28 giu 2016

Foro italico: miseria e nobiltà


Ci avviciniamo al “ Festino” e vogliamo ricordare il luogo che forse è il simbolo di questa festa.

Scriveva qualche anno fa lo storico Giuseppe Bellafiori
“Il Foro Italico va dalla Cala al piano S. Erasmo. La vecchia città vi si affacciava per tutto il suo lato nord-orientale beneficiando della vista e delle brezze del mare. Il Foro Italico si anima solamente nei giorni festivi. Fino ad epoca recente invece, per più secoli, fu meta delle folle palermitane che, per lunghi periodi dell’anno, venivano qui a dilettarsi delle dolci aure marine. Trattenimenti musicali, giochi d’artifizio, fiere e mercati vi avevano periodicamente luogo. Per le feste di S. Rosalia, l’altissimo carro della santa vi sostava tra lo stupore dell’immensa folla. Spesso vi si svolgevano feste in onore di re, viceré e principi. Nel 1735 Carlo III di Borbone fece da qui l’ingresso trionfale a Palermo, passando sotto un sontuoso e posticcio arco di trionfo. La nobiltà vi passeggiava in carrozza scoperta o in portantina o guardava, dall’alto delle sue logge, lo spettacolo del mare e del volgo miserabile e rumoroso. Durante l’ultima guerra il Foro Italico cambiò aspetto; enormi quantità di macerie degli edifici diroccati dalle bombe furono scaricate in mare formando una vasta spianata”

Il rapporto tra Palermo e il mare non è stato mai semplice. Nonostante la città sia una città di mare, non è stata mai una città marinara , anzi il mare è stato visto con diffidenza . La città infatti, fino al XVI secolo, non aveva mai avuto una propria passeggiata a mare .Le frequenti mareggiate o il pericolo di attacchi (soprattutto pirateschi) non permettevano di considerare la costa come una zona sicura. Con la fine del pericolo piratesco la città lentamente si riapproprio del mare. Ma tale riappropriazione fu lenta e sporadica. Infatti i nobili preferivano continuare a costruire i loro palazzi in città mentre utilizzavano il lungomare per le passeggiate , lo svago e ….per bruciare qualche eretico.

Per potere vedere il primo lungomare panoramico a Palermo doppiamo aspettare il 1582 quando il viceré Marco Antonio Colonna, che già l’anno precedente aveva fatto prolungare la via Toledo (Cassaro) , fino alla Marina e iniziato la costruzione della Porta Felice, che era l’unica porta d’accesso alla nuova strada.. Tale lungomare o foro fu chiamato Strada Colonna . Nella realtà tale strada rimase nettamente .separata dalla città dalle possenti mura della città . Le cose non cambiarono fino al 1734 quando il pretore don Giovanni Sammartino di Montalbo, fece abbattere una delle fortificazioni lungo la costa ,il bastione del Tuono (che si trovava dove oggi sorge l’ex Jolly Hotel). Cinquant’anni dopo il nuovo pretore, don Girolamo Grifeo principe di Partanna, ordinò l’abbattimento dell’altro baluardo, chiamato di Vega (che si trovava nei pressi dell’attuale Porta dei Greci) sancendo così la fusione della città con il suo lungomare. In seguito tale strada fu sempre più abbellita e curata, fu creata anche una villa, Villa Giulia, diventando la meta preferita per le passeggiate dei palermitani. Le mura rimaste furono utilizzate dai vari nobili per costruirsi Palazzi o villette. Durante la dominazione dei Borboni, la zona assunse il nome di Foro Borbonico in seguito, dal 1860 fu chiamato Foro Italico . Nella realtà , dopo l’uccisione del re Umberto I il suo nome cambiò definitivamente in Foro Umberto I, ma per i palermitani continuò ad essere chiamato Foro Italico.

Lo scrittore francese Renè Bazin che fu a Palermo nell’estate del 1891 descrisse così la passeggiata alla Marina:
Venuta la sera mi feci condurre alla Marina. La grande passeggiata di tutti era iniziata. Andavamo a piccoli gruppi, senza fretta, con la noncuranza della conversazione che indica una passeggiata abituale, a respirare la brezza di mare e vedere passare le carrozze. Incontravo persone umili, piccoli borghesi, famiglie di operai. Quando voltai, dopo aver passato la Porta Felice, c’era già folla nell’immenso viale. Figuratevi una banchina lunghissima e larghissima, leggermente arcuata per seguire la curva della riva, piantata di alberi dalla parte della città e scoperta dalla parte della baia. Le carrozze vanno e vengono, su diverse file alternate, come ai Campi Elisi. Si mettono al trotto non appena la musica ha finito un pezzo, e riprendendo il passo, tutte insieme, quando si sentono le prime battute di un valzer o di una marzurka, che arrivano a sbuffi sonori dal minuscolo chiosco, laggiù, verso la meta. È un’illusione oppure il rumore si perde semplicemente nello spazio illimitato? Mi sembra che nessun rumore si alzi da questa folla in movimento”.

Nel 1943, dopo l’occupazione alleata, , il Foro Italico ( come anche gran parte della Costa sud) cambiò drammaticamente d’aspetto. Al fine di sgombrare le vie del centro dai crolli causati dai violenti bombardamenti dei mesi precedenti, l’amministrazione provvisoria alleata, AMGOT, decise (peraltro in conformità al piano regolatore della città), di ricolmare con i resti dei crolli e delle demolizioni il tratto di mare prospiciente la passeggiata della marina che nel ventennio fascista aveva di nuovo assunto la denominazione di Foro italico. L’area, trasformata in una vasta spianata rimase spoglia ed abbandonata e venne utilizzata come campo rom, come sede per i circhi e per anni occupata da un Luna Park.

La città , per quasi 50 anni, perse il suo rapporto con il mare.

In occasione della conferenza ONU sulla lotta alla criminalità organizzata che si tenne a Palermo nel dicembre del 2000 l’amministrazione dall’ora ,guidata dal sindaco Leoluca Orlando ,ottenne la concessione dell’area dall’autorità portuale . Vennero allontano le giostre ed e si avviarono i lavori di bonifica e riqualificazione. I lavori che terminarono nel dicembre del 2000 con una grande manifestazione nel prato presente l’allora segretario generale delle nazioni unite Kofi Annaa. Purtroppo quel prato durò poco.

In un articolo pubblicato su Repubblica di Palermo il 6 settembre 2001 , Attilio Bolzoni scriveva che il famoso “prato” progettato in occasione di tali manifestazione dell’ ONU ,nonostante fosse costato una cifra folle, era ormai . “Arso, morto, bruciato dal sole e dalla salsedine”. Infatti quel prato finanziato con i fondi Onu del 2000, quando era sindaco Orlando, era “morto” nel 2001 , mentre era commissario prefettizio Serio, . Come al solito si scatenò la solita polemica sulle responsabilità. Ma la tesi dominante era che il prato era “seccato” perché le sementi di Festuca rubra utilizzate non erano adatte per il pieno sole e per l’aria salmastra, inoltre era stato installato un numero esiguo di irrigatori. Morale della favola il prato dopo la manifestazione internazionale era “secco”.

Nel 2005, su incarico del nuovo sindaco Cammarata, fu definita l’opera di risistemazione dell’intero spazio del Foro Italico e del suo arredo urbano su progetto dell’architetto Italo Rota Il progetto fu premiato nel 2006 con la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana per gli spazi pubblici Da allora purtroppo la situazione e lentamente degradata. Nel 2013 un articolo impietoso del “Il Sole 24” metteva a confronto il prato del Foro Italico nel 2005 a quello del 2013 , c’era da vergognarsi. Ma la situazione rispetto a 3 anni fa è ancora di più peggiorata. 1 /3 di quel prato è attualmente recintato e adibito come deposito della TECNIS, l’impianto elettrico è da rifare completamente, come anche l’impianto d’irrigazione.
La villetta, vicina al Porticciolo di Sant’Erasmo è adibita stabilmente come “dormitorio” di diversi barboni ed immigrati, inoltre diversi cani “ inselvatichiti” circolano liberamente per il prato. Spesso aggredendo i ciclisti e gli amanti del footing . Eppure, nonostante il degrado, la sporcizia e l’abbandono il Foro Italico continua ad attirare tanti turisti.

Ecco cosa scrivono alcuni turisti in un sito specialistico per turisti ( TripAdvisor ):

  • Il luogo sarebbe l’ideale per una passeggiata con vista mare per famiglie e romantico perdersi per fidanzati, ma l’incuria e la trascuratezza generale la fanno purtroppo da padroni …Eterni lavori in corso, transenne, prati spelacchiati ed aridi, panchine colorate di marmo semidistrutte, recinzioni divelte e dappertutto rifiuti che il vento porta via con sé. E’ un vero peccato.
  • Una bella isola verde fronte mare ma trascurata nella manutenzione e soprattutto con mucchi di immondizia sparsi: un vero peccato!
  • Le 4 stelle lo meritano la location, l’ambiente, e l’idea. Ma purtroppo è un luogo spesso lasciato all’incuria, dove manca il 60% dell’erba, dove gli alberi non sono propriamente curati, e dove, una volta sceso il buio, non si può mettere piede perché regno della prostituzione. Palermo meriterebbe che questo luogo fosse ancora più curato, unico nel suo genere. Peccato.

E un vero peccato.  Signor sindaco  perché tanto degrado e abbandono?

 


foroforo italicoitalicoPorta FeliceSegnalati

10 commenti per “Foro italico: miseria e nobiltà
  • danyel 683
    28 giu 2016 alle 15:48

    Secondo me l’ideale sarebbe ritornare al passato, riproporre qualcosa sull’esempio di quello che era il Foro Italico nella splendida Palermo dell’800 …
    Quindi togliere di mezzo quelle oscenità a pallini colorati e realizzare cose come questa:

    http://www.lombardiabeniculturali.it/img_db/bcf/LMD90/1/l/488_lmd90_01114.jpg

    http://imagizer.imageshack.us/v2/xq90/822/3xlw.jpg

    Perché non sarebbe fattibile? Perché è tutto così complicato?

    • belfagor 786
      29 giu 2016 alle 7:57

      L’ipotesi è poco fattibile. Fino agli inizi della seconda guerra mondiale il mare lambiva la strada del Foro Itailco e di gran parte della costa sud. ( le foto dell’epoca lo dimostrano). Dopo la guerra tonnellate di macerie e di terra di risulta sono state criminalmente versate a mare, allontanando di centinaia di metri il mare alla costa. Oggi , tutta la costa sud è stata stravolta da tale “scelta”. Si è distrutta la costa , prima per eliminare le macerie dei bombardamenti poi per favorire la speculazione edilizia degli anni della speculazione edilizia . Quando abbiamo scritto che i palermitani non hanno mai amato il loro mare è dimostrato proprio da questo.

      • danyel 683
        29 giu 2016 alle 10:27

        D’accordo .. il mare lambiva gran parte della strada del foro italico .. ma cosa impedisce di realizzare lo stesso una balconata caratteristica con lampioni stile classico e panchine ovunque? Con tutto il rispetto dell’architetto Rota, ma il suo arredo urbano stona totalmente e non ha nulla a che vedere con il paesaggio e lo scorcio del Foro Italico, il più bello della città! Rifacessero il prato, trasformato ormai in campo di calcio per gli immigrati, e poi ripensino ancora una volta all’arredo del giardino …. lì è tutto da rifare!

        • belfagor 786
          30 giu 2016 alle 9:02

          Cara Danyel, le mie perplessità nascono dai costi di tale intervento. Se dovessimo riportare il Foro Italico e la Costa Sud alla situazione pre bellica, bisognerebbe prendere tutta questa terra di risulta e trasportarla in un altro posto ( dove?). Certo se cominciassimo ad abbattere tutte le case e i catoi abusivi ( lato mare), costruiti in questi anni ,e recuperassimo tali spazi , si potrebbe cominciare a pensare a installare balconate , aiuole e panchine. Purtroppo non mi sembra che l’attuale amministrazione si muova in questa direzione. A proposito dei “ lampioni stile classico” concordo con te ma purtroppo gran parte dei lampioni del Foro Italico ma soprattutto di via Messina Marine sono da mesi spenti. Come vedi è come parlare di caviale e aragoste a casa di un “poverazzo” che non ha nemmeno il pane per sfamarsi.

  • punteruolorosso 2506
    29 giu 2016 alle 10:57

    finché ci saranno i cantieri per il collettore fognario alla cala, una porzione del foro italico dovrà restare transennata. questi lavori sono fondamentali al recupero della balneabilità di tutta la fascia sud-est, è un bene che li facciano.
    al posto del palmeto di porta felice, sta per nascere il giardino della salute. ci sono diversi studi su come trasformare il foro italico. in tutti figura la necessità di interrare la strada. un tunnel o una trincea che proseguano sotto la cala e si ricolleghino a nord al sottopassaggio di piazza tredici vittime, e a sud alla circonvallazione, chiudendo l’anello autostradale per il porto.
    l’ipotesi è da qualche anno tramontata, prova ne sia un nuovo progetto di tunnel circonvallazione-porto, stavolta da nord, all’altezza del futuro svincolo di viale francia.
    peccato, perché il problema del foro italico e di tutta la costa sud è la difficoltà di accesso al mare da parte dei pedoni. poi c’è l’inquinamento prodotto dai camion e dalle troppe macchine. non è spostando il porto commerciale a termini imerese che si risolve il problema. resterebbe il problema del traffico.
    il foro italico può rivivere soltanto se si abolisce quell’autostrada che separa il centro storico dal mare. stesso dicasi per la cala.
    in superficie, si potrebbero ricavare i binari di un tram senza barriere, piste ciclabili decenti, chioschi, fontane e altro verde.
    difficile credere all’ipotesi di un canale che ripristini l’antica linea di costa, ma almeno si attui la parte di quei progetti che prevedono l’abbassamento della sede stradale.

    • belfagor 786
      30 giu 2016 alle 8:39

      Caro punteruolorosso
      sulla scelta di utilizzare parte del prato del Foro Italico come deposito per i lavori del collettore fognario , francamente ho molte perplessità. Tra l’altro, considerando i problemi della TECNIS, temo che quando i lavori saranno terminati tale spiazzo sarà lasciato senza ripristinare la situazione originaria. Ecco perchè si sarebbe potuto utilizzare lo spiazzo dopo il Porticciolo di Sant’Erasmo, attualmente abbandonato a se stesso ( in parte utilizzato).
      Per quanto riguarda il futuro, dal dopoguerra ad oggi il Foro Italico è stato motivo di scontro tra politici, urbanisti, storici ed ecologisti. I progetti non sono mancati, alcuni interessanti ma difficilmente realizzabili, altri assolutamente da rifiutare. Il progetto dell’architetto Italo Rota, pur non essendo il massimo , aveva alcune qualità. Prima di tutto si trattava di un progetto originale , che non si ispirava ad altre esperienze architettoniche , inoltre ha impedito la“ cementificazione” che qualche progetto auspicava oltre al fatto che costava relativamente poco.
      In attesa di qualche progetto interessante, auspichiamo che il Foro Italico riceva un minimo di attenzione e di …manutenzione. Per esempio perché non sostituire i “ birilli” danneggiati o le “panchine- divano” danneggiate. Da quanto mi risulta nei depositi comunali sono conservati sia dei “ birilli” che delle “panchine – divano” . Inoltre il fabbricante di tali arredi , tempo fa, si era dichiarato disponibile a sostituirli gratuitamente . Detto francamente, non ci sembra che l’amministrazione sia interessata a recuperare alla fruizione dei cittadini e dei turisti il Foro Italico, speriamo di sbagliarci.

  • friz 1292
    30 giu 2016 alle 11:45

    Ciao Danyel…..il modo più economico per “riportare” il mare dove era prima è quello di recuperare il progetto (stupendo) che prevedeva un canale artificiale lungo il foro italico…..un pò sul modello dei navigli milanesi…
    Ciao Punteruolorosso condivido quanto scrivi ma penso che l’idea del canale artificiale dovrebbe essere recuperata…. questa città ha bisogno di vedere qualcosa di grande…. siamo stufi di vedere continuamente i nostri politici che abbassano l’asticella….oltretutto penso che se gli interventi in quella zona (tram, interramento strada, piste ciclabili, eventuale canale artificiale….) fossero pianificati contemporaneamente di certo il comune potrebbe abbattere molti costi e risparmiare parecchi soldi…..quando ci sono progetti che intervengono nelle stesse zone, ma che vengono pianificati in momenti diversi, si finisce per scavare il doppio e “modificare” il triplo….
    P.S …ciao Belfagor… articolo molto interessante e dettagliato…. grazie….bello averlo letto….molti spunti interessanti…


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