, ma il grande ailanto ha una cavità alla base che negli ultimi 6 anni è aumentata da 3 a 30 cm. E non può che ingrandirsi ancora perchè nel legno sano, come risulta da un’analisi effettuata dal prof. Livio Torta del dipartimento Saaf dell’università di Palermo, è presente un fungo agente di una carie bianca che produce laccasi: un enzima che degrada la lignina, il polimero che dà consistenza al legno degli alberi" A scriverlo è Giuseppe Barbera, uno dei più esperti agronomi in città nonché ex assessore al verde del comune. Vogliamo riportare l'intero post perché lo riteniamo una preziosa testimonianza: 1. Il grande ailanto dello Spasimo ha una cavità alla base che negli ultimi 6 anni è aumentata da 3 a 30 cm. E non può che ingrandirsi ancora perchè nel legno sano, come risulta da un’analisi effettuata dal prof. Livio Torta del dipartimento Saaf dell’università di Palermo, è presente un fungo agente di una carie bianca che produce laccasi: un enzima che degrada la lignina, il polimero che dà consistenza al legno degli alberi. Era un’informazione importante per confermare o meno le risultanze di precedenti analisi, visive e strumentali, di stabilità. Il dato ormai è inequivocabile: l’albero è a forte e crescente rischio di crollo. 2. Anche gli alberi invecchiano, si ammalano e muoiono. Sostegni, iniezioni di cementi o resine, ancoraggi e forme d’arte che vorrebbero approfittare delle sue spoglie non risolvono il problema, anzi, nel tempo, lo aggravano e da anni gli esperti di dendrochirurgia ne sconsigliano risolutamente l’applicazione. È inutile ogni forma di accanimento terapeutico. Anche per gli alberi è una forma di crudeltà. 3. A ridosso della chiesa c’è un grande terrapieno, nato sui bastioni delle mura urbane e divenuto, tra piante spontanee e piantagioni improvvisate, un disordinato giardino. Poco tempo fa una tempesta di vento ha schiantato un grande eucalipto su una casa, sfiorando una tragedia. Il successivo intervento ha eliminato molti degli alberi sopravvissuti e alcuni li ha orrendamente mutilati. Recuperare, con nuovi alberi accuratamente scelti e disposti, il giardino sarebbe il modo migliore per addolcire attenuare il rimpianto per un albero che non può esserci più ma era molto caro. 4. Spasimanti si erano nominati i cittadini che guidati da mio fratello Ferruccio si erano occupati nel 1995 della programmazione della serata inaugurale dello Spasimo finalmente ridato alla città con il concerto di Giovanni Sollima e, qualche mese dopo, la visita del Dalia Lama e di Richard Gere. Allora valutammo la piena stabilità dei tre ailanti nati tra le macerie. Due di questi nel 2013 caddero, senza preavviso e senza far danni. Quello rimasto aveva la piccola cavità che, sei anni dopo, ha decuplicato le sue dimensioni. Oggi i casi sono due o si tiene chiuso lo Spasimo in attesa di un impossibile recupero dell’albero o si interviene con l’abbattimento, compensando la perdita, certamente dolorosa, con un nuovo giardino. Per correttezza di informazioni riportiamo anche l'analisi di Emanuele Rinaldi, esperto di statica degli alberi: Non sono un amante della conservazione degli alberi ad ogni costo e sono convinto sostenitore della necessità di adottare tutte le misure, compreso un abbattimento, per la mitigazione del rischio tuttavia leggendo il comunicato dal sito web del Comune di Palermo nonchè ciò che scrive il mio prof. Barbera rimango perplesso sia per l'approccio metodologico che per le conclusioni affrettate. 1) Che l'analisi svolta in laboratorio dimostrasse la presenza di un fungo agente di carie bianca era una cosa piuttosto prevedibile nonchè scontata: era maggiormente utile piuttosto capire se la pianta avesse compartimentato ed isolato le lesioni perchè dai profili resistografici qualche dubbio resta ancora. Aggiungo, inoltre, che il prelievo con il succhiello di pressler è una pratica ormai in disuso, terribilmente invasiva, crea brutte ferite ai tessuti legnosi, rompe talvolta le barriere di compartimentazione costruite dalla pianta provocando anche la diffusione della carie.. insomma si fa quando sei all'ultima spiaggia, non di certo se hai intenzione di provare a preservare l'albero. NOTA BENE: la maggior parte degli alberi della città presentano carie bianca..occhio che con questo approccio si abbattono tutti; 2) il dato sull'incremento della cavità dal 2013 al 2019 lascia pure molti dubbi ed incertezze: basta usare una inclinazione diversa dello strumento ed ecco che i rilievi diventano assolutamente non confrontabili. La cavità censita al 2019 dovrebbe essere solo su un quadrante con gli altri 3 quadranti apparentemente sani, con una tasca di carie di dubbie dimensioni. Insomma una cavità di piccole dimensioni se rapportata all'enorme quantità di massa legnosa apparentemente senza lesioni; 3) Gli alberi schiantati nel 2013 presentavano lesioni totalmente diverse dal caso in questione (colletti cariati per oltre il 90 % del diametro totale) pertanto prenderli ad esempio non credo sia una cosa corretta, tutt'altro..un pò come dire di abbattere tutte le Phoenix dactylifera del palmeto di Villa Bonanno perchè ogni tanto se ne schianta una; 4)Non sono state eseguite delle ispezioni anche strumentali in quota e nulla sappiamo sulle branche se non delle mere ipotesi. Conclusioni Non ho idea se questa pianta meriti o meno di essere abbattuta. Certamente è deperiente tuttavia è' poco determinante sapere se la pianta sia deperiente (può anche disseccare senza schiantarsi), in un contesto, lo Spasimo, decadente se pur affascinante..piuttosto è fondamentale dimostrare se la pianta si possa schiantare oppure no perchè ancora adesso non lo si sa nè lo si può dimostrare con questo tipo di dettaglio. Nonostante quello che vogliono farvi credere si sa ancora ben poco, in realtà, su questo albero. Le certezze restituite ai cittadini sono solo delle ipotesi non dimostrate. Se si fosse adottato un processo rigorosamente scientifico e maggiormente efficace il Comune avrebbe fatto eseguire quello che ho chiesto sin dall'inizio ossia a) delle buone tomografie (sonica ed elettrica) per una quantificazione e misurazione certa delle lesioni (cavità, carie etc.), del legno sano e delle parti legnose che ancora presentano capacità di carico, b) prove di trazione (forse), c) ispezioni in quota anche strumentali etc. nel contesto della valutazione del rischio con la metodologia "Quantified Tree Risk Assessment". Nulla di tutto questo è stato fatto. Tempi di attesa: 14 giorni. A fine febbraio avremmo avuto i risultati, preso delle decisioni finali basate su dati inconfutabili (o quasi) e restituito lo Spasimo ai cittadini. Rimango fortemente amareggiato, non tanto perchè l'albero sarà abbattuto, ripeto, non ho idea se lo meriti o meno, piuttosto perchè ho sperato, invano, di innescare un processo di rinnovamento metodologico sullo studio della statica della strutture arboree come la valutazione del rischio connesso alla presenza di alberi nella mia città sulla scia della scuola fiorentina (Gigi Sani), torinese (Carmelo Fruscione) etc. ma che invece, qui a Palermo, stenta a decollare e rimane ancorata a logiche ormai antiquate e sorpassate. Ad maiora a tutti. Riportiamo anche il comunicato stampa del comune di Palermo: Su iniziativa della III Commissione consiliare presieduta dal Consigliere Caracausi, si è svolta ieri una riunione presso la Chiesa dello Spasimo, alla presenza di agronomi e botanici del Comune e dell'Università, nonché di una rappresentanza di associazioni ambientaliste. E' emerso che non vi sono alternative all'abbattimento dell'albero di Alianto che è cresciuto all'interno della navata, per la cui stabilità compromessa non vi sono alternative, non essendo ipotizzabili ancoraggi alla struttura del monumento. E' inoltre emerso che le stesse radici dell'albero, se non si provvederà alla rimozione, potrebbero arrecare danni alla struttura muraria rendendo ancora più grave un pericolo oggi contenuto. "Ne consegue - afferma il Presidente Caracausi - che occorre ripristinare le condizioni di sicurezza del sito mediante la rimozione dell'albero. Ove non si addivenisse ad una rapida decisione, la conseguenza è la chiusura dello Spasimo poichè non è pensabile effettuare mostre, spettacoli e matrimoni civili per cui vi sono continue pressanti richieste." Tutti gli agronomi e botanici presenti hanno convenuto infatti che le ulteriori analisi sui campioni di legno sano interessato dalla infezione fanno prevedere un avanzamento rapido del degrado con sempre maggiori e inevitabili rischi per la stabilità dell'albero. Anche la Soprintendenza ai Beni Culturali ha effettuato un sopralluogo ed ha accertato che l’ailanthus presenta un forte deterioramento dei tessuti legnosi e ne ha autorizzato l'abbattimento. A conclusione dell’incontro il Presidente Caracausi ha avanzato la proposta di avviare un concorso di idee con tutte le associazioni ambientaliste per disegnare il giardino sopra le mura dello Spasimo. La proposta è stata condivisa dal Capo Area alla Cultura dott. Verona, dal Prof. Raimondo e dai rappresentanti delle associazioni presenti che non chiedono altro che una forte attenzione per il verde nella nostra città. Il presidente Caracausi ed i consiglieri Amella, Ficarra e Giaconia presenti all'incontro insieme ai funzionari dell’Assessorato Ville e Giardini si sono fatti garanti di questo nuovo percorso già intrapreso. Commentando l'esito della riunione, il Sindaco ha affermato che "è certamente triste dover abbattere un albero e ancor di più un albero che è stato simbolo dello Spasimo e parte integrante del suo straordinario fascino. Questo intervento di messa in sicurezza renderà però possibile rilanciare l'attività di questo nostro splendido monumento, che mi auguro possa proseguire in collaborazione e sinergia con i tanti che hanno a cuore la nostra città."

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