Segnalazione
12 lug 2017

La “guerra” della signora Francesca

di belfagor

In una città che sembra rassegnata alla “decrescita felice” e al degrado ,la “guerra” solitaria contro i “poteri forti ”cittadini , della signora Francesca Turano Campello è la dimostrazione che non tutti si sono arresi. Tutto nasce dalle scritte vicino alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti, che fa parte del percorso Arabo-Normanno  patrimonio Unesco. Taliscritte “abbelliscono” l’importante monumento che ,a quanto sembra, non sono ne di origine araba ne normanna. Lasegnalazione della scoperta di tali scritte “ di incerta datazione” è stata inviata dalla signora Francesca Turano Campello, una semplice cittadina ,al sindaco e ad altri organi istituzionali, associazioni, uffici del Comune e organi di informazioni.Nella mail la signora Turano Campello ripercorre le tappe del suo personale impegno civile, partendo dalla comparsa di tali scritte: «I primi di Aprile - si legge - le mura di cinta di San Giovanni degli Eremiti, monumento Patrimonio dell'Umanità è stato vandalizzato da alcune scritte. Il 15 aprile, non vedendo muoversi foglia intorno all'atto vandalico, scrivo al Comune di Palermo, alle municipalizzate che ritenevo potessero intervenire, alle associazioni cittadine interessate al centro storico. Ho segnalato anche la possibilità di individuare i delinquenti grazie alle numerose telecamere a disposizione». A rispondere sarebbe stata solo la Reset, che avrebbe spiegato come l'attività non sarebbe rientrata tra quelle di loro competenza. Dopo diverse sollecitazioni senza risultato tra maggio e giugno,  la signora Turano Campello decide di passare alle “ maniere forti”   Invia un’ulteriore mail di protesta, nella quale annuncia che sarà lei stessa a pulire “ L'11 luglio. alle 6.00 del mattino sarò lì con un rullo e del ducotone a ridipingere; niente paura, farò del mio meglio. Spero di essere anticipata dal personale comunale oppure in alternativa confido nella presenza delle forze dell'ordine quella mattina, per poter verbalizzare la cosa. Mi guadagnerò una denuncia  e finiremo in Tribunale. Tutti avranno modo di venire a sapere di questa faccenda, dell'incuria, del disinteresse, dell'inerzia e dell'uso (o disuso) dei fondi destinati a questo monumento e soprattutto di come l'Amministrazione di Palermo riesca a trasformare una casalinga qualunque in una delinquente. Io probabilmente sporcherò la mia fedina, fino ad oggi immacolata, e il muro di San Giovanni sarà pulito. Un lavoro che stimo di poter finire in un ora al massimo; quindi prima della riapertura del monumento». Di fronte a questa “grave minaccia “ che potrebbe creare gravi problemi di ordine pubblico, finalmente qualcosa si muove. Il professor Angelini che, avendo avuto inoltrata dal sindaco la “minacciosa” mail della cittadina, risponde: «Abbiamo provveduto a fare un sopralluogo a San Giovanni degli Eremiti per verificare la segnalazione - si legge - Mi è stato riferito che le 'scritte' non riguardano direttamente il monumento, fatto che di per se non è meno grave, ma le mure perimetrali della fiancata destra, fronte ingresso, che ricade nella parte interna e più precisamente nel 'Cortile San Giovanni degli Eremiti'. In particolare si tratta della parte bassa di un muro di scadente fattura che supporta e recinge il casotto - di recente costruzione - adibito dalla Soprintendenza a biglietteria. La ripulitura si rende necessaria - si legge nella mail del professor Angelini - così come altri piccoli interventi migliorativi per aumentare il decoro dell'area circostante il monumento» Tutto chiarito?. Ma nemmeno per sogno ! La battagliera signora prontamente risponde :«Che le mura di cinta del monumento siano di scarso interesse – scrive la signora Turano Cappello - lo apprendo adesso. Inoltre le hanno riferito male e, per chi conosce bene il sito (come ad esempio chi ne ha la custodia) sa che queste sono costituite da una parte in pietra, da una cancellata e da quel muro. Inoltre dalle foto (allegate) si vede comunque bene che non si tratta di 'scritte' irrilevanti ma di metri quadri di sfregio. Si tratta di quattro metri di lunghezza e 1,60 di altezza di scritta spray. Che lei non sobbalzi alla vista di questo scempio mi lascia senza parole .Onestamente ammutolirei se non fossi certissima che il sindaco di Palermo stia rabbrividendo quanto me. Inoltre (ammesso che questo diminuisse l'urgenza di un intervento). il muro non è secondario o poco esposto alla vista di tutti, affatto, e non lo derubrica dall'obbligo morale che avete contratto di proteggere il monumento; infatti - spiega ancora la residente - è da lì inoltre che si passa obbligatoriamente per accedere al monumento dell'Oratorio di San Mercurio decorato dal Serpotta». E ribadisce la sua “minaccia”:  «L'11, a meno che non s'intervenga, io sarò lì». Il prof. Angelini non ci sta e, contattato da MeridioNews, controreplica: «Nella mia mail ho precisato di cosa si trattava e della necessità che bisogna comunque ricoprire quelle scritte. Credo che lì nel cortile e in tutta la zona ci siano delle cose indecorose». E sugli 80 giorni trascorsi dalla comparsa delle scritte di cui parla la residente: «Non so a cosa si riferisca la signora - dice Angelini - Io ho ricevuto ieri la segnalazione e questa mattina c'era già la risposta, che è molto chiara: le scritte vanno ricoperte. Ci sono diverse cose indecorose, ma in questo caso basta un pennello e si ricopre. Le scritte non incidono sul bene Unesco, non si tratta, per fortuna, di fare un'opera di restauro di San Giovanni degli Eremiti. Non che non vada fatta la copertura della scritta, però ci sono tante cose indecorose che dovrebbero essere sanate in quella zona, non solo quella scritta. Di queste cose, purtroppo - dice Angelini - ne possono accadere una ogni cinque minuti. Certamente è opportuno che il Comune, di intesa con la Soprintendenza, definisca in tempi brevi la copertura della scritta». Finalmente il Comune, che fino a quel momento aveva taciuto,si sveglia dal suo torpore . Arriva la risposta dell'assessore Emilio Arcuri: «Considerato che il Complesso di San Giovanni degli Eremiti è parte del patrimonio della Regione Siciliana - scrive l'ex vicesindaco - e direttamente gestito dalla Soprintendenza ai beni culturali di Palermo, a quest'ultima inoltro per competenza la sua mail, auspicando che con sollecitudine possa disporre gli interventi richiesti». In parole povere la responsabilità non è del Comune. P.S. Prima di tutto vorrei esprimere la mia solidarietà alla signora Francesca Turano Campello, che ha dimostrato un grande senso civico. Non entro nel merito delle competenze e delle responsabilità però noto con grande dispiacere che un problema che poteva essere risolto in poco tempo si è trasformato in un “caso”. Bastava che il sindaco, o chi per lui, telefonava all’assessore competente per invitarlo a mandare un operaio “con un rullo e del ducotone a ridipingere”. Sarebbe bastato un ora per coprire tali scritte. Invece si perdono giorni e tempo prezioso per polemizzare e per “giocare allo scaricabarile” cioè esimersi dai proprî doveri o responsabilità, riversandoli l’una sull’altro.      

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Articolo
12 lug 2017

“Adesso decapitate anche il palazzo!” Nasce il murales di Falcone e Borsellino alla Cala

di Mobilita Palermo

Sarà una coincidenza o forse no, ma quasi in concomitanza con l'atto vandalico nel quartiere Zen che ha visto decapitata la testa della statua di Giovanni Falcone, iniziavano le attività di drawing del murales alla Cala. Proprio sul muro posteriore dell'Istituto Nautico di Corso Vittorio Emanuele, gli artisti di strada Rosk e Loste (nisseni) stanno raffigurando i due magistrati con spray e vernici. Un bel messaggio di speranza e libertà che si affaccia sul mare e sui tanti cittadini che transitano ogni giorno da lì. Il lavoro verrà completato il 19 Luglio in occasione della commemorazione di Paolo Borsellino. Ringraziamo Repubblica Palermo per gli scatti. Dal quotidiano locale riportiamo anche la dichiarazione dei due artisti: Da quando abbiamo iniziato i lavori molte persone si sono fermate e congratulate. Noi siamo siciliani ed è davvero un onore rappresentare un’opera così importante, a maggior ragione adesso, dopo gli spiacevoli atti vandalici contro la statua di Falcone – dice Giulio Rosk, uno dei due artisti – Palermo poi è la nostra città d’adozione, perché viviamo qui da molti anni e ci siamo diplomati all’Accademia delle Belle Arti”. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Articolo
09 giu 2015

Lo stress vergognoso di una domenica pedonale

di Giulio Di Chiara

Non volevo andare a mare, ci ero già stato il giorno prima. Ma non sapevo che fare in questa domenica pre-estiva. Senza consultare alcun sito web, "scendo" in centro nella speranza che questa città mi offra qualcosa di interessante (cit. "A Palermo non fanno mai niente"). Fuori c'è caldo, ma nemmeno troppo. Al solo pensiero di prendere l'auto che era stata sotto il sole per tutta la mattina "mi viene il freddo". Apro l'ascensore, con fare sicuro e deciso alzo la bici su una ruota cercando di non rovinare lo specchio, altrimenti i condomini si incavolano (giustamente). Servirebbe una rastrelliera, ma figuriamoci, i balconi cadono a pezzi. Cuffie e bermuda leggero, mi becco il fresco generato dall'ombra dei palazzi, scartandomi il lato della strada meno soleggiato. Ogni tanto qualcuno mi guarda, ma tanto già lo so cosa pensano. Nei tratti in discesa accelero la pedalata, mi piace veder crescere i numeri sul tachimetro, ma non più di tanto perchè anzichè guardare avanti, devo guardare a terra per scansare buche e strati di asfalto accavallati a casaccio. Mi dirigo verso Villa Filippina, c'è il Family Village. Passo prima davanti la cattedrale e mi diverto (si fa per dire) a sorridere ai turisti che cercano gli sguardi degli automobilisti per attraversare la strada. Io gli sorrido e gli trillo il campanello, provando a compensare i loro cattivi giudizi su noi palermitani in strada. Davanti l'ingresso della villa vedo molto "passìo", soprattutto di genitori e figli. Nel cercare un palo per legare la bici, mi accorgo che il panificio accanto è aperto....di domenica. Si sarà fatto quattro conti evidentemente. E in effetti vedere i ragazzini che mangiano una focaccia invitante mi sta facendo venire fame. Entro, non sono sudato. Finalmente scopro che per un evento Villa filippina è stata aperta, tutta! Non mi era mai capitato di accedere a tutto il prato e al loggiato in fondo. Musica, movimenti e odori. Mi sembra un posto bellissimo, più di quanto non lo sia di suo.  Ci trovo gente che dorme sul prato, bambini che ballano e pure una stanza dedicata al planetario. Ho pure il tempo di "ammuccarmi" tre mozzarelline gentilmente offerte da un rivenditore. Decido di spostarmi. Piccola deviazione per beccarmi l'ombra dei platani in via Libertà (chiusa), poi allungo in direzione via Ruggero Settimo (chiusa) e via Maqueda (chiusa). Poca gente c'era...si si.... talmente poca da dover scendere dalla sella e procedere a passo. Lì i sorrisi li regalavo anche ai palermitani, belli spensierati e col gelato in mano. Arrivo in Piazza Sant'Anna (chiusa). Qui si consumava la manifestazione "Una marina di libri" con tante letture in piazza e nell'attigua Galleria d'Arte Moderna. Una cosa stranissima mi colpisce: dai vicoli e dalle traverse vedo sbucare diverse persone a piedi, tutte in direzione dell'evento o dei bar attigui. Stranamente, ai bordi della pedonalizzazione e nei marciapiedi non ci sono auto in sosta. Vedo solo gente a piedi. Ma quindi tutte queste persone hanno capito che lì non si arriva in auto e hanno parcheggiato altrove, più distante? Mmmm... devo crederci? Fatto sta che nella piazza c'è "un sacco di gente" che entra ed esce dalla GAM e dai tendoni degli espositori. Senza nemmeno volerlo, mi accorgo di una voce conoscente. Era quel gran personaggio di Gaetano Basile, che sotto una pagoda e con un microfono in mano spiegava per l'ennesima volta quando la vastedda ca mievusa si dice schietta e maritata. Sono rimasto ad ascoltarlo per 20 minuti, interessantissimo. Poi, peccato, è finito. Troppe persone si dirigevano verso l'altra piazza, Croce dei Vespri. O c'era il posteggio delle auto oppure qualcos'altro. Un palco, tante persone sedute, altri spettacoli. E sullo sfondo altre carovane che salivano dai vicoli direzione mare. Si fa tardi, e mentre saluto qualche persona che rivedo con piacere, decido di tornare a casa. Nel momento in cui lo penso sono già in strada, senza dover schivare auto posteggiate male o o"offrire il caffè" di turno. Insolito. Alla fine torno a casa e mi chiedo: ma tutte quelle persone dove avranno parcheggiato?

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Segnalazione
24 mag 2016

Via Tiro A Segno / Foro Italico, il semaforo che verrà

di belfagor

Chi percorre il FORO ITALICO, alla fine della strada si trova di fronte a uno degli incroci più caotici e pericolosi della città, quello con VIA  TIRO  A SEGNO. Da anni si parla di istituire un semaforo , tutti si dicono d’accordo ma alla fine niente semaforo. Proprio di fronte a tale incrocio c’è la sede dell’AMG, l' azienda partecipata comunale che si occupa dell’installazione e della manutenzione degli impianti semaforici della città, ma nonostante questo niente. In attesa che si trovino questi benedetti soldi o la volontà politica (cosa un po’ più complicata), chi attraversa tale incrocio, a piedi o in auto, lo fa a suo rischio e pericolo. Qualcuno ha proposto in alternativa  l’istituzione di una rotonda, anche molto economica,con un cordolo e dei vasi con qualche  pianta, anche spelacchiata, per esempio uno di quelle che vengono piazzate a delimitare le isole pedonali. Ma anche da questo orecchio l’amministrazione è sorda. A quanto sembra il fatto che ogni giorno in tale incrocio ci sono incidenti, non basta. C’è il sospetto che i nostri amministratori vogliono il morto. Infatti da noi se non c’è una vittima l’amministrazione non si muove. Tra l’altro la zona ha una triste nomea , infatti nel passato qui avvennivano  dei “popolari” spettacoli di “autodafè” o atti di fede, in cui l’inquisizione e l’amministrazione celebrava il trionfo del bene sul mare grazie a dei “bei roghi” , in cui si bruciava qualche eretico (famoso è lo “ spettacolo” avvenuto il 7 aprile del 1724). In attesa della vittima sacrificale, da offrire alla nostra amministrazione, anche senza il rogo, prima di attraversare tale incrocio affidiamoci a qualche Santo, ma uno bravo però. P.S. Dimenticavo, l’automobilista che supera indenne tale incrocio, forse per la felicità di essere ancora sano e salvo, accelerà il proprio mezzo di locomozione, poco importa se si tratta di una moto , un ape o un TIR. Il problema e che dopo tale incrocio c’è una curva pericolosa (quella di VIA PONTE DI MARE) , resa ancora  più pericolosa dal fatto che qualche” intelligentone” posteggia il proprio furgone o camion proprio in curva, in barba al divieto di sosta,, limitando la visuale. Francamente, visto che pretendere il rispetto del limite di velocità o il divieto di sosta in questa città è  impresa impossibile, forse un dissuasore  potrebbe “contenere la gioia” di questi automobilisti a pigiare il pedale dell’acceleratore.

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Articolo
06 giu 2016

Lo Stand Florio, un monumento abbandonato che nessuno vuole

di belfagor

Il pomeriggio del 1/06/16 , un violento incendio ha devastato l’area adiacente lo Stand Florio. La struttura è abbandonata da anni ed è spesso luogo di bivacco di nomadi e senzatetto che la utilizzano come rifugio e come deposito di spazzatura . L’area circostante è diventata una discarica a cielo aperto di rifiuti di ogni genere compreso l’eternit e rappresentano una grave minaccia per la salute pubblica. Spesso, durante la notte i “ladri di rame” accendono roghi rendendo altamente insalubre l’aria della zona.. Ricordiamo inoltre che difronte l’edificio  sorge il San Paolo Palace el’Ospedale “ Buccheri La Ferla”. Lo stand Florio si trova nella zona della Colonnetta” e fu realizzato da Giovan Battista Basile, su progetto di Ernesto Basile,  nel 1905, in uno dei tratti più suggestivi del litorale palermitano, per la famiglia Florio. E' ritenuto uno dei gioielli del liberty palermitano.  Lo stile pero è profondamente influenzato dalla cultura islamica, inoltre è una delle prime strutture siciliane di età moderna costruite utilizzando il ferro. Al centro presenta una cupola rossa  molto caratteristica. Venne utilizzato a lungo per gare di tiro al piccione ( da qui anche il nome di TAVERNETTA PER IL TIRO AL PICCIONE) e di sport acquatici da parte della nobiltà palermitana. Tra le due guerre subì un lento declassamento anche se mantenne un certa dignità.  Durante la 2° guerra mondiale venne utilizzato come magazzino per le truppe . Dopo la guerra  divenne un solarium per il vicino ospedale “Buccheri La Ferla”, successivamente fu trasformato in un ristorante ed infine sala per bigliardini e ritrovo di gente malfamata. Dal 1985 sono stati effettuati diversi interventi di restauro, però  al restauro, tuttavia, non ha fatto seguito alcun utilizzo , pertanto l’edificio è stato lasciato in stato di abbandono. Nell’ottobre 2012  venne sequestrato dalla polizia municipale su provvedimento della magistratura. Il provvedimento di sequestro si era reso necessario a causa del grave stato di abbandono, di degrado e rovina del monumento e delle aree circostanti ricolme di rifiuti pericolosi. Stessa sorte era stata riservata per adiacente ex istituto di puericultura Solarium e per le casupole realizzati abusivamente nell’area pubblica circostante gravemente degradata ed estesa per circa 1000 metri quadrati. Ma nonostante il sequestro, nulla si è fatto per recuperare l’edificio e la zona circostante. Come capita spesso su questo edificio da decenni è in atto il classico gioco dello scaricabarile. In sostanza, l’edificio sarebbe di proprietà della Capitaneria di porto che vorrebbe cederlo alla Regione o al Comune, ma a quanto sembra tali enti non sono particolarmente interessati all’acquisizione.  Finché il bene non passerà all’assessorato regionale o comunale competente, l’incuria e il degrado la faranno da padrona. Il problema è capire quando questo passaggio avverrà e se avverrà in tempo per sottrarre un’opera di enorme importanza artistica ed architettonica alla completa distruzione. L’incendio di qualche giorno fa  ci fa sospettare che presto il  “problema scomparirà definitivamente”.

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Proposta
17 gen 2017

Un giardino per il fronte a mare

di punteruolorosso

Il progetto, redatto quasi vent'anni fa dall'università di Palermo, ridefiniva il Foro Italico e l'area del castello a mare, riportando quest'ultimo a contatto con l'acqua. La strada di collegamento fra la circonvallazione e il porto scendeva di quota all'altezza di Sant'Erasmo e proseguiva in sotterranea fino al sottopassaggio di piazza tredici vittime. Le soluzioni erano due: un tunnel sotto la cala o sotto l'attuale sede stradale. In superficie, spazi pedonali, piste ciclabili e verde. Il progetto prevedeva anche la trasformazione di porto Sant'Erasmo, un canale fra quest'ultimo e la cala, e il ripristino della linea di costa sul castello a mare. Progetto ambizioso, forse da un miliardo di euro, ma che risolverebbe per sempre il problema del traffico su tutto il golfo (il collegamento circonvallazione-porto libererebbe via Messina marine dalle auto), riconnettendo il centro storico con il mare. Non sarebbe una buona idea da proporre al nuovo sindaco? Sono tanti soldi, ma spesi bene. Andrebbero subito chiesti i finanziamenti. Ecco un articolo della prof. Teresa Cannarozzo, redattrice del progetto. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/15/centanni-di-progettiecco-la-storia-infinitadel-mare-perdutoPalermo08.html Sono sicuro che il collettore fognario non interferisce. Per quanto riguarda i mezzi pubblici, opterei per un tram o una linea metro ricavata nel tunnel stesso dedicato alle auto. Attenzione: questa non è una discussione fra tram e metro.  

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Proposta
01 ott 2015

“ilPassÍo” una nuova proposta di restyling di Via Emerico Amari

di Architetto Salvatore Palmeri

“ilPassÍo” una nuova proposta di restyling di Via Emerico Amari La via Emerico Amari continua ad essere, in questo momento, sede dei lavori che porteranno al completamento dell’anello ferroviario. La nostra idea è quella di trasformare la natura di questa via, e di valorizzarne il suo ruolo, in quanto collegamento di due luoghi emblematici per la città di Palermo: il “Teatro Politeama” e il “Porto”. Un percorso pedonale pavimentato si porrà lungo il rettilineo di 600 metri circa che sarà delimitato da due strade, carrabili e tranviarie per permettere, senza interruzioni, la naturale circolazione veicolare e, allo stesso tempo, sostenere lo sviluppo commerciale della strada (oggi in forte declino). Due filari di alberi a medio fusto, un sistema di illuminazione e di sedute si porranno come elementi di continuità del tratto in esame. Il progetto pone inoltre particolare attenzione alla riconfigurazione dello spazio antistante l’accesso al porto, che assume adesso una valore di piazza, luogo di aggregazione tra sistemi di sedute e giochi d’acqua, in una parola “Porta” di Palermo. Per noi “ilPassÍo” è: un Nuovo Ingresso alla città una Nuova Piazza di Accoglienza una Promenade il Nuovo Collegamento Città-Porto   Per noi è “ilPassÍo”  e per voi?.. Archh. Palmeri Salvatore, Greco Monica, Cillari Annalisa_Art Director: Yudina Anna

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