Articolo
18 giu 2015

“Curavo un’area verde ma oggi alzo bandiera bianca”

di mimmalomartire

Perchè alcune persone odiano vivere nel decoro, nell'ordine e nella pulizia? Perchè tanto disprezzo nei confronti delle poche aree a verde inserite nel contesto urbanistico della nostra città? Non dovrebbero essere amate come perle rare o oasi nel deserto? Se hai un'unica sorgente d'acqua dalla quale dipende la tua sopravvivenza, perchè comportarsi da stupidi o criminali e inquinarla o distruggerla? Qualcuno sa darmi delle risposte? Ho passato anni, a cercare, invano, di far nascere un barlume di senso civico nella zona in cui vivo (il centro storico tanto amato e tanto violato), anche con "l'adozione" - in tempi in cui ancora non erano nati nè gli orti condivisi, nè  l'affido a cittadini o associazioni da parte dei Comuni di aree a verde abbandonate - di una piccola parte di terreno inutilizzato, finalmente trasformato dal Comune di Palermo, in una grande e bella aiuola, con la messa a dimora di una decina di palme, alcuni fiori e due alberelli di alloro. Grazie anche all'interesse di un bravo consigliere di quartiere della circoscrizione Tribunali - Castellammare, Pietro Licata, ora non più in vita. Pensavo, gli abitanti di questa strada saranno felici come noi due per questo inaspettato regalo. COME MI SBAGLIAVO! Non immaginavo neanche lontanamente quanto ero distante  dalla realtà e quanta amarazza mi avrebbe causato negli anni a venire prendermi cura di questo dono, presto trasformatosi in una mela avvelenata. Amo l'ambiente, la natura, gli animali, il mio pianeta: dovrebbe essere così per tutti. O no? Il mio concetto di "casa" si estende fino all'universo del quale facciamo parte e anche oltre. Per questo per me è intollerabile chiunque violi in qualunque modo il nostro  habitat. Fin da bambina ho sempre avuto un innato senso civico: non si deturpa, non si sporca, non si maltrattano gli indifesi e i piú deboli, siano essi del regno animale o vegetale. Non divieti pressanti, ma uno stile di vita, normale come respirare o bere un bicchiere d'acqua. Non tolleravo e non tollero gli sprechi di nessun tipo, prima della nascita e dell'arrivo dei grillini all'Ars c'ero già io che spegnevo le luci della sala stampa e che stressavo i commessi (che non capivano visto che non eravamo, secondo loro,  noi a pagare le bollette) a fare altrettanto, invano. Chiudevo i rubinetti lasciati aperti e stringevo quelli gocciolanti. Riciclavo la carta, quando ancora in città non esisteva la differenziata e non c'erano le campane (ancora oggi ho problemi a trovarne una per la carta nella mia zona), il magazzino dove la portavo allora non esiste più. Il mio elevato senso civico e il mio forte rifiuto del degrado,  mi hanno portata alla naturale "adozione" di questa  preziosa porzione di verde, prima istituita e subito dopo dimenticata, situata in Via Filangieri, a ridosso delle antiche mura della Pace, anch'esse in pericoloso stato di abbandono. Ho subito realizzato che nessuno si occupava più di essa: niente pulizia, niente innaffiatura, niente tagli d'erba - se non due o tre volte l'anno, su richiesta, alla Ripartizione Ville e Giardini - che inviava alcuni operai Gesip. Così, volente o nolente, mi sono trasformata in un agente ecologico sempre a vigilare e a ripulire, nel vano tentativo di mantenerla intonsa. L'impresa si è presto rivelata difficilissima. Non facevo in tempo a togliervi i rifiuti, che subito ne spuntavano di altri. Ho dovuto difenderla da ogni tipo di materiale, proprio da tutto. Chi faceva lavori in casa vi buttava i suoi scarti ingombranti. Vi hanno lasciato ogni cosa: elettrodomestici rotti, vecchi arredi, materassi sbrindellati,  contenitori con vernici, cartoni, vi hanno perfino versato del cemento, oltre ai 'normali' sacchetti  di rifiuti urbani (nonostante i vicini cassonetti o forse proprio per quello). Le hanno dato fuoco, vi hanno fatto sesso centinaia di uomini con prostitute di colore, vi hanno lasciato i propri escrementi persone e animali (più le prime, che i secondi). Un giorno vi si era installato pure un gruppo di nomadi. Tuttora uno straniero senza fissa dimora, nè idendità - un apolide secondo la polizia - si lascia andare periodicamente e in assoluta tranquillità, come se fosse nel bagno di casa sua, a pratiche di onanismo, non al buio, ma financo alle ore 13 di una assolata domenica. Ma anche se da sola, fin dal primo giorno ho impedito che diventasse come altre aree verdi di questa città. La ripulivo, anche nei giorni festivi,  e la difendevo. Per anni è stata pulitissima, nonostante tutto. Neanche una cicca. Tra la derisione della gente di questo quartiere, che si chiedeva chi fosse questa svitata o questa straniera (francese, svizzera, belga?), che 'lavorava' gratuitamente per una cosa pubblica; quindi di tutti per utilizzarla nel peggiore dei modi e di nessuno per mantenerla dignitosanente. Poi è arrivato il punteruolo rosso e si è portato via le palme più grandi, ma anche lì non mi sono arresa , c'erano pur sempre le piccole. Nonostante le promesse, nulla è stato più messo a dimora in loro vece. Le rare volte che veniva effettuato il taglio d'erba i residenti erano preoccupati che si sporcassero le loro auto in sosta, finendo persino a litigare con gli operai della ex Gesip arrivati finalmente a falciare il prato. Ma il paradosso lo si è raggiunto con alcuni volontari che distribuivano contenitori di plastica con pasta dentro, pur non essendoci senzatetto nei paraggi ve ne hanno abbandonato diversi (ma perchè dentro un'area a verde pulita?), cibo che è rimasto ore a marcire sotto il sole e che poi ho dovuto buttare  a malincuore nei cassonetti: non più buono neanche per i gatti. Quando sono ritornati a rifarlo e li ho richiamati, dicendo - "fate solo spreco di cibo, oltre che creare altri rifiuti, nessuno prenderà quei contenitori per mangiarne il contenuto", un gentile frate mi ha mandata a quel paese. Che dire? Hanno pure avuto un bel servizio a "Striscia la notizia", era Natale, che brave persone! Questa storia però non ha un lieto fine, perchè dopo oltre vent'anni di solitudine, amarezze e dopo aver consumato decine di euro in guanti di plastica, ho detto basta. Succede di rado, non mollo quasi mai, ma questa città mi ha costretta ad arrendermi  già un paio di volte. Se il mio lavoro è stato privato, la mia resa  deve essere pubblica. Si deve sapere. Nulla posso più fare da sola contro l'ultima e incontrastata invasione. Nel giro di pochi giorni decine di profughi, rifugiati, apolidi, richiedenti asilo, disperati, sbarcati in città da zone più povere, di guerra e ancora più degradate della nostra, l'hanno trasformata in una vera discarica. Di notte dormono tutti indisturbati al vicino passaggio Lincoln. La situazione è così fuori controllo da diventare  impossibile gestirla; non solo per una questione igienico - sanitaria, fossero solo i loro bisogni fisiologici sarebbe nulla! Vi hanno trascinato dentro di tutto. Non voglio fare l'elenco. Chi vuole venga a guardare. Io dico BASTA, mi arrendo. Comune e bravi volontari, dove siete? Herr Bürgermeister,  signor sindaco, fai qualcosa. Lo so che in città ci sono altri come me, li ho incontrati... in banca, al supermercato e li ho riconosciuti. Ho bisogno del vostro supporto perchè sono in riserva di speranza. Adesso tocca a voi. Io alzo bandiera bianca, mi sono già schifata abbastanza, senza neanche riuscire a convertirne almeno uno, grande o piccino, alla mia causa. TUTTI REFRATTARI E INDIFFERENTI. AIUTATE NON ME, MA QUESTA CITTA'. Infine, un ricordo e un grazie al mio assessore al Verde preferito, la dolce e appassionata Letizia Battaglia. Ricordo ancora le sue lacrime amare per la  devastazione di un'area a verde attrezzata,  appena inaugurata all'Arenella. Vandalizzata dopo  neanche 24 ore. A quei tempi scrivevo per il quotidiano L'Ora e raccolsi il suo sfogo. Mi rimase impresso. Non gliel'ho mai detto, colgo l'occasione...  

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Segnalazione
06 lug 2017

La guerra dei porticcioli (2parte): Tanto rumore per…….. nulla

di belfagor

Il 21/12/2016 su “MobilitaPalermo” fu pubblicato un articolo che descriveva lo scontro tra il Comune di Palermo e l’ l’Autorità Portuale a causa del PRP e sulla gestione dei porticcioli di Palermo. Giovedi 29 giugno 2017 il TAR di Palermo ha (forse) messo la parola fine su tale annoso,e sotto molti aspetti poco edificante, conflitto. “I giudici della prima sezione del Tar di Palermo (presieduta da Calogero Ferlisi, consigliere Aurora Lento, estensore Roberto Valenti), hanno accolto il ricorso presentato dall'Autorità Portuale, assistita dall'Avvocatura dello Stato di Palermo, dando il via libera al piano regolatore del Porto di Palermo”. In parole povere, tra l'ex sindaco Diego Cammarata e l'autorità portale del tempo, diretta da Nino Bevilacqua, era stata firmata un'intesa per il via libera del PRP e per la gestione del porto e anche dei porticcioli turistici. Il sindaco Leoluca Orlando aveva impugnato questa intesa e con una serie di provvedimenti del consiglio comunale aveva rimessa in gioco l'intera gestione delle strutture portuali. Ma facciamo un passo indietro è torniamo al lontano 8 Luglio  2008 quando viene presentato il PRP ,cioè il nuovo Piano regolatore del porto. Tale piano non viene elaborato dal Comune ma dall’Ente Porto che ,di fronte al consueto immobilismo dell’amministrazione di Palazzo delle Aquile, decide di intervenire nominando  una commissione, guidata dal Prof. Maurizio Carta che stila il “Waterfrontpalermo: un manifesto-progetto per la nuova città creativa”. Certamente si tratta di un lavoro molto ambizioso e di alta qualità, che non si limita a “progettare” il Waterfront ( cioè  le coste e la parte della città di fronte al mare) ma affronta l’annoso problema del rapporto della città con il suo mare e il futuro dei suoi porticcioli.  Alla presentazione del PRG il presidente dell’Ente Porto , Ing. Bevilacqua dichiara: ” I lavori, alcuni dei quali già in corso, termineranno in tempi brevi, massimo dieci anni. Il progetto è incentrato sull’identificazione di Palermo come scalo turistico, affiancato dal porto di Termini Imerese per buona parte del traffico merci. Il piano prevede anche la creazione di un Parco archeologico urbano nel Castello a Mare, la costruzione di un porticciolo turistico a Sant’Erasmo, il recupero della Cala, mentre una parte dell’approdo Acquasanta verrà dedicato alla cantieristica minore.  Infine, il problema del traffico verrà risolto grazie alla costruzione di una galleria sotterranea “ L’integrazione della viabilità proposta dal nuovo PRP di Palermo con il sistema dell’accessibilità alla scala urbana prevede una nuova viabilità carrabile portuale legata al traffico commerciale, fortemente interconnessa con la viabilità esterna che, collegandosi direttamente tramite una galleria con la circonvallazione di Palermo, libererà la via Messina Marine e la via Francesco Crispi dai mezzi pesanti che oggi congestionano i principali accessi al porto”. Per quanto riguarda i finanziamenti il Presidente Bevilacqua dichiara” Cento milioni di euro sono già pronti per essere investiti.”.   Che il Presidente dell’Ente Porto fosse troppo ottimista lo dimostra il fatto che dovranno passare ben 3 anni ( novembre 2011) prima che tale piano venga approvato dal Consiglio Comunale . Nel 2012 ritorna sindaco ( per la quarta volta) Leoluca Orlando Cascio. Come primo atto fa revocare, dal nuovo consiglio comunale, il PRG approvato  solo qualche mese prima dal vecchio consiglio. Ma nello stesso anno il TAR “revoca  tale revoca” ,decisa in giugno dal nuovo Consiglio comunale, perche mette a rischio “l’avanzato stato del procedimento di approvazione di uno strumento complesso qual è il prg del porto e la conseguente perdita dei fondi europei ,senza essere supportato da adeguate e specifiche motivazioni”.   Ma la sentenza del TAR va oltre. Perché ribadisce che la competenza dei porticcioli di Sant’Erasmo, Arenella e dell’Acquasanta è dell’Autorità portuale perché il “decreto ministeriale del 22 novembre 2005, che individua la circoscrizione territoriale dell’Autorità portuale, comprendendo anche i porticcioli dell’Acquasanta, dell’Arenella e di Sant’Erasmo,è ormai “inoppugnabile” Capito chiuso? Purtroppo no Nel 2013 ,Il Consiglio superiore dei lavori pubblici  approva il piano regolatore del porto di Palermo. Ma il sindaco Leoluca Orlando non ci sta, punta il dito contro i vertici dell’Autorità portuale e scrive al premier Enrico Letta affinché appuri se ci sono stati comportamenti irregolari nel corso dell’iter burocratico partito nel 2000. Ormai siamo a un braccio di ferro,senza esclusioni di colpi, tra il Comune di Palermo ( Orlando) e l’autorità portuale, una vera guerra. Una contesa per stabilire a chi spetti la titolarità sui porticcioli turisti di Sant’Erasmo, dell’Arenella e dell’Acquasanta, oltre al Castello a mare e del giardino del Foro italico e non solo. Ma forse l’obiettivo è anche la poltrona dell’Ente Porto che Orlando vorrebbe avocare a se. Il sindaco convoca una conferenza stampa e dichiara :”“Contrariamente a quanto prevede la legge - spiega il primo cittadino – il Consiglio comunale non si è mai pronunciato sui limiti territoriali della competenza dell’Autorità portuale.  E’ stato defraudato di una sua prerogativa. Ho informato la Procura della Repubblica di Palermo della richiesta fatta al presidente Enrico Letta”. Ma il sindaco Orlando non si limita alla conferenza stampa, ma fa approvato, dal consiglio comunale due delibere per….. far decadere il ricorso al Tar dell’Autorità Portuale sul Piano regolatore del porto e ridefinire i confini di competenza sui porticcioli, rimettendo così le mani sui porticcioli turistici e sul Castello a mare. “Il Consiglio – sostiene Orlando – approvando queste due delibere si è riappropria di una prerogativa di cui era stato defraudato. Una cosa del genere non accadrà ma più”. E perché il sindaco Orlando vuole revocare il PRP, che pure è un buon piano? Secondo lui ,l’approvazione del piano regolatore del porto è avvenuta senza il parere preventivo della Regione Siciliana. Cioè il sindaco non entra nel merito delle cose proposte nel PRP, anche perché non ha un piano alternativo, ma evidenzia alcune presunte anomalie dell’iter burocratico , e cioè  “ manca il parere preventivo della Regione”. Oggi la sentenza del TAR Palermo conferma che tale opposizione del Comune era priva di fondamenti giuridici "non risulta che la Regione Siciliana – sostiene la sentenza - che non è parte del presente ricorso ma che è certamente unica titolare del relativo potere, cui compete anche l'approvazione in via definitiva dello strumento programmatorio approntato dall'autorità Portuale di Palermo, abbia mai sollevato innanzi la Corte Costituzionale questione di conflitto di attribuzioni nei confronti dell'Amministrazione statale avverso il decreto ministeriale 2005 che ha fissato i contorni della circoscrizione dell'Autorità Portuale di Palermo”. P.S. Ci sono voluti 10 anni per ribadire un concetto che era chiaro a tutti. In questi anni la città è stata bloccata e privata di uno strumento fondamentale come il Piano Regolatore del Porto di Palermo ( PRP). Abbiamo perso finanziamenti pubblici e privati, posti di lavoro e possibilità di sviluppo. E tutto questo per …..nulla. Chi paga?    

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Articolo
09 mag 2016

Patto per Palermo: Domande e perplessità su un documento che dice tutto e niente

di Mobilita Palermo

L'amico Andrea B. ci invia questa interessante riflessione, che vogliamo condividere con voi Carissimi tutti, vorrei condividere con voi una serie di riflessioni a valle delle dichiarazioni rilasciate in occasione del Patto per Palermo, in merito specificatamente al futuro della mobilità nella nostra città. Apprendo dalle dichiarazioni ufficiali dell’impegno preso dal governo nazionale e dalle controparti a reperire oltre 500 milioni di euro da investire nello sviluppo della rete tram. Una notizia importante e non inaspettata: fa seguito infatti alla presentazione del lavoro svolto da un gruppo di professionisti per conto del Comune in cui si ipotizzavano nuove linee; e delle considerazioni, se non erro, dell’Ass. Catania che individuava, su tali elaborati, anche un ordine di priorità tra queste. A fronte di notizie che considero comunque positive nella generalità, ho maturato però una serie di dubbi che io credo andrebbero sottoposti al Comune, domande che invece non ho visto porre da nessuna delle testate giornalistiche locali, segno questo o di scarsa memoria storica o di poca conoscenza degli argomenti trattati (o di entrambe le cose). Cercherò dunque di fare una sintesi per punti affinché queste mie riflessioni siano più digeribili sperando servano magari a spronare gli organi di informazione a porre questi quesiti. Mi scuso per la lunghezza del testo e vi prego di leggere questo mio articolo come critica nei confronti del lavoro svolto dall’attuale amministrazione, semmai ho voluto dare un contributo alla costruzione di un futuro della mobilità cittadina che in queste fasi è ancora tutto da plasmare. ASSE NORD-SUD OVVERO PROPOSTA A: E LA METRO? Leggo dalle pagine di MP della proposta A di sviluppo della rete tram: “Proposta A: 6 chilometri da via Balsamo allo stadio passando da via Roma, via Amari, piazza Ruggero Settimo, via Libertà, piazza Vittorio Veneto, viale della Croce Rossa e piazza Giovanni Paolo II. Esattamente lo stesso percorso dell’ attuale linea 101.” Questo itinerario è da valutarsi come la spina dorsale del sistema di trasporto cittadino: così è stato identificato dal Piano Integrato dei Trasporti (nella cui visione si inquadrano anche le tre linee tram realizzate, il passante ferroviario e l’anello) e tale è anche considerato dall’Ass. Catania, che giustamente pone come prioritaria la realizzazione di un trasporto di massa a guida vincolata sull’Asse Nord Sud. Il succitato piano integrato però poneva, in base a uno studio dei flussi, un sistema di metropolitana leggera come il mezzo migliore per affrontare la richiesta di mobilità su questo percorso. Tale piano prevede (uso il presente perché è tuttora valido, almeno come previsioni sul PRG) dunque la realizzazione di una metropolitana sotterranea il cui primo stralcio funzionale parte dalla rotonda di via Oreto (dove dovrebbe sorgere il deposito) e termina alla stazione Notarbartolo, passando per Palermo Centrale, piazza Borsa, piazza Verdi, Politeama, via libertà e piazza Croci. Questo primo stralcio gode di un progetto preliminare approvato (e reso pubblico dal Comune sul proprio sito, un fantastico lavoro di divulgazione, bene!) ed stato inserito in seconda battuta nello Sblocca Italia, come opera su cui trovare copertura finanziaria. Un iter dunque molto bene avviato, sia per quanto riguarda pareri, permessi e inquadramento, sia per quel che concerne il canale di finanziamento. L’attuale amministrazione però, dopo un avvio in cui l’ex Ass. Guffrè aveva curato la messa a punto del progetto di fatto disancorandolo dalle ultime beghe legate a pareri e permessi, sembra ora virare nell’immediato sull’ipotesi tram. La cosa ha, per certi aspetti, i suoi vantaggi: esiste già una rete in esercizio, esiste già un deposito (parte sostanziale dei costi quando si crea ex novo un sistema di trasporto), il costo della infrastruttura al km è indubbiamente più basso ed è questo il motivo per cui si ipotizza da subito uno sviluppo della rete molto più completo ed esteso rispetto alla MAL. Ma nessuno però ha comunicato che studio sui viaggiatori/ora previsti è stato attuato per potere affermare che il sistema tranviario su questa tratta sia sufficiente a coprire la domanda. In sostanza, al di la delle economie che si possono generare scegliendo il tram rispetto alla metropolitana leggera automatica (MAL), il primo è in grado di reggere, con la sua portata oraria (di un ordine di grandezza inferiore alla MAL), il volume di passeggeri attuale e preventivato (ricordiamo che si vuol dirottare una sostanziosa fetta di automobilisti sul mezzo pubblico)? Dove sono i numeri, che avrebbero dovuti essere forniti, immagino, dallo studio effettuato dal team di esperti e corroborano tale scelta di sistema? Una considerazione: visti i percorsi ipotizzati per il tram e progettati per la MAL e stante le differenti velocità commerciale e distanza tra le fermate, tipiche dei due diversi sistemi di trasporto (il tram presenta un numero maggiore di fermate, creando così un servizio più capillare, e una minore velocità commerciale) non è detto che: - la MAL renda un servizio migliore stante ciò che l’utente medio richiede in termini di capillarità su questo asse; - Tram e MAL siano servizi sovrapposti. In sostanza, è da dimostrare che i sistemi siano in effetti concorrenti. E’ però altamente probabile che la realizzazione di uno dei due sistemi comprometta definitivamente la ricerca di finanziamento per il secondo. Semplifico la domanda con un esempio pratico: E’ molto probabile che, qualora si realizzi la MAL, la linea bus101 rimanga perché avrebbe un diverso scopo, servirebbe le stesse zone in modo diverso. E non è detto che non sarebbe comunque necessario maggiorare e migliore quest’ultimo servizio, sostituendolo una linea tranviaria di superficie. Ma dove sono i numeri che dicano che il tram è in grado di far fronte al flusso di viaggiatori previsto (e auspicato) nel progetto MAL o, se insufficiente e quindi occorra la metro, sia comunque necessario introdurlo per far fronte alla residua richiesta che graviterebbe sul sistema bus? Ecco dunque due quesiti che andrebbero posti all’attuale amministrazione cittadina: - Può il Comune mostrare i risultati degli studi che hanno portato alla scelta del tram su questo asse? - Può il Comune dichiarare la sua posizione in merito alla MAL, che tuttora rientra ufficialmente nei piani ma di cui non si sente parlare da tempo? INQUADRAMENTO DELLE LINEE TRAM IN UNO STRUMENTO URBANISTICO Il futuro di un sistema integrato di trasporti si realizza con una prospettiva che copre a volte decenni. Noi palermitani vedremo a breve, grazie al passante ferroviario, alle appena terminate linee tram e (si spera!) all’anello, i primi frutti di un piano di sviluppo della mobilità in effetti partorito diversi anni addietro (decine). Di più: tutte le infrastrutture realizzate sono passate per anni dai diversi uffici competenti e hanno ricevuto il sospirato finanziamento alla fine del loro iter, quando esse sono state correttamente inquadrate mediante gli appositi strumenti urbanistici, nei piani regolatori e traffico del comune. Basti vedere l’iter della MAL, durato anni e anni e che ancora non trova una copertura finanziaria nonostante l’opera sia da subito cantierabile tramite appalto integrato (cioè dando alla ditta vincitrice anche l’onere della progettazione definitiva ed esecutiva). In sostanza, è un opera che aspetta solo di trovare copertura finanziaria, avendo terminato il lungo e travagliato iter burocratico richiesto per legge. Il nuovo piano di sviluppo delle linee tram invece, attualmente, è solo uno studio piuttosto approssimativo di linee tirate sulla pianta di Palermo ma ad oggi non mi risulta sia in atto un lavoro degli uffici competenti atto a redigere un progetto preliminare o si sia avviato il necessario iter per l’inquadramento delle opere nel contesto del P.R.G.. Ecco la domanda da rivolgere all’amministrazione: come è stato possibile trovare una copertura finanziaria (con una cifra poi abbastanza puntuale: 521 mil di euro) per un opera che non ha nemmeno un preliminare e che negli attuali strumenti urbanistici nemmeno esiste? CHI HA DECISO PERCORSI E PRIORITA’? Guardando tutte le proposte di sviluppo della rete sono rimasto colpito molto favorevolmente da alcune linee ipotizzate ma sono altresì rimasto perplesso dalla priorità data ad un tracciato piuttosto che ad un altro; Anche alcune soluzioni di tracciato mi sembrano incomprensibili (nel senso che non conoscendo le motivazioni di chi ha redatto il layout delle tranvie non riesco a dare senso alle scelte). Cercherò così di velocizzare la sintesi andando per punti: TRAM MONDELLO: giusto collegare la borgata marinara con un sistema a guida vincolata. Visto il carattere stagionale del flusso di viaggiatori facilmente ipotizzabile trovo anche più logico puntare su una tranvia rispetto a una metropolitana, così come ipotizzato nel secondo stralcio della MAL. giusto infine prevedere, qualora si puntasse sull’asse nord-sud sul sistema Tram, prevedere viale Strasburgo nel tracciato. Detto questo, trovo ASSOLUTAMENTE FALLIMENTARE immaginare che i viaggiatori, per andare a Mondello, giunti in via De Gasperi, facciano il tragitto ipotizzato dalla Proposta E. Ha molto più senso immaginare uno sviluppo in direzione Pallavicino (servendo un altro altrettanto importante bacino di utenza, attualmente solo lambito dal passante tramite la fermata San Lorenzo), di fatto ricalcando il tracciato originario della tranvia che portava fino al secondo dopoguerra a Mondello, un percorso che presenta un valore potenziale commerciale inalterato: in questo caso l’unica criticità consisterebbe in un tratto in sede promiscua tra viale Rocca e Villa Niscemi, il resto delle strade ha carreggiate bastevoli per sostenere una tranvia in sede protetta, compreso il ponte di Pallavicino (costruito ai tempi proprio per il tram!); giunti a Mondello, le soluzioni potrebbero essere molteplici. In sostanza, il problema del tracciato sarebbe secondario e si otterrebbe un collegamento verso Mondello VERAMENTE funzionale. TRAM CALATAFIMI, PERCHE’ NO?: negli anni ’90, ai tempi della progettazione delle tranvie appena attivate, la terza linea venne ipotizzata lungo l’asse Calatafimi fino a piazza Indipendenza. Ebbene, indipendentemente dalla bontà del sistema scelto, era chiaro a chi studiò quella ipotesi che l’altra grande criticità del sistema di trasporto palermitano, oltre l’asse nord-sud, era proprio la direzione monte-mare, in special modo l’asse che da Monreale porta fino al cuore di Palermo. Chi passa quotidianamente da corso Calatafimi potrà solo constatare il collasso totale di questa arteria in quasi tutte le ore del giorno. Chi vi scrive ipotizza che il prevedibile flusso di viaggiatori/ora su questo asse sarebbe bastevole per far virare la scelta su una MAL sotterranea. Ma constatando che il comune vuole investire sul sistema tram, mi chiedo perché questo itinerario non sia più stato preso in considerazione nello studio presentato. La tranvia Calatafimi venne bocciata anni fa non tanto per un problema di ingombro della sagoma in se ma piuttosto perché il progetto non prevedeva la definizione di spazi alternativi per i posti auto che sarebbero stati persi imponendo la sosta vietata sul corso. Questo non significa necessariamente che non vi siano aree o soluzioni per affrontare questa criticità. Perché dunque lo studio proposto giorni fa sembra avere aprioristicamente escluso questo trafficassimo itinerario visto che si ha già, grazie alla bocciatura pregressa, indicata la direzione su cui lavorare? Sul problema di raggiungere Monreale ci si potrebbe spendere un intero articolo, mi limito qui a dire che di soluzioni fattibili ce n’è più d’una. TRAM VIA ROMA, PECHE’ NON SU VIA MAQUEDA? L’asse di via Roma è l’unica arteria che taglia i mandamenti storici espressamente costruita per il transito di veicoli a motore, ergo con un ampia carreggiata, ampi marciapiedi. Anche se tale asse nasceva di fatto con una tranvia nel mezzo, è chiaro che il traffico veicolare privato degli inizi del ‘900 non è paragonabile all’attuale. E’ altresì chiaro che, dopo la chiusura di parte di via Maqueda, il tratto ancora aperto ormai smaltisce davvero volumi di traffico marginali. Perché dunque non trasformare direttamente l’intero asse Maqueda in strada per esclusivo traffico tranviario e ciclopedonale, così come fatto in ogni parte d’Europa in numerosissime città (tanto per citare degli articoli usciti su MP, Siviglia e Orleans)? si avrebbe il vantaggio di unire in un eventuale appalto la ripavimentazione della storica via durante i lavori di posa in opera dei binari e si lascerebbe via Roma (a doppio senso?) a smaltire il traffico su gomma, che non potrà mai essere abolito del tutto. TRAM POLITEAMA, PERCHE’ QUEL GIRO DELLA PIAZZA?: rivedendo le linee tirate dal team del Comune non posso non notare in modo critico un incomprensibile giro della piazza, quasi come se il tram dovesse essere soggetto agli attuali sensi di marcia in atto. Questo piccolo dettaglio secondo me denota in modo particolare con che spirito e con quale conoscenza effettiva del mezzo di trasporto trattato è stata affrontata la redazione di questo studio. E sulla base di questo spunto andiamo all’ultimo punto: CON CHE GRADO TECNICO E’ REDATTO LO STUDIO? E’ questa la più importante domanda che mi sono posto. Ciò che è stato presentato alla stampa è solo un insieme di linee tracciate sulla cartina di Palermo, questo è evidente a tutti; si tratta in sostanza di un esercizio in verità sostenuto (gratuitamente) da tanti appassionati nel corso degli anni, compreso il sottoscritto. Ma dove sono i numeri? Dove sono insomma le stime che, riassunte sotto forma di dossier, fanno evincere che il sistema tram è bastevole su alcune tratte o necessario su altre? Ed ancora: perché questo studio non sembra tenere conto (come nel caso di Sferracavallo) dell’intermodalità che si dovrebbe generare con il passante ferroviario o con altri sistemi di trasporto? Perchè questo studio, in base sempre ad alcune scelte, non sembra aver tenuto conto delle carreggiate in gioco (si va dal succitato caso di via Roma ad altre scelte nella tranvia verso Mondello, passando per un punto critico come piazza XIII vittime in cui va veramente studiata una soluzione sopraelevata o in galleria per non ingolfare questo delicatissimo punto)? Perchè questo studio non riporta già le opere accessorie, “a compensazione”, che potrebbero essere legate agli appalti (posteggi, sotto/sovra passi pedonali, etc.)? Perchè non sono state presentate le fermate immaginate su queste tratte? E’ chiaro il lavoro proposto alla stampa appare (stante quanto presentato pubblicamente) approssimativo; cosa di per se accettabile a seconda di quel che si è richiesto ma il paragone è spontaneo: mi chiedo infatti perché alcuni lettori, professionisti, di questo sito nel corso degli anni hanno elaborato gratuitamente proposte di sviluppo della rete tram molto più particolareggiate rispetto a uno studio ufficiale portato avanti per 45 giorni da uno staff di 10 tecnici. E mi piacerebbe dunque che il Comune promuovesse a questo punto un tavolo tecnico di confronto aperto a tutti, specie in questa fase preliminare, perché viene fuori con evidenza che vi siano professionalità in grado di dare un contributo (gratuito) decisamente all’altezza, se non superiore, a quanto finora presentato alla stampa.

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Articolo
06 giu 2016

Lo Stand Florio, un monumento abbandonato che nessuno vuole

di belfagor

Il pomeriggio del 1/06/16 , un violento incendio ha devastato l’area adiacente lo Stand Florio. La struttura è abbandonata da anni ed è spesso luogo di bivacco di nomadi e senzatetto che la utilizzano come rifugio e come deposito di spazzatura . L’area circostante è diventata una discarica a cielo aperto di rifiuti di ogni genere compreso l’eternit e rappresentano una grave minaccia per la salute pubblica. Spesso, durante la notte i “ladri di rame” accendono roghi rendendo altamente insalubre l’aria della zona.. Ricordiamo inoltre che difronte l’edificio  sorge il San Paolo Palace el’Ospedale “ Buccheri La Ferla”. Lo stand Florio si trova nella zona della Colonnetta” e fu realizzato da Giovan Battista Basile, su progetto di Ernesto Basile,  nel 1905, in uno dei tratti più suggestivi del litorale palermitano, per la famiglia Florio. E' ritenuto uno dei gioielli del liberty palermitano.  Lo stile pero è profondamente influenzato dalla cultura islamica, inoltre è una delle prime strutture siciliane di età moderna costruite utilizzando il ferro. Al centro presenta una cupola rossa  molto caratteristica. Venne utilizzato a lungo per gare di tiro al piccione ( da qui anche il nome di TAVERNETTA PER IL TIRO AL PICCIONE) e di sport acquatici da parte della nobiltà palermitana. Tra le due guerre subì un lento declassamento anche se mantenne un certa dignità.  Durante la 2° guerra mondiale venne utilizzato come magazzino per le truppe . Dopo la guerra  divenne un solarium per il vicino ospedale “Buccheri La Ferla”, successivamente fu trasformato in un ristorante ed infine sala per bigliardini e ritrovo di gente malfamata. Dal 1985 sono stati effettuati diversi interventi di restauro, però  al restauro, tuttavia, non ha fatto seguito alcun utilizzo , pertanto l’edificio è stato lasciato in stato di abbandono. Nell’ottobre 2012  venne sequestrato dalla polizia municipale su provvedimento della magistratura. Il provvedimento di sequestro si era reso necessario a causa del grave stato di abbandono, di degrado e rovina del monumento e delle aree circostanti ricolme di rifiuti pericolosi. Stessa sorte era stata riservata per adiacente ex istituto di puericultura Solarium e per le casupole realizzati abusivamente nell’area pubblica circostante gravemente degradata ed estesa per circa 1000 metri quadrati. Ma nonostante il sequestro, nulla si è fatto per recuperare l’edificio e la zona circostante. Come capita spesso su questo edificio da decenni è in atto il classico gioco dello scaricabarile. In sostanza, l’edificio sarebbe di proprietà della Capitaneria di porto che vorrebbe cederlo alla Regione o al Comune, ma a quanto sembra tali enti non sono particolarmente interessati all’acquisizione.  Finché il bene non passerà all’assessorato regionale o comunale competente, l’incuria e il degrado la faranno da padrona. Il problema è capire quando questo passaggio avverrà e se avverrà in tempo per sottrarre un’opera di enorme importanza artistica ed architettonica alla completa distruzione. L’incendio di qualche giorno fa  ci fa sospettare che presto il  “problema scomparirà definitivamente”.

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Proposta
03 giu 2015

Segnalazione online VV.UU.

di maikko

Ciao, secondo voi sarebbe possibile studiare un'app che permetta di fare segnalazioni ai Vigili Urbani in merito ad infrazioni di qualsivoglia genere, ovviamente documentabili fotograficamente, che sarebbero inviate per esempio via PEC da utenti registrati, appunto dalla propria PEC Personale, così da rendere più fruttuose tutte le segnalazioni? Giuridicamente ci sarebbe spazio per un meccanismo del genere? Il comune potrebbe fare un "accordo" con una società o un'associazione per recepire quetse segnalazioni? Sulla falsa riga di quanto avvenuto a Bagheria, si potrebbe proporre al comune di attivare un numero telefonico a cui fare le segnalazioni via whatsapp, per esempio... oppure creare un'app apposita di MobilitaPalermo  che funga sia da "mobili-social" per gli utenti iscritti al sito, sia da piattaforma di segnalazione per i VV.UU. Si potrebbe rilasciare una versione "speciale" per i VV.UU. che, acquisite e tracciate le segnalazioni, le possano "velocemente" prendere in carico e risolvere...

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Articolo
13 apr 2017

ARS | Quando il privilegio va oltre… (foto)

di Giulio Di Chiara

Che ve ne siate accorti oppure no, a Piazza Indipendenza già da diverso tempo è stata riservata una parte di carreggiata per la sosta dei veicoli muniti di pass rilasciati dall'A.R.S. Infatti, dopo la recente istituzione dell'itinerario arabo - normanno sono venuti meno quei "bei" posti auto nel piazzale antistante il Palazzo dei Normanni dove notoriamente si riunisce il consiglio regionale siciliano. Così si pensò bene di trasformare un segmento di piazza Indipendenza (dove vige la sosta vietata per la quasi totalità dell'area) a zona di sosta per pochi eletti. Una mossa che fece storcere il naso a parecchi, visto che sembrò l'ennesimo privilegio ingiusto destinato ai soliti pochi. Tuttavia questa striscia di parcheggi è rimasta fino ai giorni nostri ed evidentemente sono aumentati i pretendenti a lasciare lì il proprio mezzo. Quasi ogni mattina le auto in sosta sforano l'area delimitata, vengono puntualmente lasciate nei modi più disparati e alcune volte anche senza pass esposto. Dunque, oltre il privilegio anche l'arroganza di andare oltre il privilegio stesso. Questo serpentone di auto rischia di allungarsi a vista d'occhio protetto dall'impunità. Percorrendo quasi giornalmente questo tratto di città, non ricordiamo a memoria una multa sventolare nei parabrezza. Quindi ci rivolgiamo ai vigili urbani, che sollecitiamo ulteriormente affinchè chi va oltre  il limite venga puntualmente multato come previsto dal codice della strada. Il sospetto è che in scia alla disponibilità dei pass, ci sia qualcuno non autorizzato che lasci lì l'auto confidando nella zona franca istituita. Ti potrebbe interessare anche: La casta dell’Ars si ritaglia i parcheggi a piazza Indipendenza Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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