17 nov 2013

L’armata Brancaleone verso la prossima bocciatura


“Il progetto andrà avanti e lo realizzeremo, anche se c’è una parte della città incolta e analfabeta che gode di questa esclusione” – Leoluca Orlando

Non ci siamo, non ci siamo proprio.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: questa città campa di chiacchiere. Chiacchierano i politici, chiacchierano i palermitani, chiacchierano i giornalisti, chiacchierano tutti. Nessuno sembra avere i piedi per terra, nessuno sembra aver la voglia di affrontare veramente i problemi.

Prima di avanzare nuove improbabili candidature, bisognerebbe cambiare la mentalità provinciale di questa povera città vittima di sé stessa.

A pochi giorni dalla prevedibilissima bocciatura dalla lista di candidature a “Capitale Europea della Cultura 2019″ – arrivata ancor prima di poter gareggiare – è un continuo susseguirsi di polemiche sterili che tutto fanno trasparire tranne che si sia finalmente imparata la lezione. La prima domanda che mi sorge spontanea è: ma cosa vi aspettavate?

L’affetto da provincialismo cronico etichetta come “stupidi” o “traditori” quelli che se la ridono in questo momento…magari dimenticando che mentre tutti osannavano con la mani in cielo questa candidatura, in preda ad isteria collettiva, gli stessi che ora sono oggetto di aggressione erano quelli che mettevano in guardia e sollecitavano maggior concretezza.

L’affetto da provincialismo cronico non ha mai capito come funzionano veramente le cose nella società civile, perché è troppo abituato a vivere in questa città per rendersene conto. Pensava che potevamo vincere perché “il teatro Massimo è bellissimissimo” o perché “aviemu u pani ca meusa”, o perché in un passato di cui non esiste neanche più l’ombra, abbiamo avuto la fortuna di essere dominati da civiltà che oggi si rivoltano nella tomba a vedere come ci siamo ridotti.

L’affetto da provincialismo cronico si adagia sugli allori, non ha voglia né di analizzare i problemi, né di capire come possano essere risolti. Aspetta la manna dal cielo…forse, allora, è meglio rivangare nella memoria.

In questi anni Palermo è stata candidata a tutto e bocciata in tutto – GIUSTAMENTE. Questa città ha già dimenticato la ridicola candidatura alle olimpiadi avanzata da un improponibile governo Lombardo. Questa città ha dimenticato tutti gli arabi multimiliardari (o presunti tali) che avrebbero dovuto investire nel suo centro storico, nella sua squadra di calcio, etc. Ha dimenticato le comiche Universiadi, per le quali abbiamo perso la faccia in quanto a disorganizzazione: unico e triste esempio di come venga gestito questo genere di cose in una città di Pulcinella in salsa sicula. Dimentichiamo, e lo facciamo perché siamo accecati dalla superficialità: un catastrofico connubio di pseudo-orgoglio da sagra di paese, campanilismo spiccio, overdose di retorica e demagogia, fettazze di prosciutto davanti agli occhi, poca voglia di fare e tanta voglia che siano gli altri a fare per noi.

Mentre logica voleva che si chiedesse in che modo questa città disastrata sotto ogni profilo potesse mai ambire ad un titolo di rilevanza internazionale, candidandosi a diventare il punto di riferimento europeo della Cultura nel 2019, l’affetto da provincialismo cronico si eccitava e annusava il profumo di rivalsa.

L’affetto da provincialismo cronico non è diverso da un bambino paffuto che fissa un lecca lecca in cima al frigorifero. Più che chiedersi come arrivare al lecca lecca, prova a scuotere il frigorifero, saltare nella speranza di acchiappare qualcosa. Mentre sarebbe ovvio prendere una sedia, metterci sopra dei libri e costruirsi un percorso in verticale per raggiungere il lecca lecca, finisce che il bambino si stanca, si siede a terra e comincia a sperare che arrivi un soffio di vento a far cadere il lecca lecca a terra.

Qual è lo stato della cultura a Palermo? Parliamo di una città dove il teatro, il cinema, la musica, l’arte e non solo..la concezione stessa di cultura sono morti e sepolti. Parliamo di una città dove la sera non c’è nulla da fare, se non girare in continuazione tra pub e discoteche. Parliamo di una città dove gli artisti vengono considerati alla stregua di venditori ambulanti, costretti ad esporre le proprie opere per strada nella speranza di vendere qualcosa.

L’ostracismo nei confronti della cultura in questa città è stato programmato sistematicamente negli anni. La cultura è uno strumento pericoloso, perché crea ostacoli nel naturale percorso di corruzione e degrado sociale, che poi non sono altro che la base e il terreno fertile per il malaffare politico e mafioso.

Chi pensa che Palermo sia una città di “cultura”, vada a farsi un giro nel resto delle città italiane ed europee, e potrà tornare con la coda tra le gambe avendo in elenco almeno tre mila esempi migliori di noi.

Dov’erano tutti questi paladini quando la cultura di questa città moriva? Dov’erano quando i musicisti rischiavano di non poter più suonare? Dov’erano quando i nostri attori teatrali lanciavano grida di allarme? Dov’erano quando il nostro cinema moriva soffocato dal pizzo? Dov’era quando la Film Commission Sicilia abbassava di anno in anno il budget per la produzione audiovisiva? E ancora: i musei che muoiono, i teatri che muoiono, i cinema che muoiono, le biblioteche, le scuole…lasciamo perdere.

Non mi si fraintenda, la cultura a Palermo esiste eccome ed è un’eccellenza rara di questa terra. Abbiamo tantissime competenze che mettono in campo una qualità creativa senza pari. Il problema sono le politiche attuate a sostegno della cultura: inesistenti. La cultura a Palermo va avanti attraverso un processo di auto-produzione che arranca. Come se non bastasse, è quasi sempre costretta ad agire in sordina per non attirare l’attenzione di potenziali ostacoli di natura politica.

La cruda verità è questa. Poi però si lascia l’impressione di aver fatto qualcosa, magari perché si è preso un buco in centro storico, gli si appioppa l’etichetta di “spazio culturale”, si mettono quattro pannelli appesi e si aggiunge una tacca alla cintura; o perché magari metto un asino rovesciato in piazza Castelnuovo…

Penso che ogni tanto un po’ di schifoso realismo non possa che fare bene.

Mentre i figli della logica si basavano sul realismo e annunciavano l’inevitabile fallimento di questa candidatura – non senza sollecitare l’attuazione di soluzioni concrete, anziché provvedimenti spot fini a se stessi – gli affetti da provincialismo cronico fiutavano l’ennesima occasione per sfoggiare finto orgoglio continuando a tenere le mani in tasca. Ma in fondo, non è questo che piace al palermitano? Cosa c’è di più bello che godersi un risultato senza aver fatto nulla? Poi però i traditori, quelli che tifano contro, curiosamente diventano proprio quelli che nel bel mezzo dell’isteria collettiva alzavano un dito per chiedere : “scusate, ma come pensiamo di poterci riuscire in queste condizioni?”.

Ma queste parole lasciano il tempo che trovano. La prossima bocciatura è già nell’aria, ed è un macigno dal nome “Palermo Capitale Europea dello Sport 2016″. Non penso che ci sia bisogno di un genio per rendersi conto delle condizioni disastrose in cui giacciono le nostre strutture sportive (o quello che ne resta). L’affetto da provincialismo cronico già si sfrega le mani leccandosi le labbra, pronto per un altro giro nella giostra del popolino che la politica ha confezionato per lui.


Palazzetto dello Sport di Palermo – foto di BlogSicilia


Velodromo di Palermo – foto di Repubblica Palermo

A questo punto perché non proporre Nairobi per il prossimo Expo o Kabul città per la pace?

Caro sindaco, esiste un piano che possa essere definito tale, che potrà consentirci prima di tutto di raggiungere un livello minimo di decenza per le nostre strutture sportive, ancor prima di candidarsi a diventare Capitale Europea dello Sport? O vogliamo come al solito gareggiare con una 500 scassata in una competizione tra Lamborghini e Ferrari?

Resto dell’opinione che i grandi obiettivi si possano raggiungere, ma lavorando sodo e soprattutto con costanza. Se non cambiamo la nostra mentalità non andremo da nessuna parte, e l’unica cosa che ci resterà sarà l’illusione di poter aspirare a qualcosa, mentre il resto del mondo continuerà ad andare avanti sino a doppiarci e triplarci. Se anziché destreggiarsi tra improbabili esercizi di retorica e propaganda, i cittadini e l’amministrazione si fossero adoperati per seminare, oggi avremmo già racimolato qualcosa in più rispetto a quello che avevamo ieri.

Così, giusto per curiosità: qualcuno sa dirmi quanti soldi sono stati spesi per questa armata Brancaleone?


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51 commenti per “L’armata Brancaleone verso la prossima bocciatura

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  • Luca S. 129
    18 nov 2013 alle 14:09

    Il problema, a mio modesto parere, non e’ solo il progetto, che e’ stato bocciato dalla commissione. Su questo argomento in realta’ c’e’ chi parla di auto-celebrazione e auto-referenzialita’ dell’amministrazione, giusto per farsi pubblicita’ (io sono di questa opinione) e c’e’ chi invece chi parla di un tentativo giusto ed apprezzabile per attrarre finanziamenti a Palermo.

    Ho letto un ottimo pezzo a riguardo da parte di Gery Palazzotto, del quale vorrei riportare un passaggio eccellente, a mio modesto parere:
    “Perché cultura non significa solo leggere, scrivere, dipingere, scolpire, innovare, ma significa anche apprezzare chi legge, chi scrive, chi dipinge, chi scolpisce, chi innova. E significa soprattutto aiutare chi crea, circondarlo di attenzioni, dargli credito, farlo sentire profeta in patria”.

    Quello che credo e’ che il punto chiave sia comprendere come la cultura sia percepita nella cittadinanza Palermitana. PRediamo ad esempio la vucciria. Il centro storico e’ assolutamente in mano alla malavita, una discoteca a cielo aperto, un gazebo abusivo, un covo di illegalità, sporcizia e degrado, tristezza e pericolosità.
    Tante aree del centro storico Palermitano, ristrutturate e riabitate, oggi sono altrettanti punti di riunioni selvaggie, caotiche, discoteche, monnezzai, ambienti stracolmi di gazebo abusisivi e posteggiatori che ti impediscono persino di posteggiare la tua macchina sotto la tua casa. Ecco come e’ percepito il centro storico da moltissimi palermitani. Scempio.

    Capitale culturale significa anzitutto, a mio parere, un messaggio dalla citta’, dai suoi cittadini, come questi vivono una svolta nella loro cultura e come questa si trasmette nel quotidiano e nella quotidianita’. Il post la dice tutta su come gli artisti vengono trattati in questa citta’ dalle amministrazioni e dai concittadini. Non mancano gli artisti, manca il terreno sul quale fare fiore la cultura a Palermo. Manca la gente.
    Contrariamente a quello che avvenne anni fa, quando la gente penso’ che sarebbe stato bello ripopolare il centro storico. Quello fu un periodo stupendo per Palermo, la primavera di Orlando. Molti professionisti investirono sul centro storico. Quel centro storico era percepito da tutti noi con grande amore e come qualcosa da preservare e rinnovare, valorizzare e rivivere.
    Oggi e’ percepito come quello che scrivevo sopra.

    Anni fa mi pare che fu una citta’ tedesca della Ruhr colma di industrie siderurgiche a fare da capitale della cultura. Il motivo fu semplice. Era una trasformazione culturale anzitutto dei suoi cittadini, che guardavano ad un nuovo modo di vivere non piu’ industriale e sostenevano un modello di sviluppo diverso, verde.
    Prendete Bilbao.
    Anche Palermo ha tanta cultura, ma questa cultura non si manifesta nei suoi cittadini. Bisogna cambiare l’approccio della gente alla vita culturale della citta’ se si spera di vincere certe competizioni.

  • Antonio73 96
    18 nov 2013 alle 14:38

    Grande Paolama73

    continuiamo a lottare insieme, molti ci godono e ridono ma non ti curar di loro, questa città ha bisogno di gente che lotta, non di gente che sa solo criticare e basta..continuate

  • Antonio73 96
    18 nov 2013 alle 14:40

    “Sappiamo solo mettere a risalto le cose negative di queste città, e mai quanto di bello abbiamo. Questo a casa mia si chiama catastrofismo. Ci ridiamo sopra se veniamo bocciati in questa selezione (chissà se i veneziani rideranno pure, vista la loro esclusione). Poi però gettiamo la carta a terra, posteggiamo in seconda fila o davanti gli scivoli, se prendiamo la multa nelle strisce blu cerchiamo tutti gli escamotage per farla annullare. Tanto se fosse arrivato l’ok alla prima selezione, ci si sarebbe lamentati lo stesso o addirittura a parlare di giuria “comprata”. Guai togliere elementi che possano impedire di lamentarsi.
    Concludo dicendo che la bocciatura deve essere uno stimolo affinché ogni giorno sia Palermo 2019 e ognuno dia il suo contributo. non solo a parole.”

    grande anthony977

  • Antonio73 96
    18 nov 2013 alle 14:47

    “Non capisco perché si voglia fare passare l’idea che la candidatura sarebbe stata bocciata per le condizioni in cui versa la città.
    Non c’entra assolutamente nulla. E’ stato bocciato un progetto. Evidentemente non ritenuto all’altezza, o incompleto, o non adeguatamente sostenuto.”

    STRAQUOTO

  • Luca S. 129
    18 nov 2013 alle 14:48

    Una candidatura vincente infatti doveva partire proprio dalla condivisione, da parte della cittadinanza, di un progetto, che non fosse solo un’inziativa del comune ma che coinvolgesse tutti i cittadini.
    Ecco che cosa mancava al progetto. Coinvolgere i cittadini, renderli partecipi, renderli ;portatori di quello spirito di rinnovamento culturale e artistico di cui la citta’ ha bisogno.
    A mio modesto parere, questo mancava al progetto.

    Per il resto, le polemiche su chi gode e chi no su questa bocciatura mi sembra la solita futile propaganda di alcuni.
    Indipendentemente dalla promozione o dalla bocciatura, occorre agire sulla coscienza e sulla partecipazione dei Palermitani per cambiare Palermo. Altrimenti ogni iniziativa resta fine a se stessa.

  • volpe972 9
    18 nov 2013 alle 14:49

    Sono totalmente d’accordo con l’articolo, è una caratteristica della classe politica della nostra città essere parolaia, inconcludente, colpevolmente disorganizzata, sterilmente sognatrice fatta su misura per palermitani ignoranti e creduloni ( non tutti per fortuna ) che prendono tutto questo seriamente convinti che ci siano le condizioni per volare su grandi progetti irrealizzabili, da una rappresentanza delle istituzioni che vive perennemente di propaganda e di campagna elettorale e malata di cronica incapacità di organizzazione e di progettazione

  • fabio23 2
    18 nov 2013 alle 15:16

    Non sono d’accordo con chi critica la candidatura di Palermo, o meglio sarei stato il primo a criticare una candidatura alle olimpiadi (per il semplice fatto che una giuria non avrebbe nessun motivo logico per votare Palermo e bocciare città completamente diverse per peso specifco internazionale come Madrid, Roma, Parigi, ecc…) ma non a ruoli seppur importanti ma di portata inferiore come le manifestazioni oggetto di questo articolo.
    Detto questo, portare avanti delle iniziative/progetti non è reato ma atto lodevole, l’importante però è evitare che si sperperino soldi pubblici per imprese titaniche (del tipo candidatura alle olimpiadi….) che difficilmente si concretizzeranno.

  • liberoilverso 14
    18 nov 2013 alle 17:55

    @blackmorpheus Bhè, ovviamente sottoscrivo le parole del Sindaco. Se parto dal presupposto che amo questa città non posso che augurarmi che il progetto vada comunque avanti. Al contrario, se fossi disfattista e politicamente schierato contro tutto e tutti scriverei il tuo articolo.
    Detto ciò per la sintesi, aggiungo qualche parola.
    Il primo concetto, che sottoscrivo in quanto rappresenta fedelmente il mio pensiero, stranamente, è lo stesso tuo ed è il seguente:
    “Non mi stancherò mai di ripeterlo: questa città campa di chiacchiere”. Aggiungo: “come quelle che potrebbero leggersi sui post.”
    Troppo facile, caro @blackmorpheus, scrivere le solite cose. Chissà che data riporta il tuo articolo veramente. Probabilmente l’avrai scritto ai tempi di passate amministrazioni. Il perché è presto detto:

    1. Le tue sentenze fanno capire che sei a conoscenza delle motivazioni dell’esclusione della candidatura. Ti prego di renderle pubbliche ufficialmente, grazie. Se così non fosse, pecchi di arroganza. Nessuno, infatti, le conosce; nessuno ci ha rivelato le ragioni dell’esclusione. Potrebbero esserci ragioni politiche, ad esempio, che tu non ti preoccupi di prendere in considerazione; e chissà quante altre. Nessuno ha spiegato se la scelta è stata combattuta o scontata. Eppure, tu che ti elevi a giudice, dall’alto della sua esperienza e conoscenza appari così saccente! Sai tutto e di più. Più di quello che è stato reso noto, incredibile.

    2. L’affetto da DISFATTISMO cronico non è diverso da un bambino paffuto che fissa un lecca lecca in cima al frigorifero. Più che chiedersi come arrivare al lecca lecca, NEPPURE prova a scuotere il frigorifero, NEPPURE salta nella speranza di acchiappare qualcosa. Mentre sarebbe ovvio prendere una sedia, metterci sopra dei libri e costruirsi un percorso in verticale per raggiungere il lecca lecca, finisce che il bambino si stanca, si siede a terra e NEPPURE comincia a sperare che arrivi un soffio di vento a far cadere il lecca lecca a terra. PERO’ SI LAMENTA, “mamma, mamma voglio che il lecca lecca voli da me! E tu, che mamma sei che non sai fare volare il lecca lecca!”; Allora la mamma prova a spiegare al bambino che gli oggetti non volano e che non esiste in commercio la bacchetta magica e che neppure i soldi crescono negli alberi ma che, facendo un passo per volta, può riuscire a prenderlo con le sue manine.” Per esempio.

    3. Affermi A: “Qual è lo stato della cultura a Palermo? Parliamo di una città dove il teatro, il cinema, la musica, l’arte e non solo..la concezione stessa di cultura sono morti e sepolti.”
    Affermi B: “Non mi si fraintenda, la cultura a Palermo esiste eccome ed è un’eccellenza rara di questa terra.”
    Affermo io, C: “deciditi”

    4. Probabilmente hai ragione, gli operatori culturali (d’Italia) stanno attraversando anni difficilissimi. I tagli alla cultura-istruzione sono ormai una costanza. Dall’istruzione, ai teatri e via dicendo si sta soffrendo di tutto questo. E’ palese.
    Il problema del tuo post è proprio questo, è talmente palese che tu fai finta non sia così.

    Due esempi geograficamente italiani:
    1. Nella culturalissima Torino, saprai senz’altro che nel 2011 si svolse la protesta dell’orchestra del teatro Regio di Torino; oppure, più di recente, saprai che la Cavallerizza Reale di Torino, verrà presto abbandonata dal Teatro Stabile a causa del taglio dei contributi. Tutte cose che sicuramente conosci.
    2. A Roma, ti dico solo il nome, il resto lo conosci. Teatro Valle occupato.

    Questi esempi, solo per rendere palese ciò che lo è per tutti tranne che per te. La cultura deve essere finanziata; non è una banca, non è una SPA che fa uso di capitale di rischio in borsa. Per buona parte dallo stato, dalle regioni, dalle province (se esistono ancora da noi) ed in minima parte dai comuni. E’ tutto in ordine di grandezza. Conosci bene anche lo stato delle casse di questi enti. Trai le ovvie considerazioni (che nulla hanno a che vedere col tuo post).

    5. Infine, giusto perché tu ti travesti da giudice della Suprema Corte, io mi vesto da avvocato (non mi viene difficile per fortuna). Dai dell’ “armata Brancaleone” a concittadini e, perfino a cittadini stranieri; persone che probabilmente neppure conosci e di cui non sai nulla. Giusto per essere chiaro, tale espressione si usa per definire un gruppo “mal assortito, incapace, che fallisce i suoi obiettivi” (cit).

    Hai letto il cartello di persone, associazioni che, pur nella consapevolezza di avere la strada in salita ci hanno messo, oltre che la faccia, il proprio apporto alla causa?

    Ti agevolo il lavoro:

    A. Comune di Palermo: Roberto Albergoni, Giuseppe Marsala, Moni Ovadia, Ferdinando Siringo
    B. Comitato promotore Palermo 2019: Egle Palazzolo
    C. Università di Palermo: Maurizio Carta
    D. Regione Siciliana: Dora Piazza
    E. 40 enti istituzionali: http://www.palermo2019.it/chi-siamo/comitato-istituzionale/
    F. Comitato internazionale:
    1.Veronika Ratzenböck, direttrice del centro di documentazione della cultura, Vienna.
    2.Hedwig Fijen, fondatrice e direttrice di Manifesta, Festival europeo di arte contemporanea che si svolge ogni due anni in una città Europea.
    3.Chris Torch, direttore di Intercult/Stockholm.
    4.May Shehab, fondatrice e direttore del DARB 1718 – Contemporary Art and Culture Centre – Cairo, Egitto. Docente di Economia del Turismo all’Università del Cairo.
    5.Chérif Khaznadar, fondatore e presidente de La Maison des Cultures du Monde – Centre Francais du Patrimoine Culturel Immatériel – Parigi.
    6.Georges Zouain, fondatore e direttore della GAIA – Heritage, Beirut. Economista, esperto internazionale per il Cultural Management.
    7.Filipe Themudo Barata, Direttore del Cidehus – Università di Evora (Portogallo). Direttore della Unesco Chair sul Patrimonio Immateriale. Storico ed esperto di cooperazione culturale.
    8.Besnik Mustafaji, Scrittore. Già Ambasciatore dell’Albania in Francia e Ministro degli Esteri. Tirana
    9.Thierry Fabre, Direttore del Dipartimento dello Sviluppo Culturale e delle Relazioni Internazionali del MUCEM, il Museo del Mediterraneo di Marsiglia.
    G. La bellezza di 301 associazioni, comitati cittadini: http://www.palermo2019.it/chi-siamo/partecipazione-cittadina/

    Considerazione finale:
    Male assortito? Non credo. Incapace? Sarebbe quantomeno ingeneroso. Hanno fallito l’obiettivo? E’ stato più volte ribadito il concetto che la candidatura era più uno strumento che un obiettivo.

    “L’armata Brancaleone”, come tu amorevolmente la definisci, ti chiede scusa per avere peggiorato con il loro apporto, le sorti della città; la prossima volta, sono certo, ti chiederanno di presiedere i lavori, così vinceremo di sicuro.

    Saluti, Rosario

  • Fenil 4
    18 nov 2013 alle 17:57

    Articolo esemplare ! Condivido tutto. @antony977, non si chiama “catastrofismo” ma “realismo” !

  • Fabrivit 256
    18 nov 2013 alle 18:04

    Nei giorni seguenti la bocciatura ho avuto modo di parlare e confrontarmi sui motivi che hanno portato all’esclusione. Io ritengo che per dare una risposta sia sufficiente dare uno sguardo ai dossier presentati dalle città. Ritengo ad esempio che quello di Matera, se confrontato con quello presentato da Palermo, aveva qualcosa in più, una grafica accattivante e innovativo già nella presentazione. Ovviamente un occhio superficiale si sarebbe fermato all’apparenza anche se, in tutta onestà, l’occhio culturalmente estetico vuole la sua parte. Andando ai contenuti: ho trovato delle pecche nell’identificazione e quantificazione dei costi. Ad esempio, sempre confrontando Palermo a Matera, ho trovato che la nostra città abbia fornito delle cifre troppo generali riguardo investimenti e contributi richiesti da altre istituzioni. Matera ha quantificato all’euro quanto aveva bisogno, quanto voleva investire in ciascuna delle voci e quanto avrebbe “fruttato la manifestazione”.
    Anche la percentuale dei bilanci passati e futuri destinata alla cultura avrà influito nella decisione: negli ultimi 4-5 anni non si è mai arrivati ad avere 2% di investimenti in cultura, mentre i diretti concorrenti sono il 2% da anni. Mi spiace per la città, io vedevo questa come un’opportunità per dare più stimoli di “civilizzazione” che non vedo ormai da anni. Che il candidarsi a tutto sia sbagliato, è un’opinione che non condivido ma che rispetto. Penso che le istituzioni debbano dare il buon esempio, e non credo che “provarci” possa essere un cattivo esempio, soprattutto se praticamente a costo zero come in questo caso (forse se i soldi ci fossero stati e fossero stati investiti sarebbe finita diversamente). Credo anche che certi giochi politici, seppur in misura minima, abbiano influito. Ps. Black, a me le universiadi sono piaciute, sarà che ero un ragazzino, mi hanno avvicinato a sport poco noti e praticati.


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