28 nov 2017

Il sacco di palermo: “Palermo è bella, facciamola più bella”


Nel 1943 Palermo fu duramente colpita dai bombardamenti inglesi ed americani . Il centro storico fu quasi cancellato e ben 40 mila cittadini rimasero senza casa.  A questi si aggiunsero, tra il 1946 e il 1955,  ben 35.000 persone che si trasferirono in città  da tutta l’isola. Palermo era diventata la “capitale” della nuova “Regione a statuto speciale” e attirava tanta gente da tutta la regione.

In parole povere, a Palermo c’era il lavoro ( soprattutto negli uffici regionali) ma mancavano le case.

Tutto questo comportò una grande richiesta di alloggi che il Comune non riusciva a soddisfare. Sono gli anni in cui molte famiglie furono costrette alla coabitazione o a pagare affitti consistenti. Era chiaramente una situazione esplosiva.

Alcuni giovani di “belle speranze” capirono che c’era la possibilità di fare affari d’oro e … si diedero alla politica. L’astro nascente della D.C. era  Giovanni Gioia, nipote di un grande  industriale palermitano, Filippo Pecoraino . La rapida ascesa di Gioia ai vertici del partito era iniziata negli anni Cinquanta; in quel periodo la D.C. aveva conquistato una forte egemonia di potere nell’isola, mediante una politica di aperto sostegno all’ imprenditoria locale. La D.C. fu promotrice di una politica di sostegno statale all’economia ( spesso si trattava di interventi assistenziali e clientelari) e soprattutto  di una  frenetica e disorganica espansione edilizia.

Tali interventi furono alla base dell’ascesa di una nuova classe dirigente di giovani , ambiziosi e  con poco scrupoli, che soppiantarono i vecchi notabili, spesso con metodi discutibili . Tra questi “giovani rampanti” ricordiamo  Salvo Lima e  Vito Ciancimino ,di cui Gioia fu per molto tempo loro  leader indiscusso.

Gioia ricoprì subito incarichi di prestigio divenendo nel 1953 ,a soli ventotto anni, segretario provinciale DC di Palermo, carica che mantenne sino al 1958. Dopo essere stato eletto consigliere nazionale del partito (1956) divenne capo della segreteria politica della direzione centrale (1956-1959). Eletto deputato al Parlamento nazionale entrò a far parte della commissione Bilancio e Partecipazioni statali.

Nel 1956 Salvo Lima e Vito Ciancimino, vennero eletti consiglieri comunali a Palermo: Lima divenne assessore ai lavori pubblici e mantenne la carica fino al luglio 1959, quando venne nominato sindaco di  Palermo, e al suo posto di assessore gli subentrò Vito Ciancimino.

Durante il periodo degli assessorati di Lima e Ciancimino, vennero approvate dal consiglio comunale due versioni provvisorie del nuovo Piano regolatore della città ,uno nel  1956 l’altro nel 1959, a cui però furono apportati centinaia di emendamenti e varianti, in accoglimento di istanze di privati cittadini (molti dei quali in realtà erano prestanome di politici e mafiosi).

E grazie a questi emendamenti e a queste varianti che iniziò il Sacco edilizio di Palermo.

In particolare durante il periodo in cui Ciancimino fu assessore ai lavori pubblici, delle 4.000 licenze edilizie rilasciate, 1600 figurarono intestate a tre prestanome, uno dei quali era un fabbro e  un altro un venditore di carbone, che vivevano in modeste condizioni economiche e non avevano nulla a che fare con l’edilizia ma figuravano in un albo di persone autorizzate a costruire. Si racconta che oltre 3.000 di queste concessioni furono firmate nell’arco di un sola notte.

Tutto ciò porto a un profondo cambiamento dell’assetto urbanistico della città.

Grazie a tali varianti apportate al piano regolatore “ provvisorio” si cominciarono a distruggere palazzi e ville in stile liberty e si costruirono squallidi e anonimi  palazzoni nell’area di Viale della Libertà- Notarbartolo, e in Contrada Olivuzza.  Inoltre alcune borgate vennero stravolte e inglobate da un’espansione edilizia dissennata e abnorme.

Sorsero i “quartieri residenziali” per la nuova borghesia palermitana. Tra l’altro questi “costruttori “ non avevano problemi a trovare finanziamenti bancari visto che prestiti,   senza garanzia, venivano concessi  dalla Cassa di Risparmio, presieduta dal  suocero dell’onorevole Giovanni Gioia

Il motto della Democrazia Cristiana a quel tempo era “Palermo è bella, facciamola più bella“. Proprio nello “spirito” di tale motto il Comune concesse  migliaia di licenze edilizie  spesso  a nullatenenti.

Ma anche i lavori pubblici attirarono le attenzione di questi “amministratori “ una sola società riuscì ad accaparrarsi, in quel periodo, tutti gli appalti pubblici, la Va.Li.Gio, acronimo dei nomi di Francesco Vassallo ( un carrettiere che improvvisamente era diventò il primo costruttore di Palermo) di Salvo Lima e Giovanni Gioia.

Ormai la situazione era molto preoccupante e stava sfuggendo dalle mani ,anche degli stessi responsabili di tale situazione, e i morti “ammazzati” cominciarono a insanguinare le strade della città.

Con il varo del primo governo di centro-sinistra, presieduto dall’on. Giueppe D’Angelo, l’allarme scatenata dalla cosi detta “ Prima guerra di mafia portò l’amministrazione regionale a mettere in cantiere una serie di iniziative e proposte per tentare di arginare il degrado politico e istituzionale  di Palermo e della Regione.

Da un lato provò a ridimensionare l’influenza delle esattorie dei cugini  Ignazio e Antonino Salvo, dall’altro dispose, con decreto del 15 novembre 1963, un’ispezione straordinaria presso gli uffici municipali del capoluogo, istituendo una commissione, presieduta dal prefetto Tommaso Bevivino , con lo scopo di accertare il rispetto delle prescrizioni previste dal Piano Regolatore Regionale.

Il Rapporto evidenziò molte delle irregolarità e delle violazioni poi fatte proprie dalla relazione della Commissione Parlamentare Antimafia. La più eclatante riguardava la composizione della Commissione comunale per l’edilizia, che, “stranamente” era rimasta la medesima dal giorno del suo insediamento, invece di cambiare dopo un triennio come previsto dalla legge.

Quali furono le zone più colpite dal “sacco” edilizio?

Le zone furono soprattutto due: innanzitutto Viale Libertà- Notarbartolo, dove furono abbattute  numerosissime ville liberty costruite tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900. Viale della  Libertà cambio volto:il lungo boulevard cittadino, definito da Wagner gli ‘Champs-Elysees di Sicilia’,   si trasformarono in anonimo viale alberato. Uno dei casi più eclatanti fu quello della Villa Deliella, considerata una delle opere architettoniche più significative del liberty palermitano, stile che aveva delineato e influenzato il volto dell’intera città. Racconta la leggenda che fu abbattuta nella notte del 29 dicembre 1959 (nella realtà i lavori iniziarono il 28 novembre e terminarono il 30, senza che nessuno si “accorgesse” di nulla).

La seconda area più colpita fu quella della c.d. Conca D’oro: centinaia di ettari di frutteti ed agrumeti vennero spazzati via dalla speculazione edilizia: dal 1946 fino alla fine degli anni ’60, circa 3000 ettari di terreni agricoli lasciarono spazio  a palazzoni “residenziali” brutti e senza anima e a squallidi quartieri “popolari”,  veri e propri ghetti privi dei servizi essenziali ,dove poter trasferire i cittadini che avevano perso la casa durante i bombardamenti del 1943 o coloro a cui veniva espropriata la casa .

La fine del “sacco” edilizio

Nel 1962 venne approvato finalmente il Piano regolatore definitivo (arrivato dopo quasi ottanta anni dal precedente Piano Giarrusso del 1895) ma, gli effetti nefasti di quella stagione politica continuarono per diversi anni. Infatti l’assessorato ai lavori pubblici di Ciancimino ,nei giorni precedenti all’entrata in vigore del nuovo piano regolatore, aveva già concesso un gran numero di licenze edilizie sulla base della versione provvisoria del Piano del 1959.

Sono bastati meno di 8 anni per trasformare in peggio Palermo.  Un gruppo di “giovani rampanti “riuscì a mettere in ginocchio un intera città , modificandone profondamente anche la cultura e l’anima. Tutto questo in modo “democratico” e nel rispetto delle leggi, cioè con il voto e il consenso della maggioranza dei bravi cittadini , e con l’occhio benevolo  o distratto di una certa magistratura. Erano altri tempi, dirà qualcuno: forse.

Durante  un audizione al Csm ( Consiglio superiore della magistratura), nel 1991, il giudice Giovanni Falcone,   disse di sospettare che i tempi di Ciancimino non erano ancora passati . Forse per questo i verbali dell’audizione del Giudice Falcone furono “secretati”,cioè  tenuti ben nascosti  fino ai giorni nostri. 

P.S. Nel raccontare tutta questa vicenda e nel ripercorrere questo periodo buio della città di Palermo è difficile non provare un sentimento di sdegno e di impotenza. In quegli anni abbiamo assistito alla distruzione sistematica di un patrimonio artistico irripetibile, ma soprattutto al tentativo di violentare e snaturare l’anima e lo spirito di una città. E genera ancora più sdegno la visione odierna di una realtà dove il passato sembra non contare e dove il rispetto della memoria si affievolisce giorno dopo giorno e lentamente scomparire. Forse dobbiamo diffidare di tutti coloro che ,come nel passato , ci dicono “Palermo è bella, facciamola più bella“, sicuramente non vogliono bene a questa sfortunata città.

“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”

Foto di Ezio Ferreri

 


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4 commenti per “Il sacco di palermo: “Palermo è bella, facciamola più bella”
  • friz 930
    28 nov 2017 alle 19:04

    ….ovviamente il periodo del Sacco di Palermo è stato tremendo… ma anche la mancanza di idee e la mediocrità con la quale viene amministrata questa città negli ultimi anni fa venire i brividi… ovvio… il sacco è stato peggio, ma anche quello che avviene (o sarebbe meglio dire non avviene”) oggi non ci può rendere contenti…
    I politici palermitani del sacco erano delinquenti che si volevano arricchire…. i politici attuali sono persone mediocri attaccati al loro stipendio e al loro dolce far nulla… ma vedo un punto di contatto in entrambi… sia allora, sia oggi, Palermo non diventa più bella… ma sembra diventare più brutta….. o in certi casi rimane uguale…
    Ma voglio fare “un salto indietro”… un “salto” fino ad un periodo tristissimo per la democrazia… e mi riferisco al bruttissimo ventennio fascista…. in quel periodo, malgrado ci fosse una dittatura tremendamente negativa, Palermo si arricchì di molti monumenti prestigiosi… molti dei quali finanziati dal settore pubblico…
    Mi chiedo e vi chiedo: come può essere che una schifosa dittatura abbia reso più bella Palermo di quanto abbia fatto la “democrazia”? Come mai nel disgustoso ventennio fascista Palermo si sia arricchita di molti più monumenti e statue di quanto sia avvenuto nel ventennio di Orlando? ….e credetemi non c’è paragone…

  • sicciaroto 12
    28 nov 2017 alle 19:24

    È semplicemente allucinante che ,fino ad oggi, non ci sia stata una progettualità tendente al risanamento e alla ricostruzione dei quartieri del centro storico della città, distrutti dai bombardamenti di “appena ” 74 anni fa.
    Questo la dice lunga sui politici e sugli amministratori che si sono succeduti,nei decenni,alla guida di questa sventurata città …

  • punteruolorosso 1663
    30 nov 2017 alle 7:37

    In realtà il piano fascista del 1939 prevedeva sventramenti su tutto il centro storico. Le demolizioni di piazza magione e dell’albergheria erano solo l’inizio. La guerra ha portato i bombardamenti ma è servita a fermare l’approvazione di quel piano. Il sacco ha ignorato per fortuna il centro storico, che solo adesso può dirsi sulla strada del definitivo recupero architettonico. A quest’ultimo va affiancato il recupero sociale e dei mestieri, il ripopolamento e il trasporto pubblico

  • fedeledisantarosalia 98
    30 nov 2017 alle 8:27

    Ditelo a Orlando che fa il sindaco da 40 anni ero bambino e lui gia’era sindaco di Palermo con la DC e parlava del fronte del mare del centro storico di Palermo una citta’ europea adesso parla di una città’ africana….e si vede


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