Ponte delle Teste mozze, al via le visite

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Un ponte maestoso in pietra a tre campate di cui si era persa la memoria a pochissima distanza dal Ponte dell’Ammiraglio, il monumento arabo-normanno con cui costituiva un unico sistema di attraversamento del fiume Oreto. È il Ponte delle Teste Mozze, che deve il suo nome al trasferimento in zona, a metà del Settecento, del cippo nelle cui nicchie si esponevano le teste dei condannati a morte. Il ponte venne totalmente interrato e in questo modo scampò alla demolizione quando nel 1831 fu deviato il corso dell’Oreto.

Durante i lavori di realizzazione della linea del tram, è tornato alla luce nel 2014 grazie agli scavi della Soprintendenza ai Beni culturali, e adesso apre per la prima volta al pubblico per Il Genio di Palermo, la manifestazione organizzata dalla Fondazione Le Vie dei Tesori in collaborazione con l’Università di Palermo, la Soprintendenza, il Comune, l’Amat (che lo ha in gestione) e numerose altre istituzioni. Sarà possibile visitarlo nel weekend dal 17 al 19 aprile e nei due successivi.

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One Thought to “Ponte delle Teste mozze, al via le visite”

  1. BELFAGOR

    IL CIPPO DELLE “ TESTE MOZZATE”
    In questi giorni è visitabile il ponte delle teste mozze “riscoperto” durante i lavori del tram.
    Il ponte prendeva il nome da un cippo che indicava l’ apertura di una fossa comune dove venivano buttati i corpi dei condannati a morte, fucilati o decapitati dal boia.
    L’8 luglio 1799 le autorità decisero che i cadaveri dei giustiziati dovevano essere seppelliti nel “nuovo cimitero” annesso alla chiesetta della Madonna del fiume, anziché in quello che si trovava presso l’ospedale di San Bartolomeo alla Cala, come era avvenuto fino a quel momento.
    In verità più che un cimitero, il luogo scelto per queste tumulazioni, era una fossa comune in cui venivano gettati alla rinfusa, dentro una botola posta nella piazzetta davanti alla chiesa, indiscriminatamente corpi di assassini, rei politici, ed innocenti vittime dell’iniquità della giustizia.
    A differenza di altri cimiteri, in questo di Santa Maria del Fiume, non vi era neppure una anagrafe delle tumulazioni.
    Tutto avveniva nella più completa indifferenza
    Davanti alla botola c’ era una piramide che aveva delle nicchie dove venivano poste le teste dei decapitati, un macabro monito ai palermitani per ricordare loro che fine facevano chi commetteva reati o si ribellava al governo.
    Nel novembre del 1881 un’esondazione del fiume Oreto, distrusse la vecchia chiesetta della Madonna del fiume, da tempo ribattezzata Chiesa dei Decollati, e i resti mortali che giacevano nelle fosse comuni, strappando definitivamente a queste povere anime l’ultimo luogo di riposo..
    In seguito, al posto del cippo, fu realizzata un piramide funerario che raffigura le anime purganti dei corpi decollati , posto, sembra, nel luogo esatto dove si apriva la botola dove venivano gettati i cadaveri .
    Si trattava di un piccolo monumento di grande valore storico che fu “abbattuto” da un mezzo pesante , tra l’ indifferenza generale, nel 2022.
    Si trovava tra via dei Decollati e corso dei Mille.
    Il piccolo monumento era da anni in una situazione di parziale abbandono: già era stato privato del bassorilievo che riproduceva le anime dei decollati con la Madonna e della Croce che lo sovrastava.
    Da tempo era stato segnalato al Comune e ai Beni culturali il suo cattivo stato di conservazione. Nessuno però era mai intervenuto.
    Sembra che i resti del cippo si trovano in qualche deposito .
    Se fosse vero perché non restaurarlo e ricollocarlo nel luogo dove si apriva la botola della fossa comune?
    Dopo il ponte sarebbe giusto ricordare anche quelle povere vittime, alcuni uccisi per le loro idee.

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