17 nov 2011

Con Il Rosso Non si passa!


L’ 08-11-2011 alle 12.00 ho assistito ad un incidente al semaforo tra piazza Kalsa ed il Foro Italico: un motociclista fermo al semaforo aspetta, fremendo, il verde. Io ero in moto allineato con lui a 3 metri di distanza.

Scatta il verde e lui parte come un razzo, mentre arriva dalla Kalsa, col rosso ed in velocità una vecchia 500 bianca che taglia la strada a tutti (deve essere partita dalla Magione per raggiungere tale velocità!) tranne che al centauro che gli sperona in pieno la portiera, facendo una piroetta aria con la moto per sfondare, infine, l’ asfalto.

Nell’ attesa che arrivi l’ ambulanza si genera un caos mostruoso: tutti rallentano per vedere cosa è successo, nessuno rispetta più il semaforo, anche i bus (che hanno sempre dei comportamenti omicidi) passano col rosso, clacson accorati, uno taglia la strada all’ altro.


Dopo 20 minuti (l’ospedale La Ferla dista 1.5 km) arriva l’ambulanza, il centauro nel frattempo gesticolava per terra, quindi era vivo.
Oltre al caos ingiustificato che si è creato, mi ha colpito il fatto che la stessa dinamica l’avevo già vista in un altro incidente (con me nella stessa identica posizione) avvenuto al semaforo di via Maqueda/Tukory.

Ora mi chiedo: ma noi palermitani cosa abbiamo nel cervello? Muffa?
La totale mancanza di rispetto delle regole è disgustosa. Qui non basta la repressione delle forze dell’ ordine, c’è una carenza di insegnamento delle regole civili sia in famiglia che nella scuola. Chissà, forse tra 60 anni la muffa lascerà il posto a dei cervelli pensanti. Per adesso occhio ai semafori!

 


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31 commenti per “Con Il Rosso Non si passa!

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  • Athon 827
    19 nov 2011 alle 13:15

    @ V:E:N:D:E:T:T:A

    Se uno si comporta bene nella proria città è anche, ma non solo, perchè sente di appartenere a quel territorio comune, condiviso con gli altri. Questo non escude il senso di civiltà più ampio di cui parli.

    Il termine civiltà deriva dal latino civilitas, a sua volta derivato dall’aggettivo civilis, da civis (“cittadino”); civitatem è invece l’etimo della parola “città”. La civilitas indicava l’insieme delle qualità e delle caratteristiche del membro di una comunità, nel senso di buone maniere cittadine.

    Oggi, in ambito antropologico, abbiamo due accezioni di civiltà: una particolaristica, legata al significato latino; l’altra universalistica, legata all’idea della comunità umana in toto.

    Insomma, il senso di civiltà lo si rintraccia a vari livelli ma è sempre legato all’idea di “comunità”. La comunità si articola in livelli sempre più ampi, un po’ come le matrioske russe: condividere con pochi altri lo stesso quartiere, condividere con altri ancora la stessa città, poi la stessa regione, la stessa nazione, lo stesso continente, lo stesso mondo.

  • Athon 827
    19 nov 2011 alle 13:32

    Dunque ribadisco: il problema di quei cittadini che non si fanno scrupoli nello gettare una cartaccia per terra, è anche la mancanza di una chiara coscienza e dell’orgoglio di far parte di una comunità cittadina, da curare e salvaguardare. Poi però magari si sentiranno in “sintonia” con l’Europa, per cui altrove si trattengono.

    Ad ogni modo, al di là di tutte le disquisizioni, il nucleo del mio pensiero è uno: quando i palermitani faranno espodere l’orgoglio che vive dentro di loro e finalmente si renderanno conto di essere parte di una comunità, mostrando rispetto, anche verbale, nei confronti di Palermo e degli altri palermitani, il senso di civiltà non potrà che risultarne corroborato.

  • V:E:N:D:E:T:T:A 154
    19 nov 2011 alle 22:43

    Non mi definisco proprio orgoglioso di essere palermitano, ma rispetto le regole civili a prescindere dai “cittadini” indisiplinati, sia qui, che da altre parti; che non si pretenda, però, anche un profondo rispetto verbale, quando la maggioranza della popolazione invade la mia libertà in quanto più “furba” di me.
    Dovrei dire, come dici che fanno nelle altre città: “è colpa delle istutuzioni!”? No, è colpa dei miei concittadini, Palermitani appunto, che sono stati educati male. E, siccome sono davvero tanti (la maggioranza), ed uno come me si sente quasi straniero, nella propria terra, ecco che scatta la semplificazione “i palermitani”.
    Quindi pur non sentendomi parte della città, questo non mi impedisce di comportarmi civilmente. C’è un rispetto più universale: quello verso il prossimo, sia esso uomo, donna, albero o animale.

    Ampliando il discorso sull’educazione,
    il rispetto verso la propria città sarebbe già un traguardo,ma troppo circoscritto, perchè le matrioske,che nomini tu, sono possono essere dei compartimenti stangni.Ci vuole un insegnamento più ampio, così facendo dovunque sei, qualunque cosa fai,tu ti possa chiedere : stò arrecando danno?”. A quuesto punto non hai più bisogno di appartenere ad una definità cerchia.

    Per esempio nel calcio, grande metafora della civiltà, i tifosi di una squadra sono orgogliosi e si vantano di tifare dalla stessa parte, e li vedi scherzare, partecipare ai cori. Le altre squadre/tifosi, però,già sono considerate inferiori e vengono insultate non bonariamente (non sempre ovviamente, ma il trend è quello),si insultano i giocatori avverasari (anche se l’anno dopo magari saranno venduti alla propria squadra) fino ad alcuni casi di violenza pura e razzismo. E’ un piccolo esempio di come l’orgoglio di appartenenere ad una entità più grande e la passione per le stessa cosa, ed il conseguente rispetto, non si propaga a livelli superiori.

  • Athon 827
    20 nov 2011 alle 15:33

    @ V:E:N:D:E:T:T:A

    Mi spiace che non ti senta “proprio orgoglioso di essere palermitano”. E’ triste.

    Non pretendo che tu manifesti “un profondo rispetto verbale” nei confronti di Palermo e dei palermitani. Sei libero di esprimerti come vuoi e di valutare le cose per come ti sembra più giusto. La mia vuole essere solo una considerazione su quella che mi sembra un’esagerazione qualunquista, generalizzante e auto-lesionistica di molti palermitani che tante volte pare si accendino e si divertino nel parlar male di loro stessi, senza che questo peraltro offra lo spunto di una qualche soluzione.

    Per fare un esempio: scrivi “la maggioranza della popolazione invade la mia libertà in quanto più “furba” di me” [...] “sono davvero tanti (la maggioranza)”.

    Ebbene io ti posso dire, per esempio, senza rischio di smentita, che ai semafori la MAGGIOR PARTE delle macchine si ferma; tu puoi scrivere che la MAGGIOR PARTE degli automobilisti sfrecciano? Io posso scrivere che vedo che la MAGGIOR PARTE di quelli che guidano un motorino hanno il casco in testa; tu puoi rispondermi che invece la MAGGIOR PARTE se ne frega? Sono solo esempi che credo che questo valga per ogni cosa.

    Dunque non ti sembra che certe considerazioni negative e generalizzanti siano proprio esagerate ma talmente diffuse nel linguaggio corrente da sembrare ovvie?

    Fai la metafora del calcio: i tifosi di una squadra sono orgogliosi e tifano per la propria squadra mentre le altre squadre vengono insultate…
    Ecco, utilizzando la tua stessa metafora ti dico che, mentre in tutte le altre città italiane, a prescindere dai problemi, i tifosi non farebbero mai cori contro la propria squadra ( un napoletano non offenderebbe mai gli altri napoletani, un catanese non offenderebbe mai gli altri catanesi, un genovese non offenderebbe mai gli altri genovesi, un bolognese non offenderebbe mai gli altri bolognesi ecc…ecc…), l’anomalia della “squadra-città Palermo” è che i relativi “tifosi-cittadini palermitani” tante volte fanno cori contro se stessi, auto-lesionisticamente ed esagerando palesemente. In troppi si esprimono negativamente nei confronti degli altri concittadini, ognuno tirandosi fuori dal mucchio…ognuno per conto suo…estraniandosi…sentendosi più civile della MAGGIOR PARTE.

    Ripeto che a Palermo uno dei problemi alla radice è che manca l’idea di comunità, di città-paese, e un certo modo di esprimersi, di uso corrente, dà i tratti dell’ovvietà a valutazioni palesemente esagerate che rafforzano l’estraniamento, troppo diffuso, di molti palermitani nei confronti degli altri concittadini. Per me questo è problema grosso.

  • franz 199
    21 nov 2011 alle 11:03

    @Athon hai ragione quando dici di non generalizzare, ma vedi credo sia inevitabile doverlo fare quando, dovunque tu possa guardare, non fai altro che vedere prevaricazione e maleducazione. Per strada, nei luoghi pubblici e in qualunque posto tu possa andare, trovi sempre situazioni in cui alla fine sei portato a vergognarti di appartenere a questa comunità. Dall’alto della mia esperienza di vita, che racchiude mezzo secolo, ho assistito ad un progressivo declino di quei valori a cui la mia generazione è stata educata e se prima potevo sperare in un futuro migliore, oggi devo dire no! Per carità c’è una gran fetta di gente che non rientra in questi casi, ma la stragrande maggioranza si fa i c..zi suoi fregandosene del prossimo. Sulle strade quindi si riversa tutto il peggio di ogni individuo, probabilmente si sente sicuro e protetto dentro la sua scatoletta, anche perchè sa che resterà impunito data l’assenza di controlli. Io dico sempre che l’educazione di una persona si vede anche da come guida, questo è lo specchio fedele dei comportamenti e non esiste giustificazione alcuna soprattutto quando lede il prossimo; non giustifico la doppia fila se questa si ripercuote sul traffico, il parcheggio sui marciapiedi se si ripercuote sui pedoni, la velocità eccessiva, il non rispetto del codice stradale e quant’altro se si ripercuote sulla sicurezza del prossimo. Di sicuro quando si parla dei palermitani non è per generalizzare ma si parla di quella gran parte di deficienti che ci portano inevitabilmente a rifiutare l’appartenenza ad una comunità.

  • V:E:N:D:E:T:T:A 154
    21 nov 2011 alle 12:01

    Athon
    non è triste non amare la città dove si abita. Non si sceglie dove nascere; e pur riconoscendo le potenzialità uniche di questa terra (altrimenti che ci scrivo a fare su questo blog), ammetto che il lato oscuro affossa quello buono. Ma rispetto comunque le leggi della civiltà (anche rimanendo solo nel solo ambito della mobilità).
    Qudno dici “Sono molti di più quelli che si fermano al semaforo di quelli che passano col rosso” o “…quelli che portano il casco”. Ma devi guardare l’insieme: fai 6 km di strada in città e puoi vedere almeno 40-50 infrazioni di vario genere; questo perchè chi si ferma al semaforo, magari 100 metri dopo si ferma in doppia fila al bar o fa inversione senza dare precedenza, non si mette la cintura, oppure quando cammina a piedi attraversa in diagonale e non sulle strisce o aspetta alla fermata dell’ autobus stando un metro oltre il marciapiede oppure evita sempre di camminare sullo stesso.
    Ancora, chi indossa il casco è facile chiamarlo tale,almeno il 20% non sono omologati ed un buon 10% non lo allacciano (ed io giro in moto ogni giorno); per non parlare dei motorini senza targa o che fanno fumo come fossero a carbone. Poi sempre con il loro bel casco tagliano la strada o aspettano il verde praticamente a metà incrocio.
    Il senso è che, chi più chi meno, quasi tutti commettiamo almeno una infrazione grave al giorno, e questo genera la situazione odierna. Anche io faccio le mie, ma non sono fra quelle che bloccano il traffico o che sono pericolose o che intralciano pedoni o autobus.

  • Athon 827
    21 nov 2011 alle 13:53

    @ franz e V:E:N:D:E:T:T:A

    Di macchine in doppia fila, cartaccie per terra, infrazioni, vandalismo ed episodi di inciviltà vari, ne ho visti in molte città italiane: Roma, Napoli, Milano, Catania, Genova, Bologna ecc.. Solo qualche città si distingue veramente. Ad ogni modo, in nessun posto vige la “regola” palermitana di far leva, puntualmente, su un qualsiasi episodio di inciviltà per generalizzare auto-lesionisticamente.

    I muri dei palazzi storici di Bologna sono sporchissimi, tutti pieni di murales abusivi, ma non ho mai sentito un bolognese dire “Bologna e i bolognesi fanno schifo”.

    Secondo la classifica dell’Aci, Roma è la città italiana con il più alto tasso di vittime per incidenti stradali e di infrazioni, e secondo i numeri forniti dall’Asaps è la prima città d’Europa per numero di pedoni vittime della strada. Non ho mai sentito un romano dire “Roma e i romani fanno schifo”.

    Napoli ha un grosso problema con i rifiuti ma sarebbe davvere difficile sentire un napoletano parlare male di Napoli e degli altri napoletani. Al massimo li sentirai prendersela, com’è giusto che sia, col Comune, la Provincia, la Regione, le ditte partenopee di raccolta e smaltimento dei rifiuti, la camorra ecc..ecc…

    Secondo me, perdonatemi se insisto, l’atteggimento di molti palermitani nei confronti della propria città e dei propri concittadini, è davvero un’anomalia; un’anomalia corroborata dal fatto che molti hanno introiettato l’abitudine di esprimersi in un certo modo, a tal punto da sembrare quasi un’ovvietà.

  • V:E:N:D:E:T:T:A 154
    21 nov 2011 alle 15:18

    Vabbè dico l’ultima e non intervengo più.
    Un territorio che non funziona, non ci riesce sia per le istituzioni, ma soprattutto per la popolazione. In fondo le istituzioni non sono costitutite da alieni, ma da gli stessi concittadini i quali non è che, prima di essere eletti erano dei santi ,cambiano quando salgono in carica, Il marcio , arriva dal popolo. Le istutuzioni sono solo lo specchio delle media di una società.
    Le altre città non le conosco bene per poter essere obbiettivo, però,
    i napoletani intervistati dell’esempio, farebbero bene ad incolpare anche qualcuno tra la gente comune, visto che l’immondizia non cade dall’ alto ed i cassonetti non si incendiano da soli; e non solo dire “siamo poveri e le istituzioni ci trattano male”, essere coesi quando non tutti remano dalla stessa parte, non serve a risolvere i problemi.
    Si, generalizzare scrivendo “i palermitani” può far sembrare i problemi peggio di come non siano in realtà, ma almeno serve a fare un pò di autocritica, chiamando in causa tutti noi cittadini ad una modifica dei nostri comportamenti.

  • lorenzo80 582
    21 nov 2011 alle 16:06

    @Athon
    Sono tutto sommato d’accordo con te. Ci riflettevo l’altro giorno che, raro evento, ho preso l’auto. Ero incolonnato in viale regione e, chiaramente, c’erano quei 15 o 20 veicoli al minuto che furbamente si infilavano nella corsia d’emergenza. “Siamo senza speranza” pensavo, poi però ho guardato di fronte a me e ho visto centinaia di veicoli incolonnati e rispettosi della corsia d’emergenza. In fondo almeno un 80% della gente era corretta.

    C’è quel restante 20% che andrebbe stanato e multato senza pietà. Compresi quelli che hanno il clacson dell’auto elettricamente collegato al verde…

  • Athon 827
    21 nov 2011 alle 17:57

    @ lorenzo80

    Serve dire che sono d’accordo con te? Sì, il 20% andrebbe stanato e multato senza pietà e accomodamenti, e questo magari senza chiamare in causa “i palermitani” in toto.

  • gigipirandello 178
    27 nov 2011 alle 21:56

    Il sito di mobilitapalermo.org con i suoi commenti, occorrerebbe inserirlo come obbligatorio da leggere, ogni mattina, da tutti i vigili urbani di panormus città de mierda.


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