Segnalazione
08 set 2017

L’alluvione di Palermo del 1557

di belfagor

Parlare di alluvioni quando da mesi non piove e c’è il rischio di razionamento idrico, può essere considerato un esempio di eccessivo e inutile allarmismo.. Nella realtà non è così. Storicamente si ricordano poche ma disastrose alluvioni : nel 1557, 1666, 1769, 1772, 1778, 1851, 1862, 1907, 1925 ed infine l'alluvione del 1931 Molte di queste grandi alluvioni sono avvenuti dopo periodi eccezionali di caldo o di siccità. Ciò è dovuto al fatto che dopo un periodo di  grande caldo il terreno ,arso dal sole, diventa impermeabile all’acqua piovana . Inoltre i temporali, dopo tali periodi di siccità, sono violenti e improvvisi . Impropriamente si parla di “bombe d’acqua, perchè vengono scaricate in poche ore grandi quantità di pioggia che il terreno non riesce ad assorbire. Se a questo si aggiungono le responsabilità umane e la scarsa manutenzione e prevenzione … il danno è fatto. Nella storia di Palermo le alluvioni, come abbiamo ricordato, sono state poche , anche se molto disastrose. La prima, di cui abbiamo testimonianze storiche , fu quella  del 27 settembre 1557, in assoluto quella più disastrosa. L’estate di quell’anno era stato molto calda e siccitosa, per tale motivo la gente sperava che piovesse. Non sappiamo se si organizzarono processioni o si invocarono le varie sante protettrici della città ( ancora erano 4), in tal caso dobbiamo pensare che si esagerò con le invocazioni e le processioni.Tra il 21 e il 22 settembre 1557 finalmente inizio a piovere. Purtroppo la tanto invocata pioggia continuò , senza alcuna pausa ,sino al 27 quando le precipitazioni s' intensificano rovesciando sulla città «acqua senza fine et cum vehemenzia extrahordinaria». Al tramonto del 27 le precipitazioni assumono le caratteristiche di un nubifragio e il “ muro-diga” , costruito nel 1554 ( cioè tre anni prima),  all' altezza del ponte di Corleone per intercettare le acque che scendevano da Monreale per dirottarle nel fiume Oreto ,cedette. L' onda di piena con il suo carico di fango e detriti si riversò verso la città «con multa furia» e intorno alle 20 colpì con estrema violenza le mura cittadine all' altezza della chiesa dell' Itra. Nonostante tali mura fossero spesse un metro e ottanta, non resistettero alla violenza dell’acqua e cedettero ,provocando una breccia lunga quarantaquattro metri e alta quattro (ampia cioè circa 176 metri quadrati) . L'acqua in piena  entrò in città e si riapproprio dell’antico corso del Kemonia ( che era stato incanalato sotto la città) continuando il suo percorso sino a Ballarò e allagando la piazza della chiesa del Carmelo. L’acqua in piena proseguì per via dei Calderari  danneggiando il monastero della Martorana e quello della Moschitta oltre a far crollare molte case. Incanalandosi per la via dei Lattarini l' acqua si divise in più braccia: Una parte allago la Vucciria vecchia, mentre un' altra distrugge i magazzini di frumento vicino la chiesa di Nostra Signora della Misericordia e i depositi di legname. Le travi trasportate dalla furia della piena martellarono come degli arieti le case e le botteghe della Loggia dei Catalani  ( l’attuale Vucciria) ,il cuore pulsante del commercio e della finanza palermitana, distruggendo  quasi tutto  .L' onda di piena s' incanalo, quindi, nella strada della Merceria per dirigersi verso la Cala dove, abbattendo le mura vicino alla Dogana vecchia, esaurì la sua corsa devastatrice gettandosi in mare. La massa d' acqua che si era riversata nelle strade della città fu imponente dato che raggiunse ,nelle strade coinvolte, un livello fino a tre metri. Le prime luci dell' alba del 28 settembre  illumino  una città devastata e invasa dal fango e dai detriti. I cadaveri giacevano nelle strade, nelle chiese, sotto le macerie e nel mare, dove galleggiano accanto alle carogne degli animali sorpresi nelle stalle.Un testimone del tempo così descrisse la catastrofe : «horribile la obscurità della notte, li terremoti delle case che cascavano, li stridi de li homini, li ululati delle donne et lo spavento della morte con la continua pioggia». Dopo il disastro si cominciò a fare un primo bilancio dei danni .Il maestro Razionale  del Regno scrisse che le vittime erano stati almeno duemila, mentre  gli animali da soma morti superavano le 200 unità. La stima dei danni  fu di circa duecentomila scudi computando anche un migliaio di case completamente distrutte, oltre tremila salme di frumento irrecuperabili, merci, tessuti, arredi di numerose case scomparsi nel fango. Il Pretore e i giurati palermitani organizzarono i soccorsi ripulendo le strade, puntellando le case pericolanti e, soprattutto, facendo seppellire i morti. Un vero e proprio flagello di Dio che il cardinale di Palermo esorcizzò, tanto per cambiare,  imponendo tre giorni di penitenza, confessioni, digiuni e partecipazione a processioni. Una tempesta perfetta provocata da un evento meteorico eccezionale che s' innestò sui guasti provocati dall' azione degli speculatori edilizi e ( tanto per cambiare) sulle difficoltà da parte dell' amministrazione comunale  a mettere in sicurezza il territorio. Dopo il disastro si cominciarono a cercare i responsabili .La versione ufficiale attribuì  tale responsabilità a un gabelliere che aveva ostruito con delle fascine  la  condotta del maltempo per impedire che i contrabbandieri la  utilizzassero . Ma le responsabilità  ,e i responsabili, erano altre. Una relazione di Don Pietro Agostino, Maestro razionale del Regno, inviata al vicerè Juan de la Cerda duca di Medinaceli il 7 ottobre 1557, permette non solo di ricostruire l' evento, ma anche di comprendere le reali cause e le responsabilità. Nel 1505 gli abitanti della città ammontavano a 25 mila mentre al momento del disastro la popolazione era triplicata.La città perciò era cresciuta, in pochi anni, notevolmente. Bisognava trovare nuove aree per costruire nuove case. Palermo era ancora una città medievale, ristretta dalle mura difensive, con strade strette e tortuose, e aspirava a diventare una città rinascimentale al pari delle altre realtà urbane italiane ed europee. Bisogna perciò recuperare aree destinate all' edilizia abitativa, e ciò poteva avvenire solo se si utilizzavano  anche quelle aree sottoposte a rischio idrogeologico come quelle che insistevano nell' area del fiume Kemonia, tradizionalmente sottoposte a inondazioni in caso di maltempo. Per tale motivo , bisogna favorire la lottizzazione e la speculazione edilizia poiché la città aveva  fame di spazi edilizi. E qui si inseriscono gli speculatori. Era necessario deviare e canalizzare i fiumi cittadini per creare aree edificabili. Con i soldi pubblici vengono intercettate le acque meteoriche che da Monreale s' incanalavano nella depressione che porta alla Fossa della Garofala (viale delle Scienze). Il Senato di Palermo, conscio del pericolo, aveva costruito nel 1554 ( cioè appena 3 anni prima) un muro-diga a due miglia dalla città all' altezza del ponte di Corleone per intercettare  tali acque per  deviarle nel fiume Oreto. Perciò , da una parte gli speculatori  che si accaparrano i terreni alluvionali , per pochi soldi, dall’altra parte il Senato che le rende edificabili, una specie di Sacco di Palermo ante litteram. Per esempio , un certo La Valli,  che si era arricchito esercitando  la professione  dell' aromataro  e …..del prestito a usura, compra per pochi soldi dei terreni in un area soggetta al rischio  d’inondazione ,cioè   in Via Castro, poi costruisce ben 500 abitazioni., tutto questo con la complicità degli amministratori cittadini che rendono edificabili tali terreni. L'eccezionale evento meteorico mette allo scoperto tale speculazione. Tale relazione di Don Pietro Agostino, Maestro razionale del Regno, è stata trovata ……dopo secoli, “ben conservata” negli archivi . Alla fine la colpa di tale disastrosa alluvione fu del….. gabelliere che aveva ostruito con delle fascine  la  condotta del maltempo per impedire che i contrabbandieri la  utilizzassero. P.S. Queste cose accaddero nel lontano  1557, ben 460 anni fa. Oggi certamente non potrebbero accadere …… o no.    

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07 apr 2017

La bonifica del fiume Oreto danneggia i volatili?

di Fabio Nicolosi

EDIT 2: Nel pomeriggio la Forestale ha diffuso un comunicato stampa in cui afferma di aver bloccato i lavori e smentisce il comune EDIT: Con riferimento alla falsa notizia riportata stamattina da una testata giornalistica locale e dall'Agenzia ANSA seconda la quale "sono stati bloccai dagli uomini della forestale i lavori di pulizia del fiume Oreto" perché l'amministrazione "doveva richiedere i pareri di valutazione di incidenza ambientale" si sottolinea che detta notizia è destituita di qualsiasi fondamento e che i lavori proseguono e proseguiranno senza interruzione. Gli Agenti della Guardia Forestale, recatisi oggi pressi gli uffici del Comune, hanno infatti costatato la assoluta correttezza del procedimento amministrativo in quanto i lavori in questione sono unicamente oggetto di comunicazione e non soggetti ad autorizzazione. Nessun provvedimento è stato quindi intrapreso per l'interruzione dei lavori. Dopo l'avvio dei lavori di bonifica del fiume Oreto era apparso sui social una protesta da parte della Lipu Sezione di Palermo che consigliava di sospendere i lavori: In merito alla “bonifica” (così soprannominata dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando) del fiume Oreto che sta avvenendo in questi giorni per protrarsi anche nelle prossime settimane, la Lipu di Palermo esprime pareri molto duri e contrastanti. Raso al suolo tutto il verde che faticosamente era cresciuto dopo l’ultima “bonifica” fatta nel 2005. Già distrutte le nidificazioni in atto di specie peculiari dell’ambiente fluviale come la gallinella d’acqua, l’usignolo di fiume e probabilmente anche il corriere piccolo (Charadrius dubius), oltre a tutti gli altri passeriformi largamente diffusi nel corso d’acqua come fanelli, cardellini, passeri e ballerine gialle. Compromesse anche alcune popolazioni di rettili e anfibi come la rana verde e la natrice dal collare. Dura la posizione della Lipu - Il Comune rischia una denuncia per violazione delle normative vigenti sulla tutela della fauna nidificante - dichiara Giovanni Cumbo, Delegato della Lipu di Palermo - Uova, nidi e nidiacei sono protetti dalla legge 157/92 ( Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). Nulla da obiettare ad interventi anche di bonifica come l’intervento sulla sicurezza, valutando però, come prevede la legge, specie per i corsi d’acqua, la valenza naturalistica dei posti. Ormai da alcuni anni – continua Giovanni Cumbo - stiamo monitorando costantemente il tratto cittadino del fiume constatando la netta ripresa della fauna nidificante e svernante. Nel periodo invernale, infatti, il fiume si riempie di uccelli che scendono dal nord Europa per passarvi qui i mesi freddi, come gabbiani comuni, cormorani e varie specie di aironi. Nell’ultimo inverno, grazie alla rigogliosa vegetazione, i volontari Lipu hanno osservato anche alcune specie particolari di uccelli acquatici come il beccaccino, l’alzavola, il mestolone e il fischione. Un visitatore invernale è anche l’aquila minore. Avvistato qualche anno fa addirittura un fenicottero che portava tra l’altro un anello alla zampa, e dalla lettura dell’anello con un cannocchiale è stato constatato che provenisse dalla Spagna! Il luogo è inoltre frequentato in tutta la bella stagione da centinaia di rondini, ed è anche luogo di caccia di rapaci come la poiana e il gheppio. La Lipu, dunque, chiede al Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, di non utilizzare inutili quanto devastanti e costose ruspe ed altri mezzi pesanti direttamente nell’alveo fluviale. La pulizia di detriti e rifiuti può avvenire benissimo senza bisogno di asportare la vegetazione. Non è corretto parlare di piante e alberi infestanti – spiega ancora Cumbo -, non è rimuovendo la vegetazione che si migliora il decoro urbano (così come si sta facendo per le alberature stradali), ma incrementandola. La Lipu, inoltre, s’informerà se il Comune abbia tutte le autorizzazioni necessarie per compiere questo tipo di lavori. Ed ecco cosa hanno risposto dal Comune: Con riferimento alle proteste di una associazione circa i lavori di pulizia, dragaggio e manutenzione idraulica dell'alveo del fiume Oreto, si precisa che nessun intervento è in corso sulla vegetazione che è parte del bacino idrico naturale. I lavori si svolgono in particolare nel tratto dell'alveo che è stato cementificato negli anni '50 e dove, sul calcestruzzo, si sono accumulati ingenti quantità di sedimenti instabili e rifiuti, sui quali si è sviluppata una vegetazione infestante. L'accumulo di questi materiali determina condizioni di rischio idraulico e per altro si tratta di sedimenti soggetti a smottamenti nel caso di piogge intense con aumento della portata idrica. Inutile sottolineare che i lavori sono stati programmati e sono svolti nella più stretta osservanza della prescrizioni di legge per situazioni come quella del fiume Oreto. Possiamo dormire sonni tranquilli sapendo che nessun volatile verrà maltrattato? O dobbiamo andare a verificare che effettivamente i lavori stanno riguardando solo i tratti cementati e la vegetazione infestante? Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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04 apr 2017

Pulizia straordinaria del Fiume Oreto, elezioni in avvicinamento?

di Fabio Nicolosi

Saranno avviati questa mattina i lavori di pulizia straordinaria (rimozione detriti e rifiuti, eliminazione della vegetazione infestante) del fiume Oreto. "Questi interventi di protezione idraulica si affiancano a quelli in corso da alcuni mesi, effettuati da Reset e da un'impresa esterna che, in particolare, provvede alla sistemazione e riparazione degli argini dei canali della città." ha dichiarato il vice sindaco Arcuri Per cinque anni poco o nulla si è fatto per migliorare e tenere puliti gli argini del fiume Oreto e proprio a pochi mesi dalle elezioni ecco le varie pulizie straordinarie. Interventi simili ne abbiamo visti e ne vedremo tantissimi, ma quanti si ricordano delle promesse elettorali di Orlano..Il famoso Parco dell'Oreto con tanto di riqualificazione della Costa Sud? Interventi che non sono mai partiti, anzi non sono mai stati pianificati. E intanto il fiume, da sempre ricettacolo di rifiuti è stato maltrattato da noi cittadini che sia tramite scarichi abusivi, sia tramite discariche illecite lo arricchiamo ogni giorno di nuovi accessori. Gli unici lavori visti sul fiume Oreto sono stati operati da SiS durante la realizzazione del nuovo ponte Bailey e della passerella pedonale. Siamo stufi di interventi straordinari, vogliamo interventi programmati e manutenzione continua, soprattutto di luoghi come il Fiume Oreto che potrebbero essere riqualificati per dar vita a veri e propri parchi e aree verdi. Oltre che essendo un fiume a carattere torrentizio in caso di piena straordinaria l'ingente quantità di rifiuti potrebbe causare danni enormi all'intera città. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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25 nov 2016

VOTATE | FAI: I luoghi del cuore: Salviamo il Fiume Oreto!

di Fabio Nicolosi

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano e Intesa Sanpaolo SpA, in partnership, promuovono l’ottava edizione del censimento “I Luoghi del Cuore” che si rivolge a tutti i cittadini italiani e stranieri chiedendo loro di segnalare i luoghi italiani che amano e che vorrebbero vedere difesi, valorizzati, recuperati. Obiettivo del progetto è la sensibilizzazione di cittadini e istituzioni sul tema della tutela e della valorizzazione del patrimonio storico, artistico, naturalistico del Paese. Perché? Nel 2013 a seguito della grande partecipazione registrata alla sesta edizione del censimento, FAI e Intesa Sanpaolo hanno introdotto, in collaborazione con il MiBACT, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del turismo, un nuovo meccanismo di selezione degli interventi. Il Bando offre la possibilità, a tutti i luoghi che hanno ricevuto almeno 1.000 voti, dal 2016 la soglia minima viene portata a 1.500 voti – un risultato importante, frutto di una mobilitazione impegnata e appassionata – di presentare una specifica domanda per beneficiare di un intervento diretto da parte della Fondazione. Cos'è il Bando? Un invito rivolto a tutti i luoghi, con almeno 1.500 voti, per richiedere un intervento, con la condizione che vi siano un preciso programma di azione e certezze sui primi finanziamenti. L’intervento dovrà rientrare in una di queste tipologie: Intervento di recupero/ restauro/ riqualificazione a fronte della presentazione di un progetto o di un lotto di progetto Iniziativa di promozione/valorizzazione Istruttoria presso gli Enti di Tutela per apposizione vincoli o richiesta di verifica di progetti ritenuti lesivi del Luogo del Cuore Chi può partecipare? Tutti i proprietari, i concessionari, gli affidatari o i portatori di interesse dei luoghi che hanno superato i 1.500 voti, secondo la classifica ufficiale, del censimento appena chiuso, presente su questo sito. Tempi e modalità Il nuovo Bando sarà aperto dopo l’annuncio ufficiale dei risultati, a partire da marzo 2017. I documenti necessari saranno scaricabili in questa pagina e andranno compilati insieme agli allegati richiesti, sia in formato digitale che in quello cartaceo. Quando avverrà l'annuncio dei luoghi selezionati? L'elenco dei luoghi selezionati sarà pubblicato sul sito de I Luoghi del Cuore nell’autunno 2017. I luoghi scelti beneficeranno di un intervento diretto da parte del FAI e di Intesa Sanpaolo. Cosa è successo negli anni passati? Il Bando è stato lanciato per la prima volta nel 2013, rivolto a tutti i luoghi che alla sesta edizione del censimento avevano ricevuto almeno 1.000 voti. La prima edizione del Bando per l’assegnazione di contributi ha riscontrato un enorme successo: 128 i luoghi coinvolti, 70 richieste pervenute in 17 diverse Regioni. Comuni, Province, Comitati, Associazioni Fondazioni e Soprintendenze hanno accolto l’invito e si sono attivati rinnovando lo spirito partecipativo che anima l’iniziativa creando sinergie sul territorio per agire concretamente a favore di quei beni così amati dai cittadini. 16 sono stati i luoghi scelti dalla commissione interna del FAI e interessati da un intervento. Nel 2015 il risultato è stato ancora più importante, con 257 luoghi coinvolti e 103 progetti presentanti in 15 regioni. La commissione composta da rappresentanti del FAI, che ha condiviso gli esiti con i Segretariati Regionali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del turismo, ha valutato le domande ricevute in base ai parametri stabiliti, ha selezionato 19 beni su cui intervenire in 15 regioni. Ma torniamo a noi... Quest'anno il comitato Salva L'Oreto ha inserito il Parco Dell'Oreto all'interno di questo concorso e adesso siamo alla scadenza. Ricordiamo il documentario di Igor D'India di qualche anno fa che mostrò con una videocamera lo stato dei luoghi dalla foce alla sorgente. Mancano pochi giorni, ma anche pochi voti affinché il progetto possa vedere luce. Vi chiediamo dunque di contribuire con dei semplici passaggi cliccando su QUESTO LINK Buona votazione, vi lasciamo con la descrizione del Fiume Oreto presente sul sito del FAI: L'Oreto (chiamato in epoca araba Wadi al-Abbas) è un fiume siciliano che scorre nella Valle dell'Oreto e con un bacino che si estende nei territori dei comuni di Altofonte, Monreale e Palermo. Lungo circa 20 chilometri, ha la sorgente a sud di Palermo, nella cosiddetta Conca d'Oro, lungo la dorsale del Monte Matassaro Renna; da qui in poi scorre verso la periferia sud del capoluogo siciliano per andare a sfociare nel Mar Tirreno. La foce è visibile dal ponte del lungomare Sant'Erasmo. Corso d'acqua a carattere torrentizio, anche nei mesi più caldi conserva un deflusso sufficiente per la presenza di molte sorgive lungo il proprio corso e per la ricchezza della falda che lo alimenta: nel1997, ultimo dato disponibile, la portata media mensile del fiume ha oscillato fra un massimo di 1,87 metri cubi al secondo (registrato in gennaio) e un minimo di 0,116 metri cubi al secondo (registrato in agosto). Dal 1980 al 1997, la portata massima si è registrata nel gennaio del1981 (5,876) e la minima nell'agosto del 1993 (0.031). L'Oreto riceve acqua da tre affluenti principali, il Torrente dei Greci, il Vallone Piano di Maglio e il Vallone della Monaca. Tra le sorgenti principali, Api, Alloro a Vigna d'Api, Villa Renda, Santa Maria e Fontana del Lupo. Il bacino del fiume si estende per circa 129 chilometri quadrati, dal Monte Gibilmesi fino alla foce, nella zona di Sant'Erasmo, a Palermo. Il bacino, secondo l'ultimo piano regolatore approvato dal Comune di Palermo, dovrà diventare un'area protetta: ma fino ad agosto del 2006 l'area era ancora particolarmente inquinata, per la presenza di numerosi scarichi fognari abusivi e di alcune discariche abusive. Dati tratti dal Rilevamento delle caratteristiche dei bacini ideografici comprendenti corpi idrici significativi o di particolare interesse, a cura della Regione Siciliana, anno 2004. Lungo il corso del fiume Oreto sono presenti molti ponti che congiungono le sponde della Valle dell'Oreto, quelli attualmente conosciuti risalgono dal XII secolo in poi: Ponte Corleone, Ponte di Mare, Ponte della Grazia, Ponte di Fiumelato, Ponte Rotto, Ponte delle Teste mozze, Ponte Oreto, Ponte Parco (o di Monreale), Ponti "della Ferrovia", Ponte della Guadagna, Ponte Bailey. Oltre il Ponte dell'Ammiraglio ormai non più percorso dal fiume e risalente al 1113.

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