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  • 01 mar 2021

    Collegamento fra le vie Tritone e Nicoletti, parere favorevole dalla Regione. Il progetto passa al Consiglio comunale

    di Mobilita Palermo

    Si è conclusa favorevolmente la Conferenza di servizi regionale relativa all'acquisizione dei pareri relativi al collegamento fra le vie Tritone e Nicoletti, nella zona di Sferracavallo. Ne dà comunicazione il Rup del progetto, dopo aver ricevuto dalla Regione il parere favorevole relativo alla tutela del sito della Rete Natura 2000 "Capo Gallo". Una volta formalizzata la chiusura della Conferenza di servizi, gli uffici trasmetteranno il progetto al Consiglio comunale per la discussione e l’approvazione del progetto definitivo in variante allo strumento urbanistico. "Un passo importante - commentano il sindaco Leoluca Orlando e l'assessore all'Urbanistica Giusto Catania - per la realizzazione di un'opera che darà respiro alla mobilità in quella zona della città, decongestionando il traffico nella borgata. Un intervento particolarmente sentito nella borgata i cui residenti sono stati molto partecipi. Un obiettivo, cui l'Amministrazione ha lavorato in termini progettuali anche per tenere nel giusto conto tutte le necessità legate al territorio e, appunto, alla vicinanza con un'area di particolare pregio naturalistico". Rimane ancora in stand-by il collegamento tra via Sferracavallo e la fermata del passante ferroviario che potrebbe sicuramente ridurre ulteriormente i mezzi in transito alla borgata favorendo invece gli spostamento via ferrovia.

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  • 01 mar 2021

    Parco Cassarà | Completati i rilievi ambientali nella “sub area verde”. Entro due settimane i risultati

    di Mobilita Palermo

    Sono stati completati i rilievi ambientali nella “sub area verde” all'interno del Parco Urbano “Ninni Cassarà”, che copre circa il 60% del parco chiuso nel 2014 in seguito del rinvenimento di agenti inquinanti nel terreno. I carotaggi previsti dal contratto sottoscritto a novembre con una società privata per l'importo di circa 95 mila euro erano dodici, con prelievo sia di campioni di terreno sia di acque di falda. I risultati delle analisi, al cui esito è subordinata la riapertura alla pubblica fruizione, sono attesi entro due settimane. Questa si estende per circa 15 ettari ed è accessibile dal corso Pietro Pisani. "Speriamo davvero che finalmente si possa compiere questo importante passo per restituire ai cittadini un'area verde - affermano il sindaco Leoluca Orlando e l'assessore Sergio Marino - che rappresenta un'importante area dove poter svolgere attività all'aria aperta, di socialità, gioco e svago".

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11 gen 2021

I pugnalatori di Palermo: nasce la "strategia della tensione"

C’è una vicenda misteriosa  ormai dimenticata , avvenuta subito dopo la nascita dell’Unità d’Italia,  che spiega molto più di tanti trattati il clima politico di Palermo e dell’Italia in generale in quel periodo ma non solo. Tale vicenda è passata alla storia come “la notte dei pugnalatori” La notte tra il primo e il due ottobre del 1862 “… fatti orribili funestarono Palermo…”. Il Giornale Officiale di Sicilia in prima pagina, la mattina seguente, così descrisse la vicenda: “Alla stessa ora, in diversi punti della città fra loro quasi equidistanti  13 persone venivano gravemente ferite di coltello, quasi tutte al basso ventre. I feriti danno tutti gli stessi contrassegni dei feritori, i quali vestivano a un sol modo, erano di pari statura, sicché vi fu un momento che si poté credere, uno solo”. Dalle prime indagini emerse che i 13 accoltellati non si conoscevano tra di loro e che non erano collegati ad ambienti malavitosi o politici : inoltre  gli accoltellatori agirono non per uccidere o per rapinare (l’unica vittima, un gestore di un banco di lotto, morì dissanguato perché sfortunatamente la coltellata gli recise un’arteria ed i soccorsi tardarono ad intervenire). L’azione fu ben organizzata e probabilmente le indagini non avrebbero portato a nessun risultato cioè sarebbe stata il primo dei tanti misteri irrisolti del nascente Stato italiano. Ma un  protagonista di tale vicenda ebbe la  sfortuna di imbattersi, dopo aver pugnalato un impiegato della dogana, in tre sottotenenti dell’esercito e in un capitano della P.S. Nonostante il tentativo di dileguarsi nei vicoli intorno al Palazzo Resuttana, il fuggitivo venne fermato dai quattro militari e portato al più vicino posto di polizia, dove fu identificato come Angelo D’Angelo di anni 38, di professione lustrascarpe. Nelle sue tasche gli furono trovati un coltello a scatto con una lama lunga 15 cm, con tracce evidenti di sangue e nove tarì (moneta ancora in circolazione in Sicilia). Il D’Angelo, in un primo momento, negò tutto, anche l’evidenza, ma dopo qualche ora di interrogatorio, “un pò rude”, confessò. Dichiarò che qualche giorno prima, era stato avvicinato da un suo conoscente, un certo Gaetano Castelli, il quale gli propose uno strano lavoretto e cioè accoltellare in una certa ora e in un certo giorno il primo passante che gli capitava a tiro. Il D’Angelo, nonostante non fosse uno che rifiutava tali lavoretti, rimase perplesso, ma il Castelli gli spiegò che si trattava di cose politiche, “cose di burbuni”. Gli fu detto che non sarebbe stato il solo a fare “tale lavoretto” e che la paga era di tutto rispetto, tre tarì al giorno. Quest’ultimo fu l’argomento decisivo che distolse le perplessità “ morali”  e i dubbi del D’Angelo. Durante l’interrogatorio fece i nomi di undici accoltellatori. Oltre a Castelli Gaetano il gruppo era composto anche da Calì Giuseppe, Masotto Pasquale, Favara Salvatore, Termini Giuseppe, Oneri Francesco, Denaro Giuseppe, Girone Giuseppe, Girone Salvatore, Scrimo Onofrio, Lo Monaco Antonino. Durante l’inchiesta, i carabinieri scoprirono anche il nome del 13° accoltellatore, tale Di Giovanni Giuseppe, che però “stranamente”, non fu mai  interrogato e processato, nonostante il suo nome fosse stato messo a disposizione della magistratura. Con la scoperta degli autori materiali di tali atti di violenza, l’inchiesta non poteva essere considerata chiusa, mancava infatti il mandante, ma soprattutto il movente. Il D’Angelo, dopo qualche titubanza, si decise a rivelare il nome del personaggio che stava dietro a tali attentati. Il procuratore del re Guido Giocosa raccolse tale testimonianza, e, nonostante fosse da poco a Palermo, si rese conto che l’inchiesta stava entrando in un terreno minato. Secondo la confessione del D’Angelo, il mandante era il senatore del regno Romualdo Trigona, principe di Santa Elia, uomo di fiducia del governo sabaudo in Sicilia, oltre che uno  dei più potenti personaggi della nobiltà. Appariva chiaro che se ciò era vero la pista “ borbonica”  crollava miseramente e si aprivano inquietanti  risvolti Il Trigona, tirato in ballo dal pentito negò tutto e parlò di macchinazioni da parte dei nemici dell’Italia per infangare il proprio onore e il suo casato. Il giudice Giocosa capì l’aria che tirava e fece finta di credere al principe Trigona e stralciò il suo nome dall’inchiesta nonostante le pesanti accuse. Il processo iniziò l’8 gennaio del 1863 presso la Corte d’Assise di Palermo. L’accusa per tutti gli imputati fu quella di “tentato omicidio, di omicidio e di attentato diretto alla distruzione e cangiamento dell’attuale forma di governo”. Fu un processo senza storia, infatti dopo solo quattro giorni, arrivò la sentenza. Furono condannati a morte Gaetano Castelli, Pasquale Masotto e Giuseppe Calì accusati di essere gli organizzatori di tali attentati mentre gli altri otto furono condannati ai lavori forzati a vita; il D’Angelo, per il contributo dato all’inchiesta, fu condannato a soli 20 anni. Giustizia era fatta? Nemmeno per sogno. Chi erano i mandanti? Nella sentenza si parla del “partito dei borboni”, ma non si fanno mai nomi. E’ vero che durante il processo il nome del principe di Trigona echeggiò sommessamente, ma alla fine, i mandanti rimasero sconosciuti. Cosa speravano di ottenere questi mandanti sconosciuti? Era chiaro che una vicenda del genere più che a un ipotetico ritorno al regime borbonico, creava nell’opinione pubblica un clima di paura e di sospetto che avrebbe favorito la destra più conservatrice e reazionaria  per spingere il paese verso una svolta autoritaria, cosa che effettivamente avvenne in seguito, con la repressione di qualunque forma di dissenso. Possiamo definire “ la notte dei coltelli di Palermo” come il primo esempio di strategia della tensione nel nostro paese (tale tesi fu portata avanti da Leonardo Sciascia nel suo libro “I Pugnalatori” pubblicato nel 1974). Ogni qualvolta bisogna stroncare un processo democratico, ecco che i coltelli, le bombe, le pistole o le lupare, entrano in azione per creare nell’opinione pubblica un bisogno di ordine che qualcuno raccoglie. P.S. Questa vicenda è emblematica perché ci fa capire  che spesso, chi si erge come paladino dell’ordine è lo stesso che arma gli attentatori. Troppo spesso dietro gli attentati e le stragi politiche e mafiose ci sono degli “ insospettabili”  che da queste vicende traggono vantaggi notevoli. Chi sa quanti  “principi di Santa Elia” ci sono stati in questi anni e quanti stragi mafiose e politiche hanno avuto  mandanti “eccellenti” e quanti magistrati  hanno capito “l’aria che tirava”e hanno  stralciato dalle loro inchieste ” nomi eccellenti” nonostante i sospetti. Per finire vorremmo sottolineare un ulteriore mistero : durante l’inchiesta, i carabinieri scoprirono anche il nome del 13° accoltellatore, tale Di Giovanni Giuseppe, che però “stranamente”, non fu mai  interrogato e processato, nonostante il suo nome fosse stato messo a disposizione della magistratura. Chi sa perché ?

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18 ago 2020

Semafori photored: una rivoluzione per educare i palermitani?

Molti di noi, noi palermitani, viviamo o abbiamo vissuto lontani dalla nostra città. Abbiamo visto coi nostri occhi le città gestite da una buona amministrazione, dove ogni cosa pubblica ha un ufficio preposto alla sua manutenzione e soprattutto al suo miglioramento. Fuori Palermo, anche restando in Sicilia, ad esempio nella zona del ragusano, abbiamo imparato ad usare le rotonde, a dare le precedenze e ad utilizzare uno strumento fondamentale nella guida cittadina: la linea di arresto. Quando le auto, allo scattare del rosso, si fermano prima della linea di arresto, magicamente, le strisce pedonali restano sgombere, senza che i pedoni, i passeggini e le carrozzelle debbano fare nessuno slalom e nei momenti di traffico le auto riescono a defluire e l'incrocio resta libera per il flusso perpendicolare. Un fantastico metodo per controllare e educare i palermosauri all'utilizzo di questo magico strumento (la cui manutenzione, insieme a tutto il resto della segnaletica orizzontale e verticale, dovrebbe essere preoccupazione primaria dell'amministrazione) è il controllo del rosso semaforico, attivo in moltissime altre città. Allo scattare del rosso ti devi fermare, prima della linea d'arresto, altrimenti multa. Credo che sarebbe un'ottima soluzione. "Ma a Palermo i controlli sono una tantum e ci sono solo quando si deve fare cassa", molti direbbero questo. Io credo che i controlli e una campagna delle buone regole siano gli unici metodi efficaci per cambiare un po' di cattive abitudini che abbiamo qui a Palermo, dove tra clacson, slalom pedonali, marciapiedi rotti, ciclabili inesistenti, strade fatiscenti, parcheggi selvaggi e chi più ne ha più ne metta, la vita nella giungla cittadina risulta particolarmente stressante. Insieme, tutti insieme, con l'aiuto di un'amministrazione amica, possiamo riuscire a cambiare in meglio la nostra bellissima città. Riccardo

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  • belfagor
    PONTE CORLEONE: I PERCORSI ……ALTERNATIVI
    La Polizia municipale consiglia , per evitare il caos che si creerà con il restringimento delle corsie di marcia di ponte Corleone , di muoversi con “sensibile anticipo” rispetto alle proprie tabelle di marcia, prendere “percorsi alternativi” alla circonvallazione e… di armarsi di santa pazienza.
    Ma quali sono questi…..percorsi alternativi?
    La polizia municipale” stranamente” non lo spiega.
    Qualcuno ha cercato di indicarli per esempio vediamo cosa propone il GdS.
    I Tir, che superano il peso delle 27 tonnellate, e che non possono attraversare il ponte Corleone , dovranno percorrere via Giafar o via Perez o le strade lato mare.
    Ciò però crea ingorghi pazzeschi in città.
    Ve lo immaginate un Tir percorrere le strette vie di via Perez o il budello di Corso dei mille dove, che geni, attualmente ci sono dei lavori in corso?
    Per ciò l’unica via percorribile è via Messina Marine, la Cala, il sottopassaggio di via Crispi ( parzialmente ristretto dal solito cantiere incompiuto), e in via Montepellegrino ( dove però , all’altezza del mercato ortofrutticolo, si sta svolgendo un intervento su canale Passo di Rigano, simile a quello che si sta effettuando in viale Regione Siciliana all’altezza di via Principe di Paternò.)
    Da via Montepellegrino i mezzi pesanti potranno raggiungere via Imperatore Federico o, in direzione opposta, il porto..
    Una vero “percorso di guerra”.
    Considerando che anche gli automobilisti cercheranno questi percorsi alternativi, c’è da aspettarsi ingorghi mostruosi anche in queste zone della città, dove bisogna fare i conti pure con la presenza di altri cantieri e scavi , che naturalmente procedono molto lentamente o sono fermi.
    Ci sarebbe via Oreto, ma c’è un “piccolo problemino” cioè un ponte che si trova in condizioni simili o anche peggiori di quello di viale Regione siciliana.
    Forse allora l’unica alternativa valida è …….il ponte Corleone.
    Ma c’è un altro inconveniente: l’automobilista che riesce a superare “indenne” il caos del ponte Corleone , e deve andare in direzione aeroporto, si trova un'altra deviazione all’altezza di via Principe di Paternò . che crea da mesi quotidianamente lunghe code che possono andare a ritroso, fino allo svincolo di via Pitrè.
    Stranamente nessuno propone come “ percorso alternativo” via Roma .
    Forse questa dimenticanza e legata al fatto che dal 1 marzo ritornerà in vigore la ZTL decisione voluta fortemente dal sindaco Orlando e dall’assessore all’ “immobilità” Giusto Catania, per motivi….ecologici.
    Ma considerando la situazione non sarebbe stato logico posticipare tale riattivazione ?
    Domanda legittima ma a cui i nostri “ amministratori” non possono rispondere perchè la risposta sarebbe ….molto imbarazzante.
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    27 feb 2021 05:52
  • belfagor
    PONTE CORLEONE : IL COMUNE …… RIATTIVA LA ZTL
    In vista del caos che si creerà a giorni, a causa della chiusura parziale del ponte Corleone, il Comune prontamente ha deciso che da lunedì 2 marzo ….. riattiverà la ztl.
    La decisione, voluta fortemente dal sindaco Orlando e dall'assessore “all’immobilità” Giusto Catania: "è stata presa in considerazione dei risultati emersi dall'analisi dei flussi di traffico, che indicano un costante aumento dalla fine del lockdown".
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    25 feb 2021 20:37
  • belfagor
    PONTE CORLEONE : IL COMUNE UTILIZZERA’ I "RESIDUI" DI SPESA PER ….NON FARLO CROLLARE
    Nei mesi scorsi i VV FF hanno ispezionato il ponte Corleone .
    Nella relazione di 5 pagine , inviate al sindaco di Palermo e alla Procura emerge una situazione molto critica .
    La relazione parla di "diverse criticità", sia in direzione Catania che in direzione Trapani
    La struttura è piena d...... i fessurazioni, infiltrazioni, distacchi, ferri a vista, ossidazione delle armature.
    Secondo i tecnici dei vigili del fuoco servono ulteriori "approfondimenti tecnici" e va fatto "un controllo accurato dello stato di tutti i giunti".
    La logica e il buon senso consiglierebbero la chiusura del ponte ma ciò creerebbe un danno enorme , non solo alla viabilità di mezza Sicilia , ma un tracollo economico per la città.
    Già la chiusura delle carreggiate laterali, primo provvedimento in arrivo, comporterà disagi e lunghe code.
    Per anni il Comune non ha fatto nulla e ha dichiarato che il ….ponte era “relativamente” sicuro.
    Oggi scopriamo che ciò non era vero
    E ora?
    L’assessora ai lavori pubblici Maria Prestigiacomo ha dichiarato :
    "Ho detto agli uffici di utilizzare il contratto per la manutenzione di ponti e cavalcavia per i primi interventi. Inoltre c'è un residuo di 50 mila euro ( sob!!!!) con una ditta per le manutenzioni, che sarà utilizzato per il ripristino dei marciapiedi"
    Cioè non esiste un progetto concreto d’intervento ma solo palliativi.
    COMPLIMENTI !!!!
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    22 feb 2021 17:57
  • belfagor
    IL PONTE DI CORLEONE : PER IL COMUNE DI PALERMO LA MANUTENZIONE DEI PONTI E DEI SOTTOPASSI…NON ERA UNA PRIORITA’
    Mentre da domani il transito del ponte di Corleone verrà ulteriormente ridotto in entrambi i sensi di marcia, proprio un mese fa il l presidente di ANCE Palermo, Massimiliano Miconi, inviava una nota ufficiale al sindaco Leoluca Orlando per segnalare all’amministrazione....... “una situazione che va oltre il paradosso”:
    “L’accordo quadro per i lavori di manutenzione nei ponti, cavalcavia, sottopassi, sovrappassi di competenza comunale, relativo al quadriennio 2017-2020 è stato aggiudicato il 13 febbraio 2020: all’ impresa che si è aggiudicata i lavori – scrive il presidente dell’associazione costruttori – è stato richiesto di presentare la fideiussione e le altre dichiarazioni di rito necessarie alla stipula del contatto, ben otto mesi dopo l’aggiudicazione, ovvero ad ottobre 2020 e da allora la ditta in questione non ha avuto più notizie dal Comune e non si sa quando verrà stipulato il contratto da quasi un anno però tutto è rimasto fermo al Comune.”
    “Stiamo parlando della manutenzione di ponti, sottopassi e strade per il quadriennio 2017-2020 – continua Miconi – con progetto esecutivo approvato dalla Giunta comunale il 15 dicembre 2017 e supponiamo che, a quella data, il finanziamento dovesse essere disponibile“.

    “-Quello che ci chiediamo e chiediamo al sindaco nella nostra nota è come possa succedere che passino tre anni per aggiudicare i lavori?
    -In questi tre anni le manutenzioni sono state fatte?
    -Non è paradossale che le manutenzioni del quadriennio 2017-2020 inizieranno (se mai inizieranno) nel 2021?

    Ricordo all’amministrazione che, a norma del cosiddetto secreto Semplificazioni, le stazioni appaltanti devono assegnare gli affidamenti entro due mesi e che gli sforamenti possono portare al danno erariale per il Responsabile unico del procedimento.”

    P.S. A queste domande del presidente dell’ANCE Palermo il sindaco di Palermo sembra che non ha ancora trovato il tempo per rispondere.
    A quanto sembra per la nostra “ amministrazione “ comunale, i lavori di manutenzione nei ponti, cavalcavia, sottopassi, sovrappassi fino a un mese fa …….non erano una priorità.
    Solo dopo che una relazione allarmante del Comando provinciale dei VV.FF il sindaco Orlando e l’assessora Prestigiacomo si sono…..attivati ( si fa per dire).
    Se il ponte Corleone, Oreto o il sottopasso di via Crispi sono in precarie condizioni non è colpa del destino ma ha precise responsabilità politiche.
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    21 feb 2021 07:16
  • belfagor
    IL COMUNE DI PALERMO E’ DA ANNI IN DEFAULT E NON LO SAPEVAMO?
    Giorni fa abbiamo riportato la notizia che il Ragioniere generale Paolo Bohuslav Basile non aveva trovato 11 milioni per chiuderlo il bilancio di previsione del 2021.
    “Allo stato attuale – si leggeva nella relazione – si ritiene che non possa più procedersi al ripiano dello squilibrio 2021-2023 “
    Ma mentre si cercava di trovare questi 11 milioni di euro per chiudere tale bilancio, sulla testa del Comune è caduta una macigno gigantesco.
    L’Avvocatura del Comune ha infatti ricalcolato il “Fondo rischi spese legali”: si tratta di quel fondo che un ente locale deve obbligatoriamente accantonare per coprire le spese di quelle cause ad alto rischio.
    Insomma, un fondo per l’emergenze , un modo per non farsi cogliere impreparati di fronte a una sentenza negativa.
    Il 31 luglio del 2020 il Fondo era stato stimato in 76,3 milioni, ma quasi sette mesi dopo i legali di Palazzo delle Aquile hanno “ scoperto” che in realtà ne servono di più, molti di più.
    L’avvocatura comunale ha chiesto infatti di accantonare nel bilancio per i contenziosi a rischio non più 76,3 milioni ma ……193.9 milioni, cioè 117,5 milioni di euro in più di quelli finora previsti.
    In parole povere le cause che il Comune rischia di perdere sono molte di più di quelle finora stimate.
    Ma di che cause si tratta?
    Il larga parte si tratta dei contenziosi sui fallimenti Amia e Gesip (60 milioni), voluti dal sindaco Orlando ma anche di un altro vecchio contenzioso con l’Immobiliare Strasburgo (70 milioni).
    A questi si devono aggiungere i sinistri causati da strade e marciapiedi disastrati , in alcuni casi con minori coinvolti.

    Come è possibile un errore così macroscopico?
    Nella migliore delle ipotesi tale cifra comunicata potrebbe essere frutto di un errore di calcolo; nella peggiore vorrebbe invece dire che in questi anni i rischi legali sono stati ampiamente sottostimati, consentendo spese che invece non potevano essere fatte.
    In ogni caso la credibilità dell’Avvocatura comunale, formata da legali scelti dal sindaco, viene pesantemente messa in discussione.
    Giustamente il Ragioniere generale del Comune ha evidenziato tale situazione :
    “L’Avvocatura inopinatamente ha comunicato che l’importo complessivo da accantonare deve essere innalzato all’abnorme importo di 193,9 milioni, con un incremento di 117,5 milioni che precipita irrimediabilmente l’ente in una situazione di insuperabile precarietà e dissesto”.

    Il Ragioniere generale ammette, senza giri di parole, che se le cifre comunicate dall’Avvocatura comunale sono corrette il COMUNE DI PALERMO E' ……..FALLITO DA ANNI !!!!

    P.S. Che la situazione è grave lo dimostra il fatto che il sindaco Leoluca Orlando, che ha anche la delega al Bilancio, chiede una relazione urgentissima che spieghi che cosa sta succedendo:
    "La differenza fra quanto dichiarato prima e adesso è abnorme e pertanto ogni valutazione non può che essere rimandata a quando la richiesta relazione esplicativa sarà fornita" dice Orlando.
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    16 feb 2021 05:29