Proposta
18 ago 2020

Semafori photored: una rivoluzione per educare i palermitani?

di Riccardo Masi

Molti di noi, noi palermitani, viviamo o abbiamo vissuto lontani dalla nostra città. Abbiamo visto coi nostri occhi le città gestite da una buona amministrazione, dove ogni cosa pubblica ha un ufficio preposto alla sua manutenzione e soprattutto al suo miglioramento. Fuori Palermo, anche restando in Sicilia, ad esempio nella zona del ragusano, abbiamo imparato ad usare le rotonde, a dare le precedenze e ad utilizzare uno strumento fondamentale nella guida cittadina: la linea di arresto. Quando le auto, allo scattare del rosso, si fermano prima della linea di arresto, magicamente, le strisce pedonali restano sgombere, senza che i pedoni, i passeggini e le carrozzelle debbano fare nessuno slalom e nei momenti di traffico le auto riescono a defluire e l'incrocio resta libera per il flusso perpendicolare. Un fantastico metodo per controllare e educare i palermosauri all'utilizzo di questo magico strumento (la cui manutenzione, insieme a tutto il resto della segnaletica orizzontale e verticale, dovrebbe essere preoccupazione primaria dell'amministrazione) è il controllo del rosso semaforico, attivo in moltissime altre città. Allo scattare del rosso ti devi fermare, prima della linea d'arresto, altrimenti multa. Credo che sarebbe un'ottima soluzione. "Ma a Palermo i controlli sono una tantum e ci sono solo quando si deve fare cassa", molti direbbero questo. Io credo che i controlli e una campagna delle buone regole siano gli unici metodi efficaci per cambiare un po' di cattive abitudini che abbiamo qui a Palermo, dove tra clacson, slalom pedonali, marciapiedi rotti, ciclabili inesistenti, strade fatiscenti, parcheggi selvaggi e chi più ne ha più ne metta, la vita nella giungla cittadina risulta particolarmente stressante. Insieme, tutti insieme, con l'aiuto di un'amministrazione amica, possiamo riuscire a cambiare in meglio la nostra bellissima città. Riccardo

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Proposta
14 gen 2016

Mobilità, ambiente e smart – working

di

Specialmente in questi giorni con le città intossicate dallo smog e l’avvio della nuova configurazione della mobilità pubblica palermitana che prevede, oltre al trasporto su bus, anche il  tram, il car sharing e il bike sharing, la mobilità sostenibile è al centro dell’attenzione. Io penso che una riflessione debba essere fatta anche in merito alla possibilità di consentire ai cittadini di svolgere le proprie attività fondamentali, e quella lavorativa è una di esse, senza spostarsi dalla propria dimora. Nulla di nuovo si tratta dell’ormai “adulto” telelavoro che in questi tempi sta assumendo una forma più “plastica” con il nome di smart – working, definito come “Approccio all’organizzazione del lavoro che mira a produrre maggiore efficienza ed efficacia nel raggiungimento dei risultati lavorativi attraverso una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione, assieme con strumenti e ambienti lavorativi ottimizzanti per i collaboratori aziendali.” Parecchi studi mostrano che la pratica di questa forma lavorativa applicata in percentuali importanti nei luoghi di lavoro si traduce in rilevanti benefici sulla mobilità cittadina e sull'ambiente. Mi piacerebbe che Mobilita Palermo, che seguo fin dalla nascita, apra un dibattito in tal senso.    

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