Segnalazione
04 lug 2017

C’era una volta via notarbartolo…

di belfagor

Qualcuno dirà che Via Notarbartolo è ancora esistente ed è una delle principali e caotiche arterie cittadine. Nella realtà la vera Via Notarbartolo non esiste più e l’attuale via è una brutta copia di quella di molti anni fa. La storia della via Notarbartolo parte nel lontano 1885 con il piano regolatore di Palermo, chiamato Piano Giarrusso (dal nome dell’ ingegner Felice Giarrusso che lo elaborò). In tale piano era prevista la costruzione di una nuova strada, perpendicolare alla già esistente via Libertà. Questa strada sarebbe stata composta dalle attuali via Notarbartolo e via Duca della Verdura. La strada era concepita secondo criteri moderni e cioè con vie larghe 15/20 metri, con incroci perpendicolari, contornata da edifici residenziali e sfociante nel giardino della settecentesca Villa Cupane, che le avrebbe dato uno sfondo romantico. Secondo l’idea del Giarruso , questa strada doveva diventare la zona residenziale della città con la costruzione di ville e piccole palazzine di un certo pregioL’idea era certamente interessante ma , come accade spesso nella nostra “felicissima “ città rimase incompleta. La realizzazione della strada infatti si interruppe all'altezza dell'odierna via Sciuti,. Questo stato di cose rimase fino agli anni trenta.La zona divenne velocemente ambita dalla borghesia medio alta che cercava di allontanarsi dalla città vecchia. Presto si sviluppo un modello standard di edilizia lungo questo asse e gli assi limitrofi che seguiva il modello di “città giardino” , affermato soprattutto in Francia e nel   nord-europeo. La tipologia delle costruzioni seguiva il gusto locale del “tardo stile liberty”. Gli architetti di allora erano fortemente influenzati da tale stile che aveva avuto nei Basile i massimi esponenti. Si trattava di corpi bassi a 2/3 elevazioni frazionati in appartamenti e contornate da giardini. In genere il proprietario abitava il piano terra con il rispettivo giardino e i piani superiori venivano abitati dai figli sposati o affittati. Via Notarbartolo divenne una delle strade più belle ed eleganti di Palermo. Verso la fine degli anni 30 la strada venne prolungata fino all'attuale piazza Ottavio Ziino. Il tratto terminale della via era tagliato dalla linea ferroviaria per Trapani, per questo motivo era presente un passaggio a livello. Nel 1939 il comune bandì un concorso per un nuovo piano regolatore, nel medio e lungo termine, per una popolazione cittadina stimata in circa 700.000 abitanti. Tale piano avrebbe dovuto seguire, dove possibile , lo spirito del precedente . Ma la guerra travolse tutto, compresi i progetti , i piani regolatori e…. i buoni propositi. Dopo la guerra, con la nascita della Regione Siciliana, che attirò a Palermo migliaia di nuovi abitanti dalla provincia e da tutta l’isola , furono necessari costruire nuovi quartieri e nuovi palazzi per poter rispondere a tale notevole aumento di popolazione. Nel 1959 la previsione di crescita venne ampliata a 900.000 abitanti con una variante al piano. In tale variante, fortemente influenzata dalla nuova classe dirigente locale e dai loro amici costruttori, si abbandono l’idea della “città giardino”, si ridussero le zone verdi, inoltre si punto su edifici a più piani piuttosto che a quelli con pochi piani .o a villette. Questo, teoricamente, serviva a occupare meno terreno, ma nella realtà serviva a guadagnare di più. Si buttarono le basi per la speculazione edilizia meglio nota come il “Sacco di Palermo”. Ricordiamo che tra il 1959 ed il 1964 l’assessore dei lavori pubblici a Palermo fu un certo Vito Ciancimino. Via Notarbartolo , insieme a Via Libertà, furono le prime vittime di tale “nuova politica”. Decine di ville e palazzine furono abbattute e sostituite da anonimi e brutti palazzoni, spesso costruiti al risparmio. La scuola palermitana di illustri architetti e ingegneri palermitana, influenzata dai Basile, fu sostituita da capi mastri o da ex carrettieri, che si erano arricchiti nel dopo guerra trasportando e scaricando il materiale di risulta dei vari bombardamenti nella costa sud, distruggendola. Tali personaggi, appoggiati dagli amministratori locali, si trasformarono in “costruttori” senza scrupoli . Così scomparve la Palazzina Conticelli, Palazzo Di Paola( che si trovava all’angolo tra Via Notarbartolo e Via Libertà) , Villa Varvaro , Palazzina Mancuso e altre decine di ville e palazzine. Anche Villa Cupane con il suo giardino settecentesco , che doveva dare lo sfondo romantico alla strada, fu abbattuta per permettere l’allaccio tra via Notarbartolo e Via Regione Siciliana. ( non era più tempo di romanticismi). Una delle poche ville che si salvò fu Villa Pottino, realizzata dall’architetto Armò nel 1915 come abitazione dei Principi di Baucina e successivamente acquistata dal Marchese Pottino di Irosa. Nonostante i “consigli” e il tritolo, i proprietari non cedettero al ricatto e non vendettero. Recentemente è stata messa in vendita. Speriamo che chi l’acquista la trasformi in “uno stupendo palazzone”. Effettivamente Villa Pottino, tra quei “belli” e alti palazzoni e il “modernissimo” Tram , è un intruso , uno “scempio edilizio” che rovina il prospetto della “ nuova e splendida” Via Notarbartolo. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene” P.S. Tanto accanimento forse è legato al fatto che tale strada ricorda due martiri della lotta contro la mafia. L’1 febbraio 1893, l’ex sindaco di Palermo Emanuele Notarbartolo fu ucciso da 27 pugnalate mentre tornava in treno dalle sue proprietà di Sciara. L’omicidio è considerato il primo delitto eccellente compiuto dalla mafia. Notarbartolo era stato anche Direttore generale del Banco di Sicilia e si era distinto per la sua onestà e competenza. La via Notarbartolo è inoltre considerata una “strada simbolo”. Infatti ci abitava Giovanni Falcone, giudice palermitano ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992  ( quasi cento anni dopo il primo omicidio). Davanti al portone del condominio in cui il giudice viveva insieme alla moglie Francesca Morvillo, morta anche lei nell’attentato, sorge un albero di Ficus conosciuto da tutti come l’“Albero di Falcone”, su cui cittadini e, bambini, sono soliti affiggere messaggi e biglietti che testimoniano la volontà di non arrendersi di fronte alle mafie. Come vedete due” brutti esempi”.

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11 gen 2017

Il ghetto dello scaricatore: la “favela” di Palermo

di belfagor

Pochi forse ricordano che Palermo, fino agli anni 70, aveva la sua “bidonville” ,una specie di "favela"  che nulla aveva da “invidiare” a quelle brasiliane.  Veniva chiamato il “ghetto  dello scaricatore”. Si trattava di un fazzoletto di terra malsana e paludosa a destra di via Tiro a Segno, la strada che collega corso dei Mille con piazza Sant'Erasmo, nella periferia orientale di Palermo. Ancora oggi un muro nasconde questa spianata, vicina al letto del fiume Oreto ,che in quegli anni ospitava questa specie di  bidonville. Tante  catapecchie di una sola stanza, senza fogne e acqua corrente, con i muri di pietre rabberciate, tenuti insieme, alla meno peggio, da assi di legno e lamiere e con i tetti spesso di Eternit.. Con i bambini che giocano per strada, in mezzo al fango, ai topi e all’ immondizia. Un luogo di degrado assoluto, non solo materiale ma anche morale. In questo ghetto, dimenticato da Dio e dalle istituzioni, negli anni Settanta, lavorarono  padre Pino Puglisi  e mons. Francesco Pizzo, insieme con alcune assistenti sociali missionarie  come per esempio Agostina Aiello e un gruppo di giovani volontari, spesso provenienti dai quartieri “bene” di Palermo. Questo piccolo gruppo di veri volontari  ( cioè non retribuiti) condusse una serie di battaglie civili collaborando anche con altri laici, esterni al mondo della Chiesa, e a sindacalisti della Cgil, spesso atei convinti. Queste persone  organizzarono doposcuola per i bambini, seguendo l’esempio di Don Milani, e  mobilitarono la gente  per le lotte per la casa e il lavoro. Padre Puglisi convinse anche il cardinale Salvatore Pappalardo ad andare in visita in questo quartiere-ghetto di Palermo, dove celebrò una messa all'aperto, in mezzo ai rifiuti e al degrado. La cosa scandalizzò tanti cattolici e cittadini “ben pensanti”. Ma tale impegno civile di questi volontari non si limito a una semplice presenza “assistenzialistica”, ma si lavoro anche sulla presa di coscienza dei propri diritti e riscatto sociale, organizzando anche manifestazioni di protesta. La lotta della gente dello "Scaricatore" durò anni, con l'aiuto anche di un comitato civico e dei sindacati. Ci furono incontri col sindaco dell'epoca, sit-in e blocchi stradali a Sant'Erasmo. Tra il '75 e il '76 per gli abitanti si ottennero le case popolari nel rione Medaglie d'Oro, dopo lunghe pressioni sull'amministrazione comunale per il completamento delle costruzioni e soprattutto per gli allacciamenti fognari. Le ruspe del Comune, per evitare altre occupazioni di senzacasa, buttarono giù le catapecchie dello Scaricatore. Si costruì infine  un alto muro con in cima cocci di bottiglia, parallelo a via Tiro a Segno, che ancora oggi nasconde questo luogo alla vista e alla memoria. Speriamo che tale muro sia un giorno abbattuto e questa zona recuperata e restituita alla città e alla fruizione dei cittadini.  

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06 lug 2017

La guerra dei porticcioli (2parte): Tanto rumore per…….. nulla

di belfagor

Il 21/12/2016 su “MobilitaPalermo” fu pubblicato un articolo che descriveva lo scontro tra il Comune di Palermo e l’ l’Autorità Portuale a causa del PRP e sulla gestione dei porticcioli di Palermo. Giovedi 29 giugno 2017 il TAR di Palermo ha (forse) messo la parola fine su tale annoso,e sotto molti aspetti poco edificante, conflitto. “I giudici della prima sezione del Tar di Palermo (presieduta da Calogero Ferlisi, consigliere Aurora Lento, estensore Roberto Valenti), hanno accolto il ricorso presentato dall'Autorità Portuale, assistita dall'Avvocatura dello Stato di Palermo, dando il via libera al piano regolatore del Porto di Palermo”. In parole povere, tra l'ex sindaco Diego Cammarata e l'autorità portale del tempo, diretta da Nino Bevilacqua, era stata firmata un'intesa per il via libera del PRP e per la gestione del porto e anche dei porticcioli turistici. Il sindaco Leoluca Orlando aveva impugnato questa intesa e con una serie di provvedimenti del consiglio comunale aveva rimessa in gioco l'intera gestione delle strutture portuali. Ma facciamo un passo indietro è torniamo al lontano 8 Luglio  2008 quando viene presentato il PRP ,cioè il nuovo Piano regolatore del porto. Tale piano non viene elaborato dal Comune ma dall’Ente Porto che ,di fronte al consueto immobilismo dell’amministrazione di Palazzo delle Aquile, decide di intervenire nominando  una commissione, guidata dal Prof. Maurizio Carta che stila il “Waterfrontpalermo: un manifesto-progetto per la nuova città creativa”. Certamente si tratta di un lavoro molto ambizioso e di alta qualità, che non si limita a “progettare” il Waterfront ( cioè  le coste e la parte della città di fronte al mare) ma affronta l’annoso problema del rapporto della città con il suo mare e il futuro dei suoi porticcioli.  Alla presentazione del PRG il presidente dell’Ente Porto , Ing. Bevilacqua dichiara: ” I lavori, alcuni dei quali già in corso, termineranno in tempi brevi, massimo dieci anni. Il progetto è incentrato sull’identificazione di Palermo come scalo turistico, affiancato dal porto di Termini Imerese per buona parte del traffico merci. Il piano prevede anche la creazione di un Parco archeologico urbano nel Castello a Mare, la costruzione di un porticciolo turistico a Sant’Erasmo, il recupero della Cala, mentre una parte dell’approdo Acquasanta verrà dedicato alla cantieristica minore.  Infine, il problema del traffico verrà risolto grazie alla costruzione di una galleria sotterranea “ L’integrazione della viabilità proposta dal nuovo PRP di Palermo con il sistema dell’accessibilità alla scala urbana prevede una nuova viabilità carrabile portuale legata al traffico commerciale, fortemente interconnessa con la viabilità esterna che, collegandosi direttamente tramite una galleria con la circonvallazione di Palermo, libererà la via Messina Marine e la via Francesco Crispi dai mezzi pesanti che oggi congestionano i principali accessi al porto”. Per quanto riguarda i finanziamenti il Presidente Bevilacqua dichiara” Cento milioni di euro sono già pronti per essere investiti.”.   Che il Presidente dell’Ente Porto fosse troppo ottimista lo dimostra il fatto che dovranno passare ben 3 anni ( novembre 2011) prima che tale piano venga approvato dal Consiglio Comunale . Nel 2012 ritorna sindaco ( per la quarta volta) Leoluca Orlando Cascio. Come primo atto fa revocare, dal nuovo consiglio comunale, il PRG approvato  solo qualche mese prima dal vecchio consiglio. Ma nello stesso anno il TAR “revoca  tale revoca” ,decisa in giugno dal nuovo Consiglio comunale, perche mette a rischio “l’avanzato stato del procedimento di approvazione di uno strumento complesso qual è il prg del porto e la conseguente perdita dei fondi europei ,senza essere supportato da adeguate e specifiche motivazioni”.   Ma la sentenza del TAR va oltre. Perché ribadisce che la competenza dei porticcioli di Sant’Erasmo, Arenella e dell’Acquasanta è dell’Autorità portuale perché il “decreto ministeriale del 22 novembre 2005, che individua la circoscrizione territoriale dell’Autorità portuale, comprendendo anche i porticcioli dell’Acquasanta, dell’Arenella e di Sant’Erasmo,è ormai “inoppugnabile” Capito chiuso? Purtroppo no Nel 2013 ,Il Consiglio superiore dei lavori pubblici  approva il piano regolatore del porto di Palermo. Ma il sindaco Leoluca Orlando non ci sta, punta il dito contro i vertici dell’Autorità portuale e scrive al premier Enrico Letta affinché appuri se ci sono stati comportamenti irregolari nel corso dell’iter burocratico partito nel 2000. Ormai siamo a un braccio di ferro,senza esclusioni di colpi, tra il Comune di Palermo ( Orlando) e l’autorità portuale, una vera guerra. Una contesa per stabilire a chi spetti la titolarità sui porticcioli turisti di Sant’Erasmo, dell’Arenella e dell’Acquasanta, oltre al Castello a mare e del giardino del Foro italico e non solo. Ma forse l’obiettivo è anche la poltrona dell’Ente Porto che Orlando vorrebbe avocare a se. Il sindaco convoca una conferenza stampa e dichiara :”“Contrariamente a quanto prevede la legge - spiega il primo cittadino – il Consiglio comunale non si è mai pronunciato sui limiti territoriali della competenza dell’Autorità portuale.  E’ stato defraudato di una sua prerogativa. Ho informato la Procura della Repubblica di Palermo della richiesta fatta al presidente Enrico Letta”. Ma il sindaco Orlando non si limita alla conferenza stampa, ma fa approvato, dal consiglio comunale due delibere per….. far decadere il ricorso al Tar dell’Autorità Portuale sul Piano regolatore del porto e ridefinire i confini di competenza sui porticcioli, rimettendo così le mani sui porticcioli turistici e sul Castello a mare. “Il Consiglio – sostiene Orlando – approvando queste due delibere si è riappropria di una prerogativa di cui era stato defraudato. Una cosa del genere non accadrà ma più”. E perché il sindaco Orlando vuole revocare il PRP, che pure è un buon piano? Secondo lui ,l’approvazione del piano regolatore del porto è avvenuta senza il parere preventivo della Regione Siciliana. Cioè il sindaco non entra nel merito delle cose proposte nel PRP, anche perché non ha un piano alternativo, ma evidenzia alcune presunte anomalie dell’iter burocratico , e cioè  “ manca il parere preventivo della Regione”. Oggi la sentenza del TAR Palermo conferma che tale opposizione del Comune era priva di fondamenti giuridici "non risulta che la Regione Siciliana – sostiene la sentenza - che non è parte del presente ricorso ma che è certamente unica titolare del relativo potere, cui compete anche l'approvazione in via definitiva dello strumento programmatorio approntato dall'autorità Portuale di Palermo, abbia mai sollevato innanzi la Corte Costituzionale questione di conflitto di attribuzioni nei confronti dell'Amministrazione statale avverso il decreto ministeriale 2005 che ha fissato i contorni della circoscrizione dell'Autorità Portuale di Palermo”. P.S. Ci sono voluti 10 anni per ribadire un concetto che era chiaro a tutti. In questi anni la città è stata bloccata e privata di uno strumento fondamentale come il Piano Regolatore del Porto di Palermo ( PRP). Abbiamo perso finanziamenti pubblici e privati, posti di lavoro e possibilità di sviluppo. E tutto questo per …..nulla. Chi paga?    

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12 lug 2017

La “guerra” della signora Francesca

di belfagor

In una città che sembra rassegnata alla “decrescita felice” e al degrado ,la “guerra” solitaria contro i “poteri forti ”cittadini , della signora Francesca Turano Campello è la dimostrazione che non tutti si sono arresi. Tutto nasce dalle scritte vicino alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti, che fa parte del percorso Arabo-Normanno  patrimonio Unesco. Taliscritte “abbelliscono” l’importante monumento che ,a quanto sembra, non sono ne di origine araba ne normanna. Lasegnalazione della scoperta di tali scritte “ di incerta datazione” è stata inviata dalla signora Francesca Turano Campello, una semplice cittadina ,al sindaco e ad altri organi istituzionali, associazioni, uffici del Comune e organi di informazioni.Nella mail la signora Turano Campello ripercorre le tappe del suo personale impegno civile, partendo dalla comparsa di tali scritte: «I primi di Aprile - si legge - le mura di cinta di San Giovanni degli Eremiti, monumento Patrimonio dell'Umanità è stato vandalizzato da alcune scritte. Il 15 aprile, non vedendo muoversi foglia intorno all'atto vandalico, scrivo al Comune di Palermo, alle municipalizzate che ritenevo potessero intervenire, alle associazioni cittadine interessate al centro storico. Ho segnalato anche la possibilità di individuare i delinquenti grazie alle numerose telecamere a disposizione». A rispondere sarebbe stata solo la Reset, che avrebbe spiegato come l'attività non sarebbe rientrata tra quelle di loro competenza. Dopo diverse sollecitazioni senza risultato tra maggio e giugno,  la signora Turano Campello decide di passare alle “ maniere forti”   Invia un’ulteriore mail di protesta, nella quale annuncia che sarà lei stessa a pulire “ L'11 luglio. alle 6.00 del mattino sarò lì con un rullo e del ducotone a ridipingere; niente paura, farò del mio meglio. Spero di essere anticipata dal personale comunale oppure in alternativa confido nella presenza delle forze dell'ordine quella mattina, per poter verbalizzare la cosa. Mi guadagnerò una denuncia  e finiremo in Tribunale. Tutti avranno modo di venire a sapere di questa faccenda, dell'incuria, del disinteresse, dell'inerzia e dell'uso (o disuso) dei fondi destinati a questo monumento e soprattutto di come l'Amministrazione di Palermo riesca a trasformare una casalinga qualunque in una delinquente. Io probabilmente sporcherò la mia fedina, fino ad oggi immacolata, e il muro di San Giovanni sarà pulito. Un lavoro che stimo di poter finire in un ora al massimo; quindi prima della riapertura del monumento». Di fronte a questa “grave minaccia “ che potrebbe creare gravi problemi di ordine pubblico, finalmente qualcosa si muove. Il professor Angelini che, avendo avuto inoltrata dal sindaco la “minacciosa” mail della cittadina, risponde: «Abbiamo provveduto a fare un sopralluogo a San Giovanni degli Eremiti per verificare la segnalazione - si legge - Mi è stato riferito che le 'scritte' non riguardano direttamente il monumento, fatto che di per se non è meno grave, ma le mure perimetrali della fiancata destra, fronte ingresso, che ricade nella parte interna e più precisamente nel 'Cortile San Giovanni degli Eremiti'. In particolare si tratta della parte bassa di un muro di scadente fattura che supporta e recinge il casotto - di recente costruzione - adibito dalla Soprintendenza a biglietteria. La ripulitura si rende necessaria - si legge nella mail del professor Angelini - così come altri piccoli interventi migliorativi per aumentare il decoro dell'area circostante il monumento» Tutto chiarito?. Ma nemmeno per sogno ! La battagliera signora prontamente risponde :«Che le mura di cinta del monumento siano di scarso interesse – scrive la signora Turano Cappello - lo apprendo adesso. Inoltre le hanno riferito male e, per chi conosce bene il sito (come ad esempio chi ne ha la custodia) sa che queste sono costituite da una parte in pietra, da una cancellata e da quel muro. Inoltre dalle foto (allegate) si vede comunque bene che non si tratta di 'scritte' irrilevanti ma di metri quadri di sfregio. Si tratta di quattro metri di lunghezza e 1,60 di altezza di scritta spray. Che lei non sobbalzi alla vista di questo scempio mi lascia senza parole .Onestamente ammutolirei se non fossi certissima che il sindaco di Palermo stia rabbrividendo quanto me. Inoltre (ammesso che questo diminuisse l'urgenza di un intervento). il muro non è secondario o poco esposto alla vista di tutti, affatto, e non lo derubrica dall'obbligo morale che avete contratto di proteggere il monumento; infatti - spiega ancora la residente - è da lì inoltre che si passa obbligatoriamente per accedere al monumento dell'Oratorio di San Mercurio decorato dal Serpotta». E ribadisce la sua “minaccia”:  «L'11, a meno che non s'intervenga, io sarò lì». Il prof. Angelini non ci sta e, contattato da MeridioNews, controreplica: «Nella mia mail ho precisato di cosa si trattava e della necessità che bisogna comunque ricoprire quelle scritte. Credo che lì nel cortile e in tutta la zona ci siano delle cose indecorose». E sugli 80 giorni trascorsi dalla comparsa delle scritte di cui parla la residente: «Non so a cosa si riferisca la signora - dice Angelini - Io ho ricevuto ieri la segnalazione e questa mattina c'era già la risposta, che è molto chiara: le scritte vanno ricoperte. Ci sono diverse cose indecorose, ma in questo caso basta un pennello e si ricopre. Le scritte non incidono sul bene Unesco, non si tratta, per fortuna, di fare un'opera di restauro di San Giovanni degli Eremiti. Non che non vada fatta la copertura della scritta, però ci sono tante cose indecorose che dovrebbero essere sanate in quella zona, non solo quella scritta. Di queste cose, purtroppo - dice Angelini - ne possono accadere una ogni cinque minuti. Certamente è opportuno che il Comune, di intesa con la Soprintendenza, definisca in tempi brevi la copertura della scritta». Finalmente il Comune, che fino a quel momento aveva taciuto,si sveglia dal suo torpore . Arriva la risposta dell'assessore Emilio Arcuri: «Considerato che il Complesso di San Giovanni degli Eremiti è parte del patrimonio della Regione Siciliana - scrive l'ex vicesindaco - e direttamente gestito dalla Soprintendenza ai beni culturali di Palermo, a quest'ultima inoltro per competenza la sua mail, auspicando che con sollecitudine possa disporre gli interventi richiesti». In parole povere la responsabilità non è del Comune. P.S. Prima di tutto vorrei esprimere la mia solidarietà alla signora Francesca Turano Campello, che ha dimostrato un grande senso civico. Non entro nel merito delle competenze e delle responsabilità però noto con grande dispiacere che un problema che poteva essere risolto in poco tempo si è trasformato in un “caso”. Bastava che il sindaco, o chi per lui, telefonava all’assessore competente per invitarlo a mandare un operaio “con un rullo e del ducotone a ridipingere”. Sarebbe bastato un ora per coprire tali scritte. Invece si perdono giorni e tempo prezioso per polemizzare e per “giocare allo scaricabarile” cioè esimersi dai proprî doveri o responsabilità, riversandoli l’una sull’altro.      

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07 feb 2017

IL CASSARO, lo specchio della città

di belfagor

Il “Cassaro” così chiamato dagli arabi (al-qasr  significa, il castello o la fortificata) subito dopo la conquista di Palermo nell’ 803  è la strada più antica di Palermo. La strada venne tracciata con la creazione stessa della città da parte dei Fenici, e ne  tagliava in due parti l'agglomerato  cittadino. Era in pratica il fulcro della città e, in linea retta, rappresentava la strada di collegamento tra il palazzo dei sovrani che era posto nella parte più alta, dove attualmente si trova Palazzo dei Normanni  e il mare.Oggi è  lunga poco più di un chilometro e mezzo, e in essa troviamo concentrata la storia, non solo architettonica, della città nelle varie epoche e stili: palazzi aristocratici e borghesi, chiese, monasteri e conventi, alberghi, obbrobri architettonici e capolavori inestimabili, piazze, piazzette e logge. Da ovest ad est interseca a spina di pesce altre vie secondarie. La via inizialmente era più corta, infatti allora il mare arrivava più o meno dove la strada si incrocia con Via Roma. In seguito fu prolungata fino all’attuale Piazza Marina. Si trattò certamente dell’intervento più importante al suo tracciato. Tale intervento si ebbe nella seconda metà del cinquecento, periodo in cui la città era diventata la capitale del vice regno spagnolo.  Il progetto, attuato in diverse fasi, prevedeva la rettifica e l'allargamento della strada fino a piazza della Marina. I lavori, voluti dal viceré Garcia di Toledo, iniziarono nel 1567 con una massiccia opera di sventramenti, avvenuta in due fasi, per raggiungere Piazza Marina. Lo sviluppo di questa "strada nuova", fu supportata attivamente dalla nobiltà palermitana che non solo contribuì alla realizzazione, ma creò anche spazi nuovi, come l'apertura di Piazza Aragona  (l’attuale Piazza Bologni) e Piazza Pretoria  Nel 1581 l'originale progetto fu totalmente stravolto dal viceré Marcantonio Colonna che prolungò la strada dalla Chiesa di Santa Maria di Portosalvo fino alla Strada Colonna, l’attuale Foro Italico, che lo stesso vicerè aveva costruito l’anno prima e che correva fuori dalle mura lungo la spiaggia. Alla fine del prolungamento,  il vicerè cominciò a far costruire una nuova porta , che fu chiamata Porta Felice, in onore della moglie del vicerè, donna Felice Orsini.  Quest’ultimo tratto fu soprannominato “Cassaro morto” perché , per molto tempo fu poco frequentato di giorno ma, al calare della sera, si “animava” di donne che offrivano le loro “prestazioni ” ai loro ipocriti clienti . Tali “belle di notte” in considerazione del luogo dove svolgevano la loro attività vennero  chiamate cassariote. In seguito queste signore furono “sostituite” da dame, più o meno nobili, che di sera, approfittando della scarsa illuminazione della zona,  con la scusa di prendere una”boccata di aria di mare”, insieme a qualche loro “amico”, cominciarono  a frequentare  la zona di Porta Felice con le loro carrozze. Sembra che tali nobili signore non erano particolarmente interessate all’aria salubre o allo stupendo panorama marino  ma, ad altre attività, certamente più divertenti.    Il viaggiatore inglese Patrick Brydone, venuto a Palermo nel 1770 così descrive tali “passeggiate” : “ Il luogo ribocca di vetture e di pedoni. A fine di meglio favorire gli intrighi amorosi è espressamente vietato a chicchessia di portar lume: tutte le torce si spengono a Porta Felice, ove i lacchè attendono il ritorno delle loro padrone.. E l’intera zona resta per un’ ora o due nelle tenebre, a meno che…. le caste corna della luna non vengano a dissiparle” . I soliti maligni interpretarono a loro modo tale poetica affermazione pensando che il viaggiatore inglese,  accennando alle “corna della luna”, si riferisse  alle “corna” dei mariti delle nobildonne che frequentavano la zona,  per prendere “una boccata d’aria marina”. Un altro importante intervento urbanistico fu effettuato nel 600’ quando si decise di costruire una nuova arteria ( Via Maqueda) che si intersecasse con il Cassaro.  Nel luogo dove le due strade si incontravano fu creata  piazza Vigliena detta comunemente I quattro canti posta al centro esatto di quella che era all’epoca la città dentro le mura. Nel pomposo linguaggio di quel periodo, quest’apparato architettonico fu definito “Teatro del sole”, poiché in ogni ora della giornata,  il sole  colpiva sempre  uno dei quattro cantoni. Il Cassaro essendo la strada più importante della città, almeno fino la metà del secolo scorso, fu sempre centro di una particolare attenzione da parte dell’amministrazione comunale . Fu infatti la prima strada ad essere dotata di illuminazione ad olio nel 1745, successivamente a gas, nel 1802. Nel 1887 venne autorizzato l'esercizio di tranvie a trazione elettrica a corrente continua, infatti da piazza Bologni fu inaugurata la prima linea tranviaria elettrica per la Rocca di Monreale. Ma nonostante fosse la strada più  prestigiosa della città, non si salvò dall’annoso problema dell’immondizia e della scarsa manutenzione del manto stradale. Lo scrittore tedesco Goethe a fine Settecento visitò Palermo e  fu colpito dallo splendore della nostra città e dalla…. “munnizza” depositata a bordo delle strade. Nel suo "Viaggio in Italia"  cita un dialogo con un mercante del Cassaro, il quale, alle domande dell’illustre viaggiatore tedesco così rispondeva: «Caro signore, il popolo sa bene che chi dovrebbe occuparsi della nettezza urbana non lo fa e non lo fa per una ragione semplicissima: togliendo la spazzatura si vedrebbero le buche e il pessimo manto stradale e la disonestà degli amministratori». In parole povere la cattiva gestione dei rifiuti serviva a nascondere le pessime condizioni del manto stradale. La strada ha cambiato nome diverse volte. Durante il Medioevo assunse il nome di via Marmorea, parola rimasta nell'uso comune ad indicare la pavimentazione con basole di calcare compatto o “marmo” con cui era pavimentata la strada. Nel tardo cinquecento,  assunse anche il nome di via Toledo in onore del Viceré Garcia de Toledo, uno dei principali artefici della rettifica della strada, ma presto si ritorno al vecchio nome di Cassaro, nome che si mantenne tale fino all'unificazione dell'Italia, quando lo storico nome venne cambiato in corso Vittorio Emanuele II, anche se il vecchio nome viene ancora utilizzato non ufficialmente. La strada, oltre che sede di ogni tipo di potere, da quello politico - religioso a quello civico, era piena di palazzi nobiliari.  Infatti avere il palazzo in questa strada rappresentava il massimo del  prestigio sociale per le varie famiglie nobiliari. Come anche, per i vari ordini religiosi, lo era, aprire chiese o conventi.Visto che non tutti potevano “affacciarsi” sul Cassaro, molti conventi decisero di farsi costruire le "logge" o “vedute”. Erano in genere i monasteri di suore di clausura e tali logge servivano a mantenere un rapporto, almeno visivo, con il mondo esterno senza essere notate. Guardando da dietro le fitte grate della loro “veduta” potevano assistere a tutti gli eventi mondan, politici e religiosi, compreso il “Festino”.  Ammiravano in particolare le corse dei berberi, le carrozzate del carnevale, i vari riti pasquali , il corteo d’ingresso dei Vicerè , le frequenti processioni religiose e le rassegne militari con tanto di cavalieri a cavallo. Ma soprattutto potevano vedere, con occhi nostalgici, lo scorrere del tempo, da osservatrici non sempre distaccati, di una società che li aveva, spesso, segregate e rifiutate. In tali occasioni, non era solo il fasto delle carrozze della nobiltà che li attirava, ma scrutavano i loro parenti, padri, madri, madrigne o  fratelli, che con la loro decisione di rinchiuderle in convento le  avevano private della libertà di decidere della loro vita,  per ubbidire ad una triste realtà sociale. P.S.  E’ triste notare lo stato in cui oggi si trova  tale strada, un tempo cuore pulsante e vanto della città. Il Cassaro è stato e continua ad essere, sotto molti aspetti, lo specchio della società e della politica palermitana. Il degrado della strada, dei suoi palazzi e delle sue chiese, sono il sintomo anche del declino civile e morale, dal dopo guerra ad oggi, della città. Si parla tanto che il futuro della declinante società occidentale ci porterà ad una specie di “decrescita felice”. A Palermo da decenni assistiamo impotenti a questa specie di decrescita, ma forse sarebbe meglio chiamarla  “declino disperato” cioè alla perdita della nostra identità di popolo e di città. Ma, a quanto sembra, alla maggioranza dei cittadini sta bene così!  

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10 giu 2016

Svincolo Brancaccio: La storia infinita

di belfagor

La storia di questa opera pubblica mai completata è molto lunga e forse anche un po’ noiosa ma è utile conoscerla. Dello Svincolo Brancaccio si cominciò a parlare fin dal lontano 1996. Qualche anno dopo, credo nel 2005 si iniziarono i lavori ma furono quasi subito interrotti. Il 1/04 /2008 fu pubblicata la seguente notizia : “La Giunta comunale ha dato via libera allo schema di transazione per il completamento dello svincolo di Brancaccio che collegherà l’autostrada direttamente all’area industriale. Potranno presto ripartire le attività del cantiere, sospese circa tre anni fa per la necessità sopravvenuta di elaborare una variazione al progetto. Dal momento in cui sarà riaperto il cantiere, per il completamento sono previsti 14 mesi di lavori. L’importo complessivo dell’opera è di poco superiore ai 10 milioni di euro.” Bella notizia, che finalmente metteva fine a una annosa vicenda, che durava da diversi anni. Peccato che nessuno aveva notato un piccolo particolare, la data ( 1 Aprile). Che si trattava di un pesce d’aprile? E infatti per alcuni anni i lavori procedettero lentamente per poi bloccarsi Il 10/12/2008 sembrò che finalmente i lavori riprendevano ” Sembrano ricominciati i lavori presso lo svincolo Brancacccio lasciato incompleto alcuni anni fa a causa di alcune modifiche richieste dall’ANAS che avevano fatto lievitare i costi previsti dal comune di Palermo. Il comune a questo punto non aveva trovato l' accordo con la ditta costruttrice. Alcuni mesi fa è stata trovata la soluzione, la ditta Multidevelopment-C anticiperà i costi aggiuntivi alla ditta costruttrice detraendoli da quelli che avrebbe dovuto dare al comune. I lavori rimanenti dovrebbero durare circa 14 mesi e quindi terminare in tempo per l’apertura del ForumPalermo che senza questo svincolo sarebbe difficilmente raggiungibile” Passano altri due anni e il 15/01/10 viene pubblicata un altra notizia: “Si continua a lavorare per recuperare il tempo perduto a causa di Enel Distribuzione che ,dopo 8 mesi, ha spostato finalmente il cavo da 20.000 volts non segnalato nelle carte dei precedenti progetti. Si spera che entro febbraio si possano aprire al traffico le rampe lato mare (Forum). Non appena questo succederà, gli operai si sposteranno sul lato monte, per iniziare a cambiare il volto dell’attuale bretella laterale abbandonata da troppo tempo e relativa rampa” Passano i mesi ma i lavori vanno sempre a rilento, infatti 8/03/10 i lettori vengono aggiornati delle … ultime notizie sui lavori. “Dopo un anno e mezzo e le tante promesse, compresa l’eliminazione del cavo Enel, che per mesi ha costretto la ditta a rallentamenti, i lavori sono …..sempre allo stesso punto. ….Sembra che, si sia abbattuta una maledizione. Ormai è un miraggio la realizzazione, un opera costata un sacco di soldi pubblici ed ancora incompleta. “ Ormai anche tra i commentatori più razionali si cominciò a pensare che ci fosse una maledizione su questa opera. Il 5/08/2010 sembrò che la situazione si fosse finalmente sbloccata. Forse avevano chiamato l’esorcista? “Finalmente dopo mesi di rallentamenti, proseguono i lavori per il completamento dell’ormai famoso svincolo Brancaccio. Gli operai hanno cominciato ad eliminare gli alberi che delimitano l’autostrada, così da uniformare la struttura stradale è dare vita all’accesso verso il Forum. Per il mese di ottobre/novembre quest’ultima verrà asfaltata e aperta al traffico. Per la rampa di uscita, verso A19 si sta effettuando la posa dei pozzetti, i relativi marciapiedi e si sta ultimando la costruzione del muretto di confine della rampa. Da pochi giorni, alcuni operai stanno spostando le sottoreti nell’altra parte dello svincolo, quello lato Ciaculli. “ I lavori sembravano finalmente procedere in maniera celere , tanto che in un aggiornamento del 20/11/2010 si preannunciava l’apertura al traffico per dicembre/2010 ( chiaramente dello svincolo lato mare) Purtroppo si trattava di un falsa speranza tanto che “LELE", che aveva seguito con grande impegno la vicenda,” su Mobilita Palermo scriveva sconsolato “Il solito giochetto politico? Aziende fallite ed appalti riassegnati ad aziende peggio delle prime. Come mai non ci ribelliamo? Coma mai i due centri commerciali Leroy Merlin e Forum non uniscono le forze per concludere i lavori? Poi successivamente potranno sempre rifarsi sul Comune o sulle aziende che hanno lasciato i lavori in asso, ultima la De.Mo.ter spa, azienda di grosso spessore, ma di scarsa serietà. Mi chiedo se possiamo andare avanti così. Palermo merita ben altro. Ci auguriamo che il nuovo sindaco possa farsi carico con la massima urgenza per la risoluzione definitiva del problema. Cioè l’apertura al traffico dello svincolo di Brancaccio…” Cambia il sindaco e la giunta e sembra che finalmente le cose si sblocchino. Il 13/06/2012 l’assessore Liborio Giuffre annuncia solennemente: “Stiamo cercando di capire come si può fare, in modo che a settembre( 2012) venga aperto. Manca solo un 5% dei lavori per poter riaprire la rampa dello svincolo lato nord” Ma la cosa non era così semplice. Infatti pochi mesi dopo e precisamente il 20/09/12, in occasione della conferenza “Palermo: mobilità e trasformazioni urbane” l’Ing. Salfi dell’Ufficio Traffico del Comune di Palermo illustrò la situazione fino a quel momento Era stato ovviamente rescisso il contratto con la De.Mo.Ter. Entro la fine dell’anno avrebbe dovuta essere bandita la nuova gara d’appalto per il progetto stralcio lato mare. Questo stralcio era già finanziato. I lavori per il completamento dell’opera, secondo quanto riferito dall’Ing. Salfi, avrebbero richiesto complessivi 8 mesi. Perciò , se tutto andava bene, lo svincolo di Brancaccio, lato mare, sarebbe stato inaugurato entro l’estate 2013. Chiaramente ciò non accadde. Il 6/03/2014 fu pubblicato sulla LA SICILIA il seguente articolo : “Sembra essere ripartito l’iter amministrativo che porterà all’apertura dell’ormai incompiuto svincolo autostradale presso il CC Forum a Brancaccio. Un altro esempio di burocrazia che rende incompiute una delle tante opere strategiche per la mobilità in città, e che nei prossimi mese potrebbe vedere finalmente luce.” In parole povere il sindaco Orlando parlò di una nuova convenzione e di un accordo con la “Multi Veste Italy”. Le due bretelle lato mare sarebbero realizzate a spese del centro commerciale “ FORUM”, invece le due lato monte sarebbero state realizzate dal Comune utilizzando fondi della Regione.” Nella realtà le cose non erano così chiare, come sosteneva il sindaco. Il 14 Settembre 2014 esce un articolo dove si parla di un incontro tra la commissione attività produttive del Comune e la società proprietaria del centro commerciale “ FORUM” e di un accordo raggiunto. Però i risultati , dopo due anni , non si sono mai visti CONCLUSIONE: In un recente articolo del 11/02/2016 , il consigliere comunale del Mov.139, Tony Sala ha cercato di fare un minimo di chiarezza: “Sono ormai trascorsi quasi due anni da quando si era trovata una soluzione per completare gli svincoli di Brancaccio sulla A19. C’è stato anche il tempo per inaugurare il sistema tramviario ed aprire la stazione Roccella del passante ferroviario. Ma degli svincoli ancora nulla. La viabilità nella zona Roccella ne ha bisogno per l’elevato traffico veicolare che investe l’area per la presenza di attività commerciali. Ricordo che vi era stata una interlocuzione con la società costruttrice del centro commerciale per stilare un accordo per il completamento dello svincolo lato “mare“. Mi sono domandato, quindi, come mai tutto si è fermato. Allora, ho formulato una interrogazione per saperne di più, per conoscere le motivazioni che hanno interrotto il percorso che avviato nel 2014, nonché le azioni che sono state intraprese per superare lo stallo in cui si è giunti, e, nel contempo, le attività avviate per la realizzazione nel più breve tempo possibile dei due svincoli speculari sul lato “monte”. Si tratta di cifre e tempi di realizzazioni alla portata: 1.9 mln di euro e poco più di 5 mesi di lavoro per completare le due bretelle lato mare, con un grande beneficio sulla viabilità. Sono passati 30 anni da quando si cominciò a parlare dello Svincolo Brancaccio ma nonostante tutto, come scrive il consigliere Sala “ degli svincoli ancora nulla” A questo punto e giusto chiedere alcune cose al nostro sindaco: Se effettivamente esisteva un accordo tra il Comune e la “Multi Veste Italy” -Perché la Multi Veste Italy, proprietaria di FORUM, non ha mai completato i lavori della Bretella lato mare dello Svincolo? -Perché il Comune di Palermo non ha nemmeno iniziato i lavori della Bretella lato monte? -Se è vero che tale progetto non è più prioritario per il Comune?      

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Segnalazione
09 mag 2017

Cortile Cascino: la coscienza sporca di Palermo

di belfagor

Nel linguaggio comune di noi palermitani il termine “Cortile Cascino” è sinonimo di degrado assoluto.  Spesso utilizziamo questo termine senza sapere che effettivamente Cortile Cascino era un luogo che  esisteva realmente , una specie d’inferno in terra. Ma dove si trovava questo luogo, dimenticato dagli uomini e da Dio? Il Cortile Cascino era l’essenza del degrado e della povertà estrema. Sorgeva vicino la fossa del Papireto, confinante con via D'Ossuna, Corso Alberto Amedeo, via Imera e Piazza Indipendenza. In parole povere era a due passi dai palazzi della politica e della religione, bastava affacciarsi per vedere questo scempio. Eppure era un luogo evitato dai bravi cittadini di Palermo, che anzi facevano finta di non saperne l’esistenza. Un giorno fu deciso di deviare i binari del treno che passavano lungo il Cortile Cascino, per evitare anche di attraversare quella zona (occhio che non vede cuore che non duole). A scoprire che esisteva questa vergogna naturalmente  non fu un siciliano ma un sociologo triestino, Danilo Dolci, che un giorno decise di…… andarci a vivere.Basta rileggere gli articoli che scrisse e che furono  pubblicati sul glorioso giornale “L’Ora, per avere il quadro di cos’era questa parte di città. A Cortile Cascino si concentrava la vita degradata e disperata della Palermo sottoproletaria. Centinaia di famiglie asserragliate nei tuguri, senza fogne, gabinetti , acqua e senza luce. I bambini sporchi e mal nutriti , che morivano come mosche, esposti  al tifo ,all ‘epatite , alla tubercolosi e alla malaria. Di giorno uscivano ad elemosinare o a cercare cibo mentre gli adulti , per sopravvivere, facevano i cenciaioli. Allora non c’erano i cassonetti e perciò bisognava cercare altrove. Per esempio tra i cumuli d’immondizia , nei retrobottega dei negozi di alimentari o nei depositi delle officine dove ferro e metalli «preziosi» come il rame, si potevano reperire. Molti quartieri di Palermo erano poveri ma rispetto al Cortile Cascino la loro povertà era dignitosa e “quasi” accettabile. Qui si toccava con mano la miseria assoluta e disperata. L'esistenza di cortile Cascino e della misera esistenza dei suoi abitanti divenne un caso internazionale dopo l’uscita del saggio "Inchiesta a Palermo" ( Einaudi, 1956 ) in cui  Danilo Dolci descrisse quella esperienza . L’ex  procuratore antimafia Giancarlo Caselli dichiarò in una intervista: “ la mia scelta di venire a Palermo e' dipesa dall'insegnamento di Dolci. Avevo 18 anni quando fui catapultato nel mondo del sottosviluppo di Cortile Cascino, una scelta fondamentale che ha definito la mia vocazione''. Grazie alla testimonianza di Danilo Dolci, quest'angolo infernale di Palermo venne messo in luce anche a livello internazionale. Prima l'inglese BBC dedicò al cortile Cascino alcune scene di un documentario sulle condizioni della Sicilia; nel 1960 poi il giornalista americano della NBC Robert Young dedicò allo 'slum' palermitano un cortometraggio di 45 minuti da alcuni critici considerato come uno dei primi esempi di "cinema-verità". Anche Idro Montanelli, che certo non era un giornalista di “sinistra”,andò a Cortile Cascino per intervistare Danilo Dolci :” Forse fino a ieri nessuno a Palermo, salvo quelli che ci abitano e i loro immediati vicini, conosceva il vicolo Cascino. Esso, a dire il vero, non è neanche un vicolo, ma una specie di cortile strozzato, sotto una rampa di scale precipizi e sbocconcellante, nel cuore di una delle molte “Casbah” sopravvissute un po’ dovunque al margine delle strade principali. Ma esso ora ha acquistato una improvvisa notorietà perché vi ha preso stanza “chiddu chi fa u digghiunu”, quello che fa il digiuno….. Gli abitanti non sanno nemmeno che si chiama Danilo Dolci ma sanno dove abita. Dritto andate, ‘a secunda a destra pigghiate, u passaggiu a livellu attraversate. E là sta”. Cortile Cascino. Era diventata la vergogna di Palermo, la coscienza sporca di una città. Le immagini di quella baraccopoli fecero il giro del mondo, simbolo della miseria di un ghetto annidato nel cuore della città. Prima di allora  la nostra borghesia “ radical chic” e gli uomini di Chiesa facevano finta di non vedere e di non sapere.  Ma solo quando il sociologo Danilo Dolci si piazzò in un catoio e si mise a fare il digiuno, i notabili rampanti della Dc  tralasciarono momentaneamente di saccheggiare e distruggere le ville liberty e la costa sud  e fecero partire le opere per il risanamento della zona. Vennero demoliti i  catoi del cortile e furono alzati dei muri per nascondere la zona a occhi indiscreti.. Gli abitanti, circa 140 gruppi familiari , furono trasferiti negli alloggi popolari della borgata di Falsomiele. Che fine ha fatto il Cortile della vergogna? Oggi il Cortile Cascino non esiste più ma è rimasto il degrado e l’abbandono colpevole di una classe politica incapace di recuperare una zona a pochi passi dai palazzi del potere. In certe notti qualcuno giura di sentire il pianto disperato di un bambino. Ma forse è solo la nostra coscienza  che si ribella all’oblio dell’indifferenza. P.S.“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”

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