Segnalazione
15 dic 2017

Quando l’ultima disinfestazione della piscina comunale?

di istepa

Salve, Oggi e' successo un fatto increscioso che volevo condividere. Premesso che mia figlia di anni 7 e' iscritta alla scuola nuoto e paga regolarmente gli ingressi in piscina oltre la retta annuale alla societa', mentre faceva la doccia, dalle condutture dell'acqua fuoriusciva uno scarafaggio di considerevole dimensione che circolava comodamente nelle doccie. Tra lo stupore e lo sconcerto mi son chiesta ma l'ultima disinfestazione a quando risale? Esistono dei controlli per evidenziare lo stato igienico sanitario. Ci ritroviamo a pulire i nostri bambini in mezzo a ciuffi di capelli e peli. Per non parlare dei bagni senza serrature e carta igienica. E noi contribuenti continuiamo a pagare infrastrutture che meriterebbero di essere ambite e invece sono sempre piu' abbandonate la nuova generazione ha tanto bisogno di essere educata ed indirizzata verso lo sport ma a condizioni piu' igienica.

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Segnalazione
14 dic 2017

Mobilità difficile a Palermo per invalidi in carrozzina, esempi in Piazza San Domenico e Via Giovanni Meli

di Antonio Cimino

Il 26 novembre scorso, con mia moglie disabile, siamo stati costretti a estenuanti gimcane tra balate e marciapiedi. In copertina potete notare il veicolo parcheggiato in corrispondenza di scivolo per disabili, Via Giovanni Meli, verso San Domenico a sinistra. Qui sotto invece i varchi con dissuasori in Via Roma, angolo Via Coltellieri, che impediscono di accedere a Piazza San Domenico perché troppo stretti, costringendo a salire e scendere dal marciapiede. .

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Segnalazione
13 dic 2017

Avete mai provato a camminare degnamente a piedi?

di azziesse

Ciao ragazzi, io e la mia famigliola (composta da me, mio marito e il mio figlioletto di quasi due anni) viviamo a Palermo da un anno e mezzo, da settembre abbiamo comprato casa. Siamo diventati ufficialmente cittadini di Palermo. Volevo illustrarvi le problematiche che affronto ogni qualvolta esco a piedi (con passeggino). Via Montepellegrino, a parte lo squallore dell’immondizia abbandonata dagli esercenti e consumatori del mercato ortofrutticolo, ma nessuno si accorge di quanto sia impossibile camminare degnamente a piedi? Lasciando stare i marciapiedi altissimi senza rampa di acesso (poveri disabili) , ma le strisce pedonali? Invisibili, sono talmente sbiadite che si fa fatica a vederli. Già per riuscire ad attraversare devo sbracciarmi perche gli autisti palermitani hanno sempre molta fretta non possono fermarsi, poi con le strisce invisibili (avete idea di quanti tir passano da quella strada?). Una volta che attraversi miracolosamente, devi fare mille deviazioni perché ovviamente dall’altra parte della strada proprio sulle strisce ecco il parcheggio selvaggio. Si perché il palermitano deve parcheggiare sulle strisce, e poi arriva quello che si parcheggia in doppia fila accanto a quello che si parcheggia sulle strisce. Questo succede SEMPRE.Gli attraversamenti pedonali sono dei parcheggi. Continuando nel nostro percorso, si palesa ancora l’inciviltà, ma voi che avete cani perché siete così poco rispettosi e pensate che potete far defecare i vostri cani ovunque senza ripulire? File davanti ai negozi di toilettatura per farli risplendere e poi gli fate fare i bisogni ovunque perché tanto che importa siamo all’aperto. Siete degli incivili e luridi. Poi la Rap e i suoi cassonetti, ma lo sapete che devo scendere dal marciapiede a volte perché hanno messo i cassonetti in un modo che non mi è possibile passare con un passeggino? L’altro giorno in via dei Cantieri (che a spazzatura è messa veramente molto male) attraverso sulle strisce e cosa mi ritrovo dall’altra parte? I cassonetti della spazzatura? Sulle strisce??? Ma siamo pazzi. Palermo, è la mia città, la nostra città. Io la adoro, sono felice di viverci, ma non capisco perché bisogna lasciare all’abbandono e all’inciviltà le strade. Perché non ci sono controlli, perché i vigili urbani non si fanno mai un giretto per controllare il rispetto o meno del codice della strada. Perché non si multano tutti coloro che sporcano le strade utilizzandoli come bagni a cielo aperto per cani. Perché non si ampia la raccolta differenziata per tutta la città? La mia zona è una discarica di rifiuti ingombranti, perché quelli che abitano nelle zone dove non ci sono cassonetti, vengono qui a buttare tutto. Avete presente l’Astoria Palace ? Quanti turisti vi alloggiano? E cosa vedono quando escono? Una fogna a cielo aperto. Io sono una mamma, e guido un passeggino, in qualche modo riesco a districarmi, ma un disabile come fa a girare per queste strade? Come si può vivere dignitosamente in questa città? Questa è via Montepellegrino, questa è la mia Palermo. Grazie.

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06 dic 2017

Il mistero della “sparizione” del villino Deliella: “uno scempio urbanistico imperfetto”

di belfagor

Una delle pagine più oscure e vergognose della storia del dopo guerra palermitano è certamente la distruzione del Villino Deliella,.  Precisiamo , Villa Deliella non era la più bella né l’unica villa  liberty distrutta durante il Sacco di Palermo. Molti sono stati i Villini e i palazzi liberty che ,tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60 , sono stati letteralmente rasi al suolo per far posto a palazzoni anonimi e mal costruiti o per creare nuove zone edificabili . L’elenco è lungo e purtroppo incompleto. - Palazzina Conticelli in Via Notarbartolo - Palazzo Di Paola  ( che si trovava all’angolo tra Via Notarbartolo e Via Libertà) - Palazzo Barresi ( che si trovava all’angolo tra Via Libertà e Via Cordova) -Villa Varvaro  in Via Notarbartolo - Palazzina Mancuso  in Via Notarbartolo -Villa Cupane  con il suo giardino settecentesco , che, fu abbattuta per permettere     l’allaccio tra via Notarbartolo e Viale Regione Siciliana, -Villino Di Giorgi in Via Notarbartolo -Villa Cusenza  all’angolo tra Via Duca Della Verdura e Piazza A. Gentile Villino Cavarrett  in Via Giacomo Leopardi, Villa Rutelli  tra Via Libertà e Via la Marmora. Potremmo continuare per ore, ma annoieremo i pochi amici che ci seguono. Ormai molti di queste ville sono scomparse anche dalla memoria della gente. Stranamente il Villino Deliella è ancor oggi ricordato anzi è diventato un simbolo, una leggenda. Ma torniamo ai fatti. Villino Deliella fu progettata dall'architetto Ernesto Basile nel 1898 per la famiglia dei principi Deliella, i coniugi Anna Drogo di Pietraperzia e Nicolò Lanza,. Fu completata  nel 1909, dal costruttore Salvatore Rutelli. Gli arredi furono realizzati dallo  Studio Ducrot. Come si vede era una classica villa Liberty La triste vicenda del villino Deliella è esemplare. - Nel 1954 l'assessorato ai beni culturali della Regione Siciliana l’aveva vincolato in quanto una delle opere di Ernesto Basile ma tre anni dopo il Consiglio di Stato, accoglie la richiesta del proprietario e  revoca il vincolo con una motivazione formalmente ineccepibile: non erano trascorsi i cinquant'anni dalla costruzione dell'edificio, risalente al 1909. Dunque bisognava attendere il 31 dicembre  1959 per vincolare la villa. - Ma i picconi e le ruspe non potevano entrare in azione perchè la variante del  piano regolatore del 1956 aveva vincolato la villa e il giardino per uso pubblico, perciò la villa, non poteva essere abbattuta. - Ma un ulteriore variante ( alla variante), rielaborata nel 1959, trasformò il vincolo a verde pubblico a….. verde privato . Il gioco era fatto, o quasi. - Rimaneva però il vincolo dell’assessorato ai beni culturali della Regione siciliana che sarebbe scattato il  31 dicembre 1959, perciò bisognava fare presto. - Venne sottoposti al consiglio comunale i piani per demolirla che vennero approvati  il  28 novembre 1959  in modo che la demolizione potesse cominciare nel pomeriggio dello stesso giorno, così da evitare che scattasse il vincolo dell’ assessorato regionale ai  beni cultuali. Racconta la leggenda che Villa Deliella fu abbattuta nella notte del 29 novembre 1959 (nella realtà i lavori , iniziati il pomeriggio del sabato 28 novembre, terminarono  lunedì 30 novembre, senza che nessuno si “accorgesse” di nulla, ma soprattutto in modo “legale”, nel pieno rispetto delle regole e delle leggi. La Professoressa Rosanna Pirajno così descrisse la scena“La squadra di operai aveva iniziato a smantellare i solai dell’edificio liberty di piazza Croci il 28 novembre del 1959. Era un sabato, e la demolizione di mura, maioliche, arredi lignei ed in ferro battuto andò avanti con una frenetica opera di devastazione, così come richiesto dalla gravità del misfatto architettonico da assolvere; il lavoro terminò agli inizi di dicembre, ed al punto che le prime pubbliche denunce sull’accaduto furono pronunciate quando già i picconi avevano causato gravi danni all’edificio.” “Purtroppo” , per gli autori del misfatto, tutto questo non servì a niente e l’area e il giardino dove sorgeva il villino Deliella fu, in seguito, utilizzato per parcheggio. Nel 1975, 16 anni dopo la distruzione dell’edificio di piazza Croci, uno degli attori protagonisti di quella tragedia burocratica – Vito Ciancimino, nel 1959 assessore comunale ai Lavori Pubblici – dichiarò  che l’operato del Comune era stato “ineccepibile”. “Non ho tratto alcun vantaggio di nessun genere. Anzi, posso dire – affermò nell’aula del processo per diffamazione all’ex senatore comunista Girolamo Li Causi – che ho fatto inserire nel piano regolatore la zona come verde pubblico, per cui il principe Franco Lanza di Scalea non ha avuto alcun utile a demolire la villa”. P.S. Non abbiamo prove per mettere in dubbio le parole dell’ex assessore Ciancimino perciò dobbiamo pensare che il  villino Deliella fu distrutto per costruire un parcheggio, all’ insaputa del proprietario e del Comune.

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28 nov 2017

Il sacco di palermo: “Palermo è bella, facciamola più bella”

di belfagor

Nel 1943 Palermo fu duramente colpita dai bombardamenti inglesi ed americani . Il centro storico fu quasi cancellato e ben 40 mila cittadini rimasero senza casa.  A questi si aggiunsero, tra il 1946 e il 1955,  ben 35.000 persone che si trasferirono in città  da tutta l’isola. Palermo era diventata la “capitale” della nuova “Regione a statuto speciale” e attirava tanta gente da tutta la regione. In parole povere, a Palermo c’era il lavoro ( soprattutto negli uffici regionali) ma mancavano le case. Tutto questo comportò una grande richiesta di alloggi che il Comune non riusciva a soddisfare. Sono gli anni in cui molte famiglie furono costrette alla coabitazione o a pagare affitti consistenti. Era chiaramente una situazione esplosiva. Alcuni giovani di “belle speranze” capirono che c’era la possibilità di fare affari d’oro e … si diedero alla politica. L’astro nascente della D.C. era  Giovanni Gioia, nipote di un grande  industriale palermitano, Filippo Pecoraino . La rapida ascesa di Gioia ai vertici del partito era iniziata negli anni Cinquanta; in quel periodo la D.C. aveva conquistato una forte egemonia di potere nell'isola, mediante una politica di aperto sostegno all’ imprenditoria locale. La D.C. fu promotrice di una politica di sostegno statale all'economia ( spesso si trattava di interventi assistenziali e clientelari) e soprattutto  di una  frenetica e disorganica espansione edilizia. Tali interventi furono alla base dell’ascesa di una nuova classe dirigente di giovani , ambiziosi e  con poco scrupoli, che soppiantarono i vecchi notabili, spesso con metodi discutibili . Tra questi “giovani rampanti” ricordiamo  Salvo Lima e  Vito Ciancimino ,di cui Gioia fu per molto tempo loro  leader indiscusso. Gioia ricoprì subito incarichi di prestigio divenendo nel 1953 ,a soli ventotto anni, segretario provinciale DC di Palermo, carica che mantenne sino al 1958. Dopo essere stato eletto consigliere nazionale del partito (1956) divenne capo della segreteria politica della direzione centrale (1956-1959). Eletto deputato al Parlamento nazionale entrò a far parte della commissione Bilancio e Partecipazioni statali. Nel 1956 Salvo Lima e Vito Ciancimino, vennero eletti consiglieri comunali a Palermo: Lima divenne assessore ai lavori pubblici e mantenne la carica fino al luglio 1959, quando venne nominato sindaco di  Palermo, e al suo posto di assessore gli subentrò Vito Ciancimino. Durante il periodo degli assessorati di Lima e Ciancimino, vennero approvate dal consiglio comunale due versioni provvisorie del nuovo Piano regolatore della città ,uno nel  1956 l’altro nel 1959, a cui però furono apportati centinaia di emendamenti e varianti, in accoglimento di istanze di privati cittadini (molti dei quali in realtà erano prestanome di politici e mafiosi). E grazie a questi emendamenti e a queste varianti che iniziò il Sacco edilizio di Palermo. In particolare durante il periodo in cui Ciancimino fu assessore ai lavori pubblici, delle 4.000 licenze edilizie rilasciate, 1600 figurarono intestate a tre prestanome, uno dei quali era un fabbro e  un altro un venditore di carbone, che vivevano in modeste condizioni economiche e non avevano nulla a che fare con l'edilizia ma figuravano in un albo di persone autorizzate a costruire. Si racconta che oltre 3.000 di queste concessioni furono firmate nell’arco di un sola notte. Tutto ciò porto a un profondo cambiamento dell’assetto urbanistico della città. Grazie a tali varianti apportate al piano regolatore “ provvisorio” si cominciarono a distruggere palazzi e ville in stile liberty e si costruirono squallidi e anonimi  palazzoni nell'area di Viale della Libertà- Notarbartolo, e in Contrada Olivuzza.  Inoltre alcune borgate vennero stravolte e inglobate da un'espansione edilizia dissennata e abnorme. Sorsero i “quartieri residenziali” per la nuova borghesia palermitana. Tra l’altro questi “costruttori “ non avevano problemi a trovare finanziamenti bancari visto che prestiti,   senza garanzia, venivano concessi  dalla Cassa di Risparmio, presieduta dal  suocero dell'onorevole Giovanni Gioia Il motto della Democrazia Cristiana a quel tempo era "Palermo è bella, facciamola più bella". Proprio nello “spirito” di tale motto il Comune concesse  migliaia di licenze edilizie  spesso  a nullatenenti. Ma anche i lavori pubblici attirarono le attenzione di questi “amministratori “ una sola società riuscì ad accaparrarsi, in quel periodo, tutti gli appalti pubblici, la Va.Li.Gio, acronimo dei nomi di Francesco Vassallo ( un carrettiere che improvvisamente era diventò il primo costruttore di Palermo) di Salvo Lima e Giovanni Gioia. Ormai la situazione era molto preoccupante e stava sfuggendo dalle mani ,anche degli stessi responsabili di tale situazione, e i morti “ammazzati” cominciarono a insanguinare le strade della città. Con il varo del primo governo di centro-sinistra, presieduto dall'on. Giueppe D'Angelo, l'allarme scatenata dalla cosi detta “ Prima guerra di mafia” portò l'amministrazione regionale a mettere in cantiere una serie di iniziative e proposte per tentare di arginare il degrado politico e istituzionale  di Palermo e della Regione. Da un lato provò a ridimensionare l'influenza delle esattorie dei cugini  Ignazio e Antonino Salvo, dall'altro dispose, con decreto del 15 novembre 1963, un'ispezione straordinaria presso gli uffici municipali del capoluogo, istituendo una commissione, presieduta dal prefetto Tommaso Bevivino , con lo scopo di accertare il rispetto delle prescrizioni previste dal Piano Regolatore Regionale. Il Rapporto evidenziò molte delle irregolarità e delle violazioni poi fatte proprie dalla relazione della Commissione Parlamentare Antimafia. La più eclatante riguardava la composizione della Commissione comunale per l'edilizia, che, “stranamente” era rimasta la medesima dal giorno del suo insediamento, invece di cambiare dopo un triennio come previsto dalla legge. Quali furono le zone più colpite dal “sacco” edilizio? Le zone furono soprattutto due: innanzitutto Viale Libertà- Notarbartolo, dove furono abbattute  numerosissime ville liberty costruite tra la fine dell'800 e gli inizi del '900. Viale della  Libertà cambio volto:il lungo boulevard cittadino, definito da Wagner gli 'Champs-Elysees di Sicilia',   si trasformarono in anonimo viale alberato. Uno dei casi più eclatanti fu quello della Villa Deliella, considerata una delle opere architettoniche più significative del liberty palermitano, stile che aveva delineato e influenzato il volto dell’intera città. Racconta la leggenda che fu abbattuta nella notte del 29 dicembre 1959 (nella realtà i lavori iniziarono il 28 novembre e terminarono il 30, senza che nessuno si “accorgesse” di nulla). La seconda area più colpita fu quella della c.d. Conca D'oro: centinaia di ettari di frutteti ed agrumeti vennero spazzati via dalla speculazione edilizia: dal 1946 fino alla fine degli anni '60, circa 3000 ettari di terreni agricoli lasciarono spazio  a palazzoni “residenziali” brutti e senza anima e a squallidi quartieri “popolari”,  veri e propri ghetti privi dei servizi essenziali ,dove poter trasferire i cittadini che avevano perso la casa durante i bombardamenti del 1943 o coloro a cui veniva espropriata la casa . La fine del “sacco” edilizio Nel 1962 venne approvato finalmente il Piano regolatore definitivo (arrivato dopo quasi ottanta anni dal precedente Piano Giarrusso del 1895) ma, gli effetti nefasti di quella stagione politica continuarono per diversi anni. Infatti l'assessorato ai lavori pubblici di Ciancimino ,nei giorni precedenti all’entrata in vigore del nuovo piano regolatore, aveva già concesso un gran numero di licenze edilizie sulla base della versione provvisoria del Piano del 1959. Sono bastati meno di 8 anni per trasformare in peggio Palermo.  Un gruppo di “giovani rampanti “riuscì a mettere in ginocchio un intera città , modificandone profondamente anche la cultura e l’anima. Tutto questo in modo “democratico” e nel rispetto delle leggi, cioè con il voto e il consenso della maggioranza dei bravi cittadini , e con l’occhio benevolo  o distratto di una certa magistratura. Erano altri tempi, dirà qualcuno: forse. Durante  un audizione al Csm ( Consiglio superiore della magistratura), nel 1991, il giudice Giovanni Falcone,   disse di sospettare che i tempi di Ciancimino non erano ancora passati . Forse per questo i verbali dell’audizione del Giudice Falcone furono “secretati”,cioè  tenuti ben nascosti  fino ai giorni nostri.  P.S. Nel raccontare tutta questa vicenda e nel ripercorrere questo periodo buio della città di Palermo è difficile non provare un sentimento di sdegno e di impotenza. In quegli anni abbiamo assistito alla distruzione sistematica di un patrimonio artistico irripetibile, ma soprattutto al tentativo di violentare e snaturare l’anima e lo spirito di una città. E genera ancora più sdegno la visione odierna di una realtà dove il passato sembra non contare e dove il rispetto della memoria si affievolisce giorno dopo giorno e lentamente scomparire. Forse dobbiamo diffidare di tutti coloro che ,come nel passato , ci dicono "Palermo è bella, facciamola più bella", sicuramente non vogliono bene a questa sfortunata città. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene” Foto di Ezio Ferreri  

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22 nov 2017

AMAT | Il lento declino del Tram?

di france

Mi son ritrovato dopo qualche mese ad utilizzare il tram , avevo fatto l'esperienza di utilizzare questi mezzi dall'inizio, dall'inaugurazione a qualche mese dopo. Il tram n° 3  dal CEP alla stazione impiegava dai 12 a 13 minuti, sembrava efficiente, si vedevano anche  i controllori ed i mezzi filavano che erano un piacere, mi sentivo  fiducioso che a Palermo ci fosse qualcosa di così moderno e pubblico. Si parlò anche di aumentare le vetture così da diminuire i tempi delle partenze ma fino ad adesso non c'è questa speranza. Da qualche giorno per scendere in centro città, io che lavoro a Carini, ho nuovamente utilizzato per un paio di volte il tram. La situazione è completamente diversa: tempo CEP Notarbartolo 23 minuti, la vettura rimane  in coda agli incroci con i semafori spenti, peggio delle auto, nessun controllore, stazione e percorso molto sporchi. Per andare  e ritornare dal CEP a Piazza Massimo , per ritirare il pacco paga della Maratona di Palermo, ho impiagato due ore piene (solamente 10 minuti nello stand per il ritiro pacco). Vorrei che qualcuno mettesse la faccia per spiegare questa involuzione in un opera che deve essere veloce e utilizzabile, si faccia in modo che  il personale Amat come del resto anche i Vigili Urbani debbano sentire l'esigenza della funzionalità nelle cose pubbliche, un mezzo come il tram non può partire dalla stazione ed sentirci a posto solamente perchè arriva a destinazione.

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