22 set 2010

Il “Chicago Tribune” sul traffico di Palermo


Per la serie “figuracce internazionali”, siamo riusciti ad attirare l’attenzione del Chicago Tribune, noto quotidiano d’oltre oceano. L’articolo è scritto da Michael Dresser di “The Baltimore Sun”. Vale la pena di esplorarne il contenuto, per questo lo abbiamo tradotto. Buona lettura!


IL TRAFFICO DI PALERMO DESTA L’APPREZZAMENTO DI BALTIMORA

I viaggi all’estero sono illuminanti in tema di mobilità

E’ stato così bello tornare, la settimana scorsa, al flusso di traffico ordinato e tranquillo di Baltimora. Si, questa affermazione sembrerebbe indicare che sono uscito fuori di testa, ma cercate di capirmi, sono appena tornato da Palermo, capitale della Sicilia – l’isola alla punta dello stivale italiano. Ora, Palermo è una citta adorabile – vibrante, antica e piena di vita – ma per comprendere come ci si senta a camminare per le sue strade, immaginate di essere un cervo della Pennsylvania centrale al primo giorno della stagione di caccia. E’ un po’ come una versione di New York in cui ogni automobilista è un tassista. La regola di guida principale sembra essere: PERCHE’ USARE I FRENI QUANDO PUOI STROMBAZZARE IL CLACSON?
Mentre però le auto sono almeno prevedibili, le moto e gli scooter sembrano provenire dal nulla schizzando da tutte le parti per le strade congestionate. Così quando mia moglie e io siamo scesi dal nostro treno alla Penn Station e aspettavamo il bus, siamo rimasti colpiti da quanto placide sembrassero le (nostre) strade. Neanche un clacson durante il tragitto per tornare a casa, dopo due settimane di viaggio tra Portogallo e Sicilia – un soggiorno durante il quale nessuno di noi ha guidato un veicolo a motore. Abbiamo invece viaggiato con mezzi pubblici in molte forme – treno, metropolitana, aliscafo, autobus grandi e piccoli, elevador (un mezzo di trasporto dei quartieri pianeggianti di Lisbona) e funivia (una sorta di impianto di risalita che porta dalla scogliera di Taormina, alla spiaggia di Mazzarò). Non siamo andati a cavallo, anche se siamo passati in alcune macellerie di Palermo dove la loro carne era in vendita. Non è stato un viaggio di lavoro, ma uno scrittore in materia di trasporti non poteva certo fare a meno di trarre alcune considerazioni.
In primo luogo, ci sono diversi modi attraverso i quali una società può rendersi più accogliente per i visitatori stranieri (e il loro denaro) che fornire servizi efficienti e un trasporto pubblico comprensibile e largamente diffuso sul territorio. Anche se è forse la parte più povera d’Italia, la Sicilia ha superato il test durante le quasi due settimane che abbiamo passato lì. Anche se ci trovavamo nel villaggio più isolato di una remota isola a nord della Sicilia, abbiamo potuto prendere un bus ogni ora nella piazza di fronte la chiesa. Con nostra sorpresa gli autobus erano pure in orario! Un concetto che dovremmo importare anche in Maryland.
Tuttavia, sarebbe sbagliato ritenere la Sicilia un metro di paragone in termini di efficienza dei trasporti. I treni intercity erano terribilmente lenti, e i quelli a lunga percorrenza (per fortuna quelle utilizzate da altri) sono stati soggetti a ritardi di ore. Ci siamo sentiti come a casa.
La Sicilia, come altre destinazioni nel bacino del Mediterraneo, possiede aree che non reggono il confronto con gli Stati Uniti. In molti bagni pubblici mancano i sanitari e la carta igienica è scarsa. Ma a Catania, la seconda città più grande di tutta la Sicilia, abbiamo riscontrato un’eccezione: servizi igienici di una pulizia impeccabile in una affollata stazione ferroviaria.
La pecca, se così possiamo chiamarla, è stata che si dovevano pagare 70 centesimi per entrare in questo perimetro incontaminato. Un addetto si occupava di mantenere i bagni pulitissimi e profumati. Forse sì, sono rimasto assorto un attimo nel condurre la mia ispezione (dei servizi igienici), perché (di solito) i bagni pubblici sono tenuti malissimo. Essendo tornato alle squallide toilettes della stazione di Penn, non potevo non provare un pò d’invidia per i viaggiatori in Sicilia. Forse, quando la stazione di Baltimora sarà rinnovata, bisognerebbe fare un pensierino su un addetto pagato da impiegare nei bagni pubblici. Questo potrebbe costituire un sacrificio per gli indigenti che gravitano attorno agli hub dei trasporti, ma pochi viaggiatori paganti potrebbero dare a malincuore qualche spicciolo per aver garantite buone condizioni igieniche. Per tutti quegli americani che intendono recarsi all’esterno, è bene far prima qualche ricerca. Ad esempio, sarebbe stato utile sapere che i bus interrurbani in Sicilia non offrono servizi igienici – come trovereste persino in Uruguay – prima di ordinare quella seconda birra al Big Bus Bar di Palermo. Le guide tendono a sorvolare questi aspetti così delicati, perciò chiedere a un viaggiatore esperto o fare le giuste domande su un buon sito di viaggio come Lonely Planet’s Thorntree, potrebbe fornirvi le informazioni di cui avete bisogno. Dove ad esempio sono necessari gli orari, potrete raccogliere molte informazioni utili prima della partenza usando Internet. Per esempio, una ricerca su Google mi ha messo in mano gli orari dei bus dell’isola di Salina molto tempo prima che partissimo dall’aeroporto di Philadelphia per Lisbona. Quel volo USAirways, per inciso, è una benedizione per chi vuole staccare la spina dal proprio mondo affrontando un viaggio relativamente breve. Lisbona non è solo una delle capitali europee più vicine alla costa orientale degli USA, è anche una destinazione perfetta in sè. Una volta lì, il trasporto pubblico vi porterà ovunque vogliate andare. Per prendere il nostro volo a Philadelphia, abbiamo preso un treno alla stazione della trentesima strada. Poi ci siamo trasferiti in aeroporto con la metropolitana. Costo? 7$ a persona.
Una stranezza della nostra esperienza di viaggio, è che di tutti i nodi di trasporto che abbiamo visitato – compresi gli aeroporti di Philadelphia, Lisbona, Madrid e Palermo – le misure di sicurezza più rigide le abbiamo trovate proprio alla stazione della trentesima strada. O i responsabili della sicurezza hanno ricevuto specifiche e credibili prove di un imminente attentato, oppure si è verificato un cattivo allocamento delle risorse antiterrorismo negli USA.
Se c’è una cosa che è rimasta dei nostri viaggi, è quanto gratificante e stimolante possa essere viaggiare da soli in un posto di cui non conosci la lingua. In Portogallo e in Italia, così come nella maggior parte dei paesi in cui abbiamo viaggiato, la gente si sforzava di essere utile. Si può solo sperare che quando i visitatori di altri paesi verranno a Baltimora, saranno trattati così come lo siamo stati noi. Se lo saranno, scopriranno che arrivare è appena la metà del divertimento!

FONTE ORIGINALE


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25 commenti per “Il “Chicago Tribune” sul traffico di Palermo

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  • Roberto1 521
    23 set 2010 alle 13:46

    Come quelli che non fanno la raccolta differenziata perchè “tanto va a finire tutto a Bellolampo”. Hai presente i muli con i paraocchi !? Matteo hai ragione al 100%.

  • Paco 7942
    23 set 2010 alle 17:37

    Gi quoto matteo O. e Roberto1.

    Insopportabili quelli della differenziata, cmq queste storie sono i dipendenti dell’AMIA a farle uscire, secondo me la raccolta differenziata li fa lavorare di più e di conseguenza si inventano storie perchè la gente non la faccia.

  • ML 1
    23 set 2010 alle 18:11

    Servizi della stazione ferroviaria di Bagheria: ingresso a gettone, 40 centesimi e vi si aprirà un mondo…quasi hotel cinque stelle…è questione di idee, ma anche di progettazione e di corretta gestione del denaro pubblico…

  • Reyad 8
    24 set 2010 alle 13:32

    Bravo Matteo, i palermitani sono così, hanno questo pessimismo esagerato che non capisco da cosa deriva. Se il palermo calcio perde una partita già parlano di lotta per la salvezza, figuriamoci quando si parla di lavori pubblici e altre cose di cui i risultati positivi si vedono molto più raramente rispetto a quelli della nostra amata squadra.

    Che siamo veramente indisciplinati al volante è la verità, le precedenze non esistono, la gente è abituata a questa “giungla” e si comporta di conseguenza.

  • Otto Mohr 47
    24 set 2010 alle 13:43

    @Matteo O.
    Sei riuscito a centrare il difetto di noi Palermitani…è tutto vero! Ma siccome c’è anche gente che la pensa diversamente io dico a tutti i partecipanti del blog: “Yes we can!”


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