Segnalazione
22 giu 2017

Il Castello del Principe d’Aci nell’abbandono

di danyel

Immagino conosciate tutto il Castello del Principe d'Aci in Corso Pisani .. "L'edificio venne costruito nel in una zona esterna alla città all'interno di una grossa azienda agricola su volontà di Giuseppe Reggio principe d'Aci. Inizialmente venne destinato a laboratorio per ricerche e sperimentazioni agricole. Nel 1820 il principe venne ucciso durante i moti rivoluzionari, l'edificio venne vandalizzato e si perse un sarcofago ellenistico custodito all'interno. L'edificio venne ricostruito tra il 1841 ed il 1857 da Gerolamo Lupo seguendo uno stile neogotico con finestre ad archi a sesto acuto, cime merlate e torrette appuntite". Siamo a due passi da Piazza Indipendenza e quindi del percorso Arabo Normanno. Come può un gioiello gotico come questo, unico nel suo genere a Palermo, essere lasciato nel più totale abbandono? Per me è inconcepibile!

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Segnalazione
21 giu 2017

Risorgono lo stand florio e il faro di capo zafferano?

di belfagor

Buone notizie per lo Stand Florio di Via Messina Marine e il Faro di Capo Zafferano a Santa Flavia. I due monumenti ,di proprietà del demanio, saranno affidati per un periodo di circa 50 anni a dei privati per recuperarli e trasformarli in strutture produttive e culturali, Lo Stand Florio si trova nella zona della “Colonnetta” ( di fronte all’ospedale Buccheri La Ferla) e fu realizzato da Giovan Battista Basile, su progetto di Ernesto Basile,  nel 1905, in uno dei tratti più suggestivi del litorale palermitano, per la famiglia Florio. E’ ritenuto uno dei gioielli del liberty palermitano. Da anni era in uno stato pietoso, in balia dei vandali e dei ROM . La Servizi Italia soc. Coop a.r.l. la trasformerà in uno spazio per incontri, mostre, concerti all’aperto e..... coking area(?). Il Faro di Capo Zafferano invece sarà affidato alla Top Cucina Eventi Srl che la trasformerà in una struttura multifunzionale con bottega del gusto, ristorante, tre suite e un..... museo del mare ( un altro?). Una volta ultimate le verifiche amministrative previste dalla gara si dovrebbe procedere alla stipula dei contratti di concessione. Subito dopo dovrebbero iniziare i lavori di recupero e di qualificazione delle opere, chiaramente a spese dei privati . P.S. Speriamo che tali progetti siano fattibili e soprattutto economicamente sostenibili. Qualche dubbio , nonostante tutto , rimane. Lo Stand Florio si trova in un contesto ambientale fortemente degradato. Nell’ottobre 2012  venne sequestrato dalla polizia municipale su provvedimento della magistratura. Il provvedimento di sequestro si era reso necessario a causa del grave stato di abbandono, di degrado e rovina del monumento e delle aree circostanti ricolme di rifiuti pericolosi. Stessa sorte era stata riservata per l'adiacente ex istituto di puericultura Solarium e per le casupole realizzati abusivamente nell’area pubblica circostante gravemente degradata ed estesa per circa 1000 metri quadrati. Come si vede si tratta di un intervento “impegnativo” , che non può limitarsi semplicemente al recupero strutturale dell’opera. Prima dell’intervento sarebbe utile che si intervenisse per “bonificare” l’area , abbattendo le case abusive e rendendo l’area circostante fruibile. Chiaramente ciò non può essere fatto dal privato ma dalla pubblica amministrazione.

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Segnalazione
12 giu 2017

Lo stradone di Sant’Antonino, la chinatown palermitana

di belfagor

Con l’apertura della Via Maqueda , avvenuta nel 1600, e la realizzazione della Porta di Vicari , si cominciò a costruire anche nei terreni , oltre le mura, della parte meridionale della città . Nel 1630 , proprio nello spiazzo davanti Porta di Vicari , fu costruita ,a partire dal 1630, per volere del potente Ordine monastico degli Osservanti Riformati di San Francesco, la Chiesa e il Convento di S. Antonino. Il re Filippo III d’Asburgo , tramite il Vicerè Fernando Afàn de Ribera Duca D'Alcalà, contribuì con cospicue elargizioni di scudi al completamento del complesso religioso. E i bravi fraticelli , per ringraziarlo, sull'architrave del portale principale collocarono, invece del simbolo dell’ordine, lo stemma araldico di Filippo III. Ma i frati francescani non si limitarono a costruire la chiesa e il convento ma fecero realizzare da Gaspare Guecio una piazza, antistante la chiesa. Lo spazio, di forma semicircolare era corredato di sedili perimetrali, di alberi, di statue di santi ed da una Fontana, detta della Ninfa, in posizione centrale (opera di Mariano Smiriglio e di Vincenzo La Barbera) . Una vera oasi di tranquillità e di riflessione. Da qui partiva, nel luogo dove prima c’era l’ampio fossato difensivo che circondava le mura di cinta ,una larga via che raggiungeva il Piano di Sant’Erasmo. Tale strada, ufficialmente prese il nome dal Vicerè D’Alcalà , ma fu da tutti chiamato Stradone di Sant’Antonino .Tale nuovo complesso religioso costituì l'avamposto logistico e sanitario ( il convento svolgeva anche funzione di ospedale) della grande ( e potente) Casa dei francescani riformati. . Aperto tra il 1632 e il 1637, lo stradone di S. Antonino (attuale via Lincoln), divenne però un importante asse urbano soltanto alla fine del Settecento, quando l'abbattimento della cinta muraria e la realizzazione della Villa Giulia e dell'Orto Botanico segnarono una nuova possibile direttrice di sviluppo della città. La strada fu scelta ,in epoca passata, da alcune grandi famiglie di Palermo per la costruzione di lussuosi palazzi Tra i più famosi ricordiamo Palazzo Jung, realizzato ,alle fine del ‘700 dai baroni di Verbumcaudo che lo fecero costruire come simbolo di un’acquistata nobiltà.Il palazzo prende il nome dalla famiglia di ebrei di origine svizzera che la acquistarono nel 1921 . Uno dei proprietari, Guido,, fu anche ministro della Finanze sotto la dittatura fascista. Nel settembre 1888 fu inaugurata una delle prime tre linee tranviarie elettriche . Tale linea collegava Piazza Indipendenza con Porta Reale o Carolina ( non più esistente, che sorgeva in Via Lincoln, di fronte l’Orto botanico) di 2,5 km. Purtroppo, dopo la fine della prima guerra mondiale ,ne questa strada , nè la litoranea sud-orientale, nè Corso Tukory, né la costruzione della Stazione ferroviaria alla fine dell'Ottocento e la realizzazione dell'ingresso monumentale di via Roma ,riuscirono a diventare una valida alternativa urbanistica all’espansione nord- occidentale della città. La strada costiera per Messina, dove all'inizio del secolo sorsero numerosi stabilimenti balneari, rimase , sino ad oggi ,una successione di borgate e di un espansione edilizia popolare disordinata e spesso abusiva e Via Lincoln lentamente fu colonizzata dalla comunità cinese, che l’hanno trasformata in una “ piccola Chinatown”. La strada ha ispirato un recente romanzo giallo di Antonio Pagliaro, “I Cani di Via Lincoln”. P.S. Che fine ha fatto la bella  piazza semicircolare corredata di sedili perimetrali, di alberi, di statue ornamentali e da una bella fontana, detta della Ninfa, che con i suoi zampilli di acqua fresca trasformava quel luogo in una vera oasi di tranquillità e di riflessione? Naturalmente fu distrutta. La Fontana, detta della Ninfa, la si può ammirare nella villetta di Piazza Alberico Gentili. Non sappiamo se ancora zampilli acqua fresca o, come gran parte delle nostre fontane, si è trasformata in una discarica di “munnizza”. Conoscendo la grande" efficienza" dei nostri amministratori propendiamo per la seconda ipotesi, speriamo di sbagliarci.  

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09 giu 2017

La TOP 31 dei primati di Palermo in Italia e nel Mondo: quanti ne conosci? Quanti sono reali?

di Giulio Di Chiara

Palermo è la nostra città, è amata quanto odiata e divide sempre i suoi cittadini. C'è chi sa soltanto vedere in lei i difetti, tanti altri non smettono mai di lodare le sue qualità e auspicarne un definitivo rilancio. Nel chiacchiericcio generale emergono sicuramente i suoi detrattori, che elencano i problemi uno ad uno. Sul web però si trova anche di altro, come questa lista di primati (e non solo) stilata da qualcuno. Alcuni punti sono condivisibili, altri meriterebbero approfondimento e verifiche. In questa occasione, cogliamo l'opportunità di scoprire notizie sulla nostra città. Se possedete informazioni più dettagliate, citate le correzioni direttamente nei commenti. Buona lettura. 1 – Il Centro Storico più grande d’Europa (Controverso, ma agli atti dell’UNESCO è tale. Se la batte con quello di Lisbona).2 – A Palermo si trova il documento cartaceo più antico d’Europa. Si tratta della lettera bilingue (greco e arabo) di Adelasia (o Adelaide) degli Aleramici, moglie di Ruggero I, conte di Sicilia e diCalabria.3 – Noi abbiamo la ‘Pietra di Palermo’, giudicato il secondo più importante – dopo la stele di Rosetta – testo bilingue per la traduzione della lingua egizia. 4 – A Palermo si trova, al museo Salinas, una delle più vaste collezioni di Arte Etrusca al Mondo (collezione Bonci – Casuccini da Chiusi). 5 – Il Teatro Massimo è il primo Teatro dell’Opera d’Italia ed il terzo in Europa, secondo solo all’Opera di Parigi e al Wiener Staatsoper di Vienna. 6 – Palermo vanta alcune delle più grandi porte urbane d’Europa. 7 – La Lingua Italiana è nata a Palermo presso La Scuola Siciliana alla corte di Federico II. 8 – L’Orto Botanico di Palermo è il più grande d’Europa. 9 – Il Palmeto di Villa Bonanno è stato giudicato il più vasto d’Europa. 10 – Il Ficus Magnoloides di Piazza Marina è tra gli alberi più grandi d’Europa. 11 – Il Parco della Favorita è il più grande parco urbano d’Italia. 12 – Il Parlamento Siciliano è il parlamento più antico al mondo, insieme a quello Islandese e delle Isole Fare Oer. Nel 1130 Re Ruggero ne convoca la prima assise. 13 – Palermo fu la prima città al Mondo ad avere ben due teatri lirici. 14 – La Palazzina Cinese è l’unico edificio in Europa con il medesimo stile architettonico. 15 – I Qanat sono unici in tutta Europa, li possiamo trovare solo ed unicamente in Iran e Siria. 16 – Il soffitto ligneo della Cappella Palatina è considerato il massimo monumento d’arte islamica del pianeta. 17 – Il soffitto ligneo dell’Aula Magna del Palazzo Chiaramonte-Steri è considerato, in Europa, il massimo livello pittorico su legno d’epoca medievale. 18 – La Galleria degli Specchi del Palazzo Valguarnera-Gangi è la massima produzione d’arte barocca-rocaille d’Europa. 19 – Il lampadario di murano del salone da ballo di Palazzo Pietratagliata è il più grande d’Italia 20 – La Villa Giulia è il più antico parco urbano del Mondo aperto anche alla “plebe”. 21 – L’architettura del Castello di Maredolce è unica in Europa e la ritroviamo soltanto nei paesi del Maghreb. 22 – La Necropoli Punica di Palermo è la più estesa del mondo punico. 23 – L’Abisso della Pietra Selvaggia, grotta carsica verticale sul monte Pellegrino, è la più estesa del Sud Italia. 24 – I graffiti delle Grotte dell’Addaura sono considerate un unicum nell’arte rupestre preistorica. 25 – Il Trionfo della Morte, oggi a Palazzo Abatellis, ispirò Picasso per la Guernica. 26 – Il trittico del Mabuse a Palazzo Abatellis è considerato uno dei massimi esempi d’arte fiamminga al Mondo. 27 – Giacomo Serpotta fu il più grande stuccatore di tutti i tempi. 28 – Il ciclo pittorico del salone di Villa Igiea di Ettore de Maria Bergler è considerato uno dei massimi esempi d’arte Liberty al Mondo. 29 – Non esistono altri esempi al mondo dei graffiti ritrovati nel Palazzo della Santa Inquisizione. 30 – La Cisterna d’Acqua nei sotterranei del palazzo Marchese è stata identificata da studiosi provenienti da Gerusalemme come il più antico e più grande bagno rituale ebraico d’Europa. 31 – Nell’osservatorio Astronomico di Palermo Giuseppe Piazzi scoprì una classe di asteroidi, chiamando il primo da lui scoperto come Cerere, adesso classificato come pianeta nano. Verrà visitato nel 2015 dalla sonda Dawn della Nasa. Inoltre nel medesimo osservatorio l’astronomo collaborò con il Piazzi alla stesura dei primissimi cataloghi stellari, e scoprì l’ammasso globulare NGC 6541, e diede il nome alle due principali stelle della costellazione del Delfino. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Segnalazione
08 giu 2017

Anche Palermo avrà la sua azienda automobilistica?

di belfagor

Nel disastrato panorama industriale palermitano, forse qualcosa si muove. Dopo la disastrosa esperienza della FIAT di Termini Imerese, ci riprova la “Innocenti”. Lo storico marchio italiano dell'auto, fondato settanta anni fa a Milano dall’imprenditore Ferdinando Innocenti, che aveva cessato la produzione nel 1997, torna sul mercato e sceglie Palermo per ricominciare a produrre. Pur non essendo mai stata una “grande industria”, nel suo “piccolo “ vanta alcuni successi significativi. Dallo stabilimento milanese dell’”INNOCENTI” furono costruite le mitiche “ Lambrette” rivali storiche, nel dopo guerra, delle “ Vespe”,. Fu però ,a metà degli anni Sessanta, con la costruzione delle Mini Minor, che Innocenti conobbe il suo boom. Dopo una lunga agonia l’industria, era entrata nell’orbita della FIAT, nel 1997 chiuse i battenti. Ora , sembra, che si voglia rilanciare il marchio e la produzione industriale. Le Industrie Riunite SpA, Euro Mobile International B.V., Finambiente Group SpA e la Famiglia Perrotta ,hanno deciso di scommettere su Palermo e su tale marchio, “piccolo” ma prestigioso, per inserirsi nel mercato automobilistico , non solo italiano. «Con un gruppo di azionisti, sia industriali che finanziari - spiega Giuseppe De Giovanni, amministratore delegato di Innocenti Italia - abbiamo rimesso su il marchio e abbiamo scelto di ripartire dall'Italia, sebbene il progetto sia di respiro internazionale, e anche da Palermo perché è un posto bellissimo dove fare nascere un marchio, una zona del Paese di grande tradizione manifatturiera che può dare molto di più sotto il profilo industriale. Abbiamo pensato che la storia di un made in italy potesse rinascere dalla Sicilia». Tra gli azionisti c'è anche la famiglia Perrotta, imprenditori siracusani. La zona industriale individuata dall'azienda per l'allestimento delle auto si trova appena fuori Palermo. «Non è uno stabilimento molto grande - aggiunge l'ad - perché il veicolo è un'automobile da città». Per quanto riguarda la possibilità di creare occupazione e quindi di potere assumere personale palermitano per la realizzazione di questi veicoli, De Giovanni non si sbilancia anche se lascia uno spiraglio aperto a questa possibilità: «È una cosa che stiamo ragionando in questi giorni, l'azienda avrà un polo a Palermo non soltanto per quanto riguarda l'allestimento delle auto ma anche per l'assistenza tecnica, però questo avverrà anche in altri punti in Italia. In questo momento stiamo stilando il piano industriale per cercare di capire in che misura c'è la necessità di reperire personale specializzato ma non posso in questo momento dire altro al riguardo. Anche se non lo escludo». L'auto sulla quale puntal'azienda è perciò una minicar , da due- quattro posti, “per parcheggiare bene, evitare la congestione del traffico….. ci stiamo indirizzando a veicoli di piccola taglia” . Il target individuato è molto ampio, va dai 14 ai 70 anni. «È un'auto che si presta bene non soltanto per i giovani - conclude -  ma anche per i professionisti. Si tratta di un veicolo a bassa cilindrata, che varia in base all'allestimento». La notizia è tratta da un articolo di Stefania Brusca. “MeridioNews” del 3/06/2017 P.S. Si tratta di una notizia interessante anche se non dobbiamo illuderci eccessivamente. La “Innocenti” è stato un marchio “minore” anche se prestigioso, e sarebbe bello che tale marchio potesse rilanciarsi nella nostra città. In un territorio dove si attua “scientificamente” la “decrescita felice” e dove “l’industria “ più importante è quella legata all’accoglienza e all’assistenzialismo, vedere dei veri imprenditori che scommettono sul rilancio economico della nostra terra ci fa sperare che, forse, i nostri figli non dovranno emigrare per poter trovare un lavoro. Speriamo che la nostra “burocrazia” e “Cosa nostra” non mettano i “bastoni tra le ruote”.

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01 giu 2017

Giù i ponteggi in piazza Rivoluzione, recuperato palazzo Scavuzzo – Trigona

di MAQVEDA

Finalmente! Giù i ponteggi da palazzo Scavuzzo-Trigona in piazza Rivoluzione, già Fieravecchia, nel Mandamento Kalsa o Tribunali E' ormai alle fasi finali il recupero di questa bella casa costruita nel primo cinquecento e abitata in origine dal notaio Giacomo Scavuzzo, barone di Cefalà. La facciata mostra un impianto ancora quattrocentesco rinnovato da elementi rinascimentali come le finestre a timpano triangolare poggianti su una cornice marcapiano. Più aderente alla tradizione catalana il bel portale policentrico con arco semiovale adagiato su bellissimi peducci con putto reggistemma. All'interno si conserva la bella corte porticata con archi a sesto ribassato sostenuti da pilastri rettangolari. Il restauro ha nuovamente evidenziato le finestre su cornice marcapiano (in parte trasformate in balconi oggi eliminati) e la partitura a grandi riquadri di cui rimanevano ampie tracce tra il degrado. Spero che il piccolo stemma sul portale sia solo stato rimosso per ricollocarlo a fine intervento. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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01 giu 2017

La costa della salute: storia e misfatti della costa sud

di belfagor

Nella sua millenaria storia Palermo non ha mai avuto una particolare attrazione verso il mare. Rispetto ad altre città come Genova o Napoli,  Palermo non è stata mai una città “marinara”. Nel settecento la città di Palermo era ancora tutta idealmente contenuta entro il perimetro delle sue mura seicentesche. Il mare era visto con diffidenza ( dal mare arrivavano le minacce dei pirati o i nemici) oppure era visto come legato all’espletamento di funzioni produttive.( la pesca o il commercio).Verso il mare, erano  presenti infatti i magazzini e gli edifici del nuovo Molo (realizzato nel XVI secolo), alcuni complessi religiosi e due borgate di pescatori: una a Sud, al Piano di Sant’Erasmo, l’altra a Nord, nel borgo di Santa Lucia presso il Molo. Il traffico commerciale si svolgeva esclusivamente nell’antico porto della Cala.  Molto sviluppata era la pesca e la lavorazione del tonno. Ben tre erano le borgate che si trovavano presso la costa a nord della città. Acquasanta, Arenella e Vergine Maria, nate in funzione delle rispettive tonnare. Tali borgate,  insieme a quelle di S. Giorgio e di Mondello costituivano il sistema delle tonnare della costa settentrionale che, fin dal XIV secolo, erano abitate essenzialmente da pescatori o da persone impiegate nella lavorazione del tonno. Ma mentre la Costa Nord era abbastanza isolata , mancando di importanti strade di collegamento la costa sud era invece attraversata da una  strada costiera (attuale via Messina Marine) che  costituiva  l’unico accesso alla città via terra, provenendo da Messina o Catania. Tale strada divenne, dalla fine del XVII secolo, particolarmente trafficata.  Molti nobili cominciarono a costruire lussuose ville di villeggiatura a Bagheria e  e  lungo la strada come la villa di Corradino Romagnolo, la villa del Marchese delle Favare , la villa del principe di Larderia, la Casina dei Marchesi di San Giacintoe quella  dei Principi di Cutò, Ma di balneazione nemmeno a parlarne!!! Nessun nobile o borghese che si rispettava sapeva nuotare, inoltre l’acqua, non solo marina,  era vista con una certa diffidenza. Fare troppi bagni faceva male alla salute e all’…..anima.  Ma le cose stavano cambiando. Le nuove concezioni igienico-sanitarie ottocentesche, figlie della  cultura illuminista  aveva messo in crisi  tradizioni e  certezze del passato e costituirono la base di quella che sarebbe diventato un fenomeno  di massa I  bagni di acqua marina e quelli termali furono i primi innovativi rimedi naturali contro determinate patologie. L’esperienza balneare palermitana fu, agli inizi, una prerogativa dell’aristocrazia Sembra che la regina Maria Carolina, durante il suo esilio a Palermo ( a causa di Napoleone) amava fare il bagno tutti giorni in un luogo chiamato il “ bagno della regina”,  presso la casina fatta costruire nella Riserva Reale dell’Arenella. Francamente non sappiamo se la notizia fosse vera ma incentivò le nobili nostrane a provare questa esperienza ”peccaminosa”. Questi primi esempi diedero vita, a Palermo come altrove, agli inizi dell’Ottocento ad una forte rivoluzione di costume, che abbandonava l’idea del mare quale nemico da cui difendersi,  vide sorgere sulla costa strutture per le nuove discipline mediche (idroterapia, talassoterapia) e le prime strutture per la balneazione. All’inizio le autorità comunali cercarono di limitare il fenomeno emanando regolamenti  allo scopo di …. “tutelare la pubblica decenza “. In un primo momento fu  proibito ad esempio fare il bagno lungo la passeggiata della Marina, per tutelare i frequentatori della Strada Colonna che a partire dal ‘700 era diventata meta delle passeggiate serali estive dei palermitani. Solo dopo la seconda metà dell’Ottocento  l’amministrazione palermitana comincia a preoccuparsi in maniera più diretta dei bagni pubblici e delle operazioni di bonifica della costa, con  elaborazioni di vari progetti per la realizzazione di uno stabilimento balneare pubblico, che solo agli inizi del ‘900 cominciò a concretizzarsi quando una società, naturalmente privata,  a capitale straniero, chiese la concessione del “pantano di Mondello”.  E come al solito,  mentre l’amministrazione pubblica studiava progetti il privato si muoveva concretamente. Infatti, in poco tempo le iniziative private avevano avuto modo di dar vita ad una vera e propria industria balneare cittadina che al 1875 annovera -gli stabilimenti di Sant’Erasmo, -quello della Colonnella (Romagnolo), -del Sammuzzo (Piazza 13 vittime), -di Santa Lucia (Borgo Vecchio) - dell’Acquasanta. Gia, agli inizi del ‘900 il numero degli stabilimenti era notevolmente accresciuto: Limitandoci alla COSTA SUD,  abbiamo, in località Romagnolo  gli stabilimenti  Mustazzola, Virzì, lo Stabilimento bagni per i militari, il Lido Delizia della famiglia Petrucci e, alla Colonnella, lo Stabilimento balneare marino Risorgimento. Più vicino alla foce dell’Oreto  c’era lo Stand Florio (o locanda del tiro al piccione) e il lido Florio. Al Foro Italico, di fronte alla Villa Giulia troviamo lo stabilimento dei fratelli Carini;  che avevano un altro stabilimento presso il  Castello a mare Una guida turistica della città del 1902 elencava, tra i luoghi che il turista di “classe” doveva visitare, gli stabilimenti di mare dei Fratelli Petrucci in via Romagnolo, lo stabilimento di Emilio Pirandello e lo stabilimento di Paolo Virzì, sempre a Romagnolo. L’arricchimento e l’accrescimento di tali strutture ebbe il suo picco negli anni ’30 quando si   realizzarono ,accanto agli stabilimenti balneari, rinomati ristoranti, colonie estive per bambini, strutture sanitarie elioterapiche ed assistenziali ,  come l’Ospedale Buccheri La Ferla, e  il solarium “Vittorio Emanuele III”. Questa zona diventa una delle zone più ambite dalla borghesia e della nobiltà   palermitana e della provincia.  Infatti , grazie alla linea a  scartamento ridotto Palermo- Corleone - San Carlo., molte famiglie dell’entroterra “scoprirono ” il mare, la salubrità dall’aria marina e il piacere di un bagno. Si cominciò a chiamare la zona  “ la costa della salute”. Tra l’altro, grazie alle correnti, l’acqua , nonostante la vicinanza della foce dell’Oreto, era considerata molto più pulita dell’acqua di Mondello. Ma tutto questo fini con la II guerra mondiale. I danni dei bombardamenti “alleati” determinano  perdite gravissime nel  patrimonio edilizio e infrastrutturale della città. Case, palazzi nobiliari, grandi complessi religiosi, ma anche impianti elettrici, acquedotti e fognature andarono distrutti. Ancora prima della ricostruzione fu necessario allontanare le macerie. L’amministrazione comunale tramite il suo Ufficio Tecnico ne comincio lo sgombero sistematico, provvedendo purtroppo a realizzare le discariche nella zona antistante il Foro Italico (ottemperando in questo modo ad una previsione del vecchio e famigerato Piano Giarrusso di fine Ottocento). Si dà vita in questo modo allo storico interramento del fronte a mare della città, con la cancellazione dell’immagine che dal Settecento costituiva l’identità  della città che dalla strada Colonna si apriva alla passeggiata al mare. La speculazione edilizia degli anni 50-70 favorì tale criminale intervento , e visto che la “discarica del Foro Italico” non bastava  vennero realizzate altre tre grandi discariche a mare, i tristemente famosi “mammelloni”, localizzati alla foce dell’Oreto, allo Sperone e ad Acqua dei Corsari.La presenza di questi immani depositi di sfabbricidi e di materiali di varia origine seppellì il litorale originario  e generò al suo posto l’attuale coltre di fanghi, sabbia e detriti. E così la Costa sud , in meno di 20 anni, da luogo ambito e ricercato chiamata anche la “Costa della salute” si è trasformato in un luogo degradato e abbandonato all’abusivismo.. I tentativi di recupero, soprattutto dopo gli anni 90, ci sono stati ma non sono mai stati risolutivi. Il Foro Italico , che per decenni  ha rappresentato  una vergogna e una mortificazione  per la città ( con  le sue giostre e l’accampamento dei ROM) è stato trasformato in un grande prato, Peccato che dopo pochi anni, tra la scarsa manutenzione , l’utilizzo di una parte di tale prato come deposito , la mancanza di d’illuminazione .e gli accampamenti di ROM e dei senza casa. Il progetto del Porticciolo di Sant’Erasmo non  è mai decollato  così pure il famoso acquario e il fantomatico Parco acquatico. Il mare continua ad essere negato alla balneazione , nonostante l’acqua sia pulita, a causa della scarsa manutenzione delle spiagge e i ritardi burocratici. La vicenda del Pontile di Romagnolo è emblematico.  Costruito dall’ex Provincia, costato ben 2,3 milioni, dopo la realizzazione è stato abbandonato al degrado e al vandalismo, tanto che oggi è pericolante. E’  il monumento all’incuria  e all’incapacità della nostra classe politica ( regionale, provinciale e comunale ) , della burocrazia ( sembra che aspetti, dopo anni, di essere  “collaudato”) e della magistratura che, nonostante un esposto, non interviene. Oggi della  “Costa della salute” sono rimaste solo delle foto ingiallite e  i vaghi ricordi che, col passare degli anni, svaniscono come le nostre speranze. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”    

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