Il Ministero delle Infrastrutture ha rigettato la richiesta del Comune di Palermo di spostare al 31 agosto il termine per completare i 18 km di piste ciclabili. Ad oggi ne sono stati realizzati solo 8,3 km: la pretesa di completarne 9,7 km in due mesi estivi era semplicemente irrealistica.
La bocciatura conferma ciò che molti temevano: non era pianificazione, era comunicazione. Un modo per rinviare l’ammissione di un fallimento che la città vede chiaramente.
La conseguenza è pesante: Palermo dovrà restituire i 7,5 milioni del secondo lotto. E non è affatto certo — nonostante le rassicurazioni dell’Assessore — che non si debbano restituire anche le somme del primo lotto, dove mancano ancora 1,8 km.
Siamo davanti a un disastro annunciato: piste ciclabili progettate senza criterio, realizzate senza convinzione, modificate alle prime proteste, e ora destinate a lasciare un buco nelle casse comunali e un vuoto infrastrutturale enorme.
A denunciarlo oggi, con un comunicato molto duro, sono i consiglieri Giulia Argiroffi e Ugo Forello del gruppo consiliare OSO – Controcorrente, che parlano apertamente di “fallimento enorme”, “presa in giro” e “inadeguatezza politica”.
Al di là delle posizioni politiche, il punto resta: Palermo continua a non avere una rete ciclabile degna di una città europea perché manca pianificazione, progettazione, capacità realizzativa e — soprattutto — responsabilità.
La domanda è semplice e inevitabile: chi pagherà questi errori e questi danni?

Quindi è quello che si è sempre pensato, piste ciclabili fatte solo per spendere quattrini facili
LE PISTE CICLABILI NEI MARCIAPIEDI: SONO LEGITIME?
Un cittadino anziano, con problemi di deambulazione, camminava sul marciapiede di via Libertà, quando un ciclista lo urta: il pedone è riuscito a non cadere rovinosamente grazie al bastone sul quale si è appoggiato e che utilizza per spostarsi.
Il ciclista si è fermato e invece di scusarsi lo ha gravemente offeso: «Voleva conto e ragione».
Il ciclista sosteneva che il pedone occupava la ….pista ciclabile e che il pedone , con problemi di deambulazione, doveva spostarsi immediatamente al suo arrivo.
Il fatto non ha avuto conseguenze drammatiche ma pone una domanda: a Palermo, oggi, un pedone dove può camminare in sicurezza , visto che i marciapiedi spesso sono diventate …..piste ciclabili?
Quanto è accaduto infatti non è un caso isolato. Basta percorrere via Libertà, ma lo stesso accade in molte altre zone della città, per incrociare biciclette e monopattini che sfrecciano sui marciapiedi.
Per i pedoni, soprattutto se anziani, bambini, persone con difficoltà motorie, genitori con passeggini, camminare sul marciapiede sta diventando pericoloso: forse dovremmo prima di tutto ritornare a “pedonalizzare i marciapiedi”.
Il problema è stato posto, con un’interrogazione al sindaco, dalla consigliera comunale Concetta Amella : il punto è semplice, capire, una volta per tutte, dove possano passare le biciclette e dove invece lo spazio debba restare ai pedoni.
Non si tratta quindi di mettere sul banco degli imputati i ciclisti ma capire perché la mobilità sta diventando sempre più difficile per chi sceglie il mezzo più naturale che esista: andare a piedi.
Il discorso, poi, in via Libertà è meno semplice di quanto possa apparire.
Lungo l’asse esisteva una pista ciclabile ricavata sul marciapiede, ma, dopo i recenti lavori di rifacimento, tale pista ciclabile è ancora esistente ?
Una prima risposta arriva dal presidente dell’ Ottava Circoscrizione, Marcello Longo:
«Da piazza Vittorio Veneto a via Notarbartolo la ciclopedonale non c’è più»
A indicarlo è innanzitutto l’assenza della segnaletica: «Non ci sono più i cartelli e, con la recente sostituzione della pavimentazione dei marciapiedi, è scomparso anche ogni residuo della vecchia segnaletica orizzontale che indicava la corsia ciclabile».
La situazione cambia procedendo verso il centro. Tra via Notarbartolo e piazza Croci, spiega Longo, sono rimasti i cartelli verticali ma sulla nuova pavimentazione non è stata ridisegnata la corsia. Da piazza Croci al Politeama, invece, restano sia i cartelli sia le linee che delimitano il percorso ciclabile sul marciapiede.
«Quelle piste ciclopedonali, istituite dalla precedente amministrazione, sono ancora in vigore e possono indurre il ciclista a sentirsi pienamente legittimato a passare, fino a chiedere al pedone di spostarsi. È assurdo e anche pericoloso».
Per il presidente dell’ VIII Circoscrizione , il problema è proprio far convivere nello stesso spazio due forme di mobilità molto diverse e difficilmente conciliabili. «Una pista ciclabile non può stare sul marciapiede. Se una bicicletta passa da lì deve essere consapevole che si tratta di un marciapiede e che la precedenza deve averla il pedone».
La soluzione, a suo avviso, sarebbe consentire a biciclette e monopattini di utilizzare le corsie preferenziali di autobus e taxi, mettendole in sicurezza, oppure ricavare percorsi dedicati nelle carreggiate laterali di via Libertà. Una scelta, quest’ultima, che comporterebbe però la perdita di molti posti auto.
P.S. Incentivare bici e mezzi alternativi all’auto non può significare semplicemente spostarli sul marciapiede. E i pedoni non dovrebbero essere costretto a voltarsi ogni volta che sente qualcosa arrivare alle proprie spalle.
Il diritto di pochi non può ledere i diritti e la sicurezza dei pedoni, soprattutto se anziani, bambini, persone con difficoltà motorie, genitori con passeggini.