29 feb 2016

AMAT: cronaca di un’azienda in profonda crisi. Ecco perché muoversi con i mezzi pubblici cittadini è diventato impossibile


Offrire un servizio di mobilità pubblica funzionale ed efficiente dovrebbe essere un obiettivo di primaria importanza per qualunque amministrazione comunale di qualsivoglia grande città del mondo.

Purtroppo però Palermo è presente su tutte le liste comparative con le altre città italiane sempre agli ultimi posti in classifica.

Sempre più spesso, nascondendosi dietro un dito dirigenti ed amministratori ricorrono a luoghi comuni e frasi pressappochiste del tipo “I palermitani non si separano dall’auto perché è più comoda” oppure “I palermitani sono troppo pigri per fare due passi a piedi e prendere i mezzi”. Voci di corridoio che soprattutto dopo l’avvio dei tram, fortemente utilizzati, sono state clamorosamente smentite.

Dunque, perché la città continua ad essere vittima di un traffico incessante a tutte le ore? La verità sicuramente non fa comodo ai vertici che vogliono nascondere, o meglio camuffare, la realtà dei fatti.

Dobbiamo credere veramente che ai cittadini non farebbe comodo avere un’auto in meno, e risparmiare le centinaia e centinaia di euro di spese che ogni macchina comporta? Purtroppo però non vi è scelta.

Con l’analisi che segue, propongo un quadro in merito alle condizioni disastrose  dell’AMAT, che impediscono di fatto ad una grandissima fetta di utenza la fruizione  del mezzo pubblico.

Il dato fondamentale che sottolinea quanto sia profondamente insufficiente l’offerta di trasporto pubblico è il numero di chilometri annui programmati.

Fino al 31 Dicembre 2015 a Palermo erano previsti 19 milioni di chilometri annui. Previsti, ma mai rispettati(neanche lontanamente con il tempo), in quanto nel corso degli anni chiunque ha avuto modo di notare la misteriosa sparizione di linee bus senza preavviso ed un notevole taglio alle corse effettuate.

Dal 1° Gennaio 2016 tutti paventavano una rivoluzione in positivo per la mobilità a Palermo, con il nuovo contratto di servizio, ma ai cittadini più attenti sicuramente non sarà sfuggito che il nuovo contratto non ha fatto altro che affossare definitivamente il trasporto pubblico, riducendo drasticamente un servizio già all’osso.

In definitiva a partire da quest’anno i chilometri annui scendono a 13 milioni, dei quali 1,3 milioni, per cui i chilometri dei bus si attesteranno ad un massimo di 11,7 milioni, vale a dire 7,3 milioni in meno di quelli previsti dal precedente contratto, corrispondenti ad un ulteriore diminuzione dei servizi quasi di 1/3.

Risulta utile per comprendere appieno quanto il servizio pubblico di Palermo sia solo un miraggio, confrontare queste cifre con altre città italiane. In particolare, leggermente meno popolosa, Genova prevede 29 milioni di chilometri annui mentre Bologna con quasi la metà degli abitanti di Palermo ben 37 milioni annui. Il confronto è semplicemente agghiacciante e profondamente mortificante.

Ad un numero di chilometri così basso, corrisponde chiaramente un numero giornaliero di autobus in circolazione misero, che chiunque non conoscendo la realtà cittadina dovesse leggere, penserebbe sia riferito ad una cittadella di media grandezza.

Quando va bene, nella migliore delle ipotesi a Palermo circolano 200 vetture, che su una superficie comunale di 160 km quadrati popolata da 675.000 abitanti (al 2015) sono nulla. Sempre a titolo di confronto la flotta di Bologna può contare su 1000 vetture a disposizione. Genova su oltre 500 in servizio giornalmente.

Tanti anni fa, a Palermo il servizio funzionava meravigliosamente bene. Fino al 2010 la città poteva contare su ben 520 vetture, che erano ancora di più andando a ritroso negli anni. Poi la situazione è degenerata, e così ci ritroviamo nel 2016 in pieno stato di emergenza nel settore della mobilità. Emergenza che tutti fanno finta non esista, ma purtroppo è una realtà con la quale dobbiamo fare i conti.

Il numero delle 200 vetture, rimane comunque puramente indicativo al rialzo, perché se qualche vettura si guasta (statisticamente fino ad 1 su 5) bisogna attendere ore perché il servizio torni regolare.

Nel periodo estivo, dal 1° Luglio al 15 Settembre il servizio subisce tagli ulteriori, portando le vetture in circolazione a 150, come se in estate non vi sia richiesta di mobilità, quando in realtà le linee centrali andrebbero ulteriormente potenziate per favorire lo spostamento dei turisti.

Dunque che fine hanno fatto tutte le vetture? Sono ferme in deposito a marcire. La foto satellitare in copertina mostra una panoramica della rimessa Roccazzo scattata in un giorno feriale in pieno giorno. Non è difficile notare come sia quasi completamente piena di autobus che da anni non vengono toccati, spesso per guasto, ma non solo. Sicuramente la manutenzione è uno degli argomenti caldi. L?AMAT si è dimostrata apertamente non in grado di effettuare la manutenzione ordinaria e meno che mai straordinaria degli autobus. E’ evidente che non è una politica di gestione, quella che prevede di abbandonare un mezzo da centinaia di migliaia di euro al primo guasto che non si possa risolvere con un po’ di olio di gomito e nastro isolante. L’AMAT evidentemente non la pensa così, e ci ritroviamo quindi con 330 vetture (incluso deposito Brancaccio) ferme ad arrugginirsi e prendere polvere, con il risultato che la maggior parte di esse sono irrecuperabili, buone solo per la rottamazione.

Tutta un’altra serie di numeri dell’azienda sono scoraggianti. Per esempio, i conducenti sono passati da un piccolo esercito di 1600 persone ad 800, dei quali oltre 120 non più idonei alla guida e trasferiti ad altre mansioni. Togliendo dal totale il personale assegnato al tram, rimangono addetti ai bus solamente 500 persone, per cui al primo giorno di malattia richiesto, non è facile trovare sostituzioni, ed i disservizi ulteriori sul disservizio base sono sempre dietro l’angolo.

L’età media dei conducenti è di 55 anni. L’ultimo concorso risale al 1994. Da allora tranne qualche ex Gesip  non è stato assunto più nessuno.

Nell’ottica dei tagli alle spese sono state soppresse le corse al mattino presto e la sera tardi nonostante diverse persone ne usufruissero. Prima i turni di lavoro erano 5 (orientativamente 4-10,8-14,10-16,14-20,16-23), adesso sono diventati solamente 2, quindi chi poteva contare su quelle corse è stato fortemente penalizzato. La soluzione non sono chiaramente quegli 8 autobus che la notte secondo l’AMAT sono sufficienti per coprire tutta la città. La movida Palermitana è molto vivace. L’aver eliminato le corse bus serali non produce altro che traffico. Mentre prima si poteva tranquillamente contare sui bus notturni, con il nuovo contratto di servizio viene meno anche questa possibilità.

Altra conseguenza dei due turni è l’allungamento dell’orario di lavoro che può arrivare ad 8 ore e mezza, il che può andare bene per un lavoro d’ufficio, ma non per chi guida un mezzo ed ha in mano la vita dei passeggeri, a maggior ragione quando l’età dei conducenti non è più quella ideale.

A titolo di esempio riporto gli orari di servizio delle vetture della rimessa di Brancaccio che dal 1° Aprile chiuderà i battenti, facendo risparmiare all’AMAT decine di migliaia di euro l’anno, ma che comporterà a sua volta dei mezzi non puntuali al mattino, in quanto la parte oltre l’Oreto della città è molto distante dalla via Roccazzo. In generale un peggioramento del servizio.

Turni

Da notare che il nuovo contratto di servizio prometteva una maggior frequenza delle linee restanti, quando in realtà come mostra l’elenco, le linee di periferia oltre l’Oreto sono rimaste assolutamente invariate, con l’aggravante che molte linee sono state soppresse. Lo stesso discorso vale per tutte le altre linee di periferia. E’ rimasto quel che c’era a livello di frequenza meno le linee soppresse. L’AMAT assicurava un servizio più frequente, invece la realtà dei fatti è ben diversa da quella che fino all’ultimo hanno voluto fare credere.

Ecco perché la mobilità non esiste. Non sono le 20 vetture sulla 101 che salvano il trasporto pubblico. La vera mobilità si ha quando vengono messi in condizione di raggiungere il centro con i mezzi gli abitanti delle periferie. Questa possibilità a Palermo è stata negata apertamente.

200 vetture sono sempre 200 vetture, in qualunque modo si decida di collocarle il disservizio generale rimane, semplicemente si sposta su una zona piuttosto che in un’altra.

In tutto questo c’è il tram, unica nota positiva. La linea 1 con 6 vetture in circolazione fornisce un servizio assolutamente accettabile. Lo stesso non si può dire per le linee 2-3-4. La 2 e la 3 prevedono una frequenza di 20 minuti, la 4 ha solo due tram in servizio. Anche da questo punto di vista la situazione non è ideale, comunque, contando sulla celerità della percorrenza, si può soprassedere fino al prossimo anno quando in teoria arriveranno nuovi tram.

Ma 3 linee tram non risolvono minimamente i problemi di mobilità urbana, così come non risolvono né il bike sharing né il car sharing, che è diventato un’eccellenza nazionale.

Puntare tutto su questo ritocca i bilanci e distoglie dai veri problemi, non che vadano trascurati, anzi è auspicabile che il piano piste ciclabili veda presto la luce, ma sicuramente non risolverà il problema della mobilità di massa.

Per quello servono i mezzi, ma anche le corsie preferenziali separate con i cordoli, oggi poco presenti, in modo da innalzare la velocità commerciale che al momento si attesta al valore bassissimo di 11 km/h.

 

Oltre la questione prettamente legata ai mezzi, manca anche tutta l’organizzazione dei servizi affini e complementari, in particolare il rapporto con l’utenza è nullo, il che costituisce un’ enorme barriera.

Primo fra tutti il sito web assolutamente non adeguato neanche per lo scorso secolo. E’ molto difficile da consultare e non fornisce l’informazione più importante di tutte: la mappa delle linee.

Dunque ad oggi non c’è modo di sapere i tragitti di tutta la città. E’ stato fornito solo un bozzetto

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decisamente poco chiaro e confusionario, senza contare che numerose linee hanno subito variazioni e tante altre non sono neanche rappresentate.

In teoria dovremmo andare a leggere per tutti i bus le strade percorse una per una, con la mappa in mano. Questo non è venire incontro alle esigenze dei passeggeri. Linee che hanno mantenuto lo stesso numero del passato hanno completamente cambiato il loro tragitto e questo crea molta confusione.

Contribuiscono a questo caos le paline informative, che ormai forniscono solo info errate. I cartelli con linee, orari e fermate non sono stati aggiornati, così come le fermate delle linee soppresse sono sempre presenti e non hanno fornito i nuovi open data per modificare le informazioni ormai errate presenti su Google maps creando solo moltissima confusione. Al massimo ci si può imbattere in fogli A4 attaccati con il nastro adesivo fino a quando la prima pioggia non li porta via.

E non si va incontro alle esigenze neanche riguardo l’argomento biglietti. D’ integrazione con il passante ferroviario non se ne parla neanche, già solo questo rende proibitivo per chiunque questa combinazione di mezzi che richiederebbe € 5,80 A/R, cifra insostenibile e non giustificabile.

I titoli di viaggio AMAT sono sempre più difficili da reperire, non tanto i classici da 90 minuti, ma tutti gli altri (giornalieri e multiday) risultano spesso introvabili nelle rivendite. Per il rinnovo degli abbonamenti si è obbligati a fare la fila presso gli uffici, spesso distanti dalla propria zona abituale. Sarebbe auspicabile un servizio di bigliettazione elettronica che ridurrebbe l’elevatissimo tasso di evasione, incentivando anche la sottoscrizione degli abbonamenti.

Non bisogna andare molto lontano per avere testimonianza di quanto il sistema sia diffuso. Perfino nella vicina Catania è prassi da tempo, ma all’AMAT di modernità e cambiamento non se ne parla.

Ultimo ma non meno importante un servizio fortemente saltuario non in grado di soddisfare la mole di utenti è già un problema serissimo, quantomeno ci si potrebbe impegnare per il telecontrollo delle vetture, al fine di evitare inutili attese alle fermate. Il telecontrollo esisteva molti anni fa, poi il sistema è stato smantellato, ed a nessuno sembra importare quanto sia importante un suo ripristino.

 

E’ vero che la regione deve ancora all’AMAT 55 milioni, così come è risaputo che ogni anno vengono tagliati i fondi al trasporto pubblico locale, ma nessuno sembra impegnarsi per invertire questa grave tendenza degenerata fino a diventare una piaga. Per esempio non è mai stato mostrato interesse nell’innalzamento dei controlli anti evasione. Sempre in più città si trovano tornelli di vario tipo nei bus, ma ancora qui si fa finta che una soluzione non esista.

Adesso entreranno nelle casse dell’azienda decine di milioni di euro per le ZTL. Attendiamo di vedere come questi soldi saranno spesi. Tra bus in attesa di riparazione per incrementare le vetture in circolazione, e pensiline in forte degrado è lecito aspettarsi immediati miglioramenti su tutti i fronti.

Sarà così? Io personalmente non ci credo neanche un poco, come tanti altri che quotidianamente per colpa di un’azienda che non ha le capacità di svolgere il suo lavoro è costretto a muoversi in auto.

 


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19 commenti per “AMAT: cronaca di un’azienda in profonda crisi. Ecco perché muoversi con i mezzi pubblici cittadini è diventato impossibile
  • mediomen 1135
    29 feb 2016 alle 13:18

    nell’attesa dei soldi delle ZTL che vedo molto precari, quale altra soluzione si prospetterebbe? Far fallire l’AMAT e crearne una nuova come con la RAP e rimanere tutto invariato?

    • peppe2994 2731
      29 feb 2016 alle 15:37

      Non ce ne sono soluzioni. Fate le valigie ed andate via da questa città se potete.
      Se invece volete restare, e dovete acquistare una casa pensate alla location con molta cautela in base alla vostra quotidianità. Se la azzeccate vivrete bene, altrimenti sarà l’inferno per tutta la vita.

  • giorgio2304 5
    29 feb 2016 alle 13:44

    Spero che quanto scritto nell’articolo venga stampato ed appeso ad ogni parete degli uffici AMAT!! Non hanno scuse.

  • Saro Panormo 55
    29 feb 2016 alle 13:51

    Bellissimo articolo: vorrei che fosse letto anche da amministratori vari, anche se dubito che riuscirebbero a capirne l’analisi così dettagliata!
    Ma non si può assegnare il servizio della nostra città alla TPER?

    • Palerma La Malata 236
      29 feb 2016 alle 14:42

      Saro Panormo,
      TPER cioè Trasporti Per L’Emilia Romagna? Cioè la regione Italiana più avanti di tutte, più avanti da sempre e più avanti in tutto?
      Conosco bene gli Emiliani Romagnoli e ci ho pure vissuto. Non sono mica dei polli e non investirebbero un centesimo in questo cesso di città.

  • omega 121
    29 feb 2016 alle 14:01

    Spero che tu stia scherzando, quando scrivi che l’AMAT “tanti anni fa, a Palermo il servizio funzionava meravigliosamente bene.”. Io sono una delle innumerevoli vittime della gestione dell’AMAT negli anni 70-80 in periferia. Attese interminabili alle fermate, vetture strapiene, consueti ritardi all’entrata a scuola, decine di appuntamenti e feste saltate. E’ proprio per questo motivo che quando vedo una vettura mi va di prenderla a calci e sputarci, mai di salirci. Capisco che il sentimento non è né urbano, né educato, ma l’AMAT mi ha rovinato l’adolescenza.

    • Palerma La Malata 236
      29 feb 2016 alle 14:35

      omega,
      “l’AMAT mi ha rovinato l’adolescenza” è una delle frasi più originali che ho sentito dire negli ultimi mesi. Sfiora la poesia e/o l’arte concettuale contemporanea.
      Spero non ti dispiace se mi stampo questa frase in una maglietta bianca e la vado a sbandierare per le vie di Palermo…

      • peppe2994 2731
        29 feb 2016 alle 15:28

        L’AMAT ha rovinato e continua a rovinare la vita di un’enormità di persone, per questo la città è senza speranza.

  • cirasadesigner 977
    29 feb 2016 alle 18:09

    Incuriosito da un intervento précédente, ho utilizzato l’icona del tempo su google hearth… la cosa bizzarra è constatare che più si arriva alla data odierna, più il deposito sembra riempirsi di mezzi inversamente proporzionale al tempo, segno questo che il servizio è peggioratao come scriveva bene l’autore dell’articolo.
    Per Palermo ,occorre davvero uns drastica rivoluzione in questo senso.
    Oltre alla cura del ferro, con la quale adesso i politici sembrano riempirsi la bocca, occorre pensare anche a mantenere un minimo di decoro al servizio già esistente.
    Se si guardano le foto, si nota come una costante, che almeno 150 mezzi sono fermi al sole e alle intempérie…
    Mi chiedo ma le officine che senso hanno in tutto questo.
    Un mezzo come questi cosa centinaia di migliaia di euro e non si puo’ certo pensare che dopo pochi anni questi mezzi vengano mandati alla demolizione o ancora peggio, servano come pezzi di ricambio per l’officina, qualora questa funzionasse come dovrebbe.
    200 mezzi per una città come Palermo sono davvero uns offesa all’intelligenza, sopratutto verso quelli che vorrebbero profittare del trasporto pubblico.
    E’ vero che quando si dice non ci sono alternative non bisogna poi lamentarsi che le strade sono sempre super intasate di traffico.
    I dati e i paragoni con Bologna sono impietosi.
    Sono stato più volte nel capoluogo emiliano e li le cose funzionano davvero con efficienza… Anche li hanno fatto degli errori.
    Con giunta di Destra,la sola della sua storia, stavano portando avanti un progetto che si dimostrato un fallimento totale e adesso ritornano sopratutto sulle filovie perché in maniera più lungimirante, hanno contunuato nel tempo ad investire su queste soluzioni.
    Un filobus ha una vita molto più lunga di un qualsiasi altro mezzo a motore termico e mi chiedo il perché non si voglia investire in questa tecnologia che da sola potrebbe essere gia’ una scelta di campo molto intéressante.
    Sono in esercizio mezzi capaci di grandi numeri a livello di capienza passeggeri, utilizzando l’alimentazione elettrica che non comportrebbe particolari difficoltà nella realizzazione avendo bisogno solo dei mezzi e delle linee aeree.
    Se si investisse massicciamente su un progetto del genere si potrebbero comprare un centinaio di mezzo elettrici, dedicargli un deposito solo al loro uso e consumo e si potrebbero elettrificare tante linee sopratutto quelle rettilinee per consentire l’utilizzo di mezzi snodati.
    L’Amat come è adesso, credo che non abbia ragione di exister, si dovrebbe resettare tutto, ma non come hanno fatto con la Rap, ma con altri sistemi e sopratutto essere più responsabili ed onesti, cosa che a Palermo latita in tutti gli ambiti.

  • belfagor 314
    29 feb 2016 alle 20:05

    OTTIMO ARTICOLO.
    Se un azienda come l’AMAT, nei 4 anni di sindacatura Orlando, ha cambiato 5 CDA e ben 4 presidenti, appare evidente che è un azienda al collasso. E ci viene da ridere leggere ciò che dichiara l’assessore Catania, e cioè che Orlando è stato” costretto” a candidarsi sindaco per impedire che le varie aziende partecipate, compresa l’AMAT, venissero………….. privatizzate dal PD e dalla LEGA delle COOPERATIVE. Comici mancati

  • Salvo68 70
    01 mar 2016 alle 0:22

    Il servizio AMAT in passato e’ stato anche peggiore di quello attuale, altro che storie. L’unico periodo in cui il servizio funzionava in modo accettabile e’ stato negli anni novanta.
    Sono comunque convinto che a parità di mezzi la rete dei bus potrebbe funzionare meglio. Basterebbe eliminare le sovrapposizioni e rimodulare il percorso di alcune linee.

  • se68 368
    01 mar 2016 alle 0:53

    Bellissimo post che spiega tante cose, anche se suscita sconforto…..
    A mio avviso, non viene evidenziato però un aspetto fondamentale: lo stato pietoso delle fermate con la paradossale presenza delle vecchie pensiline verdi e delle “nuove” rosse. Come può una simile condizione, anche ipotizzando un alto numero di vetture, invogliare l’utente all’utilizzo del bus? con l’assenza, incredibile per una città come palermo, di tabelloni luminosi con orari e informazioni? E’ mai possibile che non si parli di nuove e moderne fermate in questa città? Perchè non mettere alle strette il Sindaco su queste tematiche, per mezzo di Mobilita Palermo e pretendere risposte pubbliche?

  • Angelo64 143
    01 mar 2016 alle 10:43

    Articolo molto interessante. Ma parla poco della madre di tutte le soluzioni: dove trovare i soldi.

  • basilea 594
    01 mar 2016 alle 11:05

    A mio modestissimo parere ,l’unica soluzione sara’ quella gia” in atto a Roma da decenni,a Torino e tra poco anche a Genova: L’INGRESSO DEI P R I V A T I.
    Che piaccia o no. L’Azienda ,a quanto si legge, non tirera’ avanti per molto.

  • Luca S. 129
    01 mar 2016 alle 12:07

    Articolo monumentale. Mandatelo al sindaco. Anzi, sono sicuro che lui si lamentera’ dei 55 milioni che la regione non versa. PErche’ si nascondono dietro gli altri, sempre.
    Il problema di fondo e’ che certi servizi possono funzionare anche senza piogge di soldi, ma con una buona gestione e una migliore pianificazione del servizio. La storia degli orari, dei biglietti non integrati, del numero di bus in deposito ad arruginire mostrano solo come questa azienda andrebbe IMMEDIATAMENTE azzerata e riorganizzata come si deve.


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