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17 mar 2018

Un murales per la rinascita in chiave artistica di danisinni: l’opera dell’argentino Guido Palmadessa

di Fabio Nicolosi

Le sue opere sono sparse in giro per il mondo e sono il risultato dei viaggi che fa, delle esperienze che raccoglie durante le sue passeggiate esplorative. Un giovane artista viandante dalle origini italiane, messinesi e napoletane per l’esattezza, che ha deciso di regalare questo murales ai Danisinni e alla città. La sua è una ‘pittura sociale’, un po’ metafisica e sognante. La sua idea per Danisinni un murales sei metri per otto: «voglio interpretare l’intimità di un incontro, che sia quello di una famiglia o di un popolo» Arrivato da appena poche ore in città, l’artista argentino Guido Palmadessa ha voluto visitare Danisinni per immergersi tra le pieghe di una comunità di cui ha sentito a lungo parlare e a cui regalerà un grande dipinto murale, sei metri per otto, che affrescherà l’intera parete posteriore della Chiesa Santa Agnese abbracciando con lo sguardo l’intero parco in cui sorge l’orto-fattoria. Un’attestazione di stima per la città di Palermo, fucina artistica contemporanea, e per il quartiere che con il progetto ‘Rambla Papireto’ ha attirato, e sta attirando, artisti locali e stranieri che vogliono prendere parte alla riqualificazione in chiave artistica del rione. Guido Palmadessa ha trovato ispirazione passeggiando nell’orto-fattoria e tra i vicoli di Danisinni, dialogando con fra Mauro Billetta, parroco della chiesa sant’Agnese, e il professore Enzo Patti, artista che con la professoressa Valentina Console ha dato vita ai progetti artistici nel quartiere. Un perfetto botta e risposta in siciliano e spagnolo con chi vive e lavora qui ha permesso all’artista argentino di discendere nell’anima del quartiere e coglierne sfumature e identità, che sono elementi centrali delle sue creazioni: «L’idea principale, dopo aver parlato con la gente di Danisinni – spiega l’artista -, è quella di dar vita a una scena familiare, affettiva, un po’ come durante il Natale. Voglio interpretare il sentimento intimo di questa scena, il momento dell’incontro, che sia di una famiglia, di un popolo. Spero che sia un lavoro bello e interessante, ma soprattutto che piaccia alla gente di qui». Una restituzione artistica con una forte impronta sociale è lui stesso a dire che non ama nessuna etichetta preferendo definire la sua una ‘pittura sociale’ che racconta la storia e il contesto in cui si muove. Le sue opere a tecnica mista sono come un fermo immagine nostalgico, eppure vivo e colorato, a tratti iperrealista sebbene l’effetto finale sia un po’ metafisico, sognante. Rotte tra l’Argentina, il Messico, il Cile, la Bolivia, la Germania e adesso l’Italia (la prossima tappa sarà Berlino) che fissano scene di quotidianità, un linguaggio intimo che si costruisce in tele urbane di grandi dimensioni, un collage fatto di pezzi di vita raccattati per strada. Tra una chiacchierata e l’altra Guido ci racconta di avere origini italiane, messinesi e napoletane per l’esattezza, così che questo viaggio è anche l’occasione per scoprire luoghi dove affondano parte delle sue radici. La sua è una famiglia di artisti, i genitori entrambi architetti e gli zii tra i suoi più grandi maestri: Alfredo De Marsico e Graciela Palmadessa, noti pittori. Il suo dipinto sarà una sfida contro il tempo: appena cinque giorni per realizzarlo; oggi è già stata alzata l’impalcatura e fatti i primi bozzetti dell’opera, da domani si inizierà a lavorare sulla parete. Intanto la comunità di Danisinni conquistata dalla genuinità di questo artista-viandante si è adoperata per aiutare l’artista. Un ringraziamento particolare va allo sponsor di cultura, Cavallaro Arte, che ha fornito il materiale per la realizzazione dell’opera. La firma di Guido Palmadessa sarà un altro dei contributi artistici per la rinascita artistica di Danisinni, un quartiere galleria d’arte urbana in continua evoluzione. In attesa che il circo sociale permanente ‘Danisinni Circus’ alzi il proprio tendone all’interno dell’orto-fattoria, il presidio creativo nel quartiere non è mai cessato, con attività e appuntamenti destinati ai cittadini, e l’impegno costante della comunità educativa che raccoglie in sé tutti gli attori di questo cambiamento: la Chiesa Santa Agnese, l’Accademia di Belle Arti, il Comune di Palermo, la Confraternita dei Danisinni, l’associazione ‘Insieme per Danisinni’, i volontari, e tutte le associazioni che hanno preso parte al progetto ‘Rambla Papireto’. Grazie a questo lavoro oggi Danisinni è stato scelto come spazio culturale per eventi collaterali di ‘Manifesta 12’ e ‘Palermo Capitale della Cultura’: XRIVISTA, X=Danisinni, e a settembre ci sarà l’opera-paese, l’intero quartiere sarà trasformato in palcoscenico per l’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti a cura del Teatro Massimo di Palermo; e ancora una serata danzante in piazza con l’Orchestra del Teatro Massimo. In questi mesi si sta inoltre lavorando per la costituzione di un museo sociale con scritture d’artista, da un’idea degli artisti Enzo Patti e Valentina Console, e la stretta collaborazione di Calogero Barba, Nicola D’Alessandro, Fra Mauro Billetta e Rossella Puccio. A oggi sono oltre un centinaio le opere donate al museo sociale, e tanti altri artisti hanno manifestato l’interesse di prendere parte a questa iniziativa. Tanti appuntamenti per ricucire il rapporto tra la città e il quartiere affinché Danisinni diventi un percorso turistico e artistico tra i più importanti di Palermo. Per rimanere aggiornati e conoscere le iniziative in programma basta visitare la pagina facebook ufficiale del progetto ‘Rambla Papireto’. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Instagram: https://www.instagram.com/mobilita.palermo/  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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12 feb 2018

Palazzetto dello sport | Ripartiti i lavori di ristrutturazione

di Salvatore Galati

Vi avevamo annunciato in questo articolo la possibile ripartenza dei lavori al Palazzetto dello sport con l'impresa ATI Consorzio Stabile Valori Scarl - Amata srl di Roma arrivata seconda. A distanza di un anno dal primo avvio dei lavori, siamo nuovamente qui a scrivere degli stessi lavori e di una ripartenza degli stessi. La Tecnoart, azienda edile di Santa Flavia, che il primo febbraio 2017 aveva occupato materialmente il cantiere con operai e mezzi, è stata esclusa perché una delle aziende ausiliarie, la Eragon Consorzio Stabile Scarl di Roma il 20 febbraio aveva l’interdittiva antimafia da parte della Prefettura capitolina. Un evento che ha travolto a cascata l’azienda capofila, destinataria a sua vota dello stesso provvedimento, con conseguente risoluzione contrattuale da parte del Comune, avvenuta il 23 marzo, con i lavori che comunque erano stati interrotti in via cautelare il primo marzo. A seguito dello stop forzato, l’amministrazione comunale ha interpellato la ditta seconda classificata per saggiarne l’interesse a proseguire l‘appalto, ottenendo risposta positiva da parte dell'impresa. Dopo tante attese burocratiche, si da al via il primo bando con un costo di 2,9 milioni di euro, cosi ripartono i lavori di ripristino della copertura e per la ristrutturazione complessiva dell’impianto. La fine dei lavori è prevista tra circa 7 mesi. Terminati i lavori sul tetto, sarà compito del Coni occuparsi del rifacimento interno dell’impianto con la partecipazione del Comune e del governo nazionale. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Instagram: https://www.instagram.com/mobilita.palermo/  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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13 feb 2017

E adesso Palermo si guadagni il titolo…

di Andrea Baio

Palermo Capitale Italiana della Cultura, ma la cultura gode di ottima salute? Che sia la spinta a far meglio, e con maggior concretezza, così che questo titolo non rimanga solo un fregio, ma possa costituirsi merito di qui al 2018.   Questa riflessione arriva a mente fredda, sia perché ci sembrava giusto prima gioire tutti insieme della nomina a Capitale Italiana della Cultura, sia perché non vogliamo che adesso l'argomento passi di moda e venga accantonato come un risultato prematuro. Dopo i fallimenti di Palermo Capitale Europea della Cultura 2019 e Palermo Capitale Europea dello Sport, arriva finalmente la soddisfazione di un riconoscimento per la nostra città. Che sia dovuto alla qualità del progetto o al "peso politico" dell'amministrazione Orlando sul piano nazionale, il punto è che adesso bisognerà rimboccarsi le maniche. In che stato è la cultura a Palermo oggi? Sicuramente non gode di ottima salute. Viviamo in una città che produce alcune tra le menti più eccelse d'Italia, forse proprio perché costrette a districarsi in un contesto che non concede loro opportunità, obbligando i giovani a reinventarsi continuamente, imparando, cercando, rafforzando la creatività nella speranza di trovare uno sbocco. Le stesse menti sono poi gettate come carta straccia dopo aver subito ogni genere di umiliazione da questo sistema aberrante che prima li forma, e il giorno dopo li costringe a fare le valigie e partire per altre mete. Nel 2015 più di 13 mila giovani menti hanno lasciato Palermo: un fenomeno migratorio che ormai ha raggiunto le proporzioni di un esodo biblico. Da un'analisi "lucida" sarebbe opportuno prendere questa nomina come uno spunto a far meglio, un'occasione per meritare veramente il titolo di Capitale Italiana della Cultura in una città che sinora la cultura l'ha annientata, come ha annientato tutte le persone che tentavano di supportarla. Palermo è una città in fermento in qualsiasi settore: dal teatro alla musica, dal cinema all'arte e alla letteratura, etc. Viviamo in una città che ha sete di cultura. Sembra quasi che più la città sprofondi in basso, più i talenti vengano fuori in cerca di spazio vitale, coltivando spontaneamente le proprie realtà in antitesi col degrado, l'abbandono e l'ignoranza dilagante. Un grido disperato, un'ultima resistenza che prova a trarre il massimo da un contesto in cui il minimo è all'ordine del giorno. Spesso la politica ha provato ad appropriarsi dei meriti di queste realtà, cavalcando ipocritamente le stesse dopo averle ostacolate (o nel migliore dei casi, mai supportate). Le stesse realtà hanno invece bisogno di un sostegno reale da parte di chi amministra, e della cittadinanza tutta. Sono realtà che affondano nella burocrazia, nelle difficoltà economiche, e che vedono il vuoto attorno quando si tratta di individuare spazi dove poter operare, creare, proliferare. I Cantieri Culturali alla Zisa sono solo uno dei tanti fallimenti della cultura a Palermo. Un potenziale sfruttato allo 0.1%, che potrebbe invece ospitare iniziative culturali di ogni tipo, che potrebbe costituirsi luogo di aggregazione per tutti gli artisti, scrittori, attori e musicisti di questa città, risultando altresì appetibile anche al di fuori del contesto locale. A tutto questo, si va ad aggiungere il paradosso di una sottocultura "ignorante" che monopolizza qualsiasi tipo di iniziativa, di luogo, di finanziamento, tagliando fuori chiunque non appartenga a certe logiche clientelari ed a determinati circoli. Il cancro di una visione "radical-chic" che snobba tutte quelle piccole realtà che quotidianamente con la cultura si sporcano le mani, e che invece risultano molto più autentiche di tutti quei nomi altisonanti che possono solo fregiarsene e agghindarsi di autocompiacimento, senza rendersi conto di essere afflitti da una limitatezza provinciale disarmante che è in perfetta antitesi con il concetto di cultura stesso. Speriamo che il tempo di questi giochetti sia quindi finito, e che da oggi possa iniziare una nuova parentesi positiva per la nostra città. Speriamo che Capitale Italiana della Cultura non significhi solo far piovere soldi su realtà ultra-consolidate come il Teatro Massimo - ad esempio - ma che vada a supportare tutte le realtà di cui sopra, che poi sono quelle che hanno bisogno della maggiore spinta. La cultura di Palermo sono le persone che ne fanno parte: non dimentichiamoci di questo, o sprofonderemo nuovamente nella retorica politica senza che nulla cambi. La cultura non è una bandiera da sventolare all'occorrenza, non è un prodotto usa e getta, è il pilastro fondamentale su cui poggia la rinascita di questa città. Auguri a tutto noi, e speriamo che sia la volta buona.

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