10 feb 2012

“Salviamo i ciclisti”: gli 8 punti del “Times” di Londra


Il tema della ciclabilità urbana è sempre più attuale e sentito. A Londra, il famoso quotidiano “Times” ha pubblicato un manifesto da adottare  per far fronte ai numerosi incidenti e decessi dei ciclisti sulle strade britanniche (più di 1.000 decessi in 10 anni).

In Italia, nello stesso intervallo di tempo i ciclisti morti sono stati il doppio. Pertanto tutti i movimenti di categoria, i siti web di settore ma non solo si stanno mobilitando per far adottare gli 8 punti proposti dal giornale inglese anche in Italia:

1.     Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

2.     I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati , ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

3.     Dovrà essere condotto un audit nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.

4.     Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.

5.     La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.

6.     30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

7.     I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays

8.     Ogni città deve nominare un commissario ala ciclabilità per promuovere le riforme.

Chiunque voglia sposare la causa può condividere attraverso i propri canali e i propri blog questo articolo.


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8 commenti per ““Salviamo i ciclisti”: gli 8 punti del “Times” di Londra
  • huge 2219
    10 feb 2012 alle 12:16

    Vi riporto il link a un articolo dell’Evening Standard, critico di fronte a questa campagna del Times.

    Si critica soprattutto il fatto che il Times sostenga che Londra sia una città pericolosa per i ciclisti quando i decessi negli ultimi dieci anni si sono dimezzati, con percentuali tra le più basse d’Europa, a fronte di un considerevole aumento del numero di ciclisti.

    La critica si sposta poi sul fatto che secondo il Times la colpa è interamente da imputare ai automobilisti, di cui i ciclisti sono povere vittime innocenti. Mentre, sostiene l’ES, i ciclisti hanno spesso le loro colpe, non rispettando praticamente nessuna delle regole del codice della strada, passando col rosso, usando percorsi a loro non conentiti, non adottando le misure minime di sicurezza (casco, luci).

    E, da ciclista io stesso, non posso dargli torto…

    I ciclisti sono certamente utenti deboli della strada, ma le responsabilità non possono essere addebitate interamente sugli automobilisti. Ci vorrebbe innanzitutto più prudenza e più autocoscienza dei rischi per chi usa le due ruote.

  • huge 2219
    10 feb 2012 alle 12:27

    Guardando i punti elencati sopra, il discorso del 2% del budget dell’ANAS per piste ciclabili mi sembra una proposta insensata. Che c’entra l’ANAS con le piste ciclabili? L’ANAS non gestisce le strade dei comuni.

    Anche il limite dei 30km/h mi sembra inutile, almeno per quanto concerne la sicurezza dei ciclisti. Potrebbe avere senso in area residenziali per i pedoni.
    Gli incidenti mortali che coinvolgono ciclisti quasi mai, in città, sono causati dall’alta velocità.

    Quella del commissario alla ciclabilità è una stronzata bella e buona.
    Ci manca solo l’istutuzione di una nuova carica comunale.
    Gli strumenti per affrontare la questione ci sono. Non serve a nulla creare nuove cariche e nuovi uffici.

    Anche il discorso dei 500 incroci più pericolosi mi sembra inutile.
    Saranno i più pericolosi per le auto, ma sfido a trovare statistiche ragionevoli che riportino gli incidenti che coinvolgono ciclisti in un singolo incrocio… tipo uno all’anno? Come sprecare denaro…

    Di questa campagna forse l’unico punto che a mio parere si salva è il numero 1.

  • lorenzo80 582
    10 feb 2012 alle 12:42

    Da ciclista urbano quotidiano, ecco le mie opinioni sui vari punti:

    1) Ho i miei dubbi, non puoi obbligare i camionisti a installare roba per salvaguardare i ciclisti, che sono una minoranza, seppur in notevole aumento. E’ brutto trovarsi davanti, ma soprattutto accanto a un grosso autoarticolato. E’ molto meglio se il ciclista ne sta lontano, sempre.
    2) D’accordissimo sul semaforo per i ciclisti e per l’installazione di specchi, interventi di poca spesa tra l’altro.
    3) Assolutamente d’accordo, ma qualcosa già c’è: http://www.siciliabikesharing.it/palermo/
    4) Non credo sia l’ANAS, semmai l’AMAT… Comunque, assolutamente d’accordo anche qui, ci vogliono nuove piste, restaurare quelle già esistenti e soprattutto PROTEGGERLE, con barriere che impediscano l’invasione di auto e moto, come già avviene oggi.
    5) Oddio, credo sia già così. Però in effetti porre un po’ più l’attenzione nei corsi di giuda non fa certo male.
    6) Sì, assolutamente. Vabé che in fondo in certi tratti il limite è fisiologico, vedi corsia laterale di viale regione in ora di punta, difficile superare i 10 km/h in auto…
    7) Aspetta e spera…
    8) AAAAHAHAHAHAHAHAH!!! Sarebbe bello, ma questo “commissario” mi sa che sarebbe un po’ fantasma. Un po’ come il nostro fantomatico “Ufficio Biciclette” http://www.comune.palermo.it/comune/settori/ambiente_territorio/ufficio_biciclette/index_ufficio_biciclette.htm

    Vorrei inoltre aggiungere l’OBBLIGO per legge (che già c’è ma farlo davvero rispettare) a mettere le luci davanti e dietro. Al buio per un automobilista, un ciclista è invisibile!

  • stef 36
    10 feb 2012 alle 14:08

    gli 8 punti potrebbero essere anche 16 o 30.
    Il problema in ogni contesto urbano è riferito alla mancanza di sensibilità e cultura ciclistica degli amministratori e al mancato controllo del rispetto da parte dei cittadini delle regole che normano il modo di guidare un auto o una bici.
    Se un amministrazione locale ci crede, non ha nemmeno necessità di adottare manifesti con punti, semplicemente opera e si da da fare per rendere la ciclabilità sempre più diffusa e sempre più sicura, garantendo quotidianamente il rispetto delle regole con il controllo costante del territorio.
    Avere un commissario o un ufficio biciclette non serve a nulla se poi questi nuovi istituti sono assenti durante i giorni dell’anno.
    La base di partenza è il rispetto delle norme del codice della strada, come per gli automobilisti anche per i ciclisti. Chiunque infrange una regola paga, ma per stabilire se una regola viene infranta c’è assoluto e inevitabile bisogno del controllo del territorio, cioè dei vigili urbani ogni giorno per 365 giorni all’anno nelle strade, agli incroci, e ovviamente anche sulle psite ciclabili.
    Se questo non esiste, non è visibile, come a Palermo, possiamo stilare un manifesto di 245 punti, tutti validi, ma che non serve a niente.
    Non serviranno bike sharing nè nuove piste nè manifesti di punti se prima, alla base di tutto non si pone il rispetto della legalità quotidiano e garantito per legge dalla polizia locale.
    Tutte le città del mondo che si prendono come riferimento per buoni esempi in qualsiasi campo, alla base controllano il territorio per cultura di buona amministrazione, quindi multano i trasgressori quotidianamente perchè ogni giorno sono sulle numerose strade, poi avviano altre iniziative: bike sharing, nuove piste ciclabili, ecc., ma partono dal controllo del territorio. Se non c’è l’organo pubblico che non fa rispettare quotidianamente le regole già esistenti, ci sarà sempre l’anarchia in questa città, anche fra 50 anni.

    Le interviste a candidati sindaci devono dare molto meno spazio alle inutili divagazioni e balbettii, come sentito finora nella maggior parte dei casi.
    Quello che va chiesto, nel caso della ciclabilità urbana, in maniera secca sono cose precise, nette:
    entro 6 mesi dall’elezione è capace, è in grado di rendere almeno 70 incroci stradali strategici della città presidiati con vigili urbani 365 giorni all’anno dalle 7.30 alle 20.00, così da multare comportamenti illegali sia di automobilisti che di ciclisti (come quelli che percorrono la via ruggero settimo in contromano)? Se non lo fa l’amministrazione da lei rappresentata infrange delle leggi ed è perseguibile civilmente e penalmente!
    Entro 6 mesi dall’elezione è capace di rendere in maniera operativa le attuali piste ciclabili tutte conformi alle norme del codice della strada?
    Entro 6 mesi è capace almeno di avviare i bandi per i lavori di realizzazione di nuove piste ciclabili questa volta secondo il codice della strada a Palermo, e se si ci dica chiaramente dove reperisce i fondi per farlo?
    .
    Bisogna stringere il candidato in un angolino, non gli si deve dare l’opportunità di parlare a vanvera perdendo tempo.
    Bisogna chiedere loro cose certe e quantificabili, valutabili, non pensieri e idee che non sono valutabili.
    Bisogna dire loro cosa noi cittadini concretamente vogliamo, perchè siamo noi viviamo la città, che li votiamo, e se loro sbandierano un programma partecipato, noi cittadini che spesso ne sappiamo più di loro in tanti campi, imponiamo loro il da farsi, se ci stanno così altrimenti si votano da soli con le loro famiglie.
    Il candidato può dire di si a tutto, ovviamente, ma non rispettando da sindaco quanto detto in campagna elettorale, la cittadinanza può avere una misura di verifica del non fatto, e quindi dell’attendibilità dell’amministratore e riprenderlo costantemente a mezzo stampa e in tutte le sedi e modi possibili, e se è il caso avviare anche procedimenti giudiziari nei confronti dei rappresentanti di un amministrazione, in forma di class action, che si rendono responsabili del mancato controllo della sicurezza in tema di mobilità automobilistica e ciclabile (cosa che si può fare comunque anche in questo momento, o domani mattina senza attendere i prossimi mesi, perchè anche se senza giunta la città è oggi comunque ufficialmente amministrata).

  • grillo79 321
    10 feb 2012 alle 15:12

    @ stef
    concordo con il primo discorso che fai, relativo al controllo del territorio…basterebbe quello per rendere già piu vivibile la città e facilitare gli spostamenti in bici, a piedi o in risciò…
    Basta una cosa semplice semplice che hanno fatto a New York: la “tolleranza zero”: non si guarda in faccia a nessuno e si multa tutto, tutto, tutto, subito e senza fischietto per avvertire la gente. Stop.
    Il problema è comunque legato all’attività dei vigili urbani che, probabimente non lo sa nessuno, ma ad oggi vengono inviati sulle strade dal comando con degli ORDINI ben precisi (ad es: multare le auto in divieto di sosta) lungo degli “assi” stradali (ad es: via maqueda dal massimo alla stazione centrale)…Tutte le atre strade non vengono battute e nessun’altra infrazione viene rilevata!! è la verità ed è una follia, oltretutto, che spiega l’imbecillità di chi comanda il corpo dei vigili…
    Va quindi riformata del tutto il modus operandi dei vigili ed aumentato il loro numero sulle strade (solo circa 100 al giorno sono sulle strade su 1350)

    Purtroppo temo che ai candidati-sindaci li puoi mettere alle strette quanto vogliamo, ma non credo saranno mai piu esaurienti di oggi dato che la maggior parte di loro (eccetto chi va alle interviste in bici…) ha idea di cosa significhi mobilità sostenibile, nè se lo può inventare da un giorno all’altro….

  • lorenzo80 582
    10 feb 2012 alle 15:55

    Parole sante grillo79, parole sante. Qui sì che ci vuole la tolleranza zero. L’ho detto altre volte, a Palermo ci vogliono almeno dieci anni di controlli continui contro tutti gli utenti della strada, siano essi automobilisti, motociclisti e, mi ci metto pure io, ciclisti. E dovrebbe essere tutto automatizzato: le strade dovrebbero essere gonfie di telecamere, autovelox fissi, fotocellule, sensori di movimento e tutto ciò che la tecnologia offre per registrare un’infrazione pochi decimi di secondo dopo che questa viene compiuta, fotografarla ad alta definizione e, se serve, a infrarossi e procedere all’invio in automatico, immediato e senza alcun intervento umano di verbale, foto ecc… Perché se aspettiamo che venga assunto uno squadrone di vigili per controllare tutto il territorio urbano stiamo freschi…

    Anzi, aggiungo, proporrei di ridurre l’entità delle multe, ma di rendere matematicamente certo il loro invio. Così si otterrebbero due risultati:

    1) Alle prime infrazioni il cittadino, data la piccola entità della multa, paga ma impara e la prossima volta sta più attento.

    2) Si riduce il fenomeno dei ricorsi: per poche decine di euro di multa è inutile che faccio ricorso appellandomi ai cavilli più surreali…

  • grillo79 321
    10 feb 2012 alle 16:04

    @lorenzo80
    problemino:
    – l’entità della multa è stabilita dal Codice della Strada e per cambiarlo ci vuole il Ministero dei Trasporti che presenta un’apposita legge…insomma ti puoi immaginare i secoli che ci vorranno

    Il videocontrollo del territorio è un’ottima cosa, ma può essere applicato solo su scala ridotta o ad “aree” limitate del territorio…in tutta la città sarebbe impossibile a causa dei costi enormi di implementazione e gestione (per quanto la tecnologia venga in aiuto). Ciò può comunque essere da deterrente se una rete capillare di telecamere attravesino punti nevralgici dello spostamento quotidiano dei cittadini, tale da scoraggiare le infrazioni (immagina una telecamera ogni 200 metri: la possibilità di beccare quasi tutte le infrazioni è effettivamente elevata anche se non al 100%)
    Potrebbe essere una cosa da chiedere ai candidati-sindaci!


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