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  • 26 ago 2016

    La corsia ciclabile per pedalare in una valle di lacrime

    di Giulio Di Chiara

    Avete mai percorso una corsia ciclabile? Noi si, ad esempio quella di via Dante. Una corsia ricavata direttamente nella carreggiata e delimitata dal cordolo a sinistra e dal marciapiede a destra. Una soluzione adottata in tante altre città e che funziona, se mantenuta. Purtroppo noi non sappiamo copiare, spesso non c'è comunicazione tra i settori comunali e il provvedimento di un assessorato finisce per smascherare le magagne e le carenze di altri settori, ad esempio quello della pulizia e della manutenzione stradale. Premesso che la soluzione spaziale potrebbe funzionare, qualora in queste corsie, a lato delle quali parcheggiano le auto, venisse prevista un'area di rispetto che consentisse agli automobilisti di aprire e chiudere gli sportelli in sicurezza, senza rischiare di colpire un ciclista in transito nella corsia. Ma per funzionare servono due concetti fondamentali: pulizia e sicurezza. Questa è la ciclabile di via Dante: immondizia dappertutto, rami non potati e manto stradale pieno di avallamenti e buche. Buche che, teniamo a precisare, sono spesso causate dall'inesistente livellamento tra i tombini e il manto bituminoso. Problemi e denunce perpetuate allo sfinimento a chi di competenza. Non c'è da fare nulla, chi asfalta le strade, non sa fare o non fa le cose per bene, DA SEMPRE! Vetro, buche, immondizia..... che ci aspettate a pedalarci sopra?

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  • 25 ago 2016

    Favorita al buio? Colpa dei continui furti di cavi di rame

    di Fabio Nicolosi

    Illuminazione: furto di rame in viale Diana, spenti 70 punti luce. Amg subito al lavoro, impianto messo in sicurezza Furto di cavi di rame in viale Diana, all'interno del parco della Favorita nel tratto, in direzione di Mondello, compreso tra l'ex colonia comunale e il cancello che immette alla discesa di Valdesi. Il furto è stato scoperto dai tecnici del servizio serale di Amg durante il controllo disposto sui quadri elettrici e sulla cabina di alimentazione per la presenza di porzioni di illuminazione non funzionanti. Durante la verifica, invece è stato riscontrato il furto di una grossa quantità di cavo di rame, denunciato alle autorità competenti, e il contestuale danneggiamento di molti collegamenti. Un fatto che determina lo spegnimento di oltre 70 punti luce. Subito una squadra di tecnici di Amg ha eseguito un intervento per valutare il danno e per mettere in sicurezza l'impianto di illuminazione. Sono state rubate 15 campate di cavo di rame (mille metri lineari) ma sono numerosi i tratti di cavo tagliati e danneggiati all'interno dei pozzetti, trovati già pronti per essere trafugati. Sono stati messi in sicurezza dai tecnici di Amg, che hanno provveduto a sigillare i pozzetti. Le squadre della società hanno realizzato, laddove è stato possibile, ripristini parziali in modo da circoscrivere danno e disagi, in attesa del ripristino legato alla necessità di approvvigionare una notevole quantità di materiale.

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23 ago 2016

A proposito dell’ itinerario arabo- normanno: le terme arabe di Cefala’ Diana

Nell’itinerario arabo normanno dell’UNESCO, tra i monumenti non citati, un posto particolare è occupato dalle le TERME DI CEFALA’ DIANA . Si tratta di uno splendido edificio termale, posto ai piedi del monte Chiarastella ,a ridosso del torrente Bagni . Fu edificato accanto a una sorgente termale di acqua calda ((35,8°-38°), e costituiva, una delle tappe importanti del percorso viario che da Palermo si inoltrava all interno della Val di Mazara. Si trova attualmente all'interno della Riserva Naturale istituita nel 1997 per la salvaguardia di una zona di 137 ettari tra i comuni di Cefalà Diana e Villafrati. La Riserva perciò si estende su un vasto territorio, nel quale spicca Pizzo Chiarastella. Sembra che l’edificio costituisca l’unico monumento arabo esistente in Sicilia, testimonianza monumentale della cultura islamica. La presenza di una rara iscrizione araba in caratteri cufici che decora le sue facciate costituirebbe la prova di tale origine. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare, ben conservato ( anche grazie a qualche intervento di restauro) e cintato da muri in pietra irregolare All’interno di tali mura esterne si trovano le terme propriamente dette. Tali terme sono formate da un'unica grande sala che accoglie una grande vasca originariamente suddivisa da muretti in tre vasche minori, su due differenti livelli. Nelle spesse mura interne, si notano delle nicchie, utilizzate forse per riporre i vestiti dei bagnanti o, forse, come stufe per la sudorazione. La sala dei Bagni, a pianta lievemente trapezoidale, è bipartita da un muro in mattoni nel quale si apre il “tribelon”, elegante struttura costituita da tre archi di cui il centrale a sesto acuto ed i laterali a tutto sesto, poggianti su esili ed eleganti colonnine di marmo e sormontate da una volta a botte ogivale che presenta una serie di fori sfiatatoi, realizzati con tubi di terracotta disposti a fila. Alle suggestive strutture delle terme, erano strettamente connesse le camerate, le stalle, la taverna ed una corte. Sembra infatti che i viaggianti, oltre che ristorarsi e curarsi nelle acque calde della vasca, potevano mangiare e anche riposarsi. Alcuni studiosi non concordano sull’origine araba di tali terme. Infatti sostengono, che se AL IDRISI, geografo e viaggiatore arabo che lavorò per RUGGERO II, non ne parla nei suoi libri sulla Sicilia , tali terme non esisteva ancora quando lui venne in Sicilia. Per tale motivo escludono che si tratti di un monumento arabo e lo riconducono al periodo tardo-normanna, ma si tratta solo di un ipotesi non sostenuta da nessuna prova concreta.. In ogni caso si tratta probabilmente del più antico esempio in Europa di costruzione destinata allo sfruttamento delle acque a scopo curativo. Tali terme sono dominate dal Castello di Cefala Diana, importante struttura militare che dominava il primo tratto della valle del fiume Milicia e la Magna Via Panormi ( cioè la strada verso Palermo ) che in epoca medievale ( e forse anche romana) si snodava sotto le sue mura. Si trattava di un edificio da collocare alla fine del XIII secolo ,di cui si possono oggi ammirare lo spettacolare ed imponente impianto planimetrico nonché la torre e le murature di delimitazione interne ed esterne . Sulla sommità di un ripido scoglio di arenaria venne realizzato un altissimo muro di cinta merlato racchiudente un cortile cui si accedeva tramite un duplice dispositivo d’ingresso. Una serie di locali , con il soffitto a botte, ospitava i servizi del castello, mentre sul punto più elevato, a strapiombo sulla parete rocciosa, fu edificata l’ imponente torre mastra. I crolli succedutisi con il passare dei secoli hanno lasciato in evidenza una grande struttura ad arco, visibile anche a distanza, e che rende originale tale castello. Nei primi anni del 1300 il castello risulta in possesso della famiglia degli Abate. Nel 1371 la baronia di Cefalà passò alla potente famiglia dei Chiaramonte, Il castello continuò ad aveva un ruolo strategico nel controllo della viabilità . Tale funzione strategica venne meno a partire dagli anni in cui re Martino di Aragona avviò una marcata restaurazione monarchica (1392- 95), contro i baroni ribelli, coincidente con la violenta repressione dell’aristocrazia baronale legata ai Chiaramonte, che erano tra i più riottosi ad accettare l’autorità del re aragonese. Di questo castello la prima testimonianza scritta e del 1349, anno in cui da Palermo partì una spedizione militare contro una banda di predoni catalani che aveva fatto di questa fortezza una base per le proprie scorrerie. Perciò l’ipotesi che potesse trattarsi di un castello di origine arabo- normanno, pur priva di prove, non è da scartare. Ecco perché il viaggiatore alla ricerca di monumenti arabi normanni , troverà interessante una visita, oltre che alle Terme di Cefalà Diana, anche al castello. P.S. Gli amici che intendono visitare tali monumenti devono avere tanta pazienza. La situazione viaria è molto precaria. Le terme infatti si trovano sulla SP77 al km 15 in località Bagni di Cefalà, purtroppo tale strada, come tutte le strade provinciali, è ridotta a una trazzera. Mentre la S.S. 121 Palermo – Agrigento è un cantiere aperto,piena di semafori e di strettoie. Un vero calvario.  

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18 lug 2016

E' possible chiudere al traffico automobilistico Porta Felice?

Il traffico veicolare sotto un monumento storico dovrebbe essere per quanto possibile evitato, foss'anche solo per non rischiare incidenti che coinvolgessero le antiche mura. Analizziamo la situazione attuale: le automobili che da corso Vittorio Emanuele devono immettersi al Foro Italico si trovano ad interrompere il flusso che proviene dalla Cala subito dopo una curva creando rallentamenti e ingorghi e, indubbiamente, costituiscono un fattore di rischio per chi da quella curva proviene e si trova costretto a rallentare e fermarsi o allargarsi sulla sinistra. Non si potrebbe concedere l'immissione in Via Cala esclusivamente da via mura della lupa? Qua l'afflusso delle auto provenienti da Corso Vittorio Emanuele avverrebbe su di un rettilineo, quindi in una situazione di piena sicurezza, dato che è garantita la visibilità. L'immissione in senso opposto, dalla Cala in corso Vittorio Emanuele, poi, continuerebbe ad avvenire, anche in questo caso in via esclusiva, da via Porto Salvo. Sostanzialmente, dal punto di vista del traffico non ci sarebbe alcun problema, perché di fatto la mia proposta comporterebbe semplicemente installare dei bollard davanti il monumento in questione in modo però da non consentire la sosta delle auto davanti la porta stessa (la visuale deve ovviamente rimanere sgombra in modo da consentire il libero godimento del monumento nonché del mare già da Porta Nuova), e nemmeno occorrerebbe cambiare i sensi di marcia! Semplice, no?  

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