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21 ott 2020

Via Roma, fra crisi nell’era di Amazon e speranze per il futuro

di antony977

Palermo - Un lento declino che sembrerebbe inesorabile e che continua ancora oggi a far abbassare le saracinesche. Via Roma sempre più una strada che dal punto di vista commerciale non è più attrattiva come i suoi vecchi fasti e col serio rischio chiusura di Rinascente, sarà un bel colpo all'immagine della strada. Ma cosa è accaduto in questi anni  che ha portato il glorioso asse stradale a questa crisi? E non sono in pochi a puntare il dito contro la Ztl colpevole  di aver fatto abbassare tante saracinesche. Ma è davvero così? Può una limitazione del carico veicolare incidere sulle attività commerciali quando alcuni metri più avanti nelle aree pedonali si rivaluta l'offerta commerciale e le persone si riappropriano degli spazi pubblici? Con onestà intellettuale dobbiamo evidenziare che la crisi di via Roma non è certo figlia degli ultimi 3 anni, da quando è stata istituita la Zona a Traffico Limitato, bensì è da ricercare fin dall'avvio dei centri commerciali in città. Dal 2009 anno di avvio del Centro Commerciale Forum sono sbarcati in città grandi brand internazionali e con essi una piccola rivoluzione negli acquisti a Palermo che avvantaggiano di sicuro il consumatore. Vengono colpiti noti marchi storici locali nel campo degli elettrodomestici, dell'abbigliamento ma anche i cinema, sanitari/hobbystica fai date. Fino ad arrivare ad oggi con il web, l'era del commercio digitale. E purtroppo pochissimi sono riusciti ad adeguarsi e/o fidelizzare la propria clientela, tanti sono i marchi storici che inesorabilmente hanno chiuso in via Roma e dintorni. Ma hanno chiuso anche in altre zone e basta farsi una passeggiata dalle parti di viale Strasburgo e via Restivo. Ecco, in circa 10 anni è mutato il mercato, il Centro Storico riscopre la sua vocazione turistica, e tante realtà locali non hanno saputo rinnovarsi dal punto di vista infrastrutturale, commerciale e senza affacciarsi al web, senza una vetrina commerciale sui vari marketplace o con una propria piattaforma web.  E nell'era di Amazon, senza questi strumenti difficilmente si potrà reggere. Quanto avvenuto per le vie Maqueda e Vittorio Emanuele dove c'è stata una completa mutazione dell'offerta commerciale, è la riprova che è cambiato il mercato e con esse le condizioni per ritornare a investire in quelle strade. Ma allora vanno aperti solo food store/pizzerie/paninerie/street food? Niente affatto, bisogna creare le condizioni per poter ritornare a investire in via Roma. Se da un lato abbiamo evidenziato le carenze degli imprenditori locali nell'affacciarsi al web e dotarsi di nuovi strumenti, da un altro lato ci si scontra con quello che in pochi raccontano: il caro affitti. Provate semplicemente a verificare dai singoli annunci di affitto le richieste (esorbitanti). Parliamo ad esempio di circa 25 mq con una richiesta di € 1200,00. La vicenda Rinascente ne è l'esempio più lampante. O addirittura tante sono le saracinesche abbassate in quanto i locali non sono più in regola con le vigenti normative urbanistiche. E tanti sono i costi per poter sanare/rimettere a norma i bassi che i proprietari si accontentano di tenerli chiusi. Qui potrebbe giocare un ruolo importante il Comune mettendo in campo incentivi per la ristrutturazione dei locali, sgravi fiscali a favore dei proprietari e sgravi per chi vorrà investire e....magari facendo cadere il tetto dei 200mq dall’articolo 5 del Piano urbanistico commerciale. Il che consentirebbe l'arrivo di ulteriori prestigiosi marchi. A seguire decoro urbano, sicurezza, trasporti e infrastrutture. Ok, c'è il 101 e con l'immissione in servizio di nuovi autisti vedremo più bus per strada dato che ogni giorno in rimessa rimangono altrettante vetture (nuove) per mancanza di autisti. Ma il 101 bisogna riuscire a prenderlo e le periferie giustamente reclamano un sensibile incremento delle corse.   Qualche spiraglio di luce. Qualcuno si domanderà sul perché continuano ad aprire minimarket sparsi o sul come vengono sostenute le spese di apertura e gestione. Beh, lasciamo ad altri organi questo compito, ma permetteteci una considerazione qui. Il minimarket nella sua semplicità rappresenta un negozio di vicinato. Quanti durante il lockdown hanno avuto necessità di reperire un prodotto (un pacco di pasta, biscotti, dentifricio, saponetto, acqua) nelle vicinanze dal proprio domicilio? Ebbene il lockdown ha dimostrato che non è necessario recarsi a tutti i costi presso il Centro Commerciale facendo anche a meno della domenica per fare gli acquisti. Si è riscoperta l'efficacia del negozio di vicinato, usanza che si era quasi persa.  Ci sono anche strade del Centro Storico dove le botteghe di artigianato riescono a fare rete fra loro, riaccendono le vetrine in stradine fino a ieri al buio, creano terreno fertile per attirare nuova clientela. E margini per investire su questo fronte ce ne stanno. Perché mancano panetterie di qualità, drogherie, lavanderie automatizzate, e magari rivitalizzare quelle poche botteghe artigiane storiche rimaste aperte. Sia chiaro, il commercio elettronico offre enormi vantaggi ma se non ci si muoverà più di casa neppure per acquistare di persona, via Roma diventerà un luogo fantasma.  

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14 apr 2016

TRAM | Ipotesi di collegamento tra le linee 1 e 4

di Roberto Palermo

La rete tranviaria recentemente entrata in funzione nella nostra città presenta una peculiarità che non può sfuggire a chi osserva il suo schema planimetrico. Si tratta, infatti, non di una rete, ma di due reti separate: una soluzione di continuità che, se non pone particolari disagi all’utenza, comporta evidenti problematiche di esercizio ed aggravi dei costi di gestione. Basti pensare che è stato necessario realizzare non uno, ma due depositi, con relative officine più o meno grandi: quelli siti a Roccella ed in via Castellana. Proprio per ovviare a questo problema, una delle prime proposte avanzate dall’Amministrazione comunale per l’integrazione della rete, prevede proprio la realizzazione di una linea di collegamento tra queste due “sezioni” di rete, consentendo economie nei costi di manutenzione e di esercizio dell’intero sistema tranviario. E’ stata quindi prevista una linea che unisce i terminal Centrale e Notarbartolo percorrendo via Lincoln, il Foro Italico,  via Crispi e via Duca della Verdura. Una soluzione che personalmente riterrei più valida se tale linea si ponesse a servizio dei quartieri orientali della città, Acquasanta e Montepellegrino in particolare, anzichè puntare verso la stazione Notarbartolo. Si eviterebbe così modo un problematico attraversamento in senso trasversale dell’area più trafficata della città, caratterizzata da sezioni stradali poco adatte ad ospitare sia le autovetture private che il tram. Ho già avanzato, in tal senso, la mia proposta alternativa in un precedente intervento, dove ipotizzavo il tracciato Stazione Centrale-Acquasanta, con terminal in via A. Rizzo. Una integrazione più efficace per l'attuale rete dovrebbe invece essere rivolta non solo a risolvere il problema della continuità della rete, ma a potenziare l’esistente, in funzione di una maggiore penetrazione verso il centro delle aree meno servite dai mezzi pubblici. La linea 4, Notarbartolo-Calatafimi, a tal proposito, presenta enormi potenzialità: un suo prolungamento in direzione sud permetterebbe infatti di raggiungere non solo aree residenziali decentrate, se non periferiche,  ma soprattutto il polo universitario e quello ospedaliero ad esso contiguo. Da qui, sarebbe relativamente  facile raggiungere la Stazione centrale ed il terminal della linea 1, attraverso corso Tukory, realizzando quella continuità sopra discussa. Il tracciato che ho ipotizzato, che di seguito espongo nel dettaglio, presenta le seguenti caratteristiche: Lunghezza in direzione Centrale-Calatafimi m. 3.300 in sede a doppio binario e m. 1.290 in sede a binario unico, totale m  4.590 Lunghezza in direzione Calatafimi-Centrale m. 3.300 in sede a doppio binario e m. 1.380 in sede a binario unico, totale   m. 4.680 Pendenza massima 4%; Fermate: 11 Interdistanza minima: 280 m (Centrale-Ballarò) Tempo di percorrenza: 14 minuti alla velocità commerciale di 20 km/h Nelle tavole che seguono ho visualizzato il tracciato nel dettaglio: Il prolungamento della linea 4, in direzione Calatafimi-Stazione centrale, avrebbe inizio in via Polara, con una diramazione prima del raccordo lungo il ponte di c.so Calatafimi. Durante l’esercizio della linea, questo raccordo rimarrebbe come binario di servizio. Da parte opposta, avverrebbe l’innesto del binario proveniente dalla Stazione centrale. Sulla circonvallazione, i binari, sdoppiati, correrebbero tra la carreggiate laterali e le centrali come nella parte esistente della linea 4. Possono qui prevedersi le fermate Villa Tasca/Palmerino e Altofonte est/ovest. Sia sulla Circonvallazione che successivamente su viale E. Basile andrebbero realizzati sovrapassi pedonali in corrispondenza di ogni fermata; in questo modo si risolverebbero gli enormi problemi di sicurezza pedonale che conosciamo in entrambe le strade. Per il raccordo Circonvallazione-Basile prevedo una soluzione in viadotto (tratteggiato), da preferire alla soluzione in tunnel a causa della presenza di sottoservizi di difficile superamento: in particolare la tubazione dell’acquedotto, a profondità non indifferente. Il binario in direzione Stazione centrale, mantenendosi nello spartitraffico tra la carreggiata centrale e quella laterale di monte, dovrebbe cominciare a salire di quota con pendenza del 4%  a partire dalla fermata Altofonte ovest, scavalcare il raccordo in uscita dalla carreggiata centrale a quella laterale di monte e quindi curvare sopra le altre carreggiate, scavalcando anch’esse fino a raggiungere il margine settentrionale dello svincolo Basile. Da qui, scendendo di quota in rilevato, si ricongiungerebbe all’altro binario per superare il canale Boccadifalco ed affiancarsi al margine del parco Cassarà, pervenendo alla fermata in corrispondenza del suo ingresso, e procedendo fino al terminal Basile. In questo tratto, a differenza della parte rimanete di viale Basile,  i due binari correrebbero tra la carreggiata in direzione nord ed il confine del parco. Poco a valle del terminal Basile, in direzione stazione centrale, i due binari incrocerebbero, con semaforo, la carreggiata nord per spostarsi sullo spartitraffico centrale fino all'estremità opposta del viale, in maniera analoga a quanto già avviene in via L. Da Vinci. In corrispondenza del terminal si renderebbe possibile un importante nodo intermodale bus-tram-auto. Oltre a questa fermata, lungo il viale sono previste anche le fermate Artale, Alessi-Scienze ed Università, situate in corrispondenza di altrettanti ingressi della cittadella universitaria, da una parte, e di importanti strade di penetrazione all’adiacente quartiere residenziale, dall’altra.  All’altezza di via G. Argento, al termine del marciapiede centrale, i due binari si accosterebbero al margine sinistro della carreggiata sud, in direzione corso Tukory. La successiva fermata Orleans si accosta al lato della strada più vicino alla fermata del passante RFI, in modo da renderla raggiungibile mediante un breve percorso a piedi. Da qui la linea proseguirebbe lungo corso Tukory, affiancandosi nel primo tratto al margine sinistro della carreggiata, attualmente occupato da ampi marciapiedi, per poi raggiungenre l’incrocio con via Avolio dopo essersi posizionata al centro della carreggiata. Il flusso veicolare in direzione Stazione centrale si manterrebbe quindi alla destra dei binari tranviari, mentre si avrebbero attraversamenti semaforizzati in corrispondenza delle confluenze viarie provenienti da sinistra. Da questo punto in poi la linea impegna un tratto di corso Tukory sempre più stretto, il che pone la necessità di sacrificare la strada al traffico veicolare, che cmq potrebbe muoversi su un paio di corsie almeno fino a via Perez. Da qui si può prevedere la pedonalizzazione della strada, da riservare al tram ed alla viabilità ciclopedonale, con una fermata dedicata in corrispondenza del popolare mercato di Ballarò. La nuova isola pedonale, a mio avviso, non influenzerebbe più di tanto lo scorrimento del traffico veicolare, che può trovare valide alternative nelle strade parallele, mentre dal punto di vista della cittadinanza, sarebbe un segnale importante per: riqualificare l'intera area, conferendole continuità con l'attiguo mercato di Ballarò: Corso Tukory diventerebbe un salotto per la città, uscendo finalmente dal degrado tipico delle aree limitrofe alla stazione; disincentivare l'uso dell'automobile in pieno centro, come succede in tutte le metropoli del mondo, grazie alla maggiore capacità complessiva del trasporto pubblico in un'area attualmente servita poco o male; incrementare l'utenza del tram, incrementandola con i flussi da e per l'area riqualificata, grazie alla maggiore attrattività insita nella pedonalizzazione; aumentare l'accessibilità ai mercati storici, sempre più minacciati dall'apertura di centri commerciali, comodamente raggiungibili nelle aree periferiche In figura, riporto una probabile sistemazione per la parte più "critica" di corso Tukory, in prossimità dell’incrocio via Maqueda-Oreto, che si presenta molto stretta. Come si evince dal rendering, c'è spazio sufficiente per la tranvia, di larghezza ridotta a 6,50 m. con la catenaria in sospensione a mensola lato sud, una corsia stradale di 3,00 m., da utilizzare solo per le emergenze e i residenti, ed un marciapiede di 2,00 metri.   Il traffico stradale, direzione via Basile, può benissimo essere deviato su altre vie, ad esempio le parallele vie Cesare Battisti e Mura di S. Agata. Superato l’incrocio con via Maqueda, si può pervenire davanti l’ingresso principale della Stazione centrale, con fermata in adiacenza alle attuali pensiline per i bus. Un nodo intermodale, anche questo, per favorire l’interscambio non solo con le linee su gomma, ma anche con la rete RFI e la futura MAL, la cui fermata sarà ubicata proprio in corrispondenza di piazza Giulio Cesare. Da qui, la linea si allaccerebbe alla attuale linea 1 attraverso il terminal; quest’ultimo potrebbe essere trasformato in semplice fermata, anche a servizio della linea verso l’Acquasanta di cui accennavo precedentemente. L’ipotesi sopra descritta non realizza semplicemente la continuità della rete tranviaria, ma completa il sistema, integrandolo di importanti poli attrattori di flussi tra i quali si si distingue il polo universitario. Quest'ultimo, seppur servito dalla fermata Orleans del passante ferroviario che, si ricorderà, venne realizzata negli anni ’90 proprio a tale scopo, presenta un’estensione territoriale tale da rendere disagevole, per le zone più lontane, il suo raggiungimento a piedi. La linea ipotizzata, con le sue tre fermate in corrispondenza di altrettanti accessi alla cittadella universitaria, si porrebbe quindi come un sistema di distribuzione dei notevoli flussi da e per il passante ferroviario. D’altra parte, la linea ipotizzata rende facilmente raggiungibile tale zona, così come i vicini complessi ospedalieri, dai quartieri ovest della città, attraverso l’innesto con l’esistente linea 4 e, da qui, le linee 2 e 3. Allo stesso modo, tramite la linea 1, la rende accessibile dalle zone residenziali a sud della città. Altro aspetto peculiare, il già accennato ruolo di riqualificazione urbana ed incremento di accessibilità rispetto al corso Tukory ed alle aree storiche viciniori. Un valido supporto anche a scopo turistico, vista la sempre crescente attenzione, da parte di chi visita la nostra città, ai mercati popolari ed alle tradizioni che essi conservano e, fortunatamente, ancora tramandano.    

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25 mar 2016

Ipotesi di estensione della rete tranviaria: Linea 5 Stazione Centrale – Ammiraglio Rizzo

di Roberto Palermo

Sulla scorta delle notizie di stampa, sempre attentamente riportate da Mobilita Palermo, sappiamo tutti che l'Amministrazione comunale prevede l'estensione della rete tranviaria. Ad oggi sono semplicemente state delineate alcune linee preferenziali, anche se siamo lontani dalla fase progettuale vera e propria, tanto che un "team" comunale si sta occupando proprio di questo, a partire dallo studio di fattibilità. Poichè il contributo dei cittadini è stato espressamente richiesto, mi sono permesso, sulla scorta della mia specifica preparazione ed esperienza professionale, di ipotizzare alcune ipotesi che non solo ottimizzino l'attuale rete, ma ne permettano un'armoniosa complementarietà con i vettori esistenti e quelli in previsione. Tenendo conto, non solo del Passante e dell'Anello ferroviario, ma anche della futura rete MAL, che dovrebbe attraversare la città centralmente lungo la direttrice principale dei flussi, ovvero in senso longitudinale sud-est/nord-ovest. E ricordando che i sistemi di trasporto, in una rete moderna, devono essere non concorrenti, ma cooperanti fra loro, in un quadro di intermodalità il più possibile agevolata. Soffermandomi in particolare sul previsto collegamento lungo l'asse litoraneo, metto a disposizione di tutti  le planimetrie in dettaglio della mia ipotesi di linea tranviaria, che assumerebbe il nome di linea5,  pensata per collegare la stazione Centrale con via A. Rizzo, percorrendo il foro Italico, via F. Crispi e via Monte Pellegrino. In planimetria il quadro d' unione del tracciato, che poi descrivo nel dettaglio: L'ipotesi cerca di interferire il meno possibile con il traffico veicolare, data l'importanza dell'asse viario interessato, attualmente l'unico, oltre la Circonvallazione, in grado di garantire un rapido collegamento lungo la direttrice principale disposta, come accennato, in direzione sud-est/nord-ovest. Il suo tracciato consente di ottenere in particolare: Servire importanti centri attrattori di traffico nell'area del Centro Storico, attualmente lontani dai principali sistemi di trasporto pubblico, in particolare il Foro Italico e Piazza Marina. Realizzare un secondo collegamento lato mare del previsto anello ferroviario con la Stazione Centrale, in alternativa al Passante. Incrementare il servizio pubblico da e per l'area portuale. Avvicinare i quartieri periferici orientali al centro. Incrementare l'utenza afferente all'anello ferroviario Alcuni dati tecnici: la linea è' lunga complessivamente 5.760 metri e prevede 14 fermate intermedie fra i due capolinea, con interdistanze superiori ai 300 m tranne che per Piazza Marina-Cala e Stabile-Amari di 250 m. circa. Il tempo di percorrenza previsto è di 17 minuti alla velocità commerciale di 20 km/h. In dettaglio, il tracciato su mappa satellitare, tratta per tratta: Dalla Stazione al Foro italico. Dopo il raccordo con il capolinea, in prolungamento dello stesso, la  linea sarebbe realizzata al centro della via Lincoln: l 'ingombro sarebbe mantenuto al minimo con le sospensioni laterali della catenaria (6,5 m). Un'ampia curva consente l'attestarsi della linea sullo spartitraffico del Foro Italico. Dal Foro Italico alla Cala. In questa tratta viene ripristinata la storica fermata di Piazza Marina, che fece da capolinea alla prima linea tranviaria della città di Palermo. Piazza Marina rimase per decenni il nodo principale dell'intera rete. Notare che evito appositamente di interessare le carreggiate della Cala. Lato nord, tuttavia, gli spazi limitati sconsigliano di far passare entrambi i binari dalla via S. Sebastiano e Piazza Fonderia. Ho ipotizzato di sdoppiare i binari, facendone passare uno per questo itinerario e l'altro sulla carreggiata di monte della Cala, per un ingombro minimo (3.5 m) che non compromette più di tanto la circolazione veicolare. Nel dettaglio, lo studio di questa soluzione, con le aree pedonali in bianco e gli attraversamenti pedonali, semaforizzati, in tratteggio. In arancio, la sede tranviaria lato monte, in azzurro quella lato mare, con relative banchine di fermata. Si noti che la carreggiata esterna della curva della Cala mantiene due corsie stradali di 3,5 m.: Dalla Cala a via m Amari: come potete osservare, dalla Cala a piazza XIII Vittime si possono far passare entrambi i binari lato nord, essendo disponibile uno spazio sufficiente a non ridurre troppo le dimensioni della carreggiata monte di via Crispi. All'altezza del sottovia, lo sdoppiamento dei binari consente di passare sulle carreggiate laterali garantendo una corsia veicolare. I due binari si riunificano all'altezza dell'incrocio con via M. Stabile, nell'unico attraversamento a raso del viale da parte del binario di monte. Alla fermata Amari/Porto ci sarebbe l'interscambio con l'anello ferroviario e la possibilità di usufruire del sottopasso per il raggiungimento di via Amari. Da piazza della Pace a via Loria: i binari sono entrambi situati lato mare, riducendo al minimo l'interferenza con la viabilità. in questo tratto si potrebbe anche ipotizzare di utilizzare in parte la copertura dell'anello. Un'altra possibilità di interscambio sarà la fermata Giachery, in corrispondenza con l'omonima fermata dell'anello ferroviario. In via Montepellegrino la linea si situa comodamente nello spartitraffico centrale. Da via Loria a via A. Rizzo. Nessun problema di rilievo: le strade sono larghe a sufficienza: Prolungamento fino all'Arenella? Sarebbe opportuno, ma provate a dare un'occhiata alla viabilità da questo capolinea a via Papa Sergio: un groviglio di viuzze difficilmente praticabile per il tram, pendenze a parte. Inoltre, la stessa via Papa Sergio presenta una larghezza di 15 m. marciapiedi compresi. La presenza del tram significherebbe lasciare al massimo 8 m per 2 corsie stradali e marciapiedi da 3 e 1 m rispettivamente. Pochino per l'unica strada che permette di entrare e uscire dal quartiere, impensabile in termini di Protezione Civile. Rammento che c.so Calatafimi presenta la larghezza minima di 22 m. e su questa strada la prevista linea è stata a suo tempo bocciata dal Genio Civile proprio per savaguardarne il ruolo di via di fuga. L'unica possibilità sarebbe la realizzazione dell'ultimo tratto in galleria: niente di strano per una tranvia, ma i costi aumenterebbero esponenzialmente.

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Segnalazione
22 mag 2017

Via Maqueda: La Strada Nuova

di belfagor

Fino al 1600 Palermo si estendeva intorno a l’asse viario del Cassaro. La strada venne tracciata con la creazione stessa della città da parte dei Fenici, e ne tagliava in due parti l'agglomerato cittadino. Era in pratica il fulcro della città e, in linea retta, rappresentava la strada di collegamento tra il palazzo dei sovrani che era posto nella parte più alta, dove attualmente si trova Palazzo dei Normanni e il mare. In tale strada si trovavano tutti i poteri, politici, religiosi e militari, della città. Palermo era ancora , sotto molti aspetti, una città medievale, limitata dalle mura di difesa, con strade strette e poco areate, dove il sole faceva capolino per poche ore al giorno, con palazzi nobiliari che sembravano dei piccoli fortini , a più piani e con poche e piccole finestre esterne, che sorgevano accanto a casupole. Le autorità cittadine , considerato che ormai la città si stava sviluppando, ritennero necessaria l’apertura di una nuova strada che tagliasse la città in senso perpendicolare con il preesistente CASSARO, che pochi anni prima aveva subito diversi interventi ed era stato prolungato fino al mare. L’apertura di tale “ strada nuova”, comportò colossali lavori di sbancamento e sventramento di interi quartieri , lavori resi necessari da questa rivoluzione urbanistica, che avrebbe trasformato la città e creato un nuovo asse Nord-Sud. L’inizio delle demolizioni avvenne il 24 luglio 1600, con il primo “colpo di piccone” dato simbolicamente dal viceré Bernardino de Cardines, duca di Maqueda con un martello d’oro. All’estremità della “nuova strada” si dovettero costruire due nuove porte. Una che si apriva verso la campagna meridionale, tra i bastioni di Porta di Termini e di Porta Sant’Agata, fu chiamata Porta di Vicari, in onore del pretore della città, Francesco del Bosco, conte di Vicari. Dall’altra parte , fu necessario costruire una nuova porta che fu chiamata Porta Maqueda ( non più esistente). Tali lavori furono completati nel giro di ……un anno. Chiaramente i cronisti dell’epoca esagerarono ma certamente, in un tempo relativamente breve, furono buttate le basi per la creazione di tale nuova arteria. Ci vorranno secoli perché la strada assumesse l’aspetto attuale con nuovi edifici lungo il suo percorso. L’apertura di tale ”strada nuova” cambiò radicalmente il volto della città . Infatti da allora Palermo fu suddivisa in quattro mandamenti che si distinguevano per differenti culture, feste popolari e religiose, diverse santi protettrici, stemmi civici e addirittura inflessioni dialettali. I quattro mandamenti (Palazzo Reale,Monte Pietà,Tribunali e Castellamare) si incontravano a PIAZZA VIGLIENA, meglio conosciuta come I Quattro Canti o Teatro del Sole. Secondo i progettisti doveva rappresentare il “centro della città” e certamente per secoli lo fu. Il taglio della via Maqueda permise ai nobili e al clero, che ne avevano richiesto la creazione, di costruirvi nuovi palazzi , chiese e conventi che ancora oggi rimangono parte fondamentale del patrimonio artistico cittadino. Chiaramente i nuovi palazzi e le nuove chiese vennero costruite con lo stile dominante in quel periodo cioè il barocco. Tale stile, abbastanza uniforme, caratterizzerà Via Maqueda dal Cassaro. Infatti quest’ultima non ha mai avuto un suo stile definito, ma si ritrovano monumenti di vari stili frutto della lunga e antica storia di tale via. Come abbiamo già scritto precedentemente, la strada, e una delle porte che la delimitava, fu dedicata al viceré Bernardino de Cardines, duca di Maqueda, che regnò in Sicilia dall’1 aprile 1598 fino alla sua morte avvenuta il 17 dicembre del 1601. Nella realtà il vicerè fece poco o nulla per meritare tale onore. Infatti , quando , nell’aprile del 1598, giunse a Palermo per sostituire il vecchio vicerè, il conte di Olivares, il Senato cittadino aveva già da tempo stabilito di aprire questa nuova strada . E così il duca di Maqueda, che aveva altri “interessi” passò immeritatamente per “illuminato urbanista”. La gente però cominciò a chiamarla “strada nuova” o a storpiare il nome in Via Macqueda . Via Maqueda è oggi un importante attrazione turistica di Palermo, in quanto costeggia alcuni dei luoghi più importanti della città, tra cui Piazza Pretoria (sede del Palazzo delle Aquile e della Fontana Pretoria), e Piazza Verdi con l’Imponente Teatro Massimo ( frutto di un successivo pesante intervento urbanistico). Certamente, al di là delle motivazione che erano alla base di tale scelta, si tratto di uno dei più importanti e organici interventi urbanistici del tempo. Dovremo aspettare quasi 3 secoli per assistere a un nuovo intervento “urbanistico” di tale importanza, l’apertura di Via Roma, ma i risultati, questa volta, furono molto discutibili.  

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09 mag 2018

TRAM | Il nuovo percorso della linea Stazione centrale – Stadio con la pedonalizzazione di via Roma

di Salvatore Galati

Vi abbiamo annunciato il vincitore del concorso internazionale del sistema tram di Palermo. Le linee che interesseranno la nostra città consentiranno di unire le linee esistenti con il centro città. In questo articolo vi descriviamo la linea che collegherà la Stazione Centrale con lo Stadio. Questa linea sarà il prolungamento della linea uno, uscendo dal capolinea attuale, proseguendo per via Roma a doppio binario fino in via Cavour. Da qui in poi la linea si sdoppierà. Il binario direzione stadio proseguirà per la cosiddetta via Roma Nuova, arrivando in fondo alla via Marchese di Roccaforte, passando per piazza Leoni e via del Fante, raggiungendo la piazza Alcide de Gasperi. Da questa piazza, il binario farà il giro completo della rotonda, per consentire l'inversione di marcia, proseguendo dritto per viale Croce Rossa, via Libertà, via Ruggero Settimo, via Cavour e ritornando su via Roma a doppio binario. Quali sono le novità di questa tratta? Anzitutto la pedonalizzazione di via Roma, che consentirà la creazione di ampi marciapiedi e di godere di un viale alberato. In secondo luogo vedremo una vera e propria pista ciclabile bidirezionale su via Libertà e finalmente si pedonalizzerà anche via Ruggero Settimo. Come sarà questa linea? La linea in questione sarà assolutamente free, cioè senza barriere e senza catenaria, per una questione puramente estetica. Vi starete chiedendo: "Ma allora le linee esistenti saranno incompatibili con quelle nuove?" Assolutamente negativo. Le vetture utilizzate sono di tipo bimodale, cioè con batteria e con pantografo, così da essere utilizzabili in qualsiasi tracciato. E infine una panoramica sulle fermate della linea: Per completezza di informazione, va precisato che questa non è la progettazione definitiva. Il progetto infatti potrà subire delle modifiche a seguito delle attività di analisi da parte dello studio incaricato. Nei prossimi articoli vi mostreremo il dettaglio delle altre linee. Rimanete sintonizzati. Ti potrebbe interessare anche: Nuove linee tram in via Roma e via Libertà: ecco il vincitore del progetto Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Instagram: https://www.instagram.com/mobilita.palermo/  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Segnalazione
03 mar 2020

C’era una volta via Roma: la strada degli scandali

di belfagor

Con la vicenda  della “ ZTL notturna ” si torna a discutere sul futuro incerto di via Roma, la grande arteria cittadina di quasi due chilometri che parte dalla Stazione Centrale e arrivare a Piazza Luigi Sturzo. Via Roma nasce dal progetto dell’ ingegnere  Felice Giarrusso  che nel 1885 la inserisce nel “ Piano regolatore di risanamento di Palermo” (noto  come “Piano Giarrusso”). Tale piano nasceva in un periodo storico particolare. Dopo l’Unità d’Italia, alla fine dell 800, in molte città italiane si decise , per  “ motivi igienici e di vivibilità”  di intervenire pesantemente per risanare e modernizzare i centri storici di molte città , come Torino, Napoli e Firenze. “ Il piano Gianrusso “  prevedeva l'apertura di quattro larghe strade perpendicolari agli assi preesistenti e la creazione di incroci al centro di ogni mandamento. Palermo sarebbe dovuta diventare una specie di scacchiera ed avrebbe assunto l’aspetto di una città romana, con 2000 anni di ritardo Se tale piano  fosse stato realizzato forse oggi avremmo avuto una città con meno traffico, ma sarebbe stato sconvolto e snaturato il vecchi tessuto viario e sarebbero stati  demoliti numerosi luoghi di interesse storico ed artistico.. Nella realtà “ il piano Gianrusso” fu parzialmente realizzato e notevolmente modificato. Delle quattro grandi strade previste ne vennero realizzate soltanto due: la via Mongitore, ma solo in parte, che  doveva  tagliato il quartiere dell'Albergheria , e la via Roma. Secondo il suo progettista, via Roma  doveva essere  “perfettamente dritta come una lama di coltello”,  e doveva collegare la città nuova con la stazione ferroviaria (inaugurata nel 1886)  e il porto. Chi l’ha progettata probabilmente aveva in mente, oltre che “risanare” alcuni quartieri , di creare una strada celebrativa e residenziale  ma anche  un asse di servizi e di  transito verso le zone settentrionali della città. E forse proprio in questa visione , un po’ confusa, sta il limite e l’ambiguità  di tale progetto. Via Roma doveva essere perfettamente parallela alla via Maqueda ma il progetto iniziale subì diversi “ aggiustamenti”. Per esempio il Marchese Arezzo riuscì a salvare il suo prestigioso palazzo  , di origine medievale, che ancora oggi possiamo ammirare all’angolo tra via Roma e c.so Vittorio Emanuele , grazie a qualche conoscenza al Comune e così via Roma fu “ spostata “ di ….. qualche metro . I lavori in via Roma iniziarono nel 1895 e finirono nel 1922, con un iter contorto, ricco di problemi burocratici , finanziari e di scandali e siccome i finanziamenti terminavano periodicamente, i lavori non poterono essere svolti con continuità. Il primo tratto di via Roma fu realizzato  tra il 1895 e  il 1898,  fino a a piazza San Domenico e fu considerata come un opera di “risanamento urbano” : il secondo tratto (1903-1908) da piazza San Domenico a via Cavour, aveva un intento misto sia  come piano regolatore che di  risanamento. Tuttavia alcune gravi e evidenti  irregolarità portarono, nel 1907 , ad una commissione di inchiesta comunale, e successivamente anche parlamentare. Gli amministratori comunali e i tecnici di allora  furono accusati di aver  adottato metodi "sbrigativi" e poco trasparenti  e  di non aver fatto nulla per impedire  che tali sventramenti  cambiassero  l'assetto e la struttura urbana di due dei quattro mandamenti palermitani e cioè Tribunali e Castellammare. Gli abusi e le irregolarità erano tanti e macroscopici  che anche un giornale “vicino all’amministrazione comunale” come il “Giornale di Sicilia”  fu costretto a  denunciare i brogli e i favoritismi  nell'assegnazione delle aree e sui rimborsi per gli espropri . Dall'inchiesta  infatti  emersero delibere troppo affrettate da parte di assessori , controlli mai fatte  da parte dei  funzionari ,  concessioni edilizie rilasciate senza le  opportune verifiche, varianti  nei progetti originali, rimborsi per espropri dati a chi non aveva diritto e negati ad altri   ecc.ecc. . Ma alla fine il Governo , il Comune e la Magistratura …insabbiarono  tutto . Abbiamo accennato  al fatto che tale progetto aveva un ambiguità di fondo, infatti era nello stesso tempo un “opera di risanamento” e un “piano regolatore” Non si tratta di una sottigliezza ma la causa di tutti questi scandali,  brogli e favoritismi . Infatti proprio grazie a tale “ ambiguità  e discrezionalità “ le opere espropriate per il “risanamento” venivano pagate  con pochi soldi, mentre quelle fatte per il  piano regolatore molto di più. Aree edificabili venivano create e vendute a caro prezzo altre invece venivano espropriate e rimborsate per niente E così alcuni si arricchirono e tanti si impoverirono . Decine di miglia di persone restarono senza casa, perché le promesse di risistemare gli sfrattati in larghissima parte rimasero “ promesse”: è cosi tanti palermitani ebbero una ragione in più per emigrare in America Infatti il 1908-1909 furono gli anni di maggiore emigrazione e fuga da Palermo. La costruzione della via Roma, durata circa trent’anni, tra le altre cose portò anche  alla distruzione di tante  opere di interesse storico. La via Roma è un classico esempio di come i progetti originali vengono modificati e stravolti su pressione dei “soliti noti”, per  interessi personali . Per esempio, finiti i lavori del primo tronco, nel 1898, i fratelli Biondo, noti avvocati palermitani , edificano  un’abitazione privata di famiglia e un nuovo teatro: il Teatro Biondo. I gradoni di ingresso al teatro occupano ancora oggi buona parte del marciapiede di via Roma, causando non pochi problemi ai pedoni. Ciò è dovuto al fatto che il piano regolatore, stranamente,  non prevedeva un teatro nel nuovo asse viario ma , grazie alle amicizie , si trovò lo spazio fra i palazzi residenziali. Nel 1906 iniziano i lavori per un ulteriore prolungamento della via Roma, dalla piazza San Domenico fino alla via Ingham, dove si trova il vecchio palazzo degli Ingham in stile neoclassico che, non più usato come abitazione, fu trasformato nel “Grand Hôtel et des Palmes”. I lavori seguendo le precise indicazioni di Giarrusso, dovevano avere un percorso rettilineo. Ma, subito dopo la demolizione del grande giardino dell’Olivella, avviene il colpo di scena. Seguendo le “ variazioni” delle delibere comunali l’asse stradale fu  spostato di alcuni metri  in modo da far passare la strada  sotto l’Hotel delle Palme. Però non tutte tali “ variazioni” avevano scopi speculativi anzi. A pochi metri dalla via Cavour  ci si trovo davanti  l’imponente convento dei Gesuiti che era stato adibito a Museo archeologico. Come fatto per Palazzo Ingham, si decide di apportare un’altra “ piccola deviazione” in modo da distruggere solo una parte dell’enorme complesso monastico. Così facendo si diede vita a quel curioso e scenografico loggiato che dal chiostro dei gesuiti si affaccia sulla via Roma. A causa di tutte queste “ variazioni” e “deviazioni” la via Roma non  fu così  “perfettamente dritta come una lama di coltello”.  Inutile dire che si gridò subito allo scandalo e Giarrusso si dimise e abbandonò i lavori. E così , tra scandali , abusi e “ bustarelle”, l’entusiasmo per la grande arteria cittadina scemò gradualmente come anche l’interesse. I lavori in via Roma si fermano durante la prima guerra mondiale e poi ripresero  nel 1932 con la progettazione di un ingresso monumentale in piazza Giulio Cesare davanti la stazione. Tale opera segnò  la fine della grande avventura del ‘Taglio di via Roma’ e…..  l’inizio del suo declino.  Via Roma non è mai stata una strada celebrativa e residenziale , ma commerciale e di transito. Nel dopo guerra  diventò la strada dove venivano a fare “shopping” soprattutto le persone della provincia. Ecco perché ,dopo la creazione dei centri commerciali ( soprattutto FORUM),   cominciò a declinare : l’istituzione della ZTL ha acuito una crisi  già esistente . Prima di distruggere definitivamente via Roma forse  dovremmo domandarci cosa vogliamo che diventi tale strada  e rivolgerci a un urbanista di fama internazionale , invece di continuare a proporre soluzioni affrettate e ideologiche. P.S  L’elenco delle chiese , dei palazzi  e dei quartieri distrutti per realizzare Via Roma è impressionante  Demolizioni del rione della Conceria Chiesa di S. Margherita Chiesa di S. Angelo Carmelitano Chiesa e Convento di San Giovanni Evangelista dei Minoriti Chiesa di Nostra Signora della Purificazione dei Gallinari Chiesa di Santa Maria alli Schioppettieri Chiesa, Convento e Oratorio di S. Rosalia Chiesa di Santa Maria di Montesanto Chiesa di S. Vincenzo Ferreri dei Confettieri Chiesa della Madonna di Visita Poveri Chiesa, Convento e Oratorio di S. Rosalia Oratorio di Gesù e Maria Oratorio di Santa Spina Palazzo Tramontana (parzialmente ) Palazzo Avarna (parzialmente). Palazzo Montalbano Palazzo Monteleone Palazzo Airoldi Palazzo Bonanno di Linguaglossa Palazzo Di Napoli di Buonfornello Palazzo Settimo di Fitalia di Giarratana Palazzo Platamone-Achates-Giarratana Palazzo Duca di Sorrentino Casa Traetta (parzialmente) Le mura dell’Itria Tutta questo disastro per una strada senza anima . Ne è valsa la pena?

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Articolo
20 mag 2021

Collettore Fognario | I lavori di scavo in via Roma non saranno terminati prima del 31 Ottobre

di Fabio Nicolosi

L'ufficio traffico ha emesso l'ordinanza n° 540 del 18/05/2021 con cui viene prorogata l'ordinanza dirigenziale n° 214 del 5 marzo 2021. Ricordiamo che i lavori sono partiti i primi di Maggio 2019 con l'ordinanza n° 571 del 08/05/2019, ulteriormente prorogata con l'ordinanza n° 873 del 02/07/2019, n° 1128 del 20/09/2019, n° 601 del 10/08/2020 n° 1121 del 23/12/2020, n° 214 del 05/03/2021 e adesso con ordinanza n° 540 del 18/05/2021. Ricordiamo che il RUP l'8 agosto 2020, dopo il subentro della ditta AMEC S.r.l. alla fallita TECNIS comunicava che la conclusione degli stessi deve avvenire entro il 18 dicembre 2020. Siamo ormai a metà maggio 2021 e la nuova ordinanza atteso che i lavori non saranno completati entro il 31 maggio 2021 proroga la chiusura dell'incrocio sino al 31 ottobre 2021. La TECNIS aveva problema finanziari, poi è subentrata la AMEC dopo un inizio abbastanza fiducioso si è arenata dietro a furti di carburante, problemi del macchinario, rallentamenti non ben definiti. Vorremmo leggere dal comune di Palermo, dall'assessore Prestigiacomo e dal RUP quali sono effettivamente i tempi di completamento di questa opera che tiene ostaggio la città da ormai troppi anni. Ricordiamo che il tunnel da realizzare è una condotta di 400m, realizzata da un mini talpa meccanica che dovrebbe di velocizzare e semplificare lo scavo fino a Via Guardione, dove sarà collegata al tratto già realizzato e che proseguirà verso l'impianto di Porta Felice. Per la cronaca parliamo di 731 giorni da fine Maggio 2019 a fine Maggio 2021. Escludendo i sabato, le domeniche e i festivi 507 giorni. 400 metri in 507 giorni, fatevi voi i calcoli, ricordando che l'ordinanza attualmente in vigore è valida fino a fine ottobre. Al 31 Ottobre 2021 saranno 615 giorni. Chi vivrà, vedrà. Intanto i disagi per i cittadini sono notevoli, i disagi per i mezzi pubblici costretti a tortuose deviazioni sono notevoli, i disagi per i residenti sono notevoli.

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