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12 set 2020

Pista ciclabile piazza Unità d’Italia: viva l’approssimazione (e l’ignoranza)!

di Mobilita Palermo

Palermo - Torniamo nuovamente sul tema due ruote, stavolta alla luce dei lavori maturati fino ad oggi in piazza Unità d'Italia. Come abbiamo avuto modo di sottolineare appena tre giorni fa, sono evidenti delle "storture" su questo tratto della nuova ciclabile Villafranca-Piemonte. Abbiamo scritto di uno zig zag inopportuno e non proprio sicuro per chi pedalerà. Oggi è la volta di dissuasori installati lì dove presenti degli avvallamenti creati dalle radici degli alberi e installati per inibirne il transito a ridosso. O almeno così sembra, perché se fossero parcheggi per bici, andrebbero ad occupare una buona porzione della pista ciclabile. Adesso, sempre nel medesimo tratto di piazza Unità d'Italia sono stati cancellati alcuni stalli di sosta blu. Forse è il caso di fermarsi un attimo, magari apportando le giuste correzioni. Correggere rettificando il tracciato con opportuno distanziamento dal marciapiede (come da progetto originario) avendo più coraggio nel fare a meno delle zone blu qui e magari anche in altri tratti, posizionare i cordoli e ripristinare il manto stradale lì dove necessario. Infine  convocare la consulta delle biciclette affinché si possa dare avvio a questo organo partecipativo. Il rischio ben reale è di rendere vano l'intero progetto, di creare un conflitto nei confronti di un'intera categoria quali i ciclisti o nei confronti di coloro che da anni attendono interventi a favore delle due ruote. Ebbene si, in città c'è gente che pedala e non solamente chi guida un autoveicolo. Partiamo quindi da un punto fermo: le piste ciclabili devono semplicemente sottrarre spazio alle auto, piuttosto che ai pedoni sui marciapiedi. Il dibattito in rete di questi giorni pone da un lato dei legittimi interrogativi e perplessità sugli interventi in piazza Unità d'Italia. Ma emerge anche uno spaccato molto preoccupante e a tratti pericoloso in riferimento a chi, disconoscendo le più basiliari regole del C.d.S. , si abbandona a giudizi approssimativi se non addirittura privi di argomentazioni. Ci riferiamo ai tanti che si meravigliano per qualcosa di nuovo a Palermo, ma che di nuovo non ha affatto nulla dato che si tratta di interventi ben radicati in altre realtà urbane. Fra chi si scandalizza per la possibilità di pedalare all'interno (di alcune) corsie bus, o chi del parcheggio traslato alla corsia ciclabile, o addirittura chi grida allo scandalo solo perché la ciclabile è contromano rispetto al senso di marcia stradale. O la carreggiata più stretta rispetto a prima (disconoscendo il termine carreggiata). Poi il più classico "mi hanno tolto il posteggio sotto casa", frase emblema e conservatrice in questa città. E riportiamo qualche esempio: Torino, Milano, Avezzano, Cremona, Pescara tanto citarne qualcuno.   O come qui  in corso Buenos Aires a Milano, la ciclabile realizzata durante l'estate e protetta semplicemente spostando la sosta più all'esterno. Segno che alle volte non servono grandi infrastrutture ma strategia.   Infine, ma non meno importante, una riflessione su questa amministrazione e sul suo modus operandi in tema di ciclabilità: la prima generazione di piste ciclabili, quelle delle famose mattonelle colorate al di sopra dei marciapiedi, ha segnato la via, quella sbagliata, dalla quale non ci si è più discostati. Dalla superficialità di quell'intervento si è giunti all'approssimazione di questo, a distanza di tanti anni e con un bel pò di dibattito e critiche nel mezzo che evidentemente non hanno sortito alcun effetto sperato. E' deprimente constatare l'approccio adottato: c'è un problema? Lo aggiriamo con la prima soluzione tampone che ci viene in aiuto, per ultimare l'opera e poter annunciare il suo completamento. Tutto il resto non sembra avere importanza: probabilmente l'unica cosa importante è spuntare la casella delle opere realizzate, a prescindere dalla loro funzionalità, dal loro decoro e dall'apprezzamento dell'utente finale. Dove sta l'errore? Probabilmente a monte. Quando è stata progettata la corsia in questione ipotizziamo siano stati fatti dei sopralluoghi in cui ipotizziamo (ancora una volta) siano stati rilevati i problemi noti sull'asfalto. E sempre continuando a ipotizzare, siano stati preventivati dei lavori di ripristino del manto stradale, propedeutico ad una corretta realizzazione della corsia stessa. Ma rimane tutta una ipotesi di cui ci sembra lecito dubitare arrivati a questo punto, dato che nel concreto si è speditamente proceduto a deviare le linee per terra per aggirare l'ostacolo. Dunque, non era stato rilevato il problema in fase cognitiva oppure si era a conoscenza di tutto quanto e si è deciso di adottare la decisione più facile e indolore aggirando l'ostacolo? Va specificato che in assenza delle risorse necessarie per risolvere un problema, molto spesso è più dignitoso non avviare i lavorio  o trovare soluzioni alternative (che abbiamo elencato in precedenza) piuttosto che offrire alla collettività la solita opera raffazzonata. E non sarebbe il primo episodio a cui siamo purtroppo abituati: basti pensare alle sopracitate "piste ciclabili" di dubbia fattura al di sopra dei marciapiedi o alle corsie ciclabili dipinte sull'asfalto in via dell'Olimpo proprio in prossimità di un asfalto totalmente sconnesso dalle radici degli arbusti. Nessun ripensamento ha interrotto il completamento di queste accozzaglie che ovviamente sono pressochè inutilizzate perchè pericolose per l'incolumità dei ciclisti. A distanza di tanti anni possiamo tirare le somme: questa amministrazione si è dimostrata incapace di portare avanti un piano di ciclabilità coerente, anche piccolo, che potesse offrire ai cittadini un'alternativa sicura al mezzo a motore. Si continua a procedere per tentativi, senza una visione generale d'insieme che coniughi funzionalità, sicurezza e estetica. Basterebbero anche pochi interventi, ma buoni, per attirare la simpatia dei palermitani e strappagli un pizzico di fiducia in più. Sembra invece che si inseguano i numeri, soltanto i numeri delle piste attivate e dei km realizzati, a prescindere da tutto il resto. I recenti dietrofront sugli stalli a piazza Unità d'Italia carreggiata d'altronde sono una testimonianza della confusione che regna.

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