La Favorita, un Quartiere Vegetale con Funivia

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Palermo – Il Sindaco Roberto Lagalla ha istituito un gruppo di lavoro multisettoriale, presieduto dal Prof. Giuseppe Barbera, esperto paesaggista di fama internazionale, per redigere un piano complessivo di fattibilità per la conservazione, gestione e valorizzazione del Parco della Favorita, per farne un grande, ecologico e creativo “quartiere vegetale” della città, nell’ambito delle politiche di rigenerazione urbana.

Il gruppo di lavoro è composto, oltre che da Giuseppe Barbera, da Paola Di Trapani, (Dirigente dell’ufficio della rigenerazione urbana con il ruolo di referente del Comune), da Giuseppina Liuzzo (dirigente del settore Ambiente), da Claudio Cimò (dirigente area gestione Fondi extra-comunali), da Sergio Sparacio (funzionario del settore Sport), da Alessandro Carollo (dirigente Mobilità e traffico), da Mario Miceli (delegato dalla Soprintendenza), da Giovanni Provinzano (rappresentante associazione Rangers d’Italia/sezione Sicilia), da Francesco Picciotto (dirigente regionale del servizio 3 Aree Naturali protette, Rete Natura 2000 e Sviluppo sostenibile), da Aurelio Sanguinetti (delegato di Legambiente Palermo) e altre competenze potranno essere integrate in seguito. Il gruppo avrà la guida politica del Sindaco e degli assessori alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta, all’Ambiente Pietro Alongi, allo Sport Alessandro Anello, al Traffico Dario Falzone ed ai Lavori Pubblici Totò Orlando.

Gli indirizzi generali per l’area sono quelli emanati dalla Giunta con la delibera del 15 dicembre 2023 che ha approvato le Direttive Generali del Piano Urbanistico Generale e che per l’area in questione recitano:

“Realizzare il polo integrato naturalistico, sportivo e del tempo libero del Parco della Favorita, di viale del Fante e di viale Duca degli Abbruzzi. Senza pregiudicare i valori naturalistici, è necessario intervenire con azioni innovative di tutela ambientale e di valorizzazione delle aree compatibili per il tempo libero della Riserva Naturale Orientata della Favorita e di Monte Pellegrino, connettendo le aree di pregio naturalistico con le aree attrezzate, gli impianti sportivi esistenti e le aree monumentali con le aree limitrofe per estenderne la funzione legata alle attività all’aria aperta. Il polo integrato dovrà includere l’ex campo nomadi, il parco di Villa Castelnuovo e il Teatro di Verdura, la Palazzina Cinese e Villa Niscemi, la Città dei Ragazzi e il Museo Pitrè, fino a includere la valorizzazione delle cisterne progettate da Pier Luigi Nervi alle falde di Monte Pellegrino entro un grande progetto di parco urbano in cui coesistano la protezione dei valori paesaggistici ed agricoli, la valorizzazione dei giardini storici e la fruizione del tempo libero compatibile. Le preziose aree agricole dei mandarineti della Favorita, in particolare, dovranno offrire, eventualmente differenziandosi, funzioni culturali di testimonianza del paesaggio storico e didattico-ambientali collegate a una nuova agricoltura urbana.

Anche le attrezzature sportive comprese nell’area dovranno trovare una integrazione complessiva che miri alla migliore accessibilità e fruizione dello stadio di calcio, dello stadio per l’atletica leggera e dell’area per le attività all’aperto collocati lungo viale del Fante anche inserendo ulteriori attrezzature sportive e ricreative più leggere (percorsi-vita, piste di pattinaggio, percorsi equestri, palestre di arrampicata, skateboard acrobatico, yoga, tai chi chuan, pilates, ginnastica dolce, etc.). Particolare attenzione dovrà essere data alla riorganizzazione ed incremento delle aree a parcheggio e alla viabilità con adeguata differenziazione delle modalità e delle velocità (ciclovie in sede propria, zone 30, sentieri pedonali, funivia) nonché alla realizzazione di adeguati punti di ristoro, di informazione, di educazione ambientale e di servizi per rendere più attrattiva e performativa tutta l’area, facendone una grande centralità vegetale della città.”

“Il Parco della Favorita deve essere il parco di tutti e di tutte, risorsa preziosa per il benessere della cittadinanza e riserva di biodiversità – dichiarano il Sindaco Roberto Lagalla e l’Assessore alla rigenerazione urbana Maurizio Carta, estensore delle direttive del PUG – e per questo serve un cambio di approccio al problema rispetto ai tentativi falliti degli ultimi anni. Va superato il conflitto ideologico con la presenza della Riserva Naturale, che anzi va considerata una preziosa risorsa per la conservazione della straordinaria biodiversità dell’area, e vanno attuate azioni di restauro del patrimonio architettonico e recupero del patrimonio vegetale compatibili con i numerosi usi che si possono fare nel rispetto della natura. La Favorita non deve essere più considerata un’area sottratta alla vita quotidiana della città, solamente da attraversare per raggiungere Mondello, ma deve poter essere vissuta come un meraviglioso e poliedrico “quartiere vegetale”, un luogo denso di occasioni, aree e servizi per trascorrere il tempo libero, per vivere nella natura, per coltivare un orto, per esercitare attività sportive o legate al benessere psico-fisico, per leggere un libro, per ascoltare musica o per assistere a una rappresentazione teatrale, per frequentare un centro di educazione ambientale, per far giocare i bambini. Insomma la Favorita, insieme a Montepellegrino, deve tornare a essere una grande centralità vegetale della città, un elemento identitario della Palermo policentrica che differenzia i suoi quartieri per identità e vocazione, per modalità di utilizzo e adeguatezza dei comportamenti, anche con regole e tempi di uso diversificati. Sono certo che l’ampiezza e la competenza del gruppo di lavoro e il prestigio del suo presidente riusciranno a dotare la città di un poderoso parco, luogo emozionale e creativo, dove il benessere delle persone si coniughi con la conservazione e fruizione della natura. E l’anno rosaliano, con Santa Rosalia che veglia e ispira dal santuario sul monte, è l’anno giusto per questo progetto”.

“Ho accettato con gioia e piena responsabilità la richiesta del Sindaco di coordinare il gruppo di lavoro che in pochi mesi porterà alla redazione del Piano di fattibilità del Parco della Favorita. Consapevole dello straordinario valore dell’area mi affido all’esperienza maturata a partire dalla redazione, nel 2000, del Piano di Utilizzazione approvato dalla Regione. Forte di altre occasioni (Valle dei Templi, Pantelleria, Kolymbethra) e anni di studio e di partecipazione ad iniziative su ciò che resta della Conca d’oro e sui paesaggi culturali mediterranei, mantengo salda l’idea che funzioni ambientali, produttive e culturali vadano tenute insieme. Per la Favorita si è a ciò indirizzati dalla sua storia e dalle necessità della città.

Coordino un gruppo di lavoro che unisce esperti di diversi settori degli enti interessati, i gestori della Riserva regionale, la Soprintendenza e quanto prima avvierò una serie di incontri con gli esperti e i portatori di interessi che negli anni hanno lavorato, immaginato, proposto una Favorita diversa da quella che si stava avviando ad un irrecuperabile degrado. Lavoreremo a mantenere un’agricoltura sostenibile, a recuperare e valorizzare i giardini storici, a difendere la biodiversità e le funzioni ambientali, a recuperare aree degradate ed edifici e manufatti storici, a sviluppare attività culturali, ricreative, sportive compatibili. Certamente affronteremo il tema della viabilità. Lo faremo non chiudendoci in un ufficio ma nel confronto con la città e con esperti di caratura nazionale e internazionale consapevoli di affrontare un’area che non ha pari e che, rigenerata, può rappresentare momento fondamentale per il futuro della città”, dichiara il Prof. Barbera.

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32 Thoughts to “La Favorita, un Quartiere Vegetale con Funivia”

  1. FF

    Spero che il gruppo di lavoro possa fare sì che la Favorita venga chiusa, almeno nella parte a salire verso la città (dal semaforo di Pallavicino in poi) mantenendo la sola corsia lato monte con relativi autovelox, potendo così procedere alla rimozione dell’asfalto da sostituire con terreno più adatto a un parco e permeabile. Quindi bloccare per davvero l’accesso da via Casa Rocca (c’è già un divieto di transito ma tutti se ne fottono bellamente) così da incrementare la sicurezza di chi pratica sport a cavallo di quella via (stiamo parlando di bambini e ragazzi, anche) e creare un unicum con l’ex campo nomadi che potrebbe accogliere anche strutture sportive. Infine, non sarebbe male riorganizzare il tracciato interno al parco (dove si corre) che è carente di illuminazione e d’inverno è un problema (anche di sicurezza) e renderlo più omogeneo e adatto alla corsa.

  2. Irexia

    Avevo letto di questo progetto, e sono d’accordo su quanto sarebbe opportuno chiudere La Favorita. Nel mio libro dei sogni c’è un tunnel sotterraneo dall’area della ex Fiera del mediterraneo a Mondello e poi in superficie andrebbe tolto l’asfalto, e installati invece attrezzi per lo sport, creati percorsi benessere e aree attrezzate, curati gli agrumeti, insomma, il meglio per potere godere di questo immenso spazio che così verrebbe restituito alla collettività.
    Ma no, boccio in toto la funivia, inutile struttura d’impatto estetico ed economico senza alcuna utilità. Ne avevamo parlato qua tempo fa:
    https://palermo.mobilita.org/2021/03/15/nuovo-prg-riecco-la-funivia-per-monte-pellegrino/
    Chi sale sul Monte, anzi chi acchiana dalla Santuzza lo fa per devozione, con spirito di sacrificio e di penitenza. Il turista invece si gode la salita, con la bicicletta (soprattutto tedeschi organizzati in squadre con stessa bici e guida) o a piedi per fare trekking. Per non dire di quanto possano essere pericolosi i basamenti in cemento dei pali della funivia stessa, dato che è notorio che dal costone si staccano occasionalmente dei massi…

  3. Valerio

    Le classiche iniziative pubblicitarie che serviranno solo a sprecare denaro pubblico per progetti che resteranno nel libro dei sogni. Se non ricordo male il precedente sindaco aveva in progetto di trasformare la Favorita in una sorta di Hide Park…

  4. Peppe G.

    Il parco della Favorita con i suoi 400 ettari è il quarto parco urbano più grande d’Italia, è un vero peccato che di questi 400 ettari siano vermanete pochi quelli destinati all’uso da parte della città.

    L’idea del parco urbano dovrebbe essere completamente rivouzionata, dovrebbe essere un polo attrattivo per la città con percorsi ciclabili, con aree per l’attività sportiva, aree per il relax, percorsi d’acqua e tanto tanto verde.

    Purtroppo resterà per sempre un sogno visto che questo comune non è in grado di recpuerare il più piccolo parco Cassarà, figuriamoci rivoluzionare il parco della Favorita.

    Per quanto riguarda la funivia in altre parti d’Itslis e del mondo sarebbe già in funzione da decenni, qui viene riesumata come idea ogni tot di anni.

  5. vicchio65

    Molte belle parole, anche forbite; vedremo (anche se da nessuna parte ho trovato i costi per questo ennesimo “progetto”…)
    Riguardo la funivia, ricorda bene Irexia che ne abbiamo già parlato; l’unica cosa nuova è che ritorna DOPO le elezioni e non PRIMA come al solito (oddio, ci sono le europee…).
    Comunque, quando penso a questi progetti mi viene sempre in mente lo “scarafaggio” di Sutera 🙂 🙂

  6. Audace

    Il parco della Favorita, così come è oggi, rappresenta l’ennesima occasione mancata di rendere umanamente vivibile e fruibile questa città.
    Premesso che non sono un lagalliano, evito ogni riferimento ai possibili moventi che giustificherebbero un interessamento dell’amministrazione ad un progetto così importante. Resto quindi nel merito del possibile e fattibile recupero del parco.

    Ben venga qualsiasi progetto (seguito da puntuale intervento) che limiti o, meglio ancora, azzeri il traffico automobilistico all’interno della Favorita. Bello il sogno di @Irexia di bypassare il parco con un tunnel per raggiungere Mondello. Ma nel mio libro dei sogni non ci sono auto nemmeno a Mondello (progetto da rimandare al successivo intervento di recupero e riqualificazione “stra”ordinario).
    Quindi si al recupero e alla valorizzazione delle aree. Si all’installazione di servizi per il cittadino, ai percorsi ciclabili, pedonali, per runners. Si a tram, bus elettrici o carretti siciliani. Si alla chiusura definitiva dell’autostrada immersa nel verde abbandonato di un parco dimenticato.

    Guardando la foto dall’alto e strizzando l’occhio al possibile richiamo turistico, proprio perché è anello di congiunzione tra la città e la borgata di Mondello (due facce della stessa offerta), la Favorita dovrebbe essere elevata ad un ruolo strategico in cui ospiti e residenti possano incontrarsi e condividere.

    Una postilla la faccio in merito all’ipotesi di una funivia che dal parco salga al monte Pellegrino:
    Ora, mettiamo da parte per un attimo i discorsi sulla opportunità di spendere tanti soldi in un momento in cui soldi ce ne sono pochini. Concentriamoci piuttosto sulla validità di una opera del genere.
    Il mio parere è che dobbiamo ancora decidere in che città vogliamo vivere. Dobbiamo ancora capire cosa ne vogliamo fare di Palermo. La nostra storia, la nostra posizione geografica, il nostro meteo ci danno delle indicazioni in merito, ma sembriamo spesso non capaci di coglierle.
    A chi servirebbe una funivia che sale alla Santuzza? Sicuramente nella fase progettuale serve a fare propaganda, nella fase della realizzazione serve ad elargire denari pubblici… ma poi arriva la fase dell’esercizio, che è quella che deve giustificare l’intero intervento.
    Vi chiedo: Ma chi lo ha detto che una funivia è “solo” un mezzo di trasporto?
    Odio fare i soliti paragoni con le altre realtà, ma… il teleferico di Barceloneta, a Barcellona, Spagna, porta da una anonima strada ad una collina sulla quale non c’è granché, sorvolando il porto. Il teleferico Di Puerto Plata, Repubblica Dominicana, dalla cittadina porta su alla statua di un Cristo Redentore (uguale a quello di Rio de Janeiro però più piccolo). Lo Skyride di St. Thomas, nei Caraibi, porta ad un parchetto collinare con qualche negozietto di souvenir ed un ristorantino.
    Eppure sono sempre piene di gente e bisogna fare la fila per montarci sopra.
    Ecco, forse allora l’esistenza di una funivia non è sempre correlata alla sua utilità, ma piuttosto può essere legata proprio alla sua futilità… in quanto diventa una attrattiva essa stessa e mette in moto un meccanismo di richiamo che favorisce lo sviluppo delle realtà locali.
    Semmai, richiamando la domanda “cosa ne facciamo di Palermo?” è necessario che un progetto di questo genere sia ben contestualizzato e corredato, ma soprattutto a corredo di una più amplia visione del posto in cui vogliamo vivere.
    Non sponsorizzo ne demonizzo il progetto in sé – sarebbe necessario altro tipo di approccio ed esame dell’argomento – ma vorrei si smettesse di pensare che Palermo non possa pensare anche a cose futili.

  7. Peppe G.

    @Audace, anch’io sono anni luce lontano da LaGalla e tutto ciò che rappresenta la sua coalizione. Detto ciò sono completamente d’accordo con te sull’analisi cosa vogliamo fare di Palermo?

    Se la Palermo che vogliamo è una Palermo turistica al passo con l’Europa, la funivia ha il suo valore (come da te evidenziato) e potrebbe valorizzare ancor più Monte Pellegrino.

  8. Byron

    Bell’intervento, Audace.
    Mi pare, da ciò che vedo ogni giorno, che i palermitani non amino affatto la loro città e perciò non se la immaginino neanche nel futuro. Da un recente sondaggio europeo sulla percezione della qualità della vita nella propria città, Palermo, su 83 città continentali, è risultata ultima, dietro persino a città balcaniche e turche. Siamo ultimi, lasciati indietro e ormai senza speranza, se è vero che la città perde dai cinque ai settemila abitanti ogni anno. Una città che offre nulla ai suoi abitanti, se non un biglietto di sola andata per un altrove, è una città che non può suscitare amore o rispetto. E infatti i suoi abitanti non la rispettano, a partire dalla sua classe dirigente. Se continua di questo ritmo entro un decennio Palermo avrà gli stessi abitanti del dopoguerra, poco più di mezzo milione. Un collasso demografico senza precedenti causato dall’assenza totale di prospettive..Tutti noi sappiamo come si lavora a Palermo e quante inimmaginabili difficoltà vi siano per esercitare qualsiasi attività economica che non sia pubblico impiego, negli anni sempre più ridotto e marginale. Presto rimarranno solo i pensionati e dopo neanche quelli.
    Quale città ci aspettiamo allora? Io sono pessimista. Francamente non vedo un futuro per questa città, nessuna via d’uscita a un declino senza fine, e la nostra classe dirigente non mi pare faccia qualcosa per farci cambiare idea.
    Forse tra mezzo secolo Palermo tornerà a essere quella città di terza o quarta categoria che alla fine è sempre stata per quasi tutto il corso della propria storia.
    Ad maiora

  9. Audace

    @Byron Effettivamente non posso non ammettere che c’è poco per cui stare allegri a Palermo. Il pessimismo che pervade te pervade anche me. Io però mi sforzo di mantenere un atteggiamento propositivo. Ma in fondo lo fai anche tu, dato che come me bazzichi su questo e sicuramente altri blog come questo. Boh, che dire… forse siamo inguaribili sognatori e siamo condannati alla fine riservata a chi vive sperando… Speriamo di no!!!
    Tanti, tra i miei vecchi amici di gioventù, oggi vivono fuori da questa terra. E da li fuori hanno tutti la ricetta giusta per risollevare le sorti di questa isola. La maggior parte di loro mi dice che bisognerebbe affondarla per una buona mezza giornata per sciacquarla bene dai troppi parassiti che vi si sono insediati e in essa hanno proliferato. Davvero pochi di loro nutrono il sogno di tornare un giorno li dove sono nati.
    Gli amici che invece, per caso o per scelta, sono rimasti, sono anche meno propositivi. Non reagiscono quasi più tanto sono assuefatti al sistema marcio che li circonda.
    E’ paradossale che siano anche loro discendenti di quel popolo che diede vita alla ribellione dei Vespri.
    Non me la sento di condannare chi sceglie di andar via. In fondo, in natura ogni essere vivente si sposta alla ricerca di un mondo migliore. Saremmo forse noi che siamo rimasti quelli sbagliati?

  10. punteruolorosso

    @irexia, d’accordo con la proposta dell’interramento. la estenderei anche all’area portuale. anche il mare dev’essere raggiungibile a piedi. oltre al tunnel sotto alla favorita, spingerei per la metro leggera automatica, collegamento rapido per mondello che consentirebbe di lasciare l’auto a casa. sì al tram, ma ci starebbe 45 minuti contro i 15 della metro leggera automatica.
    strano che, fra un caffè letterario e una sala da tè, nessuno ne parli.

  11. FF

    E Barbera ha già bocciato l’idea di chiudere anche solo parzialmente la Favorita, finché non si farà il tram (linea E) e quindi possiamo aspettare considerando che fare la E senza la A che fungerebbe da aggancio e capolinea non avrebbe senso e continuano con questo ostracismo.

  12. Audace

    @punteruolorosso @Irexia Io preferisco Mondello senza automobili, quantomeno su tutto il litorale di viale Regina Elena e strade limitrofe. Diciamo… dalla battigia fino ad almeno 700 mt verso terra. La mia, lo confesso (se non si era capito) è la visione utopica di una Palermo raggiante che si dona a chi viene a visitarla lasciando nel suo ospite un irrequieto desiderio di tornare presto. Una città da godere e non da bere (quello va bene ad altre latitudini).
    Quindi assolutamente si al tunnel A29-Porto-A19. Sarebbe una struttura utilissima se non addirittura risolutiva. Restituirebbe alla città per davvero la possibilità di pianificare la riappacificazione con e il proprio mare.
    Ma anche no ad un tunnel che porti autovetture a Mondello bypassando la Favorita.
    In questo modo si salverebbe si il parco, che merita attenzione ed interventi, ma si ucciderebbe definitivamente la possibilità di valorizzare Mondello, anch’essa meritevole di dignità e decoro.
    A questo proposito, andando necessariamente off-topic, mi piacerebbe confrontare le vostre idee sulla Mondello che vorreste.

  13. FF

    Io ci ho vissuto e onestamente vorrei che si risolvessero l’atavico problema del ferro di cavallo e l’isolamento proprio della stagione invernale che colpisce anche Partanna. Quindi sì al lungomare pedonale, chiusura della Favorita (almeno una delle due carreggiate), autovelox per i seguaci di Raikkonen, potenziamento della mobilità tramite tram, parcheggi e linee bus a coprire le zone scoperte, ciclabili per le scuole locali, apertura via Aiace, recupero delle vecchie strutture tipo cotonificio (me lo ricordo Musumeci, due anni fa almeno, col concorso per le idee 🥲) e onpi.

  14. Byron

    Ho quasi sessant’anni e quasi tutta la mia famiglia, come quella di mia moglie, è ormai fuori dalla Sicilia. Ma per le giovani generazioni è anche peggio. Tutti i figli dei miei amici o dei miei cugini sono andati a studiare fuori e non sono tornati. Siamo davanti a una diaspora peggiore di quella avvenuta tra XIX e XX secolo. Le cause sono facili a trovarsi. Non siamo noi siciliani, o palermitani, a essere sbagliati, perché quando ci troviamo fuori dall’isola problemi non ce ne sono, né di lavoro, né di convivenza, né di educazione civica. E non può essere questa terra a essere un problema, visto il grado di sviluppo delle altre isole del Mediterraneo. Basta fare un salto a Malta, che un tempo era SIcilia, per vedere quando sia più sviluppata dell’isola madre. Sinceramente credo che il problema della Sicilia sia l’italia e il totale disinteressa che ha mostrato dall’unità in poi, e mostra, per questa parte del paese. Prima o poi bisognerà porselo seriamente il problema se convenga o meno rimanere attaccati a un paese che non ci stima e non ci considera, pieno zeppo di pregiudizi ridicoli e anacronistici, e sarebbe poco.
    Comunque, come scrivevo prima, a mio avviso il disamore e la disistima dei palermitani per la loro città derivano dall’incuria e dal disinteresse di una parte del paese per il Mezzogiorno e per la Sicilia in particolare. C’è poco da dire, basta fare un salto in qualsiasi città del nord italia per percepire l’ingiustificato divario tra ciò che hanno loro e ciò che abbiamo noi. Qui si lavora di più, peggio e per meno, in assenza di servizi e con tasse locali molto più alte. E non faccio paragoni con altre realtà europee, perché mi verrebbe da piangere. Voglio solo fare un esempio. La città di Palma di Maiorca, nella piccola isola di Maiorca, è grande più o meno quanto Siracusa. Il suo aeroporto ha cinque terminal e fa più del doppio dei passeggeri di tutti gli aeroporti siciliani messi insieme. La Spagna ha sviluppato il turismo e ha investito miliardi nelle infrastrutture legate al turismo. Ho visto più infrastrutture in Marocco rispetto alle nostre sicliane. Le grandi infrastrutture non sono un obbligo del privato cittadino, o del comune. E neanche alla Regione Siciliana. Le ferrovie, le reti elettriche, la viabilità, le infrastrutture portuali e aeroportuali dovrebbero essere finanziate, appaltate ed eseguite dallo stato nazionale tramite le sue agenzie, come avviene nel resto del paese. L’italia si è nascosta dietro la Statuto Speciale e dietro la mafia per evitare di fare qualsiasi cosa in Sicilia. Sono stati due comodi paraventi per giustificare ogni sorta di lassismo e menefreghismo. Oggi forse la gente comincia a capire, visto che nemmeno va più a votare. Ma credo sia troppo tardi.
    Qual è la soluzione? Francamente me ne viene in mente solo una, ma visto quanto è accaduto in Catalogna negli anni scorsi non credo sia fattibile. E allora non ci resta che rassegnarci e andare via. E forse tra un secolo, o due, le cose saranno diverse per i pochi Siciliani che saranno rimasti.
    Quanto alla Rivolta del Vespro. Tutti la ricordano. Ma quanti ricordano la guerra del Vespro, che da quella rivolta ebbe origine, e che durò cento anni, spazzando via tutto il Mezzogiorno e il suo futuro? Allora come ora una classe dirigente inadeguata consegnò il Sud a potenze straniere. Che siano francesi o spagnoli, o italiani cambia poco. Forse se i Siciliani smettessero di rivoltarsi e iniziassero a fare le rivoluzioni per i propri interessi nazionali o regionali le cose andrebbero meglio.

  15. punteruolorosso

    @byron, sono fuori anch’io (germania)

  16. punteruolorosso

    @audace,
    capisco l’utopia di una mondello completamente libera dal traffico, e tuttavia un collegamento stradale che non passi dalla favorita andrebbe realizzato ex novo. di qui l’idea di farlo in tunnel. per evitare un subisso di auto sulla borgata, si potrebbe far finire il tunnel in un maxiparcheggio alle porte di mondello, ad esempio all’incrocio con via dell’olimpo, e consentire l’accesso in macchina solo ai residenti.

  17. Audace

    @Byron, Ho dieci anni meno di te ma condivido in pieno la tua analisi. Solo oggi scopro che non sono il solo a pensarla così. Non sposo, però, la causa catalana perché si fonda su presupposti assai diversi rispetto quella siciliana e comunque oggi non mi sembra che Barcellona sia ostaggio di Madrid, come invece lo è la Sicilia dell’Italia. Ma, come anche tu dicevi, la vedo dura per ora. Forse tra uno o due secoli…

  18. Audace

    @punteruolorosso
    In vista di un possibile futuro sviluppo urbano e conseguente congestionamento di via Olimpo, potrebbe essere utile un accesso diretto a Mondello.
    Ma, nell’immediato, la stessa via Olimpo può svolgere tranquillamente questo ruolo con l’accesso automobilistico limitato a Partanna. E’ vero che le città crescono (spesso solo nelle dimensioni e non in maturità) ma voglio credere che si sacco ce n’è bastato uno e da quegli errori abbiamo tratto insegnamento.

  19. Byron

    L’ esempio catalano era per dimostrare l’impossibilità di una separazione non violenta all’interno di un moderno stato di democrazia rappresentativa come sono quelli occidentali, laddove la separazione non sia prevista dall’assetto costituzionale vigente. La separazione catalana non solo non è stata accettata dalla Spagna, ma è stata osteggiata anche dagli altri stati dell’Unione europea in cui la Catalogna sarebbe, per forza di cose, dovuta entrare. E forse perché sarebbe stato un precedente troppo pericoloso per ogni stato europeo. Questo duplice rifiuto di riconoscimento della volontà popolare ha reso impossibile una separazione ordinata, costituzionale e non violenta.
    L’unico esempio europeo di separazione non violenta tra due stati democratici è stata alla fine quella Cecoslovacca del 1994. Ma lì le due parti, la Boemia e la Slovacchia, erano consenzienti. Due popoli diversi, con lingue diverse, messi insieme dal trattato di Versailles del 1919 senza una volontà storica di stare insieme.
    Tutte le altre secessioni sono state violente, chi non ricorda le guerre jugoslave, le guerre cecene, le guerre caucasiche, l’attuale guerra tra Russia e Ucraina. E speriamo che domani non tocchi ai baltici.
    Nel caso della Sicilia bisognerebbe cambiare la costituzione italiana introducendo un articolo che preveda la possibilità di un referendum propositivo sull’indipendenza. Sulla scorta del referendum scozzese del 2014, tanto per intenderci. Ma nel Regno Unito non esiste una costituzione scritta e l’atto di unione personale tra i regni di Scozia e Inghilterra, risalente all’inizio del XVIII secolo, ha comunque permesso agli scozzesi di avere un loro Parlamento e un governo autonomo e la possibilità di un referendum sulla permanenza o meno nel Regno Unito, anche se graziosamente concesso dal governo di Londra e probabilmente solo perché si sapeva che sarebbe stato rifiutato dal popolo.
    I tempi per noi non sono maturi, ma dovremmo finirla col vergognarci di essere siciliani e per questo di non sapere fare niente, e pretendere quanto meno le medesime condizioni di partenza degli altri cittadini italiani.

  20. Audace

    @Byron, Analisi onesta e condivisibile, almeno per me.
    Aggiungo solo che l’odiosamente troppo spesso richiamato dai detrattori “lassismo” siculo non è una condizione in noi connaturata. E’ indotta.

  21. Audace

    @FF, Il tuo intervento mi era sfuggito, me ne scuso. Sono andato a leggere quanto dichiarato da Barbera e mi è sorto il solito, lecito, dubbio: Non staranno mica organizzando il famoso teatrino delle discordanze ideologiche prima ancora di metter mano all’opera che in realtà mai nessuno ha davvero creduto di dover realizzare?

  22. FF

    @Audace, mi tocca dire che questo teatrino è in corso da ormai due anni se consideriamo la campagna elettorale. Lagalla crede ancora – o mente, sapendo di farlo – che la linea A del tram (quella centrale, fondamentale per chiunque abbia un po’ di raziocinio) preveda le barriere. Sono contento che la vecchia amministrazione gli abbia confezionato questo “pacco” in maniera eccellente e sono costretti a farlo, speriamo solo di perderci poco tempo. Il motivo per cui non parlo di MAL in riferimento a Mondello è semplice: progettualmente siamo nemmeno agli albori e comunque si farebbe il primo stralcio Oreto-Notarbartolo, Mondello al solito può aspettare ed ecco perché parlo solo di tram.

  23. Audace

    @FF, Un giorno però dovremmo rendercene conto ed agire di conseguenza.
    Si lavora essenzialmente per la ricandidatura o al massimo per ostacolare chi verrà dopo quando si sa che non si verrà rieletti.
    Nessuno più vuole lasciare un segno reale. Ma non ci pensano proprio!
    In quanto a Mondello, tralasciando volutamente le mille e più emergenze che in realtà sono più correlate alla gestione ordinaria, non riesco a pensare ad altro se non alla valorizzazione della sua vocazione turistica. Oltre alla pedonalizzazione della fascia costiera, andrebbe riempita di servizi e trasporti pubblici, possibilmente green.
    Collegarla al resto della città, anche attraverso la Favorita (parco anch’esso nel frattempo recuperato e valorizzato) con mezzi pubblici CCCP (copiosi capienti comodi e puntuali), sopra o sotto terra poco importa. Accesso automobilistico limitato da Partanna (viale Olimpo). Sarebbe poi utile valorizzare una qualsiasi peculiarità, una cosa specifica che solo Mondello offre in modo da realizzare ad hoc quella attrattiva in più.
    Faccio un esempio con il solito parallelismo estero:
    Key West è l’ultimo fazzoletto di terra a sud della Florida, c’è un bel clima, una buona organizzazione cittadina, una spiaggia e un mare neanche troppo cristallino. E basta.
    Però ci hanno vissuto anche il presidente Truman ed Ernest Hemingway.
    Quest’ultimo rappresenta il richiamo per migliaia di emuli che visitano puntualmente la cittadina, organizzando eventi a tema (spesso di iniziativa pubblica) riempiendola di vita e di denari. C’è un’intera economia che si poggia su cotanta futilità. Senza Hemingway sarebbe forse solo il luogo privilegiato da tanti americani in pensione che li vanno a svernare.
    Ecco, a Mondello c’è ben altro da “sfruttare”.
    Penso al Liberty, che spero presto possa entrare nella World Heritage List. Penso ad un serio piano di acquisizione al patrimonio cittadino degli immobili di tale fattura (l’ho sparata grossa?) Penso ad una diversa e in alcuni casi più nobile destinazione d’uso di ogni singolo villino. Penso ad un percorso che faccia di Mondello (dato che la città giardino di via libertà non esiste più) un vero e proprio “Liberty District”.
    Penso anche che una possibile rivalutazione del parco della Favorita non possa prescindere dal riassetto della borgata di cui, per collocazione geografica, rappresenta il portone trionfale di ingresso.

  24. FF

    Sulla pedonalizzazione del lungomare mi trovi d’accordissimo, però non può prescindere dalla realizzazione della linea E del tram (che doveva andare a gara entro il 31/12, non dimentico…) che si associa a sua volta a una riqualificazione del lungomare stesso e alla realizzazione dei parcheggi. Ricordo che passerebbe anche da viale dell’Olimpo prima di sdoppiarsi e si potrebbe fare quel che dici tu a proposito di quella via, che a mio avviso ha tantissimo potenziale.

    Ricordo che anche i bandi parcheggi sono andati a farsi benedire, dopo che la gara unica andò deserta quasi un anno fa (Marzo 2023).

  25. BELFAGOR

    FAVORITA :IL COMUNE CI RIPROVA
    Il prof .Giuseppe Barbera ,che è stato nominato dal sindaco Roberto Lagalla alla guida del gruppo di lavoro che dovrà dare un nuovo volto alla “Real Tenuta della Favorita”, nella sua prima intervista ha dichiara di essere aperto a tutte le proposte , ma ha escluso la chiusura al traffico :
    “L’esperienza di 10 anni fa (quando fu sperimentato il divieto alle auto proprio con il prof. Barbera assessore al Verde della Giunta Orlando,) ha dimostrato come l’affascinante idea di vietare il transito ai veicoli è condannata al fallimento. Palermo non ha vie d’accesso alternative a Mondello, nel futuro quando magari ci sarà il tram se ne potrà riparlare. Ciò però – prosegue – non significa che riguardo alla mobilità non si possa fare nulla. In questi giorni ho letto che a Bologna non si potrà circolare a una velocità maggiore di 30 chilometri orari, ecco si potrebbe pensare a vincoli di questo tipo in certi periodi o in certe ore. Oppure mi viene in mente il Parco Nord di Milano che ha semafori azionati dai pedoni, cunette per rallentare il traffico. Di sicuro c’è che dobbiamo aprire la Favorita alla città, non chiuderla”.
    Il prof. Barbera ha ricordato che proprio sulla chiusura al traffico del parco della Favorita si incentrò la campagna elettorale nel 2017 per la rielezione a sindaco di Leoluca Orlando.
    Nei desideri di Orlando la Favorita avrebbe dovuto essere un simbolo del cambiamento della città, invece…..
    Ci provò per un’intera sindacatura con esiti disastrosi. Non che l’idea in sé non fosse buona ma Orlando non si rese conto che il destino della Favorita è legato a doppio filo con Mondello, borgata marinara che da anni non è più solo la località estiva della città ma una consistente parte di essa per 12 mesi l’anno.
    Impossibile chiudere la Favorita e costringere chi vive (principalmente) a Mondello a percorsi alternativi improponibili o inesistenti.
    Quando , e se , sarà realizzato il tram si potrà riprendere il discorso.
    E non sono bastate le cervellotiche e pericolose piste ciclabili a renderlo fruibile questo parco che ricordiamo ha un estensione di 400 ettari, superiore a quella della londinese Hide Park, della romana Villa Pamphilj e anche di quel Central Park a cui si era ispirato l’ utopico progetto dell’ ex sindaco Orlando.
    E’ stata certamente una mossa intelligente quella del sindaco Lagalla aver affidato proprio al prof. Barbera questo compito, così , si spera, si eviteranno agli errori di 10 anni fa.

  26. Audace

    Non credo che l’intento sia quello di evitare gli errori di 10 anni fa.
    Le dichiarazioni di Barbera sono tutto fuorché aderenti alla reale necessità di salvare il parco. Sono la ennesima testimonianza di una visione bieca della città totalmente a servizio degli automobilisti.
    Il rimandare la già possibile chiusura al traffico automobilistico fino a quando non ci sarà il tram è l’escamotage perfetto per dichiarare default senza clamore prima ancora di metterci mano. Quando il progetto di recupero della Favorita naufragherà si potrà dare la colpa ha chi ha ostacolato il tram. L’errore di 10 anni fa è stato già ripetuto – da Lagalla – mettendo a capo di un progetto di questo tipo una persona che anziché dimostrare lungimiranza si preoccupa di mettere le mani avanti nel suo primo intervento.

  27. FF

    Nel frattempo, nessuna fretta per andare avanti con l’iter di espansione della rete tranviaria. Si limitano al compitino di chiudere la rete tramite la realizzazione della linea C. Che visione miope, Lagalla. Che delusione, Carta.

  28. Magick

    @Audace, corretto quello che dici sulla Sicilia ma credo che il problema siciliano sia pari a quello dell’Italia nei confronti degli altri paesi europei.
    Mentre la Germania investe nelle fabbriche Intel e nelle gigafactory di Tesla creando milioni di posti di lavoro in settori che saranno strategici in futuro, in Italia si erogano bonus e assistenzialismo.
    Della fabbrica Intel di cui si parlava per Catania, non solo non verrà fatta in Sicilia ma neanche in altre città italiane.

    Quindi la depopolazione che interessa la nostra isola, col tempo sarà un problema anche italiano.

  29. Audace

    @ Magick Mi piacerebbe tanto che la tendenza si invertisse.
    La nostra isola sta vivendo una condizione che Palermo riesce ad esprimere in modo esemplare. Questa città è mediamente scollegata dal resto del mondo. Il sentimento comune di molti miei concittadini è che il mondo sia al di là di Punta Raisi e che la città non sia altro che il girone dantesco in cui si è condannati a vivere male (con la facoltà, però, dì scegliere se andare altrove a cercare un posto migliore per essere cittadini migliori).
    Siamo dei provinciali? Forse.
    Sicuramente ci sentiamo tali.
    Perché non ci riconosciamo pari. Viviamo una sorta di perpetuo complesso di inferiorità. Complesso rivolto esclusivamente a chi non vive sull’isola. Tra di noi conterranei invece giochiamo a fotterci l’un l’altro e ciascuno crede di essere quello più scaltro. Personifichiamo la nostra inadeguatezza riconoscendo il mondo migliore che altri sanno costruire e che a noi non è concesso, lamentandoci ad alta voce e compiacendoci di nascosto. Le nostre parole sono sempre in antitesi alle nostre azioni.
    Guardiamo con stupore ed ammirazione ad una qualsiasi città europea mediamente efficiente e chiamiamo “túicu” chiunque abbia la pelle un po’ più scura, anche fosse nativo di Parigi.
    Stiamo vivendo un lungo sonno culturale che ci tiene distanti dalla nostra secolare storia di civiltà colta ed aperta.
    Voglio sperare che non ci sia un disegno ed una regia umana dietro a tutto ciò, anche se a pensar male si fa peccato ma quasi sempre…
    E noi, in pochi, ci incontriamo qui a commentare con sano spirito critico e non poca immotivata enfasi ogni scoreggina di buon sapore che viene emessa a Palermo dopo anni anni di lungaggini burocratiche, calpestio dei diritti, abusi e soprusi vari.
    Non ho nessuna voglia di scomodare teorie secondo le quali saremmo stati assoggettati agli interessi altrui e ridotti in stato di coloni (teorie che ho comunque avuto modo di valutare e sulle quali non mi espongo), ma il sentore, o meglio “l’olezzo” di un popolo arreso, morto dentro, che galleggia in modo precario in un mare di problemi su una zattera di fortuna, è persistente e, credetemi, si sente da lontano.
    Lo sentivo anche da oltreoceano, dal posto in cui sono stato confinato per diverso tempo poiché la mia città, la mia gente, non mi ha voluto e non mi ha concesso di restare. In realtà la mia è stata una prigione dorata. Ma rivendico il diritto mio e qualsiasi altro mio conterraneo di vivere una vita piena e felice nella propria città natale.
    Ogni essere vivente si sposta in cerca di un mondo migliore, questo l’ho già detto, ma non riesco a scadere nel banale quando dico che dovremmo spenderci per rendere migliore il mondo in cui già viviamo, senza dover per forza andare via ad elogiare quanto fatto da altri.
    D’altronde, le città cui guardiamo spesso con sconfinata ammirazione lo fanno già.
    Perché riusciamo ad invidiare i loro tram, le loro metropolitane, la loro scuole, i loro ospedali, i loro servizi efficienti e non invidiamo la loro capacità di pretenderle queste cose?
    Perché pensiamo che noi non ce le meritiamo? Perché i libri di storia ci dicono che viviamo nell’ombelico del mondo, ma noi ci ostiniamo a credere che del mondo viviamo in ben altro orifizio?

  30. magick

    @ Audace,
    leggo un misto di rabbia e rassegnazione nelle tue parole, che mi hanno fatto ricordare quello che mi disse un giorno un amico, originario del nord ma trapiantato a Palermo: qui quando due persone si icontrano pensano “come mi sta fottendo? Come lo posso fottere?”. Credo che sia emblematico e figlio del lassismo che ci pervade, a partire da chi abbiamo eletto e che dovrebbe avere il dovere di creare le condizioni per crescere. Perché in fondo, come ricordi tu, gli stessi siciliani riescono a farsi valere quando vanno via.

    Non credo che ci sia un disegno voluto, perché come dicevo è un problema che vedo anche nell’Italia nei confronti degli altri paesi europei.
    Eppure avremmo le possibilità e credo che con la pandemia avremmo potuto sfruttare la situazione, portando a nostro vantaggio il concetto di smart working, favorendo la nascita di nuove imprese e innovazione. Invece ci siamo lasciati sfuggire l’occasione, pur con tanti bandi e fondi stanziati (l’ultimo proprio in questo periodo). Se non funzionano un motivo ci deve pur essere, ma invece di capirlo abbiamo chiuso l’incubatore universitario, col risultato che siamo l’unico ateneo in Italia (e forse in Europa) senza un incubatore.
    E sempre nel contesto universitario, l’ultima campagna immatricolazioni recitava: “avrai Unipa per crescere e il mondo per volare”; personalmente la trovo aberrante perché insinua nella mente dei giovani che una volta completati gli studi dovranno andare via. Ma un’azienda che forma i giovani e poi li lascia andare altrove è destinata a fallire, e di questo non ci si rende conto, chiusi nella mancanza di lungimiranza e pianificazione a lungo termine.

    Grazie per questo scambio interessante.

  31. vicchio65

    Più che di funivia (che correttamente non è stata nè esclusa ma neanche inserita dall’incaricato) ritengo che sia più importante parlare di un’opera enorme presente nel parco e che oggi entra nel progetto internazionale ‘Reinventing Cities’.
    Qualcuno conosce la storia delle Cisterne Nervi? Dodici enormi cisterne di carburante disegnate da Luigi Nervi durante la guerra ed ancora presenti nel sottosuolo della Favorita.
    E’ uno dei luoghi ancora segreti di Palermo (si pensi allo spettacolare Miqweh, il bagno ebraico, di Palazzo Marchesi) che merita di essere valorizzato.
    Tempo fa si è parlato di un museo della II Guerra Mondiale. Si tratterebbe di un’opera enorme di attrazione mondiale!

  32. Audace

    @vicchio65
    Qualsiasi opera di recupero e valorizzazione è ben accetta in città. Tanto più se l’opera in questione ha valore storico e culturale. Nello specifico credo che un museo della seconda guerra sarebbe davvero una cosa importante. Credo sarebbe giusto se raccontasse anche la tragedia di Palermo sotto le bombe. Altri suggeriscono anche di integrarlo con una sorta di esposizione permanente sugli errori e sugli orrori del ventennio e sulla caduta del regime fascista. Ma secondo me questo tema meriterebbe un museo tutto suo (diamo uno scopo anche al palazzaccio delle poste di via Roma).
    Ciò detto, considero anche che un’opera di questo tipo avrebbe un impatto mediatico minore e un riscontro in termini di visibilità più basso, per l’amministratore che la realizza, rispetto all’ipotetica funivia. Ma, dico io, una cosa non esclude l’altra.
    Grazie per lo spunto su palazzo Marchesi e il Miqweh. In questa città siamo ricchi di cose splendide. Serve una regia per valorizzarle tutte. Chiude Palazzo Asmundo e mette in vendita il piano nobiliare. Palazzo Butera resiste poichè proprietà privata di un collezionista. Per tanti altri palazzi storici della città, gestiti ora da quella cooperativa e ora da quell’altra, non esiste nemmeno la possibilità reale di fruizione da parte del pubblico. Non una biglietteria, non un orario programmato per le visite, non una guida multilingua.
    Le amministrazioni si sono impegnate, specie negli ultimi anni, a promuovere opere per migliorare la fruizione della città, essenzialmente concentrandosi sui problemi legati alla mobilità. Si fa sempre la gara a chi realizza la confezione più bella. Ma del contenuto spesso ci dimentichiamo.

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