Segnalazione
13 gen 2017

Una strada intitolata a….

di belfagor

Pochi sanno che nella nostra città una strada è intitolata a un …. pirata. Certo non aveva la benda nell’occhio o un uncino al posto di una mano ma moralmente parlando forse era anche peggiore. Gli fu intitolata non qualche stradina  secondaria o periferica ma  una delle più importanti .arterie cittadine, Via Maqueda. Il viceré Bernardino de Cardines, duca di Maqueda, regnò in Sicilia dall’1 aprile 1598 fino alla sua morte avvenuta il 17 dicembre del 1601. Nella realtà il vicerè fece poco o nulla per meritare l’ onore di avere intitolata una importante strada cittadina. Infatti , quando , nell’aprile del 1598, giunse a Palermo per sostituire il vecchio vicerè, il conte di Olivares, il Senato cittadino aveva già da tempo stabilito di aprire una nuova strada perpendicolare al Cassaro, per ristrutturare la città in “quattro nobili parti”. Al duca di Maqueda , quindi, non restò che il compito di dare il simbolico “primo colpo di piccone”, il 21 luglio 1600. Nonostante il Pretore e le altre autorità comunali , per deferenza o servilismo, vollero intitolare la costruenda via, al nuovo vicerè, la gente cominciò a chiamarla “strada nuova” o a storpiare il nome in Via Macqueda . Anche se il vicerè Maqueda, passò alla storia, immeritatamente , per “illuminato urbanista” , nella realtà a Bernardino de Cardines di progettare o pianificare strade non gli importata molto. Era diventato vicerè di Sicilia per meriti “pirateschi”. Infatti combatte la pirateria che in quel tempo era un problema molto sentito dalle popolazioni rivierasche. Ma già che c’era, a "tempo perso, si dedicava anche lui a qualche azione corsara. Ma a quanto sembra , col tempo, l’ hobby si trasformo in passione. Armava vascelli e li mandava a depredare le navi “nemiche” o presunte tali. I suoi vascelli ritornavano carichi di schiavi, di tesori , di tessuti preziosi, di spezie e di altro ben di Dio. Anche da vicerè di Sicilia continuò questa sua lucrosa attività. Dal Palazzo dei Normanni continuava a organizzare la sua “guerra privata di corsa”. Il bottino chiaramente non andava a rimpinguare le casse del vicereame, ma le sue. A quanto sembra lo stipendio di vicerè non era particolarmente alto e “giustamente” il nostro duca, che aveva una famiglia da mantenere, era “costretto” a svolgeva un “secondo lavoro”. Purtroppo la sua cupidigia gli costò cara . Si narra che in uno dei suoi vascelli, pieno di bottino, scoppio un epidemia di peste. Giustamente le autorità cittadine impedirono alla nave di approdare in porto. Ma il vicerè Maqueda non vedeva l’ora di poter prendere visione e toccare i tesori che la sua nave trasportava è allora inviò prima dei medici compiacenti che, dopo un ispezione “molto frettolosa”, dichiararono che non c’era nessun pericolo di epidemia. Cosi’ il nostro vicerè , insieme ai suoi familiari, i suoi servitori e ai più stretti “collaboratori” , salì sul vascello per poter ammirare il bottino trasportato. In uno dei bauli , invece di tesori o tessuti pregiati trovo…. il cadavere di un “turco” in avanzato stato di putrefazione. Appena aperto il baule, il vicerè si sentì male e cadde a terra. In barba alle precauzioni fu trasportato a terra, nel suo palazzo e,nonostante le preghiere, i pianti e le cure “mediche” il 17 dicembre 1601 il viceré Bernardino de Cardines, duca di Maqueda “passò da questa vita, caius anima requiescat in pace. Amen”. .

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Segnalazione
11 gen 2017

Il ghetto dello scaricatore: la “favela” di Palermo

di belfagor

Pochi forse ricordano che Palermo, fino agli anni 70, aveva la sua “bidonville” ,una specie di "favela"  che nulla aveva da “invidiare” a quelle brasiliane.  Veniva chiamato il “ghetto  dello scaricatore”. Si trattava di un fazzoletto di terra malsana e paludosa a destra di via Tiro a Segno, la strada che collega corso dei Mille con piazza Sant'Erasmo, nella periferia orientale di Palermo. Ancora oggi un muro nasconde questa spianata, vicina al letto del fiume Oreto ,che in quegli anni ospitava questa specie di  bidonville. Tante  catapecchie di una sola stanza, senza fogne e acqua corrente, con i muri di pietre rabberciate, tenuti insieme, alla meno peggio, da assi di legno e lamiere e con i tetti spesso di Eternit.. Con i bambini che giocano per strada, in mezzo al fango, ai topi e all’ immondizia. Un luogo di degrado assoluto, non solo materiale ma anche morale. In questo ghetto, dimenticato da Dio e dalle istituzioni, negli anni Settanta, lavorarono  padre Pino Puglisi  e mons. Francesco Pizzo, insieme con alcune assistenti sociali missionarie  come per esempio Agostina Aiello e un gruppo di giovani volontari, spesso provenienti dai quartieri “bene” di Palermo. Questo piccolo gruppo di veri volontari  ( cioè non retribuiti) condusse una serie di battaglie civili collaborando anche con altri laici, esterni al mondo della Chiesa, e a sindacalisti della Cgil, spesso atei convinti. Queste persone  organizzarono doposcuola per i bambini, seguendo l’esempio di Don Milani, e  mobilitarono la gente  per le lotte per la casa e il lavoro. Padre Puglisi convinse anche il cardinale Salvatore Pappalardo ad andare in visita in questo quartiere-ghetto di Palermo, dove celebrò una messa all'aperto, in mezzo ai rifiuti e al degrado. La cosa scandalizzò tanti cattolici e cittadini “ben pensanti”. Ma tale impegno civile di questi volontari non si limito a una semplice presenza “assistenzialistica”, ma si lavoro anche sulla presa di coscienza dei propri diritti e riscatto sociale, organizzando anche manifestazioni di protesta. La lotta della gente dello "Scaricatore" durò anni, con l'aiuto anche di un comitato civico e dei sindacati. Ci furono incontri col sindaco dell'epoca, sit-in e blocchi stradali a Sant'Erasmo. Tra il '75 e il '76 per gli abitanti si ottennero le case popolari nel rione Medaglie d'Oro, dopo lunghe pressioni sull'amministrazione comunale per il completamento delle costruzioni e soprattutto per gli allacciamenti fognari. Le ruspe del Comune, per evitare altre occupazioni di senzacasa, buttarono giù le catapecchie dello Scaricatore. Si costruì infine  un alto muro con in cima cocci di bottiglia, parallelo a via Tiro a Segno, che ancora oggi nasconde questo luogo alla vista e alla memoria. Speriamo che tale muro sia un giorno abbattuto e questa zona recuperata e restituita alla città e alla fruizione dei cittadini.  

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21 dic 2016

La guerra dei porticcioli

di belfagor

Da anni i  porticcioli di Palermo sono al centro di una violenta disputa tra il Comune e l’Autorità Portuale, disputa che ha visto coinvolto anche la Magistratura il cui intervento,  invece di chiarire la situazione, l’ha complicata ulteriormente. Tutto inizia nei lontani anni novanta, quando con un decreto ministeriale vengono stabiliti i limiti della costa palermitana sotto la gestione dell’Ente Porto. In tale decreto si stabiliva che i  porticcioli dell’Acquasanta , Arenella e di Sant’Erasmo dovevano essere gestiti dall’Ente Porto. Orlando, allora sindaco come oggi, decide di fare ricorso. Nel 2005, con un decreto della presidenza della Repubblica si stabilisce che tali limiti non erano validi, perché mancava il parere del consiglio comunale. Nel frattempo, però, a Palazzo delle Aquile,si era insediata una giunta guidata da Diego Cammarata, che invia una lettera nella quale dichiara di non essere più interessato ai porti, apparentemente il problema si è risolto . L’8 Luglio del  2008 viene presentato il Prp ,cioè il nuovo Piano regolatore del porto. Tale piano non viene elaborato dal Comune ma dall’Ente Porto che ,di fronte al consueto immobilismo dell’amministrazione di Palazzo delle Aquile, decide di intervenire nominando  una commissione, guidata dal Prof. Maurizio Carta che stila il “Waterfrontpalermo: un manifesto-progetto per la nuova città creativa”. Certamente si tratta di un lavoro molto ambizioso e di alta qualità, che non si limita a “progettare” il Waterfront ( cioè  le coste e la parte della città di fronte al mare) ma affronta l’annoso problema del rapporto della città con il suo mare e il futuro dei suoi porticcioli .        Alla presentazione del PRG il presidente dell’Ente Porto , Ing. Bevilacqua dichiara” I lavori, alcuni dei quali già in corso, termineranno in tempi brevi, massimo dieci anni. ……..  Il progetto è incentrato sull'identificazione di Palermo come scalo turistico, affiancato dal porto di Termini Imerese per buona parte del traffico merci. Il piano prevede anche la creazione di un Parco archeologico urbano nel Castello a Mare, la costruzione di un porticciolo turistico a Sant’Erasmo, il recupero della Cala, mentre una parte dell'approdo Acquasanta verrà dedicato alla cantieristica minore.  Infine, il problema del traffico verrà risolto grazie alla costruzione di una galleria sotterranea “ L'integrazione della viabilità proposta dal nuovo PRP di Palermo con il sistema dell'accessibilità alla scala urbana prevede una nuova viabilità carrabile portuale legata al traffico commerciale, fortemente interconnessa con la viabilità esterna che, collegandosi direttamente tramite una galleria con la circonvallazione di Palermo, libererà la via Messina Marine e la via Francesco Crispi dai mezzi pesanti che oggi congestionano i principali accessi al porto”. Per quanto riguarda i finanziamenti il Presidente Bevilacqua dichiara” Cento milioni di euro sono già pronti per essere investiti.”.   Che il Presidente dell’Ente Porto fosse troppo ottimista lo dimostra il fatto che dovranno passare ben 3 anni ( novembre 2011) prima che tale piano venga approvato dal Consiglio Comunale . Tutto a posto? Purtroppo no. Avevano detto che il sindaco Orlando aveva fatto ricorso alla decisione del ministero di stabilire i limiti della costa palermitana sotto la gestione dell’Ente Porto e di affidare  i  porticcioli dell’Acquasanta, Arenella e di Sant’Erasmo alla gestione dell’Ente Porto.  Finalmente dopo solo……11anni  arriva la sentenza del Consiglio di Stato che accoglie tale ricorso  rigettando i limiti della costa stabiliti dal ministero. Di conseguenza i  Porticcioli ritornano di competenza del Comune. Saltavano  così tutti i progetti avviati dall’Ente Porto soprattutto  il Progetto del Porticciolo turistico di Sant’Erasmo  , un’opera in project  financing dove il comune avrebbe dovuto versare 16.290.000 euro (provenienti da fondi Agenda 2000) e altri 16 milioni sarebbero stati versati dalla ditta aggiudicataria che avrebbe anche gestito il porticciolo per 40 anni. Da tale decisione si salva solo il recupero della zona del Castello a mare e quello della  Cala, i cui lavori erano terminati o quasi. L’autorità portuale fa naturalmente ricorso Nel 2012 ritorna sindaco Leoluca Orlando. Come primo atto fa revocare, dal nuovo consiglio comunale, il PRG approvato  solo qualche mese prima dal vecchio consiglio. Nello stesso anno il TAR “revoca  tale revoca” decisa in giugno dal Consiglio comunale perche mette a rischio "l'avanzato stato del procedimento di approvazione di uno strumento complesso qual è il prg del porto e la conseguente perdita dei fondi europei ,senza essere supportato da adeguate e specifiche motivazioni”.   Ma la sentenza del TAR va oltre. Infatti  restituisce la competenza dei porticcioli di Sant’Erasmo, Arenella e dell’Acquasanta all’Autorità portuale perché il “decreto ministeriale del 22 novembre 2005, che individua la circoscrizione territoriale dell'Autorità portuale, comprendendo anche i porticcioli dell'Acquasanta, dell'Arenella e di Sant'Erasmo,è ormai "inoppugnabile". Capito chiuso? Purtroppo no Nel 2013 ,Il Consiglio superiore dei lavori pubblici  approva il piano regolatore del porto di Palermo. Ma il sindaco Leoluca Orlando non ci sta, punta il dito contro i vertici dell’Autorità portuale e scrive al premier Enrico Letta affinché appuri se ci sono stati comportamenti irregolari nel corso dell’iter burocratico partito nel 2000. Ormai siamo a un braccio di ferro,senza esclusioni di colpi, tra il Comune di Palermo e l’autorità portuale, una vera guerra. Una contesa per stabilire a chi spetti la titolarità sui porticcioli turisti di Sant’Erasmo, dell’Arenella e dell’Acquasanta, oltre al Castello a mare e del giardino del Foro italico e non solo. Ma forse l’obiettivo è anche la poltrona dell’Ente Porto che Orlando vorrebbe avocare a se. Il sindaco convoca una conferenza stampa e dichiara :”“Contrariamente a quanto prevede la legge - spiega il primo cittadino – il Consiglio comunale non si è mai pronunciato sui limiti territoriali della competenza dell’Autorità portuale.  E’ stato defraudato di una sua prerogativa. Ho informato la Procura della Repubblica di Palermo della richiesta fatta al presidente Enrico Letta”.  Ma il sindaco Orlando non si limita alla conferenza stampa, ma fa approvato, dal consiglio comunale due delibere per far decadere il ricorso al Tar dell’Autorità Portuale sul Piano regolatore del porto e ridefinire i confini di competenza sui porticcioli, rimettendo così le mani sui porticcioli turistici e sul Castello a mare. “Il Consiglio – sostiene Orlando – approvando queste due delibere si è riappropria di una prerogativa di cui era stato defraudato. Una cosa del genere non accadrà ma più”. E perché il sindaco Orlando vuole revocare il PRP, che pure è un buon piano?  Secondo lui ,l’approvazione del piano regolatore del porto è avvenuta senza il parere preventivo della Regione Siciliana, un passaggio previsto dalla legge.  ”Il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici - aggiunge l’allora assessore comunale, Tullio Giuffrè -  è stato fornito in mancanza della valutazione di impatto ambientale della Regione. indispensabile perché l’iter di approvazione sia completato”.  Cioè il sindaco non entra nel merito delle cose proposte nel PRP, anche perché non ha un piano alternativo, ma evidenzia alcune presunte anomalie dell’iter burocratico , e cioè  “ manca il parere preventivo della Regione” Ma perché questa polemica virulenta. Cosa intende fare il Comune con i porticcioli turistici, tanto da volerne la gestione esclusiva? Mistero P.S. Nel 2013 il famoso Progetto del Porticciolo turistico di Sant’Erasmo che il sindaco Orlando aveva duramente avversato tanto da infossarlo, nonostante era stato già finanziato ,misteriosamente ricompare nel sito del Comune di Palermo nel rapporto finale su tutte le opere che dovranno essere realizzate. Ma si trattò di un fuoco di paglia. CONCLUSIONI : Alla fine i porticcioli sono tornati nella disponibilità del Comune. Al di la di qualche intervento “straordinario” di pulizia, e qualche promessa vaga non esiste un progetto serio di riqualificazione di tali porticcioli, che ormai sono abbandonati al degrado e all’incuria.  I porticcioli , come anche la costa palermitana , non sembrano essere una priorità di questa amministrazione. A volte, a forza di lottare per il bello, ci teniamo il pessimo e alla fine ci conviviamo.

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