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04 ott 2016

La mattanza degli utenti alla piscina comunale: scarti di servizio pubblico per gente di serie B

di Mobilita Palermo

Partiamo da un presupposto:  noi palermitani siamo abituati a tacere, a non pretendere qualcosa che è dovuto. Prima di alzare la voce ce ne passa quando si parla di servizi pubblici. Ci lamentiamo raccontando le disavventure all'amico ma difficilmente ci rechiamo presso gli uffici di competenza per chiedere conto e ragione a coloro che hanno delle responsabilità. Così tra un disservizio e l'altro, noi continuiamo a patire e nulla si risolve. Forse non cambierà nulla anche dopo questo articolo, ma confidiamo che qualcuno lassù legga, si passi una mano nella coscienza e decida di intervenire. Avevamo cominciato a parlarne qui della piscina comunale, per raccontare di come tante risorse umane venissero sprecate per erogare un servizio minimo e scadente, mentre in altri settori comunali la carenza di personale compromette le normali attività di routine. A Palermo, città definita nella tradizione da "un milione di abitanti ", ci sono quasi sempre soltanto due corsie libere. Non due vasche, non due piscine, non due strutture, ma due corsie destinate al pubblico. Chi è il pubblico? Quei poveri sportivi (centinaia o migliaia di iscritti) che decidono di usufruire di un ipotetico servizio pubblico per nuotare senza un istruttore, in maniera indipendente. Due corsie per "un milione di abitanti", evidenziate dai paletti bianchi e rossi. Le altre corsie? Corsi e società sportive. Non esiste altra piscina comunale in tutta la città. Quella di viale del Fante è l'ombelico del mondo, tutti convergono lì oppure devono affidarsi alle strutture private. I corsi e le società portano soldi e sostentamento, ed è per questo che hanno la priorità. Chi ne piange le conseguenze è sempre il privato indipendente che paga come tutti gli altri per ricevere gli scarti di un servizio già pessimo. Pessimo perchè innanzitutto non si sa mai con certezza se la struttura improvvisamente chiude senza preavviso per un problema (manca il bagnino, un guasto alle macchine, infiltrazioni di acqua, disinfestazione, etc.). Sapete come funziona la comunicazione al pubblico alla piscina comunale? COSI ! Pezzi di carta appesi con lo scotch. Nemmeno il decoro di una bacheca unica. Ti ritrovi questi avvisi in maniera random in una infrastruttura grandissima e se per caso stai chiacchierando con il tuo amico e non ti accorgi dell'avviso appiccicato al tavolo, cavoli tuoi! Decine di impiegati che non sanno come riempire la giornata, perchè la loro unica mansione è timbrare l'ingresso, per poi non avere nemmeno un canale ufficiale, una pagina facebook, un sito internet aggiornato giornalmente da qualcuno in cui riportare comunicazioni tempestive in maniera univoca e chiara. Spesso nei giorni di chiusura straordinaria, qualcuno si ritrova all'esterno a imprecare per non aver letto l'avviso in tempo, tanto che tra gli utenti sono nati vari gruppi in cui ci si aggiorna sullo stato della struttura. Se vai al banco le informazioni che si ricevono sono spesso fuorvianti: il pezzo di carta con lo scotch recita che soltanto la vasca coperta è destinata al pubblico. Poi entri e non trovi corsie disponibili, quindi esci fuori. Chiedi informazioni più dettagliate su qualcosa e ti senti rispondere"così mi hanno detto e così le dico", senza capirne di più perchè fondamentalmente capita che nemmeno loro sono messi a conoscenza di eventuali modifiche al servizio o ne disconoscono i dettagli.   Poi piove un pò e si allaga tutto. La copertura fa schifo, piove dentro e un'intera vasca rimane off limits per giorni e giorni. Così tutti quanti appassionatamente (utenti, corsi e società) si ritrovano nell'unica vasca rimasta, all'esterno. Come le sardine. La chicca di questi ultimi giorni completa il quadro: da alcuni giorni l'utenza maschile è obbligata a utilizzare soltanto gli spogliatoi esterni. Il perchè è presto detto: durante le ore pomeridiane tanti bambini partecipano ai corsi e al momento della doccia, vengono accompagnati dalle mamme che quindi accedono ai bagni maschili. Diversi avvisi nel tempo invitavano tutti a indossare sempre il costume per non creare ovvi imbarazzi, ma qualche bontempone che non rispetta le regole se n'è infischiato e quindi, per colpa di questi pochi, l'intera utenza maschile sarà costretta alla transumanza verso le strutture esterne che meritano un paragrafo a se. Per raggiungere gli spogliatoi esterni occorre passare nell'ordine dagli spogliatoi interni, dalla piscina coperta per poi giungere a questi prefabbricati in lamiera posti a margine della vasca scoperta. Prefabbricati, o per meglio dire strutture fatiscenti, sporche e semi abbandonate dove non ti viene voglia nemmeno di entrare.   Per accedere puoi trovare un pantano d'acqua per terra, così che tu con le ciabatte indossate immergi i tuoi piedi in questo schifo e chissà che magnifiche sensazioni puoi provare. Le docce, anch'esse all'aperto, le trovi otturate e per lavarti devi arrampicarti sui bordi laterali per evitare di immergerti in acqua sporca lasciata da altri. Appena ci sarà più freddo sarà godurioso uscire dalla vasca e prendersi una polmonite mentre cerchi di schivare tutto ciò. E quando finalmente decidi di rivestirti entri nello spogliatoio:   Pavimenti rotti, lerci. Armadietti che non esistono. Insomma, un carro bestiame dove ammassare tanti poveri schiavi che, o fanno così o si vanno a cercare un'altra struttura in città. O questo o niente. Vi avevamo detto che nuotare in 8-10 nella stessa corsia è un delirio? C'è chi va piano, chi va più veloce, chi è maleducato e sorpassa senza attenzionare i nuotatori nel senso opposto. Ti scontri alle volte o becchi qualche calcio involontario. Difficile fare sport così. E se pensi che l'inverno è alle porte, per gli uomini che decideranno di praticare il nuoto libero sarà un bel prospetto utilizzare le "strutture" esterne messe a disposizione. Non è più giusto sanzionare quei pochi che non si attengono alle regole anzichè accatastare la gente di qua e di là senza un minimo di dignità e decoro? Ma tanto se qualche utente deciderà di non andare più alla piscina comunale sarà il male minore, dato che su 16 corsie totali, al massimo ne vengono aperte 4. La minoranza non ha voce, non importa e visti i disservizi resi, forse è anche un peso. Caro Assessore Gini, lei che ha tra le deleghe la gestione degli impianti sportivi... la invitiamo a passare qualche giorno in questa struttura e ci dica lei se tutto questo è normale e non meriti provvedimenti urgenti. Questa la mail ufficiale dell'assessore [email protected], per chiunque voglia contribuire a dar risalto alla vicenda.

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