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  • 21 ott 2020

    Via Roma, fra crisi nell'era di Amazon e speranze per il futuro

    di Antony Passalacqua

    Palermo - Un lento declino che sembrerebbe inesorabile e che continua ancora oggi a far abbassare le saracinesche. Via Roma sempre più una strada che dal punto di vista commerciale non è più attrattiva come i suoi vecchi fasti e col serio rischio chiusura di Rinascente, sarà un bel colpo all'immagine della strada. Ma cosa è accaduto in questi anni  che ha portato il glorioso asse stradale a questa crisi? E non sono in pochi a puntare il dito contro la Ztl colpevole  di aver fatto abbassare tante saracinesche. Ma è davvero così? Può una limitazione del carico veicolare incidere sulle attività commerciali quando alcuni metri più avanti nelle aree pedonali si rivaluta l'offerta commerciale e le persone si riappropriano degli spazi pubblici? Con onestà intellettuale dobbiamo evidenziare che la crisi di via Roma non è certo figlia degli ultimi 3 anni, da quando è stata istituita la Zona a Traffico Limitato, bensì è da ricercare fin dall'avvio dei centri commerciali in città. Dal 2009 anno di avvio del Centro Commerciale Forum sono sbarcati in città grandi brand internazionali e con essi una piccola rivoluzione negli acquisti a Palermo che avvantaggiano di sicuro il consumatore. Vengono colpiti noti marchi storici locali nel campo degli elettrodomestici, dell'abbigliamento ma anche i cinema, sanitari/hobbystica fai date. Fino ad arrivare ad oggi con il web, l'era del commercio digitale. E purtroppo pochissimi sono riusciti ad adeguarsi e/o fidelizzare la propria clientela, tanti sono i marchi storici che inesorabilmente hanno chiuso in via Roma e dintorni. Ma hanno chiuso anche in altre zone e basta farsi una passeggiata dalle parti di viale Strasburgo e via Restivo. Ecco, in circa 10 anni è mutato il mercato, il Centro Storico riscopre la sua vocazione turistica, e tante realtà locali non hanno saputo rinnovarsi dal punto di vista infrastrutturale, commerciale e senza affacciarsi al web, senza una vetrina commerciale sui vari marketplace o con una propria piattaforma web.  E nell'era di Amazon, senza questi strumenti difficilmente si potrà reggere. Quanto avvenuto per le vie Maqueda e Vittorio Emanuele dove c'è stata una completa mutazione dell'offerta commerciale, è la riprova che è cambiato il mercato e con esse le condizioni per ritornare a investire in quelle strade. Ma allora vanno aperti solo food store/pizzerie/paninerie/street food? Niente affatto, bisogna creare le condizioni per poter ritornare a investire in via Roma. Se da un lato abbiamo evidenziato le carenze degli imprenditori locali nell'affacciarsi al web e dotarsi di nuovi strumenti, da un altro lato ci si scontra con quello che in pochi raccontano: il caro affitti. Provate semplicemente a verificare dai singoli annunci di affitto le richieste (esorbitanti). Parliamo ad esempio di circa 25 mq con una richiesta di € 1200,00. La vicenda Rinascente ne è l'esempio più lampante. O addirittura tante sono le saracinesche abbassate in quanto i locali non sono più in regola con le vigenti normative urbanistiche. E tanti sono i costi per poter sanare/rimettere a norma i bassi che i proprietari si accontentano di tenerli chiusi. Qui potrebbe giocare un ruolo importante il Comune mettendo in campo incentivi per la ristrutturazione dei locali, sgravi fiscali a favore dei proprietari e sgravi per chi vorrà investire e....magari facendo cadere il tetto dei 200mq dall’articolo 5 del Piano urbanistico commerciale. Il che consentirebbe l'arrivo di ulteriori prestigiosi marchi. A seguire decoro urbano, sicurezza, trasporti e infrastrutture. Ok, c'è il 101 e con l'immissione in servizio di nuovi autisti vedremo più bus per strada dato che ogni giorno in rimessa rimangono altrettante vetture (nuove) per mancanza di autisti. Ma il 101 bisogna riuscire a prenderlo e le periferie giustamente reclamano un sensibile incremento delle corse.   Qualche spiraglio di luce. Qualcuno si domanderà sul perché continuano ad aprire minimarket sparsi o sul come vengono sostenute le spese di apertura e gestione. Beh, lasciamo ad altri organi questo compito, ma permetteteci una considerazione qui. Il minimarket nella sua semplicità rappresenta un negozio di vicinato. Quanti durante il lockdown hanno avuto necessità di reperire un prodotto (un pacco di pasta, biscotti, dentifricio, saponetto, acqua) nelle vicinanze dal proprio domicilio? Ebbene il lockdown ha dimostrato che non è necessario recarsi a tutti i costi presso il Centro Commerciale facendo anche a meno della domenica per fare gli acquisti. Si è riscoperta l'efficacia del negozio di vicinato, usanza che si era quasi persa.  Ci sono anche strade del Centro Storico dove le botteghe di artigianato riescono a fare rete fra loro, riaccendono le vetrine in stradine fino a ieri al buio, creano terreno fertile per attirare nuova clientela. E margini per investire su questo fronte ce ne stanno. Perché mancano panetterie di qualità, drogherie, lavanderie automatizzate, e magari rivitalizzare quelle poche botteghe artigiane storiche rimaste aperte. Sia chiaro, il commercio elettronico offre enormi vantaggi ma se non ci si muoverà più di casa neppure per acquistare di persona, via Roma diventerà un luogo fantasma.  

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  • 19 ott 2020

    AMAT | Rinnovamento della flotta autobus. Respinto il ricorso dell'impresa “Industria Italiana Autobus S.P.A”

    di Fabio Nicolosi

    Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (CGA) ha respinto il ricorso dell’impresa “Industria Italiana Autobus S.P.A” contro il Comune di Palermo che aveva disposto l'esclusione della società ricorrente dalla procedura aperta per la fornitura di 36 autobus urbani, suddivisa in 2 lotti finanziati nell'ambito del Pon Metro Città di Palermo 2014 – 2020. La prima gara era relativa ad un progetto di rinnovamento della flotta autobus con 10 vetture Diesel Euro 6 del tipo autosnodato a fronte della dismissione di 10 autobus obsoleti diesel Euro 2, già non più circolanti e attualmente a deposito. Le risorse Pon Metro per questo progetto sono pari a € 4.148.000. La seconda gara era, invece, relativa a 26 vetture, sempre classificate Euro 6, di lunghezza di 18 mt. Le risorse Pon Metro in questo caso sono € 6.900.000. Alla luce dell'espressione favorevole del CGA, è stato dato mandato al Servizio Contratti di procedere con urgenza agli adempimenti necessari per la stipula del contratto di appalto con l'aggiudicatario delle due gare, la società Irisbus Spa. La gara era stata aggiudicata nel maggio del 2018, ma la società Industria Italiana Autubus aveva contestato la propria esclusione, la cui validità, basata su alcune irregolarità nella presentazione dell'offerta, è stata invece confermata prima dal TAR e poi dal CGA. La sentenza del TAR era arrivata quasi subito già nel 2018, ma la società ricorrente aveva sollevato una presunta violazione del diritto comunitario, rendendo necessario un ulteriore pronunciamento della Corte Europea di Giustizia, avvenuto nel maggio del 2019. Poi il blocco delle attività giudiziarie dovute al Covid ha ulteriormente allungato i tempi del giudizio. "E' una sentenza che, ancorché positiva - afferma il sindaco Leoluca Orlando - non può non lasciare l'amaro in bocca. Questi autobus avrebbero potuto entrare in servizio già nel 2019 ma l'accanimento giudiziario della ricorrente, pur legittimo, ha determinato un ritardo di oltre un anno e mezzo. E mai come in questo momento di crisi avere più autobus in circolazione avrebbe un effetto positivo sulla città. E' una storia che racconta molto sulla necessità di una semplificazione radicale del sistema degli appalti che, pur garantendo trasparenza e tutela da rischi di corruzione e irregolarità, deve liberarsi da un intrico di norme complesse, a volte contraddittorie, spesso poco chiare e in conflitto fra loro". "Prosegue l'investimento dell'Amministrazione comunale per rendere più efficiente il trasporto pubblico locale. Il rinnovo della flotta di bus contribuisce, inoltre, a limitare le emissioni inquinanti e a migliorare la qualità dell'aria". Lo dichiara l'assessore all'ambiente e alla mobilità, Giusto Catania, commentando la notizia del respingimento da parte del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana del ricorso dell’impresa “Industria Italiana Autobus S.P.A” contro il Comune di Palermo, che aveva disposto l'esclusione della società ricorrente dalla procedura aperta per la fornitura di 36 autobus urbani.

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21 set 2020

Luigi Biondo: un grande palermitano “stranamente“ dimenticato

A Palermo in tutti gli ospedali o ambulatori della città troviamo un "padiglione Biondo", un "reparto Biondo",un "ambulatorio Biondo" o un "centro di vaccinazione Biondo". Eppure nessuno sa chi sia stato questo “signor Biondo” . Se  qualcuno cerca di saperne di più non trova niente, nemmeno su  Wikipedia. Ma allora chi era questo  misterioso “signor Biondo” ? Può sembrare strano ma il “ signor Biondo “ non era un grande luminare della medicina , anzi non era neanche medico, ma ha fatto per la sanità a Palermo più dello Stato , della Regione e del Comune, messi insieme. Infatti è stato il più  grande e generoso benefattore che Palermo abbia mai avuto : ha  donato, in vita,  ben quattordici importanti edifici, tra padiglioni ospedalieri e case di assistenza. In parole povere ha donato tutto il suo patrimonio personale per dotare Palermo di alcuni dei più importanti preside sanitari e assistenziali. Per raccogliere qualche informazione ho dovuto cercare tra gli archivi  dei giornali e ho trovato un vecchio articolo di Gabriello Montemagno da cui ho tratto le seguenti informazioni . Luigi Biondo,  era nato a Palermo il  1872  : apparteneva ad una famiglia di librai editori, proprietari di una tipografia in via del Protonotaro.on il padre e i fratelli, trasformo  l'impresa tipografica di famiglia in una vera e propria casa editrice, specializzata in libri scolastici e  collane per ragazzi  . Tra l' altro, crearono la maggiore fra le collane per ragazzi di quell' epoca, la "Bibliotechina aurea illustrata" che raccoglieva racconti e romanzi di autori come Edmondo De Amicis, Luigi Capuana, e le avventure di Emilio Salgari. Erano grandi appassionati di teatro, tanto che , acquistarono un' area durante la realizzazione di via Roma e ottennero la concessione dal Comune per edificare un teatro che, ancor oggi,  rappresenta il principale teatro di prosa di Palermo. Oltre  il Teatro Biondo, costruirono e gestirono per anni  il Kurssal  di via Emerico Amari  e il cineteatro Massimo (oggi Teatro al Massimo) di piazza Verdi. Inoltre attrezzarono l' edificio del teatro Biondo  con un elegante bar-ristorante, con il Salone delle feste, e con un albergo diurno affidato all' impresa milanese di Cleopatro Cobianchi. Alla fine degli anni Venti i fratelli  Biondo decisero di separare il patrimonio. A Luigi rimase lo stabile di piazza Verdi col cine-teatro Massimo e un cospicuo capitale in denaro.. Così Luigi, dopo la divisione dell'eredità, preferì  trasferirsi a Roma dove investì in speculazioni finanziarie e in borsa, accumulando uno straordinario patrimonio. Rimasto celibe, visse la sua lunga vita esclusivamente per il lavoro e per incrementare il suo capitale. Era un uomo  frugale e nonostante fosse molto ricco viveva semplicemente, senza lussi e agi. E tutto ciò non per avarizia, ma perché nutriva un grande sogno:  creare a Palermo  alcune  strutture sanitarie e assistenziali che né il Governo né la Regione ne  il Comune  erano stati capaci di realizzare. Così, negli ultimi anni di vita, ritorna a Palermo e si mette subito al lavoro . E, spinto da questo spirito filantropico, dota la città di ben quattordici complessi  sanitari e assistenziali, costruiti a proprie spese (senza contributi pubblici) nell' arco di soli sette anni, dal ' 58 al ' 65, per una spesa di oltre un miliardo di lire dell' epoca, Ed ecco, dunque, creare, in solo 7 anni,  e consegnare alla città  e ai vari enti pubblici Un fabbricato di quattro piani per l' Ospedale dei bambini; La Casa della madre e del bambino, edificio di due piani in piazza Danisinni; un padiglione per lo studio e la cura contro il cancro, al Policlinico; un fabbricato di due piani per la rieducazione dei minori disadattati, presso l' Ospedale psichiatrico di via Pindemonte; un grande fabbricato di cinque piani, con 115 posti letto, nell' ambito di Villa Sofia, da utilizzare - come annotò lo stesso Luigi Biondo - «ad ospedale geriatrico per i vecchi di ambo i sessi cronici, incurabili, paralitici che negli ospedali non li accettano»; un centro studi di gerontologia, da lui descritto come un edificio «con 60 comode poltrone in legno per studenti universitari per specializzarsi in malattie della vecchiaia, munito di cinema per proiezioni scientifiche»; un edificio di due piani a Villa Sofia, come ospedale pediatrico e traumatologico; un edificio di cinque piani in via Lazzaro, come "asilo nido permanente"; un edificio di tre piani quale padiglione di cardiochirurgia all' Ospedale Civico; un secondo padiglione per minori disadattati (due piani) all' Ospedale Psichiatrico, con questa annotazione: «commosso dalle lacrime dei genitori che hanno figli scemi»; un edificio di quattro piani in corso Calatafimi, quale casa di riposo per vecchi inabili e non abbienti; un edificio di tre piani in via Noce, quale ricovero per bambini fino ai 6 anni (Aiuto Materno); un ambulatorio dermosifilopatico all' Ospedale Civico;  un piano terreno come mensa popolare per i non abbienti. In parole povere,  buona parte delle strutture sanitarie di Palermo le ha fatte costruire lui !!! Alla fine, povero e senza un soldo, Luigi Biondo  morì  il 30 agosto 1967, all’età di 95 anni, ospite delle suore presso l' orfanotrofio da lui costruito in Via Noce. Al suo funerale erano presenti  solo….50 persone e nessuna autorità politica !!!!. Dopo tanta straordinaria generosità, la città “ stranamente” non gli ha mai dedicato una strada, neanche in periferia . E così abbiamo un “lungomare” dedicato, in pompa magna, a un discusso personaggio politico medio orientale ma nemmeno un vicolo per un uomo che ha dato tanto per questa città. COMPLIMENTI !!!!  P.S. Luigi Biondo “ giustamente” è stato dimenticato perché è un esempio imbarazzante e scomodo per i nostri “amministratori”. Un uomo che in soli 7 anni ha dotato, con i propri soldi,  la città di gran parte  delle sue strutture sanitarie e assistenziali  esistenti è un “ pessimo esempio”. E meglio “ promettere” e non fare niente o sperperare i soldi pubblici in opere inutili.

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18 ago 2020

Semafori photored: una rivoluzione per educare i palermitani?

Molti di noi, noi palermitani, viviamo o abbiamo vissuto lontani dalla nostra città. Abbiamo visto coi nostri occhi le città gestite da una buona amministrazione, dove ogni cosa pubblica ha un ufficio preposto alla sua manutenzione e soprattutto al suo miglioramento. Fuori Palermo, anche restando in Sicilia, ad esempio nella zona del ragusano, abbiamo imparato ad usare le rotonde, a dare le precedenze e ad utilizzare uno strumento fondamentale nella guida cittadina: la linea di arresto. Quando le auto, allo scattare del rosso, si fermano prima della linea di arresto, magicamente, le strisce pedonali restano sgombere, senza che i pedoni, i passeggini e le carrozzelle debbano fare nessuno slalom e nei momenti di traffico le auto riescono a defluire e l'incrocio resta libera per il flusso perpendicolare. Un fantastico metodo per controllare e educare i palermosauri all'utilizzo di questo magico strumento (la cui manutenzione, insieme a tutto il resto della segnaletica orizzontale e verticale, dovrebbe essere preoccupazione primaria dell'amministrazione) è il controllo del rosso semaforico, attivo in moltissime altre città. Allo scattare del rosso ti devi fermare, prima della linea d'arresto, altrimenti multa. Credo che sarebbe un'ottima soluzione. "Ma a Palermo i controlli sono una tantum e ci sono solo quando si deve fare cassa", molti direbbero questo. Io credo che i controlli e una campagna delle buone regole siano gli unici metodi efficaci per cambiare un po' di cattive abitudini che abbiamo qui a Palermo, dove tra clacson, slalom pedonali, marciapiedi rotti, ciclabili inesistenti, strade fatiscenti, parcheggi selvaggi e chi più ne ha più ne metta, la vita nella giungla cittadina risulta particolarmente stressante. Insieme, tutti insieme, con l'aiuto di un'amministrazione amica, possiamo riuscire a cambiare in meglio la nostra bellissima città. Riccardo

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  • belfagor
    IL “CASO PONTE CORLEONE E ORETO” ARRIVA IN PROCURA
    I consiglieri comunali di Palermo, Ugo Forello e Giulia Argiroffi, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica per segnalare " lo stato di precaria sicurezza del Ponte Corleone e del Ponte Oreto".
    Secondo i due consiglieri per i due ponti ci sono seri e concreti pericoli per l’incolumità pubblica :
    “a causa del degrado avanzato delle strutture, della mancanza di un’accurata e aggiornata ispezione tecnica, della scarsa manutenzione e della mancata volontà di far rispettare le stringenti limitazioni di velocità e transito”.
    L’esposto è accompagnato da una voluminosa documentazione che, nel caso del Ponte Corleone, inizia addirittura dal maggio del 2002.
    Allora l’ingegner Marcello Arici scrisse :
    “si sono determinate gravissime situazioni di dissesto strutturale in corrispondenza degli appoggi. Il dissesto è tale da generare una grave condizione di instabilità nella parte di impalcato semplicemente appoggiata con pericolo di crollo della stessa per una luce di 12,5 metri”.
    “Chiediamo alla Procura – spiegano i due consiglieri – di valutare eventuali fattispecie di reato e di considerare l’opportunità di richiedere d’urgenza il sequestro preventivo dei ponti Oreto e Corleone. Si tratta di passaggio doveroso di cui sentiamo tutta la responsabilità, insita anche nel ruolo istituzionale che svolgiamo. Dalla documentazione esistente il rischio risulta concreto e non vogliamo che questa città debba piangere per disastri e morti evitabili”.

    Se la Magistratura finalmente comincerà ad indagare sarà molto imbarazzante per gli “ amministratori” che in questi anni si sono succeduti , giustificare la loro colpevole inerzia.
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    20 ott 2020 13:17
  • peppe2994
    È arrivato il via libera definitivo ad impilare la spazzatura sulla sesta vasca piena. L'apice di una vicenda surreale che si trascina da sempre, non sia mai pensare ad una soluzione a lungo termine.
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    16 ott 2020 13:42
  • belfagor
    UNO STUDIO UE COLLOCA PALERMO ALL ULTIMO POSTO PER QUALITA’ DELLA VITA
    Palermo continua a "navigare" stabilmente all’ultimo posto nelle classifiche nazionali e internazionali .
    Questa volta non è “ Il Sole 24ore” ha confermare questo “primato “ poco invidiabile ma …… l’ Unità Europea.
    Uno studio Ue presentato in occasione della Settimana delle Regioni Ue, organizzata da Comitato delle Regioni e Commissione Ue ha confermato Palermo ……all’ultimo posto per qualità della vita
    Tale studio ha analizzato 83 città europee di medie e grandi dimensioni, di cui sei italiane (Bologna, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Verona).
    La soddisfazione espressa dai residenti italiani nelle sei città in questione oscilla infatti da un massimo del 92,9% a Bologna a un minimo del 63,8% a Palermo.
    Ormai Palermo appare in “ caduta libera” in tutte le classifiche internazionali che analizzano la vivibilità e la qualità della vita.
    Palermo è sempre più una città invivibile dove è difficile vivere ma anche morire.
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    16 ott 2020 06:20
  • belfagor
    IL PONTE DI CORLEONE E’ ORMAI ABBANDONATO AL SUO DESTINO
    Che il ponte di Corleone non è in cima delle priorità è ormai noto : infatti non solo il Comune ha perso i finanziamenti per il raddoppio ma da ben 2 anni il ponte non è più monitorato e controllato.
    Ormai sembra che gli “ amministratori” comunali non solo non siano più interessati al suo futuro ma neanche alla sua sorte.
    Dopo la notizia che i finanziamenti per il raddoppio del ponte erano stati persi , il presidente del Consiglio comunale, Salvatore Orlando correttamente chiese chiarimenti al sindaco.
    Orlando a sua volta si è rivolto all’assessore per avere notizie sull’attuale situazione ,sia del ponte Corleone che su quello di via Oreto.
    L’assessore ha chiesto allora chiarimenti ai suoi dirigenti.
    La risposta del dirigente del settore Infrastrutture del Comune di Palermo è stata ….”agghiacciante” :

    "Al fine di sgombrare il campo da ogni dubbio si rappresenta che non è possibile dare alcuna rassicurazione in ordine alla ricezione delle attività previste dalle "Linee guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio dei ponti esistenti" emanate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici .
    Ciò posto val la pena rappresentare che, nel tempo, ogni tentativo di avviare attività che avesse come obiettivo il censimento ed il monitoraggio delle infrastrutture stradali ed in particolare le strutture da ponte è stata vana.
    Il progressivo svuotamento delle professionalità presenti nel servizio o nella struttura tecnica viene evidenziata con forza dalla constatazione che, ad esempio, la relazione per la valutazione della sicurezza del ponte Corleone redatta ormai circa due anni fa, e quindi ormai da aggiornare, è stata redatta da un team di tre funzionari tecnici di cui due ormai posti in quiescenza ed uno dimissionario, a seguito di assunzione presso altro ente".

    In parole povere da più di due anni il ponte di Corleone, come anche gli altri ponti cittadini, non sono più controllati.
    Perche?:
    La risposta del dirigente è chiara :

    “Il Comune non ha né il personale né i fondi per controllare e valutare la sicurezza dei ponti della città, compreso quello al centro di mille attenzioni: il ponte Corleone sulla circonvallazione.”

    Visto che il ponte non è più controllato da nessuno , per evitare cedimenti o crolli è stato fissato il limite di velocità a 30 chilometri orari e un carico massimo di peso a 1,1 tonnellate.
    Peccato che non c’è nemmeno un cartello che avvisa i camionisti sul limite di peso .
    Ma anche se ci fossero i cartelli non c’è nessuno che potrebbe controllare il rispetto di queste limitazioni.
    Per la manutenzione l’Amministrazione aveva in bilancio solo….1 milione di euro che però non sono più disponibili ( sembra che siano stati dirottati per altre spese).
    Al Comune le priorità sono altre...........
    COMPLIMENTI !!!!!!
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    12 ott 2020 13:36
  • belfagor
    EMERGENZA RIFIUTI : AL PEGGIO NON C’E’ MAI FINE
    Chi si lamenta che la città è piena di rifiuti e i cassonetti sono stracolmi, ancora non ha visto niente.
    Il presidente della RAP, Giuseppe Norata, ha annunciato in una conferenza stampa che da domani potrebbe scattare ……….l’emergenza rifiuti !!!!
    “Da domani a Palermo potrebbe scattare l’emergenza rifiuti, avviso prima in modo che se ci dovessimo trovare con la spazzatura per strada e i cassonetti ricolmi si sappia che non è Rap ad avere generato la situazione. Da più di un anno siamo senza discarica, chiediamo a fasi alterne alla Regione Siciliana quale deve esse il destino dei rifiuti prodotti nel capoluogo”.

    Il presidente , oltre l’annuncio , ha spiegato la situazione :
    “In questo momento la discarica di Bellolampo non può più essere utilizzata. Abbiamo 5mila tonnellate di rifiuti indifferenziati abbancati davanti il piazzale antistante l’impianto di trattamento meccanico biologico, una presenza che interferisce negativamente con le operazioni di scarico dei compattatori che fanno raccolta in città. Inoltre, altre 25 mila tonnellate di indifferenziato sono nella stazione di trasferenza, un sito idoneo di stoccaggio, da sottoporre a trattamento”.

    L a situazione è aggravata anche da un inchiesta giudiziaria :
    “ Dopo l’inchiesta scattata per corruzione che ha coinvolto l’azienda Eco Ambiente Italia , abbiamo dovuto disdire il contratto di conferimento che riguarda l’indifferenziato e abbiamo più volte chiesto alla Regione di indirizzarci a un altro sito, ma niente. Poi a fine agosto un incendio doloso si è sviluppato nell’impianto di Trapani e abbiamo dovuto bloccare anche là il conferimento dell’indifferenziato, quindi, l’emergenza”.

    Cosa fare ?
    “Abbiamo un progetto stralcio per conferire nella sesta vasca subito 25mila tonnellate, ma potremmo arrivare complessivamente a 140 mila tonnellate con un percorso di autorizzazione ad hoc Aspettiamo da mesi che arrivi il via libera da parte della Regione”

    Appare evidente che tale proposta del presidente Norata sarebbe un palliativo , un modo per tamponare l'emergenza

    P.S. La RAP ha le sue gravi responsabilità ma la Regione siciliana certamente non sta aiutando Palermo ad uscire da una situazione drammatica .
    Forse se invece di continuare a parlare solo di discariche e di un ipotetico piano di raccolta differenziata ,che a Palermo è fallito miseramente, si cominciasse ha costruire un.......... termovalorizzatore ?

    Sia il Comune che la Regione sono contrari e allora rassegniamoci all’emergenza rifiuti perenne .
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    09 ott 2020 05:43