25 nov 2015

Nubifragi, ecco perchè si allaga piazza Einstein


Un articolo dell’Ing. Marineo, esperto in ingegneria idraulica, che ci spiega il perché durante le avverse condizioni meteo si allaga spesso la zona attorno a piazza Einstein. Ciò a seguito delle forti piogge che ieri hanno allagato (per l’ennesima volta) anche il tratto della corsia tranviaria a ridosso del distributore carburanti.

Palermo – Ho letto numerosi interventi, sui social network, giustamente allarmati per l’effetto che la pioggia di ieri pomeriggio ha avuto in piazza Einstein, dove l’allagamento ha interessato anche la nuova sede tranviaria, portandola a condizioni tale da impedire l’esercizio del tram.

Desidero dare un modesto contributo che vorrebbe essere rassicurante, con tutti i limiti che prudentemente vanno associati a previsioni legate alla realizzazione di opere che, se ben progettate, saranno risolutive.

È noto che quando piove le strade si allagano per i seguenti possibili motivi:

  1. il sistema di intercettazione delle acque che raggiungono in vari modi la sede stradale non è sufficiente, per numero di caditoie e griglie;
  2. il sistema di intercettazione delle acque che raggiungono in vari modi la sede stradale non è efficiente, per errata dislocazione delle caditoie, delle griglie, per mancanza di manutenzione;
  3. il sistema fognario nel suo insieme, anche qualora fosse in perfetta efficienza, non è in grado di ricevere integralmente e quindi convogliare sino ai punti di scarico previsti l’intera portata di origine meteorica proveniente dalle sedi stradali.

Quest’ultimo caso è connaturato a qualsiasi manufatto costruito dall’uomo, che viene progettato per un “carico” massimo oltre il quale l’insufficienza si manifesta in vari modi.

Nel caso delle fognature, i collettori sono ordinariamente progettati con riferimento ad una pioggia, nel bacino servito, caratterizzata dal cosiddetto “tempo di ritorno”, che altro non è che una frequenza media con cui l’evento con data intensità si presenta nel lungo periodo.

Ad esempio, la pioggia di intensità con tempo di ritorno di 10 anni si presenterà mediamente 10 volte in 100 anni.

A Palermo, secondo l’uso corrente derivante da valutazioni di costi e benefici, le fognature sono state progettate ordinariamente con riferimento agli eventi meteorici caratterizzati da tempi di ritorno di 30 anni. Negli ultimi anni si è fatto riferimento anche a tempi di ritorno di 15 anni, con riempimento parziale dei collettori, verificando poi che per le piogge di 30 anni il convogliamento potesse avvenire anche al limite del riempimento dei collettori, ma ancora senza insufficienze.

Le eccezioni riguardano i collettori principali ed i canali di gronda, per i quali si fa riferimento ad eventi con tempi di ritorno maggiori, quindi meno frequenti, dotati di intensità maggiori. Ad esempio, il diluvio universale dovrebbe avere un tempo di ritorno di 100.000 anni ….

Per quanto riguarda la zona di piazza Einstein, dove si incrociano il viale Leonardo Da Vinci ed il viale della Regione Siciliana, quando la pioggia assume una intensità significativa essa risulta soggetta ad allagamenti per insufficienza della fognatura, che attualmente risulta sovraccaricata rispetto alle proprie capacità, non perché sottodimensionata ma perché il sistema di fognatura del bacino di monte non è ancora completo.

Il bacino che grava su piazza Einstein arriva sino alle pendici di Monte Cuccio ed ai monti sopra Borgo Nuovo. In effetti questo bacino dovrebbe essere parzializzato dalla presenza del canale Passo di Rigano, la cui funzione naturale sarebbe quella di intercettare le acque dominanti.  La urbanizzazione della fascia di territorio lungo tale corso d’acqua ha comportato la progressiva copertura del canale e ciò lo ha di fatto sottratto a questa importante funzione.

Inoltre, si potrebbe dire paradossalmente, le reti fognarie a servizio di Borgo Nuovo, di Passo di Rigano e delle altre zone urbanizzate a monte del canale, poiché sono destinate a convogliare sia le acque reflue di origine domestica sia le acque di pioggia (sono per questo definite reti “miste” o “unitarie”), non scaricano nulla nel canale, per ovvi motivi ambientali, e trasferiscono verso la fognatura di valle i volumi convogliati, anche in tempo di pioggia.

Il Piano di Attuazione della Rete Fognaria (P.A.R.F.) della Città di Palermo, in vigore dal 1987, prevede un riassetto della fognatura nella zona a monte di piazza Einstein. Con riferimento alla figura1 (prodotta dalla Associazione Idrotecnica Italiana – sezione Sicilia Occidentale) sono indicati:

-      con linea gialla il Canale di gronda, con recapito previsto nel fiume Oreto, la cui realizzazione non è al momento prevista;

-      con linea blu tratto-punto il reticolo idrografico del canale Passo di Rigano e dei suoi affluenti (canali Celona, Borsellino, Mortillaro), con sbocco a mare all’interno del porto industriale;

-      con linea rossa il collettore sud-orientale, con recapito previsto nel fiume Oreto, il cui completamento è ormai prossimo;

-      con linee continue blu e verdi alcuni collettori principali della rete fognaria a servizio delle zone urbanizzate.

Considerando che il canale di Gronda non è un’opera di prossima realizzazione, che comunque in questa zona è previsto in galleria e che quindi intercetterebbe soltanto gli impluvi tagliati lungo il tracciato, esso può essere trascurato.

È stato recentemente approvato in linea tecnica il progetto della fognatura a servizio della zona compresa tra via Castellana ed il canale Passo di Rigano. Esso prevede, in conformità al P.A.R.F., la realizzazione di tre manufatti per lo scarico delle acque di pioggia nel canale Passo di Rigano. Pertanto, con la realizzazione, ormai prossima, di questo intervento, il carico idraulico sulla fognatura del viale Leonardo da Vinci a valle del canale risulterà significativamente alleggerito e lo stesso canale Passo di Rigano riprenderà la sua funzione naturale.

Allo scopo di conseguire un risparmio economico ma soprattutto per evitare ulteriori disagi agli abitanti della zona prospiciente il viale Leonardo di Vinci, nel corso della costruzione della piattaforma del tram è stato già messo in opera il nuovo collettore, di diametro 1.500 mm, ed è stato realizzato il sottopasso della linea poco a monte dal canale Passo di Rigano, necessario per raggiungere il previsto manufatto per lo sfioro delle portate meteoriche.

Il collettore sud-orientale è una importante opera fognaria il cui progetto esecutivo del completamento è in corso di approvazione. Il suo tracciato in galleria ha inizio all’incrocio tra viale Leonardo da Vinci e via Uditore, dove esso riceverà, mediante un apposita opera di immissione verticale (pozzo a vortice) le acque della rete fognaria di queste due vie.

Un secondo pozzo a vortice è previsto all’inizio della via Nazario Sauro, per ricevere le acque di parte di piazza Einstein e quelle provenienti dalla parte bassa di via Uditore e dalla corsia di monte del viale della Regione Siciliana. Si tratta proprio di acque che contribuiscono a determinare gli allagamenti in piazza Einstein, unitamente a quelle provenienti dalla parte alta di viale Leonardo da Vinci. Infatti, con la costruzione del sottopasso viario del viale della Regione Siciliana, per consentire il collegamento della fognatura di monte con quella di valle fu costruito un tratto in sifone che collega due pozzetti presenti nelle due corsie laterali all’altezza della via Scobar.

Per intenderci, la tubazione che collega i due pozzetti ha la forma di una U con i due pozzetti alle due estremità in alto della U, all’interno della quale passa la strada.

Questo sifone entra spesso in crisi per la insufficiente capacità di convogliamento della fognatura a valle ed il pozzetto della corsia laterale di monte, insieme agli altri pozzetti ed alle caditoie rigurgitano provocando gli allagamenti. Con il completamento del collettore sud orientale sarà costruito un nuovo collettore che collegherà il pozzetto di valle del sifone al pozzo di via Nazario Sauro, risolvendo il problema.

Con questi interventi tutte la fognatura a valle del collettore sud-orientale risulterà notevolmente alleggerita ed è quindi un risultato ragionevolmente conseguibile quello di non vedere più il viale Leonardo da Vinci trasformato in una fiumara. A meno di piogge con tempo di ritorno di 100.000 anni …

 


allagamenticanale di grondacollettore fognariocollettore sud-orientaleSegnalati

19 commenti per “Nubifragi, ecco perchè si allaga piazza Einstein
    • newpa 13
      26 nov 2015 alle 21:35

      Benvenga la spiegazione tecnica; è sempre una cultura ma questo credo che non basta. Siamo pieni di spiegazioni su tutto, ma i problemi sono sempre lì e nessuno li smuove! Palermo si allaga da anni non appena piove, vedi Partano mondello, zona via dell’Olimpo, zona Forum Palermo, circonvallazione, ecc. Chissà perché tutti hanno le soluzioni teoriche, ma in pratica viene molto difficile ad attuarli. Comunque grazie all’ing., ma mi piacerebbe non ascoltare più parole e vedere i fatti.

  • Joe_Pa 115
    25 nov 2015 alle 8:35

    Cari amici di Mobilita Palermo, con tutto il rispetto ma ci voleva la spiegazione dell’ Ingegnere Idraulico per scoprire quello che ogni cittadino me media cultura sa per gli studi fatti nel suo percorso formativo ?????
    I cittadini non hanno bisogno delle lezioni dell’Ingegnere di turno, hanno bisogno della politica del fare, della politica che lavora per il bene della collettività e purtroppo in Italia e a Palermo in particolare questa classe politica manca.

    • Andrea Baio 54519
      25 nov 2015 alle 8:39

      il chiarimento è necessario laddove la gente comincia ad imputare le colpe al tram progettato male. Non è il tram che è stato progettato male…è il Comune che deve realizzare le opere accessorie per evitare che la rotonda di via Leonardo da Vinci, così come tante altre strade vengano puntualmente allagate, con conseguente manifestarsi di disservizi e disagi vari

  • bevi38 33
    25 nov 2015 alle 9:20

    Non sono d’accordo. Il progettista deve tenere conto dell’esistente. Non di quello che dovrebbe esserci.

    • peppe2994 2858
      25 nov 2015 alle 10:24

      In questa circostanza la considerazione mi sembra assolutamente fuori luogo.
      In pratica tu affermi che l’appalto del tram doveva prevedere il rifacimento, anzi la realizzazione dell’impianto fognario di Borgo Nuovo e Passo di Rigano.
      Assolutamente utopico. È come dire che quando si costruisce una strada bisogna proteggerla dalle eventuali valanghe provenienti da chissà quale punto della montagna.
      Si entra in un ambito estremamente amplio che si allontana di molto dal fine ultimo dell’opera oggetto di costruzione.
      Per non parlare dei costi esorbitanti che andrebbero sommati.

      Quello che si poteva fare in ambito tram è stato fatto, con le fognature ex novo lungo tutta la linea, ma chiedere di sistemare mezza città è davvero troppo per ogni genere di progetto.

      • bevi38 33
        25 nov 2015 alle 15:21

        Chiarisco il mio pensiero con un esempio.
        Il comune fornisce alle ditte la mappa delle sottoreti di cui tener conto nella progettazione e nella esecuzione dei lavori. Se le mappe non sono aggiornate e scavando si trova una linea telefonica o una fognatura che si fa? Se ne tiene conto è si modifica il progetto.
        Altro esempio: l’acqua di via Bernava che blocca il passante da 2012. Non era prevista, ma se c’è che si fa? La si lascia sgorgare liberamente? Ovviamente no! Si modifica il progetto adeguatamente. Purtroppo non sembra che siano capaci.

        • Fulippo1 1343
          25 nov 2015 alle 16:44

          Ma qui il problema è esattamente il contrario.
          Il progetto del Tram, è stato realizzato tenendo conto di quello che dovra essere costruito dopo. Non tenendone conto come dici tu, ci sarebbe potuta essere la possibilità che nel momento della fase di realizzazione delle nuove fognature, si sarebbe dovuto nuovamente intervenire sulla struttura dei binari delle reti elettriche e di tutto il resto.

    • Fulippo1 1343
      25 nov 2015 alle 10:52

      Non è così. I progetti devono sempre tenere conto, delle eventuali mdifiche programmate ed adattare il proggetto in fase di attuazione, in modo tale da non doverlo modificare poi in un secondo momento.
      Il problema stà proprio nel fatto che in questo caso il tram, è stato progettato e realizzado “velocemente”, gli scarichi fognari che invece dovevano essere fatti anni ed anni fà, vista l’enorme importanza, ancora sono in alto mare.

  • Marco Negrì 11
    25 nov 2015 alle 15:30

    Le spiegazioni non sono mai superflue, specie se vengono argomentate in modo così chiaro.
    Magari la nostra amministrazione imparasse a fare altrettanto!

  • Tannan 3
    25 nov 2015 alle 16:37

    Buongiorno, la spiegazione dell’Ing. Marineo, è stata chiarissima e proprio a Lui e altri tecnici che mi leggono, vorrei porre una domanda: la posa di impianti di laminazione lungo i “corsi d’acqua”, non permetterebbe di ridurre il carico delle acque meteoriche conferite alle fognature esistenti, con tempi di posa più rapidi e minori costi per la realizzazione?

  • Fabio Settimo Marineo 1
    25 nov 2015 alle 23:56

    Per chiarire a chi legge quale sia l’argomento, la laminazione di una piena ha per effetto la diminuzione del valore di picco della portata conseguente ad un evento di pioggia. In una fognatura la laminazione è finalizzata, in una sezione di un collettore, a limitare il valore della portata massima entro la capacità di convogliamento del collettore a valle, in modo da diminuire la frequenza delle insufficienze.
    I volumi idrici associati alla portata eccedente questo valore limite devono quindi essere temporaneamente immagazzinati per essere restituiti nel collettore in modo controllato quando la portata in arrivo da monte diminuisce, in seguito all’esaurirsi dell’evento di pioggia.
    Si tratta quindi di prevedere, nelle reti fognarie, apposite vasche sotterranee in grado di ricevere questi volumi. Il problema di realizzare tali dispositivi nasce dalla effettiva possibilità di reperire gli spazi che le vasche richiedono. In zone densamente urbanizzate ciò è particolarmente difficile: si potrebbe fare riferimento ad aree pubbliche, come giardini e piazze, sotto le quali costruire le vasche.
    Riguardo alla affermazione finale di Tannan, in cui si accenna sia alla riduzione del carico sia a minori costi e tempi di posa, vorrei evidenziare che non tutti questi effetti si possono conseguire contemporaneamente. Occorre infatti precisare che la progettazione di una rete fognaria è sempre sviluppata sulla base di un valore del tempo di ritorno, stabilito in sede di programmazione, che è quindi un dato di progetto da adottare su tutta la rete. Pertanto, se la fognatura di un centro urbano deve essere progettata per tempo di ritorno di 20 anni i casi possibili sono due:
    • se si costruisce una vasca di laminazione lungo un collettore esistente, l’effetto sarà che la fognatura a valle risulterà adeguata a un tempo di ritorno maggiore, cioè entrerà in crisi con una frequenza minore;
    • se si progetta una rete fognaria con vasca di laminazione, essa sarà tutta dimensionata per il tempo di ritorno di 20 anni, tenendo conto della laminazione; l’effetto in questo caso sarà che i collettori a valle della vasca potranno essere realizzati con diametri minori, ma la frequenza delle crisi non risulta modificata su tutta la rete.
    Nel secondo caso, in pura teoria, si potranno avere minori costi dei collettori e tempi minori di costruzione degli stessi, ma in più vi sarà da considerare il costo della vasca di laminazione.
    In effetti, il secondo caso ha applicazioni reali per il contenimento delle dimensioni dei collettori principali non tanto per diminuirne i costi quanto per renderne fattibile la costruzione nei casi in cui risulti praticamente impossibile, per vari motivi, la posa di collettori di grandi dimensioni.

  • punteruolorosso 1641
    26 nov 2015 alle 8:05

    ma qual è lo stato dell’opera? fallita la cariboni, si è proceduto a un altro affidamento?
    se non sbaglio c’entra la famosa tecnis…

    • Fabio Nicolosi 48432
      26 nov 2015 alle 14:58

      No fallita la carboni si è dovuto riavviare l’iter e l’opera se tutto va bene vedrà i primi sviluppi e quindi la pubblicazione del bando di gara non prima di fine 2016
      Ecco la dichiarazione di Arcuri a Repubblica Palermo: Manca il pezzo centrale che costerà 33 milioni di euro che fino a quando non verrà realizzato rende inutile il tratto a monte. Senza quest’opera continueranno i torrenti d’acqua. «Siamo ancora nella fase di istruttoria del progetto esecutivo — commenta Arcuri — Prima di poter presentare il bando ci vorranno almeno sei mesi, poi ci vorranno i tempi tecnici per la gara.

  • claudio fogazza 21
    26 nov 2015 alle 15:09

    mancano anche le aree di esondazione delle acque piovane – come quella fra via Badia e Via Brunelleschi a Cruillas e quella di Maredolce a Brancaccio – le altre sono sparite come quelle di corso Calatafimi – gli arabi ci hanno insegnato e noi non abbiamo appreso


Lascia un Commento