9 commenti per “
  • punteruolorosso 2474
    11 lug 2020 alle 7:50

    sì i gradini sono stati distrutti, mentre la pavimentazione del molo è stata azzerata da una mareggiata. purtroppo i materiali usati sono quelli che sono, non certo il basolato ma rivestimenti in billiemi spessi un cm. le scale sono in cemento, ci hanno poggiato sopra un sottile rivestimento di billiemi che è stato facilmente distrutto dagli incivili.
    anche la terrazza è così, in stile condominio anni ’70.
    ma in generale è molto meglio di prima, le barriere architettoniche e quei mattoncini rossi con ringhiera arrugginita sono finiti. forse in futuro si potrà fare qualcosa di meglio.
    quello che manca è il rapporto con la città.
    la strada è pericolosa, frequentata da camion e macchine che la scambiano per una pista.
    sarebbe bello rispolverare uno di quei vecchi disegni, che prevedevano un canale profondo diversi metri al posto di tutta la strada.
    la strada si potrebbe far partire dal sottopassaggio di piazza tredici vittime, proseguire in tunnel sotto la cala e sotto il prato del foro italico e risalire verso la circonvallazione all’altezza di via giafar. il lungomare risulterebbe liberato dalle auto, e allora sì che si potrebbe parlare di recupero.
    comunque fa piacere che questi privati investano nelle strutture appena fatte, che quindi non diventeranno dei fantasmi come a suo tempo quelle fatte a romagnolo, poi vandalizzate e distrutte come del resto il molo.
    speriamo che questa nuova attenzione verso il mare non sia solo di tipo turistico e commerciale, ma pubblico.

  • danyel 676
    11 lug 2020 alle 11:45

    Certo, di un più ampio progetto .. e la conclusione dei lavori del collettore fognario del Foro Italico? La vedremo mai? Lavori Iniziati, se non erro, nei primi del 2000 … Vergognoso!!!!
    In questo articolo si diceva che i lavori sarebbero stati conclusi nel giugno di quest’anno:
    https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2019/10/17/palermo-il-lungomare-del-foro-italico-libero-dai-cantieri-a-giugno-f7d2888f-9755-4b96-b170-13766cb42878/
    Certo, a causa della pandemia, tutto si è fermato .. ma, ora, i lavori quando si concluderanno??

    • punteruolorosso 2474
      11 lug 2020 alle 16:34

      il foro italico è stato colpito dal punteruolo rosso, che ha distrutto tutte le palme di fronte a porta felice, e dai lavori del collettore.
      a questo si aggiungono i vandali e il degrado.
      quest’area di grande attrattiva andrebbe rifatta da capo, non ci possiamo accontentare di una distesa in cui cresce l’erba. mi sembra che si debba ripartire da capo, fare un giardino mediterraneo pieno di tante varietà.

      • danyel 676
        11 lug 2020 alle 17:28

        Ok .. ma sto chiedendo se si sa nulla riguardo alla conclusione dei lavori del collettore fognario del Foro Italico .. E’ inammissibile un cantiere che è li da vent’anni!!

        • Palerma La Malata 523
          11 lug 2020 alle 21:01

          Ammissilo! Ammissilo danyel! A Ppalermo 20 anni li puoi ammissire tranquillamente! Anche 30. Vedi l’autostrada Palermo-Messina o la costa Palermo Sud.

    • belfagor 773
      12 lug 2020 alle 5:05

      Vorrei ricordare che il prato del Foro Italico è di proprietà del Autorità portuale di Palermo ma è “mal gestito” dal Comune
      In occasione della conferenza ONU sulla lotta alla criminalità organizzata che si tenne a Palermo nel dicembre del 2000 l’amministrazione dall’ora ,guidata dal sindaco Leoluca Orlando ,ottenne la concessione dell’area dall’autorità portuale .
      Vennero allontano le giostre e i Rom e si avviarono i lavori di bonifica e riqualificazione. I lavori che terminarono nel dicembre del 2000 con una grande manifestazione nel prato presente l’allora segretario generale delle nazioni unite Kofi Annaa.
      Purtroppo quel prato durò poco.
      In un articolo pubblicato su Repubblica di Palermo il 6 settembre 2001 , Attilio Bolzoni scriveva che il famoso “prato” progettato in occasione di tali manifestazione dell’ ONU ,nonostante fosse costato una cifra folle, era ormai . “Arso, morto, bruciato dal sole e dalla salsedine”.
      Infatti quel prato finanziato con i fondi Onu del 2000, quando era sindaco Orlando, era “morto” nel 2001 , mentre era commissario prefettizio Serio.
      L’ex assessore Emilio Arcuri ammise che avevano “sbagliato” il tipo di sementi
      Nel 2005, su incarico del nuovo sindaco Cammarata, fu definita l’opera di risistemazione dell’intero spazio del Foro Italico e del suo arredo urbano su progetto dell’architetto Italo Rota. Il progetto fu premiato nel 2006 con la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana per gli spazi pubblici .
      Orlando, durante le elezioni amministrative del 2007 , criticò tale intervento e promise che se sarebbe ritornato sindaco avrebbe “ sistemato il prato del Foro Italico”
      Orlando allora fu sconfitto ma nel 2012 ritorna e purtroppo “ mantenne la promessa”.
      Infatti la situazione del Foto Italico da allora è lentamente degradata
      Nel 2013 un articolo impietoso del “Il Sole 24” metteva a confronto il prato del Foro Italico nel 2005 a quello del 2013 , c’era da vergognarsi.
      Ma la situazione attuale ,rispetto a 7 anni fa, è ancora peggiorata.
      Per esempio l’illuminazione , per mancanza di manutenzione, è da rifare totalmente.
      Fu Orlando ha concedere, come deposito, parte del Foro Italico all’ impresa che stava realizzando il Collettore fognario, decisione molto discutibile.
      Con la scusa di tale deposito il Comune ha letteralmente abbandonato il prato del Foro Italia al degrado.
      Speriamo che l’Autorità portuale, in considerazione che il Comune non sa che farsene di tale spazio, faccia decadere la concessione del Foro Italico e torni a gestirlo direttamente.
      E l’unico modo per salvarlo dall’abbandono e dal degrado

      • punteruolorosso 2474
        12 lug 2020 alle 7:20

        grazie per la ricostruzione storica. all’inizio c’era solo il prato, poi italo rota aggiunse le sculture in ceramica di nino parrucca e le vasche, i sedili e la colorazione dell’incementato davanti al mare. venne fatto un viale con le vele e sculture davanti a porta dei greci.
        le vele volarono via col vento., i pali vennero rimossi per motivi di sicurezza. le sculture furono spaccate con dei colpi di karate. i cuscini dei sedili furono venduti alla permaflex.
        le vasche si riempirono di spazzatura, in mezzo i cespugli di oleandri che ancor oggi le delimitano cominciarono a spuntare degli stracci e delle coperte.
        l’area di sgambamento cani, con la staccionata in stile dalmata, è stata abbandonata.
        le eritrine, che occupano una parte vicino al mare, sono per metà morte.
        il prato viene di tanto in tanto ripiantato, ma che dire? tutto sembra un parco di periferia, andrebbe benissimo allo zen o a brancaccio. secondo me bisogna essere coraggiosi e fare qualcosa di nuovo, cogliere l’occasione per eliminare il traffico pesante e non e metterlo lì sotto, riportare la linea di costa a dov’era prima della guerra ecc.

  • Irexia 896
    15 lug 2020 alle 18:28

    Sono contenta che nel tessuto urbano recuperato si apra un’attività, è l’esempio lampante di come il bello sia anche buono; tuttavia, belfagor, devo farti una critica riguardo il fatto che tu ritieni che il movimento della decrescita felice (e sottolineo felice) sia contro interventi di recupero del territorio come quello operato dall’ente porto, seppur con le pecche che tu stesso sottolinei nell’articolo.
    La decrescita felice teorizza il recupero del territorio, dei valori, delle capacità che in nome del puro dio denaro e della religione del PIL in una continua crescita infinita (in un mondo di risorse invece finite, cioè con un limite quantitativo), sono state dimenticate e cancellate, teorizza la tensione al progresso e non alla crescita, perché le due cose non necessariamente coincidono.
    Consapevole di non essere stata chiara nè di essermi spiegata bene ecco il link di un ormai celebre discorso di Robert Kennedy del ’68 che esplica cosa il movimento della decrescita felice vuole mettere in risalto invece del metro usato oggi:
    https://www.youtube.com/watch?v=9pgkYjHkUt8.

    Quanto alle parole che citi (perché le metti tra virgolette) per cui Palermo non è europea ma mediorientale, contestarle sarebbe come dire che il termine “mediorientale” sia un dispregiativo… Palermo non è Berlino nè Londra, non è abitata da cittadini freddi e impassibili e pretendere che diventi in quel modo non sarebbe giusto, così come è sbagliato volere l’erba verde nei nostri giardini, perchè non abbiamo le condizioni meteo giuste; al contrario è proprio “europeo” (nel senso originario, intendo) il concetto di essere uniti, e in pace, pur mantenendo ciascuno le proprie specificità, senza rinunciare, è ovvio, al progresso, medico, cuturale, sociale, tecnologico che dovrebbero essere patrimonio condiviso di tutta l’umanità…
    Queste parole intese così non hanno nulla di offensivo…

    • belfagor 773
      15 lug 2020 alle 21:51

      Cara Irexia
      Prima di tutto ti ringrazio per le tue civili critiche.
      Ammetto che non amo l’assioma che per essere felici dobbiamo essere più poveri.
      Il concetto di decrescita si fonda sull’ipotesi che per produrre di più si aumenta il consumo di energia e di materie prime, mentre diminuisce la forza lavoro sostituita dalle macchine.
      Ciò in parte è vero
      Lo sviluppo economico non può crescere senza controllo perché poi degenera nel consumismo sfrenato . Inoltre se il lavoro, e i lavoratori, diminuisce chi comprerà i prodotti?
      In questo senso mi trovo quasi d’accordo con chi , per esempio gli economisti marxisti, distinguono tra due tipi di crescita: quella che è utile agli uomini, e quella che esiste solo per aumentare i profitti delle imprese.
      Più che di decrescita “ felice” io parlerei perciò di crescita sostenibile.
      Inoltre parlare di “ decrescita felice” a Palermo è una provocazione.
      E come invitare un povero morto di fame a fare la dieta o un assetato a non sprecare l’acqua .
      Per quanto riguarda il concetto , tanto caro al sindaco Orlando , che Palermo non è una città europea ma mediorientale, o la vaga sensazione che dietro tale affermazione, in parte condivisibile, c’è un tentativo di giustificare il fatto che a Palermo abbiamo servizi da….. terzo mondo.
      Paragonare Palermo a Beirut la dice lunga sulla confusione ideologica del nostro sindaco .
      Purtroppo oggi Beirut , come anche Instabul o Gerusalemme , sono città che stanno attraversando momenti difficili e dove la multiculturalità e l’accoglienza sono messe in discussione dalla complessa situazione politica .


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