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28 mar 2017

La statua di Piazza Vittorio Veneto da un anno è al buio

di Celeste

Non si comprende come mai un monumento di interesse storico come la Statua di piazza Vittorio Veneto venga tenuta al buio. Una volta, era illuminata da due fari che oggi sono spenti per volontà dell'AMG - Illuminazione Pubblica. Avevano messo in sostituzione due fari laterali che illuminano non più la statua ma la piazza (il retro è da sempre al buio). Ad oggi uno dei due fari laterali è spento e nessuno provvede a riattivarlo, nonostante le varie segnalazioni da parte dei cittadini. Però a questo spettacolo triste della sera, vediamo in cambio le manifestazioni diurne che riguardano varie ricorrenze o altre manifestazioni di diverso genere. Secondo me, è una scelta ben precisa che non tiene conto dei desideri della cittandinanza e dei poveri turisti.

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21 mar 2017

Il mistero del secondo Caravaggio a Palermo

di belfagor

La notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969, due uomini entrano nell’Oratorio di San Lorenzo in via dell’Immacolatella  a Palermo. A colpi di taglierino staccano “la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi “di Michelangelo Merisi, (meglio noto come Caravaggio ) dall’altar maggiore. La tela è grande (circa tre metri per due) ed è uno straordinario capolavoro , uno degli ultimi della sua vita. Intorno alle tre del pomeriggio del 18 ottobre, un custode entra nell'oratorio e si accorge che il quadro del  Caravaggio, dipinto nel 1609, è sparito, rubato. Nessuno saprà mai più nulla di quel quadro. Anni dopo  alcuni pentiti hanno fornito diverse versioni sul destino della tela. Per Giovanni Brusca il furto fu commesso su commissione dei corleonesi, che poi avrebbero proposto, inutilmente allo Stato , la restituzione del dipinto in cambio di un alleggerimento del 41 bis,. Per altri pentiti sarebbe stato  sepolto, come il tesoro di un faraone egizio, insieme alla salma del  boss Gerlando Alberti. Per altri stava appeso nel salotto in casa di Gaetano Badalamenti, mentre Gaspare Spatuzza riferisce che,  il dipinto sarebbe finito in una stalla dove sarebbe stato roso da porci e ratti. Ma non mancano riferimenti a una sua distruzione durante il terremoto dell’Irpinia, o ricostruzioni più fantasiose che lo vorrebbero steso a mo’ di tappeto in casa di Totò Riina o appeso durante le riunioni delle cosche come simbolo di potere. Fantasie che inspirarono il libro “Una storia semplice “ di Leonardo Sciascia, che alla vicenda del quadro è ispirato. Ma secondo il pittore Mauri Lucchesi, studioso del Caravaggio, esisterebbe un'altra opera del Caravaggio a Palermo. Si tratterebbe di un quadro che si trova nella Chiesa di San Giuseppe dei Teatini. L’opera ,che raffigurail frate teatino Giovanni Marinoni ai piedi della Madonna delle Grazie, ufficialmente sarebbe un opera di scuola caravaggesca cioè dipinto da un allievo del grande pittore. Per Mauri Lucchesi invece sarebbe opera di Caravaggio. A sostegno della sua tesi Mauri Lucchesi  avrebbe riconosciuto nel viso del frate teatino una vaga somiglianza con Tiberio Cerasi, tesoriere generale della camera apostolica vaticana che Caravaggio, era solito ritrarre nelle sue grandi opere come atto di riconoscenza. Non sappiamo se il maestro  Mauri Lucchesi abbia ragione , però sarebbe bello se Palermo avesse un Caravaggio, sperando che non venga rubato, come “la Natalità” dell’Oratorio di San Lorenzo. P.S. Purtroppo il quadro, al di là di chi lo ha dipinto, risulta danneggiato in più punti e bisognoso di un rapido intervento di restauro. Non vorremmo che la “capitale della cultura italiana 2018” venga ricordata per aver lasciato degradare un opera del Caravaggio.

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21 mar 2017

Roghi, alberi bruciati e lampioni “sciolti”: le foto dei bombardamenti di guerra..

di Mobilita Palermo

Dal nostro gruppo Facebook, raccogliamo gli scatti di due utenti per raccontare cose inaudite ma ancora, purtroppo, attualissime, quando c'è da celebrare una ricorrenza come la "vampa di San Giuseppe". Nessun commento. Il Palazzo Magnisi, al Castello a mare, ospita la sede del servizio civile nazionale. In questo luogo simbolico, per San Giuseppe, abitanti del luogo hanno organizzato una vampa che ha nell'ordine: distrutto una panchina nuova di zecca, bruciato un albero e sciolto il lampione dell'illuminazione pubblica nella foto. Ma non è possibile creare delle zone apposite per consentire a questi soggetti di festeggiare San Giuseppe? Un po' come le aree per i cani nei parchi... (A. Di Piazza) Spostiamoci in via Filippo Corazza, dove un cratere di cenere occupa un intero incrocio, a pochi passi dagli ospedali. Casi analoghi in tutta la città. Nel 2017.

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15 mar 2017

Piazzetta delle sette fate

di belfagor

Le fate sono delle creature leggendarie, presente nelle fiabe o nei miti di  molte culture europee. Le fate sono perciò  degli esseri  magici, una sorta di spiriti benigni. Pochi sanno che nella nostra città esiste una piazzetta dedicata alle fate. Ma come capita spesso, noi palermitani tendiamo ad esagerare perciò la piazzette è dedicata a ben …sette fate. Tale piazzetta o cortile si trova di fronte al Monastero di Santa Chiara. Secondo il grande  raccoglitore e studioso di tradizioni popolari siciliano, Giuseppe Pitrè, tale nome deriva da una leggenda popolare. Si racconta che in questo cortile, che dà sul Monastero di Santa Chiara, la notte comparivano sette donne, una più bella dell’altra. Queste donne   “rapivano” qualche ignaro passante e gli  facevano veder loro cose mai viste: balli, suoni, conviti, cose meravigliose. Se li conducevano anche sul mare facendoli camminare sull’acqua senza bagnarsi  o li facevano librare  nel cielo come uccelli. Ogni notte facevano queste cose misteriose e poi al mattino, appena il sole sorgeva riportavano il “fortunato” mortale nel luogo in cui era stato prelevato, e poi sparivano nel nulla… Per tale motivo tale piazzetta si chiama il Cortile delle sette Fate. Tale piazzetta è dominata da una curiosa struttura a forma di castelletto. Tale struttura non ha niente di magico ma  banalmente serviva per distribuire le acque del Gabriele, che da Mezzo Monreale arrivava fino a questa zona. Ma non tutti gli abitanti di tale piazzetta sono desiderosi di incontrare le sette fate. Infatti un residente ha disegnato qualche decina di….corna , adornando  tutta la piazzetta. Non sappiamo se siano state le corna o il degrado della zona, ma da un po’ di tempo le sette fate non compaiono più. Forse aspettano un nuovo sindaco che recuperi tale zona agli antichi splendori.

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14 mar 2017

Tutto pronto per il gran falò di San Giuseppe?

di palermopulita

Troppa legna accatastata con transenne in Via Mosca/Cortile Balate  (Zisa)  che, molto  probabilmente,  per San Giuseppe darà vita ad un enorme e pericolosissimo  falò,  come è gia accaduto negli anni scorsi . Ho già fatto due segnalazioni tramite Twitter al Sindaco e alla  Polizia Municipale. Spero in un intervento al fine di scongiurare situazioni di pericolo.

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13 mar 2017

Palazzo Ventimiglia Geraci: La triste fine di una grande dinastia

di belfagor

Il 20 febbraio 2014 , un piccolo trafiletto del Giornale di Sicilia riportava la seguente notizia  Palermo, sequestrato palazzo Geraci: commercianti sgomberati” “Su disposizione dell'autorità  giudiziaria i vigili urbani stamani hanno sequestrato a Palermo  Palazzo Geraci di Ventimiglia perche è fatiscente e considerato a  rischio crollo, sgomberando anche i negozi che si trovano nel  piano stradale, in corso Vittorio Emanuele.  I commercianti, senza alcun preavviso sono stati costretti ad  abbandonare i locali, con la merce rimasta chiusa nei negozi”. Il Palazzo Geraci di Ventimiglia non è un semplice palazzo pericolante, ma era la lussuosa dimora di una della famiglie più importanti e potenti della Sicilia, una di quelle famiglie che hanno fatto la storia della Sicilia. i Ventimiglia presero il nome dalla città ligure di Ventimiglia , ma nella realtà provenivano da Albenga, in cui deteneva la contea del Maro . Da qui, la denominazione di Ventimiglia del Maro.  I Ventimiglia del Maro, arrivarono in Sicilia intorno al XIII secolo e in seguito si divisero in due rami principali: a) quello dei conti-marchesi di Geraci ,principi di Castelbuono, poi principi del Sacro Romano Impero, di Belmonte, Grammonte, Scaletta, Belmontino, Valdina, Villadorata, Ventimiglia di Sicilia, Sant'Anna e Buonriposo. b) e quello dei Conti  del Bosco Ventimiglia, conti di Alcamo e Vicari, duchi di Misilmeri, baroni diPrizzi e Siculiana, cavalieri del Toson d’Oro, nonché principi di Cattolica. Come potete capire era una delle famiglie più potenti di Sicilia, una di quelle famiglie che sono entrate nella storia della nostra isola. Per esempio, Francesco II Ventimiglia,  vicario generale del regno di Sicilia, nel 1350 guidò  un tentativo di rivolta contro i Chiaromonte, loro antichi nemici e allora i padroni di Palermo, ma il golpe fallì e i Ventimiglia si dovettero mettere in salvo. Nel 1353, mutato il quadro politico siciliano, Francesco venne reintegrato formalmente nella carica di camerario del regno, già appannaggio del padre. Francesco II fu inoltre nominato capitano e giustiziere a vita di Palermo e castellano della reggia normanna e del Castello a Mare, cioè in sostanza signore “perpetuo” della città, nonché capitano di Trapani e Salemi. Ma torniamo a parlare del loro Palazzo del Cassaro.  Dove sorge l’attuale palazzo c’era una casa cinquecentesca  appartenente alla famiglia Lanza . Tale casa fu acquistata e ristrutturata ,in forme barocche, attorno al 1626 da don Pietro Balsamo principe di Roccafiorita,  che  inglobo la quattrocentesca chiesa di S. Biagio, che il principe provvide a ricostruire nella via ancora oggi chiamata di S. Biagio. Tale Chiesa non è più esistente Alla fine del XVII secolo la proprietà del palazzo passò ai Ventimiglia di Geraci. Nell’ultimo ventennio del XVIII secolo, il palazzo per decisione di Giovanni Luigi Ventimiglia e Spinola, marchese di Geraci subì una profonda ristrutturazione e  ampliamento. I lavori furono eseguiti dal famoso architetto Venanzio Marvuglia. Il palazzo aveva un’impianto straordinariamente vasto, con un lungo fronte sul Cassaro e lateralmente si estendeva lungo via San Biagio e via Montevergini, fino all’omonima piazzetta. Grazie al grande talento del Marvuglia, il palazzo divenne una delle più belle e prestigiose dimore signorili di Palermo. Possedeva all’interno dei meravigliosi giardini pensili con statue scolpite dal Ignazio Marabitti ed eleganti fontane. Al di sopra del palazzo le suore dell’antico monastero di Montevergini (non più esistente), con il permesso del principe realizzarono la loro loggia o “belvedere” sul Cassaro. Il palazzo nel 1860, con la morte dell’ultimo erede maschio del casato, don Giovanni Ventimiglia iniziò il suo lento declino e fu frazionato in più unità abitative. Successivamente parte del palazzo divenne proprietà del barone Francesco Cammarata che vi apportò notevoli trasformazioni. Fu sede in quegli anni  di un circolo esclusivo “la Società del Nuovo Casino”. Nonostante il nome un po’ ambiguo, era un  ritrovo della più alta società palermitana, con luoghi di lettura e sale da biliardo e da ballo. Durante il fascismo il palazzo fu ulteriormente frazionato e il piano terra fu adibito ad attività commerciali.  Ma il colpo di grazia arrivo nel 1943 quando un’incursione aerea che aveva come bersaglio la vicina sede della Federazione del Fascio (Palazzo Riso), lo centrò in pieno sventrandolo letteralmente e riducendolo in un ammasso di macerie. Oggi il palazzo, un tempo orgogliosa dimora di una delle più potenti famiglie di Sicilia, è abbandonato all’incuria e destinato a crollare. Purtroppo Palazzo Ventimiglia Geraci ha seguito la sorte di tanti altri palazzi del centro storico. Francamente non sappiamo di chi sia la colpa , probabilmente il palazzo appartiene a privati poco sensibili alla storia e alla salvaguardia dei monumenti cittadini, però la nostra amministrazione comunale non ci sembra particolarmente impegnata a salvare questo pezzo della storia siciliana

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10 mar 2017

Il giallo sulla balneabilita della costa sud

di belfagor

Secondo l’Assessorato Regionale alla salute, i quattro chilometri che vanno dal porticciolo di Sant’Erasmo fino a quello della Bandita continuano ad essere "non adibiti alla balneazione per inquinamento" ,così come i due chilometri e mezzo tra il lido Olimpo e la Bandita. Ma , secondo i dati del ministero all’ambiente e dell’ASP di Palermo, tale tratto di mare ,è nella norma cioè balneabile. Come mai tale diversità di pareri? A quanto sembra, almeno secondo l’ASP, la responsabilità e del Comune di Palermo che non ha portato a termine le opere di bonifica e manutenzione dell’area o comunque non le avrebbe comunicate alla Regione. Se ciò è vero, a causa della “superficialità” dei nostri amministratori comunali anche quest’anno nel decreto regionale, che dà il via alla stagione balneare , la Costa sud continuerà ad essere interdetta alla balneazione, nonostante l’acqua risulta pulita. COMPLIMENTI !!!!! Ma niente paura, l’assessore comunale all’ambiente, Sergio Marino, ha dichiarato  : “ Andrò all’assessorato regionale per capire le ragioni dell’interdizione” Almeno così spigherà perche il Comune non ha portato a termine le opere di bonifica e manutenzione dell’area o comunque perché non le ha comunicate alla Regione. P.S. Mentre le acque del Porticciolo di Sant'Erasmo continua a non essere fruibile per i cittadini palermitani, invece  sono  "fruibilissime" per la tribù di ROM che da settimane si è installata proprio davanti al porticciolo. In parole povere, ciò che ai normali cittadini non è consentito per alcuni invece si.

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