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18 gen 2018

‘Palermo Capitale della cultura’. Il Comune è in cerca di sponsor

di belfagor

 Siamo a metà gennaio e il comune di Palermo è a caccia di sponsor e finanziatori che lo sostengano economicamente nella gestione degli eventi e iniziative legate a “Palermo Capitale della cultura 2018”. Si legge nell'avviso pubblicato sul sito ufficiale del Comune “Il Comune di Palermo intende coinvolgere soggetti pubblici e privati per sostenere le iniziative correlate a 'Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018' . Peccato che tali ipotetici sponsor dovrebbero finanziare … il nulla. Ancora oggi NON ESISTE un sito istituzionale dell’evento,  NON ESISTE  ancora un calendario preciso delle iniziative e un elenco dei luoghi dove dovranno svolgersi queste ipotetiche manifestazioni ed eventi. Esiste solo un generico elenco degli eventi previsti nel progetto presentato al Ministero. Troppo poco . E’ vero che l’assessore Cusumano ha promesso che il ….20 gennaio 2018 verrà presentato tale programma, però sembra che tale programma è ancora in alto mare. Considerando che tale designazione è avvenuta molti mesi fa ( luglio 2017)  , appare strano che ancora la macchina organizzatrice non sia ancora partita. Qualcuno dirà che è colpa dei consueti  “ritardi della burocrazia”,  ma ciò non giustifica il fatto che solo a carnevale si festeggerà ….Natale. Selvaggia Lucarelli, giornalista del “ Fatto Quotidiano” e  neo direttrice di “Rolling Stone Italia” ha pesantemente  ironizzato su tale vicenda. “Considerato che le feste natalizie a Palermo finiscono a Carnevale, probabilmente la commissione approverà la sfilata di carri allegorici a Ferragosto, ma sarà senz’altro pittoresco. Del resto - archiviamo l’ironia - non è un problema di carri, ma del solito gigantesco carrozzone”. Ma lasciamo perdere queste iniziative che, anche se in ritardo, si dovrebbero svolgere, almeno speriamo. Ma parliamo di una importante manifestazione che si è “svolta” l’anno passato e cioè “Palermo  capitale italiana dei giovani 2017”. Cosa proponeva  Palermo?  Erano cinque gli assi su cui si  sarebbero  articolate le attività di tale manifestazione: Palermo efficiente e trasparente, Palermo città educativa e culturale, Palermo solidale, Palermo vivibile, Palermo produttiva. In altre parole si  doveva puntare a formare, per esempio, una Consulta dei giovani,  un  nuovo “ Palermo Pride” , tour cittadini rivolti ai giovani e con i giovani migranti. E ancora Teatro ragazzi, Festival dell’ingegno , nuove ludoteche cittadine e sviluppo di servizi di consulenza. Al di là del  martellante spot  di un venditore di ricariche per stampanti, francamente tale iniziativa è passata quasi inosservata. Il 2018 sarà  l’anno di un nuovo importante e prestigioso evento per la nostra città. Infatti  ospiterà, "MANIFESTA 12", una fra le principale biennali di arte contemporanea su scala mondiale. Farà la fine delle altre iniziative ? P.S  E meno male che Palermo non è stata designata come “ Capitale europea dello sport”. Appena vedevano in che stato si trovano i nostri impianti sportivi ci avrebbero cacciati dall’ Europa

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29 dic 2017

Piazza Rivoluzione e la travagliata storia del “Genio di Palermo”

di belfagor

A Palermo c’è un luogo dove ogni pietra trasuda storia, le lapidi commemorative  ne ricordano gli eventi. Questo luogo è  l’ antica Piazza Rivoluzione che si trova alla confluenza di importanti strade cittadine. In passato era meglio conosciuta con il vecchio nome “ Della Fiera Vecchia”, perché il 10 gennaio 1340 re Pietro II d’Aragona dispose che in questo luogo si doveva svolgere il mercato cioè la “fiera”. Come al solito tale disposizione,  ufficializzava” un fatto già acquisito da tempo. Infatti in un documento del 1290 si accenna ad una strada che “dalla Fiera Vecchia conduce a Porta Termini”, ciò significava che ben prima del 1340 la piazza veniva utilizzata “ senza autorizzazioni reali” come mercato. Prima del 1634 , al centro della piazza si trovava una fontana, che raffigurava Cerere. Il cronista dell’epoca  Vincenzo Di Giovanni così  la descrive ” Una ninfa con il suo corno delle dovizie in mano, che sta sopra il maschio, versando acqua nella prima fonte; e quella poi, versandosi dagli orli nell’altra da basso , manda pure acqua da quattro mostri, che sono entro la fonte grande”.  Certamente era una bella fontana tanto che il Vicerè, Duca di Montalto, nel 1636, la fece trasferire nella Strada Colonna  per adornare la magnifica passeggiata della Marina e la arricchì di 4 nuove statue che raffiguravano i “quattro Elementi”. Purtroppo la fontana fu distrutta nel 1816. Sembra che il motivo di tale trasferimento era dovuto al fatto che tale fontana veniva  utilizzata  “ colle sue acque a’ bisogni de’ fruttaioli e venditori di grascia “, cioè in maniera poco consona alla leggiadria del soggetto raffigurato. I “fruttaioli e i venditori di grascia” non furono contenti di tale trasferimento, perché non sapevano dove potevano “curare la pulitezza dèl or frutti e della lor roba commestibile” . Nel 1687 , cioè ben dopo …51anni, il pretore Giuseppe Strozzi, principe di Sant’Anna, decise di venire incontro ai bisogni “de’ fruttaioli e venditori di grascia “ e fece  trasferire a Piazza della Fiera Vecchia  la Fontana del Genio di Palermo, che si trovava al Molo Nuovo, vicino all’ Arsenale della Marina.  Il Marchese di Villabianca così  la descriveva “ …sedente sopra un masso di pietra campestre la marmorea statua dell’antico Genio di Palermo, espressa nella figura di un vecchio coronato duca, colla biscia al petto e cò piedi nudi, che tuffa nel bagno della sottoposta conca”.  Comprendiamo che i “fruttaioli e venditori di grascia” ci rimasero un po’ male, infatti una cosa è una fontana raffigurante una leggiadra “ninfa con il suo corno delle dovizie in mano, che sta sopra il maschio, versando acqua” un'altra cosa  è curare la “pulitezza dèl or frutti e della lor roba commestibile” nell’acqua dove fa il pediluvio “un vecchio coronato duca, colla biscia al petto”. Non sappiamo se questo fu il motivo scatenante ma da allora l’atteggiamento dei mercanti e degli abitanti della piazza verso le autorità cambiò radicalmente. Nel periodo risorgimentale, dal 1820 in poi, la Piazza della Fiera Vecchia divenne il luogo  dove si radunavano  gli insorti e il Genio di Palermo divenne il simbolo delle  rivolte. Il 12 gennaio 1848, proprio in questa piazza scoppio una delle rivolte più famose ( rivolta che poi divampò in tutta Europa), che durò ben 16 mesi. Due anni dopo Nicolò Garzilli fu fucilato proprio in questa piazza insieme ad altri cinque patrioti e rivoluzionari.  Il 27 maggio 1860 ,Garibaldi, entrato dalla vicina Porta di Termini, sostò in questo luogo ma, il povero “genio” non potè accoglierlo personalmente perché …..impossibilitato. Ma che fine aveva fatto il “genio di Palermo”? Durante questi anni tumultuosi  pre-risorgimentali  il “Genio” ebbe un ruolo importante. In alcune stampe dell’epoca viene raffigurato con una bandiera tricolore tra le mani. In quel tempo bastava molto meno per essere imprigionati e fucilati e infatti nel 1852  Carlo Filangeri , principe di  Satriano, luogotenente di Sicilia ,non potendolo fucilare decise di “ imprigionarlo” cioè  fece spostare la  statua e la fontana nei magazzini del senato, allo Spasimo.  Nella “Guida di Palermo” di Gaspare Palermo, del 1859 , si giustifica tale “ trasferimento” per motivi “ di traffico”. Infatti in una nota del libro si legge  che ciò si rese necessario “ onde ingrandire la piazza”. Come si vede anche allora la “stampa ufficiale” giustificava tutte le decisioni del potere, anche le più strampalate e impopolari con “problemi di viabilità e di traffico”. Ma come capita spesso nessuno credette  tale “versione ufficiale”, infatti appena Garibaldi  entrò a Palermo, i rivoltosi “liberarono” il Genio di Palermo e lo rimisero al suo posto.  Antonio Beninati nel suo diario scrive “ 7 giugno 1860-  I facchini della Fieravecchia hanno oggi rivendicato un diritto usurpato. Coi tamburi , stanghe e corda, accompagnati da un popolo, sono andati a riprendere allo Spasimo la statua del vecchio di Palermo, che Satriano aveva relegato in un atrio dell’ospedale Meretricio. La gioia , l’entusiasmo nel vedere quella statua somigliavano a un delirio. Chi la baciava , chi la puliva con fazzoletti; gli evviva e i battimani assordavano le orecchie “ E così trionfalmente il Genio di Palermo ritornò nella sua piazza , che dopo il 1860 venne chiamata “ della Rivoluzione”, con la sua corona di duca in testa, colla biscia al petto e …. con tanta immondizia ai piedi. Oggi la vecchia Piazza Rivoluzione è stata profondamente risanata. Di giorno è certamente una bella piazza  che  non ha  ancora perso il fascino di una volta. Purtroppo la notte si “trasforma” visto che è diventata una delle sedi della famigerata “movida”, un fenomeno che sta rendendo invivibile gran parte del centro storico P.S.  Recentemente è stato ultimato il  restauro dello storico  Palazzo Trigona-Scavuzzo, che domina la piazza, palazzo legato a una delle vicende  più scabrose e tragiche  della storia dell’Italia nei primi anni del 900’, l’omicidio della contessa Giulia Trigona di Sant’Elia, uccisa, il 2 marzo 1911 in un albergo di Roma dal suo amante, il tenente di cavalleria barone Vincenzo Paternò. Il Palazzo Trigona- Scavuzzo era la residenza della contessa e del marito Conte  Romualdo Trigona di Sant’Elia, che era stato anche sindaco di Palermo. Tale vicenda tocò anche la casa reale, infatti la contessa era la prima dama d'onore della Regina Elena, moglie di Vittorio Emanuele III. Inoltre la contessa era zia ( sorella della madre)  di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il famoso autore del " Il Gattopardo".    

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28 nov 2017

Il sacco di palermo: “Palermo è bella, facciamola più bella”

di belfagor

Nel 1943 Palermo fu duramente colpita dai bombardamenti inglesi ed americani . Il centro storico fu quasi cancellato e ben 40 mila cittadini rimasero senza casa.  A questi si aggiunsero, tra il 1946 e il 1955,  ben 35.000 persone che si trasferirono in città  da tutta l’isola. Palermo era diventata la “capitale” della nuova “Regione a statuto speciale” e attirava tanta gente da tutta la regione. In parole povere, a Palermo c’era il lavoro ( soprattutto negli uffici regionali) ma mancavano le case. Tutto questo comportò una grande richiesta di alloggi che il Comune non riusciva a soddisfare. Sono gli anni in cui molte famiglie furono costrette alla coabitazione o a pagare affitti consistenti. Era chiaramente una situazione esplosiva. Alcuni giovani di “belle speranze” capirono che c’era la possibilità di fare affari d’oro e … si diedero alla politica. L’astro nascente della D.C. era  Giovanni Gioia, nipote di un grande  industriale palermitano, Filippo Pecoraino . La rapida ascesa di Gioia ai vertici del partito era iniziata negli anni Cinquanta; in quel periodo la D.C. aveva conquistato una forte egemonia di potere nell'isola, mediante una politica di aperto sostegno all’ imprenditoria locale. La D.C. fu promotrice di una politica di sostegno statale all'economia ( spesso si trattava di interventi assistenziali e clientelari) e soprattutto  di una  frenetica e disorganica espansione edilizia. Tali interventi furono alla base dell’ascesa di una nuova classe dirigente di giovani , ambiziosi e  con poco scrupoli, che soppiantarono i vecchi notabili, spesso con metodi discutibili . Tra questi “giovani rampanti” ricordiamo  Salvo Lima e  Vito Ciancimino ,di cui Gioia fu per molto tempo loro  leader indiscusso. Gioia ricoprì subito incarichi di prestigio divenendo nel 1953 ,a soli ventotto anni, segretario provinciale DC di Palermo, carica che mantenne sino al 1958. Dopo essere stato eletto consigliere nazionale del partito (1956) divenne capo della segreteria politica della direzione centrale (1956-1959). Eletto deputato al Parlamento nazionale entrò a far parte della commissione Bilancio e Partecipazioni statali. Nel 1956 Salvo Lima e Vito Ciancimino, vennero eletti consiglieri comunali a Palermo: Lima divenne assessore ai lavori pubblici e mantenne la carica fino al luglio 1959, quando venne nominato sindaco di  Palermo, e al suo posto di assessore gli subentrò Vito Ciancimino. Durante il periodo degli assessorati di Lima e Ciancimino, vennero approvate dal consiglio comunale due versioni provvisorie del nuovo Piano regolatore della città ,uno nel  1956 l’altro nel 1959, a cui però furono apportati centinaia di emendamenti e varianti, in accoglimento di istanze di privati cittadini (molti dei quali in realtà erano prestanome di politici e mafiosi). E grazie a questi emendamenti e a queste varianti che iniziò il Sacco edilizio di Palermo. In particolare durante il periodo in cui Ciancimino fu assessore ai lavori pubblici, delle 4.000 licenze edilizie rilasciate, 1600 figurarono intestate a tre prestanome, uno dei quali era un fabbro e  un altro un venditore di carbone, che vivevano in modeste condizioni economiche e non avevano nulla a che fare con l'edilizia ma figuravano in un albo di persone autorizzate a costruire. Si racconta che oltre 3.000 di queste concessioni furono firmate nell’arco di un sola notte. Tutto ciò porto a un profondo cambiamento dell’assetto urbanistico della città. Grazie a tali varianti apportate al piano regolatore “ provvisorio” si cominciarono a distruggere palazzi e ville in stile liberty e si costruirono squallidi e anonimi  palazzoni nell'area di Viale della Libertà- Notarbartolo, e in Contrada Olivuzza.  Inoltre alcune borgate vennero stravolte e inglobate da un'espansione edilizia dissennata e abnorme. Sorsero i “quartieri residenziali” per la nuova borghesia palermitana. Tra l’altro questi “costruttori “ non avevano problemi a trovare finanziamenti bancari visto che prestiti,   senza garanzia, venivano concessi  dalla Cassa di Risparmio, presieduta dal  suocero dell'onorevole Giovanni Gioia Il motto della Democrazia Cristiana a quel tempo era "Palermo è bella, facciamola più bella". Proprio nello “spirito” di tale motto il Comune concesse  migliaia di licenze edilizie  spesso  a nullatenenti. Ma anche i lavori pubblici attirarono le attenzione di questi “amministratori “ una sola società riuscì ad accaparrarsi, in quel periodo, tutti gli appalti pubblici, la Va.Li.Gio, acronimo dei nomi di Francesco Vassallo ( un carrettiere che improvvisamente era diventò il primo costruttore di Palermo) di Salvo Lima e Giovanni Gioia. Ormai la situazione era molto preoccupante e stava sfuggendo dalle mani ,anche degli stessi responsabili di tale situazione, e i morti “ammazzati” cominciarono a insanguinare le strade della città. Con il varo del primo governo di centro-sinistra, presieduto dall'on. Giueppe D'Angelo, l'allarme scatenata dalla cosi detta “ Prima guerra di mafia” portò l'amministrazione regionale a mettere in cantiere una serie di iniziative e proposte per tentare di arginare il degrado politico e istituzionale  di Palermo e della Regione. Da un lato provò a ridimensionare l'influenza delle esattorie dei cugini  Ignazio e Antonino Salvo, dall'altro dispose, con decreto del 15 novembre 1963, un'ispezione straordinaria presso gli uffici municipali del capoluogo, istituendo una commissione, presieduta dal prefetto Tommaso Bevivino , con lo scopo di accertare il rispetto delle prescrizioni previste dal Piano Regolatore Regionale. Il Rapporto evidenziò molte delle irregolarità e delle violazioni poi fatte proprie dalla relazione della Commissione Parlamentare Antimafia. La più eclatante riguardava la composizione della Commissione comunale per l'edilizia, che, “stranamente” era rimasta la medesima dal giorno del suo insediamento, invece di cambiare dopo un triennio come previsto dalla legge. Quali furono le zone più colpite dal “sacco” edilizio? Le zone furono soprattutto due: innanzitutto Viale Libertà- Notarbartolo, dove furono abbattute  numerosissime ville liberty costruite tra la fine dell'800 e gli inizi del '900. Viale della  Libertà cambio volto:il lungo boulevard cittadino, definito da Wagner gli 'Champs-Elysees di Sicilia',   si trasformarono in anonimo viale alberato. Uno dei casi più eclatanti fu quello della Villa Deliella, considerata una delle opere architettoniche più significative del liberty palermitano, stile che aveva delineato e influenzato il volto dell’intera città. Racconta la leggenda che fu abbattuta nella notte del 29 dicembre 1959 (nella realtà i lavori iniziarono il 28 novembre e terminarono il 30, senza che nessuno si “accorgesse” di nulla). La seconda area più colpita fu quella della c.d. Conca D'oro: centinaia di ettari di frutteti ed agrumeti vennero spazzati via dalla speculazione edilizia: dal 1946 fino alla fine degli anni '60, circa 3000 ettari di terreni agricoli lasciarono spazio  a palazzoni “residenziali” brutti e senza anima e a squallidi quartieri “popolari”,  veri e propri ghetti privi dei servizi essenziali ,dove poter trasferire i cittadini che avevano perso la casa durante i bombardamenti del 1943 o coloro a cui veniva espropriata la casa . La fine del “sacco” edilizio Nel 1962 venne approvato finalmente il Piano regolatore definitivo (arrivato dopo quasi ottanta anni dal precedente Piano Giarrusso del 1895) ma, gli effetti nefasti di quella stagione politica continuarono per diversi anni. Infatti l'assessorato ai lavori pubblici di Ciancimino ,nei giorni precedenti all’entrata in vigore del nuovo piano regolatore, aveva già concesso un gran numero di licenze edilizie sulla base della versione provvisoria del Piano del 1959. Sono bastati meno di 8 anni per trasformare in peggio Palermo.  Un gruppo di “giovani rampanti “riuscì a mettere in ginocchio un intera città , modificandone profondamente anche la cultura e l’anima. Tutto questo in modo “democratico” e nel rispetto delle leggi, cioè con il voto e il consenso della maggioranza dei bravi cittadini , e con l’occhio benevolo  o distratto di una certa magistratura. Erano altri tempi, dirà qualcuno: forse. Durante  un audizione al Csm ( Consiglio superiore della magistratura), nel 1991, il giudice Giovanni Falcone,   disse di sospettare che i tempi di Ciancimino non erano ancora passati . Forse per questo i verbali dell’audizione del Giudice Falcone furono “secretati”,cioè  tenuti ben nascosti  fino ai giorni nostri.  P.S. Nel raccontare tutta questa vicenda e nel ripercorrere questo periodo buio della città di Palermo è difficile non provare un sentimento di sdegno e di impotenza. In quegli anni abbiamo assistito alla distruzione sistematica di un patrimonio artistico irripetibile, ma soprattutto al tentativo di violentare e snaturare l’anima e lo spirito di una città. E genera ancora più sdegno la visione odierna di una realtà dove il passato sembra non contare e dove il rispetto della memoria si affievolisce giorno dopo giorno e lentamente scomparire. Forse dobbiamo diffidare di tutti coloro che ,come nel passato , ci dicono "Palermo è bella, facciamola più bella", sicuramente non vogliono bene a questa sfortunata città. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene” Foto di Ezio Ferreri  

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09 ago 2017

C’era una volta la “Vucciria”

di belfagor

Il mercato della Vucciria  è, o forse dovremmo dire era, il più grande e più famoso mercato “storico” di Palermo. Si  trova nel cuore dell’antico “quartiere della Loggia”, tra Piazza Caracciolo e Piazza del Garraffello , in un quadrilatero compreso tra le attuali Via Roma, Piazza San Domenico, Via Cala e il Cassaro. La sua denominazione trae origine dal termine francese “bucherie”, che notoriamente contraddistingueva  il luogo di macellazione e vendita delle carni. In parole povere era il mercato dove si trovavano i “ carnezzieri” o i “chianchieri” cioè i venditori di carne. Per secoli il mercato della Vucciria è stato uno dei centri più vitali delle attività commerciali palermitane. Anticamente era chiamata “Loggia dei Catalani” perché si trovavano le botteghe dei mercanti Catalani. Ma, si trovavano anche  mercanti Amalfitani, genovesi,  pisani,  e veneziani, presenti a Palermo fin dall’epoca medievale. Come si può capire tale quartiere era il cuore pulsante del commercio di Palermo e  un florido centro di affari, ricco di merci straniere, rare e pregiate, esposte nei banchi delle “logge” all’occhio dei numerosi compratori. Il mercato è ricordato soprattutto grazie a un dipinto di Renato Guttuso, da molti considerato il suo capolavoro.  Il turista che viene a Palermo e vuole visitare il luogo che ha ispirato il grande pittore, probabilmente sospetterà che Guttuso si è inventato tutto.  Chi pensa di trovare un mercato pieno di vita, grida, di confusione, di colori e di odori, sbaglia. La realtà à ben diversa da quella del quadro.  La desolazione e il degrado delle strade e ben lontana da quella  vitale confusione del quadro. La realtà è triste ed è  molto lontana dal  realismo crudo e sanguigno dell’opera , con  il  pesce spada  sezionato, le carni esposte, il pesce che sembra appena pescato  e la frutta e la verdura,  ben sistemata sulle bancarelle . Ma forse il grande artista aveva intuito ciò che sarebbe successo dopo alcuni anni. Infatti i volti dei clienti e dei commercianti sono tristi e poco definiti. In loro c’è la consapevolezza della fine imminente. Ormai i venditori non attirano i clienti con le loro caratteristiche  grida, perché di clienti  c’è ne sono pochi. Le bancarelle  che un tempo  affollavano le strade del mercato ormai sono quasi scomparse. Ormai il  grande “mercato della Vucciria” si è ridotto a tre pescherie, due banchi di frutta e verdura e tre bancarelle di oggetti e vestiti usati. Altro che “vucciria”. Entrando nel cuore della Vucciria la mattina,  non si incontra anima viva. Il silenzio regna laddove in passato colori e grida dei commercianti stordivano il passante. Il quartiere è quasi deserto, in alcuni vicoli il silenzio è  “assordante”. La notte però , come per un incanto , le strade si riempiono. Al calar del sole intorno alla fontana appena restaurata del Garraffello, compaiono centinaia di sedie e di tavolini. Si apre la  grande discoteca a cielo aperto, regolarmente abusiva, come i tanti ambulanti che vendono cibo e bevande  e …droga  ai giovani palermitani che  bevono, si ubriacano  e ascoltano musica ,a tutto volume, fra i palazzi storici , spesso, pericolanti, della Piazza. La stampa e i nostri amministratori la chiamano “movida” ma francamente vedere tanti giovani ubriachi che, orinano o vomitano, non è il massimo del divertimento. Francamente non sappiamo di chi sia la colpa, ma certamente dal 1974, anno in cui Renato Guttuso dipinse il suo quadro, il mercato della Vucciria si è  rapidamente degradato. Oggi piazza Caracciolo è desolatamente quasi  vuota. La mitica trattoria “Shiangai” che con la sua terrazza e le sue tende rosse, dominava dall'alto  il mercato ,quando ancora le "balate della Vucciria" non si asciugavano mai, ha chiuso da oltre un decennio  . La Trattoria resta però immortalata  in molti film d'epoca - soprattutto a trama mafiosa - degli anni '70 ed '80. Resta ancora ben visibile la  sua insegna spettrale, quasi a voler ricordare un tempo ormai passato . P.S . Una vecchia leggenda palermitana sosteneva che Palermo non sarebbe mai scomparsa finché “ i balati ra Vucciria ' saranno bagnati “. Purtroppo oggi le balate della “vucciria” sono da tempo asciutte.  

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04 lug 2017

C’era una volta via notarbartolo…

di belfagor

Qualcuno dirà che Via Notarbartolo è ancora esistente ed è una delle principali e caotiche arterie cittadine. Nella realtà la vera Via Notarbartolo non esiste più e l’attuale via è una brutta copia di quella di molti anni fa. La storia della via Notarbartolo parte nel lontano 1885 con il piano regolatore di Palermo, chiamato Piano Giarrusso (dal nome dell’ ingegner Felice Giarrusso che lo elaborò). In tale piano era prevista la costruzione di una nuova strada, perpendicolare alla già esistente via Libertà. Questa strada sarebbe stata composta dalle attuali via Notarbartolo e via Duca della Verdura. La strada era concepita secondo criteri moderni e cioè con vie larghe 15/20 metri, con incroci perpendicolari, contornata da edifici residenziali e sfociante nel giardino della settecentesca Villa Cupane, che le avrebbe dato uno sfondo romantico. Secondo l’idea del Giarruso , questa strada doveva diventare la zona residenziale della città con la costruzione di ville e piccole palazzine di un certo pregioL’idea era certamente interessante ma , come accade spesso nella nostra “felicissima “ città rimase incompleta. La realizzazione della strada infatti si interruppe all'altezza dell'odierna via Sciuti,. Questo stato di cose rimase fino agli anni trenta.La zona divenne velocemente ambita dalla borghesia medio alta che cercava di allontanarsi dalla città vecchia. Presto si sviluppo un modello standard di edilizia lungo questo asse e gli assi limitrofi che seguiva il modello di “città giardino” , affermato soprattutto in Francia e nel   nord-europeo. La tipologia delle costruzioni seguiva il gusto locale del “tardo stile liberty”. Gli architetti di allora erano fortemente influenzati da tale stile che aveva avuto nei Basile i massimi esponenti. Si trattava di corpi bassi a 2/3 elevazioni frazionati in appartamenti e contornate da giardini. In genere il proprietario abitava il piano terra con il rispettivo giardino e i piani superiori venivano abitati dai figli sposati o affittati. Via Notarbartolo divenne una delle strade più belle ed eleganti di Palermo. Verso la fine degli anni 30 la strada venne prolungata fino all'attuale piazza Ottavio Ziino. Il tratto terminale della via era tagliato dalla linea ferroviaria per Trapani, per questo motivo era presente un passaggio a livello. Nel 1939 il comune bandì un concorso per un nuovo piano regolatore, nel medio e lungo termine, per una popolazione cittadina stimata in circa 700.000 abitanti. Tale piano avrebbe dovuto seguire, dove possibile , lo spirito del precedente . Ma la guerra travolse tutto, compresi i progetti , i piani regolatori e…. i buoni propositi. Dopo la guerra, con la nascita della Regione Siciliana, che attirò a Palermo migliaia di nuovi abitanti dalla provincia e da tutta l’isola , furono necessari costruire nuovi quartieri e nuovi palazzi per poter rispondere a tale notevole aumento di popolazione. Nel 1959 la previsione di crescita venne ampliata a 900.000 abitanti con una variante al piano. In tale variante, fortemente influenzata dalla nuova classe dirigente locale e dai loro amici costruttori, si abbandono l’idea della “città giardino”, si ridussero le zone verdi, inoltre si punto su edifici a più piani piuttosto che a quelli con pochi piani .o a villette. Questo, teoricamente, serviva a occupare meno terreno, ma nella realtà serviva a guadagnare di più. Si buttarono le basi per la speculazione edilizia meglio nota come il “Sacco di Palermo”. Ricordiamo che tra il 1959 ed il 1964 l’assessore dei lavori pubblici a Palermo fu un certo Vito Ciancimino. Via Notarbartolo , insieme a Via Libertà, furono le prime vittime di tale “nuova politica”. Decine di ville e palazzine furono abbattute e sostituite da anonimi e brutti palazzoni, spesso costruiti al risparmio. La scuola palermitana di illustri architetti e ingegneri palermitana, influenzata dai Basile, fu sostituita da capi mastri o da ex carrettieri, che si erano arricchiti nel dopo guerra trasportando e scaricando il materiale di risulta dei vari bombardamenti nella costa sud, distruggendola. Tali personaggi, appoggiati dagli amministratori locali, si trasformarono in “costruttori” senza scrupoli . Così scomparve la Palazzina Conticelli, Palazzo Di Paola( che si trovava all’angolo tra Via Notarbartolo e Via Libertà) , Villa Varvaro , Palazzina Mancuso e altre decine di ville e palazzine. Anche Villa Cupane con il suo giardino settecentesco , che doveva dare lo sfondo romantico alla strada, fu abbattuta per permettere l’allaccio tra via Notarbartolo e Via Regione Siciliana. ( non era più tempo di romanticismi). Una delle poche ville che si salvò fu Villa Pottino, realizzata dall’architetto Armò nel 1915 come abitazione dei Principi di Baucina e successivamente acquistata dal Marchese Pottino di Irosa. Nonostante i “consigli” e il tritolo, i proprietari non cedettero al ricatto e non vendettero. Recentemente è stata messa in vendita. Speriamo che chi l’acquista la trasformi in “uno stupendo palazzone”. Effettivamente Villa Pottino, tra quei “belli” e alti palazzoni e il “modernissimo” Tram , è un intruso , uno “scempio edilizio” che rovina il prospetto della “ nuova e splendida” Via Notarbartolo. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene” P.S. Tanto accanimento forse è legato al fatto che tale strada ricorda due martiri della lotta contro la mafia. L’1 febbraio 1893, l’ex sindaco di Palermo Emanuele Notarbartolo fu ucciso da 27 pugnalate mentre tornava in treno dalle sue proprietà di Sciara. L’omicidio è considerato il primo delitto eccellente compiuto dalla mafia. Notarbartolo era stato anche Direttore generale del Banco di Sicilia e si era distinto per la sua onestà e competenza. La via Notarbartolo è inoltre considerata una “strada simbolo”. Infatti ci abitava Giovanni Falcone, giudice palermitano ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992  ( quasi cento anni dopo il primo omicidio). Davanti al portone del condominio in cui il giudice viveva insieme alla moglie Francesca Morvillo, morta anche lei nell’attentato, sorge un albero di Ficus conosciuto da tutti come l’“Albero di Falcone”, su cui cittadini e, bambini, sono soliti affiggere messaggi e biglietti che testimoniano la volontà di non arrendersi di fronte alle mafie. Come vedete due” brutti esempi”.

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08 giu 2017

Anche Palermo avrà la sua azienda automobilistica?

di belfagor

Nel disastrato panorama industriale palermitano, forse qualcosa si muove. Dopo la disastrosa esperienza della FIAT di Termini Imerese, ci riprova la “Innocenti”. Lo storico marchio italiano dell'auto, fondato settanta anni fa a Milano dall’imprenditore Ferdinando Innocenti, che aveva cessato la produzione nel 1997, torna sul mercato e sceglie Palermo per ricominciare a produrre. Pur non essendo mai stata una “grande industria”, nel suo “piccolo “ vanta alcuni successi significativi. Dallo stabilimento milanese dell’”INNOCENTI” furono costruite le mitiche “ Lambrette” rivali storiche, nel dopo guerra, delle “ Vespe”,. Fu però ,a metà degli anni Sessanta, con la costruzione delle Mini Minor, che Innocenti conobbe il suo boom. Dopo una lunga agonia l’industria, era entrata nell’orbita della FIAT, nel 1997 chiuse i battenti. Ora , sembra, che si voglia rilanciare il marchio e la produzione industriale. Le Industrie Riunite SpA, Euro Mobile International B.V., Finambiente Group SpA e la Famiglia Perrotta ,hanno deciso di scommettere su Palermo e su tale marchio, “piccolo” ma prestigioso, per inserirsi nel mercato automobilistico , non solo italiano. «Con un gruppo di azionisti, sia industriali che finanziari - spiega Giuseppe De Giovanni, amministratore delegato di Innocenti Italia - abbiamo rimesso su il marchio e abbiamo scelto di ripartire dall'Italia, sebbene il progetto sia di respiro internazionale, e anche da Palermo perché è un posto bellissimo dove fare nascere un marchio, una zona del Paese di grande tradizione manifatturiera che può dare molto di più sotto il profilo industriale. Abbiamo pensato che la storia di un made in italy potesse rinascere dalla Sicilia». Tra gli azionisti c'è anche la famiglia Perrotta, imprenditori siracusani. La zona industriale individuata dall'azienda per l'allestimento delle auto si trova appena fuori Palermo. «Non è uno stabilimento molto grande - aggiunge l'ad - perché il veicolo è un'automobile da città». Per quanto riguarda la possibilità di creare occupazione e quindi di potere assumere personale palermitano per la realizzazione di questi veicoli, De Giovanni non si sbilancia anche se lascia uno spiraglio aperto a questa possibilità: «È una cosa che stiamo ragionando in questi giorni, l'azienda avrà un polo a Palermo non soltanto per quanto riguarda l'allestimento delle auto ma anche per l'assistenza tecnica, però questo avverrà anche in altri punti in Italia. In questo momento stiamo stilando il piano industriale per cercare di capire in che misura c'è la necessità di reperire personale specializzato ma non posso in questo momento dire altro al riguardo. Anche se non lo escludo». L'auto sulla quale puntal'azienda è perciò una minicar , da due- quattro posti, “per parcheggiare bene, evitare la congestione del traffico….. ci stiamo indirizzando a veicoli di piccola taglia” . Il target individuato è molto ampio, va dai 14 ai 70 anni. «È un'auto che si presta bene non soltanto per i giovani - conclude -  ma anche per i professionisti. Si tratta di un veicolo a bassa cilindrata, che varia in base all'allestimento». La notizia è tratta da un articolo di Stefania Brusca. “MeridioNews” del 3/06/2017 P.S. Si tratta di una notizia interessante anche se non dobbiamo illuderci eccessivamente. La “Innocenti” è stato un marchio “minore” anche se prestigioso, e sarebbe bello che tale marchio potesse rilanciarsi nella nostra città. In un territorio dove si attua “scientificamente” la “decrescita felice” e dove “l’industria “ più importante è quella legata all’accoglienza e all’assistenzialismo, vedere dei veri imprenditori che scommettono sul rilancio economico della nostra terra ci fa sperare che, forse, i nostri figli non dovranno emigrare per poter trovare un lavoro. Speriamo che la nostra “burocrazia” e “Cosa nostra” non mettano i “bastoni tra le ruote”.

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Segnalazione
18 mag 2017

I misteri della toponomastica a Palermo

di belfagor

Palermo è una città strana. Per esempio non abbiamo una strada dedicata a un grande scrittore come Leonardo Sciascia, però dedichiamo strade a personaggi inesistenti o, ancor peggio, ……a uno stupido. Una traversa di Via Portella della Ginestra è dedicata a Enrico Hassan. Chi è stato costui e cosa ha fatto per meritare l’intitolazione di una strada? Nessuno lo sa. Probabilmente si tratta di un errore di qualche funzionario comunale addetto alla toponomastica o di qualche amministratore non particolarmente preparato in storia….o nella lingua italiana. Infatti pensiamo che l’Enrico Hassan non sia altro che…..l’Emiro Hassan. Ma anche in questo caso il mistero rimane, infatti non esiste nessun Emiro Hassan . Probabilmente il nostro amministratore comunale si riferiva a un Emiro Hasan, ma anche in questo caso non abbiamo risolto il mistero, perché nella storia di Sicilia vengono ricordati ben tre Emiri Hasan. Il primo fu al-Hasan ibn Alì, che fu emiro di Sicilia dal 948 al 953 e che fondò la dinastia kalbita, che regnò in Sicilia per circa un secolo. Il secondo fu Alì ibn al-Hasan, figlio del precedente, che rimase in carica dal 970 al 982 e che morì in battaglia guadagnandosi il soprannome di martire. Il terzo al-Hasan fu colui che iniziò la spartizione della Sicilia tra i vari signori arabi iniziando il declino del potere arabo in Sicilia. Considerando i “meriti” di costui, noi pensiamo che l’ Enrico Hassan sia proprio questo, tra l’altro alcune fonti storiche lo ricordano come Emiro Hassan ( con due S). Nella zona Piazza Fonderia/Cala si trovava un Vicolo del cetriolo. Escludiamo che i nostri antenati abbiano voluto dedicare un vicolo a un ortaggio, salvo che tale verdura era particolarmente gradita a qualche potente . Pensiamo che in tale vicolo ci abitava un “citrolo” cioè una persona stupida. Ma per meritare l’intitolazione di un vicolo doveva essere particolarmente stupido tanto da rimanere nel ricordo dei “posteri”. Come si vede a Palermo, per avere dedicata una strada bisogna non essere esistiti o essere dei ….”citruluni”.  

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