01 ago 2013

Un acquario al posto del mercato ittico: maxi investimento privato per Palermo?


Circola in questi giorni una notizia interessante, che di certo dividerà cittadinanza e istituzioni tra polemiche e pareri favorevoli. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore:

Gli imprenditori palermitani si candidano a cambiare Palermo. E lo fanno con un progetto già presentato qualche tempo fa e che ora sta entrando nella fase operativa: costruire un acquario suol modello di quello genovese e recuperare alla città una vasta area del water front. Alla base un principio: le opere non saranno realizzate con fondi pubblici ma grazie al project financing.

A distanza di quasi due anni dalla presentazione delMasterplan per Palermo (interamente finanziato dagli imprenditori) da parte di Confindustria Palermo si cominciano così a intravedere i primi fatti concreti e ciò anche grazie alla disponibilità dell’amministrazione comunale guidata da Leoluca Orlando il quale in più di un’occasione si è impegnato pubblicamente a sostenere le iniziative degli imprenditori immaginando una trasformazione urbana anche in vista della candidatura di Palermo capitale della cultura nel 2019.

Il punto di partenza individuato dagli imprenditori per cominciare a rendere concrete le idee progettuali individuate a suo tempo è di intervenire sul Mercato ittico: tra gli interventi pensati a suo tempo c’è anche quella della Fiera del Mediterraneo e l’ampia area della Zisa dove si trova il castello arabo-normanno ma soprattutto gli ex fabbrica Ducrot (già attive come fabbrica di mobili Golia ai tempi dell’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891/92 e successivamente dirette dall’ingegnere francese Vittorio Ducrot, che nel 1899 aveva iniziato una collaborazione col massimo esponente del Liberty Ernesto Basile), oggi Cantieri culturali.

Obiettivo Cala. Il comitato coordinato dal vicepresidente di Confindustria Palermo Luciano Basile, che si è riunito nei giorni scorsi ha dunque individuato una parte del water front cittadino, quella che sta incuneata tra la Cala (il porto turistico di Palermo) e il sito archeologico del Castello a Mare negli ultimi anni recuperato dall’Autorità portuale. L’idea su cui sta ragionando anche l’amministrazione comunale è quella di trasferire altrove il mercato ittico che attualmente si trova in quell’area e costruire al suo posto l’acquario e altri servizi per il tempo libero, restituendo ai palermitani e ai turisti la fruizione di un pezzo importante del water front.

Il modello, si diceva, è quello di Genova: «La riunione dei giorni scorsi – spiega Basile – ha consentito di approfondire quale tipo di opera da realizzare, a quale modello ispirarsi, con quale forma e quali soggetti coinvolgere». Tutti aspetti che saranno definiti nei prossimi mesi, dopo aver dato l’incarico a un progettista di livello internazionale che abbia già realizzato un’opera importante, per esempio l’acquario di Genova, per redigere un progetto di massima. Alla luce di queste valutazioni un nome su cui gli imprenditori palermitani sembrano puntare è proprio quello di Renzo Piano anche perché è condivisa già l’idea che ha ispirato la progettazione dell’acquario genovese: abbattere i muri tra il mare e la città e consentire una migliore fruizione del water front per il momento fortemente penalizzato. Un altro nome che che circola è quello dell’architetto Ettore Piras che dell’Acquario di Genova è stato direttore ai lavori.

«Dopo questa fase – spiega ancora Basile -, sarà possibile costruire un business plan con il quale iniziare un’interlocuzione con partner finanziari ed istituzionali per poi poter passare alla fase esecutiva. Di certo si tratta di una grande opera ambiziosa che sarebbe fondamentale per il rilancio dell’economia della città e dell’isola».

Molti si chiederanno se questo tipo di interventi è veramente ciò di cui ha bisogno Palermo per rilanciarsi. Noi riteniamo che non sia ovviamente questo, ma sicuramente ANCHE questo. Un acquario nel waterfront di Palermo non solo darebbe un forte impulso al turismo – pensiamo solo al fatto che l’anno prossimo attraccheranno al porto più di 60 navi da crociera – ma anche alla riqualificazione del tratto di costa dalla Cala al porticciolo di Sant’Erasmo. Certo, non dimentichiamo ovviamente che tra il dire e il fare, a Palermo, c’è l’amministrazione comunale, la burocrazia, gli interessi mafiosi, i comitati di quartiere e tutta una sfilza di fattori deterrenti che non renderanno di certo facile l’impresa. Staremo a vedere cosa succederà, nel frattempo continueremo a tendere l’orecchio in attesa di novità.


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26 commenti per “Un acquario al posto del mercato ittico: maxi investimento privato per Palermo?

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  • Luca S. 129
    01 ago 2013 alle 14:33

    Totalmente d’accordo con Irexia, che mi ha preceduto nel commento. Anche io la penso come Ing. Giacomo e Irexia.

    Per il semplice motivo che la destinazione d’uso piu’ “spontanea” per cosi’ dire della cala e del mercato ittico (sperando che l’edificio sia abbattuto) e’ quella di realizzare in quella zona un bel parco che possa permettere di usufruire proprio del castello stesso in modo efficace.
    Offuscarlo con un acquario la trovo una scelta assolutamente tipica dei cementificatori professionisti.

    La zona Bandita a mio parere e’ da riqualificare del tutto, e francamente non vedevo di buon occhio un acquario, i cui costi di gestione sono veramente enormi. Andrei personalmente su una riqualificazione della spiaggia, del parco che esiste, e cercherei di creare una nuova (vecchia, come prima del sacco edilizio in fondo) zona di balneazione alternativa a Mondello. Se poi consideriamo che si parla di riorganizzare il San Paolo palace come residenza universitaria, direi che l’area potrebbe svilupparsi da sola con lo spirito di iniziativa dei giovani.
    renderi tutto ciclabile, allargherei la carraggiata a tal proposito. Fine. Nessun mega impianto, nessun mega progetto. Solo interventi low-cost volti a rivalutare l’aspetto paesagistico e naturalistico. Punterei appunto su giovani e turismo.

  • punteruolorosso 1910
    01 ago 2013 alle 15:23

    ok leggendo irexia ho cambiato idea. non sapevo che ci fossero strutture del castello a mare sotto il mercato ittico. mi associo alla schiera dei detrattori. e in effetti il mio dubbio maggiore riguardava semmai il ripristino del castello a mare con dei canali al posto delle depressioni piene di erbacce che ci sono adesso. qualcuno mi dica se questi canaloni erano prima pieni d’acqua. in tal caso andrebbero ripristinati come i navigli a milano

  • Athon 879
    01 ago 2013 alle 21:02

    A quanto pare siamo tutti d’accordo sul fatto che il Mercato ittico e il palazzo Brancagel siano orribili.

    Che si discuta del fatto di abbattere almeno una delle due strutture è già di per se positivo.

    Sul progetto dell’acquario sono d’accordo. Mi piace.

    Tuttavia oltre gli acquari esistono anche altre interessanti alternative.

    Vorrei segnalare l’esistenza, in varie città del mondo, dei cosiddetti “GIARDINI DELLE FARFALLE” o “Case delle farfalle” o “Butterfly Park” o “Butterfly zoo”.

    In Italia abbiamo quattro giardini zoologici delle farfalle: uno in Friuli Venezia Giulia, un altro in Toscana, un altro ancora in Veneto ed infine uno in Lombardia. In tutti e quattro i casi si tratta di “giardini” parecchio modesti, soprattutto se paragonati con quelli realizzati all’estero, in particolare negli Usa.

    All’estero, in molti casi, tali Butterfly Park hanno sede in grandi strutture molto belle. All’interno, immerse nel verde, svolazzano milioni di farfalle di diverso tipo. Lo spettacolo è incredibile.

    Visto che, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, forse a Palermo c’è la volontà di investire in qualcosa del genere, e considerato che Genova ospita già l’acquario più grande d’Italia, magari a Palermo si potrebbe creare qualcosa di nuovo nel panorama italiano, ovvero il BUTTERFLY PARK PIU’ GRANDE E BELLO D’ITALIA.

    Ad ogni modo, anche un “già sentito” acquario mi troverebbe entusiasta.

  • Athon 879
    01 ago 2013 alle 21:13

    Oh…oh…

    …anch’io ho appena letto il commento di Irexia e di colpo ho cambiato opinione.

    Neanch’io, come punteruolorosso, sapevo dell’esistenza di strutture del Castello a mare sotto il Mercato ittico.

    Ma quale acquario se ci sono elementi del Castello?!? Vanno riscoperti e valorizzati questi ultimi, assolutamente.

  • cirasadesigner 1023
    02 ago 2013 alle 7:41

    Palermo è questa… Tutto e il contrario di tutto, non voglio giudicare le singole proposte, ne tanto meno dire chi ha ragione o no, ma la cosa che mi preme sottolineare e che Palermo ha bisogno di una scossa, di un elettroshock, e vi prego abbiate almeno l’ardine di pensare a cose che facciano davvero la differenza altrimenti non vedremo mai la luce, Se i Newyorchesi avessero ragionato come noi , non sarebbe mai nata New York, come la conosciamo, se a Barcellona non avessero realizzato quello che hanno fatto, non parleremo di quella città come di un esempio lo stesso Lisbona, quindi penso che davvero si debba pensare alla grande anche perché non vedo che differenza ci possa stare a livello di principio tra una parco di farfalle e un acquario, sempre in cattività sarebbero…

  • Pietro Bolenares 0
    04 ago 2013 alle 9:03

    Concordo, in gran parte, con l’intervento di Irexia.

    Quanto ai “resti storici” sotto l’attuale mercato ittico, ritengo che i fatti siano i seguenti.

    Negli anni 1922-23, si è proditoriamente, cinicamente o ottusamente distrutto il Castellammare – che delimitava scenograficamente la Cala verso Nord – e nel 1933, progettato il mercato ittico, si pensò di togliere l’”impaccio” della chiesetta di Santa Maria di Piedigrotta (in tardo stile rinascimentale costruita fra il 1565 e il 1579); quel che non poté, almeno nell’immediato, una quasi “onnipotente” burocrazia, potè la ferocia della guerra: la chiesetta citata fu distrutta dai bombardamenti aerei del 1943. “Naturalmente”, nella fase di “ricostruzione” (sic!) postbellica venne abbattutto anche il superstite campanile dell’edificio di culto e la grotticella oggetto della venerazione mariana venne “sepolta”(quella grotticella, appunto, che è ancora esistente sotto il piano di calpestio dell’attuale mercato ittico).


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