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12 ott 2021

Nuove linee tram e le verità (mai) nascoste

di antony977

Palermo - Sono passate un paio di settimane dal dibattito pubblico svoltosi presso i Cantieri Culturali alla Zisa e avente a tema l'ampliamento dell'attuale rete tranviaria della città di Palermo. Incontro che ha visto fra i principali relatori, oltre a rappresentanti della Giunta Comunale, i presidenti degli Ordini degli Architetti e Ingegneri, la Soprintenza per i Beni Culturali e infine Rup del sistema tram e progettisti della nuova rete. Incontro che, vista la presenza di tutti i principali attori, è servito focalizzare meglio gli aspetti dell'intero iter progettuale e a comprenderne le scelte tecniche e urbansitiche. Diciamolo, meglio tardi che mai perché incontri come questi se ne sarebbero dovuti fare tanti e tanti altri sia per informare la cittadinanza e coinvolgerla meglio, sia per arginare particolari fake news che circolano in rete. Oltre al video integrale del dibattito che vi invitiamo  a visionare per la completezza di informazioni, riportiamo alcuni punti salienti trattati e oggetto di controversie nel dibattito pubblico cittadino. ALIMENTAZIONE (al minuto 1:41:00 del video) Il sistema scelto per la città di Palermo sarà con modalità di ricarica dei sistemi di accumulo ovvero ricarica presso delle fermate tramite pantografo . La tratta “A” Stazione Centrale-Croce Rossa sarà realizzata interamente catenary free assieme alla tratta B Notarbartolo-Giachery e tratta C Calatafimi-Stazione C.le. Il progetto di Palermo prevede le seguenti Sotto Stazioni Elettriche (S.S.E.) che alimenteranno quelle fermate attrezzate per la ricarica delle batterie a bordo dei rotabili. Ricarica che ribadiamo avverrà dall’alto tramite il pantografo. Le S.S.E. sono: • SSE1 BORGO VECCHIO • SSE2 LAURANA • SSE3 VILLA SOFIA • SSE4 NOTARBARTOLO • SSE5 GIACHERY • SSE6 BASILE Ogni SSE avrà la capacità di sostenere la ricarica di 2 tram alimentando ogni barra a 750Vcc con due cavi feeder da 300mmq. Le Fermate di ricarica sono: Borgo Vecchio– SSE1 BORGO VECCHIO Cavour –SSE1 BORGO VECCHIO Villa Bianca –SSE2 LAURANA Giardino Inglese– SSE2 LAURANA Villa Sofia –SSE3 VILLA SOFIA Giachery –SSE5 GIACHERY Stazione Notarbartolo –SSE4 NOTARBARTOLO Basile –SSE6 BASILE Qui l’elenco delle fermate relative alla linea A  Stazione C.le-Croce Rossa con distinzione fra le fermate classiche e quelle adibite a ricarica.         NUOVI PARCHEGGI Dell'attuale progetto definitivo delle linee tranviarie, non fanno parte i parcheggi che verranno realizzati con un co-finaziamento regionale di appena 50mln. Le quattro aree parcheggio per cui è stato approvato il co-finanziamento sono quelle di Piazza Boiardo (Stazione Notarbartolo), Piazza Don Bosco, Piazzale Ambrosini (Francia) e De Gasperi, per 1.628posti ed un costo complessivo di 121 milioni di euro di cui poco meno di 50 milioni a carico della Regione ed il resto a carico di privati con il sistema della finanza di progetto. Non verrà bandita unica gara tram+parcheggi dato che l'Anac aveva chiesto esplicitamente di scindere le operazioni: la tranvia è ad un livello di progettazione definitiva mentre i parcheggi sono a livello di studio di fattibilità tecnico-economico, e da qui la scissione dei 2 appalti. Parcheggi che assumono una vitale importanza visti i posti auto che la tranvia sottrarrà, ma anche alla luce delle recenti osservazioni fatte dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (assieme ad altre prescrizioni). Con ogni probabilità, arriverà prima la gara per i parcheggi (Novembre) rispetto al bando per la tranvia. PLATANI di VIA DELLA LIBERTA' Qui una voce autorevole come la Soprintendente per i Beni Culturali di Palermo, Selima Giuliano , ha avuto modo di ribadire la propria valutazione sull'impatto della tranvia che avrà sulla tutela del patrimonio artistico-monumentale (al minuto 2:05:50 del video). Già nel 2018 c'era stato da parte della Soprintendenza un previo assenso al progetto, e ribadito anche in conferenza di servizi (anno 2019) dove si ribadiva l'importanza di "mantenere l'aspetto morfologico e storico della città". Infine la prescrizione definitiva avvenuta nel 2021 dove vengono cassati gli arredi previsti nella parte centrale  di via Libertà che manterrà le sue 3 corsie. Non ci sarà pertanto alcuna strage di platani su via della Libertà come paventava qualche Cassandra. Precisiamo che anche in tempi non sospetti, all'interno di questo sito veniva pubblicato uno stralcio della relazione generale del progetto definitivo dove si evinceva il mantenimento dell'attuale filare verde. Guai però a chi dissente altrimenti verrà insultato/etichettato... Ma andiamo adesso ad alcune considerazioni generali che hanno caratterizzato il dibattito in questi anni. MEGLIO il BUS o il TRAM? Tanti si domandano, legittimamente, se sia più idoneo l'utilizzo di bus (elettrici) o di un tram. Notevoli le differenza fra entrambi i mezzi. Intanto il comfort di viaggio dove una vettura tranviaria risente decisamente meno rispetto a un bus delle irregolarità lungo l'asfalto. Un tram dura in media 30 anni, un bus una media  di  8 anni. E a proposito di asfalto, se proprio vogliamo dirla dutta, i bus scavano solchi richiedendo la stesura del nuovo manto stradale ogni 3-4 anni. Basta osservare le corsie preferenziali di via della Libertà. Ma è un dettaglio perché sono ben altre le differenze che vogliamo tenere in considerazione. Si riduce in maniera considerevole l'inquinamento atmosferico e acustico, cosa che comunque riesce a fare anche un bus elettrico. Non contempliamo i costi di smaltimento copertoni che avrebbe un bus. Ma la differenza sostanziale è nella capacità di passeggeri. La capienza di passeggeri di una metrò, bus o tram  è indicata dal costruttore che prende come limite massimo 6 passeggeri per metro quadro. Che troverete riscontro a bordo dei mezzi in corrispondenza della cabina del conducente. Ma che corrisponde ad un mezzo pieno a tappo, dove è quasi impossibile muoversi. Si prende in considerazione il limite più realistico equivalente a 4 passeggeri al metro quadro. Nella tabella qui sotto sono raffrontate le capienza fra i vari mezzi, anche in considerazione del limite del 80% dovuto al distanziamento che speriamo possa cessare presto. Per interderci, il bus da 18m rappresenta l'autosnodato in servizio lungo la linea 101. Altro fattore: le corsie che verrebbero riservate ai bus da 24m (come anche quelli da 18m)  sono più larghe di una piattaforma tranviaria, a causa del fatto che il bus non ha guide rigide su cui muoversi e ha una larghezza maggiore. Ciò porta a occupare maggiore spazio sulla strada (circa 1m). E' da tenere in considerazione anche la rimodulazione delle singole fermate in funzione della lunghezza del bus da 24m. Basta semplicemente osservare come lungo le fermate della linea 101 i passeggeri in salita si concentrano sulle porte centrali delle vetture da 18m, allungando anche i tempi di incarrozzamento passeggeri. Non proprio una soluzione facile e in breve tempo come si vuol far credere. E a proposito di tranvia su Mondello, magari potrebbe tornare utile la nostra proposta volta a collegare la borgata marinara tramite il Passante Ferroviario da Tommaso Natale con bus navetta. Per arricchire ulteriormente il dibattito e utile al confronto fra tram e bus, riportiamo stralcio dell'intervista all'ing. Mantovani, presidente dell'Associazione Italiana per l'Ingegneria del Traffico e dei Trasporti "In considerazione dell’impatto sull’ambiente, credo che il confronto si debba fare a parità di inquinamento atmosferico, quindi fra tram e autobus elettrici (sui quali ormai si punta, come confermano le scelte per esempio di Parigi, ma anche di Milano). Poi, per un confronto efficace, si deve tener conto che entrambi i mezzi dovrebbero circolare su percorsi interamente protetti, per poter assicurare regolarità e rapidità negli spostamenti, in una logica di trasporto pubblico appetibile e davvero competitivo con il trasporto privato.Scontate queste condizioni, si deve, ancora una volta, ragionare in termini di capacità di trasporto e di costi di esercizio." "Confrontando tram lunghi da 32 a 42 metri con bus di 12, 18 o (ci sono in alcune città europee) 24 m, si ha, a parità della componente più importante del costo di esercizio (tenendo conto che un guidatore è necessario tanto per un tram da 42 m come per un bus da 12 m), una differenza significativa del costo di esercizio per posto offerto, a favore del tram. Anche in termini di ingombro stradale, una sede tranviaria protetta richiede 3 m, mentre per una corsia bus sono necessari 3,5 m." Alla luce di queste considerazioni una domanda è più che lecita: ma vuoi vedere che sono fessi a Firenze e in Europa, perché solo a Palermo una simile infrastruttura "deturpa" tutto e provoca l'orticaria?     Altra inesattezza che si legge sul web: la linea 101 non ha mai avuto una frequenza di 2'. La ristritturazione dell'intera rete partì a dicembre 1992 con l'istituzione dei cosiddetti nodi e portata a termine in 3 step in poco meno di un anno. I navettoni erano rappresentanti dalle linee 101 e 107 rispettivamente con frequenze di 4' e 7'. Si viaggiava abbondantemente stretti visto che il 101 aveva solo 3 autosnodati Iveco Effeuno e gran parte erano bus da 12m. I successivi arrivarono nel 1995.  A comprova di ciò, riportiamo una copia delle brochure che venivano distribuite a metà degli anni '90 e con riportate le frequenze al termine del periodo di ristrutturazione dell'intera rete. Notare la quantità di navette a servizio dei mercatini e del Centro Storico oltre alle linee stagionali. Dimostrazione che il servizio negli anni successivi è stato depotenziato attraverso vari tagli.     E SULLA  METROPOLITANA Altro "scontro" nel dibattito pubblico vedrebbe la realizzazione della Metropolitana lavori col minimo ingombro in superficie visto gli scavi prevalentemente sotterranei. Non c’è dubbio che entrambi i sistemi mal e tram sono differenti come tempi di realizzazione. Ma ci sono degli impatti inevitabili e innegabili da tenere in conto circa la realizzazione di una metropolitana: i sistemi di accesso alle singole stazioni con delimitazione delle aree circostanti, i pozzi di ventilazione che vanno realizzati fra le stazioni, i pozzi di accesso VV.FF. e gli espropri di determinate aree. I lavori per le linee metrò a Napoli, Milano e Roma fanno scuola. Senza contare l’approvvigionamento dei materiali per la realizzazione delle opere e lo smaltimento del terreno di risulta, operazioni che non sempre avvengono tramite il pozzo da cui è partita la talpa bensì dalle aree scavate per la realizzazione delle fermate. Parliamo comunque di un collegamento progettuale previsto solo per la tratta Rotonda Oreto-Notarbartolo, con fermate ogni 800-900m. e che vedrebbe luce, nelle migliori delle ipotesi nel 2032 (fra tempi di reperimento risorse finanziarie e realizzazione opere). A proposito, qualcuno è in grado di affermare che non ci sarà alcun taglio di platani per la realizzazione della fermata Archimede in via Libertà relativa alla Mal? O di alcuni espropri previsti fra via Lattarini e piazza San Domenico?     Significa che siamo contrari alla Mal? L’uno non deve escludere a tutti i costi l’altro sistema. La cosa importante è avere un trasporto pubblico degno di tale nome. Giusto per rassicurare i soliti complottisti che magari già tramano “veline” passate sottobanco o chissà quale magheggio,  parte dei documenti contenuti in questo sito relativi alla tranvia  sono di dominio pubblico e reperibili anche sul portale della Regione Siciliana. Atti propedeutici ad una procedura di gara pubblica. Dicevamo che sulla tranvia si è detto tanto ma ci è stato anche detto di tutto: Di un appalto fatto ad hoc per la Bombardier  e i propri “servi”. Di sistema di alimentazione dal basso verso l'alto (catenary free). Salvo poi scoprire che la tecnologia catenary-free non è esclusiva di qualche azienda specifica…. La qualità del dibattito è andata sempre scadendo e non è difficile imbattersi in etichettature quali nemici della città da un lato, ingegneri prezzolati/lingue usurate/sudditi/leccapantofole/servi/po*p*nari se non addirittura di poteri occulti che metterebbero mano al portafogli dei residenti di via Libertà. Lungi dal dover utilizzare lo stesso linguaggio che abbiamo evidenziato, senza abbassarci a tali livelli. Ma basterebbe ogni tanto scrollarsi di dosso i panni da complottisti. Magari poi si scoprirà che chi oggi è contrario alla tranvia su via Libertà, ieri aveva partecipato al concorso di progettazione proponendo binari proprio su via Libertà? Speriamo che qualche Consigliere Comunale faccia qualche accesso agli atti per toglierci il dubbio. QUANTO E’ IMPORTANTE LA COMUNICAZIONE Il ruolo che assume la comunicazione è fondamentale non solo nei confronti del pubblico esterno, ma verso stakeholders e futuri fruitori facendo accrescere l’interesse per il territorio e migliorano l’attaccamento e il senso di appartenenza alla propria città. Un progetto non ben comunicato o non pubblicizzato rischia di azzopparsi o di lasciare campo libero a facili interpretazioni o disinformazione come nel caso dei progetti delle linee tranviarie e della Metropolitana Automatica Leggera (MAL). E al netto delle scelte progettuali, il Comune ha peccato notevolmente su questo fronte. Perché dibattiti come quello svoltosi ai Cantieri Culturali dovevano essercene decine e decine in questi anni. Ecco perché piuttosto che di verità nascoste possiamo parlare di verità mal comunicate. Diceva Giovanni Falcone “La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità: la cultura del sospetto è l’anticamera del khomeinismo”.     Qui vi riportiamo il video integrale del dibattito svoltosi ai Cantieri Culturali.

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11 ott 2019

TRAM | Via Libertá: nessun albero verrá abbattuto

di Mobilita Palermo

Da qualche giorno è balzata in rete una notizia che riguarda i futuri lavori delle nuove linee tranviarie lungo viale della Libertà, dove sembra essere segnato il destino dei platani. Da abbattere per fare posto alle rotaie e ai due parcheggi sotterranei previsti dal progetto (tratto via Torrears-Archimede). Da sempre nello spirito propositivo e come già avvenuto in passato, vogliamo sottolineare l'infondatezza della notizia. Oltre ad essere stato ribadito più volte, pubblichiamo inoltre uno stralcio della "Relazione tecnica opere architettoniche" del progetto definitivo dove vengono sottolineati gli interventi più rilevanti circa la creazione del nuovo giardino lineare. Possiamo discutere della proposta progettuale, possiamo discutere delle essenze arboree scelte, possiamo discutere dei rendering, delle vetture, delle interconnessioni con altri mezzi di trasporto, dell'ubicazione dei nuovi parcheggi interrati. Ma per favore risparmiateci le bufale, risparmiateci la malafede.    

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13 gen 2019

Una buona mobilità dolce non rimuove le librerie di strada

di antony977

Palermo - E' notizia di queste ultime ore che l'Assessorato Attività Produttive abbia intimato ai titolari delle librerie/bancarelle la rimozione di tutte le strutture in quanto "ravvicinate alla pista ciclabile (!!) e rappresentando un  pericolo per i pedoni. Fin dalla loro realizzazione avevamo ampiamente criticato la scelta  di realizzare le corsie ciclabili sui marciapiedi, proprio perché la promiscuità aumenta i conflitti fra pedoni e ciclisti. La vicenda della corsia ciclabile di via Maqueda dovrebbe insegnare qualcosa. E pertanto il pericolo non è certo rappresentato da librati e librerie, punto di aggregazione socio-culturale, bensì una corsia sopra un marciapiede. Diciamo che sono molto più pericolose le bacheche pubblicitarie installate dal Comune lungo il medesimo tratto. Siamo contrari alla rimozione delle librerie per i motivi fin qui indicati e auspichiamo il ritiro del provvedimento. Ricordiamo che proprio su via Libertà non sono mancate le nostre proposte (già accolte) nell'ambito del progetto della nuova tranvia. Piuttosto è lo spazio alle auto che andrebbe sottratto, e non di certo ai pedoni.    

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Segnalazione
21 mag 2018

Viale della Libertà: storia e misfatti della strada piu’ bella di palermo ( 2a parte – l’espansione, lo splendore e il declino )

di belfagor

II parte:  L’espansione, lo splendore e il declino Fino al 1890 era un grande stradone ameno e poco abitata. Nelle prime rare foto dell’epoca vediamo una strada assolata e polverosa, attraversata da qualche carrozza impolverata e da rari passanti. Ma le cose stavano rapidamente cambiando. All’indomani dell’esposizione nazionale di Palermo che si tenne nel 1891-1892,  la zona divenne particolarmente interessante sotto l’aspetto edilizio. Il Comitato dell’Expo palermitano aveva ottenuto dal principe di Radaly la concessione gratuita del “ Firriato di Villafranca” a patto che, finita la manifestazione, il Comune gli permettesse la lottizzazione di tali terreni. Fu un grande affare per il principe. Infatti, dopo l’esposizione nazionale, quei terreni , che prima non valevano niente, divennero ricercatissimi. Cominciarono ad essere costruite bellissime ville e palazzi in stile Liberty che trasformarono questo polveroso stradone di campagna in uno stupendo “ boulevard” cittadino. I cosiddetti “villini” diventano una forma  di prestigio non solo per gli architetti che li progettano ma soprattutto per i committenti che richiedono sempre più costruzioni di villini e palazzine in stile liberty per esaltare il prestigio della famiglia. A Tale scelta contribuì notevolmente Ignazio Florio junior, che del liberty fu  grande sostenitore. Erano gli anni della "Belle Époque" e lo stile Liberty, dominante a Parigi,  venne reinterpretato da architetti  come Giovan Battista Filippo Basile e dal  figlio  Ernesto . La forza di tale momento magico per Palermo fu la capacità di produrre in loco tutto quello che serviva per sviluppare questo fenomeno. Invece di importare ceramiche e mobili dall'Inghilterra o dalla Francia, si decise di produrli a Palermo, e i risultati furono  eccellenti.  La produzione di ceramica promossa dal senatore Ignazio Florio nel 1884 insieme alla fabbrica  dei Mobili  Ducrot, e alla Fonderia Oretea costituirono, nel panorama industriale palermitano, dei  capisaldi  per  l’economia e una  realtà produttiva di notevole valore. Infatti tali ville liberty erano abbellite sia da suppellettili che da arredi, prodotti a Palermo da maestranze artigiane validissime  che seppero realizzare oggetti di altissima qualità in perfetta sintonia con  le idee dei progettisti. Tali oggetti e arredi non solo erano molto richiesti dall'aristocrazia e dalla borghesia palermitana del tempo ma erano ricercate  e esportate in tutta Europa. Allora il nome di  Palermo era associato alla cultura e al buon gusto artistico.  All’epoca  Viale della Libertà non era solo ville e palazzi ma anche  monumenti e  giardini pubblici, come per esempio il Giardino Inglese, ricco di statue, busti e monumenti dedicati a personaggi celebri dell'epoca e di alberi esotici, vasche e fontane ed un laghetto artificiale dove, un tempo, si trovavano dei pesci rossi. Il completamento di Via Libertà, dalla parte opposta al Politeama, si ebbe con la realizzazione di  piazza Vittorio Veneto. In origine si trattava di un monumento, finito nel 1911, ideato con l’intento di commemorare l’annessione della Sicilia al Regno d’Italia. Con l’avvento del Fascismo, nel 1931 fu dedicato ai caduti della Prima Guerra mondiale e fu abbellito da un  colonnato attorno al monumento Ma purtroppo…. nulla è destinato a sopravvivere in eterno.. Al crollo finanziario della famiglia Florio , che era stata il motore economico e culturale di quel periodo, anche la borghesia palermitana entra in crisi e Palermo inizia un lento declino Dopo la 2° guerra mondiale  i nuovi “amministratori” cittadini pensarono di rendere più bella Palermo” con ruspe, picconi e dinamite. Il loro concetto di bellezza era un po’ discutibile, infatti, ai villini e alle palazzine in stile liberty  preferirono i palazzoni in “stile corleonese”.  E così moltissime di queste villette e palazzine furono distrutte e sostituite da “moderni” edifici mal progettati e mal costruiti. Questo periodo storico è ricordato come “il Sacco di Palermo” Durante quegli anni Viale della Libertà subì una profonda metamorfosi e la “Champs-Élysées di Sicilia” si trasformò in un anonimo stradone cittadino senza anima. Al contrario della famosa fiaba, il bel cigno si era trasformato in un brutto anatroccolo. Oggi Viale della Libertà è soprattutto marciapiedi dissestati, scarsa pulizia, aiuole abbandonate, alberi malati  e panchine vandalizzate. Nel marciapiede, con un po’ di fantasia, si può ancora vedere ciò che resta di  una rudimentale e cervellotica “pista ciclabile”. Ormai i tempi della “Champs-Élysées di Sicilia” sono  definitivamente finiti. In quegli anni Palermo guardava all’Europa e voleva somigliare a Parigi e a Londra, oggi  guarda a Beirut  e al Cairo. Nei progetti dell’ amministrazione comunale, Viale della Libertà dovrà essere attraversata da una linea tranviaria. L’idea potrebbe essere certamente interessante, ma tale tram dovrebbe essere profondamente diverso da quello esistente e cioè poco invasivo, senza ringhiere e che rispetti e recuperi la natura e la storia del Viale della Libertà. Purtroppo l’esperienza passata non ci fa stare tranquilli. Forse tra qualche anno qualcuno scriverà un articolo dal titolo “ C’era una volta Viale della Libertà”, in ricordo di quella  che era stata la strada più bella di Palermo.

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Segnalazione
07 mag 2018

Viale della Libertà: storia e misfatti della strada piu’ bella di palermo ( 1a parte – le origini )

di belfagor

Viale della Libertà è, nonostante tutto,  la più importante strada di Palermo.  Unisce la vecchia città con la nuova . Infatti la strada è la prosecuzione , verso nord, di via Ruggero Settimo,  e di Via Maqueda. La storia di tale strada è lunga e per non annoiare gli amici  lo divisa in due parti. Iniziamo dalle origini. L’idea di  espandere  la città verso  nord era sorta già alla fine  del '700. Nel 1778 il pretore, Antonio  La Grua  , marchese di Regalmici, decise di prolungare via Maqueda  fino al Piano di Sant’ Oliva ( l’attuale Piazza Politeama). Ma allora si trattava di una semplice strada di campagna  ,fuori dalle mura della città ( ancora era esistente Porta Maqueda), che aveva lo scopo di collegare la città con la Piana dei Colli, uno dei  luoghi di villeggiatura preferiti dall’aristocrazia palermitana. Già che c’erano  si pensò di creare una strada perpendicolare che venne  denominato stradone dei Ventimiglia (l’attuale  via Mariano Stabile) che collegava la chiesa di San Francesco di Paola al Borgo Veccho.  Ricordiamo inoltre che al Marchese di Regalmici  si deve anche l’apertura si una terza strada che univa diagonalmente il Piano di Sant’Oliva con il Borgo di Santa Lucia presso il  Piano dell’ Ucciardone, allora priva di collegamenti. Questa strada è oggi  nota come via Domenico Scinà. In quei tempi raggiungere la Piana dei Colli era un bel viaggio. Nel “ Il Gattopardo “ Giuseppe Tomasi di Lampedusa fa morire   Don Fabrizio in un albergo di Palermo, e precisamente all’Albergo Trinacria (in Via Butera ) perché  Villa Salina ( Villa Pantelleria) , alla Piana dei Colli ,era troppolontana. “La carrozza si mosse e svoltò sulla destra. “Ma dove andiamo , Tancredi?”. La propria voce lo sorprese. Vi avvertiva il riflesso del rombo interiore . “ Zione , andiamo all’albergo Trinacria; sei stanco e la villa è lontana; ti riposerai una notte e domani tornerai a casa”   Don Fabrizio non tornerà mai a casa. In quella anonima stanza d’albergo il principe di Salina dirà addio alla sua vita.   Considerando la lunghezza del viaggio, nel punto in cui le due nuove “strade” si incontravano venne creato, dall’architetto Nicolò Palma ,un “luogo di riposo” con alberi e panche di pietra,  in modo che i viaggiatori potevano riposarsi  prima di proseguire nel loro cammino. Questo incrocio prese il nome di “Quattro Canti di campagna” ( l’attuale Piazza Regalmici). Francamente dei  “Quattro Canti di città”, situati in Piazza Villena , non aveva niente a che spartire . Tanto splendido e trafficato erano i quattro canti cittadini, quanto desolato e ameno era quello di campagna. Eppure questa scelta si rivelo vincente. Nell’800, molte famiglie nobili decisero di far costruire qui i loro palazzi, come il principe di Galati e il barone di Villarosa. Ma la svolta decisiva la si ebbe dopo il 1860. In quegli anni le vecchie mura  cittadine cominciarono ad essere abbattute e la città ormai cominciò decisamente ad espandersi verso nord. I motivi di tale scelta non sono del tutto chiari. Qualcuno sostiene che i terreni non erano particolarmente fertili e perciò poco sfruttati per scopi agricoli, al contrario di quelli a sud della città. Inoltre c’era un limite naturale che bloccava l’ espansione verso sud e cioè….. il fiume Oreto. Potrà sembrare strano ma i nostri architetti, bravissimi a costruire palazzi, ville, chiese e conventi,  non erano altrettanto bravi a costruire ponti . Qualche maligno sostiene invece che tale scelta fu influenzata da motivi speculativi. Ai primi del’800 Giorgio Wilding, ufficiale tedesco, giunto in Sicilia al seguito di Ferdinando I , aveva sposato Caterina Branciforte di Butera erede della potente e storica famiglia dei Butera  ( Wilding e sua moglie saranno determinanti nello sviluppo edilizio della Contrada all’Olivuzza).  Il fratello di Giorgio Wilding, Ernest principe di Radaly, comprò nel 1844 il vasto terreno del Firriato di Villafranca ad un asta giudiziaria. Ma non si tratto, apparentemente, di un buon affare perchè tali terreni erano poco produttivi e distanti dalla città. Nel 1848   scoppiò  la famosa rivolta antiborbonica . In un primo momento si insediò un governo “provvisorio” con a capo Ruggero Settimo che  decise di iniziare i lavori per sistemare il prolungamento a nord dell’attuale via Ruggero Settimo. Tale strada venne chiamata  pomposamente  Strada della Libertà. Dopo la restaurazione borbonica del 1849, i lavori furono proseguiti per volere del principe di Satriano, luogotenente del re. In quei tempi se l’idea o l’opera pubblica di chi ti aveva preceduto era buona veniva salvaguardata e proseguita. Chiaramente la denominazione fu cambiata in Strada della Favorita, perché avrebbe collegato il Piano di Sant’ Oliva con la Reale Riserva di caccia della Favorita . I lavori per il completamento di viale Libertà furono lunghi e travagliati e fortemente influenzati dai vari momenti politici e storici. Infatti durarono oltre 50 anni. Come per Via Roma , l’opera fu realizzata in vari fasi , 5 per l’esattezza. Il primo tratto, costruito nel 1848-1849 ( durante il governo “rivoluzionario” ) andava da piazza Politeama a Piazza Croci  ed era caratterizzatoda una tripla corsia: una centrale destinata al solo transito dei veicoli, e due laterali, più piccole, separate dalla corsia centrale  da ampi marciapiedi . In tale tratto vennero piantati dei  platani ,che sono ancora presenti, e furono piazzati alcuni sedili in pietra lungo il percorso. Tale tratto venne definito, in seguito, dal grande musicista tedesco  Richard Wagner, gli Champs-Élysées di Sicilia. Era certamente una bella strada e non aveva nulla da invidiare ai grandi viali delle altre città europee. Il secondo tratto, realizzato dopo il ritorno dei Borboni, andava da piazza Croci a piazza Alberico Gentili, era invece a una sola corsia ma altrettanto bello. Infatti era costeggiava da due belle ville. A sinistra troviamo una villetta “all’italiana” dove oggi sorge un monumento equestre  dedicato a Garibaldi ,a destra il Giardino Inglese. Quest’ultimo fu progettato da Giovan Battista Filippo Basile. Il terreno era una vecchia cava di tufo, assolutamente inutilizzabile per scopi edilizi.  Seguendo uno schema molto in voga nella seconda metà dell'Ottocento, il Basile non cercò di creare un giardino “all’italiana” , tipo Villa Giulia, ma cercò di  assecondare le forme e la morfologia naturale del terreno dandogli un'aria più naturale. Nella realtà il Basile aveva in mente di ricreare un “giardino arabo”  ma durante i lavori si rese conto che la cosa era un po’ difficile. E allora preferì trasformarlo in un giardino “all’inglese che fu completato nel 1852.  All’interno del giardino c’erano  anche 7 piccoli colli, oggi non più esistenti. Francamente di “giardino all’inglese” aveva poco o nulla ma certamente era uno splendida villa con fontane , statue e angoli ameni.. Nel 1860 i lavori furono sospesi e ripresero nel 1876 con il tratto da piazza Gentili al Canale Passo di Rigano (altezza via D’annunzio). Nel 1887 fu iniziato il quarto tratto fino al Vicolo Pandolfina ( l’odierna Via Lazio ). La quinta ed ultima parte, fino a Piazza Vittorio Veneto, si realizzo solo nel  1909. Rispetto ai primi due tratti , gli ultimi tre tratti (costruiti dopo il 1860)  erano ( e sono)  meno ampi , meno belli e ha una sola corsia. Tra il 1865 ed il 1880 il Municipio di Palermo decideva di creare, nel Piano di Sant’ Oliva, piazza Politeama, sorta attorno al teatro omonimo terminato nel 1875. La piazza fu dotata di illuminazione e alberi e, nel 1877, fu aperta la via Emerico Amari che collegava la nuova piazza al mare.. Ma ,nonostante tali importanti interventi urbanistici, la zona continuava ad essere poco abitata e poco frequentata. La nobiltà e  la borghesia palermitana non era molto  invogliata a costruire la propria casa lungo tale viale, troppo vicino dalla città ,per essere considerata una casa di campagna, troppo lontana dal centro per diventare la residenza principale. In parole povere nessuno voleva “irisinni unni persi li scarpi lu signuri “ . Fine I parte- continua  

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01 dic 2017

Pedonalizzazioni | Via Torrearsa, l’isola pedonale “fantasma” viene rimossa

di Mobilita Palermo

Era stata instituita nel lontano 2000, con l'ordinanza n°1461 del 2 Agosto. A chiedere la revoca é il nuovo assessore alla mobilità Riolo. Abbiamo provato a cercare sul sito del comune i motivi con i quali la stessa era stata istituita, ma purtroppo non abbiamo trovato nulla. Era un'area pedonale realizzata nel tratto tra Via La Lumia e Via G. Daita ed é rimasto un provvedimento isolato Il piccolo tratto di strada é infatti lontano dalle altre zone pedonali, non ha alcun attrattore al suo interno tale da motivare una scelta simile. Inoltre l'area, come possiamo notare dalle foto, era ormai del tutto abbandonata a se stessa e veniva utilizzata come una strada qualunque posteggiando su ambo i lati. Voi che ne pensate? E'stata l'ennesima occasione persa per una possibile pedonalizzazione dell'area a mare di Via Libertá o quest'abolizione andava già messa in atto da tempo? Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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23 mar 2016

Prosegue la ri-piantumazione del verde anche in Viale Regina Margherita

di Fabio Nicolosi

Dopo Via Libertà, Via Duca Della Verdura, Piazza Einstein, La Favorita ecco nuovi interventi in Viale Regina Margherita Ci troviamo in Viale Regina Margherita, in zona Dante a pochi passi dallo storico Villino Florio e queste immagini documentano l'intervento che il comune di Palermo sta effettuando per collocare il nuovo verde negli spazi dove qualche anno fa vi erano palme uccise dal punteruolo rosso. Prosegue quindi il piano del comune per restituire il verde pubblico in tutte quelle aree dove era mancante da tempo. Ringraziamo Alessandro R. per le foto:

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