Segnalazione
01 mar 2017

La mobilità a Palermo prima del tram

di belfagor

Nel passato, Palermo e la Sicilia , a causa delle condizioni disastrose del tessuto viario urbano ed extraurbano, oltre alle consuete cavalcature, venivano impiegate come mezzo di trasporto soltanto portantine e lettighe che, grazie alle loro caratteristiche, consentivano una  certa mobilità anche su strade accidentali. Per  quanto riguarda le portantine, dette anche “sedie volanti”, l’elemento “motorio” era l’uomo. A quelle padronali provvedevano i servitori delle case patrizie, mentre, per quelle a “nolo”, provvedevano i “seggiteri”, meglio conosciuti come i “vastasi di cinghia”. Dal nome con qui venivano sopranominati comprendiamo che non dovevano essere un “modello d’educazione” ma, nonostante ciò, si trattava di una categoria numerosa ma soprattutto importante. Possiamo definirli, senza offesa,  come gli antenati degli attuali tassisti . Erano associati in una  confraternita e possiamo sospettare che, a loro interno , ogni scusa era buona per dividersi. Infatti non avevano un solo santo protettore ma ben due,  San Euno e San Giuliano.  Avevano anche una  loro chiesa  , naturalmente, dedicata ai loro santi protettori, che si trova a Piazza Magione , realizzata, nel periodo compreso tra il 1651 ed il 1658, per iniziativa della loro Confraternita  . Nel 2006  la chiesa fu restaurata , e tali lavori portarono al ritrovamento di fosse sepolcrali unitamente ad un ossario. Nelle lettighe, rispetto alle portantine, l’elemento “motorio” era invece animale , e cioè il cavallo o il mulo.  Potevano essere padronali o da nolo. Quelle padronali erano sfarzose per le decorazioni e per la bardature degli animali.. Mentre quelle da nolo erano molto semplici.Condotte o da servitori o da “vastasi”, costituirono per molto tempo il mezzo principale per percorrere le disastrate strade cittadine e le trazzere della Sicilia dell’epoca. Come si può capire da allora non è cambiato molto. Le portantine e le lettighe sopravvissero fino a quando arrivarono le Carrette.  Francamente non era un gran “ progresso”. Infatti la carretta era una specie di “evoluzione” al carro adibito al trasporto di cose.   Era costituita infatti da un cassone direttamente appoggiata sull’asse delle ruote, quindi priva di qualsiasi accorgimento che ammortizzasse gli urti e scossoni  durante il tragitto. Forse per questo veniva considerato un mezzo di trasporto “femminile”, tanto che papa Pio IV , nel 1565 ne proibì l’uso ai cardinali, perché era disdicevole che dei principi della Chiesa viaggiassero in questo tipo di mezzo di trasporto, come le donne. Le prime carrozze furono importate in Italia dall’Ungheria nella prima metà del XVI secolo. Rispetto alle carrette avevano un sistema di sospensione del cassone, realizzato con cinghioni di cuoio o con catene. Ufficialmente la prima carrozza arrivo a Palermo grazie al reggente Vincenzo Percolla, anche se sembra che il primo possessore di carrozze a Palermo fu il banchiere Nicolò Gentile , nel 1570. All’inizio il nuovo mezzo di trasporto stento ad affermarsi, infatti nel 1647 , tra pubbliche e padronali, a Palermo ne circolavano solo 72. Ma in seguito la diffusione fu tumultuosa , soprattutto tra i nobili. Possedere una carrozza era considerato una specie di status simbolo. Iniziò una frenetica gara per possederne almeno una . Se ne costruivano di ogni dimensione e tutte riccamente  adornate. Inoltre i servitori, che accompagnavano i loro nobili padroni erano vestiti con ricche uniformi , come anche i cavalli  erano adornati da preziose  gualdrappe di velluto . E così, nei giorni di festa, il nobile con tutta la famiglia, riccamente vestiti, uscivano con la loro carrozza monumentale trainata da uno ma anche da due, quattro e anche da sei cavalli. Considerando  la grandezza  degli ingressi dei palazzi spesso le carrozze avevano qualche difficoltà a uscire o entrare dal palazzo padronale, allora i nobili proprietari , invece di ridurre le dimensioni delle loro carrozze  ….. ingrandirono le entrate dei loro palazzi. E se c’era qualcosa  che ostacolava la manovra della carrozza, nessun problema. A Piazza Croce dei Vespri nel 1782 venne spostata in un angolo della piazza, la colonnetta di marmo con in cima una croce in ferro, eretta in ricordo delle vittime dei Vespri siciliani, in quanto impediva un agevole passaggio alle grandi carrozze che si recavano nell’adiacente Palazzo Valguarnera. Purtroppo le strade della città non permettevano una tranquilla passeggiata di tali ingombranti “monumenti” mobili. Spesso si assistevano a furiosi e indecorosi litigi tra i conducenti e i servitori di tali carrozze per problemi di precedenza. La carrozza di un principe non poteva certo dare la precedenza a quella di un semplice barone. Qualche volta in tali litigi intervenivano anche i nobili passeggeri , che , dimostravano in queste occasioni che,a  parolacce, non erano secondi a nessuno  nemmeno ai loro servitori, tanto che spesso era difficile capire chi fosse il nobile e chi  il “vastaso”.  Naturalmente anche il vicere, il pretore e i senatori vollero avere la loro carrozza, chiaramente all’altezza del loro rango. E quando non si avevano soldi sufficienti per comprarne una nuova ci si affidava alle carrozze di “seconda mano”. Purtroppo , qualche volta, si prendevano delle fregature, per esempio il Senato palermitano acquistò per 380 onze dal principe di Scordia una carrozza “usata”. Ma tale usato non doveva essere tanto “sicuro” visto che si dovettero spenderne 50 onze per vari rifacimenti. Nelle principali feste, religiose e civili, era uno spettacolo vedere tutte queste carrozze sfilare per il Cassaro, in un ben preciso ordine. Prima la carrozza del Vicerè, poi quella delle autorità municipali e poi quelle dei nobili, in ordine d’importanza. E spesso i cittadini, a secondo di tale ordine capivano se un nobile, o una casata, era caduto in disgrazia. Molti di questi nobili si indebitarono pesantemente per colpa del costo di  queste carrozze, e forse anche questo contribuì al declino economico della nobiltà palermitana. Naturalmente esistevano anche carrozze più sobrie, per la borghesia, e anche da noleggio. Inoltre, anche le famiglie nobili avevano le carrozze “per tutti i giorni” chiaramente più maneggevoli, che venivano usate anche per lunghi viaggi. Nel 1782 di carrozze ne circolavano ben 784. Nell’ottocento, forse anche a causa della crisi economica di molte famiglie nobili, le carrozze cominciano ad essere più sobrie e funzionali e, soprattutto,  meno “barocche”. Per quanto riguarda il trasporto pubblico cominciarono a comparire i primi Omnibus a cavalli , sostituiti in seguito dai tram.  Ma anche il trasporto extraurbano subì profonde trasformazioni. Così scriveva il Giornale di Sicilia il 29/4/1863 “Grato e commovente spettacolo fu quello di ieri e tale da non potersi facilmente ritrarre a parole, perocchè senza tema di esaltazione dir possiamo che tutta la popolazione palermitana e quella dei circostanti villaggi festeggiò siccome grande avvenimento l’inaugurazione del primo tronco di via ferrata che da Palermo conduce a Bagheria”.  Era arrivato il treno pure in Sicilia. Da allora la carrozza non ebbe motivo di esistere.

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27 feb 2017

Cosa ci aspettiamo dal nuovo sindaco?

di Andrea Baio

Si avvicinano le elezioni, e Palermo nutre con ansia una nuova speranza di cambiamento. Palermo è una città complessa da amministrare, e vorremmo partire dal presupposto che fare miracoli non è possibile, e nemmeno credibile. Dal canto nostro, tenderemo a diffidare da quei candidati che non manterranno i piedi per terra, perché la strategia delle promesse divine ha decisamente fatto il suo tempo e i palermitani non abboccano più. Quale dovrebbe essere secondo noi la parola chiave? Beh, sicuramente "continuità". Negli ultimi anni a Palermo si è cominciato a sperimentare: niente di eccezionale, per carità, ma se non altro si è provato ad avviare un lento processo di rinnovamento. Quanto segue trova attinenza esclusivamente alle tematiche di cui si occupa questa community (mobilità, ambiente, decoro urbano, infrastrutture), poiché dal punto di vista della profonda crisi sociale, del drammatico fenomeno migratorio, del fatto che siamo una tra le città col più basso tasso d'occupazione d'Europa, non c'è molto da dire, se non che il fallimento è completo: vuoi per la totale incapacità della politica, vuoi per una scarsa cultura d'impresa, vuoi perché molte menti di valore sono emigrate in luoghi dove possono essere valorizzate, senza sottostare a logiche di favoritismi, raccomandazioni e clientelismo. Cosa è cambiato in positivo? Beh, si è cercato di avviare sicuramente un processo di valorizzazione del centro storico. Per la prima volta si è attuato un piano graduale per le pedonalizzazioni - sicuramente perfettibile, e anche molto carente in alcuni punti - ma pur sempre un inizio. Via Maqueda sino a dieci anni fa era in cima alla classifica delle strade urbane più trafficate e inquinate di Italia, oggi è un angolo di città riscoperto e goduto da cittadini e turisti, inserita nel piano triennale delle opere pubbliche per interventi di riqualificazione, ri-pavimentazione e arredo urbano. Stesso dicasi del Cassaro e delle principali piazze. La mobilità sostenibile ha sicuramente fatto passi avanti con l'arrivo del tram in città, di cui è già prevista un'espansione con la creazione di tre nuove linee - con una che attraverserà il cuore del centro storico, unendo i due depositi ad oggi scollegati - già finanziate coi fondi del Patto per Palermo siglato tra il sindaco Orlando e l'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Sebbene il piano per le piste ciclabili non sia nemmeno un vero e proprio piano, e l'amministrazione si sia dimostrata molto deludente in tal senso, il bike sharing ha comunque fatto il suo ingresso in città. Ad oggi non si può dire che sia un successo, ma sicuramente - integrato al servizio carsharing - comincia ad essere percepito come un'alternativa per i propri spostamenti quotidiani. Dopo mille vicessitudini, la ZTL è finalmente stata attivata. Nonostante lo scontento di molti, non si può negare che ad occhio si possa percepire una diminuzione dei veicoli in centro. Di contro, l'offerta di trasporto pubblico non è assolutamente sufficiente a garantire un'alternativa al trasporto privato. A questo si aggiunga la presenza di numerosi cantieri in città, di cui alcuni - come quelli dell'Anello Ferroviario - costituiscono una vera e propria gatta da pelare, senza possibilità di intravederne la fine. Il patrimonio arabo-normanno della nostra città è entrato a far parte del circuito UNESCO, il che si traduce in un maggiore impatto turistico e un maggior prestigio per la città a livello internazionale. Con l'aggiunta della recente nomina a Capitale Italiana della Cultura, e Manifesta 12 - la prestigiosa biennale di arte contemporanea - la città conquista maggiore appetibilità, e si discosta finalmente dai soliti stereotipi legati alla mafia, cominciando invece ad essere percepita come un luogo affascinante, pieno di contrasti, dal sapore multietnico, di forte interesse storico, architettonico, paesaggistico e folkloristico. Palermo comincia a fare "tendenza", e questa inversione di rotta potrebbe - se ben sfruttata - essere il passepartout per il rilancio economico della città. Cosa va migliorato? La condizione del manto stradale è un totale disastro. Ad eccezione di via Libertà - habitat della "Palermo bene" (o pseudo tale) - le strade di Palermo assomigliano più a "trazzere" di provincia: piene di buche, crepe, dislivelli, dissesti causati dalle radici degli alberi, totale assenza di segnaletica orizzontale, mancata pulizia delle caditoie. Una situazione ridicola che si perpetra da anni, e che questa amministrazione - come tutte quelle che l'hanno preceduta - non hanno saputo risolvere in alcun modo. La riqualificazione delle periferie è un altro tasto dolente, mai affrontato. Le periferie risultano scollegate, carenti di servizi di ogni genere e considerate spesso l'ultima ruota del carro, salvo ritornare "di moda" durante elezioni. Ad eccezione dello Sperone e dell'area Sud, leggermente riqualificata grazie all'arrivo del tram, di una fermata ferroviaria e di un centro commerciale, il resto delle periferie soffre di pessima salute. L'argomento non viene quasi mai affrontato, e il degrado si espande ogni giorno di più. Le aree verdi sono ridicole. Poco si era fatto, e qualcosa cominciava a smuoversi con l'apertura del Parco Cassarà, poi chiuso per la presenza di amianto. Ad oggi nessuna novità circa la riapertura e le operazioni di bonifica che dovrebbero aver luogo prima. Il Parco Cassarà è solo uno dei tanti fallimenti di questa città in fatto di aree verdi. Quelle di competenza comunale sono spesso lasciate all'incuria totale. Altrettanto fallimentari i tentativi di riqualificazione della Favorita, senza che sia stato presentato alcun piano convincente, tanto meno progetti seri per la restituzione di una delle più vaste aree verdi urbane di Italia ai cittadini palermitani. Il progetto della Metropolitana Leggera Automatica è stato definitivamente cassato, sostenendo che il governo non è più interessato a finanziare l'opera per la città di Palermo. Un fallimento misero e assolutamente privo di ogni lungimiranza. Sebbene l'amministrazione abbia rimarcato la volontà di espandere le linee di tram - ottima cosa, per carità - tutto ciò non può comunque sostituire a livello strategico la presenza di una metropolitana: l'unica infrastruttura in grado di garantire un trasporto passeggeri a maggiore capacità e maggiori frequenze. Un tram che collega il centro città alle borgate marinare è semplicemente svantaggioso, per via dei lunghissimi tempi di percorrenza che lo caratterizzano. Sul piano della ciclabilità, siamo ancora al medioevo. Le poche piste ciclabili esistenti sono assolutamente non fruibili, spesso non rispettate e pensate male. Nonostante viviamo in una città pianeggiante, con un clima perfetto per andare in bici tutto l'anno, non siamo ancora in grado di intendere la bici come un mezzo di trasporto che vada oltre l'uso ricreativo. Ad oggi, non sussistono le condizioni di sicurezza e agibilità per far sì che i palermitani possano scegliere la bicicletta come mezzo di trasporto alternativo. Un paradosso, se consideriamo dal lato opposto i tentativi di AMAT nel lanciare un servizio di bike sharing che possa funzionare. La progettualità non tiene minimamente conto delle reali esigenze della cittadinanza, della preziosa collaborazione delle associazioni che vivono il territorio, e dei professionisti. Per dirla in parole povere...il Comune "sa fa a sulu". Nonostante più volte sia stata manifestata una volontà di apertura alla società civile, tale apertura è rimasta più uno spot che una reale collaborazione orientata all'ottenimento di risultati concreti. L'approccio adottato è più funzionale a sventolare una bandiera e mettere dei puntini sulla mappa, piuttosto che a programmare in modo serio lo sviluppo di questa città. Insomma, la propaganda viene prima delle cose fatte bene. Ancor più grave è che quasi mai sono stati indetti concorsi di idee per la realizzazione di opere belle e funzionali. Ad esempio, l'architettura nella nostra città resta ancora una chimera, e sembra destino che i numerosi giovani architetti dovranno continuare a vedere sprecate le proprie capacità per far da portaborse a decrepiti baroni presuntuosi. La differenziata è a livelli imbarazzanti. Nonostante qualcosina in più si faccia, le percentuali sfigurano miseramente di fronte a quelle di città come Milano o Torino, dove si arriva anche a superare il 40%. Bocciati. Sul piano dei controlli: zero assoluto. La Polizia Municipale continua a non pervenire, nonostante le numerose tirate d'orecchie. I sottopassi pedonali di viale Regione sono un ricettacolo per tossici, immondizia e teppisti. La terrazza della Cala è diventata una distesa di preservativi e fazzoletti usati. Posteggiatori abusivi e ambulanti dominano ogni zona della città, alimentando il malaffare e creando numerosi disagi alla popolazione. Il mercato del rubato a Ballarò continua a presenziare sotto gli occhi di tutti, tenendo in ostaggio residenti, ambulanze, traffico veicolare. La legalità in questa città è morta e sepolta. Si potrebbe continuare l'elenco, ma probabilmente non aggiungerei nulla a ciò che già sappiamo tutti. Abbiamo voluto mantenere i piedi per terra, proprio per rimarcare il fatto che questi sono punti che dovrebbero stare al centro della prossima campagna elettorale, e che potrebbero essere affrontati con serietà, senza necessitare di budget stratosferici, ma programmando e razionalizzando le risorse esistenti (al di là ovviamente di infrastrutture più complesse come la metropolitana, ad esempio). A proposito di questo, a breve annunceremo delle novità proprio relativamente alle prossime elezioni. Speriamo che si possa creare un percorso di continuità con quel poco che di buono si sta facendo, e che indipendentemente da CHI governerà questa città, il primo interessa possa essere quello dei cittadini di Palermo.

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13 feb 2017

Tram e nuova pista ciclabile su via Libertà, la proposta di Fiab Palermo Ciclabile

di Antony Passalacqua

Il dibattito sul prolungamento delle nuove linee tranviarie in città comincia ad entrare nel vivo. E' prossima la pubblicazione da parte del Comune di Palermo del bando relativo alla progettazione. Chi si aggiudicherà il servizio, dovrà anche tener conto delle indicazioni/osservazioni/proposte che sono state recepite dal Comune durante la consultazione online lanciata sul proprio portale web e nelle successive riunioni che si sono tenute presso il Polo Tecnico di via Ausonia. Fra queste, spicca un'interessante proposta che è stata presentata al Comune proprio la scorsa settimana dai nostri amici di Fiab Palermo Ciclabile.  L'obiettivo da un lato è rendere quanto più armonioso possibile l'impatto della tranvia lungo la strada, ma soprattutto cogliere l'occasione per dotare la strada di una pista ciclabile degna di questo nome e che possa mettere in soffitta l'attuale promiscuità fatta di strisce verniciate sui marciapiedi. Ma quale percorsi e i punti salienti della proposta?  Nel dettaglio, la cosiddetta tratta A (Stazione Centrale-viale Croce Rossa) secondo le intenzioni del Comune attraverserà  via Roma, a ridosso degli attuali marciapiedi e per entrambi i sensi di marcia. Giunta a piazza Sturzo, i fasci di binari si divideranno. E qui per meglio comprendere i sensi di marcia, consideriamo il binario di sola andata in direzione Stadio mentre quello di ritorno in direzione Stazione Centrale. Il binario di andata quindi proseguirà su via Isidoro Carini, via Dalla Chiesa, via Marchese di Villabianca, via Marchese di Roccaforte, piazza Don Bosco, piazza Leoni, viale del Fante, via A. Cassarà e piazza Giovanni Paolo II. E qui si ricongiungerà col binario di ritorno che nel frattempo si era sdoppiato a piazza Sturzo e che illustriamo qui di seguito. Il fascio di binari di ritorno andrebbe a impegnare un solo lato di via Libertà (lato dx in direzione Politeama), ma con la differenza che non impegnerà l'asse stradale per tutta la sua lunghezza. Giunto infatti all'incrocio con viale Lazio, farà una "virata" per inserirsi su viale Campania per riprendere poi viale Croce Rossa attraverso via Emilia. Uno dei motivi che hanno spinto questa "deviazione" è intanto la presenza del complesso monumentale di piazza Vittorio Veneto; il transito della tranvia attorno la piazza, se esterno o interno, mette a serio rischio gli alberi. L'idea pertanto è di far transitare la tranvia lungo viale Campania offrendo inoltre un'opportunità ai fini della riqualificazione dell'intera strada che oggi è semplicemente oppressa da ben  5 distributori carburanti di seguito all'altro. Oltre all'innesto con la fermata dell'Anello Ferroviario Lazio e la vicinanza con la fermata del Passante Ferroviario Alpi, si evidenziano opere aggiuntive quali una nuova rotatoria su viale Croce Rossa per meglio agevolare il collegamento con piazza Leoni e alleggerendo la stessa piazza dall'attuale carico veicolare. Altra nota è l'apertura su via Libertà dell'incrocio fra via Albanese e via Catania e la chiusura dell'attuale incrocio Siracusa-Archimede. In questa maniera si creerebbe un collegamento "più fluido" fra la zona Porto e via Malaspina (da tenere in considerazione il nuovo assetto urbanistico in zona a seguito dell'interramento dell'ex sedime ferroviario). La pista ciclabile Tenendo conto dello spostamento di una parte della tranvia su via Marchese di Villabianca, si libererà così una corsia preferenziale di via Libertà. A questo punto si favorirà così la realizzazione di una pista ciclabile a doppia corsia che scorrerà lungo il lato dx di via Libertà (direzione Stadio). Da tenere in forte considerazione l'innesto con un'altra pista ciclabile da realizzarsi su via Amari e che fungerebbe da collegamento con la ciclabile di via Crispi. Vogliamo pertanto avviare un dibattito costruttivo e raccogliere tanti pareri sulla proposta che merita di essere attenzionata. Nb: abbiamo voluto sintetizzare appositamente l'intera proposta con lo scopo di offrire una sintesi ben comprensibile al lettore. L'intera proposta comprende anche una possibile soluzione relativamente alla linea 4 a favore di una nuova pista ciclabile lungo via E. Basile e che pubblicheremo nei prossimi giorni.          

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Segnalazione
19 gen 2017

La storia del Tram di Palermo

di belfagor

La storia, lunga e travagliata, del tram a Palermo inizia nella seconda metà dell’ottocento.   Fino ad allora  il trasporto pubblico  delle principali città era affidato agli Omnibus a cavalli.                                                                                                                                                                      Il 23 aprile 1874 a Palermo venne costituita la Società Sicula Tramways e Omnibus (SSTO) con lo scopo di costruire alcune linee di Tram e di omnibus a cavalli. Ma solo Il 27 gennaio 1887 la società otteneva una concessione di 30 anni per l'esercizio degli omnibus cittadini e solo il 16 aprile del 1888 venne autorizzato l'esercizio di tranvie a trazione elettrica a corrente continua.                                                 La prima linea tranviaria elettrica collegava Piazza Bologni a Rocca di Monreale. Nel mese di settembre dello stesso anno vennero inaugurate altre due linee: la Romagnolo-piazza Marina lunga 3 km e la Piazza Indipendenza- Porta Reale o Carolina ( non più esistente, che sorgeva in Via Lincon, di fronte l’Orto botanico) di 2,5 km. Successivamente alla costruzione della Tranvia di Monreale la linea proveniente da piazza Bologni venne allacciata ad essa e le stesse vetture tranviarie proseguivano fino a Monreale spinte da appositi carri elettrici di trazione e freno. Perciò da Piazza Bologni si poteva raggiungere Monreale e viceversa Negli anni seguenti vennero attivate altre sei linee tranviarie elettriche  mentre altre tre, di minore importanza, rimasero con la trazione a cavalli. Nel 1911 il comune di Palermo firmò una convenzione con la società belga Les Tramways de Palerme  per costruire ed esercitare linee a trazione elettrica fino a Mondello: tali linee furono inaugurate  nel 1912                                                                                                                                   Nel 1929, durante il regime fascista, le due reti (quella della "belga" e quella già della SSTO) furono unificate sotto la gestione dell'Unione Trazione Elettrica e Trasporti della Sicilia (UTETS). Nel frattempo si era sviluppato anche un servizio di autobus, infatti, agli inizi degli anni 30, alle 19 linee tramviarie si affiancano ben 14 linee  con autobus ( gestite dalla S.A.I.A.). Poichè gli itinerari delle linee  degli autobus interferivano con quelli tramviari  UTETS e SAIA  l'11 dicembre 1931 trovarono un accordo per rendere il servizio tramviario e quello di autobus l'uno integrativo dell'altro. Per tale motivo il 26 maggio 1932 vennero soppresse le seguenti linee tranviarie: linea 2: Porrazzi – Romagnolo linea 3: Stazione Centrale – Noce linea 4: Piazza Marina – Uditore linea 5: Piazza Marina – S.Lorenzo linea 11: Politeama – Sferracavallo linea 12: Circolare Est Tali soppressioni, oltre che per motivi di razionalizzazione, servivano a ridurre le spese. Infatti, intorno agli  anni 30’ la crisi dei trasporti investì tutte le aziende di trasporto pubblico d'Italia. Dal 1935 la SAIA dovette sopprimere alcune linee a causa della limitazione nell'uso della benzina imposta dalle vicende politiche internazionali ( l’embargo a causa della guerra d’Etiopia). Anche il servizio tranviario subì gli influssi della politica: nel 1939 la dirigenza dell’ allora Società Tranvie di Palermo (STP) optò per la completa trasformazione della rete tranviaria  in filoviaria. Nel dicembre 1940 i servizi vennero dunque unificati e nacque la Società Anonima Siciliana Trasporti (SAST).    Il primo servizio sperimentale filoviario, cioè con Filibus, a Palermo nasce nel 1939. I motivi della scelta del Filobus furono più d'uno, in particolare la necessità di sostituire l'obsoleta rete tranviaria (operazione conclusasi solo nel dopoguerra) e la spinta del regime fascista che cercava di diffondere il sistema di trasporti filoviario in tutto il Paese .  Il regime infatti vedeva nel filobus il trasporto pubblico fascista per eccellenza e il futuro del trasporto pubblico italiano, mentre il tram veniva visto come un mezzo di trasporto superato e costoso. I veri motivi di tale scelta erano chiaramente l’economicità di esercizio e il ridotto inquinamento, in realtà si cercava di non legare il trasporto pubblico al petrolio vista la dipendenza da altri paesi. Fra il 1942 e il 1943 la città venne colpita da numerosi bombardamenti che distrussero la rete filotranviaria e i depositi aziendali, pur non arrivando alla completa interruzione del servizio. Dopo la guerra, dovendo ricostruire l’intero servizio pubblico si decise di sopprimere definitivamente la rete tranviaria e puntare sui filibus e sul trasporto gommato ( autobus), gestite rispettivamente dalla S.A.S.T. e dalla S.A.I.A.( società a capitale privato). Sembrava la fine dei tram a Palermo ma nel 2000 la Banca europea degli investimenti, stanziò 88milioni di euro per un progetto, presentato dal Comune ( giunta Orlando), che prevedeva  la costruzione di tre linee tranviarie: una sull'asse via Leonardo da Vinci, una sull'asse corso Calatafimi e una sull'asse corso dei Mille.   Il progetto originario però presentava alcune criticità, tanto che Il 13 agosto del 2001  venne rivisto e parzialmente bloccato dall'allora commissario straordinario del Comune di Palermo, Guglielmo Serio a causa di un'osservazione del GENIO CIVILE che prescriveva di individuare delle aree di sosta per le auto nelle prossimità della linea tranviaria.    Per l’asse di Via Leonardo da Vinci, non c’erano problemi, per quella di Corso dei Mille i problemi esistevano ma, con qualche modifica, si riuscì a superare ( con molte perplessità) tale ostacolo, mentre per Corso Calatafimi, a causa delle ridotte dimensioni della carreggiata il progetto fu bocciato e sostituito con un altro. Nel maggio del 2002  il Comune di Palermo ( giunta Cammarata) approvò definitivamente il  progetto modificato, con nuove linee tranviarie. Per il completamento dei lavori vennero preventivati quarantaquattro mesi per la linea 1, quarantotto mesi per la linea 2 e cinquantadue mesi per la linea 3. Ma chiaramente tali previsioni furono ampiamente superate. Infatti solo nel 2015 saranno inaugurate le 3-4 linee tranviarie, ma questa è cronaca. P.S. In occasione della presentazione del PRG Palermo 2025 il sindaco Leoluca Orlando Cascio ha annunciato l'avvio della progettazione di 3 ulteriori linee tranviarie. La linea 5 che dovrebbe collegare la stazione Centrale con la Stazione Notarbartolo, cioè  le  attuali stazioni tranviarie terminali, attraverso il Foro Italico e Via Notarbartolo.                                                                                                                                                                            La linea 6 come prosecuzione della linea 4 , che raggiungerebbe la stazione Orleans per proseguire attraverso il quartiere Falsomiele fino a Bonagia utilizzando un nuovo ponte intermodale sul Fiume Oreto( chiaramente da costruire ex novo).                                       Infine la linea 7 che collegherebbe il terminal della Stazione Centrale a Mondello. Progetti,  chiaramente ancora in fase di elaborazione, certamente interessanti ma che presentano diverse criticità. Inoltre quanto tempo ci vorrà prima che queste nuove linee possano essere completate? Ricordiamo che ci sono voluti ben 15 anni per completare le prime 3-4 linee tranviarie.  Ma qui stiamo parlando di futuro, non tanto prossimo, e credo proprio che forse saranno i nostri figli e nipoti che potranno vedere e godere tali nuove linee ( sempre che continueranno a funzionare quelle già esistenti).

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Proposta
17 gen 2017

Un giardino per il fronte a mare

di punteruolorosso

Il progetto, redatto quasi vent'anni fa dall'università di Palermo, ridefiniva il Foro Italico e l'area del castello a mare, riportando quest'ultimo a contatto con l'acqua. La strada di collegamento fra la circonvallazione e il porto scendeva di quota all'altezza di Sant'Erasmo e proseguiva in sotterranea fino al sottopassaggio di piazza tredici vittime. Le soluzioni erano due: un tunnel sotto la cala o sotto l'attuale sede stradale. In superficie, spazi pedonali, piste ciclabili e verde. Il progetto prevedeva anche la trasformazione di porto Sant'Erasmo, un canale fra quest'ultimo e la cala, e il ripristino della linea di costa sul castello a mare. Progetto ambizioso, forse da un miliardo di euro, ma che risolverebbe per sempre il problema del traffico su tutto il golfo (il collegamento circonvallazione-porto libererebbe via Messina marine dalle auto), riconnettendo il centro storico con il mare. Non sarebbe una buona idea da proporre al nuovo sindaco? Sono tanti soldi, ma spesi bene. Andrebbero subito chiesti i finanziamenti. Ecco un articolo della prof. Teresa Cannarozzo, redattrice del progetto. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/15/centanni-di-progettiecco-la-storia-infinitadel-mare-perdutoPalermo08.html Sono sicuro che il collettore fognario non interferisce. Per quanto riguarda i mezzi pubblici, opterei per un tram o una linea metro ricavata nel tunnel stesso dedicato alle auto. Attenzione: questa non è una discussione fra tram e metro.  

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Proposta
12 gen 2017

Il tram per Monreale lungo la vecchia linea ferroviaria?

di Sfakias

Faccio una premessa: questa proposta è molto fantasiosa, ma magari può stimolare qualche riflessione. Tutto prende inizio dalla scoperta della linea ferrata che dalla stazione Lolli si inerpicava sui colli della Conca sino a raggiungere Monreale. Il percorso originale passava per Baida e Boccadifalco. La proposta è la seguente si potrebbe realizzare una linea tranviaria, che dall'attuale linea di via Leonardo da Vinci si distacchi più o meno all'altezza di via Roccazzo e segua il percorso indicato in rosso nell'immagine toccando le borgate di Baida e Boccadifalco, la rocca di Mezzomonreale all'altezza dell'ospedale Ingrassia, per poi salire fino al Duomo. L'idea presenta diverse problematicità, in primis il forte dislivello e la mancanza di una sede stradale adatta. Dall'altro lato, però, si creerebbe un percorso panoramico per i turisti e un collegamento tra tranviario tra le borgate sopracitate. Una variante potrebbe, invece, partire da viale Regione e percorrere via Pitrè alta fino a Boccadifalco per poi proseguire come indicato in precedenza. Ripeto che è un'idea di per sé poco fattibile, ma magari può mettere in moto una riflessione.

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