La vicenda della pista ciclabile di via Roma entra in una fase che non si può più definire “dibattito tecnico”: siamo davanti a un caso emblematico di pianificazione fragile, progettazione incoerente e assenza totale di confronto con chi, da anni, lavora sulla mobilità sostenibile in città.
Il comunicato della Consulta della Bicicletta è chiaro: ciò che sta emergendo non è un semplice dettaglio progettuale, ma un problema strutturale.
Via Roma senza cordolo: la sosta selvaggia come normalità
Le foto scattate la sera mostrano decine di auto parcheggiate esattamente dove dovrebbe sorgere la pista ciclabile “senza cordolo”. Non è un episodio isolato: succede ogni giorno, a qualunque ora. E non cambia la situazione nelle ore diurne dove pullman turistici sostano in attesa di raccogliere i propri passeggeri.
Scegliere una ciclabile senza cordolo in una delle strade più trafficate e più soggette alla sosta selvaggia significa, di fatto:
- legittimare il parcheggio abusivo,
- rendere insicura la pista,
- scoraggiare gli utenti deboli,
- vanificare l’investimento pubblico.
È una scelta che contraddice ogni linea guida nazionale e internazionale sulla sicurezza ciclabile.


Progetto esecutivo pieno di refusi e contraddizioni
Il Gruppo Tecnico della Consulta ha analizzato il progetto esecutivo ricevuto dal Comune. Il risultato è preoccupante:
- il documento parla di “pista ciclabile bidirezionale”, ma il progetto prevede due monodirezionali;
- si citano “cordoli ribassati”, ma il progetto non li include;
- sono presenti refusi, incongruenze, terminologie discordanti;
- emergono vizi nelle richieste dei pareri vincolanti, che potrebbero compromettere l’intero iter.
Non si tratta di dettagli: sono errori che incidono sulla sicurezza, sulla funzionalità e sulla legittimità amministrativa del progetto.
Nessun confronto con la Consulta: un segnale grave
Nonostante le richieste formali, né il RUP né il progettista hanno risposto alle richieste di incontro. Un fatto grave, perché:
- la Consulta è un organo riconosciuto,
- rappresenta competenze tecniche e utenti reali,
- ha già collaborato con il Comune in passato,
- può evitare errori costosi e scelte sbagliate.
Ignorare il confronto significa rinunciare a migliorare il progetto e preferire la comunicazione agli atti tecnici.
La domanda che nessuno vuole affrontare: perché non si è fatta la linea A del tram?
Il comunicato solleva un punto cruciale: la linea A del tram avrebbe permesso una riqualificazione completa di via Roma, con:
- riduzione del traffico,
- aumento della vivibilità,
- spazi pedonali continui,
- infrastrutture ciclabili integrate,
- un asse centrale moderno e coerente.
Rinunciare al tram e proporre una ciclabile “senza cordolo” è una scelta che appare tecnicamente debole e politicamente miope.
Costi pubblici, benefici privati?
Il progetto esecutivo è stato pagato con fondi pubblici. Se il risultato è:
- incoerente,
- non condiviso,
- tecnicamente fragile,
- potenzialmente inefficace,
allora il problema non è solo urbanistico: è di responsabilità amministrativa.
via Roma merita una visione, non un rattoppo
La vicenda della ciclabile di via Roma non è un dettaglio tecnico: è il simbolo di una mobilità che procede per comunicati stampa, varianti improvvisate e assenza di confronto.
Una città che vuole crescere non può permettersi progetti incoerenti, piste insicure e scelte che legittimano la sosta selvaggia. Via Roma merita una riqualificazione vera, non un compromesso al ribasso.

