05 nov 2013

Dettagli e rendering della proposta di pedonalizzazione di via Maqueda


Che la “pedonalizzazione” sia l’argomento del momento è fuori discussione. Finalmente!

Improvvisamente come un fulmine a ciel sereno, tutti ne parlano e soprattutto tutti la invocano. In questi giorni si sono susseguiti grandi fermenti nelle zone del centro storico, dove gruppi di commercianti si sono riuniti per fare fronte comune e avanzare formale richiesta all’amministrazione affinchè anche le loro vie vengano coinvolte da questi provvedimenti di chiusura veicolare.

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A tal proposito è nato il Comitato promotore della pedonalizzazione di via Maqueda, iniziativa mossa da cittadini e commercianti per riconferire alla via il vecchio fasto di asse rappresentativo della città, che ha già avanzato una proposta tecnica al Comune di Palermo per avviare un provvedimento in modo sinergico.

Vediamo nel dettaglio di capire di cosa si tratta:

Premessa:

La proposta avanzata dal comitato ha i connotati di una soluzione temporanea, propedeutica ad un intervento strutturale definitivo da parte dell’amministrazione che, adesso, incontrerà una delegazione di essi per vagliare nella fattibilità l’intero intervento o eventuali modifiche. Il sindaco ieri ha anche dichiarato che entro Novembre arriverà l’ok definitivo alla pedonalizzazione  sull’asse in questione.

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Obiettivi:

  • creare eventi che possano dare alla città la rappresentatività che merita;
  • creare un percorso ciclabile, che possa dare vita a un futuro “bici tour” lungo le vie del meraviglioso centro storico;
  • creare condizioni tali da rendere piacevole, a turisti e cittadini, una passeggiata lungo la via con la sistemazione di panchine, alberi e tavolini.

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L’idea progettuale:

I marciapiedi saranno allargati a 3 metri e progettati con elementi componibili, in appositi cantieri o stabilimenti, e successivamente installati,  quindi, tempi di esecuzione sul posto abbastanza ridotti.
Sarà allestita una pavimentazione che non intacchi le antiche basole. Su questo “piano rialzato”, potranno essere sistemati alcuni elementi di arredo urbano come tavolini e sedute per i passanti e per i turisti. Anche l’illuminazione dovrà essere oggetto di restyling, con piccoli lampioni alti poco più di un metro o fari bassi da terra.
Lungo il  percorso sono stati pensati vasi nascosti all’interno della nuova pavimentazione, che potranno ospitare alberi di macchia mediterranea, come aranci.
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La carreggiata centrale sarà ridotta a quattro metri, per dedicarla a rappresentazioni di carattere culturale e a pista ciclabile. Solo in casi di estrema emergenza, la via, consentirà il passaggio di veicoli di soccorso.

Il prossimo 16 Novembre è in calendario l’incontro tra Comitato e Comune. Attenderemo sviluppi sulla questione. E intanto in C.so Vittorio Emanuele qualcosa si muove…

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51 commenti per “Dettagli e rendering della proposta di pedonalizzazione di via Maqueda

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  • MAQVEDA 17489
    06 nov 2013 alle 13:40

    E a questi chi si oppone? sarebbe un bel tocco di colore

    @Pietro Bolenares

    continuo a trovare assolutamente inconsistenti le motivazioni che lei adduce per un filare di alberi a tutti i costi in via Maqueda. Nemmeno il Cassaro è uniformemente barocco, e come la via Maqueda si presenta parecchio disomogenea. Eppure. L’unico tratto per così dire disastrato, è solo quello che dalla via Sant’Agostino arriva alla discesa dei Giovenchi, a causa dei palazzoni sul rione ex Conceria e un altro paio di inserimenti moderni. Per il resto la strada è praticamente come si presentava 100 anni fa.
    E’proprio vero, ci stiamo arrabattando per niente, la sovrintendenza non permetterà mai una scelta del genere. Le fioriere si, ma gli alberi la trovo una cosa fortunatamente molto difficile.

  • Pietro Bolenares 0
    06 nov 2013 alle 14:02

    @MAQVEDA

    Lei sa benissimo – basta percorrerla tutta – che gli interventi su Via Maqueda non sono limitati a quelli dell’ex Rione della Conceria ed ad un altro paio di inserimenti moderni, ma evidentemente per difendere la sua tesi sulla quale non sembra ammettere critiche e dissenso preferisce… non credere ai suoi occhi!

    Quanto all’inconsistenza delle mie motivazioni non è cosa grave: la mia fortuna (e di tutti quelli che hanno al bontà di leggerci) è che sono abbondantemente controbilanciate dalla straordinaria consistenza delle sue.

  • MAQVEDA 17489
    06 nov 2013 alle 16:26

    Beh, mi sembra di notare che anche lei non accetta che la sua tesi sia controbattuta da qualcun’altro, e pur di renderla veritiera si aggrappa a tesi del tutto opinabili. Foto alla mano ho visto motlissimi condizionatori, vetrinoni e paraboliche sparire dai prospetti di via Maqueda, non per ultimo dal recente intervento ad angolo con salita Castellana. Noto un pizzico di sarcasmo che davvero mi rattrista, visto che io ho semplicemente esposto la mia opinione, seppure per una volta, diversa dalla sua.

    Via Maqueda non è mai stata uniformemente barocca come asserisce lei. Ai grandi palazzi, alle chiese e ai conventi si sono sempre alternate architetture più povere che non hanno mai mostrato cartocci, stucchi e altri capricci. Ciò sta a significare che nemmeno in pieno seicento è stata tutta questa omogeneità come prima da lei affermato, nonostante resti indubbio che durante l’ottocento questa immagine sia stata sfrondata.
    Ma in ogni caso, il problema da lei sollevato non lo vedo neanche. Se è tutta barocca allora è giusto lasciarla a vista, se al barocco si alterna il neoclassico, l’accademismo ottocentesco e quant’altro allora è giusto nasconderla. Mi scusi ma non condivido assolutamente questa idea.

    Vediamo un po’.
    Piazza Verdi e le vie Torino e Trieste alle due estremità. Spariti intorno alla fine dell’800 gli originari quartieri di San Giuliano e dello Stazzone, sono oggi presenti strade e piazze elegantemente realizzate tra fine ottocento e primi novecento.
    Partendo dalla piazza Verdi e proseguendo verso i Quattro Canti sono visibili ancora gli originali isolati realizzati dopo questi sventramenti.
    Sperata la via Trabia con i suoi palazzetti ancora originali, seppure degradati, c’è a sinistra palazzo Leonvago, la chiesa della Mazza, palazzo Mazzarino, palazzo Maurigi. A destra il barocco palazzo Sartorio e il collegio di San Rocco.

    Arriviamo quindi al tratto incriminato con i tremendi palazzoni che sorgono sulla ex Conceria e due bruttissimi edifici moderni ad angolo con le vie Bandiera e Sant’Agostino. Nei miei sogni più inconfessabili ammetto che demolirei tutto in favore di un ripristino del vecchio rione, ma mi rendo conto che è troppo.
    Io sono favorevole al progetto Quaroni, quindi non lo vedo in chiave negativa.
    Di fronte questo, in forme un po’ squallide dopo la ricostruzione, sorge ancora palazzo Cavarretta ad angolo con la via Bandiera. Ma un restauro tipologico potrebbe porre rimedio anche a questo.

    Dalle discesa dei Giovenchi a destra e dalla via Venezia a sinistra, riprende la cortina edilizia originaria, che oltre a edifici minori comprende come saprà la chiesa di Santa Ninfa con l’ex Convento e il palazzo Rudinì ad angolo con il Cantone.
    Di fronte dalla via Venezia altri edifici d’epoca minori, il palazzo Judica ad angolo con la salita Castellana e il palazzo Costantino, quest’ultimo tardo barocco tendente già al neoclassico.

    No, ha ragione, accanto palazzo Costantino sorge un altro inserimento moderno, secondo me assolutamente sobrio e dignitoso, che necessiterebbe solo di un drastico restauro.

    Superata piazza Vigliena abbiamo palazzo Guggino e il palazzo Pretorio, San Giuseppe e il suo ex convento, piazza Bellini e la casa Martorana.
    Oltre via Calderai a sinistra il palazzo del barone Petyx, San Nicolò e tutta una cortina edilizia minore rimaneggiata nel XIX secolo, ma pur sempre d’epoca e dignitosissima che arriva sino al palazzo Balsamo ad angolo con via Divisi (questo rimaneggiato nell’Ottocento).
    A destra dalla via Ponticello, oltre edifici d’epoca, il palazzo del Marchese Gallidoro, il palazzo del Bono, i palazzi Comitini, Santa Flavia, Chiarandà, Fatta e per ultimo, dopo un un vecchio povero isolato, il palazzo Filangeri di Cutò.
    A sinistra palazzo Sant’Elia, seguito da un edificio risalente agli sventramenti della via Roma e la chiesa e l’ex convento dell’Assunta. Infine palazzo Jali ad angolo con la via Torino, a cui seguono edifici dei primi anni del ’900.

    Nelle vicinanze di Porta di vicari sussistono ancora gli originari edifici che delimitavano il rione dello Stazzone su questa strada.

    Ovviamente so benissimo che lei conoscerà via Maqueda tanto quanto me, e che questo tour è stato inutile, ma non mi pare di aver omesso squarci o scempi.
    Il problema è che lei tenta di convincermi che è giusto parlando di una persa omogeneità stilistica, io invece parlo di integrità di un’immagine ben successiva l’epoca barocca,immagine che più o meno incolume ha superato la guerra, ha superato il degrado, e con un ulteriore sforzo da un punto di vista dei restauri può tornare al suo splendore, seppure con qualche piccola cicatrice.
    Mi parla di tende, parabole e condizionatori. Al degrado si rimedia restaurando e regolamentando, non coprendo.
    Tra le altre cose, chi conosce un minimo Palermo dovrebbe sapere che di omogeneità non si può parlare probabilmente quasi da nessuna parte, visto che la nostra città è il risultato bellissimo di una grande accozzaglia di stili, frutto di eterni rimaneggiamenti e ristrutturazioni.

    Detto questo, spero senza rancore, la chiudo, visto che siamo ad un punto morto. Aggiungo solo che se si dibatte va da se che si parte da idee differenti. Lei ha provato a convincere me, io ho provato a convincere lei, nessuno dei due ha persuaso l’altro, ma il sarcasmo è stato assolutamente fuori luogo. Saluti

  • Pietro Bolenares 0
    06 nov 2013 alle 17:29

    @MAQVEDA

    Il “sarcasmo” Lei se lo è cercato: esprimere un giudizio di inconsistenza delle opinioni altrui, non mi pare, francamente, voler discutere, ma semplicemente sminuire l’eventuale interlocutore. In tutto questo, la “cosa bella” (o “brutta”, faccia Lei) è che l’alberatura di Via Maqueda, io l’ho proposta in “termini dialettici” e con più di qualche cautela (basta rileggere sopra quanto ho scritto nel mio primo intervento); Lei, invece, ha espresso un insindacabile NO sulle base di rispettabilissimi convincimenti che, però, sono, appunto, i Suoi e non “verità divinamente rivelata” da accogliere umilmente e silenziosamente o, magari, con accendini accesi e standing ovation!

    Per il resto, ritengo che proprio la Sua puntuale e contenutisticamente ineccepibile descrizione dello “stato dell’arte” di Via Maqueda rafforzi il mio convincimento che essa non è Barocca tout court, ma PREVALENTEMENTE Barocca, con innumerevoli variazioni rispetto all’”idea barocca” che l’aveva generata. Da ciò la mia opinione – che confermo – relativa d un approccio più libero e non eccessivamente abbarbicato al passato (alquanto idealizzato), rispetto alla pedonalizzazione di Via Maqueda. Ma io, si badi bene, non sono un “esperto” (dai quali, comunque, cordialmente diffido) e non ho verità ultime da perorare, diffondere e, men che meno, inculcare a chicchessia.

    Si stia bene. In ogni caso, io mi fermo qui.

  • MAQVEDA 17489
    06 nov 2013 alle 18:31

    Faccio notare in ultimissima che è stato lei e non viceversa a prendere il mio commento tra i tanti, rispondendomi in via diretta, come a cercare di convincere me in prima persona, e non viceversa.
    Se apre una discussione con un singolo che la pensa diversamente, deve anche aspettarsi che questo possa fare di tutto per dire semplicemente ciò che pensa, battendosi per le sue idee, senza se e senza ma, giuste o sbagliate che siano.

    Se le tesi che l’interlocutore mi fornisce non mi convincono, io lo dico chiaramente, non ci trovo nulla di male. Si è sentito sminuito? E’ stato il termine “inconsistente” a infastidirla? me ne dispiaccio, la prossima volta cercherò un sinonimo che risulti meno “pungente”, visto che ha sortito questo effetto.
    Non era mia intenzione sminuire, semplicemente intendevo quello che ho detto, le sue tesi non mi convincono, non hanno PER ME (un assoluto nessuno mischiato con niente, un semplice cittadino come lei che passa il suo tempo libero a scrivere sui blog, e lo faccio pure male visto che non posseggo nemmeno minimamente il suo linguaggio così forbito) consistenza, in quanto si basano su problematiche assolutamente rimediabili e reversibili. Non mi sembra di averla presa a parolacce. Tra l’altro inconsistenti ho definito le motivazioni a supporto della sua opinione, non la sua opinione in genere, il che per me è ben diverso.

    Io non ho nessuna presunzione, è un’idea che si è fatta lei di me.
    Ma se battersi per le proprie idee significa presunzione, allora si, sono il primo dei presuntuosi. Se nulla che il mio interlocutore possa dirmi fa vacillare in me la convinzione della bontà delle mie idee non mi sento per nulla motivato a cambiarle.

    Siccome qui non si può parlare di torto e ragione, a lei piace a me non piace, non vedo perchè avrei dovuto mostrarmi meno drastico nella mia idea.

    Per fortuna chi mi conosce in prima persona sa che sono solo mosso da amore, e non dal desiderio di fare il maestrino.

    Se lei si è fatto convinto che mi senta un esperto, il portatore della verità assoluta in terra, di sapere quale sia il destino migliore per la mia città, è un problema solo suo. Mi era sembrato un innocente dibattito, ma evidentemente non è stato cosi visto l’orribile affronto che si è sentito rivolgere.

    Ora davvero, discorso chiuso.

    Cordiali Saluti.

  • Irexia 675
    06 nov 2013 alle 19:07

    In una via pedonalizzata vorrei che, se proprio devono rimanere dei marciapiedi, questi siano molto bassi in modo che persone in carrozzina e a mobilità ridotta possano facilmente entrare nei negozi, anche senza bisogno di un accompagnatore; se poi devono rimanere le basole spero che la camminata venga messa in sicurezza per evitare anche solo il rischio di fare un volo inciampando nelle basole basculanti.
    In realtà mi piacerebbe che il piano di calepstìo fosse unico, senza ostacoli o gradini in modo che tutti si possano muovere in piena libertà come succede in tutte le città europee, come è in via principe di belmonte!

  • gkm 94
    07 nov 2013 alle 22:06

    concordo con maqveda, assolutamente no ad alberi in questa via. ci sono altre vie e luoghi più adatti a Palermo su cui avere “dialettica”.


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