11 dic 2012

Tutti i motivi per chiudere il Cassaro alle auto


di Andrea bernasconi

Questo articolo nasce dalla constatazione di una deprimente realtà di fatto e vuole essere una sorta di controcanto a quanti a Palermo pensano ancora che la soluzione dei problemi possa passare dal mantenimento della forma mentis che ci ha accompagnato negli ultimi 30 anni e che ha generato l’attuale assetto urbanistico.
L’oggetto di queste righe è il Cassaro (chiamo così il corso Vittorio Emanuele perchè questo è il suo vero nome); o meglio, i due problemi che più affliggono lo storico asse: il traffico e il declino economico delle sue attività.

Sono due temi quotidianamente trattati per ogni angolo della città ma che, messi in relazione tra loro, spesso producono da parte dei diretti interessati (residenti e commercianti) soluzioni che secondo il mio parere non fanno altro che accentuare e reiterare l’errore di fondo che ha portato a un tale, mediocre stato di fatto.

Ed allora, partiamo appunto dalla realtà che tutti noi abbiamo sotto gli occhi.

Una prima, ineluttabile evidenza è che il Cassaro non riesce a smaltire il flusso veicolare che insiste su di esso. Non ci sono molti particolari da snocciolare su questo aspetto. Semplicemente il Cassaro, con la sua ridotta carreggiata, non è in grado di ricevere il flusso veicolare che si sviluppa tra mare e monte e che, per brevità di percorso, si incanala esattamente al centro dei mandamenti storici.

Prova ne sono le file interminabili che si creano praticamente nell’arco delle 24 ore, notte inclusa.

Ci sono rimedi? Si possono migliorare le cose per far defluire più speditamente le auto?

La risposta è: NO

i marciapiedi sono già ridotti all’osso e certo non si possono abbattere gli edifici per allargare la carreggiata…

Affermiamo dunque un primo dato certo: stante il volume standard di traffico cittadino, il Cassaro è e sarà sempre un imbuto, un tappeto di auto costrette a muoversi a passo d’uomo.

Affrontiamo le conseguenze di questa banale constatazione con una domanda retorica: è positivo o negativo un tale stato di cose?

La risposta sembrerebbe ovvia! Ma, vedendo le ultime proposte di alcuni commercianti della storica via Roma, voglio spingermi a ragionare e motivare con altri dati di fatto (visto che, evidentemente, c’è di bisogno!) ciò che in qualsiasi città d’Europa sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda…

Riflettiamo cioè su ciò che produce il traffico sul Cassaro, dividendo il discorso in vari aspetti, uniti razionalmente a cascata.

 - Salvaguardia dei monumenti:

E’ chiaro a tutti che lo smog prodotto dai gas di scarico certo non giova alle delicate architetture presenti sul Cassaro, anzi tende a deteriorare velocemente anche i restauri appena effettuai. Se ne evince che tenere il Cassaro aperto alle auto svilisce gli investimenti fatti per riportare in auge le storiche dimore che si affacciano sul corso. Chi vi scrive è testimone del restauro di Palazzo Vannucci, finito appena 3 anni fa e già ingrigito dai gas di scarico.

Si potrebbe parlare quindi di un (più che) parziale spreco di risorse.

Da questa considerazione ne discerne una seconda:

- Potere attrattivo del Cassaro:

se una via, il cui transito è così disagevole, diviene una sorta di camera a gas e se il contesto architettonico risulta così compromesso, certo il potere attrattivo dell’arteria viene svilito. Se poi a questa banale constatazione aggiungiamo un dettaglio non da poco come la striminzita larghezza dei marciapiedi, ecco spiegato come sul Cassaro le persone certo non siano invogliate a camminare nè tanto meno a soffermarsi.

Che si tratti di turisti o di cittadini. Attenzione: non si sottovaluti l’handicap strutturale dei marciapiedi: esso infatti, unito alla strafottenza dell’automobilista palermitano medio (capace di fermare il proprio veicolo interamente sullo spazio destinato ai pedoni), crea tutte le condizioni per odiare anche solo una passeggiata di 5 minuti sul Cassaro! Immaginate infatti che bello dover camminare su un marciapiedi così stretto da non permettere nemmeno l’incrocio da due persone, costretti ogni venti metri a scendere in piena strada, facendosi scansare dalle auto in movimento, per aggirare i numerosi veicoli “posteggiati” sulle banchine…

Ecco, se già diventa ostico solo attraversare a piedi il corso per spostarsi, converrete con me che l’idea di fare addirittura shopping in una situazione del genere è insostenibile. E la cartina di tornasole di questa affermazione è il successo dei centri commerciali, in cui la gente va perchè cerca appunto un luogo dove poter camminare, “tampasiare” in santa pace.

E qui veniamo al terzo punto:

- vitalità delle attività commerciali sul Cassaro:

una sola parola: morte.

Sono io che affermo un principio opinabile?

no, è la mera constatazione della realtà di fatto, che per altro documento con alcune foto riprese sul Cassaro, tra la zona all’altezza della Vucciria e quella limitrofa a piazza Pretoria. Potrete notare voi stessi, dal numero di saracinesche chiuse e dalla tipologia di negozi ancora aperti (“putie” di cianfrusaglie, certo non consone a quello che dovrebbe essere l’asse storico per eccellenza di una grande città monumentale) come l’attuale situazione ha ridotto, svilito, consumato le attività commerciali su questa arteria.

Qualcuno dirà: “mancano i posteggi”.

Io rispondo: “si, e certo non se ne possono creare in quella zona né men che mai sul corso”.

E quando un problema è insormontabile… esso non è definibile appunto come problema da risolvere ma deve divenire la base di partenza per costituire un ordine alternativo a quello che trova nel problema stesso la falla principale.

Tradotto:

- se non è possibile mantenere, snellire o gestire correttamente il traffico sul Cassaro;

- se lo stesso si ripercuote sulla vivibilità del corso;

- se non è possibile ottenere nemmeno una sosta per i veicoli;

- se per tutti questi motivi le attività commerciali muoiono (dato di fatto inconfutabile)

se ne deduce che l’errore in partenza sta nel permettere il transito alle auto.

Non è difficile da capire.

Che si fa dunque?

Si chiuda il Cassaro, semplice.

Ovviamente il “semplice” non è riferito allo studio sulle modalità di chiusura: vanno infatti considerati tanti aspetti tecnici (variazioni nella viabilità, pass per residenti e commercianti che hanno scarrozzi e garage sul corso con predisposizione di percorsi obbligatori, uso di telecamere per il controllo dei varchi, rimodulazione architettonica del piano di calpestio per migliorare il decoro urbano in modo da attrarre i pedoni a vivere la zona e sancire il definitivo passaggio a isola pedonale, uso di barriere fisse e mobili, accesso consentito per lo scarico di merci a determinate ore della giornata, etc) e certo va contemplato un programma a tappe nello sviluppo di un tale provvedimento; tutte cose che però non saranno trattate in questo articolo perché mi premeva solo sottolineare che, stante la semplice considerazione della realtà di fatto, non si può che giungere alla considerazione di fondo, ovvero che il Cassaro, se vuole sopravvivere e risorgere, DEVE essere chiuso.

Se si accetta questa come base di partenza, tutte le considerazioni relative al “come” rendere il corso un’isola pedonale verranno dopo, automaticamente.

Un’ultima notazione a chi potrebbe obiettare che, se si togliesse il transito alle auto si rischierebbe di soffocare ancor di più il già risibile bacino di utenza dei negozi (mi è capitato di sentire pure questo, e non da gente poco colta ma da persone che, almeno sulla carta, dovrebbero avere un’istruzione superiore e una conoscenza anche parziale di come “funziona” il resto del mondo).

A questa critica ribatto semplicemente osservando che il Corso attualmente sta già morendo. E le auto sono libere di passare. Non ha mai sfiorato a nessuno l’idea che ci potrebbe essere un nesso causa-effetto tra le due realtà di fatto?

Ecco perché il “mio” Cassaro dovrebbe essere come lo immagino nell’ultima immagine che allego, un fotoritocco per me significativo


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30 commenti per “Tutti i motivi per chiudere il Cassaro alle auto

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  • Otto Mohr 47
    11 dic 2012 alle 20:17

    Si, anch’io ho firmato al bar del cassaro lo scorso settembre. Firme che non sono rimaste carta straccia questa volta, dato che a partire dal 16 dicembre e fino al 6 gennaio, il cassaro, insieme a via maqueda, sarà chiuso ogni giorno dalle 16 alle 20!

  • giosafat 306
    11 dic 2012 alle 21:05

    esatto maqveda, ss salvatore!! e il palazzo è proprio quello. Insomma il promotore dell’iniziativa è proprio il proprietario, chissà che come giovanni callea, davide contro golia per il parco uditore anche lui riesca col cassaro…

  • cirasadesigner 1013
    11 dic 2012 alle 22:03

    @irexia hai ragione ho sbagliato ma solo perche la tastiera francese ha dei tasti che ti inducono all’errore, scusatemi comunque e grazie irexia x l’atteione che riservi ai miei commenti… Al prossimo e scusami Gae…ovunque ti trovi

  • se68 384
    11 dic 2012 alle 22:53

    concordo…
    unico appunto: il cassaro andrebbe pedonalizzato ( unitamente alle piazze bologni e marina) non perché troppo stretto per il traffico veicolare, ma perché asse fondante e dunque più antico di Palermo. In qualsiasi altra città già sarebbe chiuso al traffico..da sempre.
    Concordo inoltre con ciradesigner..piazza magione, oggi slargo di risulta pratomunito, andrebbe ripensata con un progetto degno. Cosa che però, a Palermo, equivale, anche negli ambienti più colti, ad una parolaccia.

  • Andrea Bernasconi 12
    11 dic 2012 alle 23:17

    concordo anch’io sui cenni fatti per “piazza” (spianata forse sarebbe più realistico come termine) Magione. E’ uno spazio assolutamente da riedificare, parzialmente o totalmente, contemplando certamente sia architetture degne di tal nome, sia inserendo anche infrastrutture (come un grande parcheggio, certamente) al servizio del limitrofo centro storico. Fare divenire insomma questa enorme area come una porta di accesso a un centro storico pedonalizzato.

  • piero68 114
    14 dic 2012 alle 19:44

    vorrei unirmi anch’io nel plauso alla chiara disamina sul cassaro di andrea bernasconi.puo’, mi chiedo,ragionando in senso generale,un centro storico come quello di palermo, concepito per essere abitato o percorso prevalentemente da carretti e quindi costituito da strade strette, accogliere una mole di traffico veicolare smisurato e assolutamente fuori da ogni logica?be, la risposta mi sembra superflua.l’errore e’ stato quello di non allontanare lungo i decenni dall’area in questione,banche,uffici,scuole,concentrandone quindi gli spostamenti,prevalentemente in auto.riguardo al cassaro,l’asse piu’ antico di palermo,gia’ a monte, su quell’angusto passaggio di porta nuova, si possono vedere giornalmente centinaia di veicoli che fanno a spallate a chi deve “infilarsi” prima.uno scempio,una visione da girone dantesco.e se invece le macchine girassero verso corso alberto amedeo a scendere e si costruisse un collegamento tra via imera e piazza indipendenza?potrebbe essere una soluzione?riguardo il resto del cassaro,le soluzioni sopra lette mi sembrano condivisibili.ora scusatemi devo lasciarvi,devo recarmi alla raccolta firme per la pedonalizzazione.

  • Arayashiki 44
    28 dic 2012 alle 21:25

    Ho condiviso immediatamente…però sarebbe l’ora di mettersi seriamente al lavoro..bisogna organizzarsi e agire concretamente..


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