Segnalazione
31 mag 2017

Puliamo subito il cimitero di Terrasini

di Mobilita Palermo

Da molto tempo il cimitero della città di Terrasini è in condizioni vergognose. Erbacce ovunque, sporcizia, Chiediamo con urgenza che vengano effettuate con cadenza mensile interventi ordinari quali: -potatura degli alberi -pulizia dei cestini -decespugliare le erbacce -cura delle aiuole con la piantumazione di prato -manutenzione illuminazione   Inoltre, gli utenti chiedono: -acquisto di altre scale per la nuova ala -aumento dei punti acqua e dei contenitori dove gettare i fiori marci   Speriamo in un tempestivo intervento, ci auguriamo continuativo, così da dare finalmente decoro ad un luogo sacro, rispettandolo in pieno.

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Segnalazione
22 mag 2017

Via Maqueda: La Strada Nuova

di belfagor

Fino al 1600 Palermo si estendeva intorno a l’asse viario del Cassaro. La strada venne tracciata con la creazione stessa della città da parte dei Fenici, e ne tagliava in due parti l'agglomerato cittadino. Era in pratica il fulcro della città e, in linea retta, rappresentava la strada di collegamento tra il palazzo dei sovrani che era posto nella parte più alta, dove attualmente si trova Palazzo dei Normanni e il mare. In tale strada si trovavano tutti i poteri, politici, religiosi e militari, della città. Palermo era ancora , sotto molti aspetti, una città medievale, limitata dalle mura di difesa, con strade strette e poco areate, dove il sole faceva capolino per poche ore al giorno, con palazzi nobiliari che sembravano dei piccoli fortini , a più piani e con poche e piccole finestre esterne, che sorgevano accanto a casupole. Le autorità cittadine , considerato che ormai la città si stava sviluppando, ritennero necessaria l’apertura di una nuova strada che tagliasse la città in senso perpendicolare con il preesistente CASSARO, che pochi anni prima aveva subito diversi interventi ed era stato prolungato fino al mare. L’apertura di tale “ strada nuova”, comportò colossali lavori di sbancamento e sventramento di interi quartieri , lavori resi necessari da questa rivoluzione urbanistica, che avrebbe trasformato la città e creato un nuovo asse Nord-Sud. L’inizio delle demolizioni avvenne il 24 luglio 1600, con il primo “colpo di piccone” dato simbolicamente dal viceré Bernardino de Cardines, duca di Maqueda con un martello d’oro. All’estremità della “nuova strada” si dovettero costruire due nuove porte. Una che si apriva verso la campagna meridionale, tra i bastioni di Porta di Termini e di Porta Sant’Agata, fu chiamata Porta di Vicari, in onore del pretore della città, Francesco del Bosco, conte di Vicari. Dall’altra parte , fu necessario costruire una nuova porta che fu chiamata Porta Maqueda ( non più esistente). Tali lavori furono completati nel giro di ……un anno. Chiaramente i cronisti dell’epoca esagerarono ma certamente, in un tempo relativamente breve, furono buttate le basi per la creazione di tale nuova arteria. Ci vorranno secoli perché la strada assumesse l’aspetto attuale con nuovi edifici lungo il suo percorso. L’apertura di tale ”strada nuova” cambiò radicalmente il volto della città . Infatti da allora Palermo fu suddivisa in quattro mandamenti che si distinguevano per differenti culture, feste popolari e religiose, diverse santi protettrici, stemmi civici e addirittura inflessioni dialettali. I quattro mandamenti (Palazzo Reale,Monte Pietà,Tribunali e Castellamare) si incontravano a PIAZZA VIGLIENA, meglio conosciuta come I Quattro Canti o Teatro del Sole. Secondo i progettisti doveva rappresentare il “centro della città” e certamente per secoli lo fu. Il taglio della via Maqueda permise ai nobili e al clero, che ne avevano richiesto la creazione, di costruirvi nuovi palazzi , chiese e conventi che ancora oggi rimangono parte fondamentale del patrimonio artistico cittadino. Chiaramente i nuovi palazzi e le nuove chiese vennero costruite con lo stile dominante in quel periodo cioè il barocco. Tale stile, abbastanza uniforme, caratterizzerà Via Maqueda dal Cassaro. Infatti quest’ultima non ha mai avuto un suo stile definito, ma si ritrovano monumenti di vari stili frutto della lunga e antica storia di tale via. Come abbiamo già scritto precedentemente, la strada, e una delle porte che la delimitava, fu dedicata al viceré Bernardino de Cardines, duca di Maqueda, che regnò in Sicilia dall’1 aprile 1598 fino alla sua morte avvenuta il 17 dicembre del 1601. Nella realtà il vicerè fece poco o nulla per meritare tale onore. Infatti , quando , nell’aprile del 1598, giunse a Palermo per sostituire il vecchio vicerè, il conte di Olivares, il Senato cittadino aveva già da tempo stabilito di aprire questa nuova strada . E così il duca di Maqueda, che aveva altri “interessi” passò immeritatamente per “illuminato urbanista”. La gente però cominciò a chiamarla “strada nuova” o a storpiare il nome in Via Macqueda . Via Maqueda è oggi un importante attrazione turistica di Palermo, in quanto costeggia alcuni dei luoghi più importanti della città, tra cui Piazza Pretoria (sede del Palazzo delle Aquile e della Fontana Pretoria), e Piazza Verdi con l’Imponente Teatro Massimo ( frutto di un successivo pesante intervento urbanistico). Certamente, al di là delle motivazione che erano alla base di tale scelta, si tratto di uno dei più importanti e organici interventi urbanistici del tempo. Dovremo aspettare quasi 3 secoli per assistere a un nuovo intervento “urbanistico” di tale importanza, l’apertura di Via Roma, ma i risultati, questa volta, furono molto discutibili.  

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18 mag 2017

I misteri della toponomastica a Palermo

di belfagor

Palermo è una città strana. Per esempio non abbiamo una strada dedicata a un grande scrittore come Leonardo Sciascia, però dedichiamo strade a personaggi inesistenti o, ancor peggio, ……a uno stupido. Una traversa di Via Portella della Ginestra è dedicata a Enrico Hassan. Chi è stato costui e cosa ha fatto per meritare l’intitolazione di una strada? Nessuno lo sa. Probabilmente si tratta di un errore di qualche funzionario comunale addetto alla toponomastica o di qualche amministratore non particolarmente preparato in storia….o nella lingua italiana. Infatti pensiamo che l’Enrico Hassan non sia altro che…..l’Emiro Hassan. Ma anche in questo caso il mistero rimane, infatti non esiste nessun Emiro Hassan . Probabilmente il nostro amministratore comunale si riferiva a un Emiro Hasan, ma anche in questo caso non abbiamo risolto il mistero, perché nella storia di Sicilia vengono ricordati ben tre Emiri Hasan. Il primo fu al-Hasan ibn Alì, che fu emiro di Sicilia dal 948 al 953 e che fondò la dinastia kalbita, che regnò in Sicilia per circa un secolo. Il secondo fu Alì ibn al-Hasan, figlio del precedente, che rimase in carica dal 970 al 982 e che morì in battaglia guadagnandosi il soprannome di martire. Il terzo al-Hasan fu colui che iniziò la spartizione della Sicilia tra i vari signori arabi iniziando il declino del potere arabo in Sicilia. Considerando i “meriti” di costui, noi pensiamo che l’ Enrico Hassan sia proprio questo, tra l’altro alcune fonti storiche lo ricordano come Emiro Hassan ( con due S). Nella zona Piazza Fonderia/Cala si trovava un Vicolo del cetriolo. Escludiamo che i nostri antenati abbiano voluto dedicare un vicolo a un ortaggio, salvo che tale verdura era particolarmente gradita a qualche potente . Pensiamo che in tale vicolo ci abitava un “citrolo” cioè una persona stupida. Ma per meritare l’intitolazione di un vicolo doveva essere particolarmente stupido tanto da rimanere nel ricordo dei “posteri”. Come si vede a Palermo, per avere dedicata una strada bisogna non essere esistiti o essere dei ….”citruluni”.  

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16 mag 2017

Modifica alla viabilità di Via Libertà nei pressi della statua

di rudi gi

Visto il cantiere dell'anello ferroviario di viale Lazio, come mai non si è pensato a modificare momentaneamente il primo tratto di via Libertà, cioè dalla Statua fino all'incrocio di viale Lazio, a doppio senso di marcia? Questo provvedimento darebbe la possibilitè da chi proviene da Piazza Don Bosco di girare a destra per arrivare piu agevolmente sulla rotonda di Piazza Vittorio Veneto, evitando di attraversare il budello di via Del Granatiere, sempre intasata di auto inadeguata a smaltire il volume di traffico che prima del cantiere si dirige va su viale Lazio e viale Campania. Rodolfo Giordano

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15 mag 2017

Illuminazione mancante in via Clemente Comella

di FELICE MAZZIOTTA

Dai primi giorni di gennaio 2017 la via Clemente Comella (traversa di via generale Francesco Salemi, zona Pitrè bassa) è completamente al buio con notevole disagio e pericolo per gli abitanti. Non per guasto, ma per smontaggio dei pali da parte di AMG e non piu reistallati. Si sollecita la normalizzazione del servizio

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12 mag 2017

Sant’Agata la “palermitana”

di belfagor

Chi sente parlare di Sant’Agata pensa subito a Catania, alla sua festa suggestiva del 3-5 febbraio di ogni anno e al grande attaccamento e venerazione dei catanesi alla loro santa. Eppure sulla”catanesità” della santa fino a qualche secolo fa molti avevano forti dubbi. Per esempio a Palermo si sosteneva che Sant’Agata fosse nata a Palermo, nell'anno 235. L’origine palermitana sarebbe legata al fatto che la santa, per non essere arrestata dai soldati del proconsole Quinziano, fuggì con la famiglia a Palermo, e si rifugiarono in una casa alla Guilla, ma Quinziano li scovò e li fece tornare a Catania dove Agata fu martirizzata. (Nell’iconografia popolare è rappresentata legata ad un tronco d’albero ed in mezzo a due torturatori con il torace scoperto, che gli recidono con due grosse tenaglie le mammelle. Per tale motivo fu ritenuta protettrice delle donne affette da malattie ai seni) Ma torniamo alla diatriba tra Palermo e Catania. E’ probabile che la famiglia fosse d’origine palermitana o che avesse parenti e proprietà a Palermo ma ciò non prova che Sant’Agata fosse nata a Palermo.Tale disputa, a quei tempi,fu molto sentita e certamente fu una delle cause della forte rivalità tra le due città. Prima di essere soppiantata da Santa Rosalia,  Agata, assieme a santa Cristina, santa Ninfa e sant'Oliva, era una delle quattro sante protettrici di Palermo. La sua statua è presente nell'ordine superiore della facciata est dei Quattro Canti di Città, a protezione del quartiere Tribunali ( Kalsa). Che la devozione a Sant’Agata fosse forte  lo dimostra il fatto che a Palermo, gli erano dedicate ben 4 chiese, di queste 2 ancora esistenti. ( per esempio a Santa Rosalia, oltre il santuario di Monte Pellegrino, gli è stata dedicata solo una Chiesa , tra l’altro di recente costruzione, mentre un'altra chiesa, con annesso convento, fu distrutta durante la realizzazione della Via Roma). Le due chiese ancora esistenti sono, San Agata alla Guilla, all'angolo della omonima piazzetta con la via del Celso  ( costruita dove ,secondo la tradizione, sorgeva la villa dove si era rifugiata la santa ) e Sant’Agata la Pedata, dove si conserva, dentro una teca, una  pietra dove la Santa , lasciando Palermo, vi si poggio il piede per allacciarsi il sandalo e di conseguenza lasciò impressa sulla pietra stessa ,miracolosamente ammorbidita, l’orma del sandalo. Le altre due chiese a Lei dedicate , che purtroppo sono andate distrutte, erano: Sant’Agatuzza dei Carèri (ossia delle ricamatrici perché, secondo la tradizione, Agata era un’abile ricamatrice) che sorgeva in  via Castro, nel quartiere dell’Albergheria e che fu distrutta durante i bombardamenti del 1943. e Sant’Agata alle Mura ,che si trovava esattamente alle spalle del Teatro Massimo, all’inizio della via Mura di San Vito e che fu abbattuta nel 1870 per costruire il Teatro. Questa chiesa era chiamata anche Sant’ Agata li Scorrugi, a causa degli ex voto a forma di mammella in argento consimili a certe scodelle chiamate in dialetto “scurruie” che si attaccavano al suo simulacro. Secondo quanto afferma Gaspare Palermo, all’interno di questa chiesa, vi era un pozzo  la cui acqua aveva il sapore di latte., Sembra che proprio a Lei sono dedicate i famosi dolci “minne di vergini”.  Alla santa erano dedicata alcune solenni manifestazioni religiose, come per esempio una strana processione con la presenza dei “nudi” che erano dei devoti che per penitenza andavano coperti solo dalle mutande. Questa processione un anno partiva dalle chiesa di Sant’Agata li Scorruggi e un altro anno da quella della Pedata. Nell’Ottocento, tale processione fu considerata un po’ troppo  “ose” e per tale motivo fu abolita.  Il Pitrè ci racconta inoltre di un curioso pellegrinaggio che le ricamatrici facevano nella chiesa della Pedata: “Il giorno sacro a lei, le nostre carèri o tessitrici fanno il viaggio fino alla sua chiesa fuori la porta Sant’Agata. Per antico costume sogliono colà raccogliersi i venditori di pastinache (sorta di grandi carote), delle quali un tempo si facea tanto consumo in Palermo. La divozione vuole che se ne comperi e se ne mangi; così fanno le careri. E’ questa la ragione di un’altra frase, in vero un po’ elastica, con la quale si motteggiano in quello o in altri giorni dell’anno le donne che si recano a S. Agata;  frase che è una dimanda che si fa: Chi jiti pi la vastunaca di lu P. Priuri? Quest’uso di mangiar pastinache lo abbiamo pe’ 5 febbraio in più di mezza Sicilia, e sembra una pia credenza che nel giorno del martirio non si potessero mangiare altro che pastinache.” (G. Pitrè, “ Spettacoli e feste popolari siciliane”).. A Palermo si troverebbero inoltre  alcune reliquie della Santa come per esempio il braccio, che si conserva nella Cappella Palatina, un avambraccio nella Cattedrale e, “l’intrecciatoio” dei suoi capelli nella chiesa di Sant’Agata alla Guilla. P.S. Purtroppo la devozione verso  Sant’Agata in questi ultimi anni è fortemente diminuita. La Chiesa di Sant’Agata alla Guilla, dove secondo la tradizione  sorgeva la villa dove la santa era nata o si era rifugiata, è ormai abbandonata al degrado e ai vandali Nel marzo 2014 è stata addirittura scoperta una piantagione di marijuana nel convento annesso alla chiesa. E meno male che Palermo sarà la “capitale della cultura nel 2018”

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09 mag 2017

Cortile Cascino: la coscienza sporca di Palermo

di belfagor

Nel linguaggio comune di noi palermitani il termine “Cortile Cascino” è sinonimo di degrado assoluto.  Spesso utilizziamo questo termine senza sapere che effettivamente Cortile Cascino era un luogo che  esisteva realmente , una specie d’inferno in terra. Ma dove si trovava questo luogo, dimenticato dagli uomini e da Dio? Il Cortile Cascino era l’essenza del degrado e della povertà estrema. Sorgeva vicino la fossa del Papireto, confinante con via D'Ossuna, Corso Alberto Amedeo, via Imera e Piazza Indipendenza. In parole povere era a due passi dai palazzi della politica e della religione, bastava affacciarsi per vedere questo scempio. Eppure era un luogo evitato dai bravi cittadini di Palermo, che anzi facevano finta di non saperne l’esistenza. Un giorno fu deciso di deviare i binari del treno che passavano lungo il Cortile Cascino, per evitare anche di attraversare quella zona (occhio che non vede cuore che non duole). A scoprire che esisteva questa vergogna naturalmente  non fu un siciliano ma un sociologo triestino, Danilo Dolci, che un giorno decise di…… andarci a vivere.Basta rileggere gli articoli che scrisse e che furono  pubblicati sul glorioso giornale “L’Ora, per avere il quadro di cos’era questa parte di città. A Cortile Cascino si concentrava la vita degradata e disperata della Palermo sottoproletaria. Centinaia di famiglie asserragliate nei tuguri, senza fogne, gabinetti , acqua e senza luce. I bambini sporchi e mal nutriti , che morivano come mosche, esposti  al tifo ,all ‘epatite , alla tubercolosi e alla malaria. Di giorno uscivano ad elemosinare o a cercare cibo mentre gli adulti , per sopravvivere, facevano i cenciaioli. Allora non c’erano i cassonetti e perciò bisognava cercare altrove. Per esempio tra i cumuli d’immondizia , nei retrobottega dei negozi di alimentari o nei depositi delle officine dove ferro e metalli «preziosi» come il rame, si potevano reperire. Molti quartieri di Palermo erano poveri ma rispetto al Cortile Cascino la loro povertà era dignitosa e “quasi” accettabile. Qui si toccava con mano la miseria assoluta e disperata. L'esistenza di cortile Cascino e della misera esistenza dei suoi abitanti divenne un caso internazionale dopo l’uscita del saggio "Inchiesta a Palermo" ( Einaudi, 1956 ) in cui  Danilo Dolci descrisse quella esperienza . L’ex  procuratore antimafia Giancarlo Caselli dichiarò in una intervista: “ la mia scelta di venire a Palermo e' dipesa dall'insegnamento di Dolci. Avevo 18 anni quando fui catapultato nel mondo del sottosviluppo di Cortile Cascino, una scelta fondamentale che ha definito la mia vocazione''. Grazie alla testimonianza di Danilo Dolci, quest'angolo infernale di Palermo venne messo in luce anche a livello internazionale. Prima l'inglese BBC dedicò al cortile Cascino alcune scene di un documentario sulle condizioni della Sicilia; nel 1960 poi il giornalista americano della NBC Robert Young dedicò allo 'slum' palermitano un cortometraggio di 45 minuti da alcuni critici considerato come uno dei primi esempi di "cinema-verità". Anche Idro Montanelli, che certo non era un giornalista di “sinistra”,andò a Cortile Cascino per intervistare Danilo Dolci :” Forse fino a ieri nessuno a Palermo, salvo quelli che ci abitano e i loro immediati vicini, conosceva il vicolo Cascino. Esso, a dire il vero, non è neanche un vicolo, ma una specie di cortile strozzato, sotto una rampa di scale precipizi e sbocconcellante, nel cuore di una delle molte “Casbah” sopravvissute un po’ dovunque al margine delle strade principali. Ma esso ora ha acquistato una improvvisa notorietà perché vi ha preso stanza “chiddu chi fa u digghiunu”, quello che fa il digiuno….. Gli abitanti non sanno nemmeno che si chiama Danilo Dolci ma sanno dove abita. Dritto andate, ‘a secunda a destra pigghiate, u passaggiu a livellu attraversate. E là sta”. Cortile Cascino. Era diventata la vergogna di Palermo, la coscienza sporca di una città. Le immagini di quella baraccopoli fecero il giro del mondo, simbolo della miseria di un ghetto annidato nel cuore della città. Prima di allora  la nostra borghesia “ radical chic” e gli uomini di Chiesa facevano finta di non vedere e di non sapere.  Ma solo quando il sociologo Danilo Dolci si piazzò in un catoio e si mise a fare il digiuno, i notabili rampanti della Dc  tralasciarono momentaneamente di saccheggiare e distruggere le ville liberty e la costa sud  e fecero partire le opere per il risanamento della zona. Vennero demoliti i  catoi del cortile e furono alzati dei muri per nascondere la zona a occhi indiscreti.. Gli abitanti, circa 140 gruppi familiari , furono trasferiti negli alloggi popolari della borgata di Falsomiele. Che fine ha fatto il Cortile della vergogna? Oggi il Cortile Cascino non esiste più ma è rimasto il degrado e l’abbandono colpevole di una classe politica incapace di recuperare una zona a pochi passi dai palazzi del potere. In certe notti qualcuno giura di sentire il pianto disperato di un bambino. Ma forse è solo la nostra coscienza  che si ribella all’oblio dell’indifferenza. P.S.“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”

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