Articolo
23 mar 2017

Aiutateci a trovare l’ufficio biciclette a Palermo

di fiabpalermo

Sapevate che a Palermo esiste un ufficio biciclette? Un attimo, forse è meglio fare un passo indietro; sapete cos’è un ufficio biciclette? Proviamo a spiegarlo prima di tornare alla domanda iniziale. L’ufficio biciclette (da ora UB) è una struttura interna all’amministrazione comunale che si prefigge lo scopo di aumentare l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto privato realmente alternativo all’uso dell’auto. Per raggiungere questo obiettivo mette in campo azioni di promozione e comunicazione, nonché collabora con uffici tecnici fornendo contributi specialistici per una corretta definizione delle infrastrutture e delle “facilities” per ciclisti. La Commissione Europea ci ha ricordato al proposito che: "sul piano organizzativo, la creazione di una unità biciclette è una condizione sine qua non per lo sviluppo di una politica ciclistica realistica ed efficace.” E infatti un UB serve in ultima analisi a “ricordare” ad ogni livello decisionale che esiste la bicicletta. Solo per fare un esempio pratico: l’UB potrebbe intervenire nel caso in cui vengano eseguiti dei lavori su una strada interessata da una pista o percorso ciclabile; l’UB potrebbe valutare che il percorso potrebbe essere migliorato o semplicemente attenzionare (vigilare) sul ripristino delle condizioni di sicurezza e qualità post lavori. Come minimo, l’UB comporta comunque la designazione di un coordinatore presso l'amministrazione che dovrà ricordare la dimensione della bicicletta (a tutte le scale della città: dal gradino alla grossa arteria di comunicazione veicolare) e fungere da “persona-risorsa” a tutti i livelli dell'amministrazione comunale (politico, decisionale, esecutivo e di controllo) e in tutti i servizi che trattano, direttamente o indirettamente, la mobilità in bici (urbanistica, ambiente, lavori pubblici, finanze, insegnamento e gioventù, polizia, trasporti ecc.). In chiave ottimale questa persona dovrebbe essere un/una ciclista, o comunque qualcuno che riceverà una bicicletta di servizio di qualità da usare nel quadro delle sue funzioni o per recarsi al lavoro. A partire da questo livello minimo di organizzazione, si può rafforzare l'importanza dell'unità bicicletta o potenziarla in diversi modi secondo le specificità della città e le possibilità. Ad esempio, si dovranno obbligatoriamente presentare tutti i progetti al coordinatore, oppure l'approvazione del coordinatore sarà resa obbligatoria per tutti i progetti in materia di urbanistica, trasporto e lavori pubblici. Il coordinatore potrà essere affiancato da una segreteria. Si deve aggiungere che non andrebbero create le condizioni per cui “controllore” (UB) e “controllato” possano coincidere in quanto come chiaro, questo vanificherebbe la stessa esistenza dell’UB. Si potranno anche designare collaboratori fissi a tempo pieno e parziale presso gli uffici di urbanistica e lavori pubblici e designare membri dell'unità bicicletta presso altri servizi interessati e presso la polizia. Tutti devono essere ovviamente favorevoli alla bicicletta o, meglio, usarla essi stessi ogni giorno o nel tempo libero. A questo livello, il funzionamento dell'unità può diventare estremamente completo (calendario di lavoro e di riunioni, approvazione obbligatoria di tutti i progetti di urbanistica e lavori pubblici con l'unità bicicletta, potere di iniziativa, bilancio di funzionamento proprio dell'unità bicicletta in materia di relazioni pubbliche, eventualmente bilancio d'investimento proprio o accantonamento di una percentuale del bilancio dei lavori pubblici, meccanismi di consultazione dei gruppi di ciclisti ecc.). Adesso che abbiamo fatto una bella scorpacciata di nozioni, torniamo a noi, cioè a Palermo: bisogna sottolineare che a differenza del Mobility Manager non esiste in Italia una normativa che determini la costituzione di un Ufficio Biciclette presso i Comuni. Al momento esiste solo una raccomandazione (quella buona, non pensate male) della Commissione Europea - DG Ambiente contenuta nel “libro arancio” Cycling: the way UFFICI BICICLETTE, UNO STRUMENTO PER PROMUOVERE LA MOBILITÀ DOLCE AGENDA 21 75 ahead for town and cities, pubblicato anche in Italiano dal Ministero dell’Ambiente con il titolo Città della bicicletta, città dell’avvenire. Da quanto detto si comprende che l’istituzione dell’UB manifesta una aperta volontà dell’amministrazione di indirizzare la propria azione verso la mobilità ciclabile. Ebbene a Palermo l’ufficio biciclette esiste da molti anni (chi scrive non è riuscito a reperire la delibera di istituzione) ma non se ne percepisce la presenza (alla luce delle prerogative citate sopra), non ha un sito, non convoca riunioni e non palesa la sua azione nei confronti della cittadinanza. Visto il momento storico di “cambiamento culturale” e facendo tesoro della buona volontà dell’amministrazione che lo ha istituito riteniamo che sarebbe il caso di una rifondazione di questo ufficio (coinvolgendo il tessuto associativo della città) restituendolo alla sua prerogativa istituzionale cioè una “porta” che il cittadino sa di trovare sempre aperta sui temi trasversali della ciclabilità urbana. Siamo convinti che ciò non possa che giovare al cambiamento; voi cosa ne pensate? fonti: sito FIAB sull’argomento (www.fiabpalermociclabile.it), testo di agenda 21 locale, sito del comune, articoli di Mobilita Palermo vari;

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Articolo
21 mar 2017

Ecco perchè è difficile procedere in linea retta per un ciclista a Palermo

di Giulio Di Chiara

Tra automobilisti e ciclisti spesso non corre buon sangue per la scarsa considerazione reciproca. In genere gli automobilisti criticano ai secondi l'occupazione di parti considerevoli di carreggiata impedendo il transito delle auto. Viceversa, la poca disciplina spesso mette a repentaglio l'incolumità di chi pedala sulle due ruote. In genere la verità sta sempre nel mezzo, ci sono casi e casi. Va subito detto che se una persona è indisciplinata, lo sarà sia in auto che in bicicletta. Esistono infrazioni frequenti per entrambe le categorie. Vogliamo risaltare una situazione molto frequente che spesso non viene presa in considerazione: chi si muove in bicicletta per strada deve rispettare il codice della strada e salvaguardare la propria incolumità dalla strada stessa. Che le strade di Palermo siano delle trazzere pericolose purtroppo ce ne siamo resi conto tutti, con la piccola grande differenza che transitare sopra una delle tante buche con le due ruote è decisamente più rischioso rispetto a percorrerla in auto.   Grandi segmenti stradali sono letteralmente dei campi minati che inducono il conducente a spostarsi repentinamente per evitare di affossare la propria ruota e cadere per terra: tombini anche 10 cm sotto il manto stradale, asfalto degradato, buche non ricoperte, scavi non ultimati, scarificazioni incomplete. Va da sè che non è sempre maleducazione se un ciclista si sposta più verso il centro della carreggiata o improvvisi uno zig-zag. C'è anche l'aggravante del modello di bici: le comuni city-bike sono prive di ammortizzatori e ogni piccola sconnessione stradale diventa un pericolo. Prima di strombazzare con il clacson o imprecare vale la pena rifletterci un attimo.  

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Segnalazione
21 mar 2017

Il mistero del secondo Caravaggio a Palermo

di belfagor

La notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969, due uomini entrano nell’Oratorio di San Lorenzo in via dell’Immacolatella  a Palermo. A colpi di taglierino staccano “la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi “di Michelangelo Merisi, (meglio noto come Caravaggio ) dall’altar maggiore. La tela è grande (circa tre metri per due) ed è uno straordinario capolavoro , uno degli ultimi della sua vita. Intorno alle tre del pomeriggio del 18 ottobre, un custode entra nell'oratorio e si accorge che il quadro del  Caravaggio, dipinto nel 1609, è sparito, rubato. Nessuno saprà mai più nulla di quel quadro. Anni dopo  alcuni pentiti hanno fornito diverse versioni sul destino della tela. Per Giovanni Brusca il furto fu commesso su commissione dei corleonesi, che poi avrebbero proposto, inutilmente allo Stato , la restituzione del dipinto in cambio di un alleggerimento del 41 bis,. Per altri pentiti sarebbe stato  sepolto, come il tesoro di un faraone egizio, insieme alla salma del  boss Gerlando Alberti. Per altri stava appeso nel salotto in casa di Gaetano Badalamenti, mentre Gaspare Spatuzza riferisce che,  il dipinto sarebbe finito in una stalla dove sarebbe stato roso da porci e ratti. Ma non mancano riferimenti a una sua distruzione durante il terremoto dell’Irpinia, o ricostruzioni più fantasiose che lo vorrebbero steso a mo’ di tappeto in casa di Totò Riina o appeso durante le riunioni delle cosche come simbolo di potere. Fantasie che inspirarono il libro “Una storia semplice “ di Leonardo Sciascia, che alla vicenda del quadro è ispirato. Ma secondo il pittore Mauri Lucchesi, studioso del Caravaggio, esisterebbe un'altra opera del Caravaggio a Palermo. Si tratterebbe di un quadro che si trova nella Chiesa di San Giuseppe dei Teatini. L’opera ,che raffigurail frate teatino Giovanni Marinoni ai piedi della Madonna delle Grazie, ufficialmente sarebbe un opera di scuola caravaggesca cioè dipinto da un allievo del grande pittore. Per Mauri Lucchesi invece sarebbe opera di Caravaggio. A sostegno della sua tesi Mauri Lucchesi  avrebbe riconosciuto nel viso del frate teatino una vaga somiglianza con Tiberio Cerasi, tesoriere generale della camera apostolica vaticana che Caravaggio, era solito ritrarre nelle sue grandi opere come atto di riconoscenza. Non sappiamo se il maestro  Mauri Lucchesi abbia ragione , però sarebbe bello se Palermo avesse un Caravaggio, sperando che non venga rubato, come “la Natalità” dell’Oratorio di San Lorenzo. P.S. Purtroppo il quadro, al di là di chi lo ha dipinto, risulta danneggiato in più punti e bisognoso di un rapido intervento di restauro. Non vorremmo che la “capitale della cultura italiana 2018” venga ricordata per aver lasciato degradare un opera del Caravaggio.

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Segnalazione
15 mar 2017

Piazzetta delle sette fate

di belfagor

Le fate sono delle creature leggendarie, presente nelle fiabe o nei miti di  molte culture europee. Le fate sono perciò  degli esseri  magici, una sorta di spiriti benigni. Pochi sanno che nella nostra città esiste una piazzetta dedicata alle fate. Ma come capita spesso, noi palermitani tendiamo ad esagerare perciò la piazzette è dedicata a ben …sette fate. Tale piazzetta o cortile si trova di fronte al Monastero di Santa Chiara. Secondo il grande  raccoglitore e studioso di tradizioni popolari siciliano, Giuseppe Pitrè, tale nome deriva da una leggenda popolare. Si racconta che in questo cortile, che dà sul Monastero di Santa Chiara, la notte comparivano sette donne, una più bella dell’altra. Queste donne   “rapivano” qualche ignaro passante e gli  facevano veder loro cose mai viste: balli, suoni, conviti, cose meravigliose. Se li conducevano anche sul mare facendoli camminare sull’acqua senza bagnarsi  o li facevano librare  nel cielo come uccelli. Ogni notte facevano queste cose misteriose e poi al mattino, appena il sole sorgeva riportavano il “fortunato” mortale nel luogo in cui era stato prelevato, e poi sparivano nel nulla… Per tale motivo tale piazzetta si chiama il Cortile delle sette Fate. Tale piazzetta è dominata da una curiosa struttura a forma di castelletto. Tale struttura non ha niente di magico ma  banalmente serviva per distribuire le acque del Gabriele, che da Mezzo Monreale arrivava fino a questa zona. Ma non tutti gli abitanti di tale piazzetta sono desiderosi di incontrare le sette fate. Infatti un residente ha disegnato qualche decina di….corna , adornando  tutta la piazzetta. Non sappiamo se siano state le corna o il degrado della zona, ma da un po’ di tempo le sette fate non compaiono più. Forse aspettano un nuovo sindaco che recuperi tale zona agli antichi splendori.

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Segnalazione
02 mar 2017

Il prato e il monumento dedicato a Giuseppe Tommasi di Lampedusa

di belfagor

Qualche amico ha scritto, lamentandosi, che da anni nella nostra città non vengono inaugurati monumenti ai nostri concittadini che hanno reso grande la città e la nostra terra. Ciò non è del tutto vero. Per esempio a Giuseppe Tommasi di Lampedusa  è stato  dedicato , oltre che  la villa del Foro Italico anche un  “bel cippo di pietra di Billemi”.  Tale cippo o forse sarebbe più corretto chiamarlo “pietrone” gli è stato  dedicato, “in pompa magna”, martedì 6 maggio 2014  dal  Sindaco Leoluca Orlando. Tale “monumento” è  posto sul prato del Foro Italico di fronte alla Via Alloro, contornato da tre “meravigliosi alberelli”, un po’ spelacchiati per la verità. Alla manifestazione erano presenti anche l’allora assessore alla cultura Francesco Giambrone, e gli assessori Agnese Ciulla e Francesco Maria Raimondi e il vice sindaco Emilio Arcuri. Per arrivare a questo momento c’è voluto un iter molto lungo e complesso  che ha richiesto….decine di anni. La prima determina , durante la sindacatura Orlando; si perse nei meandri  “dell’efficientissima macchina burocratica di Palazzo delle Aquile”. Una seconda determina  si blocco perché l’assessore alla cultura della Giunta Cammarata ammise sconsolato che non c’erano …….” I quattrini per la targa”. Dopo di ciò intervenne la Regione Sicilia, presidente Raffaele Lombardo, che stanziò 5000 euro. Purtroppo di tali soldi si sono perse le traccia. Finalmente si sono mossi alcuni cittadini, per sollecitare la conclusione della “difficilissima operazione” . Prima di tutto si è individuato un masso di Billemi” che poteva servire per “l’occasione”, poi alcuni operai del COIME hanno provveduto alla collocazione del pesante cippo , inoltre si sono trovati i soldi per collocare, sotto il cippo , una targa. Tutto a posto? Ma nemmeno per sogno.  Qualcuno ha ricordato che il prato del Foro Italico era già stato  intitolato, sempre dallo stesso sindaco Orlando”Giardino delle Nazioni Unite” a ricordo del vertice ONU contro la criminalità transnazionale del dicembre 2000. Francamente non sò come hanno risolto il problema della “doppia intitolazione”. Ho raccontato tale vicenda per spiegare come è difficile inaugurare un prato, un’aiuola , una targa o innalzare un monumento  nella nostra città. Per cui accontentiamoci dei monumenti che abbiamo ereditato dai nostri avi e cerchiamo di salvaguardarli.

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Segnalazione
01 mar 2017

La mobilità a Palermo prima del tram

di belfagor

Nel passato, Palermo e la Sicilia , a causa delle condizioni disastrose del tessuto viario urbano ed extraurbano, oltre alle consuete cavalcature, venivano impiegate come mezzo di trasporto soltanto portantine e lettighe che, grazie alle loro caratteristiche, consentivano una  certa mobilità anche su strade accidentali. Per  quanto riguarda le portantine, dette anche “sedie volanti”, l’elemento “motorio” era l’uomo. A quelle padronali provvedevano i servitori delle case patrizie, mentre, per quelle a “nolo”, provvedevano i “seggiteri”, meglio conosciuti come i “vastasi di cinghia”. Dal nome con qui venivano sopranominati comprendiamo che non dovevano essere un “modello d’educazione” ma, nonostante ciò, si trattava di una categoria numerosa ma soprattutto importante. Possiamo definirli, senza offesa,  come gli antenati degli attuali tassisti . Erano associati in una  confraternita e possiamo sospettare che, a loro interno , ogni scusa era buona per dividersi. Infatti non avevano un solo santo protettore ma ben due,  San Euno e San Giuliano.  Avevano anche una  loro chiesa  , naturalmente, dedicata ai loro santi protettori, che si trova a Piazza Magione , realizzata, nel periodo compreso tra il 1651 ed il 1658, per iniziativa della loro Confraternita  . Nel 2006  la chiesa fu restaurata , e tali lavori portarono al ritrovamento di fosse sepolcrali unitamente ad un ossario. Nelle lettighe, rispetto alle portantine, l’elemento “motorio” era invece animale , e cioè il cavallo o il mulo.  Potevano essere padronali o da nolo. Quelle padronali erano sfarzose per le decorazioni e per la bardature degli animali.. Mentre quelle da nolo erano molto semplici.Condotte o da servitori o da “vastasi”, costituirono per molto tempo il mezzo principale per percorrere le disastrate strade cittadine e le trazzere della Sicilia dell’epoca. Come si può capire da allora non è cambiato molto. Le portantine e le lettighe sopravvissero fino a quando arrivarono le Carrette.  Francamente non era un gran “ progresso”. Infatti la carretta era una specie di “evoluzione” al carro adibito al trasporto di cose.   Era costituita infatti da un cassone direttamente appoggiata sull’asse delle ruote, quindi priva di qualsiasi accorgimento che ammortizzasse gli urti e scossoni  durante il tragitto. Forse per questo veniva considerato un mezzo di trasporto “femminile”, tanto che papa Pio IV , nel 1565 ne proibì l’uso ai cardinali, perché era disdicevole che dei principi della Chiesa viaggiassero in questo tipo di mezzo di trasporto, come le donne. Le prime carrozze furono importate in Italia dall’Ungheria nella prima metà del XVI secolo. Rispetto alle carrette avevano un sistema di sospensione del cassone, realizzato con cinghioni di cuoio o con catene. Ufficialmente la prima carrozza arrivo a Palermo grazie al reggente Vincenzo Percolla, anche se sembra che il primo possessore di carrozze a Palermo fu il banchiere Nicolò Gentile , nel 1570. All’inizio il nuovo mezzo di trasporto stento ad affermarsi, infatti nel 1647 , tra pubbliche e padronali, a Palermo ne circolavano solo 72. Ma in seguito la diffusione fu tumultuosa , soprattutto tra i nobili. Possedere una carrozza era considerato una specie di status simbolo. Iniziò una frenetica gara per possederne almeno una . Se ne costruivano di ogni dimensione e tutte riccamente  adornate. Inoltre i servitori, che accompagnavano i loro nobili padroni erano vestiti con ricche uniformi , come anche i cavalli  erano adornati da preziose  gualdrappe di velluto . E così, nei giorni di festa, il nobile con tutta la famiglia, riccamente vestiti, uscivano con la loro carrozza monumentale trainata da uno ma anche da due, quattro e anche da sei cavalli. Considerando  la grandezza  degli ingressi dei palazzi spesso le carrozze avevano qualche difficoltà a uscire o entrare dal palazzo padronale, allora i nobili proprietari , invece di ridurre le dimensioni delle loro carrozze  ….. ingrandirono le entrate dei loro palazzi. E se c’era qualcosa  che ostacolava la manovra della carrozza, nessun problema. A Piazza Croce dei Vespri nel 1782 venne spostata in un angolo della piazza, la colonnetta di marmo con in cima una croce in ferro, eretta in ricordo delle vittime dei Vespri siciliani, in quanto impediva un agevole passaggio alle grandi carrozze che si recavano nell’adiacente Palazzo Valguarnera. Purtroppo le strade della città non permettevano una tranquilla passeggiata di tali ingombranti “monumenti” mobili. Spesso si assistevano a furiosi e indecorosi litigi tra i conducenti e i servitori di tali carrozze per problemi di precedenza. La carrozza di un principe non poteva certo dare la precedenza a quella di un semplice barone. Qualche volta in tali litigi intervenivano anche i nobili passeggeri , che , dimostravano in queste occasioni che,a  parolacce, non erano secondi a nessuno  nemmeno ai loro servitori, tanto che spesso era difficile capire chi fosse il nobile e chi  il “vastaso”.  Naturalmente anche il vicere, il pretore e i senatori vollero avere la loro carrozza, chiaramente all’altezza del loro rango. E quando non si avevano soldi sufficienti per comprarne una nuova ci si affidava alle carrozze di “seconda mano”. Purtroppo , qualche volta, si prendevano delle fregature, per esempio il Senato palermitano acquistò per 380 onze dal principe di Scordia una carrozza “usata”. Ma tale usato non doveva essere tanto “sicuro” visto che si dovettero spenderne 50 onze per vari rifacimenti. Nelle principali feste, religiose e civili, era uno spettacolo vedere tutte queste carrozze sfilare per il Cassaro, in un ben preciso ordine. Prima la carrozza del Vicerè, poi quella delle autorità municipali e poi quelle dei nobili, in ordine d’importanza. E spesso i cittadini, a secondo di tale ordine capivano se un nobile, o una casata, era caduto in disgrazia. Molti di questi nobili si indebitarono pesantemente per colpa del costo di  queste carrozze, e forse anche questo contribuì al declino economico della nobiltà palermitana. Naturalmente esistevano anche carrozze più sobrie, per la borghesia, e anche da noleggio. Inoltre, anche le famiglie nobili avevano le carrozze “per tutti i giorni” chiaramente più maneggevoli, che venivano usate anche per lunghi viaggi. Nel 1782 di carrozze ne circolavano ben 784. Nell’ottocento, forse anche a causa della crisi economica di molte famiglie nobili, le carrozze cominciano ad essere più sobrie e funzionali e, soprattutto,  meno “barocche”. Per quanto riguarda il trasporto pubblico cominciarono a comparire i primi Omnibus a cavalli , sostituiti in seguito dai tram.  Ma anche il trasporto extraurbano subì profonde trasformazioni. Così scriveva il Giornale di Sicilia il 29/4/1863 “Grato e commovente spettacolo fu quello di ieri e tale da non potersi facilmente ritrarre a parole, perocchè senza tema di esaltazione dir possiamo che tutta la popolazione palermitana e quella dei circostanti villaggi festeggiò siccome grande avvenimento l’inaugurazione del primo tronco di via ferrata che da Palermo conduce a Bagheria”.  Era arrivato il treno pure in Sicilia. Da allora la carrozza non ebbe motivo di esistere.

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27 feb 2017

Cosa ci aspettiamo dal nuovo sindaco?

di Andrea Baio

Si avvicinano le elezioni, e Palermo nutre con ansia una nuova speranza di cambiamento. Palermo è una città complessa da amministrare, e vorremmo partire dal presupposto che fare miracoli non è possibile, e nemmeno credibile. Dal canto nostro, tenderemo a diffidare da quei candidati che non manterranno i piedi per terra, perché la strategia delle promesse divine ha decisamente fatto il suo tempo e i palermitani non abboccano più. Quale dovrebbe essere secondo noi la parola chiave? Beh, sicuramente "continuità". Negli ultimi anni a Palermo si è cominciato a sperimentare: niente di eccezionale, per carità, ma se non altro si è provato ad avviare un lento processo di rinnovamento. Quanto segue trova attinenza esclusivamente alle tematiche di cui si occupa questa community (mobilità, ambiente, decoro urbano, infrastrutture), poiché dal punto di vista della profonda crisi sociale, del drammatico fenomeno migratorio, del fatto che siamo una tra le città col più basso tasso d'occupazione d'Europa, non c'è molto da dire, se non che il fallimento è completo: vuoi per la totale incapacità della politica, vuoi per una scarsa cultura d'impresa, vuoi perché molte menti di valore sono emigrate in luoghi dove possono essere valorizzate, senza sottostare a logiche di favoritismi, raccomandazioni e clientelismo. Cosa è cambiato in positivo? Beh, si è cercato di avviare sicuramente un processo di valorizzazione del centro storico. Per la prima volta si è attuato un piano graduale per le pedonalizzazioni - sicuramente perfettibile, e anche molto carente in alcuni punti - ma pur sempre un inizio. Via Maqueda sino a dieci anni fa era in cima alla classifica delle strade urbane più trafficate e inquinate di Italia, oggi è un angolo di città riscoperto e goduto da cittadini e turisti, inserita nel piano triennale delle opere pubbliche per interventi di riqualificazione, ri-pavimentazione e arredo urbano. Stesso dicasi del Cassaro e delle principali piazze. La mobilità sostenibile ha sicuramente fatto passi avanti con l'arrivo del tram in città, di cui è già prevista un'espansione con la creazione di tre nuove linee - con una che attraverserà il cuore del centro storico, unendo i due depositi ad oggi scollegati - già finanziate coi fondi del Patto per Palermo siglato tra il sindaco Orlando e l'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Sebbene il piano per le piste ciclabili non sia nemmeno un vero e proprio piano, e l'amministrazione si sia dimostrata molto deludente in tal senso, il bike sharing ha comunque fatto il suo ingresso in città. Ad oggi non si può dire che sia un successo, ma sicuramente - integrato al servizio carsharing - comincia ad essere percepito come un'alternativa per i propri spostamenti quotidiani. Dopo mille vicessitudini, la ZTL è finalmente stata attivata. Nonostante lo scontento di molti, non si può negare che ad occhio si possa percepire una diminuzione dei veicoli in centro. Di contro, l'offerta di trasporto pubblico non è assolutamente sufficiente a garantire un'alternativa al trasporto privato. A questo si aggiunga la presenza di numerosi cantieri in città, di cui alcuni - come quelli dell'Anello Ferroviario - costituiscono una vera e propria gatta da pelare, senza possibilità di intravederne la fine. Il patrimonio arabo-normanno della nostra città è entrato a far parte del circuito UNESCO, il che si traduce in un maggiore impatto turistico e un maggior prestigio per la città a livello internazionale. Con l'aggiunta della recente nomina a Capitale Italiana della Cultura, e Manifesta 12 - la prestigiosa biennale di arte contemporanea - la città conquista maggiore appetibilità, e si discosta finalmente dai soliti stereotipi legati alla mafia, cominciando invece ad essere percepita come un luogo affascinante, pieno di contrasti, dal sapore multietnico, di forte interesse storico, architettonico, paesaggistico e folkloristico. Palermo comincia a fare "tendenza", e questa inversione di rotta potrebbe - se ben sfruttata - essere il passepartout per il rilancio economico della città. Cosa va migliorato? La condizione del manto stradale è un totale disastro. Ad eccezione di via Libertà - habitat della "Palermo bene" (o pseudo tale) - le strade di Palermo assomigliano più a "trazzere" di provincia: piene di buche, crepe, dislivelli, dissesti causati dalle radici degli alberi, totale assenza di segnaletica orizzontale, mancata pulizia delle caditoie. Una situazione ridicola che si perpetra da anni, e che questa amministrazione - come tutte quelle che l'hanno preceduta - non hanno saputo risolvere in alcun modo. La riqualificazione delle periferie è un altro tasto dolente, mai affrontato. Le periferie risultano scollegate, carenti di servizi di ogni genere e considerate spesso l'ultima ruota del carro, salvo ritornare "di moda" durante elezioni. Ad eccezione dello Sperone e dell'area Sud, leggermente riqualificata grazie all'arrivo del tram, di una fermata ferroviaria e di un centro commerciale, il resto delle periferie soffre di pessima salute. L'argomento non viene quasi mai affrontato, e il degrado si espande ogni giorno di più. Le aree verdi sono ridicole. Poco si era fatto, e qualcosa cominciava a smuoversi con l'apertura del Parco Cassarà, poi chiuso per la presenza di amianto. Ad oggi nessuna novità circa la riapertura e le operazioni di bonifica che dovrebbero aver luogo prima. Il Parco Cassarà è solo uno dei tanti fallimenti di questa città in fatto di aree verdi. Quelle di competenza comunale sono spesso lasciate all'incuria totale. Altrettanto fallimentari i tentativi di riqualificazione della Favorita, senza che sia stato presentato alcun piano convincente, tanto meno progetti seri per la restituzione di una delle più vaste aree verdi urbane di Italia ai cittadini palermitani. Il progetto della Metropolitana Leggera Automatica è stato definitivamente cassato, sostenendo che il governo non è più interessato a finanziare l'opera per la città di Palermo. Un fallimento misero e assolutamente privo di ogni lungimiranza. Sebbene l'amministrazione abbia rimarcato la volontà di espandere le linee di tram - ottima cosa, per carità - tutto ciò non può comunque sostituire a livello strategico la presenza di una metropolitana: l'unica infrastruttura in grado di garantire un trasporto passeggeri a maggiore capacità e maggiori frequenze. Un tram che collega il centro città alle borgate marinare è semplicemente svantaggioso, per via dei lunghissimi tempi di percorrenza che lo caratterizzano. Sul piano della ciclabilità, siamo ancora al medioevo. Le poche piste ciclabili esistenti sono assolutamente non fruibili, spesso non rispettate e pensate male. Nonostante viviamo in una città pianeggiante, con un clima perfetto per andare in bici tutto l'anno, non siamo ancora in grado di intendere la bici come un mezzo di trasporto che vada oltre l'uso ricreativo. Ad oggi, non sussistono le condizioni di sicurezza e agibilità per far sì che i palermitani possano scegliere la bicicletta come mezzo di trasporto alternativo. Un paradosso, se consideriamo dal lato opposto i tentativi di AMAT nel lanciare un servizio di bike sharing che possa funzionare. La progettualità non tiene minimamente conto delle reali esigenze della cittadinanza, della preziosa collaborazione delle associazioni che vivono il territorio, e dei professionisti. Per dirla in parole povere...il Comune "sa fa a sulu". Nonostante più volte sia stata manifestata una volontà di apertura alla società civile, tale apertura è rimasta più uno spot che una reale collaborazione orientata all'ottenimento di risultati concreti. L'approccio adottato è più funzionale a sventolare una bandiera e mettere dei puntini sulla mappa, piuttosto che a programmare in modo serio lo sviluppo di questa città. Insomma, la propaganda viene prima delle cose fatte bene. Ancor più grave è che quasi mai sono stati indetti concorsi di idee per la realizzazione di opere belle e funzionali. Ad esempio, l'architettura nella nostra città resta ancora una chimera, e sembra destino che i numerosi giovani architetti dovranno continuare a vedere sprecate le proprie capacità per far da portaborse a decrepiti baroni presuntuosi. La differenziata è a livelli imbarazzanti. Nonostante qualcosina in più si faccia, le percentuali sfigurano miseramente di fronte a quelle di città come Milano o Torino, dove si arriva anche a superare il 40%. Bocciati. Sul piano dei controlli: zero assoluto. La Polizia Municipale continua a non pervenire, nonostante le numerose tirate d'orecchie. I sottopassi pedonali di viale Regione sono un ricettacolo per tossici, immondizia e teppisti. La terrazza della Cala è diventata una distesa di preservativi e fazzoletti usati. Posteggiatori abusivi e ambulanti dominano ogni zona della città, alimentando il malaffare e creando numerosi disagi alla popolazione. Il mercato del rubato a Ballarò continua a presenziare sotto gli occhi di tutti, tenendo in ostaggio residenti, ambulanze, traffico veicolare. La legalità in questa città è morta e sepolta. Si potrebbe continuare l'elenco, ma probabilmente non aggiungerei nulla a ciò che già sappiamo tutti. Abbiamo voluto mantenere i piedi per terra, proprio per rimarcare il fatto che questi sono punti che dovrebbero stare al centro della prossima campagna elettorale, e che potrebbero essere affrontati con serietà, senza necessitare di budget stratosferici, ma programmando e razionalizzando le risorse esistenti (al di là ovviamente di infrastrutture più complesse come la metropolitana, ad esempio). A proposito di questo, a breve annunceremo delle novità proprio relativamente alle prossime elezioni. Speriamo che si possa creare un percorso di continuità con quel poco che di buono si sta facendo, e che indipendentemente da CHI governerà questa città, il primo interessa possa essere quello dei cittadini di Palermo.

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