Segnalazione
22 mag 2017

Via Maqueda: La Strada Nuova

di belfagor

Fino al 1600 Palermo si estendeva intorno a l’asse viario del Cassaro. La strada venne tracciata con la creazione stessa della città da parte dei Fenici, e ne tagliava in due parti l'agglomerato cittadino. Era in pratica il fulcro della città e, in linea retta, rappresentava la strada di collegamento tra il palazzo dei sovrani che era posto nella parte più alta, dove attualmente si trova Palazzo dei Normanni e il mare. In tale strada si trovavano tutti i poteri, politici, religiosi e militari, della città. Palermo era ancora , sotto molti aspetti, una città medievale, limitata dalle mura di difesa, con strade strette e poco areate, dove il sole faceva capolino per poche ore al giorno, con palazzi nobiliari che sembravano dei piccoli fortini , a più piani e con poche e piccole finestre esterne, che sorgevano accanto a casupole. Le autorità cittadine , considerato che ormai la città si stava sviluppando, ritennero necessaria l’apertura di una nuova strada che tagliasse la città in senso perpendicolare con il preesistente CASSARO, che pochi anni prima aveva subito diversi interventi ed era stato prolungato fino al mare. L’apertura di tale “ strada nuova”, comportò colossali lavori di sbancamento e sventramento di interi quartieri , lavori resi necessari da questa rivoluzione urbanistica, che avrebbe trasformato la città e creato un nuovo asse Nord-Sud. L’inizio delle demolizioni avvenne il 24 luglio 1600, con il primo “colpo di piccone” dato simbolicamente dal viceré Bernardino de Cardines, duca di Maqueda con un martello d’oro. All’estremità della “nuova strada” si dovettero costruire due nuove porte. Una che si apriva verso la campagna meridionale, tra i bastioni di Porta di Termini e di Porta Sant’Agata, fu chiamata Porta di Vicari, in onore del pretore della città, Francesco del Bosco, conte di Vicari. Dall’altra parte , fu necessario costruire una nuova porta che fu chiamata Porta Maqueda ( non più esistente). Tali lavori furono completati nel giro di ……un anno. Chiaramente i cronisti dell’epoca esagerarono ma certamente, in un tempo relativamente breve, furono buttate le basi per la creazione di tale nuova arteria. Ci vorranno secoli perché la strada assumesse l’aspetto attuale con nuovi edifici lungo il suo percorso. L’apertura di tale ”strada nuova” cambiò radicalmente il volto della città . Infatti da allora Palermo fu suddivisa in quattro mandamenti che si distinguevano per differenti culture, feste popolari e religiose, diverse santi protettrici, stemmi civici e addirittura inflessioni dialettali. I quattro mandamenti (Palazzo Reale,Monte Pietà,Tribunali e Castellamare) si incontravano a PIAZZA VIGLIENA, meglio conosciuta come I Quattro Canti o Teatro del Sole. Secondo i progettisti doveva rappresentare il “centro della città” e certamente per secoli lo fu. Il taglio della via Maqueda permise ai nobili e al clero, che ne avevano richiesto la creazione, di costruirvi nuovi palazzi , chiese e conventi che ancora oggi rimangono parte fondamentale del patrimonio artistico cittadino. Chiaramente i nuovi palazzi e le nuove chiese vennero costruite con lo stile dominante in quel periodo cioè il barocco. Tale stile, abbastanza uniforme, caratterizzerà Via Maqueda dal Cassaro. Infatti quest’ultima non ha mai avuto un suo stile definito, ma si ritrovano monumenti di vari stili frutto della lunga e antica storia di tale via. Come abbiamo già scritto precedentemente, la strada, e una delle porte che la delimitava, fu dedicata al viceré Bernardino de Cardines, duca di Maqueda, che regnò in Sicilia dall’1 aprile 1598 fino alla sua morte avvenuta il 17 dicembre del 1601. Nella realtà il vicerè fece poco o nulla per meritare tale onore. Infatti , quando , nell’aprile del 1598, giunse a Palermo per sostituire il vecchio vicerè, il conte di Olivares, il Senato cittadino aveva già da tempo stabilito di aprire questa nuova strada . E così il duca di Maqueda, che aveva altri “interessi” passò immeritatamente per “illuminato urbanista”. La gente però cominciò a chiamarla “strada nuova” o a storpiare il nome in Via Macqueda . Via Maqueda è oggi un importante attrazione turistica di Palermo, in quanto costeggia alcuni dei luoghi più importanti della città, tra cui Piazza Pretoria (sede del Palazzo delle Aquile e della Fontana Pretoria), e Piazza Verdi con l’Imponente Teatro Massimo ( frutto di un successivo pesante intervento urbanistico). Certamente, al di là delle motivazione che erano alla base di tale scelta, si tratto di uno dei più importanti e organici interventi urbanistici del tempo. Dovremo aspettare quasi 3 secoli per assistere a un nuovo intervento “urbanistico” di tale importanza, l’apertura di Via Roma, ma i risultati, questa volta, furono molto discutibili.  

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Segnalazione
14 mar 2018

Il futuro “nebuloso” della costa sud e di mondello

di belfagor

Qualche mese fa è accaduto un fatto “storico”. La famiglia Castellucci da sempre legata alla Società Italo Belga ,che gestisce dal 1909 la spiaggia di Mondello, non è più rappresentata nel nuovo Consiglio di Amministrazione , anche se continua ad avere un consistente pacchetto azionario della società. La Società italo belga,nata nel 1909 con il nome di Les Tramways de Palerme Societé Anonyme, ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita di Mondello. Infatti oltre  alla bonifica  (ad inizio secolo Mondello  era una vera e propria palude malsana), ha realizzato collegamenti stradali e tramviari, servizi idrici, fognari, d'illuminazione, ed ha costruito anche  l’antico stabilimento balneare. Cosa c’è dietro tale storica decisione? Con le dimissioni di Gianni Castellucci, non ci sarebbe solo un semplice rimescolamento dei vertici azionari. Il posto di Gianni Castellucci è stato preso da Giovanni Tomasello, ex segretario generale dell'Ars andato in pensione a 57 anni con una buonuscita milionaria. Gli altri componenti  del CdA sono espressione degli azionisti napoletani della Italo-Belga, esponenti del mondo delle professioni (avvocati e commercialisti) che  detengono la maggioranza delle quote societarie. Sotto la gestione Castellucci, la  Società Italo-Belga ha vissuto anni di conflitto con l'amministrazione comunale . Qualcuno sostiene che tale “colpo di mano”  sarebbe stato “ispirato” da Palazzo delle Aquile ma tale ipotesi non è mai stata confermata. Quello che è certo e che fino al 31 dicembre 2020 la “nuova” Società  Italo-Belga, senza i Castellucci, continuerà a gestire la spiaggia di Mondello. Dopo scadranno le proroghe ai concessionari e, in base alla direttiva Bolkestein, dovranno celebrarsi , eventualmente, nuove gare. Il Comune di Palermo, attraverso il PUDM (Piano di utilizzo del demanio marittimo), ha previsto sostanzialmente una maggiore presenza di spiagge pubbliche nella Costa Nord  ( Mondello, Addaura, Sferracavallo ecc. ecc.) destinando ai privati la Costa Sud.  In parole povere,  dal 2021 il Comune vorrebbe gestire ( direttamente o indirettamente) le spiagge della Costa Nord ( soprattutto Mondello e  Addaura ) e lascerebbe ai privati la gestione della Costa Sud.  Ciò comporterà una profonda trasformazione della Società Italo-Belga ( con sede a Bruxelles), che  da “società che gestisce  cabine” si dovrà trasformare in un'azienda di servizi che dovrà confrontarsi con la concorrenza,  il territorio e con la politica. Che faranno i Castellucci ? La famiglia Castellucci, ormai soci di minoranza,  nel passare ad altri  la gestione della Società sembra  voglia gettare "uno sguardo interessato alla pianificazione del litorale della Costa Sud". A rivelarlo fu qualche mese fà lo stesso Giuseppe Castellucci - ex componente del Cda, nonché uno dei figli  di  Gianni ( ex amministratore delegato) - che però in una intervista   fu  molto cauto: ” Un investimento a Romagnolo? "Non lo escludiamo - rispose Castellucci - ma allo stato attuale non c'è ancora l'intenzione di sviluppare altri affari nel settore del turismo balneare. Abbiamo tuttavia dimostrato di saperlo fare questo lavoro e soprattutto riteniamo da privati di aver contribuito allo sviluppo della città…..Ci sono tante analogie tra la Mondello d'inizio '900 e la Romagnolo di oggi .Non si possono però commettere errori fatti in passato, se si vuole arrivare allo sviluppo della Costa Sud". Effettivamente le perplessità di Giuseppe Castellucci sono fondate. Una cosa è bonificare e costruire in una zona deserta, come era Mondello all’inizio del  900, un'altra cosa è “ bonificare” e rilanciare una zona abitata e con tanti problemi. La viabilità della Costa sud  è un disastro, mancano parcheggi , servizi decenti e alberghi. Inoltre l’abusivismo e un certo degrado sociale sono un freno per qualunque investimento privato. Per non parlare dell’annoso problema dell’inquinamento del Fiume Oreto. Però appare evidente che gli interessi e lo sviluppo turistico si stanno spostando verso questa direzione . La Costa Sud, senza gli errori , gli orrori e le strumentalizzazioni politiche  fatte nel passato, può diventare il volano, forse l’unico, per il rilancio e  lo sviluppo di una città da anni agonizzante. La Costa Sud può diventare “ una nuova Mondello”, però ci vogliono i capitali e la volontà politica. Peccato che attualmente tutto questo manca. Di progetti ce ne sono tanti, per esempio, nel giugno 2017 è stato presentato un interessante  proposta dall’associazione  BALAD . Si trattava di un progetto per la riqualificazione di un tratto della Costa Sud, di circa 2 chilometri, precisamente quella che va dalla foce del fiume Oreto al vecchio pontile abbandonato di via Messina Marine . Tale progetto si limita a prospettare il recupero di una parte della Costa sud,  quella dove il “risanamento” non comporterebbe espropri massicci di edifici abusivi. Inoltre la vicinanza con il Foro Italico ( da risanare dopo l’abbandono di questi anni ) , il Porticciolo di Sant’Erasmo ( che  il nuovo presidente dell’Autorità portuale ha promesso di recuperare) e il restauro quasi ultimato dello Stand Florio ,certamente potrebbe aiutare tale progetto. In quella occasione  il  sindaco Orlando  dichiarò :“Entro dicembre ( 2017) avremo completamente balneabile la Costa Sud, ben 7 km di costa per il quale abbiamo approvato il Pudm (Piano di utilizzo del Demanio marittimo ), prevedendo che 4,4 km saranno concessi ai privati con benefici e investimenti di lavoro».  Dall’ estate 2018, quindi, Palermo, secondo il sindaco Orlando, dovrebbe avere una “ nuova Mondello”. Bello, peccato che tale dichiarazione è stata fatta durante l’ultima campagna elettorale amministrativa e da allora tutto tace, o quasi.. Il 20/02/2018 su “Blog Sicilia” è stata pubblicata una notizia “ sconvolgente”. Si sarebbe svolta una riunione riservata fra amministrazione comunale, costruttori e investitori privati per riprendere il famoso progetto dell’acquario (di cui si era parlato nel lontano 2014). La possibilità di una simile realizzazione ,sembra, nascerebbe da una cordata di finanziatori rappresentata dall’imprenditore Flavio Mazza. Il progetto sarebbe notevolmente ridimensionato rispetto all’idea originale del grande acquario da 50 milioni di euro che si pensava di realizzare alla Cala..  . Il nuovo progetto, sempre secondo le indiscrezioni, sarebbe stato illustrato, nelle linee generali, dal dott.  Mazza nel corso di un incontro al quale avrebbero preso parte, oltre ad altri imprenditori della cordata, l’architetto Piras, i consulenti dello studio legale Gallo, il presidente del collegio dei Costruttori ANCE di Palermo, Fabio Sanfratello , l’ assessore Emilio Arcuri  e Lorenzo Ceraulo ,per il Comune di Palermo. La nuova idea prevede un investimento di soli 10 milioni di euro (contro i 50 del primo progetto). L’acquario, notevolmente ridimensionato, dovrebbe sorgere  non più alla Cala ma  nell’area del ‘mammellone’ alla Bandita. Il progetto sarebbe ancora in embrione ma le perplessità sono tante. Il limite fondamentale di tale progetto è, come al solito, la viabilità e i parcheggi  della zona.  A proposito qualcuno fa notare che insieme all’assessore Emilio Arcuri non era presente  l’attuale assessore alla viabilità ma Lorenzo Ceraulo  ( ex assessore al traffico della giunta Cammarata) in qualità di esperto. Forse per questo motivo sembra che il Comune vorrebbe “ riesumare”,  il vecchio progetto dello Svincolo di Brancaccio). Speriamo che non sia la solita promessa pre-elettorale. P.S.  Siamo ormai  quasi alle porte della nuova stagione balnearia e francamente non ci sembra che la promesse fatta dal nostro sindaco  :“Entro dicembre (2017 ) avremo  completamente balneabile la Costa Sud”  sia stata mantenuta. Come anche la promessa che :“4,4 km saranno concessi ai privati con benefici e investimenti di lavoro». Eppure qualcosa sembra muoversi . Speriamo che finalmente alle promesse si passi ai fatti concreti  Inoltre siamo un po’ preoccupati per il futuro della Costa Nord. Fino al 31 dicembre 2020 la “nuova” Società  Italo-Belga, senza i Castellucci, continuerà a gestire la spiaggia di Mondello. Dopo scadranno le proroghe ai concessionari e, in base alla direttiva Bolkestein, dovranno celebrarsi nuove gare. Ma ancora siamo in alto mare e il futuro appare nebuloso. Non vorremmo che dal 2021 Mondello diventerà una “nuova Costa sud”.    

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Articolo
13 gen 2019

Una buona mobilità dolce non rimuove le librerie di strada

di Antony Passalacqua

Palermo - E' notizia di queste ultime ore che l'Assessorato Attività Produttive abbia intimato ai titolari delle librerie/bancarelle la rimozione di tutte le strutture in quanto "ravvicinate alla pista ciclabile (!!) e rappresentando un  pericolo per i pedoni. Fin dalla loro realizzazione avevamo ampiamente criticato la scelta  di realizzare le corsie ciclabili sui marciapiedi, proprio perché la promiscuità aumenta i conflitti fra pedoni e ciclisti. La vicenda della corsia ciclabile di via Maqueda dovrebbe insegnare qualcosa. E pertanto il pericolo non è certo rappresentato da librati e librerie, punto di aggregazione socio-culturale, bensì una corsia sopra un marciapiede. Diciamo che sono molto più pericolose le bacheche pubblicitarie installate dal Comune lungo il medesimo tratto. Siamo contrari alla rimozione delle librerie per i motivi fin qui indicati e auspichiamo il ritiro del provvedimento. Ricordiamo che proprio su via Libertà non sono mancate le nostre proposte (già accolte) nell'ambito del progetto della nuova tranvia. Piuttosto è lo spazio alle auto che andrebbe sottratto, e non di certo ai pedoni.    

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Segnalazione
01 giu 2017

La costa della salute: storia e misfatti della costa sud

di belfagor

Nella sua millenaria storia Palermo non ha mai avuto una particolare attrazione verso il mare. Rispetto ad altre città come Genova o Napoli,  Palermo non è stata mai una città “marinara”. Nel settecento la città di Palermo era ancora tutta idealmente contenuta entro il perimetro delle sue mura seicentesche. Il mare era visto con diffidenza ( dal mare arrivavano le minacce dei pirati o i nemici) oppure era visto come legato all’espletamento di funzioni produttive.( la pesca o il commercio).Verso il mare, erano  presenti infatti i magazzini e gli edifici del nuovo Molo (realizzato nel XVI secolo), alcuni complessi religiosi e due borgate di pescatori: una a Sud, al Piano di Sant’Erasmo, l’altra a Nord, nel borgo di Santa Lucia presso il Molo. Il traffico commerciale si svolgeva esclusivamente nell’antico porto della Cala.  Molto sviluppata era la pesca e la lavorazione del tonno. Ben tre erano le borgate che si trovavano presso la costa a nord della città. Acquasanta, Arenella e Vergine Maria, nate in funzione delle rispettive tonnare. Tali borgate,  insieme a quelle di S. Giorgio e di Mondello costituivano il sistema delle tonnare della costa settentrionale che, fin dal XIV secolo, erano abitate essenzialmente da pescatori o da persone impiegate nella lavorazione del tonno. Ma mentre la Costa Nord era abbastanza isolata , mancando di importanti strade di collegamento la costa sud era invece attraversata da una  strada costiera (attuale via Messina Marine) che  costituiva  l’unico accesso alla città via terra, provenendo da Messina o Catania. Tale strada divenne, dalla fine del XVII secolo, particolarmente trafficata.  Molti nobili cominciarono a costruire lussuose ville di villeggiatura a Bagheria e  e  lungo la strada come la villa di Corradino Romagnolo, la villa del Marchese delle Favare , la villa del principe di Larderia, la Casina dei Marchesi di San Giacintoe quella  dei Principi di Cutò, Ma di balneazione nemmeno a parlarne!!! Nessun nobile o borghese che si rispettava sapeva nuotare, inoltre l’acqua, non solo marina,  era vista con una certa diffidenza. Fare troppi bagni faceva male alla salute e all’…..anima.  Ma le cose stavano cambiando. Le nuove concezioni igienico-sanitarie ottocentesche, figlie della  cultura illuminista  aveva messo in crisi  tradizioni e  certezze del passato e costituirono la base di quella che sarebbe diventato un fenomeno  di massa I  bagni di acqua marina e quelli termali furono i primi innovativi rimedi naturali contro determinate patologie. L’esperienza balneare palermitana fu, agli inizi, una prerogativa dell’aristocrazia Sembra che la regina Maria Carolina, durante il suo esilio a Palermo ( a causa di Napoleone) amava fare il bagno tutti giorni in un luogo chiamato il “ bagno della regina”,  presso la casina fatta costruire nella Riserva Reale dell’Arenella. Francamente non sappiamo se la notizia fosse vera ma incentivò le nobili nostrane a provare questa esperienza ”peccaminosa”. Questi primi esempi diedero vita, a Palermo come altrove, agli inizi dell’Ottocento ad una forte rivoluzione di costume, che abbandonava l’idea del mare quale nemico da cui difendersi,  vide sorgere sulla costa strutture per le nuove discipline mediche (idroterapia, talassoterapia) e le prime strutture per la balneazione. All’inizio le autorità comunali cercarono di limitare il fenomeno emanando regolamenti  allo scopo di …. “tutelare la pubblica decenza “. In un primo momento fu  proibito ad esempio fare il bagno lungo la passeggiata della Marina, per tutelare i frequentatori della Strada Colonna che a partire dal ‘700 era diventata meta delle passeggiate serali estive dei palermitani. Solo dopo la seconda metà dell’Ottocento  l’amministrazione palermitana comincia a preoccuparsi in maniera più diretta dei bagni pubblici e delle operazioni di bonifica della costa, con  elaborazioni di vari progetti per la realizzazione di uno stabilimento balneare pubblico, che solo agli inizi del ‘900 cominciò a concretizzarsi quando una società, naturalmente privata,  a capitale straniero, chiese la concessione del “pantano di Mondello”.  E come al solito,  mentre l’amministrazione pubblica studiava progetti il privato si muoveva concretamente. Infatti, in poco tempo le iniziative private avevano avuto modo di dar vita ad una vera e propria industria balneare cittadina che al 1875 annovera -gli stabilimenti di Sant’Erasmo, -quello della Colonnella (Romagnolo), -del Sammuzzo (Piazza 13 vittime), -di Santa Lucia (Borgo Vecchio) - dell’Acquasanta. Gia, agli inizi del ‘900 il numero degli stabilimenti era notevolmente accresciuto: Limitandoci alla COSTA SUD,  abbiamo, in località Romagnolo  gli stabilimenti  Mustazzola, Virzì, lo Stabilimento bagni per i militari, il Lido Delizia della famiglia Petrucci e, alla Colonnella, lo Stabilimento balneare marino Risorgimento. Più vicino alla foce dell’Oreto  c’era lo Stand Florio (o locanda del tiro al piccione) e il lido Florio. Al Foro Italico, di fronte alla Villa Giulia troviamo lo stabilimento dei fratelli Carini;  che avevano un altro stabilimento presso il  Castello a mare Una guida turistica della città del 1902 elencava, tra i luoghi che il turista di “classe” doveva visitare, gli stabilimenti di mare dei Fratelli Petrucci in via Romagnolo, lo stabilimento di Emilio Pirandello e lo stabilimento di Paolo Virzì, sempre a Romagnolo. L’arricchimento e l’accrescimento di tali strutture ebbe il suo picco negli anni ’30 quando si   realizzarono ,accanto agli stabilimenti balneari, rinomati ristoranti, colonie estive per bambini, strutture sanitarie elioterapiche ed assistenziali ,  come l’Ospedale Buccheri La Ferla, e  il solarium “Vittorio Emanuele III”. Questa zona diventa una delle zone più ambite dalla borghesia e della nobiltà   palermitana e della provincia.  Infatti , grazie alla linea a  scartamento ridotto Palermo- Corleone - San Carlo., molte famiglie dell’entroterra “scoprirono ” il mare, la salubrità dall’aria marina e il piacere di un bagno. Si cominciò a chiamare la zona  “ la costa della salute”. Tra l’altro, grazie alle correnti, l’acqua , nonostante la vicinanza della foce dell’Oreto, era considerata molto più pulita dell’acqua di Mondello. Ma tutto questo fini con la II guerra mondiale. I danni dei bombardamenti “alleati” determinano  perdite gravissime nel  patrimonio edilizio e infrastrutturale della città. Case, palazzi nobiliari, grandi complessi religiosi, ma anche impianti elettrici, acquedotti e fognature andarono distrutti. Ancora prima della ricostruzione fu necessario allontanare le macerie. L’amministrazione comunale tramite il suo Ufficio Tecnico ne comincio lo sgombero sistematico, provvedendo purtroppo a realizzare le discariche nella zona antistante il Foro Italico (ottemperando in questo modo ad una previsione del vecchio e famigerato Piano Giarrusso di fine Ottocento). Si dà vita in questo modo allo storico interramento del fronte a mare della città, con la cancellazione dell’immagine che dal Settecento costituiva l’identità  della città che dalla strada Colonna si apriva alla passeggiata al mare. La speculazione edilizia degli anni 50-70 favorì tale criminale intervento , e visto che la “discarica del Foro Italico” non bastava  vennero realizzate altre tre grandi discariche a mare, i tristemente famosi “mammelloni”, localizzati alla foce dell’Oreto, allo Sperone e ad Acqua dei Corsari.La presenza di questi immani depositi di sfabbricidi e di materiali di varia origine seppellì il litorale originario  e generò al suo posto l’attuale coltre di fanghi, sabbia e detriti. E così la Costa sud , in meno di 20 anni, da luogo ambito e ricercato chiamata anche la “Costa della salute” si è trasformato in un luogo degradato e abbandonato all’abusivismo.. I tentativi di recupero, soprattutto dopo gli anni 90, ci sono stati ma non sono mai stati risolutivi. Il Foro Italico , che per decenni  ha rappresentato  una vergogna e una mortificazione  per la città ( con  le sue giostre e l’accampamento dei ROM) è stato trasformato in un grande prato, Peccato che dopo pochi anni, tra la scarsa manutenzione , l’utilizzo di una parte di tale prato come deposito , la mancanza di d’illuminazione .e gli accampamenti di ROM e dei senza casa. Il progetto del Porticciolo di Sant’Erasmo non  è mai decollato  così pure il famoso acquario e il fantomatico Parco acquatico. Il mare continua ad essere negato alla balneazione , nonostante l’acqua sia pulita, a causa della scarsa manutenzione delle spiagge e i ritardi burocratici. La vicenda del Pontile di Romagnolo è emblematico.  Costruito dall’ex Provincia, costato ben 2,3 milioni, dopo la realizzazione è stato abbandonato al degrado e al vandalismo, tanto che oggi è pericolante. E’  il monumento all’incuria  e all’incapacità della nostra classe politica ( regionale, provinciale e comunale ) , della burocrazia ( sembra che aspetti, dopo anni, di essere  “collaudato”) e della magistratura che, nonostante un esposto, non interviene. Oggi della  “Costa della salute” sono rimaste solo delle foto ingiallite e  i vaghi ricordi che, col passare degli anni, svaniscono come le nostre speranze. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”    

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Segnalazione
11 lug 2017

Villa Giulia: la villa delle “teste mozzate”

di belfagor

Il piano di Sant’Erasmo per secoli fu utilizzato per vari usi. Infatti abitualmente i pescatori stendevano ad asciugare le loro reti, ma si svolgevano anche rassegne e parate militari e vi aveva luogo la “fiera dei crasti” durante il periodo pasquale.   Ma nella memoria popolare tale piano è tristemente ricordato soprattutto per gli “ Atti di Fede” da parte del Sant’ Uffizio. Non era l’unico luogo dove avvenivano tali “manifestazioni” pero era uno dei più usati ,soprattutto per la possibilità di poter accogliere migliaia di “spettatori”. Lo sviluppo urbanistico di tale zona fu fortemente limitata da motivi di sicurezza. Pur godendo di buon clima e di un meraviglioso panorama , si trovava però esposta alle incursioni dei corsari e inoltre si trovava fuori le mura, cosa molto importante fino al 600, e perciò vulnerabile ai colpi d’artiglieria delle galere nemiche. . Ma tale situazione cambiò con il prolungamento del Cassaro e l’apertura di Porta Felice. Si cominciò a costruire un lungomare panoramico che doveva diventare un luogo di passeggiate e di svago . Tale lungomare fu chiamato “Strada Colonna” in onore del viceré Marco Antonio Colonna. La struttura del foro rimase invariata fino al 1734, quando il pretore don Giovanni Sammartino di Montalbo, ne curò l’allargamento facendo abbattere una delle fortificazioni marittime, il bastione del Tuono. Cinquant’anni dopo, con l’abbattimento dell’altro baluardo, chiamato “di Vega” si creò un grande spazio libero che fu utilizzato con la creazione di una grande villa. La Villa Giulia si trova al Foro Italico, quasi di fronte al Porticciolo di Sant’Erasmo. E’ stata la prima villa pubblica a Palermo e una delle primissime in Europa. A realizzarla fu il pretore e governatore della città, Antonio La Grua tra il 1777 ed il 1778, perciò in un solo anno ( a quei tempi le promesse si mantenevano e i lavori erano celeri). La nuova villa fu dedicata a Giulia d’Avalos, moglie dell’allora viceré Marcantonio Colonna (omonimo di quello del XVI secolo). Il progetto della villa fu realizzato dall'architetto Nicola Palma che disegnò un perimetro perfettamente quadrato, suddiviso a sua volta in quattro quadrati più piccoli. Tali quadrati erano a loro volta suddivisi dalle loro diagonali. Lo spazio centrale era di forma circolare. La villa aveva due ingressi. L'ingresso principale ,monumentale e neoclassico, si trovava sull’attuale Foro Italico ( purtroppo costantemente chiuso) .L’altro ingresso si trovava nell’attuale Via Lincoln. Al centro della villa si trovava una fontana circolare,  opera di Ignazio Marabitti, con uno scoglio artificiale su cui è collocato un piccolo “Atlante” accovacciato in marmo che ha sul capo un dodecaedro con 12 orologi solari (oggi gli orologi originali non esistono più). L’ opera era stata progettata dal matematico palermitano, Lorenzo Federici. All'interno del giardino erano presenti numerose sculture marmoree, delle quali la più significativa è quella del Genio di Palermo di Ignazio Marabitti realizzata nel 1778. Johann Wolfgang Goethe , visito la villa durante il suo soggiorno a Palermo e la definì “il più meraviglioso angolo della terra” . Effettivamente era meravigliosa , tanto che qualche visitatore straniero era talmente entusiasta che riteneva che in questa villa fosse nascosta la “Pietra Filosofare” A partire dell’Ottocento, furono effettuati diversi interventi che abbellirono la villa   Per esempio, quattro esedre in stile “pompeiano” (incavi semicircolari, sovrastati da una semi-cupola), progettate da Giuseppe Damiani Almeyda. Furono aggiunti anche alcuni ponti, collinette,  laghetti artificiali e collocate statue e busti di, De Spuches, Pacini, Petrella, Leopardi, Donizetti, Bellini, Novelli. Durante la “Belle Epoque” il sabato sera si dava ricevimenti all’aperto che venivano chiamati “sabatini”. Nella villa, molto illuminata, si poteva ascoltare la musica che varie bande musicali , sistemate nelle quattro esedre della piazza centrale, suonavano per rallegrare un pubblico raffinato formato da signore e signori eleganti . Fino a pochi anni fa “Villa Giulia” era la villa più frequentata dai palermitani che portavano i loro bambini a giocare .Si affittavano piccole biciclette, si vendevano gelati , caramelle e “calia e semenza”.Si poteva vedere anche un povero e depresso leone, chiamato “Ciccio” la cui dimora era una piccola e triste gabbia che si trovava dal lato opposto all’ingresso di Via Lincoln. Al confine laterale della Villa Giulia c’era l’ingresso con  l’Orto Botanico , costantemente chiuso e pericolante. La villa era dotata di una discreta illuminazione che permetteva l’apertura serale, soprattutto durante l’estate. Spesso si organizzavano manifestazioni musicali e eventi politici. Per un certo periodo fu sede dei vari Festival dell’Unità provinciali.Negli ultimi trent’anni la villa ha cominciato il suo triste declino che è culminato con il sequestro avvenuto nel 2015 e l’affidamento a un custode”giudiziario”. Per il giudice che emise il provvedimento di sequestro, la villa «versa in condizioni di estremo degrado dal punto di vista architettonico, sia per deterioramento strutturale sia per frequenti sottrazioni, danneggiamenti ed atti vandalici ad opera di ignoti». I giornali , nel commentare tale grave provvedimento, chiamarono Villa Giulia “la Villa delle teste mozzate” perché a gran parte delle statue e busti erano state “tagliate le teste” o danneggiate. Tale decisione della magistratura era un duro atto d’accusa verso le giunte che si erano succedute in questi ultimi 30 anni. La Giunta Orlando reagì prontamente. Il vicesindaco Emilio Arcuri, con delega al centro storico dichiarò .“Villa Giulia è sicura e quei busti acefali, quelle statue danneggiate, quelle panchine mancanti, sono così da anni e abbiamo sempre avuto documentazione di tutto”. In parole povere “ la colpa è della giunta che ci ha preceduto”. Il sequestro fu ritirato. Forse Arcuri aveva ragione però la situazione della villa era disastrosa e il declino era iniziato prima dell’arrivo di Cammarata ed era continuata anche con il ritorno di Orlando. In un articolo del GdS del 27/04/2015 si descriveva così la situazione “Sembrava una domenica come le altre a Villa Giulia ieri. Il parco, malgrado il sequestro, rimane aperto e molti visitatori, soprattutto gli stranieri probabilmente non sanno neanche di questo provvedimento. Però, si sono certamente accorti che qualcosa non va. Molte statue si presentano con i busti decapitati e i fregi sbeccati e le fontane sono danneggiate. Un ragazzo ieri si rivolgeva così alla madre: «Guarda, i pesci somigliano a foglie secche»”, a sottolineare come le fontane siano riempite a mala pena proprio di qualche foglia. Sarcasmo amaro. Alcune statue, invece, sono state utilizzate per dichiarazioni d'amore e sono diventate la base per scritte con pennarelli e bombolette spray. Su una statua, ad esempio, è rimasta anche la data di una dichiarazione d'amore. Alla fine della frase, infatti, c'è scritto «2012». Oggi Villa Giulia è certamente ben curata sotto l’aspetto “manutenzione del verde”. Purtroppo lo stesso non si può dire per quanto riguarda lo stato dei monumenti, delle panchine e delle fontane. Nonostante le promesse l’illuminazione è assente e la sera la villa rimane tristemente chiusa e al buio assoluto, altro che “sabatini” con dame e signori eleganti. Di bambini nemmeno l’ombra e i pochi turisti che si incontrano rimangono meravigliati della bellezza del luogo e sdegnati per lo stato delle statue e dei busti marmorei. Il Prof. Maurizio Carta nel 2015 dichiarò “Da Villa Giulia deve partire la rivincita della costa sud della città. La prima villa pubblica di Palermo e d’Europa deve poter fare da collante tra la città antica e la sua latitudine marina, dal piano di Sant’Erasmo a Brancaccio, passando dal Porticciolo di Sant’Erasmo e da Acqua dei Corsari». Da allora poco è stato fatto. Le tante promesse sono rimaste lettera morta e Villa Giulia continua tristemente il suo “ buio” declino. P.S . Nelle notti di luna piena qualcuno giura di sentire un ruggito di un leone. Forse è il povero “Ciccio” che manifesta la sua indignazione per come è ridotta “ la sua villa”. Probabilmente non gli hanno spiegato che la colpa e della “Giunta comunale precedente”. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”      

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14 gen 2019

Lo strano caso delle bancarelle di via Libertà

di fiabpalermo

"....al fine di incentivare l'uso della bicicletta negli spostamenti casa-lavoro e tempo libero....": queste sono le parole con cui il SUAP, (in data 24/12/2018) revoca la concessione al suolo pubblico alle tre bancarelle di libri poste sul marciapiede di via Libertà. A questo punto mi chiedo: avete proprio intenzione di fare odiare i ciclisti? Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, vi sintetizzo il problema: nel 2016 sono stati introdotti due percorsi ciclabili: uno in via Maqueda (che FIAB è riuscito a fare cancellare in questi giorni) e un'altro nel tratto posto tra via Notarbartolo e Piazza Ruggero Settimo (meglio conosciuta come piazza Politeama). Quest'ultimo percorso ciclabile, di appena un chilometro, non è per nulla lineare. Parte come promiscuo in via Notarbartolo, diventa corsia riservata su marciapiede per appena 550 metri e torna ad essere promiscuo per gli ultimi metri, prima di arrivare al semaforo di Piazza Ruggero Settimo e torna a sparire per sempre. Nasce dal nulla e muore senza rimpianti. Specifichiamo che i percorsi promiscui (pedone- ciclista) non sono ammissibili laddove ci sia spazio per la realizzazione una vera pista e, dettaglio non trascurabile, in luoghi ad alta intensità commerciale e quindi con alto flusso pedonale. Sarete concordi nell'affermare che via Libertà è una strada ad alto flusso pedonale. Inoltre il Codice della Strada obbliga qualsiasi ciclista ad usare la corsia o pista ciclabile laddove ne esista una, Quindi, semplificando, se io sono in bicicletta e scelgo di non usare una pista qualora io venga coinvolto in un incidente, io sarò in colpa. Perché è sulla pista che dovrei essere, non per strada. Vi chiedo ancora un secondo di attenzione: ma se per caso, venerdì, sabato o domenica, il marciapiede di via Libertà dovesse essere talmente pieno di gente che passeggia, esattamente, quante possibilità di scelta ho? Posso scegliere di litigare con i pedoni o affrontare il caso buttandomi per strada. Avendo percorso i precedenti chilometri senza avere una pista,  tendenzialmente continuerò a non usarla. A mio rischio e pericolo.  Il Comune ha inoltre introdotto un favoloso cavillo: la corsia può essere utilizzata solo rispettando il limite di 10 km/h. Vi butto li due dati: un ciclista in media andatura da passeggio, non allenato, procede senza sforzo a 20/22 km/h. Quindi il Comune mi obbliga a seguire l'andatura di un pedone. Ma se la corsia ciclabile è a norma, segue tutti i criteri di progettazione, perché non posso seguire l'andatura normalmente a me concessa? L'area riservata ai pedoni, larga 2,50 metri è ripetutamente intasata da totem, pubblicità poste dal comune stesso e macchinette varie. I pedoni quindi si trovano ad essere obbligati ad invadere la corsia dei ciclisti, con chiaro pericolo per entrambe le utenze. Torniamo adesso alle bancarelle: già nell 2016 FIAB aveva posto le sue perplessità: quella corsia non era sicura. Ma con un gran sorriso ci venne detto che era solo momentanea, una pura sperimentazione. Se non vogliamo considerare l'affetto che molti palermitani nutrono nei confronti di una presenza storica e, per alcuni, irrinunciabile, delle bancarelle dei libri di via Libertà, non vediamo per quale motivo debba essere rimossa o spostata un' attività che da lavoro a diverse persone per una corsia che non risponde ancora una volta alle esigenze dei ciclisti in nome di una promozione della mobilità che non corrisponde a fatti reali. Ricordiamo che il Comune ha già a sua disposizione un progetto per la realizzazione del tram e della riqualificazione dell'intera area che prevede la realizzazione di una VERA pista ciclabile bidirezionale, proposta effettuata da FIAB in sede di progettazione e recepita dai progettisti. Il Comune di Palermo continua a mettere in convivenza pedoni e ciclisti, utenze che vivono a velocità differenti. Concludendo, i ciclisti di Palermo aspettano una pista ciclabile degna di tale nome, a norma e sicura, con la quale il Comune possa "incentivare l'uso della bicicletta negli spostamenti casa-lavoro e tempo libero" e che non tolga spazio ai pedoni.   Il Presidente di FIAB Palermo Ciclabile Chiara Minì     Foto copertina: A.Busardò  

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Articolo
27 mar 2017

Noi siamo il TRAFFICO?

di Giulio Di Chiara

Quello che vedete nella foto è solo uno dei casi più emblematici in cui un'automobilista diventa "il traffico", unico e solo a causare code, rallentamenti e imprecazioni degli altri colleghi incolonnati più dietro o nella traversa vicino. Rimanere "imbottigliati" nel traffico è la classica espressione utilizzata in questi casi per rappresentare un forte senso di disagio, in cui spesso conosciamo le cause ma inconsciamente le tolleriamo. Da sempre gira quella frase che dice "non lamentarti del traffico, il traffico sei tu!". Quanto c'è di vero? A mio avviso è una constatazione abbastanza generalista, che merita approfondimenti e contestualizzazioni. A Palermo mancano spesso le alternative al mezzo privato o funzionano male (sebbene speriamo che i cantieri attuali un giorno diano i risultati sperati). E' altrettanto vero che noi palermitani ci mettiamo tanto del nostro. Sono stato testimone di almeno 3-4 minuti di caos, clacson impazziti e code SOLO e SOLTANTO per l'auto sulla sinistra in via del Vespro: il proprietario si accosta con una station wagon per parlare con il signore che vendeva (abusivamente) sul ciglio della strada, totalmente non curante del budello che creava e dei rallentamenti causati alle altre auto. Un menefreghismo misto a prepotenza che si palesava in tutta la sua rilassatezza nel portare avanti la discussione per almeno 3-4 minuti, fin quando lo strombazzare delle altre auto lo ha destato definitivamente. Nel frattempo la coda giungeva sino in Corso Tukory e più precisamente all'incrocio /semaforo con via Maqueda. Un serpentone nato dal nulla per l'idiozia di uno solo. Anche questo è traffico. Quando decidiamo o siamo costretti a fare delle piccole infrazioni,  che c'è modo e modo di farle. Non vanno giustificate ma alcune sono più tollerabili di altre, soprattutto quando non recano forte disagio agli altri. Quindi, in che misura noi "siamo il traffico"? Io direi che a Palermo la percentuale potrebbe aggirarsi intorno al 40%. Voi che dite? Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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