20 set 2021

Porto di Palermo | Addio al bacino galleggiante da 52.050 tpl


Palermo dice addio a una struttura cantieristica realizzata negli anni Cinquanta. Non era più in funzione dal 2008. Si tratta del bacino galleggiante da 52 mila tonnellate, il più grandi dei due. La struttura è stata disancorata dall’area cantieristica e spostata in porto, in attesa del trasferimento in Turchia, al porto di Yalova.

Torna dopo anni fruibile un’ampia porzione dello specchio d’acqua del porto.

Scongiurato che il bacino potesse, con la mancata utilizzazione deteriorarsi e affondare, con evidente danno ambientale.
Le operazioni sono durate quattro ore.
La manovra, che ha visto impegnati, tra l’altro, quattro rimorchiatori, i piloti e gli ormeggiatori del porto, si è svolta sotto la supervisione della Capitaneria di Porto di Palermo, che, anche in questa occasione, ha operato in piena sinergia con l’Autorità di sistema portuale, assicurando la piena efficienza di tutti i servizi tecnico-nautici.
Per tutta la mattinata lo specchio d’acqua nella zona è stato interdetto sia in entrata che in uscita.

Si chiude una vicenda complessa che da molti anni vedeva impegnati, in vari tentativi di soluzione, i diversi enti coinvolti, tra i quali la Regione e la stessa Autorità portuale.

Inutilizzati da oltre dieci anni, obsoleti, al centro di una guerra di carte bollate con il raggruppamento di imprese che doveva ristrutturarli, i due bacini dovevano far parte di un progetto della Regione per la costruzione di un unico maxi bacino galleggiante da 90 mila tonnellate.
Ormai però sono un ostacolo alla navigazione delle grandi navi da crociera.


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8 commenti per “Porto di Palermo | Addio al bacino galleggiante da 52.050 tpl
  • Normanno 557
    21 set 2021 alle 17:33

    Il porto e l’aeroporto sono quelli che possono garantire un elevato flusso di turisti indispensabili per il centro storico e un giorno si spera per la costa sud.
    Palermo possiede una bella stazione,ma non essendo una città di transito come Milano,Firenze,Bologna e in assenza dell’alta velocità(se la introducono la vedranno i figli dei nostri nipoti) tutto il peso è sul porto e sull’aeroporto che stanno facendo passi da gigante nel primo caso grazie all’illuminata attività del presidente Monti.Turismo, enograstonomia e batterie al litio (termini imerese) devono essere il futuro della Palermo che produce gli assi portanti sulle quali si innesterà tutto il resto. Non c’è citta che può sviluppare meglio l’economia green di palermo sempre che i palermitani collaborino e si diano da fare.

    • punteruolorosso 2720
      22 set 2021 alle 7:55

      odio il turismo. si riparta da: agricoltura sostenibile, risanamento del dissesto idrogeologico, adeguamento sismico, rinnovabili, infrastrutture (soprattutto ferroviarie), sanità (assunzione di medici e apertura di reparti), cultura (riapertura di teatri e cinema, biblioteche musei), sport. in particolare, sulle rinnovabili bisogna evitare gli sbagli dell’eolico in collina e puntare su quello off-shore. non si può dedicare un terreno agricolo al fotovoltaico. si incentivi quest’ultimo sui tetti di tutte le abitazioni e dei capannoni.
      le ferrovie possono creare nuove economie lungo gli assi di collegamento fra le città.
      attuamente c’è il deserto. i turisti vengono, assaggiano, scappano. puntare tutto sul turismo significa esporsi ai guai di pandemie e crisi internazionali.
      esteticamente, il turismo porta marpionaggine e provincialismo, magliette del padrino, coppole e schifezze del genere.

      • Normanno 557
        22 set 2021 alle 13:10

        Non penso che Palermo possa vivere di solo turismo ma bisogna considerare che è l’unica cosa in cui la città e pronta (Dall’aeroporto,al porto,ai beb,allo street food al mare alle porte) ed ha potenzialità inespresse enormi (costa sud ,miglioramento della pessima immagine deformata dal passato che non c’è più e dall’esercito di persone che per motivi diversi gettano fango sulla nostra città).Bisogna considerare che le ricadute occupazionali vanno dall’operatore dell’aeroporto, alle guide turistiche,ai trasporti urbani,ai ristoranti e cosi via,rapporto tra ricaduta occupazionale e investimento per avviarlo molto elevato.Quindi il turismo non basta ma è la cosa più concreta che abbiamo e può dare un contributo importante alla riduzione della disoccupazione
        .Sulla riforestazione della sicilia ma perchè non si è fatta con l’esercito di forestali che abbiamo mantenuto per decenni con tutte le critiche ricevute dai governatori leghisti del nord?
        Sulle magliette del padrino e richiami vari alla mafia sfondi una porta aperta però devo dirti che recentemente ne vedo molte meno fortunatamente non è un buon motivo per nn sviluppare il turismo.

      • Normanno 557
        22 set 2021 alle 13:43

        1)Turismo,2)Enagostronomia,3)Telecomunicazioni,4)Energia green (batterie Litio-Zolfo a Termine imerese con materia prima dalle miniere di salgemma di petralia soprana o dalle saline di trapani e marsala e dalle zolfatare sparse per la sicilia) 5)Servizi sanitari e per la terza età queste le direttrici fondamentali per lo sviluppo economico palermitano dove siamo potenzialmente avanti agli altri e non dietro gli altri.
        Molte cose come la meccatronica sono interessanti ma siamo indietro anni luce rispetto a veneto e emilia mancano le infrastrutture , le conoscenze, l’esperienza sono tentativi velleitari che portano a bruciare risorse inutilmente.
        Bisogna concentrarsi sui nostri punti di forza e svilupparli bene non disperdendo le risorse in mille rivoli dai corsi di formazione ai fondi a fondo perduto che si sono persi in niente per decenni.
        Si è fatto solo clientalismo distribuendo i fondi a pioggia e non concentrandoli su poche cose importanti.

      • Normanno 557
        22 set 2021 alle 13:49

        Turismo vuol dire anche (non solo) pedonalizzazione del centro storico e le 7 linee del tram con buona pace dei denigratori del sindaco con la bottegaia messa a capo della confcommercio in pole position!!!!

  • Orazio 1719
    21 set 2021 alle 19:17

    Qui risiede uno dei tanti misteri. Prima alla Regione aggiudicano la gara per la ristrutturazione e gestione dei bacini, poi, alla fine di tutti i contenziosi, revocano l’aggiudicazione per poi ancora vendere i bacini come ferro vecchio. Quando si dice coerenza.


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