Segnalazione
10 apr 2018

I LATTARINI: il mercato “alternativo” dei giovani del “68”

di belfagor

I Lattarini è uno dei quartieri più antichi di Palermo, che nel complesso ha mantenuto la struttura viaria originaria.  Avrebbe origine  arabe:  il  viaggiatore  ‘Iban Hawqal , visitando Palermo intorno al X secolo , lo descrive come “spazioso” e ricco di pozzi. Era posto tra le due città murate, il Cassaro, cioè la vecchia città,  e la Kalsa (  al Khalisa, che significa la pura o l’eletta) cioè la cittadella fortificata dell’emiro, alla quale si accedeva per mezzo di quattro porte,sede e residenza del potere politico arabo. Si trovava ubicato tra la grande moschea di  ‘Iban  Siqlab (che in seguito diventerà una sinagoga e poi sarà trasformata nell’odierna  Chiesa di San Nicolò da Tolentino ), Piazza Sant’ Anna e l’attuale Piazza  Cassa di Risparmio, dove un tempo sorgeva la Chiesa dell'Immacolata Concezione e il convento dei Mercedari riformati scalzi.  Racchiudeva due quartieri minori, quello ebraico  di  Al Hdrat al Yahud e quello di Abu Himaz.  Sembra che il nome Lattarini  derivadal fatto che in questo quartiere si  trovava il mercato dei droghieri  o delle spezie  ( Souk el attarin ). A conferma di tale ipotesi c’è da ricordare che in molte città arabe , per esempio Tunisi, il mercato dei droghieri, chiamato Souk el attarin,  si trova vicino alla più grande moschea della città . Era perciò un quartiere di mercanti e per secoli mantenne tale originaria funzione. In seguito le botteghe dei droghieri furono sostituite da botteghe dove si vendevano teloni, corde, forniture per calzolai e bordature per cavalli e carrozze.In epoca moderna queste attività furono soppiantate e comparvero i venditori di abbigliamento casual e capi di vestiario specifici per le diverse professioni. Ai Lattarini si trovavano inoltre le migliori locande ed affittacamere della città, che ospitavano soprattutto  i mercanti che venivano dalla provincia e qualche viaggiatore facoltoso. A conferma della forte vocazione mercantile del quartiere c’è da ricordare che,  nel  Vicolo della Madonna del Cassaro , si svolgeva la cosiddetta “piccola Borsa” dove si radunavano mercanti ,negozianti, sensali e i proprietari dei vari bastimenti per vendere o comprare le merci sbarcate alla Cala o per noleggiare tali bastimenti. Quando nel 1895  , come previsto dal piano di risanamento del rione Lattarini, si creò una grande piazza,  fu chiamata in un primo momento  Piazza Borsa.  Ciò fece pensare ai posteri che a Palermo era esistita una “ Borsa” simile a quella di Milano o di Londra.  Nulla di più falso, ciò che accadeva nel quartiere non aveva nulla a che vedere con  “l’alta finanza”  o con il capitalismo affaristico . Non si compravano o vendevano azioni  ne si quotava il prezzo dell’oro ma….. patate, grano ,vino o spezie orientali, allora più preziose dell’oro. Il sistema viario del quartiere è ancora quello medievale e probabilmente seguiva l’antico tracciato arabo . Il quartiere fu quasi distrutto e profondamente strasformato dall’apertura del 2° tronco della Via Roma. Del vecchio quartiere rimase solamente la Via Grande Lattarini ,che dalla Discesa dei Giudici  e dalla piazza S. Anna, arrivava fino a Piazza Cassa di Risparmio ( la vecchia Piazza Borsa). In questo quartiere troviamo Piazza Croce dei Vespri . Nei secoli passati alcuni scavi avevano fatto riaffiorare delle ossa umane, che avevano alimentato la leggenda che qui erano stati  seppelliti gran parte dei francesi trucidati dal popolo durante la “ rivolta dei Vespri siciliani”, nel 1282. Per tale motivo nel 1737 al centro della piazza fu posta una colonnetta di marmo con in cima una croce in ferro in ricordo di tali vittime. Nella realtà questi resti non avevano niente a che fare con il massacro dei soldati francesi, infatti in questa zona c’era il cimitero del quartiere ebraico di  Al Hdrat al Yahud e anche un cimitero dei frati del convento di S. Anna. Perciò ci troviamo di fronte a un falso storico simile a quello che sostiene  che ai Lattarini si trovava il palazzo dell’ odiatissimo governatore angioino Visconte Giovanni di Sanit –Remy. Una targa muraria, dettata nel 1875 da Isidoro  La Lumia e tuttora apposta tra via Sant'Anna e piazza Croce dei Vespri, identificò tale palazzo in coincidenza del Convento francescano annesso alla Chiesa di Sant’ Anna ( attuale Galleria d’arte moderna ) e  al limitrofo palazzo Bonet . In realtà tali edifici furono edificati molti secoli dopo i fatti .  Sempre in Piazza Croce dei Vespri sorge  Palazzo Valguarnera- Ganci , famoso per l'ambientazione  del famoso ballo del film "Il Gattopardo” Intorno agli anni 60 il quartiere divenne il luogo preferito di tanti giovani. “ alternativi”.  Allora non esistevano i Centri Commerciali e i negozi erano ancora quelli “ borghesi” dei primi del novecento  che certamente non soddisfacevano le nuove  esigenze  dei giovani capelloni e dei  futuri contestatori del 1968. Ai Lattarini si potevano trovare, anche di seconda mano, i primi blue jens , giubbotti e giacconi di foggia militare, zaini e borse,  tende per campeggio e i mitici eskimo. Qualche commercianti teneva nascosti , nel retrobottega, “roba forte”, come…… le magliette con il volto di Che Chevara o le prime “mini gonne”, naturalmente in tessuto jens, che permettevano alle ragazze di mostrare scandalosamente le….. ginocchia. I prezzi erano bassi e alla portata di tutte le tasche e, come in tutti i mercati arabi che si rispettano, era obbligatorio contrattare il prezzo. Andare ai Lattarini era allora un fatto “trasgressivo” e “rivoluzionario”, un atto di “ribellione verso la “società capitalistica e consumistica” ma era soprattutto  un atto di emancipazione dalla famiglia d’origine.  Molti di quei ragazzi compravano per la prima volta , senza la supervisione dei genitori, un capo d’abbigliamento. Molti di questi indumenti rimasero ben nascosti dentro gli armadi e non furono mai indossati . Una cosa era comprarli un’altra cosa era indossarli.  Anche alla “ contestazione” e alla “trasgressione” c’era un limite Ogni tanto da qualche polverosa cassapanca delle nostre case compare, ben nascosti in fondo, qualche vecchio capo, spesso mai indossato e ancora con l’etichetta originale, e veniamo assaliti da antichi ricordi : un velo di malinconia  compare nei nostri occhi  che si inumidiscono, forse a causa della polvere o  forse perché tali capi ci ricordano un tempo ormai passato, quando si era innocenti e pieni di speranze e di ideali. Quei capi polverosi , nascosti e dimenticati nel fondo di una cassapanca, sono il  simbolo del fallimento di una generazione. Fu il primo mercato “alternativo”, un luogo “proibito” per tanti ragazzi che tra quelle stradine si emanciparono e si  sentirono  finalmente liberi. Oggi rimane ben poco di quel quartiere e di quell’atmosfera.  Oggi c’è la “movida” e i giovani d’oggi per sentirsi “ liberi “ utilizzano altri  "metodi”  e nei retrobottega dei negozio non si trovano più  le magliette con il volto di Che Chevara o le prime scandalose “mini gonne” ma altra “ roba forte”.   “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”

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04 apr 2018

VIDEO “On the street” | La nuova viabilità alle spalle di Piazza Castelnuovo

di Giulio Di Chiara

Dopo il giro a "Ballarò", oggi vi proponiamo il video che documenta la nuova viabilità in vigore dopo gli ultimi provvedimenti nei cantieri dell'Anello Ferroviario. In molti ci avete chiesto di specificare meglio i nuovi sensi di marcia e anche le condizioni del traffico in zona. Così abbiamo realizzato queste riprese  di un pomeriggio lavorativo per documentare, seppur parzialmente, questi due aspetti. Il percorso ha preso il via dalle strade limitrofe il Palazzo di Giustizia, per proseguire in via Paternostro (oggetto di chiusura), sino in via E. Amari. Lasciamo alle immagini il compito di spiegare le modifiche alla viabilità, ma nel frattempo potete anche notare: le condizioni dell'asfalto gli ingorghi laddove c'è un incrocio di flussi veicolari il cantiere di via E.Amari che ora si appresta a spostarsi verso Piazza Castelnuovo Molto particolare percorrere un tratto di via Dante in direzione Piazza Castelnuovo, finora prerogativa soltanto di mezzi speciali, forze dell'ordine e mezzi pubblici. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Instagram: https://www.instagram.com/mobilita.palermo/  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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16 mar 2018

Corsia ciclabile via Maqueda, nuova segnaletica in arrivo

di Antony Passalacqua

L'attuale tavolo tecnico permanente presso l'assessorato al Traffico e Mobilità, di cui fanno parte rappresentanti di Amat, Università di Palermo, Mobilita Palermo, Palermo Ciclabile-Fiab, Polizia Municipale, ha evidenziato i "disguidi" che crea l'attuale corsia ciclabile di via Maqueda. Via Maqueda pedonale in questi anni ha "consacrato" il proprio successo come riconquista di spazi pubblici. L'enorme afflusso di pedoni oggi va inevitabilmente in conflitto con l'attuale corsia ciclabile monodirezionale istituita a Giugno 2014, e che oggi è solo in vigore dalle 7 del mattino fino alle ore 10. Ricordiamo che tale fascia oraria è stata istituita per consentire il transito in sicurezza delle bici in concomitanza agli orari di apertura al traffico di via Maqueda. Ma questo non significa che le biciclette non dovranno più circolare oltre tale orario. Il trasnito è consentito come in tutte le aree pedonali ma prestando anzitutto attenzione all'utenza debole quali pedoni. e con un'andatura decisamente moderata. Ma nonostante la presenza della segnaletica verticale, non pochi sono i ciclisti che ignorano tali segnali pretendendo chissà quale precedenza dopo le ore 10.00  o addirittura imboccando incautamente la corsia ciclabile da corso Vittorio Emanuele già durante gli orari di apertura al traffico. Come ultimo tentativo, si rimarcheranno gli orari di "validità" della corsia ciclabile con apposite scritte verniciate lungo la stessa corsia. Se non leggono i cartelli verticali dovranno per forza leggere la segnaletica orizzontale... Ricapitoliamo: la corsia ciclabile è monodirezionale dal Teatro Massimo in direzione Quattro Canti e percorribile solo durante gli orari di apertura al traffico veicolare privato, 07.00-10.00; oltre tale orario, è possibile transitare in bicicletta su questo tratto di via Maqueda con un'andatura moderata (presenza massiccia di pedoni) e in entrambe le direzioni di marcia. Pertanto prestate sempre la massima attenzione ai pedoni, ed evitate di percorrere la corsia contromano durante gli orari di apertura al traffico. La corsia in ogni caso decadrà a tutti gli effetti non appena cominceranno i lavori di pavimentazione dell'intero tratto stradale, e via Maqueda verrà commutata da Ztl ad area pedonale (Settembre-Ottobre 2018). Ma ancora prima non appena si riuscirà ad attualizzare il progetto della pista ciclabile bidirezionale lungo via Roma. Di questo aspetto, pubblicheremo giù la prossima settimana un approfondimento tecnico sui perché di questa scelta rispetto altre vie. Ci auguriamo che l'apposizione della nuova segnaletica possa evitare spiacevoli incidenti e inutili conflitti sociali. Biciclette e pedoni devono convivere in maniera pacifica, rispettandosi reciprocamente.  

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Segnalazione
14 mar 2018

Il futuro “nebuloso” della costa sud e di mondello

di belfagor

Qualche mese fa è accaduto un fatto “storico”. La famiglia Castellucci da sempre legata alla Società Italo Belga ,che gestisce dal 1909 la spiaggia di Mondello, non è più rappresentata nel nuovo Consiglio di Amministrazione , anche se continua ad avere un consistente pacchetto azionario della società. La Società italo belga,nata nel 1909 con il nome di Les Tramways de Palerme Societé Anonyme, ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita di Mondello. Infatti oltre  alla bonifica  (ad inizio secolo Mondello  era una vera e propria palude malsana), ha realizzato collegamenti stradali e tramviari, servizi idrici, fognari, d'illuminazione, ed ha costruito anche  l’antico stabilimento balneare. Cosa c’è dietro tale storica decisione? Con le dimissioni di Gianni Castellucci, non ci sarebbe solo un semplice rimescolamento dei vertici azionari. Il posto di Gianni Castellucci è stato preso da Giovanni Tomasello, ex segretario generale dell'Ars andato in pensione a 57 anni con una buonuscita milionaria. Gli altri componenti  del CdA sono espressione degli azionisti napoletani della Italo-Belga, esponenti del mondo delle professioni (avvocati e commercialisti) che  detengono la maggioranza delle quote societarie. Sotto la gestione Castellucci, la  Società Italo-Belga ha vissuto anni di conflitto con l'amministrazione comunale . Qualcuno sostiene che tale “colpo di mano”  sarebbe stato “ispirato” da Palazzo delle Aquile ma tale ipotesi non è mai stata confermata. Quello che è certo e che fino al 31 dicembre 2020 la “nuova” Società  Italo-Belga, senza i Castellucci, continuerà a gestire la spiaggia di Mondello. Dopo scadranno le proroghe ai concessionari e, in base alla direttiva Bolkestein, dovranno celebrarsi , eventualmente, nuove gare. Il Comune di Palermo, attraverso il PUDM (Piano di utilizzo del demanio marittimo), ha previsto sostanzialmente una maggiore presenza di spiagge pubbliche nella Costa Nord  ( Mondello, Addaura, Sferracavallo ecc. ecc.) destinando ai privati la Costa Sud.  In parole povere,  dal 2021 il Comune vorrebbe gestire ( direttamente o indirettamente) le spiagge della Costa Nord ( soprattutto Mondello e  Addaura ) e lascerebbe ai privati la gestione della Costa Sud.  Ciò comporterà una profonda trasformazione della Società Italo-Belga ( con sede a Bruxelles), che  da “società che gestisce  cabine” si dovrà trasformare in un'azienda di servizi che dovrà confrontarsi con la concorrenza,  il territorio e con la politica. Che faranno i Castellucci ? La famiglia Castellucci, ormai soci di minoranza,  nel passare ad altri  la gestione della Società sembra  voglia gettare "uno sguardo interessato alla pianificazione del litorale della Costa Sud". A rivelarlo fu qualche mese fà lo stesso Giuseppe Castellucci - ex componente del Cda, nonché uno dei figli  di  Gianni ( ex amministratore delegato) - che però in una intervista   fu  molto cauto: ” Un investimento a Romagnolo? "Non lo escludiamo - rispose Castellucci - ma allo stato attuale non c'è ancora l'intenzione di sviluppare altri affari nel settore del turismo balneare. Abbiamo tuttavia dimostrato di saperlo fare questo lavoro e soprattutto riteniamo da privati di aver contribuito allo sviluppo della città…..Ci sono tante analogie tra la Mondello d'inizio '900 e la Romagnolo di oggi .Non si possono però commettere errori fatti in passato, se si vuole arrivare allo sviluppo della Costa Sud". Effettivamente le perplessità di Giuseppe Castellucci sono fondate. Una cosa è bonificare e costruire in una zona deserta, come era Mondello all’inizio del  900, un'altra cosa è “ bonificare” e rilanciare una zona abitata e con tanti problemi. La viabilità della Costa sud  è un disastro, mancano parcheggi , servizi decenti e alberghi. Inoltre l’abusivismo e un certo degrado sociale sono un freno per qualunque investimento privato. Per non parlare dell’annoso problema dell’inquinamento del Fiume Oreto. Però appare evidente che gli interessi e lo sviluppo turistico si stanno spostando verso questa direzione . La Costa Sud, senza gli errori , gli orrori e le strumentalizzazioni politiche  fatte nel passato, può diventare il volano, forse l’unico, per il rilancio e  lo sviluppo di una città da anni agonizzante. La Costa Sud può diventare “ una nuova Mondello”, però ci vogliono i capitali e la volontà politica. Peccato che attualmente tutto questo manca. Di progetti ce ne sono tanti, per esempio, nel giugno 2017 è stato presentato un interessante  proposta dall’associazione  BALAD . Si trattava di un progetto per la riqualificazione di un tratto della Costa Sud, di circa 2 chilometri, precisamente quella che va dalla foce del fiume Oreto al vecchio pontile abbandonato di via Messina Marine . Tale progetto si limita a prospettare il recupero di una parte della Costa sud,  quella dove il “risanamento” non comporterebbe espropri massicci di edifici abusivi. Inoltre la vicinanza con il Foro Italico ( da risanare dopo l’abbandono di questi anni ) , il Porticciolo di Sant’Erasmo ( che  il nuovo presidente dell’Autorità portuale ha promesso di recuperare) e il restauro quasi ultimato dello Stand Florio ,certamente potrebbe aiutare tale progetto. In quella occasione  il  sindaco Orlando  dichiarò :“Entro dicembre ( 2017) avremo completamente balneabile la Costa Sud, ben 7 km di costa per il quale abbiamo approvato il Pudm (Piano di utilizzo del Demanio marittimo ), prevedendo che 4,4 km saranno concessi ai privati con benefici e investimenti di lavoro».  Dall’ estate 2018, quindi, Palermo, secondo il sindaco Orlando, dovrebbe avere una “ nuova Mondello”. Bello, peccato che tale dichiarazione è stata fatta durante l’ultima campagna elettorale amministrativa e da allora tutto tace, o quasi.. Il 20/02/2018 su “Blog Sicilia” è stata pubblicata una notizia “ sconvolgente”. Si sarebbe svolta una riunione riservata fra amministrazione comunale, costruttori e investitori privati per riprendere il famoso progetto dell’acquario (di cui si era parlato nel lontano 2014). La possibilità di una simile realizzazione ,sembra, nascerebbe da una cordata di finanziatori rappresentata dall’imprenditore Flavio Mazza. Il progetto sarebbe notevolmente ridimensionato rispetto all’idea originale del grande acquario da 50 milioni di euro che si pensava di realizzare alla Cala..  . Il nuovo progetto, sempre secondo le indiscrezioni, sarebbe stato illustrato, nelle linee generali, dal dott.  Mazza nel corso di un incontro al quale avrebbero preso parte, oltre ad altri imprenditori della cordata, l’architetto Piras, i consulenti dello studio legale Gallo, il presidente del collegio dei Costruttori ANCE di Palermo, Fabio Sanfratello , l’ assessore Emilio Arcuri  e Lorenzo Ceraulo ,per il Comune di Palermo. La nuova idea prevede un investimento di soli 10 milioni di euro (contro i 50 del primo progetto). L’acquario, notevolmente ridimensionato, dovrebbe sorgere  non più alla Cala ma  nell’area del ‘mammellone’ alla Bandita. Il progetto sarebbe ancora in embrione ma le perplessità sono tante. Il limite fondamentale di tale progetto è, come al solito, la viabilità e i parcheggi  della zona.  A proposito qualcuno fa notare che insieme all’assessore Emilio Arcuri non era presente  l’attuale assessore alla viabilità ma Lorenzo Ceraulo  ( ex assessore al traffico della giunta Cammarata) in qualità di esperto. Forse per questo motivo sembra che il Comune vorrebbe “ riesumare”,  il vecchio progetto dello Svincolo di Brancaccio). Speriamo che non sia la solita promessa pre-elettorale. P.S.  Siamo ormai  quasi alle porte della nuova stagione balnearia e francamente non ci sembra che la promesse fatta dal nostro sindaco  :“Entro dicembre (2017 ) avremo  completamente balneabile la Costa Sud”  sia stata mantenuta. Come anche la promessa che :“4,4 km saranno concessi ai privati con benefici e investimenti di lavoro». Eppure qualcosa sembra muoversi . Speriamo che finalmente alle promesse si passi ai fatti concreti  Inoltre siamo un po’ preoccupati per il futuro della Costa Nord. Fino al 31 dicembre 2020 la “nuova” Società  Italo-Belga, senza i Castellucci, continuerà a gestire la spiaggia di Mondello. Dopo scadranno le proroghe ai concessionari e, in base alla direttiva Bolkestein, dovranno celebrarsi nuove gare. Ma ancora siamo in alto mare e il futuro appare nebuloso. Non vorremmo che dal 2021 Mondello diventerà una “nuova Costa sud”.    

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Segnalazione
21 feb 2018

La palermo araba, ma cosa c’è rimasto?

di belfagor

Si parla tanto del famoso “ Percorso Arabo - Normanno” di Palermo. Tale percorso rappresenta la  principale attrazione del programma di “ Palermo capitale italiana della cultura 2018”. Nella realtà tale percorso presenta alcune criticità e molti  aspetti discutibili. Cosa c’è di arabo in tale percorso? Che Palermo sia stata dominata dagli arabi è un fatto storico che nessuno contesta. Che la cultura araba abbia avuto un ruolo importante nella nostra cultura è un altro dato di fatto. Se però ci chiediamo cosa è rimasto di arabo nella nostra città, purtroppo la storia non possiamo stravolgerla per motivi politici. Dopo un lungo assedio, Palermo fu conquistata dagli Arabi nel 831 d. c.  Tutta l’Europa , dopo la caduta dell’Impero Romano d’occidente si trovava in una profonda crisi culturale, economica e morale. Erano anni bui e l’arrivo degli arabi rappresento un fatto importante e certamente positivo per la Sicilia. Gli Arabi rimasero a Palermo e in  Sicilia per ben 243 anni. La città , durante tale dominazione, raggiunse un  alto livello di splendore e prosperità. Fu sede di un Emirato e  con i suoi  300.000 abitanti, fu la città più popolata del mondo arabo, dopo Costantinopoli. Durante tale dominazione, la città si ampliò notevolmente, soprattutto al di fuori delle vecchie mura assumendo  la classica forma rettangolare che conosciamo  La prima  di queste espansioni urbane in periodo Arabo fu  la Kalsa, una vera e propria cittadella fortificata che venne costruita nel 937 nell'area in prossimità della attuale Cala. Era munita di 4  porte e serviva a fronteggiare gli eventuali attacchi , da terra e dal mare. Si trattava di una città nella città che  accoglieva i palazzi del potere degli Emiri e gli edifici della classe dominante dei fatimiti. Successivamente Palermo conobbe altre espansioni fuori le mura  e si costruirono nuovi quartieri e nuovi palazzi. Uno di questi quartieri costruiti  a Nord del Cassaro era chiamato "harat as Saqalibah", meglio noto come il "quartiere degli schiavoni”, il  quartiere  più popolato e il vero cuore pulsante della città. Mentre il Cassaro e la Kalsa erano destinati a residenza dell'apparato dirigente e amministrativo oltre che militare,, il quartiere degli schiavoni era destinato ai mercanti e pertanto tendeva ad accogliere tutti le attività commerciali.. Era un quartiere multietnico  tipico delle città di mare.  Come scrive il grande storico Illuminato Peri  nel suo libro  “Sicilia Mussulmana” :"Palermo divenne il centro preferito della immigrazione musulmana, richiamando non solo militari ma anche mercanti. Non mancarono gli israeliti, i persiani i siriani e gli africani  richiamati dal clima e soprattutto dal  ruolo assunto dalla città, di emporio del commercio più redditizio fra l'oriente e l'Africa da una parte e i paesi dell''occidente cristiano dall'altra". Il viaggiatore arabo Ibn Hawqal descrisse alcuni antichi mercati  della città . In tal senso è interessante rilevare che ancora oggi  tali mercati arabi sorgono  negli stessi luoghi di alcuni mercati tradizionali della città come Ballarò, la Vucciria , il Capo e Lattarini. Del resto, per fare un esempio, l'origine del termine "Lattarini" deriva da  “ Souk el attarin “. " che vuol dire mercato dei droghieri  o delle spezie . Dalla via Calderai alla via Divisi, invece si estendeva il quartiere della moschea, testimoniato dalla presenza di un vicolo che ancora oggi riporta il nome di Vicolo della meschita. La Palermo araba fu  decantata dai numerosi viaggiatori come una città splendida ,ricca di moschee (si dice fossero ben trecento) e di bellissimi palazzi. Purtroppo gran parte di tali moschee non erano altro che chiese cristiane trasformate in moschee. Ibn Gubayr, viaggiatore arabo, descriveva Palermo come una città ricca di meravigliosi palazzi, giardini e parchi che circondavano la città come "i monili cingono i colli delle belle dai seni ricolmi". Descrisse con meraviglia  per esempio il "qasr Ga'far"  cioè il  castello nei pressi della sede dell' Emiro Ga'far. Con  un'ampia peschiera e con un'isola al centro; tale lago era alimentato dalle acque provenienti dalla sorgente del Maredolce. Oggi quel castello è   noto come il Castello di Maredolce   che  nonostante sia stato recentemente restaurato , stranamente non rientra nel famoso “itinerario Arabo Normanno”, forse perché di arabo è rimasto poco o nulla Può sembrare strano ma uno dei dati caratteristici della presenza araba a Palermo più dei monumenti,  furono i giardini. La studiosa  Paola Campanella in un articolo dal titolo  “ Gli arabi e i normanni a Palermo”, scrive: “ Grazie alla grande quantità di sorgenti esistenti gli arabi crearono meravigliosi  giardini che riprendevano i modelli persiani e, essendo posti intorno alla città in posizione dominante, erano circondati da muri ed erano ripartiti in modo geometrico. Canalette d'acqua, circondate da aiuole fiorite, agli incroci recavano fontane e confluivano in bacini più ampi, i cosiddetti laghetti, che spesso avevano un'isola artificiale al centro. Intorno, spazi aperti erano appositamente dedicati all'esercizio della caccia e alla sperimentazione di tipo agronomico. Con la dominazione Araba giunsero infatti in Sicilia molte specie vegetali, tra cui i noti limoni e gli aranci. I giardini ne erano ricchi, come del resto erano ricchi di fiori profumati, come i gelsomini, e di palme. Possiamo immaginare i profumi che si spigionavano da questi campi, dove era uso degli islamici recarsi a disquisire di argomenti scientifici .Anche l'edilizia minore della Palermo araba aveva dei lati caratteristici contrassegnati da una costante presenza di giardini che si frapponevano tra le varie unità edilizie.” Quello che oggi colpisce , nonostante i 243 anni di presenza araba, è la   mancanza di tracce architettoniche relative alla loro presenza a Palermo, tanto che si può affermare che gli unici resti di architettura islamica in Sicilia  si trovano fuori Palermo, e cioè  i Bagni di Cefalà Diana, monumento che stranamente non è stato inserito, e neppure citato, nel famoso itinerario. Arabo- normanno Per la dottoressa Paola Campanella “La mancanza di permanenze architettoniche relative alla presenza degli Arabi a Palermo è ancora oggi poco indagata. Le testimonianze di carattere religioso sono del tutto irrilevanti e analogamente può dirsi di quelli a carattere militare” Perché ? Tale scarsità di monumenti arabi va ricercato nel periodo della dominazione Normanna. Nel  1072,  un esercito al seguito, Roberto il Guiscardo e il Conte Ruggero entrarono a Palermo segnando la fine della dominazione Araba e l'inizio di quella Normanna. Al figlio del Conte Ruggero, Ruggero II, dobbiamo i maggiori monumenti di epoca normanna a Palermo; molte moschee, in questo periodo, vennero distrutte per far posto a chiese la cui architettura  però risentiva fortemente delle precedenti costruzioni islamiche. I normanni ammiravano l’arte araba e utilizzavano manovalanza  e artigiani arabi per costruire i loro monumenti, che però di arabo hanno poco. Sono monumenti normanni influenzati dall’ architettura  araba o presunta tale. Le famose cupolette rosse, che caratterizzano molti dei monumenti dell’itinerario arabo normanno, non sono ne arabe ne normanne ( in nessuna città araba si trovano) ma un “invenzione”, certamente riuscita,  ottocentesca . Infatti  molte di questi monumenti “arabi” non sono altro che monumenti normanni restaurati dall’architetto Giuseppe Patricolo  intorno alla metà del 1800. In un interessante e provocatorio articolo  , pubblicato il 1/12/2016 sul “ Fatto Quotidiano “, Donato Didonna  scrive :“Non sono uno storico dell’arte, ma, nel silenzio di chi avrebbe più competenze delle mie per parlare, non posso non denunciare la mistificazione storica del sito UNESCO " Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale" che contribuisce, nell’immaginario collettivo di cittadini, guide e turisti, a consolidare il mito di una Palermo araba cui si vorrebbe attribuire di tutto: dai monumenti del percorso alla ricetta originaria della cassata o della granita siciliana. Comprendo le ragioni “politiche” dell’Unesco nel voler ricercare un momento di convivenza pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani che sia d’esempio per i nostri giorni, ma una certa pace e la tolleranza in Sicilia si ebbero dopo la dominazione araba, non durante, sotto i re normanni ……Molto di quello stile che comunemente viene detto “arabo” altro non è che l’elemento orientaleggiante dell’architettura bizantina,  Per onestà intellettuale va quindi ribadito che nessuno dei monumenti del percorso Unesco è stato realizzato durante la dominazione araba in Sicilia, ma solo un secolo dopo, una volta consolidatasi la dominazione normanna che:” ha voluto celebrare se stessa con monumenti che sintetizzassero, in un originalissimo stile architettonico ed artistico, le varie influenze culturali presenti nell’isola, a cominciare da quelle bizantine.Per esempio la chiesa di San Cataldo , con le sue caratteristiche cupolette rosse (rimaneggiate nel XIX sec.) non è mai stata una moschea ma una chiesa normanna”. Il dott. Didonna, anche se in maniera “poco diplomatica “ ha messo in evidenza la vera criticità di tale “itinerario Arabo- Normanno”, cioè tale itinerario di Arabo ha molto poco. Infatti , oltre la Chiesa di San Cataldo , anche , la Zisa, San Giovanni degli Eremiti, la Martorana, la Cuba,  e le Cattedrali di Palermo , Monreale e Cefalù, non furono costruiti dagli arabi ma dai Normanni. Gli arabi di prima dell’anno mille non erano portatori di una propria architettura. Erano dei  nomadi,  berberi figli del deserto,  che però  furono i portatori di conoscenze pratiche (es. sistemi di irrigazione), di piante da frutto (es. arance e limoni ) e di altri vegetali dall’oriente, soprattutto da quella grande civiltà che fu la millenaria civiltà persiana, che non ha nulla a che spartire con la cultura araba.  Ebbero certamente il grande merito di salvare dai barbari del nord Europa testi filosofici greci, furono esperti navigatori, studiosi della geografia, delle stelle come della matematica ma non furono grandi costruttori e architetti e soprattutto non furono tolleranti e non furono un grande esempio, per i nostri giorni, di convivenza pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani P.S . Forse un analisi più accurata  degli “esperti” che hanno individuato tale “ Percorso arabo normanno” avrebbe evitato tale falso  storico. Nessuno mette in dubbio il grande ruolo degli arabi in Sicilia ma se vogliamo ricordarli degnamente dobbiamo ricreare quei meravigliosi giardini  ricchi di  fiori come i gelsomini e la zagara, che profumavano l’aria, di palme e di laghetti. La Palermo araba era una città ricca di verde e di acqua, molto lontana dalla Palermo di oggi.

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15 gen 2018

Un tavolo tecnico permanente sulla mobilità ciclabile a Palermo

di fiabpalermo

Lo scorso 11 Gennaio 2018, un gruppo di ciclisti urbani ha percorso le vie del centro alla ricerca di una soluzione ciclabile. I ciclisti erano: l'Assessore alla Mobilità Iolanda Riolo,  l' Ing. Domenico Caminiti con un suo collaboratore, l'Arch. Silvana Chirco, funzionario dell'ufficio traffico, l'Arch. Chiara Minì, presidente di Fiab Palermo Ciclabile, l'Arch. Antonino Daniele Panzarella, vicepresidente Fiab, Antony Passalacqua, vicepresidente di Mobilita Palermo, Giovanni Guarneri, presidente di Ciclabili Siciliane. A Dicembre  2017 infatti, L'Assessore Riolo ha voluto la creazione di un tavolo tecnico permanente con il fine di risolvere in maniera pratica e puntuale le necessità e le problematiche che si evidenziano nella mobilità ciclabile a Palermo, concertando direttamente con i portatori di interesse le soluzioni pratiche alle urgenze sulla mobilità a Palermo. Uno dei punti chiave da risolvere è l'eliminazione definitiva della corsia ciclabile posta in via Maqueda, che ricordiamo essere attiva solo dalle 7 alle 10 del mattino, in condizione di carrabilità. In previsione di una totale pedonalizzazione della strada, urge la cancellazione di una pista che in questi mesi ha creato solo dissapori e continue divergenze tra pedoni e ciclisti. Ma non si escludono neppure interventi/soluzioni su via Roma con la realizzazione di una pista ciclabile bidirezionale, valutando gli attuali flussi di traffico e la presenza di due corsie preferenziali per bus. Senza inserire una condizione di promiscuità con la corsia dell'autobus, FIAB Palermo ha proposto la ricerca di una "terza via", ovvero una linea percorribile posta tra via Maqueda e via Roma che possa essere una strada preferenziale ad uso ciclabile. In sella alle nostre bici ed alle BiciPa Bikesharing, abbiamo materialmente percorso il tracciato proposto per verificarne la fattibilità e le necessarie modifiche, inserimenti di segnaletica ed inversioni di sensi di marcia. La Ciclabilità a Palermo è possibile e necessita di essere semplificata e normata. E dall'incontro di stamattina, sembra che tutti i presenti abbiano apprezzato il percorso per la praticità e la perfetta predisposizione ad essere proposto anche come percorso cicloturistico. E lo ammettiamo: ci siamo ritrovati ad alzare il naso continuamente per godere di ciò che Palermo ci regala in ogni angolo remoto e ci siamo anche divertiti!!! Rimanete sintonizzati dato che si preannunciano novità, incrociamo le dita! Foto: D. Panzarella, 14/01/2018 Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Segnalazione
08 gen 2018

Storia del servizio postale a palermo

di belfagor

Prima del 1549 non esisteva un servizio postale a Palermo, dunque, se qualcuno doveva inviare una missiva, si doveva arrangiare . In quell'anno Don Francesco Zappata fu nominato “ Maestro delle Poste del Regno di Sicilia”, in parole povere, ebbe in concessione dall'Imperatore Carlo V il servizio postale per tutto il territorio della Sicilia . Non si sa se abbia pagato tale concessione, si suppone di no. Considerando lo stato delle strade cittadine e siciliane ( potrà sembrare strano ma erano peggio di quelle attuali) francamente tale “onore” era soprattutto un onere. Tale titolo, con la relativa concessione pervenne, per eredità , nel 1624 a Donna Vittoria De Tassis che riuscì a farselo assegnare “in perpetuo”, questa volta pagando 49.000 ducati castigliani. Si trattavadi una grossa cifra ma si vede che il servizio cominciava a rendeva abbastanza, tanto che la Regia Corte si riservò la possibilità di “riscattare” la concessione restituendo la somma ricevuta. La sede di tale servizio era presso Palazzo Marchese che si trova in Vicolo dei Corrieri tra Piazza Aragona e Piazza Cattolica( dietro Piazza Borsa). Il palazzo, chiamato comunemente della Correria Vecchia , possiede un ampio ingresso che consentiva l'accesso delle vetture. Il palazzo è stato recentementeoggetto di lavori di recupero statico, dopo anni di incurie che ne avevano compromesso la staticità. Questo antico servizio postale fu svolto per generazioni appunto dai membri della famiglia Marchese, che in tutto il regno erano conosciuti come “maestri di posta” Nel 1734, sempre per ereditarietà, la concessione pervenne a Donna Vittoria Di Giovanni sposata a Fabrizio Alliata e Colonna, Principe di Villafranca. Il Principe, che gestìva per conto della moglie il servizio, decise di trasferire la sede nel suo splendido palazzo, a Piazza Bologna, dove rimase fino al 1786, anno in cui il servizio venne riscattato dal governo borbonico. Secondo il contratto il governo avrebbe dovuto restituire la grossa cifra che Donna Vittoria De Tassis aveva versato nel 1624, ma come è ben noto,, lo Stato è celere ad incassare un po' meno a restituire. Infatti solo nel....1834 , dopo innumerevoli cause e solleciti, il governo restituì tutta la cifra. Dopo la nazionalizzazione del servizio postale la sede fu trasferita in una palazzina,   ( ex sede della Corte Pretoriana non più esistente) e nella vicina …... Chiesa di San Cataldo. Che uno dei più importanti monumenti dell'arte “Arabo” (?) -normanna sia stato trasformato in un ...ufficio postale non deve sorprenderci. Passano i governi e i regimi ma la burocrazia è sempre la stessa, inefficiente ma soprattutto ignorante. Nel 1875 la sede delle Poste ritornò a Piazza Bologna, di fronte alla “vecchia sede” di Palazzo Alliata, e precisamente nella Chiesa del Convento del Carminello ( non più esistente). In questa sede rimase fino al 1936 quando si trasferì nell'imponente Palazzo delle Poste di Via Roma . L’edificio, inaugurato nel 1934,  era stato progettato dall’architetto Angiolo Mazzoni. Lo stile è tipico del Razionalismo italiano fortemente influenzato dalla cultura futurista. Anche se fu costruito dal fascismo effettivamente è un bel palazzo. In tempi recenti la sede delle poste si è trasferita in Via A. De Gasperi, in un nuovo, efficiente ma...brutto palazzone. P.S. Un tempo la gente aspettava con trepidazione l’arrivo del postino. Ricevere una lettera era un evento importante che, in alcuni casi, poteva cambiare la tua vita. Potevi ricevere la lettera della fidanzata, bella e ricca, che accettava la tua proposta di matrimonio, notizie da lontani parenti americani  dove un notaio ti informava che avevi ereditato i loro sostanziosi  beni, una  lettere che comunicava che avevi vinto il concorso per usciere all’Assemblea regionale oppure che eri stato esentato dall’obbligo del servizio militare per … deficienza toracica ( anche se eri campione di lotta libera). Oggi le uniche lettere che riceviamo sono o quelle pubblicitarie che ti vogliono vendere ciò d cui non hai di bisogno o  lettere di qualche candidato sconosciuto che ti invita a votarlo in ricordo della “vostra antica amicizia” o “cartelle pazze” del Comune che ti intimano perentoriamente a pagare  l’IMU o la TARI  che tu avevi diligentemente pagato da tempo o ancora lettere di qualche ONLUS che ti chiede soldi per non meglio precisate attività umanitarie. Qualche volta può persino capitare di ricevere una lettera, ingiallita dal tempo, da uno zio morto decine di anni prima che ti comunica che lo zio  ti ha diseredato perché non rispondevi alle sue missive ( lettere che naturalmente non avevi mai ricevuto! Ormai le poste si occupano di tutto meno che di recapitare lettere, e quando le ricevi, non sono altro che avvisi di pagamento o multe. E allora pensi con nostalgia a quei bei tempi lontani quando ancora non avevano istituito il servizio postale!

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