Segnalazione
21 feb 2018

La palermo araba, ma cosa c’è rimasto?

di belfagor

Si parla tanto del famoso “ Percorso Arabo - Normanno” di Palermo. Tale percorso rappresenta la  principale attrazione del programma di “ Palermo capitale italiana della cultura 2018”. Nella realtà tale percorso presenta alcune criticità e molti  aspetti discutibili. Cosa c’è di arabo in tale percorso? Che Palermo sia stata dominata dagli arabi è un fatto storico che nessuno contesta. Che la cultura araba abbia avuto un ruolo importante nella nostra cultura è un altro dato di fatto. Se però ci chiediamo cosa è rimasto di arabo nella nostra città, purtroppo la storia non possiamo stravolgerla per motivi politici. Dopo un lungo assedio, Palermo fu conquistata dagli Arabi nel 831 d. c.  Tutta l’Europa , dopo la caduta dell’Impero Romano d’occidente si trovava in una profonda crisi culturale, economica e morale. Erano anni bui e l’arrivo degli arabi rappresento un fatto importante e certamente positivo per la Sicilia. Gli Arabi rimasero a Palermo e in  Sicilia per ben 243 anni. La città , durante tale dominazione, raggiunse un  alto livello di splendore e prosperità. Fu sede di un Emirato e  con i suoi  300.000 abitanti, fu la città più popolata del mondo arabo, dopo Costantinopoli. Durante tale dominazione, la città si ampliò notevolmente, soprattutto al di fuori delle vecchie mura assumendo  la classica forma rettangolare che conosciamo  La prima  di queste espansioni urbane in periodo Arabo fu  la Kalsa, una vera e propria cittadella fortificata che venne costruita nel 937 nell'area in prossimità della attuale Cala. Era munita di 4  porte e serviva a fronteggiare gli eventuali attacchi , da terra e dal mare. Si trattava di una città nella città che  accoglieva i palazzi del potere degli Emiri e gli edifici della classe dominante dei fatimiti. Successivamente Palermo conobbe altre espansioni fuori le mura  e si costruirono nuovi quartieri e nuovi palazzi. Uno di questi quartieri costruiti  a Nord del Cassaro era chiamato "harat as Saqalibah", meglio noto come il "quartiere degli schiavoni”, il  quartiere  più popolato e il vero cuore pulsante della città. Mentre il Cassaro e la Kalsa erano destinati a residenza dell'apparato dirigente e amministrativo oltre che militare,, il quartiere degli schiavoni era destinato ai mercanti e pertanto tendeva ad accogliere tutti le attività commerciali.. Era un quartiere multietnico  tipico delle città di mare.  Come scrive il grande storico Illuminato Peri  nel suo libro  “Sicilia Mussulmana” :"Palermo divenne il centro preferito della immigrazione musulmana, richiamando non solo militari ma anche mercanti. Non mancarono gli israeliti, i persiani i siriani e gli africani  richiamati dal clima e soprattutto dal  ruolo assunto dalla città, di emporio del commercio più redditizio fra l'oriente e l'Africa da una parte e i paesi dell''occidente cristiano dall'altra". Il viaggiatore arabo Ibn Hawqal descrisse alcuni antichi mercati  della città . In tal senso è interessante rilevare che ancora oggi  tali mercati arabi sorgono  negli stessi luoghi di alcuni mercati tradizionali della città come Ballarò, la Vucciria , il Capo e Lattarini. Del resto, per fare un esempio, l'origine del termine "Lattarini" deriva da  “ Souk el attarin “. " che vuol dire mercato dei droghieri  o delle spezie . Dalla via Calderai alla via Divisi, invece si estendeva il quartiere della moschea, testimoniato dalla presenza di un vicolo che ancora oggi riporta il nome di Vicolo della meschita. La Palermo araba fu  decantata dai numerosi viaggiatori come una città splendida ,ricca di moschee (si dice fossero ben trecento) e di bellissimi palazzi. Purtroppo gran parte di tali moschee non erano altro che chiese cristiane trasformate in moschee. Ibn Gubayr, viaggiatore arabo, descriveva Palermo come una città ricca di meravigliosi palazzi, giardini e parchi che circondavano la città come "i monili cingono i colli delle belle dai seni ricolmi". Descrisse con meraviglia  per esempio il "qasr Ga'far"  cioè il  castello nei pressi della sede dell' Emiro Ga'far. Con  un'ampia peschiera e con un'isola al centro; tale lago era alimentato dalle acque provenienti dalla sorgente del Maredolce. Oggi quel castello è   noto come il Castello di Maredolce   che  nonostante sia stato recentemente restaurato , stranamente non rientra nel famoso “itinerario Arabo Normanno”, forse perché di arabo è rimasto poco o nulla Può sembrare strano ma uno dei dati caratteristici della presenza araba a Palermo più dei monumenti,  furono i giardini. La studiosa  Paola Campanella in un articolo dal titolo  “ Gli arabi e i normanni a Palermo”, scrive: “ Grazie alla grande quantità di sorgenti esistenti gli arabi crearono meravigliosi  giardini che riprendevano i modelli persiani e, essendo posti intorno alla città in posizione dominante, erano circondati da muri ed erano ripartiti in modo geometrico. Canalette d'acqua, circondate da aiuole fiorite, agli incroci recavano fontane e confluivano in bacini più ampi, i cosiddetti laghetti, che spesso avevano un'isola artificiale al centro. Intorno, spazi aperti erano appositamente dedicati all'esercizio della caccia e alla sperimentazione di tipo agronomico. Con la dominazione Araba giunsero infatti in Sicilia molte specie vegetali, tra cui i noti limoni e gli aranci. I giardini ne erano ricchi, come del resto erano ricchi di fiori profumati, come i gelsomini, e di palme. Possiamo immaginare i profumi che si spigionavano da questi campi, dove era uso degli islamici recarsi a disquisire di argomenti scientifici .Anche l'edilizia minore della Palermo araba aveva dei lati caratteristici contrassegnati da una costante presenza di giardini che si frapponevano tra le varie unità edilizie.” Quello che oggi colpisce , nonostante i 243 anni di presenza araba, è la   mancanza di tracce architettoniche relative alla loro presenza a Palermo, tanto che si può affermare che gli unici resti di architettura islamica in Sicilia  si trovano fuori Palermo, e cioè  i Bagni di Cefalà Diana, monumento che stranamente non è stato inserito, e neppure citato, nel famoso itinerario. Arabo- normanno Per la dottoressa Paola Campanella “La mancanza di permanenze architettoniche relative alla presenza degli Arabi a Palermo è ancora oggi poco indagata. Le testimonianze di carattere religioso sono del tutto irrilevanti e analogamente può dirsi di quelli a carattere militare” Perché ? Tale scarsità di monumenti arabi va ricercato nel periodo della dominazione Normanna. Nel  1072,  un esercito al seguito, Roberto il Guiscardo e il Conte Ruggero entrarono a Palermo segnando la fine della dominazione Araba e l'inizio di quella Normanna. Al figlio del Conte Ruggero, Ruggero II, dobbiamo i maggiori monumenti di epoca normanna a Palermo; molte moschee, in questo periodo, vennero distrutte per far posto a chiese la cui architettura  però risentiva fortemente delle precedenti costruzioni islamiche. I normanni ammiravano l’arte araba e utilizzavano manovalanza  e artigiani arabi per costruire i loro monumenti, che però di arabo hanno poco. Sono monumenti normanni influenzati dall’ architettura  araba o presunta tale. Le famose cupolette rosse, che caratterizzano molti dei monumenti dell’itinerario arabo normanno, non sono ne arabe ne normanne ( in nessuna città araba si trovano) ma un “invenzione”, certamente riuscita,  ottocentesca . Infatti  molte di questi monumenti “arabi” non sono altro che monumenti normanni restaurati dall’architetto Giuseppe Patricolo  intorno alla metà del 1800. In un interessante e provocatorio articolo  , pubblicato il 1/12/2016 sul “ Fatto Quotidiano “, Donato Didonna  scrive :“Non sono uno storico dell’arte, ma, nel silenzio di chi avrebbe più competenze delle mie per parlare, non posso non denunciare la mistificazione storica del sito UNESCO " Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale" che contribuisce, nell’immaginario collettivo di cittadini, guide e turisti, a consolidare il mito di una Palermo araba cui si vorrebbe attribuire di tutto: dai monumenti del percorso alla ricetta originaria della cassata o della granita siciliana. Comprendo le ragioni “politiche” dell’Unesco nel voler ricercare un momento di convivenza pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani che sia d’esempio per i nostri giorni, ma una certa pace e la tolleranza in Sicilia si ebbero dopo la dominazione araba, non durante, sotto i re normanni ……Molto di quello stile che comunemente viene detto “arabo” altro non è che l’elemento orientaleggiante dell’architettura bizantina,  Per onestà intellettuale va quindi ribadito che nessuno dei monumenti del percorso Unesco è stato realizzato durante la dominazione araba in Sicilia, ma solo un secolo dopo, una volta consolidatasi la dominazione normanna che:” ha voluto celebrare se stessa con monumenti che sintetizzassero, in un originalissimo stile architettonico ed artistico, le varie influenze culturali presenti nell’isola, a cominciare da quelle bizantine.Per esempio la chiesa di San Cataldo , con le sue caratteristiche cupolette rosse (rimaneggiate nel XIX sec.) non è mai stata una moschea ma una chiesa normanna”. Il dott. Didonna, anche se in maniera “poco diplomatica “ ha messo in evidenza la vera criticità di tale “itinerario Arabo- Normanno”, cioè tale itinerario di Arabo ha molto poco. Infatti , oltre la Chiesa di San Cataldo , anche , la Zisa, San Giovanni degli Eremiti, la Martorana, la Cuba,  e le Cattedrali di Palermo , Monreale e Cefalù, non furono costruiti dagli arabi ma dai Normanni. Gli arabi di prima dell’anno mille non erano portatori di una propria architettura. Erano dei  nomadi,  berberi figli del deserto,  che però  furono i portatori di conoscenze pratiche (es. sistemi di irrigazione), di piante da frutto (es. arance e limoni ) e di altri vegetali dall’oriente, soprattutto da quella grande civiltà che fu la millenaria civiltà persiana, che non ha nulla a che spartire con la cultura araba.  Ebbero certamente il grande merito di salvare dai barbari del nord Europa testi filosofici greci, furono esperti navigatori, studiosi della geografia, delle stelle come della matematica ma non furono grandi costruttori e architetti e soprattutto non furono tolleranti e non furono un grande esempio, per i nostri giorni, di convivenza pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani P.S . Forse un analisi più accurata  degli “esperti” che hanno individuato tale “ Percorso arabo normanno” avrebbe evitato tale falso  storico. Nessuno mette in dubbio il grande ruolo degli arabi in Sicilia ma se vogliamo ricordarli degnamente dobbiamo ricreare quei meravigliosi giardini  ricchi di  fiori come i gelsomini e la zagara, che profumavano l’aria, di palme e di laghetti. La Palermo araba era una città ricca di verde e di acqua, molto lontana dalla Palermo di oggi.

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15 gen 2018

Un tavolo tecnico permanente sulla mobilità ciclabile a Palermo

di fiabpalermo

Lo scorso 11 Gennaio 2018, un gruppo di ciclisti urbani ha percorso le vie del centro alla ricerca di una soluzione ciclabile. I ciclisti erano: l'Assessore alla Mobilità Iolanda Riolo,  l' Ing. Domenico Caminiti con un suo collaboratore, l'Arch. Silvana Chirco, funzionario dell'ufficio traffico, l'Arch. Chiara Minì, presidente di Fiab Palermo Ciclabile, l'Arch. Antonino Daniele Panzarella, vicepresidente Fiab, Antony Passalacqua, vicepresidente di Mobilita Palermo, Giovanni Guarneri, presidente di Ciclabili Siciliane. A Dicembre  2017 infatti, L'Assessore Riolo ha voluto la creazione di un tavolo tecnico permanente con il fine di risolvere in maniera pratica e puntuale le necessità e le problematiche che si evidenziano nella mobilità ciclabile a Palermo, concertando direttamente con i portatori di interesse le soluzioni pratiche alle urgenze sulla mobilità a Palermo. Uno dei punti chiave da risolvere è l'eliminazione definitiva della corsia ciclabile posta in via Maqueda, che ricordiamo essere attiva solo dalle 7 alle 10 del mattino, in condizione di carrabilità. In previsione di una totale pedonalizzazione della strada, urge la cancellazione di una pista che in questi mesi ha creato solo dissapori e continue divergenze tra pedoni e ciclisti. Ma non si escludono neppure interventi/soluzioni su via Roma con la realizzazione di una pista ciclabile bidirezionale, valutando gli attuali flussi di traffico e la presenza di due corsie preferenziali per bus. Senza inserire una condizione di promiscuità con la corsia dell'autobus, FIAB Palermo ha proposto la ricerca di una "terza via", ovvero una linea percorribile posta tra via Maqueda e via Roma che possa essere una strada preferenziale ad uso ciclabile. In sella alle nostre bici ed alle BiciPa Bikesharing, abbiamo materialmente percorso il tracciato proposto per verificarne la fattibilità e le necessarie modifiche, inserimenti di segnaletica ed inversioni di sensi di marcia. La Ciclabilità a Palermo è possibile e necessita di essere semplificata e normata. E dall'incontro di stamattina, sembra che tutti i presenti abbiano apprezzato il percorso per la praticità e la perfetta predisposizione ad essere proposto anche come percorso cicloturistico. E lo ammettiamo: ci siamo ritrovati ad alzare il naso continuamente per godere di ciò che Palermo ci regala in ogni angolo remoto e ci siamo anche divertiti!!! Rimanete sintonizzati dato che si preannunciano novità, incrociamo le dita! Foto: D. Panzarella, 14/01/2018 Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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08 gen 2018

Storia del servizio postale a palermo

di belfagor

Prima del 1549 non esisteva un servizio postale a Palermo, dunque, se qualcuno doveva inviare una missiva, si doveva arrangiare . In quell'anno Don Francesco Zappata fu nominato “ Maestro delle Poste del Regno di Sicilia”, in parole povere, ebbe in concessione dall'Imperatore Carlo V il servizio postale per tutto il territorio della Sicilia . Non si sa se abbia pagato tale concessione, si suppone di no. Considerando lo stato delle strade cittadine e siciliane ( potrà sembrare strano ma erano peggio di quelle attuali) francamente tale “onore” era soprattutto un onere. Tale titolo, con la relativa concessione pervenne, per eredità , nel 1624 a Donna Vittoria De Tassis che riuscì a farselo assegnare “in perpetuo”, questa volta pagando 49.000 ducati castigliani. Si trattavadi una grossa cifra ma si vede che il servizio cominciava a rendeva abbastanza, tanto che la Regia Corte si riservò la possibilità di “riscattare” la concessione restituendo la somma ricevuta. La sede di tale servizio era presso Palazzo Marchese che si trova in Vicolo dei Corrieri tra Piazza Aragona e Piazza Cattolica( dietro Piazza Borsa). Il palazzo, chiamato comunemente della Correria Vecchia , possiede un ampio ingresso che consentiva l'accesso delle vetture. Il palazzo è stato recentementeoggetto di lavori di recupero statico, dopo anni di incurie che ne avevano compromesso la staticità. Questo antico servizio postale fu svolto per generazioni appunto dai membri della famiglia Marchese, che in tutto il regno erano conosciuti come “maestri di posta” Nel 1734, sempre per ereditarietà, la concessione pervenne a Donna Vittoria Di Giovanni sposata a Fabrizio Alliata e Colonna, Principe di Villafranca. Il Principe, che gestìva per conto della moglie il servizio, decise di trasferire la sede nel suo splendido palazzo, a Piazza Bologna, dove rimase fino al 1786, anno in cui il servizio venne riscattato dal governo borbonico. Secondo il contratto il governo avrebbe dovuto restituire la grossa cifra che Donna Vittoria De Tassis aveva versato nel 1624, ma come è ben noto,, lo Stato è celere ad incassare un po' meno a restituire. Infatti solo nel....1834 , dopo innumerevoli cause e solleciti, il governo restituì tutta la cifra. Dopo la nazionalizzazione del servizio postale la sede fu trasferita in una palazzina,   ( ex sede della Corte Pretoriana non più esistente) e nella vicina …... Chiesa di San Cataldo. Che uno dei più importanti monumenti dell'arte “Arabo” (?) -normanna sia stato trasformato in un ...ufficio postale non deve sorprenderci. Passano i governi e i regimi ma la burocrazia è sempre la stessa, inefficiente ma soprattutto ignorante. Nel 1875 la sede delle Poste ritornò a Piazza Bologna, di fronte alla “vecchia sede” di Palazzo Alliata, e precisamente nella Chiesa del Convento del Carminello ( non più esistente). In questa sede rimase fino al 1936 quando si trasferì nell'imponente Palazzo delle Poste di Via Roma . L’edificio, inaugurato nel 1934,  era stato progettato dall’architetto Angiolo Mazzoni. Lo stile è tipico del Razionalismo italiano fortemente influenzato dalla cultura futurista. Anche se fu costruito dal fascismo effettivamente è un bel palazzo. In tempi recenti la sede delle poste si è trasferita in Via A. De Gasperi, in un nuovo, efficiente ma...brutto palazzone. P.S. Un tempo la gente aspettava con trepidazione l’arrivo del postino. Ricevere una lettera era un evento importante che, in alcuni casi, poteva cambiare la tua vita. Potevi ricevere la lettera della fidanzata, bella e ricca, che accettava la tua proposta di matrimonio, notizie da lontani parenti americani  dove un notaio ti informava che avevi ereditato i loro sostanziosi  beni, una  lettere che comunicava che avevi vinto il concorso per usciere all’Assemblea regionale oppure che eri stato esentato dall’obbligo del servizio militare per … deficienza toracica ( anche se eri campione di lotta libera). Oggi le uniche lettere che riceviamo sono o quelle pubblicitarie che ti vogliono vendere ciò d cui non hai di bisogno o  lettere di qualche candidato sconosciuto che ti invita a votarlo in ricordo della “vostra antica amicizia” o “cartelle pazze” del Comune che ti intimano perentoriamente a pagare  l’IMU o la TARI  che tu avevi diligentemente pagato da tempo o ancora lettere di qualche ONLUS che ti chiede soldi per non meglio precisate attività umanitarie. Qualche volta può persino capitare di ricevere una lettera, ingiallita dal tempo, da uno zio morto decine di anni prima che ti comunica che lo zio  ti ha diseredato perché non rispondevi alle sue missive ( lettere che naturalmente non avevi mai ricevuto! Ormai le poste si occupano di tutto meno che di recapitare lettere, e quando le ricevi, non sono altro che avvisi di pagamento o multe. E allora pensi con nostalgia a quei bei tempi lontani quando ancora non avevano istituito il servizio postale!

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29 dic 2017

Piazza Rivoluzione e la travagliata storia del “Genio di Palermo”

di belfagor

A Palermo c’è un luogo dove ogni pietra trasuda storia, le lapidi commemorative  ne ricordano gli eventi. Questo luogo è  l’ antica Piazza Rivoluzione che si trova alla confluenza di importanti strade cittadine. In passato era meglio conosciuta con il vecchio nome “ Della Fiera Vecchia”, perché il 10 gennaio 1340 re Pietro II d’Aragona dispose che in questo luogo si doveva svolgere il mercato cioè la “fiera”. Come al solito tale disposizione,  ufficializzava” un fatto già acquisito da tempo. Infatti in un documento del 1290 si accenna ad una strada che “dalla Fiera Vecchia conduce a Porta Termini”, ciò significava che ben prima del 1340 la piazza veniva utilizzata “ senza autorizzazioni reali” come mercato. Prima del 1634 , al centro della piazza si trovava una fontana, che raffigurava Cerere. Il cronista dell’epoca  Vincenzo Di Giovanni così  la descrive ” Una ninfa con il suo corno delle dovizie in mano, che sta sopra il maschio, versando acqua nella prima fonte; e quella poi, versandosi dagli orli nell’altra da basso , manda pure acqua da quattro mostri, che sono entro la fonte grande”.  Certamente era una bella fontana tanto che il Vicerè, Duca di Montalto, nel 1636, la fece trasferire nella Strada Colonna  per adornare la magnifica passeggiata della Marina e la arricchì di 4 nuove statue che raffiguravano i “quattro Elementi”. Purtroppo la fontana fu distrutta nel 1816. Sembra che il motivo di tale trasferimento era dovuto al fatto che tale fontana veniva  utilizzata  “ colle sue acque a’ bisogni de’ fruttaioli e venditori di grascia “, cioè in maniera poco consona alla leggiadria del soggetto raffigurato. I “fruttaioli e i venditori di grascia” non furono contenti di tale trasferimento, perché non sapevano dove potevano “curare la pulitezza dèl or frutti e della lor roba commestibile” . Nel 1687 , cioè ben dopo …51anni, il pretore Giuseppe Strozzi, principe di Sant’Anna, decise di venire incontro ai bisogni “de’ fruttaioli e venditori di grascia “ e fece  trasferire a Piazza della Fiera Vecchia  la Fontana del Genio di Palermo, che si trovava al Molo Nuovo, vicino all’ Arsenale della Marina.  Il Marchese di Villabianca così  la descriveva “ …sedente sopra un masso di pietra campestre la marmorea statua dell’antico Genio di Palermo, espressa nella figura di un vecchio coronato duca, colla biscia al petto e cò piedi nudi, che tuffa nel bagno della sottoposta conca”.  Comprendiamo che i “fruttaioli e venditori di grascia” ci rimasero un po’ male, infatti una cosa è una fontana raffigurante una leggiadra “ninfa con il suo corno delle dovizie in mano, che sta sopra il maschio, versando acqua” un'altra cosa  è curare la “pulitezza dèl or frutti e della lor roba commestibile” nell’acqua dove fa il pediluvio “un vecchio coronato duca, colla biscia al petto”. Non sappiamo se questo fu il motivo scatenante ma da allora l’atteggiamento dei mercanti e degli abitanti della piazza verso le autorità cambiò radicalmente. Nel periodo risorgimentale, dal 1820 in poi, la Piazza della Fiera Vecchia divenne il luogo  dove si radunavano  gli insorti e il Genio di Palermo divenne il simbolo delle  rivolte. Il 12 gennaio 1848, proprio in questa piazza scoppio una delle rivolte più famose ( rivolta che poi divampò in tutta Europa), che durò ben 16 mesi. Due anni dopo Nicolò Garzilli fu fucilato proprio in questa piazza insieme ad altri cinque patrioti e rivoluzionari.  Il 27 maggio 1860 ,Garibaldi, entrato dalla vicina Porta di Termini, sostò in questo luogo ma, il povero “genio” non potè accoglierlo personalmente perché …..impossibilitato. Ma che fine aveva fatto il “genio di Palermo”? Durante questi anni tumultuosi  pre-risorgimentali  il “Genio” ebbe un ruolo importante. In alcune stampe dell’epoca viene raffigurato con una bandiera tricolore tra le mani. In quel tempo bastava molto meno per essere imprigionati e fucilati e infatti nel 1852  Carlo Filangeri , principe di  Satriano, luogotenente di Sicilia ,non potendolo fucilare decise di “ imprigionarlo” cioè  fece spostare la  statua e la fontana nei magazzini del senato, allo Spasimo.  Nella “Guida di Palermo” di Gaspare Palermo, del 1859 , si giustifica tale “ trasferimento” per motivi “ di traffico”. Infatti in una nota del libro si legge  che ciò si rese necessario “ onde ingrandire la piazza”. Come si vede anche allora la “stampa ufficiale” giustificava tutte le decisioni del potere, anche le più strampalate e impopolari con “problemi di viabilità e di traffico”. Ma come capita spesso nessuno credette  tale “versione ufficiale”, infatti appena Garibaldi  entrò a Palermo, i rivoltosi “liberarono” il Genio di Palermo e lo rimisero al suo posto.  Antonio Beninati nel suo diario scrive “ 7 giugno 1860-  I facchini della Fieravecchia hanno oggi rivendicato un diritto usurpato. Coi tamburi , stanghe e corda, accompagnati da un popolo, sono andati a riprendere allo Spasimo la statua del vecchio di Palermo, che Satriano aveva relegato in un atrio dell’ospedale Meretricio. La gioia , l’entusiasmo nel vedere quella statua somigliavano a un delirio. Chi la baciava , chi la puliva con fazzoletti; gli evviva e i battimani assordavano le orecchie “ E così trionfalmente il Genio di Palermo ritornò nella sua piazza , che dopo il 1860 venne chiamata “ della Rivoluzione”, con la sua corona di duca in testa, colla biscia al petto e …. con tanta immondizia ai piedi. Oggi la vecchia Piazza Rivoluzione è stata profondamente risanata. Di giorno è certamente una bella piazza  che  non ha  ancora perso il fascino di una volta. Purtroppo la notte si “trasforma” visto che è diventata una delle sedi della famigerata “movida”, un fenomeno che sta rendendo invivibile gran parte del centro storico P.S.  Recentemente è stato ultimato il  restauro dello storico  Palazzo Trigona-Scavuzzo, che domina la piazza, palazzo legato a una delle vicende  più scabrose e tragiche  della storia dell’Italia nei primi anni del 900’, l’omicidio della contessa Giulia Trigona di Sant’Elia, uccisa, il 2 marzo 1911 in un albergo di Roma dal suo amante, il tenente di cavalleria barone Vincenzo Paternò. Il Palazzo Trigona- Scavuzzo era la residenza della contessa e del marito Conte  Romualdo Trigona di Sant’Elia, che era stato anche sindaco di Palermo. Tale vicenda tocò anche la casa reale, infatti la contessa era la prima dama d'onore della Regina Elena, moglie di Vittorio Emanuele III. Inoltre la contessa era zia ( sorella della madre)  di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il famoso autore del " Il Gattopardo".    

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18 dic 2017

LO SCANDALO DELLA PASSERELLA DI ROMAGNOLO: va a fuoco un esempio di cattiva amministrazione

di belfagor

Tra le tante opere pubbliche incomplete o inutilizzate, la Passerella di Romagnolo merita una particolare attenzione, perchè sono state coinvolte tutte le istituzioni pubbliche , non solo quelle politico –amministrative, e tutte quante, francamente, non hanno fatto una bella figura. Tutto inizia nel lontano 2003 quando l’allora  Provincia di Palermo decise di costruire una passerella in legno sulla spiaggia di  Romagnolo. Il motivo  ufficiale di tale decisione era “la riqualificazione del lungomare della Costa sud.” Lodevole iniziativa, peccato che la spiaggia di Romagnolo, dove poi è sorta l’opera, era allora fortemente degradata ed il mare non balneabile; inoltre, l’opera, non rientrava tra le competenze dell’Ente Provincia. Infatti nessuno riusciva a capire come mai la Provincia, invece di occuparsi della manutenzione delle strade  e delle scuole superiori, si mettesse a costruire pontili. Il costo dell’opera fu di  2,3 milioni di euro ( qualcuno parla di 5 milioni), per una passerella che mai i palermitani hanno potuto  usufruire. Perche? Sembra che il motivo” ufficiale” sia da ricercare nel “mancato collaudo” di tale struttura. Francamente tale giustificazione ci sembra un po’ strana. Come è possibile che in 15 anni chi doveva provvedere non l’abbia mai fatto? Sembra plausibile che il vero motivo sia un altro. La Provincia, che aveva provveduto a realizzare l’opera, non è riuscita ad affidare la gestione a nessun altro ente pubblico ( Comune, Regione , demanio marittimo, ecc.ecc.). In attesa di trovare qualcuno  cui affidarla pagò ben 200.000 euro l’anno per la vigilanza privata. Con l’ abolizione delle province  la situazione precipita. Il 16 /10 /2015 la polizia giudiziaria del nucleo “Tutela patrimonio della polizia municipale”, durante un’ ispezione dichiarò che la struttura era instabile e rappresentava un pericolo per la sicurezza. Per questo motivo  scattò il sequestro preventivo del pontile in legno di Romagnolo, ex bagni Petrucci. “La struttura – spiegarono i vigili urbani - nel tempo è stata presa di mira dai vandali, che hanno divelto pedane e tramezzature e distrutto le porte. L'intera area inoltre è colma di rifiuti". Il 22 /07/2016  alcuni consiglieri comunali e circoscrizionali, insieme a diverse associazioni,   presentarono  un esposto alla  Procura della Repubblica  sulle condizioni di abbandono del pontile di Romagnolo. L'esposto fu inviato anche al Prefetto, al sindaco, al demanio marittimo e al Comune. Tale esposto  invitava la magistratura a valutare eventuali profili di illiceità  penale, individuando i responsabili. In questa occasione il consigliere comunale ( di maggioranza)  Gaspare  Lo Nigro dichiarò:  “La passerella è abbandonata e vandalizzata e nessuna barriera ne impedisce l'accesso. Ho più volte sollecitato il Comune alla messa in sicurezza e finalmente nel dicembre scorso( 2015) sono stati disposti interventi urgenti da parte della giunta di cui però, dopo sette mesi, non vi è traccia, nonostante sia stato individuato il capitolo di spesa da cui prelevare le somme necessarie per effettuare i lavori. Nessun atto è stato posto in essere per l'affidamento dei lavori, la struttura è stata totalmente abbandonata e da allora niente è stato fatto, disattendendo la delibera. La messa in sicurezza non è procrastinabile, ma quello che indigna profondamente è l'indifferenza delle istituzioni nei confronti della devastazione di un bene pubblico, costruito con fondi sottratti ad altre importanti iniziative di riqualificazione del territorio". Una pesante denuncia verso l’immobilismo delle istituzioni ma nonostante ciò tutto rimase come prima e di questo esposto alla Procura  si persero le tracce. Il 10 novembre 2016, il consiglio della II° Circoscrizione  invitò il Sindaco, l’Assessore alla pianificazione urbana e territoriali mari e coste, Autorità portuale, e la Protezione civile di Palermo, ad  intervenire per la realizzazione di una recinzione che delimiti ed inibisca l’accesso al pontile. Il 16 /12/2016 finalmente arriva la risposta del sindaco:”  La passerella va demolita. Il Comune chiederà l'intervento dei vigili urbani per fare accertamenti e invierà un'intimazione alla Regione perché la rimuova immediatamente". Peccato che il sindaco dimenticava che mesi prima i vigili urbani erano intervenuti sequestrando la struttura e  che ( secondo il consigliere  Lo Nigro ) un anno prima erano stati disposti interventi urgenti da parte della giunta comunale, di cui però non vi era più traccia, nonostante era stato individuato il capitolo di spesa da cui prelevare le somme necessarie per effettuare i lavori. La notte del 4 /12 2017  un agenzia di stampa riporta la seguente notizia:” Un incendio è divampato in via Messina Marine a Palermo nella passerella in legno realizzata come un’opera di riqualificazione del lungomare nel 2003 e costata circa cinque milioni di euro. La struttura meta di balordi e vandali è instabile e pericolosa per questo era sotto  sequestro”. 8/12/2017 :”„Ancora in fiamme il pontile in legno che si trova, a Romagnolo. Il rogo è scoppiato poco dopo le 15 di oggi pomeriggio. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco che hanno spento le fiamme e messo in sicurezza l'area. Non risultano feriti. Sulle cause indagano le forze dell'ordine, anche se è molto probabile che la causa sia di natura dolosa.“ Conclusioni . Commentare questa vicenda di “ordinaria cattiva amministrazione” serve a ben poco. Però è giusto chiedere ai tanti responsabili coinvolti, in vario modo,  in tale vicenda: - Perché investire tanti soldi pubblici per un opera e poi abbandonarla al degrado e al vandalismo? -Non si poteva risolvere celermente le questione burocratiche delle autorizzazioni mancanti per il collaudo di tale passerella ? -Perché nessun ente pubblico ha deciso di gestite tale opera? -Perché non si è pensato di affidarlo a dei privati? -Come mai, nonostante gli esposti, la magistratura non è intervenuta? P.S. Il fuoco è universalmente un simbolo di purificazione e di rinascita, per esempio l’Araba Fenice” brucia per rinascere dalle sue ceneri. A Palermo invece  il fuoco è spesso simbolo di omertà o di impotenza. Si brucia per nascondere un reato o per “risolvere” un problema che non si riesce a risolvere altrimenti. Non credo che gli autori di tali incendi del pontile di Romagnolo l’abbiano fatto per farlo “rinascere dalle sue ceneri” ma forse ci sbagliamo.  

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15 dic 2017

Greenway Palermo-Monreale: insediata commissione

di fiabpalermo

Martedì 12 Dicembre 2017, si è ufficialmente insediata presso l'ex Chiesa di San Mattia al Noviziato dei Crociferi, la Commissione giudicatrice del Concorso internazionale di Idee e Progettazione in due fasi per la riconversione ad uso pista ciclabile Green Way, della dismessa ferrovia a scartamento ridotto Palermo – Camporeale nel tratto Palermo – Monreale. La  prima seduta pubblica della Commissione ha riguardato la lettura dei codici alfanumerici attribuiti dal sistema telematico alle diverse proposte pervenute. Erano presenti, tra gli altri, i Sindaci di Palermo e Monreale, Leoluca Orlando e Pietro Capizzi e l’Assessore alla Rigenerazione Urbanistica e Urbana del Comune di Palermo, Emilio Arcuri. E FIAB Palermo Ciclabile. Ricordiamo che FIAB Palermo Ciclabile è stata una delle promotrici dell'inserimento della Greenway Palermo- Monreale nel protocollo per il riconoscimento dell'Itinerario Unesco Arabo Normanno. Grazie ad attenti e decennali collaboratori, l'associazione ha fornito al Comune tutta la documentazione necessaria per stabilire l'importanza di tale intervento. Il bando contiene al suo interno tale documentazione e FIAB viene più volte menzionata come fonte. Ma in tutto ciò non abbiamo nessuna voce in capitolo. Nonostante i numerosi sopralluoghi effettuati con il RUP, le riunioni all'ufficio Tecnico del Comune e le richieste effettuate a tutti gli interessati in tale progetto, FIAB Palermo Ciclabile non solo non è parte della Commissione, ma non è stata neppure inviata alla seduta pubblica di stamane.  Ne siamo venuti a conoscenza tramite il comunicato stampa del comune. Alla nostra richiesta di essere parte della Commissione come portatori di interesse, come reali conoscitori del territorio, come tecnici, l'Amministrazione ci ha risposto con un sorriso gentile ed un "lo faremo presente".  Oggi abbiamo comunque piacevolmente stretto la mano ai commissari ed al presidente di tale Commissione, augurandogli un buon lavoro, ma soprattutto raccomandando grande attenzione verso una opportunità straordinaria per Palermo si munirsi di una "strada verde" dal grande valore storico e naturalistico, che avrebbe un grande significato per la svolta verso un'attenzione privilegiata alla mobilità ciclabile di Palermo. Questa occasione non DEVE essere sprecata. Bando sul portale concorrimi: link Comunicato stampa Comune di Palermo: link

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14 dic 2017

INTERVISTA | Pianificare, programmare, progettare e realizzare: la sfida di Pasqualino Monti

di Fabio Nicolosi

Abbiamo intervistato Pasqualino Monti, il nuovo presidente dell’ autorità di sistema portuale (Adsp) di Palermo (ex autorità portuale) che comprende i porti di Termini Imerese, Porto Empedocle e Trapani. Chi é Pasqualino Monti? Pasqualino Monti nato a Ischia (NA) il 28 Aprile 1974, laureato in Scienze Statistiche ed Economiche – Economia e Commercio, con specializzazione Statistico-Economica all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Dal Luglio 2007 al Giugno 2009 è assessore al Comune di Civitavecchia, con competenze su Bilancio, Società Partecipate, Patrimonio e Personale. È chiamato ad occuparsi, in qualità di tecnico, del risanamento dei conti pubblici dell’ente locale e del riassetto e della riforma del servizi pubblici locali. A Giugno 2011 viene nominato Presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. Nel Luglio 2013 diventa presidente di Assoporti, Associazione dei Porti Italiani della quale era Vice Presidente Vicario dal Luglio del 2012. Dal 2015 al 2016 ricopre la carica di commissario presso l’Autorità Portuale di Civitavecchia. In data 28 giugno 2017 il Ministro dei Trasporti Graziano Delrio gli ha conferito la nomina di Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale É stato per 10 anni alla guida del porto di Civitavecchia, cosa importerà del sistema “Monti” qui in Sicilia? Sono quattro i processi da cui prenderà corpo la futura offerta portuale: pianificare, programmare, progettare e realizzare, in una parola fare. La sfida che mi attende in Sicilia è difficile ma rigenera in me quello spirito del fare, appunto, che ha caratterizzato tutta la mia carriera di manager pubblico.   Inizialmente aveva affermato di voler spostare il traffico merci tutto su Termini Imerese e lasciare al porto di Palermo la sola esclusiva passeggeri, dopo vari incontri invece ha cambiato punto di vista, come vede dunque i porti di Palermo e Termini Imerese? Dobbiamo recepire le principali indicazioni della riforma portuale, ovvero le sinergie, lasciando da parte i campanili. E quelle che i nostri porti possono mettere in pratica sono numerose e valide. Da qui la necessità di scali con spazi da valorizzare e restituire alla comunità senza nulla togliere al lavoro portuale, anzi incrementandone lo sviluppo. A Palermo punteremo sulle crociere, sul ro-ro e sul traffico merci che riguarda la città, sulla grande cantieristica, sul diporto. Fondamentale la riconnessione urbana dei porticcioli: i primi progetti da mandare avanti riguardano Sant’Erasmo, con una riqualificazione in stile Cala, con interventi a bassissimo impatto, strutture leggere e temporanee. Analogo lavoro va fatto all’Arenella e all’Acquasanta, ricucendo il rapporto, oggi sconnesso, con le borgate che ospitano i porticcioli. Se poi ragioniamo sugli investimenti prioritari da realizzare, tra le prime necessità individuerei i dragaggi che riguardano sia il porto di Palermo che quello di Termini Imerese e le infrastrutture ricettive necessarie a transitare da un concetto obsoleto di porto a quello di scalo moderno e accogliente. Non mancheremo di sostenere in maniera forte e decisa lo sviluppo di Fincantieri per farne, a Palermo, un centro di riferimento del sud Italia anche per il new building. A Termini Imerese, fondamentale nodo viario, interverremo migliorando l’operatività dello scalo con nuovi dragaggi e il completamento del molo sopraflutto: passaggi essenziali per accogliere il traffico ro-ro e commerciale, con la possibilità di rendere un molo complementare a Palermo per le crociere. L’entroterra termitano contiene preziosità artistiche, che meriterebbero maggiore flusso turistico, proprio quello che noi speriamo di convogliare.   L’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale comprende, oltre ai porti di Palermo e Termini Imerese, anche quelli di Trapani e Porto Empedocle, quattro realtà diverse. In che modo possono essere amministrate sotto un ente unico? Tutti i porti del lato ovest hanno potenzialità straordinarie di sviluppo nel settore delle crociere come in quello delle autostrade del mare, della cantieristica, dei marina yachting e, più in generale, della Blue economy: in questo scenario complesso ma affascinante, sono chiamati a recitare la loro parte, facendo decollare in modo adeguato l’offerta turistica, ambientale, paesaggistica e culturale siciliana, attraverso una crescita migliore, basata su nuovi elementi e concetti. Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle partono da storie differenti e si preparano a scrivere altre pagine di una narrazione che non può che essere ancora differente, ma assolutamente complementare. Il modello Sicilia occidentale è sintetizzato da tanti progetti – grandi e piccoli – da portare avanti, insieme, disegnando una mappa industriale dei quattro scali per una proposta unica, partendo da una razionalizzazione degli spazi portuali. Dare attenzione e pari dignità a tutti gli scali, assecondandone le vocazioni, è il mio impegno, sempre seguendo le esigenze e le indicazioni del mercato: in Italia, e la Sicilia occidentale non è da meno, le navi da crociera hanno la possibilità di scalare un’ ampia varietà di porti, alcuni di essi hanno limiti operativi che riducono il numero degli attracchi possibili ma tale “diversità”- di presupposti, organizzazione, problematiche e risultati – rappresenta l’opportunità per un nuovo slancio e per ulteriore efficienza. Di Trapani e Porto Empedocle – che già incuriosiscono molte compagnie, alcune di nicchia, attratte da territori zeppi di archeologia, arte, paesaggi, enogastronomia di qualità - faremo conoscere potenzialità inespresse, movimentando i traffici. Ovviamente dopo un complesso riordino e una indispensabile riqualificazione dei porti.   L'ente porto negli anni scorsi aveva presentato un progetto per un tunnel carrabile che riuscisse a collegare il porto direttamente con l'autostrada Palermo/Trapani/Messina/Catania. Quali fondi e che risorse ha a disposizione per portare avanti questo progetto? Lo ritiene una priorità? Un progetto da 500 milioni di euro con fondi Pon è all’attenzione dell’Europa: bisognerà capire se la programmazione 2014/20 ha la disponibilità finanziaria per questo intervento. Finora sono stati sbloccati i tre Pon che riguardano i dragaggi di Palermo e Termini Imerese e la rifioritura del molo di soprattutto sempre a Termini. Nei giorni scorsi abbiamo letto le dichiarazioni da parte di Gesap su un possibile collegamento via mare tra il porto e l'aeroporto, che visione ha in merito? Lo ritiene un investimento utile? Ritengo importante che Palermo diventi home port, cioè non solo un porto di transito ma uno scalo in cui i passeggeri possano iniziare e concludere la loro crociera. Il che comporterebbe non pochi vantaggi di indotto: i crocieristi arriverebbero qui in aereo, magari con qualche giorno di anticipo per visitare la città prima di imbarcarsi, e da qui ripartirebbero dopo la crociera. Sul collegamento porto-aeroporto si discuterà, ci teniamo a collaborare con la Gesap e far comunicare le rispettive realtà.   Con i lavori dell'anello ferroviario il porto di Palermo avrà a disposizione una fermata proprio a pochi passi dai moli croceristici, in che modo ha intenzione di sfruttare questo nodo intermodale? Prima di tutto dobbiamo far arrivare tanti passeggeri. Quindi, quando l’anello sarà ultimato, soprattutto i “free”, cioè coloro che non hanno acquistato alcuna escursione, potranno usufruire di una potenziata mobilità, decongestionando in ambito portuale il traffico passeggeri.   Da anni si attende la fine dei lavori alla stazione marittima, vero hub fondamentale per un porto come Palermo, a che punto sono le opere e quando il porto di Palermo potrà avere un centro all’altezza? A cinque anni fa risalgono la gara e l’inizio dei lavori della stazione marittima, subito bloccati dal contenzioso con la Socostramo, la ditta cui erano stati assegnati. Saltiamo a oggi: il Provveditorato alle Opere pubbliche ha chiuso la transazione con Socostramo, al momento attendiamo che l’Avvocatura generale dello Stato si pronunci sulla transazione; quindi, acquisito l’atto, potrò firmarlo e riattivare i lavori. Il sequestro del molo Vittorio Veneto, invece, è di due anni e mezzo fa: la sponda nord l’abbiamo già messa in sicurezza, mentre tra 90 giorni termineranno i lavori sulla sponda sud - che hanno avuto bisogno di una variazione rispetto al progetto iniziale perché si è ritenuto opportuno intervenire da mare per consolidare in maniera più strutturata la banchina - e saremo nelle condizioni di chiedere il dissequestro dell’area. Mi auguro che in questi tre mesi si avvii già la procedura per far ripartire il cantiere della stazione marittima. Trapani ha una grande tradizione legata al mare, oltre che fulcro del collegamento con le Egadi, cosa farà Monti per agevolare i cantieri navali di Trapani, le manifestazioni sportive che il golfo trapanese offre e per migliorare il turismo? Io mi occupo di porto e posso dire che necessita di una cura da cavallo: basti pensare che il piano regolatore, strumento essenziale di pianificazione, fa riferimento al 1962. Servono due strutture ricettive: una dedicata ai passeggeri che hanno come destinazione le Egadi, e una per i crocieristi: proprio al mondo internazionale delle crociere bisogna far scoprire le meraviglie che si sviluppano attorno a Trapani e alla sua provincia. Per adesso siamo alle pratiche burocratiche per portare il porto sotto la nostra egida. Il Piano operativo triennale conterrà importanti interventi che stiamo pianificando. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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