07 mag 2018

Viale della Libertà: storia e misfatti della strada piu’ bella di palermo ( 1a parte – le origini )


Viale della Libertà è, nonostante tutto,  la più importante strada di Palermo.  Unisce la vecchia città con la nuova .

Infatti la strada è la prosecuzione , verso nord, di via Ruggero Settimo,  e di Via Maqueda.

La storia di tale strada è lunga e per non annoiare gli amici  lo divisa in due parti.

Iniziamo dalle origini.

L’idea di  espandere  la città verso  nord era sorta già alla fine  del ’700.

Nel 1778 il pretore, Antonio  La Grua  , marchese di Regalmici, decise di prolungare via Maqueda  fino al Piano di Sant’ Oliva ( l’attuale Piazza Politeama). Ma allora si trattava di una semplice strada di campagna  ,fuori dalle mura della città ( ancora era esistente Porta Maqueda), che aveva lo scopo di collegare la città con la Piana dei Colli, uno dei  luoghi di villeggiatura preferiti dall’aristocrazia palermitana.

Già che c’erano  si pensò di creare una strada perpendicolare che venne  denominato stradone dei Ventimiglia (l’attuale  via Mariano Stabile) che collegava la chiesa di San Francesco di Paola al Borgo Veccho.  Ricordiamo inoltre che al Marchese di Regalmici  si deve anche l’apertura si una terza strada che univa diagonalmente il Piano di Sant’Oliva con il Borgo di Santa Lucia presso il  Piano dell’ Ucciardone, allora priva di collegamenti. Questa strada è oggi  nota come via Domenico Scinà.

In quei tempi raggiungere la Piana dei Colli era un bel viaggio.

Nel “ Il GattopardoGiuseppe Tomasi di Lampedusa fa morire   Don Fabrizio in un albergo di Palermo, e precisamente all’Albergo Trinacria (in Via Butera ) perché  Villa Salina ( Villa Pantelleria) , alla Piana dei Colli ,era troppolontana.

“La carrozza si mosse e svoltò sulla destra. “Ma dove andiamo , Tancredi?”. La propria voce lo sorprese. Vi avvertiva il riflesso del rombo interiore . “ Zione , andiamo all’albergo Trinacria; sei stanco e la villa è lontana; ti riposerai una notte e domani tornerai a casa”

 

Don Fabrizio non tornerà mai a casa. In quella anonima stanza d’albergo il principe di Salina dirà addio alla sua vita.

 

Considerando la lunghezza del viaggio, nel punto in cui le due nuove “strade” si incontravano venne creato, dall’architetto Nicolò Palma ,un “luogo di riposo” con alberi e panche di pietra,  in modo che i viaggiatori potevano riposarsi  prima di proseguire nel loro cammino. Questo incrocio prese il nome di “Quattro Canti di campagna” ( l’attuale Piazza Regalmici).

Francamente dei  “Quattro Canti di città”, situati in Piazza Villena , non aveva niente a che spartire . Tanto splendido e trafficato erano i quattro canti cittadini, quanto desolato e ameno era quello di campagna. Eppure questa scelta si rivelo vincente.

Nell’800, molte famiglie nobili decisero di far costruire qui i loro palazzi, come il principe di Galati e il barone di Villarosa. Ma la svolta decisiva la si ebbe dopo il 1860. In quegli anni le vecchie mura  cittadine cominciarono ad essere abbattute e la città ormai cominciò decisamente ad espandersi verso nord.

I motivi di tale scelta non sono del tutto chiari. Qualcuno sostiene che i terreni non erano particolarmente fertili e perciò poco sfruttati per scopi agricoli, al contrario di quelli a sud della città. Inoltre c’era un limite naturale che bloccava l’ espansione verso sud e cioè….. il fiume Oreto.

Potrà sembrare strano ma i nostri architetti, bravissimi a costruire palazzi, ville, chiese e conventi,  non erano altrettanto bravi a costruire ponti . Qualche maligno sostiene invece che tale scelta fu influenzata da motivi speculativi.

Ai primi del’800 Giorgio Wilding, ufficiale tedesco, giunto in Sicilia al seguito di Ferdinando I , aveva sposato Caterina Branciforte di Butera erede della potente e storica famiglia dei Butera  ( Wilding e sua moglie saranno determinanti nello sviluppo edilizio della Contrada all’Olivuzza).  Il fratello di Giorgio Wilding, Ernest principe di Radaly, comprò nel 1844 il vasto terreno del Firriato di Villafranca ad un asta giudiziaria. Ma non si tratto, apparentemente, di un buon affare perchè tali terreni erano poco produttivi e distanti dalla città.

Nel 1848   scoppiò  la famosa rivolta antiborbonica .

In un primo momento si insediò un governo “provvisorio” con a capo Ruggero Settimo che  decise di iniziare i lavori per sistemare il prolungamento a nord dell’attuale via Ruggero Settimo. Tale strada venne chiamata  pomposamente  Strada della Libertà.

Dopo la restaurazione borbonica del 1849, i lavori furono proseguiti per volere del principe di Satriano, luogotenente del re.

In quei tempi se l’idea o l’opera pubblica di chi ti aveva preceduto era buona veniva salvaguardata e proseguita.

Chiaramente la denominazione fu cambiata in Strada della Favorita, perché avrebbe collegato il Piano di Sant’ Oliva con la Reale Riserva di caccia della Favorita .

I lavori per il completamento di viale Libertà furono lunghi e travagliati e fortemente influenzati dai vari momenti politici e storici. Infatti durarono oltre 50 anni.

Come per Via Roma , l’opera fu realizzata in vari fasi , 5 per l’esattezza. Il primo tratto, costruito nel 1848-1849 ( durante il governo “rivoluzionario” ) andava da piazza Politeama a Piazza Croci  ed era caratterizzatoda una tripla corsia: una centrale destinata al solo transito dei veicoli, e due laterali, più piccole, separate dalla corsia centrale  da ampi marciapiedi . In tale tratto vennero piantati dei  platani ,che sono ancora presenti, e furono piazzati alcuni sedili in pietra lungo il percorso.

Tale tratto venne definito, in seguito, dal grande musicista tedesco  Richard Wagner, gli Champs-Élysées di Sicilia.

Era certamente una bella strada e non aveva nulla da invidiare ai grandi viali delle altre città europee.

Il secondo tratto, realizzato dopo il ritorno dei Borboni, andava da piazza Croci a piazza Alberico Gentili, era invece a una sola corsia ma altrettanto bello. Infatti era costeggiava da due belle ville. A sinistra troviamo una villetta “all’italiana” dove oggi sorge un monumento equestre  dedicato a Garibaldi ,a destra il Giardino Inglese. Quest’ultimo fu progettato da Giovan Battista Filippo Basile. Il terreno era una vecchia cava di tufo, assolutamente inutilizzabile per scopi edilizi.  Seguendo uno schema molto in voga nella seconda metà dell’Ottocento, il Basile non cercò di creare un giardino “all’italiana” , tipo Villa Giulia, ma cercò di  assecondare le forme e la morfologia naturale del terreno dandogli un’aria più naturale. Nella realtà il Basile aveva in mente di ricreare un “giardino arabo”  ma durante i lavori si rese conto che la cosa era un po’ difficile. E allora preferì trasformarlo in un giardino “all’inglese che fu completato nel 1852.  All’interno del giardino c’erano  anche 7 piccoli colli, oggi non più esistenti.

Francamente di “giardino all’inglese” aveva poco o nulla ma certamente era uno splendida villa con fontane , statue e angoli ameni..

Nel 1860 i lavori furono sospesi e ripresero nel 1876 con il tratto da piazza Gentili al Canale Passo di Rigano (altezza via D’annunzio). Nel 1887 fu iniziato il quarto tratto fino al Vicolo Pandolfina ( l’odierna Via Lazio ). La quinta ed ultima parte, fino a Piazza Vittorio Veneto, si realizzo solo nel  1909.

Rispetto ai primi due tratti , gli ultimi tre tratti (costruiti dopo il 1860)  erano ( e sono)  meno ampi , meno belli e ha una sola corsia.

Tra il 1865 ed il 1880 il Municipio di Palermo decideva di creare, nel Piano di Sant’ Oliva, piazza Politeama, sorta attorno al teatro omonimo terminato nel 1875. La piazza fu dotata di illuminazione e alberi e, nel 1877, fu aperta la via Emerico Amari che collegava la nuova piazza al mare..

Ma ,nonostante tali importanti interventi urbanistici, la zona continuava ad essere poco abitata e poco frequentata. La nobiltà e  la borghesia palermitana non era molto  invogliata a costruire la propria casa lungo tale viale, troppo vicino dalla città ,per essere considerata una casa di campagna, troppo lontana dal centro per diventare la residenza principale.

In parole povere nessuno voleva “irisinni unni persi li scarpi lu signuri “ .

Fine I parte- continua

 


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