Articolo
13 lug 2016

Palermo: uno sfogo e una preghiera

di Irexia

Quanti articoli sono stati scritti su questo sito, entusiastici e critici per il tram, quanti che hanno fornito numerose analisi sull'inefficienza dei mezzi pubblici, sull'incapacità di tenere rapporti trasparenti con l'utenza? Poi domenica mi imbatto in questo articolo di Repubblica Palermo: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/07/10/news/allarme_aggressioni_da_oggi_sugli_autobus_le_guardie_giurate-143776784/ Il mio primo sentimento è di sconforto, a che punto siamo arrivati? Poi mi dico, finalmente abbiamo toccato il fondo, adesso non possiamo che risalire, altrimenti anneghiamo. Un conducente che fa il proprio lavoro viene picchiato? E' successo ad un autista che guida un mezzo dell'AMAT, ma a pensarci bene potrebbe capitare a un qualsiasi privato (ricordate di quello che dette un pugno ad una tempia ad un altro palermitano davanti la stazione centrale per il solo fatto che le macchine si fossero graffiate? In quella occasione ci fu il morto, e gran risalto nazionale alla notizia, con code di commenti sulla (in)civiltà della nostra città e di noi tutti...). Quante volte abbiamo invocato maggiori controlli contro quei parassiti che usano i mezzi senza pagare il biglietto? Quelle stesse sanguisughe che se questo servizio non ci fosse, non avrebbero alcuna possibilità di andare al mare o in un qualsiasi punto della città distante oltre la loro capacità di usare le gambe e che dovrebbero ringraziare e manifestare per avere garantite linee e frequenze, anziché danneggiare i mezzi di cui loro stessi si servono. Quante volte abbiamo dovuto condividere un percorso con torme di ragazzini che dichiarano a gran voce di non volere studiare (per poi potere entrare un giorno nel mondo del lavoro con qualche pretesa maggiore che fare il lavoratore in nero), ma si beano della loro ignoranza, rompono vetri e sedili, mettono i piedi sulle poltrone, scrivono sulle pareti, fumano dentro gli autobus? Quante volte abbiamo scritto di cassonetti pieni e addirittura di strade trasformate in discariche nell'indolenza e anzi nella complicità della maggior parte delle persone che evidentemente godono come scarafaggi nel vivere in una città sporca? Quante volte abbiamo lamentato l'abbandono del mare da parte della città chiamata “Tutto porto”e i mancati controlli sulle spiagge che assomigliano sempre più a discariche o, nella migliore delle ipotesi, a dei posacenere? Quante volte abbiamo chiesto che venissero curati i nostri monumenti e musei, che fosse migliorata l'attenzione al turista che si stupisce sempre delle bellezze tra le quali inconsapevoli, tanto che le diamo per scontate, siamo cresciuti, ma che non può non commentare con un vergognoso “but, so dirty...!” Tante. Di pochi giorni fa, poi, un altro articolo che raccontava di come un paio di agenti della polizia municipale fossero stati aggrediti da un automobilista beccato in errore in una zona periferica della città. Parto da questi spunti per fare una riflessione più ampia: noi chiediamo un di più, un ordine e un'efficienza da città europea (con buona pace degli inglesi che hanno votato per il “leave”), pulizia, servizi che funzionano, raccolta differenziata, aria non mefitica, traffico scorrevole, manutenzione ordinaria e spazi verdi quando invece, questa città ha bisogno del livello base, di quella che si chiama civiltà, senso sociale e rispetto per se stessi. E allora, dato che i genitori non sono in grado di educare né di fornire un buon esempio, dato che gli insegnanti non sono capaci di impartire regole (anche perché ostacolati dai suddetti genitori), deve arrivare il braccio forte: i vigilantes armati sui mezzi. Questo comporta un costo per l'azienda AMAT, ma sicuramente una maggiore sicurezza per i lavoratori (autisti e controllori) e per le persone per bene. Non smetterò mai di dirlo: quello che occorre è il controllo del territorio, far sentire il cittadino osservato e giudicato, sanzionare proprio le piccole violazioni, applicare quanto insegna la teoria della finestra rotta; e smettiamola con gli alibi, non si deve più dire “Palermo ha ben altro cui pensare”, bisogna alzare l'asticella della non tolleranza! E' necessario che la polizia municipale sanzioni i parcheggi sulle strisce e in doppia fila (quelle sanzioni che non espongono gli agenti all'arroganza del proprietario dell'autovettura lasciata nella sicurezza dell'impunità); bisogna multare davvero chi butta i rifiuti al di fuori degli orari consentiti! Si devono licenziare coloro che si ammalano casualmente in occasione della partita dell'Italia o durante le feste di natale! Mi auguro che il Sindaco incontri il Prefetto e insieme pianifichino un piano per il recupero della dignità minima di questa città dal degrado, magari chiedendo anche un maggiore afflusso di risorse oltre che un cambio di strategia, perché un'opera di ripresa così ardua non può vedere partecipe soltanto una parte delle Istituzioni, ma, come insegna Falcone, bisogna fare un lavoro di squadra, bisogna collaborare e agire su più fronti, tutti ugualmente importanti! Così, in una Palermo continuamente sfregiata al suo interno e ciclicamente aggredita e circondata dalle fiamme dell'inferno, in questo luglio caldo e appiccicoso come sempre, quest'anno alzo una prece a santa Rosalia: liberaci da noi stessi!  

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Segnalazione
28 ago 2017

Santa Rosalia e la “vera” storia del ritrovamento delle “sue” ossa

di belfagor

Diciamolo francamente, Palermo non è stata mai una città a forte vocazione religiosa . A conferma di ciò c’è il fatto che a Palermo , escludendo Santa Rosalia, probabilmente non ha mai dato i natali a nessun santo o santa, di un certo livello . Infatti fino al 1624 solo due delle 4 patrone della città (Santa Oliva e Santa Ninfa), secondo la leggenda,  erano nate a Palermo, però sulla loro reale esistenza ci sono forti dubbi. Mentre  Santa Cristina era originaria di Tiro o di Bolsena  e Sant’ Agata ……. era catanese di Catania, nonostante il tentativi di “ palermizzarla” a tutti i costi ( vedi l’articolo “ Sant’Agata la “palermitana”) Ma anche su Santa Rosalia ci sarebbe molto da discutere. Nonostante fosse palermitana di nascita la sua esperienza religiosa crebbe e si sviluppo fuori da Palermo. Sul fatto che sia morta in una grotta di Monte Pellegrino ci sono  alcuni dubbi. La Santuzza muore, secondo la tradizione, il 4 Settembre 1170 ( secondo alcune fonti nel 1162), all’età di 30 anni, ma stranamente nessuno va a cercare il suo corpo. Solo dopo circa 10 anni, nel 1180, il senato palermitano le dedica una modesta e piccola cappella sul Monte Pellegrino, ma la “devozione” cittadina si ferma qua.  Nel  1474, durante un’epidemia di peste, si propose di restaurare questa cappella, ormai da tempo abbandonata e ridotta a un rudere. Il fatto che la cappella edificata nel 1180 risultasse diroccata nel 1474, dimostra non solo che il culto della Santa non si era mai affermato e anzi  col tempo  era sopito. Ciò significa che per 300 anni la sua santità non viene confermata da nessuna parte, neanche durante la peste del 1474. Arriva la controriforma è si comincia a cercare nuovi santi da venerare o da rispolverare.  Visto la penuria di santi indigeni si pensò di rilanciare la venerazione e la santità di Rosalia. Come Santa era certamente una bella figura, giovane, vergine, nobile, e soprattutto un bel esempio di vita dedicata a Dio. Però bisognava trovare i suoi resti. Il desiderio di trovare le spoglie della Santa spinse tanti fedeli a scavare ed esplorare  Monte Pellegrino, luogo dove secondo la leggenda si trovavano tali sacri resti . Purtroppo non si trovò nulla.  Passando il tempo molti cominciarono a dubitare del fatto che Rosalia fosse morta sul monte Pellegrino. Bisognava trovare una motivo sul perché tali resti, nonostante il grande impegno, non si trovavano. Ci pensò , nel 1589,  Fra Benedetto il Moro ( altro santo non palermitano ). Il futuro santo e co-protettore di Palermo, che si era rifugiato sul Monte Pellegrino per pregare in tranquillità, stufo di vedere tanti “ricercatori” in giro al suo eremo, disturbare la sua ricerca spirituale di solitudine,  annunciò di aver avuto una visione rivelatrice . In tale visione la Santa diceva: “ Per quanto cercate i miei resti non li troverete fin tanto Palermo non dovrà soffrire per un grande disastro”. Naturalmente le ricerche cessarono e fra Benedetto riprese finalmente il suo eremitaggio senza essere disturbato. Dopo trent’anni, nell’ottobre 1623, Rosalia comparve a un donna, Geronima  Lo Gatto, che si trovava in ospedale quasi morente. La donna vide una giovane suora che gli diede da bere. Appena dissetata si sentì subito meglio. Allora la giovane suora  gli disse che sarebbe guarita ma lei avrebbe dovuto recarsi in pellegrinaggio sul monte Pellegrino. Effettivamente la signora Lo Gatto guarì e appena le fu possibile  si recò sul monte dove ebbe un'altra visione dove Santa Rosalia gli annunciava che presto gli avrebbe rivelato dove poter trovare  i suoi resti. Nel frattempo era scoppiata la peste, in modo particolarmente virulenta. Il Cardinal Doria, tento in tutti i modi di arginare la diffusione del morbo, ma senza grossi risultati. Allora decise di usare le “maniere forti”. Cominciarono le processioni, le veglie e i digiuni. I fedeli si rivolsero alle 4 sante protettrici della città, prima in maniera implorante poi in maniera sempre più  “minacciosa”,  affinchè intervenissero, ma nonostante ciò la peste non diminuiva. Allora, in mancanza di alternative , i fedeli si ricordarono di Santa Rosalia. Il 15 luglio 1624 finalmente furono ritrovati dei resti. Il corpo della santa era inglobato nella roccia.  Il masso che conteneva le ossa fu isolato e trasporto in segreto in città. Il cardinale Doria aveva qualche dubbio sull’autenticità di tali resti. Per tale motivo nominò una commissione formata da sacerdoti e da medici che avrebbero dovuto analizzarle. Ma la prima relazione non fu positiva. Alcuni di questi periti non se la sentivano di autenticarle come quelle della santa, altri invece sostennero decisamente che non erano resti umani e comunque non erano ossa femminili. La peste nel frattempo era diventata più virulenta. La gente, ormai esasperata, incolpò di tale situazione i periti che avevano ,con la loro “scarsa fede”, peggiorato la situazione e li minacciarono di bruciarli come “eretici”. Il cardinale fu costretto a convocare una nuova commissione che, dopo un frettoloso e “attento studio” dei resti  sentenziò “ che “probabilmente”…. si trattavano dei resti di Santa Rosalia “, in altre parole meglio perdere la dignità che la vita. Nonostante tale giudizio positivo, molti rimasero scettici. Per confermare tale riconoscimento fu la stessa santa che comparve a un certo Vincenzo Bonello, di professione saponaro, ma che tutti indicarono come “ il cacciatore” . Ma il Bonello non rivelo tale  visione subito ma  stranamente ….  molto tempo dopo. Infatti tale rivelazione avvenne sul punto di morte e fu raccolta da don Pietro  Lo Monaco ( il Bonello non ebbe il tempo per confermare tale confessione perché morì subito dopo). In tale estrema confessione il Bonello riportò una frase detta da Santa Rosalia “ Il giorno che le mie ossa saranno portate in processione la peste finirà”. Molti storsero la bocca, ma stettero zitti . Nessuno voleva essere bruciato come eretico . E poi, come si sa , voce di popolo, voce di Dio. Nella realtà la peste effettivamente finì ma probabilmente sarebbe finita comunque. Rimase un dubbio che ancor oggi nessuno ha mai chiarito : Queste ossa sono effettivamente di Santa Rosalia?  Una esplorazione visiva delle ossa della Santuzza  venne fatta nel 1987 da Luigi Ciolino  medico perito e diacono.  Si procedette ad un semplice controllo visivo dei resti - nessun esame chimico o  datazione con il Carbonio 14  o esame del DNA. L’esame, visivo, portò alla conclusione che si trattava ………. certamente di ossa di una giovane donna e quindi………erano  “sicuramente” quelle di Rosalia Sinibaldi. E questo bastò per chiudere l’argomento …. o no! P.S. Santa Rosalia è certamente una delle più belle e limpide figure  nel panorama religioso, non solo palermitano ( infatti è venerata in molti parti d’Italia e del mondo). Tale giovane donna , bella e nobile, rinunciò a tutti i privilegi  del suo rango per vivere in povertà ,solitudine e tra tanti stenti,  per essere più vicino a Dio ( sotto questo aspetto è.... poco palermitana). Proprio per tale motivo è triste vedere come i suoi “fedeli” la “onorano”. Tra l’altro la bellissima chiesa e il convento a Lei dedicata fu distrutta nel 1922 per permettere la costruzione di un  tratto della Via Roma. Per salvare il Pino secolare di Palazzo Monteleone si mobilitarono i cittadini che costituirono un comitato “ Pro Pino” , per salvare la Chiesa e il convento di Santa Rosalia …..non si mobilitò nessuno. Forse non la meritiamo.

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