13 mar 2010

Languire tra cumuli di “munnizza”


Nei giorni scorsi, dopo una massiccia campagna pubblicitaria, l’Amia ha avviato, in alcune aree della città, un servizio di raccolta differenziata porta a porta (o quasi) che coinvolge circa 50.000 famiglie e 4.000 attività commerciali (ne abbiamo parlato qui e qui). Un’iniziativa molto lodevole e che se fosse estesa all’intero territorio cittadino consentirebbe di avere una metropoli più efficiente, almeno dal punto di vista della gestione dei rifiuti. Un sogno a occhi aperti che spesso, purtroppo, si infrange contro la realtà dei fatti, ben lontana dall’essere quella magnifica Utopia in cui tutti noi cittadini agogniamo di vivere.

In questi giorni, girando per la periferia della città (evidentemente tutte zone in cui la differenziata porta a porta non è in sperimentazione) non ho potuto fare a meno di notare interi quartieri sommersi da cumuli di rifiuti, come non se ne vedevano da alcune settimane. I problemi sono due e sono noti, non servono certo queste mie poche righe per sottolineare quanto la cattiva gestione sia dell’Azienda municipalizzata per l’Igiene Ambientale che della discarica di Bellolampo abbiano portato a una situazione insostenibile; e non serve neppure rivangare tutte le occasioni perse per potere ristrutturare l’azienda che – in teoria – si dovrebbe occuparsi della pulizia della nostra città.

Ma non si tratta soltanto di pulizia, si tratta, piuttosto, di igiene ambientale, come recita, per l’appunto, il nome della società. Quello di igiene ambientale è un concetto molto più ampio rispetto alla semplice pulizia. Infatti, esso implica la salvaguardia della salute dei cittadini attraverso l’espletamento di tutte le attività necessarie a rendere una città sicura dal punto di vista ambientale. Di certo lo stato attuale delle cose e l’incuria di molta parte della cittadinanza non contribuiscono alla creazione di un ambiente consono alla salute. I cumuli di spazzatura si innalzano verso il cielo facendo a gara con i monti che circondano la fu Conca d’Oro, topi di dimensioni ragguardevoli bivaccano nelle loro tane in mezzo ai sacchetti, sicuri della loro razione di cibo quotidiana. Per non parlare poi dei pericoli ambientali che corrono coloro che vivono nei presso della discarica di Bellolampo.

Tutto questo per sottolineare un’enorme contraddizione in seno alla gestione del problema rifiuti (pulizia) a Palermo. Un problema annoso e che, in realtà, riguarda l’intera regione e non solo il capoluogo. Com’è possibile che un’azienda che rischia costantemente il fallimento e che sarebbe fallita se non ci fosse stato l’intervento del Comune; che non è in grado di provvedere alla raccolta ordinaria dei rifiuti; che non interviene con sufficiente efficacia nella pulizia di strade e marciapiedi (e qui ritorna anche la questione della ineducazione di molti di noi); insomma, che un’azienda la quale non è stata storicamente in grado di fare bene il proprio lavoro giornaliero decida di mettere in piedi una forte azione straordinaria di raccolta di rifiuti differenziati porta a porta, quando sa benissimo di non possedere i mezzi e gli uomini adeguati alle esigenze? abbiamo un’idea dei costi di questa operazione? l’azienda è davvero in grado di far fronte al fabbisogno dettato da questa iniziativa, oppure andrà come sempre in rosso rischiando ancora una volta di più il fallimento?

Non so voi, ma io un paio di domande me le sto ponendo, soprattutto quando esco da casa e mi ritrovo davanti la copia esatta di monte Cuccio, ma composta interamente da sacchetti di immondizia.

Io sono il primo a essere favorevole alla raccolta differenziata, credo che sia un grande segno di civiltà. La pratico personalmente da cinque anni o più e sono sempre stato disposto a percorrere chilometri per trovare una campana sana nella mia zona. Ma mi chiedo qual sia il costo di questa iniziativa oggi e, soprattutto, se l’AMIA o chi per lei, sia in possesso della strumentazione tecnica per lo smaltimento dei rifiuti raccolti in questo modo, giacché il resto della città è sommersa nuovamente di spazzatura.

Stiamo forse aspettando un ulteriore intervento della Protezione Civile o dell’Esercito? Deve diventare davvero questa la norma?


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25 commenti per “Languire tra cumuli di “munnizza”

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  • Calò 80
    14 mar 2010 alle 20:41

    Freddie, a Novara gli operatori ecologici hanno una chiave universale con cui possono aprire il cancello di ogni condominio. E’ una cosa fattibile. Anche se non con quale costo. Mentre a Milano sono i residenti dei condomini che, come a Palermo, portano fuori i bidoni. In tutti i casi ritengo che il problema della raccolta differenziata a Palermo sia un altro.

  • freddie80 1052
    14 mar 2010 alle 20:45

    @Calò
    non ci credo :-) con una chiave sola riescono ad aprire tutti i cancelli? qua però non credo si tratti di cancelli, ma di portoni. Alcuni nuovi altri vecchi di 50 anni, non so se esista un passepartout simile…

  • arch_cogliandro 1
    24 mar 2010 alle 20:36

    Il “porta a porta”, per quanto propagandato, non basta e le esperienze divulgate ci dicono che funziona meglio nei piccoli che nei grandi centri. Qui manca la coscienza civica e il comportamento civile. Tutti usano la città come una grande pattumiera: dai mozziconi di sigaretta che “normalmente” vengono buttati in terra ai cumuli di bottiglie vuote collocate “ordinatamente” per strada. Quelli che mi fanno incazzare di più, poi, sono i cretini che buttano cose di ogni genere e dimensione fuori dai finestrini delle auto. Io non entro in casa degli estranei e la uso come pattumiera. Se campagna dev’essere non può riguardare solo l’Amia o tentare di essere unilaterale e, per molti versi, anche debitoria di ossigeno nei confronti della città, in ogni senso. La mobilitazione deve essere generale e orientare il lavoro, per esempio di un anno, di tutte le associazioni culturali, ambientali, professionali nonché i presìdi di produzione di idee e di cura dei problemi (dall’Università, tutta e non solo qualche Facoltà, ai presìdi ospedalieri, grandi e piccoli; dalle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, ai centri di produzione e divulgazione di contenuti, teatri cinema etc). Non ci si può tirare indietro, pena e rischio il collasso.


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