Articolo
15 nov 2017

E il consigliere risolse il problema del parcheggio nei pressi di Palazzo delle Aquile

di Antony Passalacqua

Via degli Schioppettieri, alle spalle di Palazzo delle Aquile. Metti una strada già degradata fra marciapiedi rotti e discariche abusive. Metti un Suv parcheggiato sopra il marciapiede, metti due pass sul parabrezza giusto per distinguerti dai comuni mortali e lavarsi meglio la coscienza. Metti che uno di questi pass è pure scaduto da qualche mese, e probabilmente l'ex consigliere avrà pure dimenticato di non ricoprire più la carica a consigliere comunale... Si consuma così un abuso e sopruso ai piedi di un palazzo istituzionale. Così raccontano gli scatti immortalati da A. Giglio. Ma non è il solo anche perché altri attuali inquilini di Palazzo delle Aquile (appartenenti a svariati schieramenti) scambiano la vicina area pedonale per parcheggio moto (non autorizzato). E nei prossimi giorni vi mostreremo altre foto. Ogni altra parola è superflua. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Segnalazione
21 set 2020

Luigi Biondo: un grande palermitano “stranamente“ dimenticato

di belfagor

A Palermo in tutti gli ospedali o ambulatori della città troviamo un "padiglione Biondo", un "reparto Biondo",un "ambulatorio Biondo" o un "centro di vaccinazione Biondo". Eppure nessuno sa chi sia stato questo “signor Biondo” . Se  qualcuno cerca di saperne di più non trova niente, nemmeno su  Wikipedia. Ma allora chi era questo  misterioso “signor Biondo” ? Può sembrare strano ma il “ signor Biondo “ non era un grande luminare della medicina , anzi non era neanche medico, ma ha fatto per la sanità a Palermo più dello Stato , della Regione e del Comune, messi insieme. Infatti è stato il più  grande e generoso benefattore che Palermo abbia mai avuto : ha  donato, in vita,  ben quattordici importanti edifici, tra padiglioni ospedalieri e case di assistenza. In parole povere ha donato tutto il suo patrimonio personale per dotare Palermo di alcuni dei più importanti preside sanitari e assistenziali. Per raccogliere qualche informazione ho dovuto cercare tra gli archivi  dei giornali e ho trovato un vecchio articolo di Gabriello Montemagno da cui ho tratto le seguenti informazioni . Luigi Biondo,  era nato a Palermo il  1872  : apparteneva ad una famiglia di librai editori, proprietari di una tipografia in via del Protonotaro.on il padre e i fratelli, trasformo  l'impresa tipografica di famiglia in una vera e propria casa editrice, specializzata in libri scolastici e  collane per ragazzi  . Tra l' altro, crearono la maggiore fra le collane per ragazzi di quell' epoca, la "Bibliotechina aurea illustrata" che raccoglieva racconti e romanzi di autori come Edmondo De Amicis, Luigi Capuana, e le avventure di Emilio Salgari. Erano grandi appassionati di teatro, tanto che , acquistarono un' area durante la realizzazione di via Roma e ottennero la concessione dal Comune per edificare un teatro che, ancor oggi,  rappresenta il principale teatro di prosa di Palermo. Oltre  il Teatro Biondo, costruirono e gestirono per anni  il Kurssal  di via Emerico Amari  e il cineteatro Massimo (oggi Teatro al Massimo) di piazza Verdi. Inoltre attrezzarono l' edificio del teatro Biondo  con un elegante bar-ristorante, con il Salone delle feste, e con un albergo diurno affidato all' impresa milanese di Cleopatro Cobianchi. Alla fine degli anni Venti i fratelli  Biondo decisero di separare il patrimonio. A Luigi rimase lo stabile di piazza Verdi col cine-teatro Massimo e un cospicuo capitale in denaro.. Così Luigi, dopo la divisione dell'eredità, preferì  trasferirsi a Roma dove investì in speculazioni finanziarie e in borsa, accumulando uno straordinario patrimonio. Rimasto celibe, visse la sua lunga vita esclusivamente per il lavoro e per incrementare il suo capitale. Era un uomo  frugale e nonostante fosse molto ricco viveva semplicemente, senza lussi e agi. E tutto ciò non per avarizia, ma perché nutriva un grande sogno:  creare a Palermo  alcune  strutture sanitarie e assistenziali che né il Governo né la Regione ne  il Comune  erano stati capaci di realizzare. Così, negli ultimi anni di vita, ritorna a Palermo e si mette subito al lavoro . E, spinto da questo spirito filantropico, dota la città di ben quattordici complessi  sanitari e assistenziali, costruiti a proprie spese (senza contributi pubblici) nell' arco di soli sette anni, dal ' 58 al ' 65, per una spesa di oltre un miliardo di lire dell' epoca, Ed ecco, dunque, creare, in solo 7 anni,  e consegnare alla città  e ai vari enti pubblici Un fabbricato di quattro piani per l' Ospedale dei bambini; La Casa della madre e del bambino, edificio di due piani in piazza Danisinni; un padiglione per lo studio e la cura contro il cancro, al Policlinico; un fabbricato di due piani per la rieducazione dei minori disadattati, presso l' Ospedale psichiatrico di via Pindemonte; un grande fabbricato di cinque piani, con 115 posti letto, nell' ambito di Villa Sofia, da utilizzare - come annotò lo stesso Luigi Biondo - «ad ospedale geriatrico per i vecchi di ambo i sessi cronici, incurabili, paralitici che negli ospedali non li accettano»; un centro studi di gerontologia, da lui descritto come un edificio «con 60 comode poltrone in legno per studenti universitari per specializzarsi in malattie della vecchiaia, munito di cinema per proiezioni scientifiche»; un edificio di due piani a Villa Sofia, come ospedale pediatrico e traumatologico; un edificio di cinque piani in via Lazzaro, come "asilo nido permanente"; un edificio di tre piani quale padiglione di cardiochirurgia all' Ospedale Civico; un secondo padiglione per minori disadattati (due piani) all' Ospedale Psichiatrico, con questa annotazione: «commosso dalle lacrime dei genitori che hanno figli scemi»; un edificio di quattro piani in corso Calatafimi, quale casa di riposo per vecchi inabili e non abbienti; un edificio di tre piani in via Noce, quale ricovero per bambini fino ai 6 anni (Aiuto Materno); un ambulatorio dermosifilopatico all' Ospedale Civico;  un piano terreno come mensa popolare per i non abbienti. In parole povere,  buona parte delle strutture sanitarie di Palermo le ha fatte costruire lui !!! Alla fine, povero e senza un soldo, Luigi Biondo  morì  il 30 agosto 1967, all’età di 95 anni, ospite delle suore presso l' orfanotrofio da lui costruito in Via Noce. Al suo funerale erano presenti  solo….50 persone e nessuna autorità politica !!!!. Dopo tanta straordinaria generosità, la città “ stranamente” non gli ha mai dedicato una strada, neanche in periferia . E così abbiamo un “lungomare” dedicato, in pompa magna, a un discusso personaggio politico medio orientale ma nemmeno un vicolo per un uomo che ha dato tanto per questa città. COMPLIMENTI !!!!  P.S. Luigi Biondo “ giustamente” è stato dimenticato perché è un esempio imbarazzante e scomodo per i nostri “amministratori”. Un uomo che in soli 7 anni ha dotato, con i propri soldi,  la città di gran parte  delle sue strutture sanitarie e assistenziali  esistenti è un “ pessimo esempio”. E meglio “ promettere” e non fare niente o sperperare i soldi pubblici in opere inutili.

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Segnalazione
26 apr 2018

Ponte Corleone, un ponte da attraversare delicatamente

di belfagor

In questi giorni il Ponte di Corleone  con i suoi problemi di staticità e con il suo progetto di raddoppio è tornato prepotentemente di attualità.  Vorrei riproporre un “vecchio” articolo sull’argomento che fu pubblicato il 1/09/2016 su MOBILITA PA  . Nonostante sono passati  quasi 2 anni mi sembra ancora attuale : Ponte Corleone, un ponte da attraversare delicatamente Poche sono le notizie sul ponte che sorgeva un tempo in questa zona e che permetteva l’attraversamento del fiume Oreto . Certamente , insieme al Ponte Ammiraglio, era uno dei più antichi . Si trovava sulla strada che collegava Palermo a Corleone, importante via di collegamento verso l’entroterra. Accanto a tale ponte sorgeva un convento di monache basiliane  con annessa chiesa, di origine normanna, dedicata alla Madonna dell’Oreto, costruita nel 1088 ( i resti di tale chiesa sono ancora visibili) . Il ponte andò distrutto nel 1720 a causa di uno straripamento del fiume. C’è da ricordare che nel passato l’Oreto era in parte navigabile e molto pescoso. Fino a cento anni fa, alla foce del fiume Oreto, si pescavano storioni lunghi quasi due metri. Due stupendi esemplari, pescati nel 1911, si trovano in mostra ancora nelle vetrine del museo di via Archirafi. Nel 1962 nella stessa zona dove sorgeva il vecchio ponte crollato, ne fu costruito un altro, che permise alla costruenda circonvallazione (pianificata negli anni  50 e prevista dal Piano regolatore generale di Palermo del 1962) di superare il fiume. Purtroppo tale nuovo ponte venne  progettato senza le due  corsie d’emergenze. Ciò ha determinato edetermina ingorghi quotidiani, soprattutto nelle ore di punta . Tale problema fu affrontato dal Comune, che progetto un sistema che permettesse di non interrompere il traffico dell’arteria. Tale  progetto prevedeva due piccoli ponti che  avrebbero affiancato quello principale, con una larghezza di circa 10 metri ed una lunghezza di quasi 200 metri. Nel 2006 finalmente vennero inaugurati i lavori in pompa magna, In un primo momento  i lavori procedettero speditamente . Il progetto prevedeva la costruzione di pilastri mentre il ponte vero e proprio sarebbe stato costruito a breve distanza e poi spostato in loco attraverso la valle dell’Oreto. In realtà il cantiere si è arenato abbastanza presto. Nel  Novembre 2008, dopo quasi 2 anni di cantiere ed a 1 anno dalla consegna  dell’opera, i lavori erano molto indietro. La  Cariboni s.r.l., la ditta che aveva vinto l’appalto  e che era stata anche incaricata di realizzare lo svincolo di via Perpignano, aveva grossi problemi finanziari , problemi che gli impedirono di completare l’opera. Nel  Dicembre  2008 il comune revoco l’appalto. Ma Il  ponte, attualmente,  in che condizione è ? Già nel 2004 ,in una relazione commissionata dal Comune, non godeva di ottima salute, soffrendo specialmente le vibrazioni dei grossi mezzi pesanti ( TIR, autobus ecc. ecc. ). A rigor di logica, in attesa dei lavori di manutenzione , si sarebbe dovuto vietare il transito di tali mezzi . Ma ciò non era possibile perché la Circonvallazione  rappresenta l’unica via di comunicazione veloce tra l’autostrada A19 Palermo-Cataniae l’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo. Proprio per ovviare a tale problema negli anni 80 l’amministrazione comunale aveva previsto la creazione di una seconda arteria centrale sopraelevata. I primi lavori per tale opera cominciarono alla fine degli anni 80 con la costruzione di alcuni pilastri per tale sopraelevata. I lavori però furono abbandonati e i pilastri costruiti sono ancora visibili. Da allora il ponte,  che presentava già nel 2004 dei seri problemi strutturali,  non ha subito interventi manutentivi degni di nota. L’unica cosa che l’amministrazione comunale ha fatto è stata quella di  apporre dei cartelli di limite di velocità a …30Km /h.  Un po’ poco, non pensate?

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Articolo
08 giu 2020

AMAT | Il trasporto pubblico a Palermo? Il racconto di un episodio avvenuto sulla linea 212

di Gustavo Enrico

La passeggera era al capolinea dellla 212 intorno alle 14, doveva andare a Ciaculli, ma non c'erano autobus in partenza. Dopo mezz'ora finalmente un autobus all'orizzonte, non era una miraggio. Ma non sarebbe rirpartito, l'autista informò la passeggera che lui stava smontando dal turno, era a fine servizio, ma dopo di lui non c'era nessuno che lo avrebbe sostitutio. Il servizio sulla linea 212 nel pomeriggio quindi non era garantito. La passeggera non avendo scelta si mise a camminare a piedi. Sulla strada incrociò una automobile dell'Amat ferma al semaforo, comunicò che non c'erano 212 e gli risposero che non ne sapevano neinte. Poco dopo riusci a prendere la 210, per accorciare un pò la strada. Sull'autobus si lamentò con l'autista, e anche altre persone la seguirono. A questo punto il conducente, anche lui all'oscuro di tutto, comunicò che una vettura della 210 avrebbe preso a breve servizio sulla linea 212 per coprire l'assenza di personale. Scesa a pochi passi da Piazza Giafar, prima che la 210 svoltasse per andare verso il Parcheggio Oreto, la passeggera continuò a piedi fino a Ciaculli. Sembra un racconto di fantasia, molto avventuroso. Ma è la realtà del servizio di trasporto pubblico del comune di Palermo, soprattutto in periferia.  

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