Articolo
15 dic 2017

Stand Florio: al via i lavori di riqualificazione

di Mobilita Palermo

Sono iniziati ieri i lavori di riqualificazione dello “Stand Florio” di Palermo, una delle strutture del bando “Fari, torri ed edifici costieri 2016”. Dopo i lavori nasceranno un caffè letterario, una sala lettura (che sarà utilizzata anche per eventi mostre temporanee e con un piccolo spazio libreria) e un’area divulgativa/culturale per presentazioni, lectio, giornate formative. Il progetto di valorizzazione prevede anche il recupero del giardino e delle aree esterne che diventeranno un’area ristorazione, uno spazio per eventi culturali e sociali, un palco e un’arena per 300 posti, una concert hall per 300 posti e una grande agorà per mostre temporanee, esposizioni, fiere e presentazioni. La società Servizitalia srl, palermitana, si è aggiudicato il bando. Il contratto è stato firmato lo scorso 14 luglio. L'edificio faceva parte di un più ampio complesso immobiliare, che comprendeva anche il Kursal sul mare, ed è uno bellissimo esempio di palazzina in stile liberty mediterraneo era stato sequestrato dai vigili urbani del nucleo patrimonio artistico su ordine della magistratura. Adesso la nuova società, amministrata da Fabio Vajana, sul progetto approvato dalla Soprintendenza farà rifiorire circa 4000 mila metri quadrati di spazi che saranno destinati alla cultura, al turismo e all'ospitalità grazie alla concessione di valorizzazione fino a 50 anni prevista dal bando di gara. Lo Stand Florio è dotato di un chiostro in stile islamico moresco a pianta ottogonale e viene anche chiamato dai palermitani "Taverna del Tiro" perché per molti anni è stato utilizzato per le gare di tiro della nobiltà cittadina, prima di divenire un magazzino merci durante la seconda guerra mondiale. "Certo è una scommessa, ma abbiamo bisogno che anche la pubblica amministrazione sia la Regione che il Comune credano nel rilancio della fascia costiera orientale", ha detto Fabio Vajana amministratore della società Servizitalia". Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Segnalazione
06 lug 2017

La guerra dei porticcioli (2parte): Tanto rumore per…….. nulla

di belfagor

Il 21/12/2016 su “MobilitaPalermo” fu pubblicato un articolo che descriveva lo scontro tra il Comune di Palermo e l’ l’Autorità Portuale a causa del PRP e sulla gestione dei porticcioli di Palermo. Giovedi 29 giugno 2017 il TAR di Palermo ha (forse) messo la parola fine su tale annoso,e sotto molti aspetti poco edificante, conflitto. “I giudici della prima sezione del Tar di Palermo (presieduta da Calogero Ferlisi, consigliere Aurora Lento, estensore Roberto Valenti), hanno accolto il ricorso presentato dall'Autorità Portuale, assistita dall'Avvocatura dello Stato di Palermo, dando il via libera al piano regolatore del Porto di Palermo”. In parole povere, tra l'ex sindaco Diego Cammarata e l'autorità portale del tempo, diretta da Nino Bevilacqua, era stata firmata un'intesa per il via libera del PRP e per la gestione del porto e anche dei porticcioli turistici. Il sindaco Leoluca Orlando aveva impugnato questa intesa e con una serie di provvedimenti del consiglio comunale aveva rimessa in gioco l'intera gestione delle strutture portuali. Ma facciamo un passo indietro è torniamo al lontano 8 Luglio  2008 quando viene presentato il PRP ,cioè il nuovo Piano regolatore del porto. Tale piano non viene elaborato dal Comune ma dall’Ente Porto che ,di fronte al consueto immobilismo dell’amministrazione di Palazzo delle Aquile, decide di intervenire nominando  una commissione, guidata dal Prof. Maurizio Carta che stila il “Waterfrontpalermo: un manifesto-progetto per la nuova città creativa”. Certamente si tratta di un lavoro molto ambizioso e di alta qualità, che non si limita a “progettare” il Waterfront ( cioè  le coste e la parte della città di fronte al mare) ma affronta l’annoso problema del rapporto della città con il suo mare e il futuro dei suoi porticcioli.  Alla presentazione del PRG il presidente dell’Ente Porto , Ing. Bevilacqua dichiara: ” I lavori, alcuni dei quali già in corso, termineranno in tempi brevi, massimo dieci anni. Il progetto è incentrato sull’identificazione di Palermo come scalo turistico, affiancato dal porto di Termini Imerese per buona parte del traffico merci. Il piano prevede anche la creazione di un Parco archeologico urbano nel Castello a Mare, la costruzione di un porticciolo turistico a Sant’Erasmo, il recupero della Cala, mentre una parte dell’approdo Acquasanta verrà dedicato alla cantieristica minore.  Infine, il problema del traffico verrà risolto grazie alla costruzione di una galleria sotterranea “ L’integrazione della viabilità proposta dal nuovo PRP di Palermo con il sistema dell’accessibilità alla scala urbana prevede una nuova viabilità carrabile portuale legata al traffico commerciale, fortemente interconnessa con la viabilità esterna che, collegandosi direttamente tramite una galleria con la circonvallazione di Palermo, libererà la via Messina Marine e la via Francesco Crispi dai mezzi pesanti che oggi congestionano i principali accessi al porto”. Per quanto riguarda i finanziamenti il Presidente Bevilacqua dichiara” Cento milioni di euro sono già pronti per essere investiti.”.   Che il Presidente dell’Ente Porto fosse troppo ottimista lo dimostra il fatto che dovranno passare ben 3 anni ( novembre 2011) prima che tale piano venga approvato dal Consiglio Comunale . Nel 2012 ritorna sindaco ( per la quarta volta) Leoluca Orlando Cascio. Come primo atto fa revocare, dal nuovo consiglio comunale, il PRG approvato  solo qualche mese prima dal vecchio consiglio. Ma nello stesso anno il TAR “revoca  tale revoca” ,decisa in giugno dal nuovo Consiglio comunale, perche mette a rischio “l’avanzato stato del procedimento di approvazione di uno strumento complesso qual è il prg del porto e la conseguente perdita dei fondi europei ,senza essere supportato da adeguate e specifiche motivazioni”.   Ma la sentenza del TAR va oltre. Perché ribadisce che la competenza dei porticcioli di Sant’Erasmo, Arenella e dell’Acquasanta è dell’Autorità portuale perché il “decreto ministeriale del 22 novembre 2005, che individua la circoscrizione territoriale dell’Autorità portuale, comprendendo anche i porticcioli dell’Acquasanta, dell’Arenella e di Sant’Erasmo,è ormai “inoppugnabile” Capito chiuso? Purtroppo no Nel 2013 ,Il Consiglio superiore dei lavori pubblici  approva il piano regolatore del porto di Palermo. Ma il sindaco Leoluca Orlando non ci sta, punta il dito contro i vertici dell’Autorità portuale e scrive al premier Enrico Letta affinché appuri se ci sono stati comportamenti irregolari nel corso dell’iter burocratico partito nel 2000. Ormai siamo a un braccio di ferro,senza esclusioni di colpi, tra il Comune di Palermo ( Orlando) e l’autorità portuale, una vera guerra. Una contesa per stabilire a chi spetti la titolarità sui porticcioli turisti di Sant’Erasmo, dell’Arenella e dell’Acquasanta, oltre al Castello a mare e del giardino del Foro italico e non solo. Ma forse l’obiettivo è anche la poltrona dell’Ente Porto che Orlando vorrebbe avocare a se. Il sindaco convoca una conferenza stampa e dichiara :”“Contrariamente a quanto prevede la legge - spiega il primo cittadino – il Consiglio comunale non si è mai pronunciato sui limiti territoriali della competenza dell’Autorità portuale.  E’ stato defraudato di una sua prerogativa. Ho informato la Procura della Repubblica di Palermo della richiesta fatta al presidente Enrico Letta”. Ma il sindaco Orlando non si limita alla conferenza stampa, ma fa approvato, dal consiglio comunale due delibere per….. far decadere il ricorso al Tar dell’Autorità Portuale sul Piano regolatore del porto e ridefinire i confini di competenza sui porticcioli, rimettendo così le mani sui porticcioli turistici e sul Castello a mare. “Il Consiglio – sostiene Orlando – approvando queste due delibere si è riappropria di una prerogativa di cui era stato defraudato. Una cosa del genere non accadrà ma più”. E perché il sindaco Orlando vuole revocare il PRP, che pure è un buon piano? Secondo lui ,l’approvazione del piano regolatore del porto è avvenuta senza il parere preventivo della Regione Siciliana. Cioè il sindaco non entra nel merito delle cose proposte nel PRP, anche perché non ha un piano alternativo, ma evidenzia alcune presunte anomalie dell’iter burocratico , e cioè  “ manca il parere preventivo della Regione”. Oggi la sentenza del TAR Palermo conferma che tale opposizione del Comune era priva di fondamenti giuridici "non risulta che la Regione Siciliana – sostiene la sentenza - che non è parte del presente ricorso ma che è certamente unica titolare del relativo potere, cui compete anche l'approvazione in via definitiva dello strumento programmatorio approntato dall'autorità Portuale di Palermo, abbia mai sollevato innanzi la Corte Costituzionale questione di conflitto di attribuzioni nei confronti dell'Amministrazione statale avverso il decreto ministeriale 2005 che ha fissato i contorni della circoscrizione dell'Autorità Portuale di Palermo”. P.S. Ci sono voluti 10 anni per ribadire un concetto che era chiaro a tutti. In questi anni la città è stata bloccata e privata di uno strumento fondamentale come il Piano Regolatore del Porto di Palermo ( PRP). Abbiamo perso finanziamenti pubblici e privati, posti di lavoro e possibilità di sviluppo. E tutto questo per …..nulla. Chi paga?    

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Articolo
16 giu 2017

Perchè il progetto porticciolo di Sant’Erasmo è sfumato? Nel 2017 ancora attendiamo…

di Giulio Di Chiara

Di questo progetto se ne parlò diversi anni fa, quando uscirono anche le prime immagini di cosa "sarebbe diventata" un 'area oggi abbandonata a se stessa e facente parte di quella Costa Sud sempre al centro del degrado e di tante belle parole. In effetti poi tutto è caduto nel dimenticatoio, ma l'accantonamento del progetto sembra un dato di fatto. In questo articolo raccontavamo l'iter della progettazione che prevedeva la riqualificazione dell'area, ma le opposizioni nate da ambientalisti e dallo stesso Comune di Palermo avevano interrotto il percorso. L'ultima notizia che riportavamo era quindi la seguente: P.S Bisogna dare atto al Comune che, più che con le parole, ci ha risposto con i fatti.  Qualche settimana fa, e precisamente il  29/9/16, l’assessore comunale alla Cittadinanza sociale, Agnese Ciulla, ha comunicato che sorgerà ,di fronte al Porticciolo di Sant’Erasmo, un dormitorio pubblico, con ben 40 posti letto Ma le belle notizie non vengono sole, infatti giorni dopo un gruppo di ROM, con i loro camper dotati di tutti i confort, si sono accampati di fronte al Porticciolo. Vista mare.  Tra l’altro, davanti all’Istituto di Padre Messina da tempo dormono alcuni senza tetto e alcuni immigrati, tra la sporcizia e il degrado. Nel 2017, con la conferma della sindacatura Orlando, non conosciamo quale sarà il futuro di quest'area dalle mille potenzialità. E allora vale la pena rinfrescare la memoria ai nostri amministratori affinchè ci dicano qual'è la loro visione del porticciolo. Possiamo comprendere che le motivazioni della bocciatura siano motivate, ma vogliamo sapere anche l'alternativa. Una delle ultime dichiarazioni a riguardo furono dell'allora assessore Gini, che nel 2015 dichiarava: sono in cantiere imponenti opere per restituire qualità alle acque del mare e restituirlo potenzialmente alla balneabilità . Con questi interventi vogliamo restituire alla città l’antico rapporto visivo e percettivo con il mare e implementare la fruizione della costa.”Tra i diversi interventi promessi c’era anche  un  progetto di “riqualificazione” del Porticciolo di Sant’ Erasmo.  Tale progetto prevedeva :” oltre la pulizia e bonifica, alcuni arredi e strutture per la fruizione pubblica con un’area giardino, un’area pavimentata ed un area a verde con installazioni scultoree- architettoniche nella ex porzione del piano di Sant’Erasmo a fianco del bastione settecentesco oggetto di interramenti successivi Due anni dopo è tutto immutato. Dalla nuova amministrazione vogliamo sapere se questi interventi sono confermati e da quali fondi si attingerà per realizzarli. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Segnalazione
01 giu 2017

La costa della salute: storia e misfatti della costa sud

di belfagor

Nella sua millenaria storia Palermo non ha mai avuto una particolare attrazione verso il mare. Rispetto ad altre città come Genova o Napoli,  Palermo non è stata mai una città “marinara”. Nel settecento la città di Palermo era ancora tutta idealmente contenuta entro il perimetro delle sue mura seicentesche. Il mare era visto con diffidenza ( dal mare arrivavano le minacce dei pirati o i nemici) oppure era visto come legato all’espletamento di funzioni produttive.( la pesca o il commercio).Verso il mare, erano  presenti infatti i magazzini e gli edifici del nuovo Molo (realizzato nel XVI secolo), alcuni complessi religiosi e due borgate di pescatori: una a Sud, al Piano di Sant’Erasmo, l’altra a Nord, nel borgo di Santa Lucia presso il Molo. Il traffico commerciale si svolgeva esclusivamente nell’antico porto della Cala.  Molto sviluppata era la pesca e la lavorazione del tonno. Ben tre erano le borgate che si trovavano presso la costa a nord della città. Acquasanta, Arenella e Vergine Maria, nate in funzione delle rispettive tonnare. Tali borgate,  insieme a quelle di S. Giorgio e di Mondello costituivano il sistema delle tonnare della costa settentrionale che, fin dal XIV secolo, erano abitate essenzialmente da pescatori o da persone impiegate nella lavorazione del tonno. Ma mentre la Costa Nord era abbastanza isolata , mancando di importanti strade di collegamento la costa sud era invece attraversata da una  strada costiera (attuale via Messina Marine) che  costituiva  l’unico accesso alla città via terra, provenendo da Messina o Catania. Tale strada divenne, dalla fine del XVII secolo, particolarmente trafficata.  Molti nobili cominciarono a costruire lussuose ville di villeggiatura a Bagheria e  e  lungo la strada come la villa di Corradino Romagnolo, la villa del Marchese delle Favare , la villa del principe di Larderia, la Casina dei Marchesi di San Giacintoe quella  dei Principi di Cutò, Ma di balneazione nemmeno a parlarne!!! Nessun nobile o borghese che si rispettava sapeva nuotare, inoltre l’acqua, non solo marina,  era vista con una certa diffidenza. Fare troppi bagni faceva male alla salute e all’…..anima.  Ma le cose stavano cambiando. Le nuove concezioni igienico-sanitarie ottocentesche, figlie della  cultura illuminista  aveva messo in crisi  tradizioni e  certezze del passato e costituirono la base di quella che sarebbe diventato un fenomeno  di massa I  bagni di acqua marina e quelli termali furono i primi innovativi rimedi naturali contro determinate patologie. L’esperienza balneare palermitana fu, agli inizi, una prerogativa dell’aristocrazia Sembra che la regina Maria Carolina, durante il suo esilio a Palermo ( a causa di Napoleone) amava fare il bagno tutti giorni in un luogo chiamato il “ bagno della regina”,  presso la casina fatta costruire nella Riserva Reale dell’Arenella. Francamente non sappiamo se la notizia fosse vera ma incentivò le nobili nostrane a provare questa esperienza ”peccaminosa”. Questi primi esempi diedero vita, a Palermo come altrove, agli inizi dell’Ottocento ad una forte rivoluzione di costume, che abbandonava l’idea del mare quale nemico da cui difendersi,  vide sorgere sulla costa strutture per le nuove discipline mediche (idroterapia, talassoterapia) e le prime strutture per la balneazione. All’inizio le autorità comunali cercarono di limitare il fenomeno emanando regolamenti  allo scopo di …. “tutelare la pubblica decenza “. In un primo momento fu  proibito ad esempio fare il bagno lungo la passeggiata della Marina, per tutelare i frequentatori della Strada Colonna che a partire dal ‘700 era diventata meta delle passeggiate serali estive dei palermitani. Solo dopo la seconda metà dell’Ottocento  l’amministrazione palermitana comincia a preoccuparsi in maniera più diretta dei bagni pubblici e delle operazioni di bonifica della costa, con  elaborazioni di vari progetti per la realizzazione di uno stabilimento balneare pubblico, che solo agli inizi del ‘900 cominciò a concretizzarsi quando una società, naturalmente privata,  a capitale straniero, chiese la concessione del “pantano di Mondello”.  E come al solito,  mentre l’amministrazione pubblica studiava progetti il privato si muoveva concretamente. Infatti, in poco tempo le iniziative private avevano avuto modo di dar vita ad una vera e propria industria balneare cittadina che al 1875 annovera -gli stabilimenti di Sant’Erasmo, -quello della Colonnella (Romagnolo), -del Sammuzzo (Piazza 13 vittime), -di Santa Lucia (Borgo Vecchio) - dell’Acquasanta. Gia, agli inizi del ‘900 il numero degli stabilimenti era notevolmente accresciuto: Limitandoci alla COSTA SUD,  abbiamo, in località Romagnolo  gli stabilimenti  Mustazzola, Virzì, lo Stabilimento bagni per i militari, il Lido Delizia della famiglia Petrucci e, alla Colonnella, lo Stabilimento balneare marino Risorgimento. Più vicino alla foce dell’Oreto  c’era lo Stand Florio (o locanda del tiro al piccione) e il lido Florio. Al Foro Italico, di fronte alla Villa Giulia troviamo lo stabilimento dei fratelli Carini;  che avevano un altro stabilimento presso il  Castello a mare Una guida turistica della città del 1902 elencava, tra i luoghi che il turista di “classe” doveva visitare, gli stabilimenti di mare dei Fratelli Petrucci in via Romagnolo, lo stabilimento di Emilio Pirandello e lo stabilimento di Paolo Virzì, sempre a Romagnolo. L’arricchimento e l’accrescimento di tali strutture ebbe il suo picco negli anni ’30 quando si   realizzarono ,accanto agli stabilimenti balneari, rinomati ristoranti, colonie estive per bambini, strutture sanitarie elioterapiche ed assistenziali ,  come l’Ospedale Buccheri La Ferla, e  il solarium “Vittorio Emanuele III”. Questa zona diventa una delle zone più ambite dalla borghesia e della nobiltà   palermitana e della provincia.  Infatti , grazie alla linea a  scartamento ridotto Palermo- Corleone - San Carlo., molte famiglie dell’entroterra “scoprirono ” il mare, la salubrità dall’aria marina e il piacere di un bagno. Si cominciò a chiamare la zona  “ la costa della salute”. Tra l’altro, grazie alle correnti, l’acqua , nonostante la vicinanza della foce dell’Oreto, era considerata molto più pulita dell’acqua di Mondello. Ma tutto questo fini con la II guerra mondiale. I danni dei bombardamenti “alleati” determinano  perdite gravissime nel  patrimonio edilizio e infrastrutturale della città. Case, palazzi nobiliari, grandi complessi religiosi, ma anche impianti elettrici, acquedotti e fognature andarono distrutti. Ancora prima della ricostruzione fu necessario allontanare le macerie. L’amministrazione comunale tramite il suo Ufficio Tecnico ne comincio lo sgombero sistematico, provvedendo purtroppo a realizzare le discariche nella zona antistante il Foro Italico (ottemperando in questo modo ad una previsione del vecchio e famigerato Piano Giarrusso di fine Ottocento). Si dà vita in questo modo allo storico interramento del fronte a mare della città, con la cancellazione dell’immagine che dal Settecento costituiva l’identità  della città che dalla strada Colonna si apriva alla passeggiata al mare. La speculazione edilizia degli anni 50-70 favorì tale criminale intervento , e visto che la “discarica del Foro Italico” non bastava  vennero realizzate altre tre grandi discariche a mare, i tristemente famosi “mammelloni”, localizzati alla foce dell’Oreto, allo Sperone e ad Acqua dei Corsari.La presenza di questi immani depositi di sfabbricidi e di materiali di varia origine seppellì il litorale originario  e generò al suo posto l’attuale coltre di fanghi, sabbia e detriti. E così la Costa sud , in meno di 20 anni, da luogo ambito e ricercato chiamata anche la “Costa della salute” si è trasformato in un luogo degradato e abbandonato all’abusivismo.. I tentativi di recupero, soprattutto dopo gli anni 90, ci sono stati ma non sono mai stati risolutivi. Il Foro Italico , che per decenni  ha rappresentato  una vergogna e una mortificazione  per la città ( con  le sue giostre e l’accampamento dei ROM) è stato trasformato in un grande prato, Peccato che dopo pochi anni, tra la scarsa manutenzione , l’utilizzo di una parte di tale prato come deposito , la mancanza di d’illuminazione .e gli accampamenti di ROM e dei senza casa. Il progetto del Porticciolo di Sant’Erasmo non  è mai decollato  così pure il famoso acquario e il fantomatico Parco acquatico. Il mare continua ad essere negato alla balneazione , nonostante l’acqua sia pulita, a causa della scarsa manutenzione delle spiagge e i ritardi burocratici. La vicenda del Pontile di Romagnolo è emblematico.  Costruito dall’ex Provincia, costato ben 2,3 milioni, dopo la realizzazione è stato abbandonato al degrado e al vandalismo, tanto che oggi è pericolante. E’  il monumento all’incuria  e all’incapacità della nostra classe politica ( regionale, provinciale e comunale ) , della burocrazia ( sembra che aspetti, dopo anni, di essere  “collaudato”) e della magistratura che, nonostante un esposto, non interviene. Oggi della  “Costa della salute” sono rimaste solo delle foto ingiallite e  i vaghi ricordi che, col passare degli anni, svaniscono come le nostre speranze. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”    

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Segnalazione
30 dic 2016

La stazione di Sant’Erasmo

di belfagor

La stazione di Sant'Erasmo  è stata, fino al 1953, la Stazione terminale della linea a  scartamento ridotto Palermo- Corleone - San Carlo. Fu per più di mezzo secolo, per tanti abitanti della provincia, la porta d’ingresso alla città. E ancor oggi , molti ricordano questa linea ferroviaria, una delle prime costruite in Sicilia. L'idea di tale linea nacque alla metà dell'ottocento, per alleviare la precaria viabilità   dell’entroterra palermitano . La mancanza di strade, degne di questo nome, rendeva  molti paesi della nostra provincia quasi isolati. Ma la costruzione del percorso e della stazione iniziarono solo  nel1884.  La linea, o meglio il primo tratto, fu inaugurata  il 20 dicembre 1886; La linea era molto trafficata ed era il mezzo più usato  per Corleone, Misilmeri e per i tanti paesi dell’ hinterland  fino agli anni 50.  Ma nonostante questo nel 1953 la stazione venne chiusa e il capolinea spostato  alla Stazione di Acqua dei Corsari. Si tratto di una scelta cervellotica e determino non soltanto la fine di tale linea ferroviaria ( la Stazione di Acqua dei Corsari era troppo periferica rispetto a quella di Sant’Erasmo) ma anche il declino della Borgata di Sant’Erasmo che dopo l’abolizione della stazione cominciò  rapidamente a degradare.   Rimase attiva solo il vicino deposito delle locomotive. Ma nel1959, a causa del crollo del numero dei passeggeri, la linea venne chiusa definitivamente e di conseguenza la stazione e il deposito  non vennero  più utilizzati. Un'altra conseguenza di tale scelta fu quella di favorire la speculazione edilizia selvaggia degli  anni 50-60 di Palermo. Infatti la costa sud , senza la linea ferrata e le varie stazioncine intermedie,  fu utilizzata come discarica di tonnellate di terra di risulta, un vero regalo per i vari palazzinari legati alla mafia e a una certa politica collusa a tali interessi criminali.. Ubicazione La stazione si trovava accanto al Porticciolo di Sant’Erasmo, nella parte ovest  della  foce del fiume Oreto, quindi molto vicina al centro città dell'epoca e alla Stazione Centrale.   La scelta di abolire tale Stazione fu fatta ufficialmente  nell’ottica di favorire il trasporto gommato e dall’idea che le linee ferroviarie interne, soprattutto quelle a scartamento ridotto, fossero ormai destinate a scomparire. Inoltre , per mantenere tali linee occorreva sostituire le locomotive ( ancora a carbone) con quelle diesel o elettrificare la linea, scelte che comunque avrebbero comportato investimenti cospicui , cosa che le Ferrovie dello Stato non avevano intenzione di fare.. Caratteristiche La stazione di Sant'Erasmo era  posta a cavallo alla foce del fiume Oreto e divisa in due sezioni: A)   La parte ad ovest del fiume Oreto, quella più vicina al porticciolo, era la parte destinata al movimento passeggeri e merci. Vi si trovavano il l’Edificio viaggiatori e gli uffici, la pensilina e il Magazzino merci B)   Dall’altra parte del fiume  ( lato est)vi erano  il  Deposito locomotive, con tre binari, le Officine, i magazzini e la Sala mensa per il personale. C)   Le due sezioni della Stazione erano collegati da un ponte di ferro a travata unica, che si trovava accanto al Ponte di Mare. Il fascio  dei binari era composto di due binari principali e da quattro binari tronchi (uno di questi binari tronchi serviva un piccolo molo dove trovava posto un piccolo cantiere navale.)  I  due binari principali si univano poco prima del ponte in ferro che scavalcava la foce del fiume.Oreto. Subito dopo il ponte i binari tornavano a dividere in due tronconi che proseguivano costeggiando la strada fino alla  stazione di Acqua dei Corsari.. Successivamente alla chiusura della linea tutta la parte di edifici ferroviari ad ovest dell'Oreto  fu rapidamente demolita. Oggi di tutti questi edifici non rimane più niente, Al  loro posto sono stati costruiti alcune baracche abusive e tutta la zona si è  degradata rapidamente. La parte est invece, dove si trovava il deposito delle locomotive, fu salvata della distruzione e in seguito recuperata. Oggi al posto di tale  deposito c’è  l’ Ecomuseo del mare. La cosa strana è che della Stazione Ferroviaria p.d. ( e cioè il Fabbricato passeggeri , la pensilina e il Magazzino merci) non solo non è rimasto niente ma, sembra che non esistano nemmeno delle foto . Considerando che fino al 1953 tale stazione era pienamente funzionante come è mai  possibile che non esista una sola foto di tale struttura? C’è qualche amico che possiede qualche foto di tale edificio? Eppure nell’immaginario collettivo, non solo dei palermitani, la Stazione di Sant’Erasmo è ancora ricordata. Certamente c’è ancora gente, a quell’epoca molto giovane, che ha viaggiato in questa tratta ferroviaria e sicuramente ricorda questa stazione. Inoltre per molti abitanti della provincia, la Stazione di Sant’Erasmo era l’ingresso alla città. Oggi quei luoghi, un tempo pieni di vita  e di attività commerciali, sono abbandonati al degrado e alla sporcizia. Brutta fine per quella che per molti siciliani era la ….Porta di Palermo.  

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Segnalazione
21 dic 2016

La guerra dei porticcioli

di belfagor

Da anni i  porticcioli di Palermo sono al centro di una violenta disputa tra il Comune e l’Autorità Portuale, disputa che ha visto coinvolto anche la Magistratura il cui intervento,  invece di chiarire la situazione, l’ha complicata ulteriormente. Tutto inizia nei lontani anni novanta, quando con un decreto ministeriale vengono stabiliti i limiti della costa palermitana sotto la gestione dell’Ente Porto. In tale decreto si stabiliva che i  porticcioli dell’Acquasanta , Arenella e di Sant’Erasmo dovevano essere gestiti dall’Ente Porto. Orlando, allora sindaco come oggi, decide di fare ricorso. Nel 2005, con un decreto della presidenza della Repubblica si stabilisce che tali limiti non erano validi, perché mancava il parere del consiglio comunale. Nel frattempo, però, a Palazzo delle Aquile,si era insediata una giunta guidata da Diego Cammarata, che invia una lettera nella quale dichiara di non essere più interessato ai porti, apparentemente il problema si è risolto . L’8 Luglio del  2008 viene presentato il Prp ,cioè il nuovo Piano regolatore del porto. Tale piano non viene elaborato dal Comune ma dall’Ente Porto che ,di fronte al consueto immobilismo dell’amministrazione di Palazzo delle Aquile, decide di intervenire nominando  una commissione, guidata dal Prof. Maurizio Carta che stila il “Waterfrontpalermo: un manifesto-progetto per la nuova città creativa”. Certamente si tratta di un lavoro molto ambizioso e di alta qualità, che non si limita a “progettare” il Waterfront ( cioè  le coste e la parte della città di fronte al mare) ma affronta l’annoso problema del rapporto della città con il suo mare e il futuro dei suoi porticcioli .        Alla presentazione del PRG il presidente dell’Ente Porto , Ing. Bevilacqua dichiara” I lavori, alcuni dei quali già in corso, termineranno in tempi brevi, massimo dieci anni. ……..  Il progetto è incentrato sull'identificazione di Palermo come scalo turistico, affiancato dal porto di Termini Imerese per buona parte del traffico merci. Il piano prevede anche la creazione di un Parco archeologico urbano nel Castello a Mare, la costruzione di un porticciolo turistico a Sant’Erasmo, il recupero della Cala, mentre una parte dell'approdo Acquasanta verrà dedicato alla cantieristica minore.  Infine, il problema del traffico verrà risolto grazie alla costruzione di una galleria sotterranea “ L'integrazione della viabilità proposta dal nuovo PRP di Palermo con il sistema dell'accessibilità alla scala urbana prevede una nuova viabilità carrabile portuale legata al traffico commerciale, fortemente interconnessa con la viabilità esterna che, collegandosi direttamente tramite una galleria con la circonvallazione di Palermo, libererà la via Messina Marine e la via Francesco Crispi dai mezzi pesanti che oggi congestionano i principali accessi al porto”. Per quanto riguarda i finanziamenti il Presidente Bevilacqua dichiara” Cento milioni di euro sono già pronti per essere investiti.”.   Che il Presidente dell’Ente Porto fosse troppo ottimista lo dimostra il fatto che dovranno passare ben 3 anni ( novembre 2011) prima che tale piano venga approvato dal Consiglio Comunale . Tutto a posto? Purtroppo no. Avevano detto che il sindaco Orlando aveva fatto ricorso alla decisione del ministero di stabilire i limiti della costa palermitana sotto la gestione dell’Ente Porto e di affidare  i  porticcioli dell’Acquasanta, Arenella e di Sant’Erasmo alla gestione dell’Ente Porto.  Finalmente dopo solo……11anni  arriva la sentenza del Consiglio di Stato che accoglie tale ricorso  rigettando i limiti della costa stabiliti dal ministero. Di conseguenza i  Porticcioli ritornano di competenza del Comune. Saltavano  così tutti i progetti avviati dall’Ente Porto soprattutto  il Progetto del Porticciolo turistico di Sant’Erasmo  , un’opera in project  financing dove il comune avrebbe dovuto versare 16.290.000 euro (provenienti da fondi Agenda 2000) e altri 16 milioni sarebbero stati versati dalla ditta aggiudicataria che avrebbe anche gestito il porticciolo per 40 anni. Da tale decisione si salva solo il recupero della zona del Castello a mare e quello della  Cala, i cui lavori erano terminati o quasi. L’autorità portuale fa naturalmente ricorso Nel 2012 ritorna sindaco Leoluca Orlando. Come primo atto fa revocare, dal nuovo consiglio comunale, il PRG approvato  solo qualche mese prima dal vecchio consiglio. Nello stesso anno il TAR “revoca  tale revoca” decisa in giugno dal Consiglio comunale perche mette a rischio "l'avanzato stato del procedimento di approvazione di uno strumento complesso qual è il prg del porto e la conseguente perdita dei fondi europei ,senza essere supportato da adeguate e specifiche motivazioni”.   Ma la sentenza del TAR va oltre. Infatti  restituisce la competenza dei porticcioli di Sant’Erasmo, Arenella e dell’Acquasanta all’Autorità portuale perché il “decreto ministeriale del 22 novembre 2005, che individua la circoscrizione territoriale dell'Autorità portuale, comprendendo anche i porticcioli dell'Acquasanta, dell'Arenella e di Sant'Erasmo,è ormai "inoppugnabile". Capito chiuso? Purtroppo no Nel 2013 ,Il Consiglio superiore dei lavori pubblici  approva il piano regolatore del porto di Palermo. Ma il sindaco Leoluca Orlando non ci sta, punta il dito contro i vertici dell’Autorità portuale e scrive al premier Enrico Letta affinché appuri se ci sono stati comportamenti irregolari nel corso dell’iter burocratico partito nel 2000. Ormai siamo a un braccio di ferro,senza esclusioni di colpi, tra il Comune di Palermo e l’autorità portuale, una vera guerra. Una contesa per stabilire a chi spetti la titolarità sui porticcioli turisti di Sant’Erasmo, dell’Arenella e dell’Acquasanta, oltre al Castello a mare e del giardino del Foro italico e non solo. Ma forse l’obiettivo è anche la poltrona dell’Ente Porto che Orlando vorrebbe avocare a se. Il sindaco convoca una conferenza stampa e dichiara :”“Contrariamente a quanto prevede la legge - spiega il primo cittadino – il Consiglio comunale non si è mai pronunciato sui limiti territoriali della competenza dell’Autorità portuale.  E’ stato defraudato di una sua prerogativa. Ho informato la Procura della Repubblica di Palermo della richiesta fatta al presidente Enrico Letta”.  Ma il sindaco Orlando non si limita alla conferenza stampa, ma fa approvato, dal consiglio comunale due delibere per far decadere il ricorso al Tar dell’Autorità Portuale sul Piano regolatore del porto e ridefinire i confini di competenza sui porticcioli, rimettendo così le mani sui porticcioli turistici e sul Castello a mare. “Il Consiglio – sostiene Orlando – approvando queste due delibere si è riappropria di una prerogativa di cui era stato defraudato. Una cosa del genere non accadrà ma più”. E perché il sindaco Orlando vuole revocare il PRP, che pure è un buon piano?  Secondo lui ,l’approvazione del piano regolatore del porto è avvenuta senza il parere preventivo della Regione Siciliana, un passaggio previsto dalla legge.  ”Il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici - aggiunge l’allora assessore comunale, Tullio Giuffrè -  è stato fornito in mancanza della valutazione di impatto ambientale della Regione. indispensabile perché l’iter di approvazione sia completato”.  Cioè il sindaco non entra nel merito delle cose proposte nel PRP, anche perché non ha un piano alternativo, ma evidenzia alcune presunte anomalie dell’iter burocratico , e cioè  “ manca il parere preventivo della Regione” Ma perché questa polemica virulenta. Cosa intende fare il Comune con i porticcioli turistici, tanto da volerne la gestione esclusiva? Mistero P.S. Nel 2013 il famoso Progetto del Porticciolo turistico di Sant’Erasmo che il sindaco Orlando aveva duramente avversato tanto da infossarlo, nonostante era stato già finanziato ,misteriosamente ricompare nel sito del Comune di Palermo nel rapporto finale su tutte le opere che dovranno essere realizzate. Ma si trattò di un fuoco di paglia. CONCLUSIONI : Alla fine i porticcioli sono tornati nella disponibilità del Comune. Al di la di qualche intervento “straordinario” di pulizia, e qualche promessa vaga non esiste un progetto serio di riqualificazione di tali porticcioli, che ormai sono abbandonati al degrado e all’incuria.  I porticcioli , come anche la costa palermitana , non sembrano essere una priorità di questa amministrazione. A volte, a forza di lottare per il bello, ci teniamo il pessimo e alla fine ci conviviamo.

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Segnalazione
02 nov 2016

Quale futuro per il porticciolo di Sant’Erasmo?

di belfagor

La borgata di Sant'Erasmo è da decenni in un fortissimo stato di degrado e di abbandono. Attualmente è una borgata senza identità, soffocata da case diroccate, da edifici abusivi, terreni abbandonati,   immondizia, ruderi, capannoni ed impianti industriali dismessi. Le potenzialità  della zona sono enormi, vista la vicinanza con il Foro Italico,  la villa Giulia,  la presenza del porticciolo e della foce del fiume Oreto. Purtroppo da anni su questa zona e sul PORTICCIOLO DI SANT’ERASMO si scontrano diversi e contrastanti interessi. Nel 2010 sembrava che la disputa si fosse conclusa, infatti venne annunciato dall’Autorità portuale che entro il mese di settembre sarebbero iniziati i lavori per la costruzione di un Porticciolo Turistico. Erano serviti due anni per avere tutte le autorizzazioni ministeriali per iniziare i lavori. Costo totale dell’opera doveva essere di 16 milioni di euro, metà stanziati dall’assessorato regionale al Turismo , grazie ai fondi europei, l’altra metà a carico della società napoletana “Research Spa”, che si era aggiudicata l’appalto con il sistema della licitazione privata. Peccato che alcune forze politiche e alcune associazioni ambientaliste non erano d’accordo.  Proponevano, in alternativa, che il prato del Foro Italico si estendesse al Porticciolo di Sant’ Erasmo e inglobasse anche la Foce dell’ Oreto, proposta certamente più interessante ma priva di finanziamenti ma soprattutto di un….progetto. E così, tra denunce, interventi della magistratura e polemiche, il progetto fu accantonato. Tra l’altro il ritorno di Leoluca Orlando, da sempre contrario a questo progetto, alla guida della città ,diede il colpo di grazia al sogno del Porticciolo Turistico. Incredibilmente nel 2013 ,il progetto del porto di Sant’Erasmo fu ripreso e  torno di nuovo tra quelli che il Comune di Palermo sponsorizzo tra gli interventi per lo sviluppo degli asset strategici del sistema territoriale del capoluogo. Però si tratto di una delle tante promesse tradite di questa amministrazione. Il 16/10 /2015 alcuni giornali riportarono un comunicato dell’’Assessorato Pianificazione Urbana e Territoriale, Mare e Coste del Comune di Palermo. In tale comunicato si parlava dei  diversi interventi di valorizzazione e tutela della costa, lungo tutto il fronte a mare della città ed in particolare lungo la costa sud. Spiegava l’assessore Gini “sono in cantiere imponenti opere per restituire qualità alle acque del mare e restituirlo potenzialmente alla balneabilità . Con questi interventi vogliamo restituire alla città l’antico rapporto visivo e percettivo con il mare e implementare la fruizione della costa." Tra i diversi interventi promessi c’era anche  un  progetto di “riqualificazione” del  Porticciolo di Sant' Erasmo.  Tale progetto prevedeva :” oltre la pulizia e bonifica, alcuni arredi e strutture per la fruizione pubblica con un'area giardino, un'area pavimentata ed un area a verde con installazioni scultoree- architettoniche nella ex porzione del piano di Sant'Erasmo a fianco del bastione settecentesco oggetto di interramenti successivi. La notizia era certamente  una bella notizia. Purtroppo , è passato un anno da tale promessa è di tale progetto nemmeno l’ombra. Infatti porticciolo continua a rimanere degradato e abbandonato. Lo specchio d’acqua di Sant’Erasmo continua a essere una cloaca dove si scarica melma in continuazione, rendendo, fra l’altro, non fruibile il porto perchè parzialmente insabbiato. Infatti, nel porticciolo di Sant’Erasmo non c’è nessuno, salvo qualche barchetta di qualche disperato che vi si attracca.                                                                                                                                                                                                                                     Qualche mese fa la spiaggetta è stata utilizzata per rimettere in mare tartarughe marine, alla presenza del sindaco, assessori regionali e comunali ,di vari scienziati ed ecologisti. E così tra i miasmi fognari, la munnizza, ratti e gabbiani, le varie autorità si cimentavano in questo rito “ liberatorio”.  Ma questi signori vedevano il degrado circostante?  E gli animalisti perché non intervenivano? Buttare in una “fogna” delle povere tartarughe caretta-caretta era salutare per le povere bestiole? Ma tralasciando questi pessimi esempi ,la domanda che ci poniamo è  molto semplice : Esistono progetti per il recupero del Porticciolo di Sant’Erasmo e della Borgata omonima, oppure tale importante sito storico- ambientale deve rimanere in questo stato di degrado a causa di queste diatribe tra politici e ambientalisti ?. P.S Bisogna dare atto al Comune che, più che con le parole, ci ha risposto con i fatti.  Qualche settimana fa, e precisamente il  29/9/16, l'assessore comunale alla Cittadinanza sociale, Agnese Ciulla, ha comunicato che sorgerà ,di fronte al Porticciolo di Sant’Erasmo, un dormitorio pubblico, con ben 40 posti letto . Ma le belle notizie non vengono sole, infatti giorni dopo un gruppo di ROM, con i loro camper dotati di tutti i confort, si sono accampati di fronte al Porticciolo. vista mare.  Tra l’altro, davanti all’Istituto di Padre Messina da tempo dormono alcuni senza tetto e alcuni immigrati, tra la sporcizia e il degrado. Altro che Porticciolo Turistico o parco dell’Oreto. Appare chiaro che il futuro di tale zona sarà quello di un luogo per ospitare Rom e immigrati e senza tetto.  

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