03 nov 2017

Un nuovo Qanat scoperto nei pressi di Piazza Ottavio Ziino?


Il Soccorso Alpino e Speleologico Sicilia è intervenuto su uno sprofondamento che si era verificato durante la posa della rete a fibre ottiche, su richiesta della direzione lavori del cantiere della soprintendenza BB. CC.AA. di Palermo.

Sul luogo durante l’ispezione erano presenti gli archeologi dott.ssa Riolo, dott. Vassallo, la polizia municipale, l’impresa che sta realizzando i lavori di posa della rete, la Protezione Civile del comune di Palermo con l’arch. Mereu.

Dopo avere realizzato l’ancoraggio i tecnici della Stazione Palermo-Madonie si sono calati per circa 3 m nello stretto pozzetto di ingresso che ha consentito di accedere ad un’opera cunicolare a finalità idriche più nota come qanat: una tipologia di sistemazione di captazione idrica diffusasi in sicilia a partire dalla dominazione musulmana dell’isola.

È stata pertanto esplorata la porzione di qanat accessibile ed effettuato un rilievo speditivo in attesa di ulteriori approfondimenti cartografici e dell’effettuazione di documentazione fotografica.

L’opera ipogea è stata fatta visitare anche all’archeologa della soprintendenza di Palermo dott.ssa Riolo, la quale è stata imbracata, calata e guidata dal personale del Soccorso Alpino e Speleologico.

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12 commenti per “Un nuovo Qanat scoperto nei pressi di Piazza Ottavio Ziino?
  • moscerino 257
    03 nov 2017 alle 13:22

    Queste scoperte, come la maggior parte delle scoperte fatte in generale in Sicilia, non vengono mai portate a conoscenza dei media e tanto meno ne sono informati i turisti, che vorrebbero visitare la Palermo sotterranea.
    Uno dei dubbi che mi pongo, non sono i finanziamenti quando arrivano se arrivano e da chi, ma quanto il mondo turistico conosce le potenzialità di questa nostra terra.
    Non sarebbe più opportuno investire nella pubblicità nei luoghi destinati al passaggio massivo, non solo nei nostri territori , ma specialmente in altre città, quali stazioni, porti e aeroporti, sulle navi, sui treni e sugli aerei.
    Esportare l’immagine positiva di noi stessi che amiamo la nostra terra rappresenta, da sola, rappresenta il 60% della pubblicità positiva.

  • Athon 839
    03 nov 2017 alle 20:49

    C’è un’intera Palermo sotterranea da scoprire e magari un giorno rendere fruibile: l’intero sistema dei Qanat; i luoghi dei Beati Paoli; l’area archeologica che dalla chiesa di San Giorgio dei Genovesi si estende fino a piazza Tavola Tonda ( tra altre cose lì sotto c’è la porta di San Giorgio dei Genovesi da riportare alla luce); il sollazzo dell’Uscibene con il livello inferiore in gran parte da disseppellire, con tanto di “Sala della Fontana” (simile a quella della Zisa), Camera dello Scirocco e un sistema di canalizzazioni che si ritiene arrivi fino a lambire Viale Regione Siciliana. Per il recupero dell’Uscibene sono già stati stanziati 790 mila euro (decisamente pochi se l’obiettivo è davvero quello di far tornare a splendere il sito). Ad ogni modo, secondo quanto annunciato dall”assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana Aurora Notarianni, i lavori dovrebbero partire entro l’anno. Poi chissà che altro ancora.

  • Giovanni_V 45
    03 nov 2017 alle 23:22

    Bello. Si potrebbe pensare ad un percorso visitabile. Si dovrebbe interpellare il prof. Todaro, che è un profondo conoscitore della nostra realtà

  • tommytj 9
    04 nov 2017 alle 12:04

    Athos non so se la cifra che hai detto di 790000 euro stanziati x il recupero dell’ uscibene sia veritiero o meno o quale sia la tua fonte….ma mi auguro che possano veramente iniziare i lavori di recupero

    • Orazio 790
      04 nov 2017 alle 14:55

      Si, sono somme stanziate dalla Regione e credo che si limiteranno a scavare la sala della fontana e la stanza accanto, magari facendo venire alla luce il primo tratto delle canalizzazioni.

    • Athon 839
      05 nov 2017 alle 17:06

      In realtà 790 mila euro, per quanto possano sembrare parecchi, sono decisamente pochi per la mole di interventi che occorrerebbe effetturare se si punta al pieno recupero del monumento. Tuttavia è un inizio. Ho avuto modo di scoprire nei dettagli e di apprezzare il sollazzo dell’Uscibene nell’ambito de “Le Vie dei Tesori”. È un sito di incommensurabile valore, più di quanto non possa risultare in apparenza. Sono stati i volontari, tra l’altro bravissimi, ad informarci, assieme ad altre cose, dei fondi stanziati per il recupero. Poi ho trovato conferma su varie testate giornalistiche web.

      Comunque essendo arrivati a parlare dell’Uscibene, è doveroso ribadire come una delle questioni più gravi sia la presenza dell’immobile privato costruito a ridosso di una delle pareti laterali del monumento. Va abbattuto! Se non sbaglio, tempo fa si pronunciò la procura, ma l’edificio sta ancora lì. A dire il vero, non è nemmeno l’unico problema, sebbene sia il più evidente e scandaloso. Il sollazzo è infatti circondato da altre casette che lo deturpano. Se per esempio si vorrà un giorno recuperare il sistema di cananizzazioni a scalinata che arriva a lambire Viale Regione e attende ancora di tornare alla luce, bisognerà necessariamente abbattere tre/quattro edifici, cioè quelli che si frappongono fra l’Uscibene e Viale Regione, costruiti esattamente al di sopra del sistema di canalizzazioni.

      Mi chiedo perchè a Palermo sia così complicato demolire le brutture, al punto che occorre attendere anni. Sogno di vedere le ruspe finalmente in azione, e ovviamente non soltanto attorno al sollazzo dell’Uscibene.

      • Orazio 790
        05 nov 2017 alle 21:24

        A quanto pare quella casa, per quanto realizzata abusivamente, risulterebbe sanata, però uso tutti i condizionali del caso.

        • Athon 839
          06 nov 2017 alle 14:09

          Anch’io non saprei. Ad ogni modo, sanate o non sanate, le abitazioni private costruite attorno, o addirittura attaccate al monumento, lo deturpano orribilmente. Bisognerebbe trovare un accordo con i privati perchè lasciarle lì è criminale. In fondo sarebbe fattibile in rapporto ai costi perchè si tratta di piccoli e pochi edifici abitativi monofamiliari. Sono meno di una decina. Per la Zisa ci si riuscì: gli edifici erano molti di più ed ospitavano più nuclei familiari.

          Lo stesso discorso ovviamente vale per il Castello di Maredolce.

          • Orazio 790
            06 nov 2017 alle 14:22

            Sono daccordo Athon e lo stesso vale per Maredolce. Anche se i contesti sociali nei due casi sono davvero diversi.

          • punteruolorosso 1639
            08 nov 2017 alle 7:09

            i cinquestelle hanno detto che la casa abusiva di necessità va mantenuta. penso che il centrodestra sia della stessa opinione. i siciliani hanno votato questi due partiti. gli altri non si sono espressi per paura di perdere voti.
            ricordate anche la storia dell’ex sindaco di licata sfiduciato dagli stessi grillini per aver abbattuto un bel po’ di case. le altre promesse riguardavano più parcheggi, autostrade e centri commerciali.

  • Metropolitano 3236
    04 nov 2017 alle 18:09

    Gli Arabi hanno fatto davvero delle opere molto utili per la nostra città, prima dell’Unità d’Italia 1860 e prima ancora, del Regno di Napoli di Federico II di Borbone (il nostro “trisavolo” Palermitano). Qui si parla del primo millennio Anno Domini. Noi che abbiamo le tecnologie per fare tutto questo , vacilliamo nel farle realizzare per la nostra ignoranza ed insicurezza nonchè per il nostro favoritismo alla burocrazia esasperata di tutti politici di destra, sinistra, e soprattutto I fascisti M5S e comunisti SEL, quando li eleggiamo.
    In quali tempi viviamo…

  • byron 7
    10 nov 2017 alle 18:26

    Ma siete sicuri che fosse proprio sconosciuto? Proprio in quel punto, in piazza O.Ziino, esiste ancora un pozzo di risalita dell’acqua. Tali pozzi erano al servizio di questi acquedotti cunicolari, e ne esistono parecchi in città ancora visibili, sebbene spesso inglobati in altre costruzioni. Seguendo questi pozzi è possibile individuare il percorso dell’acquedotto.


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