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14 ott 2015

FOTO | Pulizie straordinarie lungo la costa sud

di peppe2994

Si stanno avviando verso la conclusione i lavori straordinari di pulizia presso parte della costa oltre l'Oreto. In particolare ci troviamo tra via A. D'Aosta e via Diaz. Gli operai del comune si misero all'opera all'inizio dell'estate scorsa rimuovendo dalla spiaggia rifiuti ingombranti e non. Durante l'estate null'altro è stato fatto, ma adesso finalmente si sta procedendo a mettere un po' di ordine in quest'area abbandonata da anni. La notizia sicuramente più rilevante è la totale rimozione della recinzione arrugginita ed esteticamente orrenda che delimitava questo tratto di costa Ne consegue che la passerella di Romagnolo risulta attualmente aperta e fruibile, nonostante ancora non si riesca a capire a chi competa, visto che la provincia non esiste più. Speriamo la vicenda si sia in qualche modo risolta, perché la passerella benché solida, necessita di manutenzione straordinaria dopo gli anni di abbandono. In particolare andrebbero rifatti alcuni tratti delle ringhiere in legno dove mancano alcuni pezzi. Spostandosi invece più avanti, verso via Diaz è stato ripulito completamente tutto il terreno, eliminate le sterpaglie e sono stati piantati anche alcuni alberelli e palme.   E' bastato davvero poco per restituire a 600 metri di costa un minimo di decoro. In questo modo volendo, si può passeggiare tranquillamente in riva al mare, in attesa, si spera il prima possibile, che tutta la costa torni balneabile. E' importante non abbassare mai l'attenzione su questa zona della città, dal grande potenziale non sfruttato. Sarebbe opportuno che l'amministrazione pensasse a ripiantare le numerose palme uccise dal punteruolo rosso, nonché ad attrezzare l'ampio marciapiede con il giusto arredo, dai cestini misteriosamente scomparsi a delle panchine. Volendo pensare un po' più in grande, basterebbe poi anche solo sostituire l'impianto di illuminazione con uno stilisticamente più adeguato per mettere in risalto quello che di fatto è un lungomare che con le giuste attenzioni non avrebbe nulla da invidiare a quello di tante altre città costiere. Il prossimo passo dovrebbe essere quello di aprire il parco Acqua dei Corsari per riqualificare più metri di costa possibili, purtroppo però l'amministrazione fa finta di non sentire, evitando di rispondere a qualunque domanda in merito.    

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Segnalazione
10 mar 2017

Il giallo sulla balneabilita della costa sud

di belfagor

Secondo l’Assessorato Regionale alla salute, i quattro chilometri che vanno dal porticciolo di Sant’Erasmo fino a quello della Bandita continuano ad essere "non adibiti alla balneazione per inquinamento" ,così come i due chilometri e mezzo tra il lido Olimpo e la Bandita. Ma , secondo i dati del ministero all’ambiente e dell’ASP di Palermo, tale tratto di mare ,è nella norma cioè balneabile. Come mai tale diversità di pareri? A quanto sembra, almeno secondo l’ASP, la responsabilità e del Comune di Palermo che non ha portato a termine le opere di bonifica e manutenzione dell’area o comunque non le avrebbe comunicate alla Regione. Se ciò è vero, a causa della “superficialità” dei nostri amministratori comunali anche quest’anno nel decreto regionale, che dà il via alla stagione balneare , la Costa sud continuerà ad essere interdetta alla balneazione, nonostante l’acqua risulta pulita. COMPLIMENTI !!!!! Ma niente paura, l’assessore comunale all’ambiente, Sergio Marino, ha dichiarato  : “ Andrò all’assessorato regionale per capire le ragioni dell’interdizione” Almeno così spigherà perche il Comune non ha portato a termine le opere di bonifica e manutenzione dell’area o comunque perché non le ha comunicate alla Regione. P.S. Mentre le acque del Porticciolo di Sant'Erasmo continua a non essere fruibile per i cittadini palermitani, invece  sono  "fruibilissime" per la tribù di ROM che da settimane si è installata proprio davanti al porticciolo. In parole povere, ciò che ai normali cittadini non è consentito per alcuni invece si.

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Segnalazione
01 giu 2017

La costa della salute: storia e misfatti della costa sud

di belfagor

Nella sua millenaria storia Palermo non ha mai avuto una particolare attrazione verso il mare. Rispetto ad altre città come Genova o Napoli,  Palermo non è stata mai una città “marinara”. Nel settecento la città di Palermo era ancora tutta idealmente contenuta entro il perimetro delle sue mura seicentesche. Il mare era visto con diffidenza ( dal mare arrivavano le minacce dei pirati o i nemici) oppure era visto come legato all’espletamento di funzioni produttive.( la pesca o il commercio).Verso il mare, erano  presenti infatti i magazzini e gli edifici del nuovo Molo (realizzato nel XVI secolo), alcuni complessi religiosi e due borgate di pescatori: una a Sud, al Piano di Sant’Erasmo, l’altra a Nord, nel borgo di Santa Lucia presso il Molo. Il traffico commerciale si svolgeva esclusivamente nell’antico porto della Cala.  Molto sviluppata era la pesca e la lavorazione del tonno. Ben tre erano le borgate che si trovavano presso la costa a nord della città. Acquasanta, Arenella e Vergine Maria, nate in funzione delle rispettive tonnare. Tali borgate,  insieme a quelle di S. Giorgio e di Mondello costituivano il sistema delle tonnare della costa settentrionale che, fin dal XIV secolo, erano abitate essenzialmente da pescatori o da persone impiegate nella lavorazione del tonno. Ma mentre la Costa Nord era abbastanza isolata , mancando di importanti strade di collegamento la costa sud era invece attraversata da una  strada costiera (attuale via Messina Marine) che  costituiva  l’unico accesso alla città via terra, provenendo da Messina o Catania. Tale strada divenne, dalla fine del XVII secolo, particolarmente trafficata.  Molti nobili cominciarono a costruire lussuose ville di villeggiatura a Bagheria e  e  lungo la strada come la villa di Corradino Romagnolo, la villa del Marchese delle Favare , la villa del principe di Larderia, la Casina dei Marchesi di San Giacintoe quella  dei Principi di Cutò, Ma di balneazione nemmeno a parlarne!!! Nessun nobile o borghese che si rispettava sapeva nuotare, inoltre l’acqua, non solo marina,  era vista con una certa diffidenza. Fare troppi bagni faceva male alla salute e all’…..anima.  Ma le cose stavano cambiando. Le nuove concezioni igienico-sanitarie ottocentesche, figlie della  cultura illuminista  aveva messo in crisi  tradizioni e  certezze del passato e costituirono la base di quella che sarebbe diventato un fenomeno  di massa I  bagni di acqua marina e quelli termali furono i primi innovativi rimedi naturali contro determinate patologie. L’esperienza balneare palermitana fu, agli inizi, una prerogativa dell’aristocrazia Sembra che la regina Maria Carolina, durante il suo esilio a Palermo ( a causa di Napoleone) amava fare il bagno tutti giorni in un luogo chiamato il “ bagno della regina”,  presso la casina fatta costruire nella Riserva Reale dell’Arenella. Francamente non sappiamo se la notizia fosse vera ma incentivò le nobili nostrane a provare questa esperienza ”peccaminosa”. Questi primi esempi diedero vita, a Palermo come altrove, agli inizi dell’Ottocento ad una forte rivoluzione di costume, che abbandonava l’idea del mare quale nemico da cui difendersi,  vide sorgere sulla costa strutture per le nuove discipline mediche (idroterapia, talassoterapia) e le prime strutture per la balneazione. All’inizio le autorità comunali cercarono di limitare il fenomeno emanando regolamenti  allo scopo di …. “tutelare la pubblica decenza “. In un primo momento fu  proibito ad esempio fare il bagno lungo la passeggiata della Marina, per tutelare i frequentatori della Strada Colonna che a partire dal ‘700 era diventata meta delle passeggiate serali estive dei palermitani. Solo dopo la seconda metà dell’Ottocento  l’amministrazione palermitana comincia a preoccuparsi in maniera più diretta dei bagni pubblici e delle operazioni di bonifica della costa, con  elaborazioni di vari progetti per la realizzazione di uno stabilimento balneare pubblico, che solo agli inizi del ‘900 cominciò a concretizzarsi quando una società, naturalmente privata,  a capitale straniero, chiese la concessione del “pantano di Mondello”.  E come al solito,  mentre l’amministrazione pubblica studiava progetti il privato si muoveva concretamente. Infatti, in poco tempo le iniziative private avevano avuto modo di dar vita ad una vera e propria industria balneare cittadina che al 1875 annovera -gli stabilimenti di Sant’Erasmo, -quello della Colonnella (Romagnolo), -del Sammuzzo (Piazza 13 vittime), -di Santa Lucia (Borgo Vecchio) - dell’Acquasanta. Gia, agli inizi del ‘900 il numero degli stabilimenti era notevolmente accresciuto: Limitandoci alla COSTA SUD,  abbiamo, in località Romagnolo  gli stabilimenti  Mustazzola, Virzì, lo Stabilimento bagni per i militari, il Lido Delizia della famiglia Petrucci e, alla Colonnella, lo Stabilimento balneare marino Risorgimento. Più vicino alla foce dell’Oreto  c’era lo Stand Florio (o locanda del tiro al piccione) e il lido Florio. Al Foro Italico, di fronte alla Villa Giulia troviamo lo stabilimento dei fratelli Carini;  che avevano un altro stabilimento presso il  Castello a mare Una guida turistica della città del 1902 elencava, tra i luoghi che il turista di “classe” doveva visitare, gli stabilimenti di mare dei Fratelli Petrucci in via Romagnolo, lo stabilimento di Emilio Pirandello e lo stabilimento di Paolo Virzì, sempre a Romagnolo. L’arricchimento e l’accrescimento di tali strutture ebbe il suo picco negli anni ’30 quando si   realizzarono ,accanto agli stabilimenti balneari, rinomati ristoranti, colonie estive per bambini, strutture sanitarie elioterapiche ed assistenziali ,  come l’Ospedale Buccheri La Ferla, e  il solarium “Vittorio Emanuele III”. Questa zona diventa una delle zone più ambite dalla borghesia e della nobiltà   palermitana e della provincia.  Infatti , grazie alla linea a  scartamento ridotto Palermo- Corleone - San Carlo., molte famiglie dell’entroterra “scoprirono ” il mare, la salubrità dall’aria marina e il piacere di un bagno. Si cominciò a chiamare la zona  “ la costa della salute”. Tra l’altro, grazie alle correnti, l’acqua , nonostante la vicinanza della foce dell’Oreto, era considerata molto più pulita dell’acqua di Mondello. Ma tutto questo fini con la II guerra mondiale. I danni dei bombardamenti “alleati” determinano  perdite gravissime nel  patrimonio edilizio e infrastrutturale della città. Case, palazzi nobiliari, grandi complessi religiosi, ma anche impianti elettrici, acquedotti e fognature andarono distrutti. Ancora prima della ricostruzione fu necessario allontanare le macerie. L’amministrazione comunale tramite il suo Ufficio Tecnico ne comincio lo sgombero sistematico, provvedendo purtroppo a realizzare le discariche nella zona antistante il Foro Italico (ottemperando in questo modo ad una previsione del vecchio e famigerato Piano Giarrusso di fine Ottocento). Si dà vita in questo modo allo storico interramento del fronte a mare della città, con la cancellazione dell’immagine che dal Settecento costituiva l’identità  della città che dalla strada Colonna si apriva alla passeggiata al mare. La speculazione edilizia degli anni 50-70 favorì tale criminale intervento , e visto che la “discarica del Foro Italico” non bastava  vennero realizzate altre tre grandi discariche a mare, i tristemente famosi “mammelloni”, localizzati alla foce dell’Oreto, allo Sperone e ad Acqua dei Corsari.La presenza di questi immani depositi di sfabbricidi e di materiali di varia origine seppellì il litorale originario  e generò al suo posto l’attuale coltre di fanghi, sabbia e detriti. E così la Costa sud , in meno di 20 anni, da luogo ambito e ricercato chiamata anche la “Costa della salute” si è trasformato in un luogo degradato e abbandonato all’abusivismo.. I tentativi di recupero, soprattutto dopo gli anni 90, ci sono stati ma non sono mai stati risolutivi. Il Foro Italico , che per decenni  ha rappresentato  una vergogna e una mortificazione  per la città ( con  le sue giostre e l’accampamento dei ROM) è stato trasformato in un grande prato, Peccato che dopo pochi anni, tra la scarsa manutenzione , l’utilizzo di una parte di tale prato come deposito , la mancanza di d’illuminazione .e gli accampamenti di ROM e dei senza casa. Il progetto del Porticciolo di Sant’Erasmo non  è mai decollato  così pure il famoso acquario e il fantomatico Parco acquatico. Il mare continua ad essere negato alla balneazione , nonostante l’acqua sia pulita, a causa della scarsa manutenzione delle spiagge e i ritardi burocratici. La vicenda del Pontile di Romagnolo è emblematico.  Costruito dall’ex Provincia, costato ben 2,3 milioni, dopo la realizzazione è stato abbandonato al degrado e al vandalismo, tanto che oggi è pericolante. E’  il monumento all’incuria  e all’incapacità della nostra classe politica ( regionale, provinciale e comunale ) , della burocrazia ( sembra che aspetti, dopo anni, di essere  “collaudato”) e della magistratura che, nonostante un esposto, non interviene. Oggi della  “Costa della salute” sono rimaste solo delle foto ingiallite e  i vaghi ricordi che, col passare degli anni, svaniscono come le nostre speranze. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”    

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Segnalazione
14 mar 2018

Il futuro “nebuloso” della costa sud e di mondello

di belfagor

Qualche mese fa è accaduto un fatto “storico”. La famiglia Castellucci da sempre legata alla Società Italo Belga ,che gestisce dal 1909 la spiaggia di Mondello, non è più rappresentata nel nuovo Consiglio di Amministrazione , anche se continua ad avere un consistente pacchetto azionario della società. La Società italo belga,nata nel 1909 con il nome di Les Tramways de Palerme Societé Anonyme, ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita di Mondello. Infatti oltre  alla bonifica  (ad inizio secolo Mondello  era una vera e propria palude malsana), ha realizzato collegamenti stradali e tramviari, servizi idrici, fognari, d'illuminazione, ed ha costruito anche  l’antico stabilimento balneare. Cosa c’è dietro tale storica decisione? Con le dimissioni di Gianni Castellucci, non ci sarebbe solo un semplice rimescolamento dei vertici azionari. Il posto di Gianni Castellucci è stato preso da Giovanni Tomasello, ex segretario generale dell'Ars andato in pensione a 57 anni con una buonuscita milionaria. Gli altri componenti  del CdA sono espressione degli azionisti napoletani della Italo-Belga, esponenti del mondo delle professioni (avvocati e commercialisti) che  detengono la maggioranza delle quote societarie. Sotto la gestione Castellucci, la  Società Italo-Belga ha vissuto anni di conflitto con l'amministrazione comunale . Qualcuno sostiene che tale “colpo di mano”  sarebbe stato “ispirato” da Palazzo delle Aquile ma tale ipotesi non è mai stata confermata. Quello che è certo e che fino al 31 dicembre 2020 la “nuova” Società  Italo-Belga, senza i Castellucci, continuerà a gestire la spiaggia di Mondello. Dopo scadranno le proroghe ai concessionari e, in base alla direttiva Bolkestein, dovranno celebrarsi , eventualmente, nuove gare. Il Comune di Palermo, attraverso il PUDM (Piano di utilizzo del demanio marittimo), ha previsto sostanzialmente una maggiore presenza di spiagge pubbliche nella Costa Nord  ( Mondello, Addaura, Sferracavallo ecc. ecc.) destinando ai privati la Costa Sud.  In parole povere,  dal 2021 il Comune vorrebbe gestire ( direttamente o indirettamente) le spiagge della Costa Nord ( soprattutto Mondello e  Addaura ) e lascerebbe ai privati la gestione della Costa Sud.  Ciò comporterà una profonda trasformazione della Società Italo-Belga ( con sede a Bruxelles), che  da “società che gestisce  cabine” si dovrà trasformare in un'azienda di servizi che dovrà confrontarsi con la concorrenza,  il territorio e con la politica. Che faranno i Castellucci ? La famiglia Castellucci, ormai soci di minoranza,  nel passare ad altri  la gestione della Società sembra  voglia gettare "uno sguardo interessato alla pianificazione del litorale della Costa Sud". A rivelarlo fu qualche mese fà lo stesso Giuseppe Castellucci - ex componente del Cda, nonché uno dei figli  di  Gianni ( ex amministratore delegato) - che però in una intervista   fu  molto cauto: ” Un investimento a Romagnolo? "Non lo escludiamo - rispose Castellucci - ma allo stato attuale non c'è ancora l'intenzione di sviluppare altri affari nel settore del turismo balneare. Abbiamo tuttavia dimostrato di saperlo fare questo lavoro e soprattutto riteniamo da privati di aver contribuito allo sviluppo della città…..Ci sono tante analogie tra la Mondello d'inizio '900 e la Romagnolo di oggi .Non si possono però commettere errori fatti in passato, se si vuole arrivare allo sviluppo della Costa Sud". Effettivamente le perplessità di Giuseppe Castellucci sono fondate. Una cosa è bonificare e costruire in una zona deserta, come era Mondello all’inizio del  900, un'altra cosa è “ bonificare” e rilanciare una zona abitata e con tanti problemi. La viabilità della Costa sud  è un disastro, mancano parcheggi , servizi decenti e alberghi. Inoltre l’abusivismo e un certo degrado sociale sono un freno per qualunque investimento privato. Per non parlare dell’annoso problema dell’inquinamento del Fiume Oreto. Però appare evidente che gli interessi e lo sviluppo turistico si stanno spostando verso questa direzione . La Costa Sud, senza gli errori , gli orrori e le strumentalizzazioni politiche  fatte nel passato, può diventare il volano, forse l’unico, per il rilancio e  lo sviluppo di una città da anni agonizzante. La Costa Sud può diventare “ una nuova Mondello”, però ci vogliono i capitali e la volontà politica. Peccato che attualmente tutto questo manca. Di progetti ce ne sono tanti, per esempio, nel giugno 2017 è stato presentato un interessante  proposta dall’associazione  BALAD . Si trattava di un progetto per la riqualificazione di un tratto della Costa Sud, di circa 2 chilometri, precisamente quella che va dalla foce del fiume Oreto al vecchio pontile abbandonato di via Messina Marine . Tale progetto si limita a prospettare il recupero di una parte della Costa sud,  quella dove il “risanamento” non comporterebbe espropri massicci di edifici abusivi. Inoltre la vicinanza con il Foro Italico ( da risanare dopo l’abbandono di questi anni ) , il Porticciolo di Sant’Erasmo ( che  il nuovo presidente dell’Autorità portuale ha promesso di recuperare) e il restauro quasi ultimato dello Stand Florio ,certamente potrebbe aiutare tale progetto. In quella occasione  il  sindaco Orlando  dichiarò :“Entro dicembre ( 2017) avremo completamente balneabile la Costa Sud, ben 7 km di costa per il quale abbiamo approvato il Pudm (Piano di utilizzo del Demanio marittimo ), prevedendo che 4,4 km saranno concessi ai privati con benefici e investimenti di lavoro».  Dall’ estate 2018, quindi, Palermo, secondo il sindaco Orlando, dovrebbe avere una “ nuova Mondello”. Bello, peccato che tale dichiarazione è stata fatta durante l’ultima campagna elettorale amministrativa e da allora tutto tace, o quasi.. Il 20/02/2018 su “Blog Sicilia” è stata pubblicata una notizia “ sconvolgente”. Si sarebbe svolta una riunione riservata fra amministrazione comunale, costruttori e investitori privati per riprendere il famoso progetto dell’acquario (di cui si era parlato nel lontano 2014). La possibilità di una simile realizzazione ,sembra, nascerebbe da una cordata di finanziatori rappresentata dall’imprenditore Flavio Mazza. Il progetto sarebbe notevolmente ridimensionato rispetto all’idea originale del grande acquario da 50 milioni di euro che si pensava di realizzare alla Cala..  . Il nuovo progetto, sempre secondo le indiscrezioni, sarebbe stato illustrato, nelle linee generali, dal dott.  Mazza nel corso di un incontro al quale avrebbero preso parte, oltre ad altri imprenditori della cordata, l’architetto Piras, i consulenti dello studio legale Gallo, il presidente del collegio dei Costruttori ANCE di Palermo, Fabio Sanfratello , l’ assessore Emilio Arcuri  e Lorenzo Ceraulo ,per il Comune di Palermo. La nuova idea prevede un investimento di soli 10 milioni di euro (contro i 50 del primo progetto). L’acquario, notevolmente ridimensionato, dovrebbe sorgere  non più alla Cala ma  nell’area del ‘mammellone’ alla Bandita. Il progetto sarebbe ancora in embrione ma le perplessità sono tante. Il limite fondamentale di tale progetto è, come al solito, la viabilità e i parcheggi  della zona.  A proposito qualcuno fa notare che insieme all’assessore Emilio Arcuri non era presente  l’attuale assessore alla viabilità ma Lorenzo Ceraulo  ( ex assessore al traffico della giunta Cammarata) in qualità di esperto. Forse per questo motivo sembra che il Comune vorrebbe “ riesumare”,  il vecchio progetto dello Svincolo di Brancaccio). Speriamo che non sia la solita promessa pre-elettorale. P.S.  Siamo ormai  quasi alle porte della nuova stagione balnearia e francamente non ci sembra che la promesse fatta dal nostro sindaco  :“Entro dicembre (2017 ) avremo  completamente balneabile la Costa Sud”  sia stata mantenuta. Come anche la promessa che :“4,4 km saranno concessi ai privati con benefici e investimenti di lavoro». Eppure qualcosa sembra muoversi . Speriamo che finalmente alle promesse si passi ai fatti concreti  Inoltre siamo un po’ preoccupati per il futuro della Costa Nord. Fino al 31 dicembre 2020 la “nuova” Società  Italo-Belga, senza i Castellucci, continuerà a gestire la spiaggia di Mondello. Dopo scadranno le proroghe ai concessionari e, in base alla direttiva Bolkestein, dovranno celebrarsi nuove gare. Ma ancora siamo in alto mare e il futuro appare nebuloso. Non vorremmo che dal 2021 Mondello diventerà una “nuova Costa sud”.    

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Segnalazione
11 giu 2019

Il mare negato di Palermo

di belfagor

Il Comune di Palermo, come ogni anno, ha pubblicato i punti della costa in cui è vietato la balneazione. Un vero bollettino di guerra. Nell’ ordinanza firmata dal sindaco Leoluca Orlando si legge: “ Per il 2019 a Palermo sono ben otto i chilometri non balneabili per inquinamento: 400 metri di litorale a Vergine Maria, 500 a Barcarello, 200 a Mondello (all’altezza dello sbocco del Ferro di Cavallo), 3.700 dal porticciolo di Sant’Erasmo all’inizio di quello alla Bandita, altri 2500 metri dalla Bandita al lido Olimpo e poi altri 760 verso Messina”  A questi otto chilometri, bisogna aggiungerne quasi altri nove di costa non balneabile per “altri motivi”, ossia “ perché si tratta di punti troppo vicini ai porticcioli e quindi poco sicuri: 700 metri a Sferracavallo, 210 alla Fossa del gallo, 300 a Mondello, 500 all’Addaura, 200 alla Bandita e quasi sette chilometri dal porticciolo di Vergine Maria a Sant’Erasmo, ossia la parte che comprende il porto principale e tutto il Foro Italico” Ben 17 chilometri di costa, Rispetto all’anno scorso non è cambiato niente. Eppure nel 2016  il Prof Silvano Riggio – professore ordinario di Ecologia presso la Facoltà di Biologia dell’Università degli Studi di Palermo, alle domanda: Qual è il livello di balneabilità del mare lungo la costa di Palermo in questo momento? Rispose: “ Togliendo gli scarichi rimanenti la situazione si sistemerebbe molto rapidamente. Se si eliminano gli scarichi residui l’acqua ritorna buona, limpida. Cioè ritorna balneabile. Quindi si potrebbe aprire tutta questa costa che è fatta da almeno otto o dieci chilometri di spiagge alla balneazione, allo sport, al turismo. Si potrebbero fare tante cose ma la premessa è quello di risolvere questo stato di degrado assoluto che impedisce l’utilizzazione, la frequentazione della costa. Il degrado è dato anche da una situazione di abusivismo incredibile. Con l’abusivismo sono cavoli . In parole povere , il Prof. Riggio disse che era tutto un problema di volontà politica Il 30 maggio 2017, prima delle ultime elezioni amministrative il sindaco Orlando , in una intervista a “il Sicilia,it” annunciava trionfalmente : “Costa Sud balneabile entro l’anno”  “stiamo mettendo in sicurezza il mare di via Messina Marine: entro dicembre avremo completamente balneabile la Costa Sud, ben 7 km di costa per il quale abbiamo approvato il Pudm (Piano di utilizzo del Demanio marittimo, ndr), prevedendo che 4,4 km saranno concessi ai privati con benefici e investimenti di lavoro”  Sono passati quasi due anni e nonostante i proclami , le promesse e gli “annunci”  roboanti a Palermo il mare è e continua ad essere negato ai cittadini .  

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06 feb 2020

Collettore fognario | Estratta la talpa che ha scavato il tratto tra via Guardione e via Roma

di Fabio Nicolosi

Ne avevamo dato annuncio con un post nel canale Telegram (iscrivetevi per rimanere aggiornati con gli ultimi articoli) giorno 23 Gennaio. Nei giorni 4 e 5 febbraio si chiudeva Via Roma nel tratto tra via Cavour e via F. Bentivegna per l'estrazione della mini-talpa utilizzata dal consorzio Sikelia per lo scavo del tunnel del collettore fognario. Le attività come da programma si sono concluse entro gli orari stabiliti. Ecco alcuni scatti: Non é ancora noto dove sará portata la talpa per procedere con gli scavi. Vi terremo aggiornati

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29 lug 2020

Collettore Fognario | Ripartono i lavori di scavo in via Roma

di Fabio Nicolosi

Dopo un lungo stop dovuto al fallimento della Tecnis e al subentro della nuova azienda AMEC S.r.l. di Catania, i lavori del collettore fognario lungo Via Roma sono ripresi da qualche giorno Vi mostriamo le foto della talpa che da qualche giorno ha iniziato a scavare in Via Roma (angolo via Amari). Le piccole dimensioni dello scavo producono ridotti quantitativi di materiale che é possibile asportare dal pozzo verticale tramite l'utilizzo di una gru e di un cestello metallico. L’attrezzatura di spinta che viene collocata nel relativo “pozzo di spinta” agisce sui tubi lunghi 3,00 metri (diametro 1.600 mm) che sono via via calati all’interno del pozzo. In questo modo si costruisce progressivamente il tratto di condotta, che va avanzando con in testa la fresa che scava. La spinta quindi è esercitata direttamente sui tubi e l'unico macchinario che avanza è la fresa, che uscirà dal “pozzo di uscita”. La necessità di prevedere più pozzi di spinta e di uscita è determinata dal fatto che esistono limiti tecnici alla lunghezza della tratta di spinta e in ogni caso si deve prevedere un pozzo in corrispondenza delle deviazioni planimetriche. Poiché i tubi sono stati già tutti stoccati presso il cantiere, è facile conoscere l'avanzamento del tunnel verificando il numero di tubi ancora presenti in superficie. I lavori prevedono lo scavo di un tunnel per circa 400 m fino a via F. Guardione. Il collegamento con l’esistente “collettore Cala” è previsto in via Crispi angolo via Castello, in corrispondenza del pozzetto di testata appositamente predisposto. Purtroppo non siamo in grado di fornirvi la stima dei tempi previsti per la fine dei lavori, ma ci auguriamo possano terminare nel giro di un paio di mesi. Concluso lo scavo l'area in superficie sarà ripristinata allo stato precedente l'inizio dei lavori e via Roma potrà essere riaperta al traffico veicolare

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