Segnalazione
21 feb 2017

Cerere: il pianetino “palermitano”

di belfagor

In questi giorni i giornali e la televisione parlano  del pianetino Cerere. I dati raccolti  dalla sonda spaziale Dawn della NASA, hanno mostrato inequivocabilmente la presenza di composti organici sulla superficie  del  pianeta nano che orbita intorno al Sole, tra Marte e Giove, insieme ad altri asteroidi. Li hanno scoperti i ricercatori di un gruppo internazionale di ricerca coordinato da Maria Cristina De Sanctis dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) presso l'Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (IAPS). Secondo i ricercatori italiani dell'INAF, autori dello studio, questi materiali si sarebbero formati direttamente su Cerere in seguito a processi idrotermali. Sono distribuiti su un'area di circa 1000 chilometri quadrati intorno al cratere Ernutet, nell'emisfero nord. La presenza di composti organici nell’universo è importante perche dimostra che esiste vita anche in altri pianeti dell’universo. Perché vi sto parlando di tale scoperta scientifica? Cerere, fu scoperto il 1 gennaio 1801 da Giuseppe Piazzi a Palermo, presso l’osservatorio astronomico che si trovava a Palazzo dei normanni. In origine fu chiamato Cerere Ferdinandea, E’ stato per mezzo secolo considerato l'ottavo pianeta. Dal 2006 Cerere è l'unico asteroide del sistema solare interno considerato un PIANETA NANO, alla stregua di Plutone,  Il suo diametro è di circa 950 km . Grazie a questa tradizione scientifica a Palermo esiste un Istituto di astrofisica  ( INAF).  Nel 2001 l’istituto decise di acquistare un edificio per trasferire la propria sede. Fu individuato un vecchio edificio industriale, in Via Tiro a Segno, l’ex pastificio SEPI, da anni abbandonato e pericolante. Tutto bene? Purtroppo no. L’ex pastificio SEPI, come abbiamo detto,è  un vecchio edificio industriale costruito intorno agli anni 20, di scarsa importanza storica e architettonica.  L’ immobile, che era stato fino agli anni 60 un pastificio ,  in seguito trasformato in una palestra privata, e perciò profondamente modificato all’interno, da tempo  si trovava  in condizione di abbandono. L´Inaf  ha acquistato nel 2001 l´edificio  per trasferirvi la propria sede, e per ospitarvi anche l´Istituto di astrofisica spaziale (Iasf).  Nel 2003-2004 l´Inaf ha bandito una gara per  il restauro e l’adattamento dell’edificio, gara  vinta dallo Studio Monaco architetti. Dopo alcuni accertamenti  i progettisti , considerando le precarie condizioni statiche dell’edificio decidono che l’ unico possibile  intervento  sarebbe  stata la realizzazione ex novo di un edificio , previa demolizione di quello esistente, mantenendo la volumetria generale e il prospetto di  via Tiro a Segno, unico elemento  di una certa valenza architettonica.  Chiaramente i costi  sarebbero  aumentati  sensibilmente.  L’idea di per sé era molto interessante, anche perché l’edificio sorge vicino a Via Archirafi, sede di diverse facoltà scientifiche universitarie e all’Orto botanico.  Quello che lasciava perplessi era il fatto che  il progetto  originario  era stato profondamente cambiato, da “restauro conservativo” ad abbattimento e costruzione di un nuovo edificio. Inoltre anche l’ importo dell’ intervento era passato  da un milione e 700 mila euro a dieci milioni di euro. Nel 2007 la consigliera comunale Nadia Spallitta intervenne facendo notare tali anomalie.  Ricordò che un edifico costruito prima del 1934, non poteva essere abbattuto: “questi edifici vanno restaurati e utilizzati per finalità compatibili con la loro natura”. Alla fine il progetto si è insabbiò. Peccato Nel frattempo  l’ex pastificio SEPI , “salvato” dall’ intervento dei soliti “ambientalisti”  ha continua  il suo lento e inesorabile degrado. Ho ricordato questo caso perche nella nostra “felicissima” città si preferisce che i monumenti crollino o vanno in rovina ma non si permettono interventi di  recupero  o di trasformazione in opere di interesse pubblico . E poi non lamentiamoci che la città sta morendo.

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Articolo
12 set 2016

FOTO E VIDEO | Inaugurato il Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche di Isnello

di Fabio Nicolosi

L'idea di realizzare il parco astro nomico a Isnello risale agli inizi degli anni '70, quando gli astronomi italiani indicarono la sommità di monte Mufara (in località Piano Battaglia, a 1865 metri s.Lm.) quale luogo ideale per osservare il cielo, lontano da fonti inquinanti e per questo motivo limpido. Successivamente, nella seconda metà degli anni '90, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e la Regione finanziarono uno studio di fattibilità per la realizzazione di una struttura dedicata alla divulgazione dell'Astronomia da situare sulle Madonie. Lo studio, condotto allora dall'Orsa (associazione astrofili di Palermo) ha confermato l'elevato standard di osservabilità del cielo nell'area di Isnello. Completato lo studio, non fu possibile reperire i fondi necessari alla realizzazione dell'opera e il progetto rimase incompleto sino alla metà dello scorso decennio, quando il sindaco di Isnello, Giuseppe Mogavero, lo ripresentò e lo rivisitò in maniera radicale, decidendo di separare la parte didatticodivulgativa da quella prettamente scientifica. Furono così scelti monte Mufara perl'installazione del telescopio cosiddetto «a grande campo» e la località di Fontana Mitri (a pochi chilometri dal centro abitato) per la realizzazione della struttura didatticodivulgativa, quella che viene inaugurata quest'oggi. Il nuovo polo della Didattica e della Divulgazione dell’Astronomia verso il pubblico e la Scuola possiede un planetario digitale (cupola di 10 metri di diametro e 75 posti); una terrazza osservativa con cupola mobile dove si trovano ben 12 strumenti di osservazione; un radiotelescopio con una parabola di 2,3 metri; un laboratorio astronomico all’aperto composto da vari orologi solari, quali il Cerchio di Ipparco, il Plinto di Tolomeo, la Rosa dei venti, e vari exhibit; un mappamondo monumentale con supporto ed asse di rotazione; un planisfero; un laboratorio solare in cui tramite un eliostato potrà essere proiettato su uno schermo il disco solare in tempo reale per la sua analisi. Vi saranno delle sale didattiche con vari exhibit interattivi, un’esposizione dei principali tipi di meteoriti e due aule didattiche. Attualmente, in queste sale sono allestite le mostre dell’INAF-Istituto Nazionale di Astrofisica “Passato, presente e futuro dell’Astrofisica in Italia”, dell’ASI-Agenzia Spaziale Italiana sulle missioni ExoMars e Rosetta e quella di Officina Stellare con un telescopio riflettore di 60 centimetri di diametro, che è la versione ridotta di quello di 1 metro, a grande campo (circa 7 gradi quadrati) che verrà montato sulla sommità del Monte Mufara (1865 metri) entro pochi anni. Sarà un telescopio robotico e fruibile in remoto da una sede operativa che avrà sede a Piano Battaglia. Il costo complessivo per la realizzazione dell'opera ammonta a 13 milioni di euro. Ecco una galleria con alcune immagine della inaugurazione e delle fasi di costruzione: Il video girato con l'aiuto del drone mostra il parco in tutta la sua bellezza:

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