Segnalazione
21 dic 2016

La guerra dei porticcioli

di belfagor

Da anni i  porticcioli di Palermo sono al centro di una violenta disputa tra il Comune e l’Autorità Portuale, disputa che ha visto coinvolto anche la Magistratura il cui intervento,  invece di chiarire la situazione, l’ha complicata ulteriormente. Tutto inizia nei lontani anni novanta, quando con un decreto ministeriale vengono stabiliti i limiti della costa palermitana sotto la gestione dell’Ente Porto. In tale decreto si stabiliva che i  porticcioli dell’Acquasanta , Arenella e di Sant’Erasmo dovevano essere gestiti dall’Ente Porto. Orlando, allora sindaco come oggi, decide di fare ricorso. Nel 2005, con un decreto della presidenza della Repubblica si stabilisce che tali limiti non erano validi, perché mancava il parere del consiglio comunale. Nel frattempo, però, a Palazzo delle Aquile,si era insediata una giunta guidata da Diego Cammarata, che invia una lettera nella quale dichiara di non essere più interessato ai porti, apparentemente il problema si è risolto . L’8 Luglio del  2008 viene presentato il Prp ,cioè il nuovo Piano regolatore del porto. Tale piano non viene elaborato dal Comune ma dall’Ente Porto che ,di fronte al consueto immobilismo dell’amministrazione di Palazzo delle Aquile, decide di intervenire nominando  una commissione, guidata dal Prof. Maurizio Carta che stila il “Waterfrontpalermo: un manifesto-progetto per la nuova città creativa”. Certamente si tratta di un lavoro molto ambizioso e di alta qualità, che non si limita a “progettare” il Waterfront ( cioè  le coste e la parte della città di fronte al mare) ma affronta l’annoso problema del rapporto della città con il suo mare e il futuro dei suoi porticcioli .        Alla presentazione del PRG il presidente dell’Ente Porto , Ing. Bevilacqua dichiara” I lavori, alcuni dei quali già in corso, termineranno in tempi brevi, massimo dieci anni. ……..  Il progetto è incentrato sull'identificazione di Palermo come scalo turistico, affiancato dal porto di Termini Imerese per buona parte del traffico merci. Il piano prevede anche la creazione di un Parco archeologico urbano nel Castello a Mare, la costruzione di un porticciolo turistico a Sant’Erasmo, il recupero della Cala, mentre una parte dell'approdo Acquasanta verrà dedicato alla cantieristica minore.  Infine, il problema del traffico verrà risolto grazie alla costruzione di una galleria sotterranea “ L'integrazione della viabilità proposta dal nuovo PRP di Palermo con il sistema dell'accessibilità alla scala urbana prevede una nuova viabilità carrabile portuale legata al traffico commerciale, fortemente interconnessa con la viabilità esterna che, collegandosi direttamente tramite una galleria con la circonvallazione di Palermo, libererà la via Messina Marine e la via Francesco Crispi dai mezzi pesanti che oggi congestionano i principali accessi al porto”. Per quanto riguarda i finanziamenti il Presidente Bevilacqua dichiara” Cento milioni di euro sono già pronti per essere investiti.”.   Che il Presidente dell’Ente Porto fosse troppo ottimista lo dimostra il fatto che dovranno passare ben 3 anni ( novembre 2011) prima che tale piano venga approvato dal Consiglio Comunale . Tutto a posto? Purtroppo no. Avevano detto che il sindaco Orlando aveva fatto ricorso alla decisione del ministero di stabilire i limiti della costa palermitana sotto la gestione dell’Ente Porto e di affidare  i  porticcioli dell’Acquasanta, Arenella e di Sant’Erasmo alla gestione dell’Ente Porto.  Finalmente dopo solo……11anni  arriva la sentenza del Consiglio di Stato che accoglie tale ricorso  rigettando i limiti della costa stabiliti dal ministero. Di conseguenza i  Porticcioli ritornano di competenza del Comune. Saltavano  così tutti i progetti avviati dall’Ente Porto soprattutto  il Progetto del Porticciolo turistico di Sant’Erasmo  , un’opera in project  financing dove il comune avrebbe dovuto versare 16.290.000 euro (provenienti da fondi Agenda 2000) e altri 16 milioni sarebbero stati versati dalla ditta aggiudicataria che avrebbe anche gestito il porticciolo per 40 anni. Da tale decisione si salva solo il recupero della zona del Castello a mare e quello della  Cala, i cui lavori erano terminati o quasi. L’autorità portuale fa naturalmente ricorso Nel 2012 ritorna sindaco Leoluca Orlando. Come primo atto fa revocare, dal nuovo consiglio comunale, il PRG approvato  solo qualche mese prima dal vecchio consiglio. Nello stesso anno il TAR “revoca  tale revoca” decisa in giugno dal Consiglio comunale perche mette a rischio "l'avanzato stato del procedimento di approvazione di uno strumento complesso qual è il prg del porto e la conseguente perdita dei fondi europei ,senza essere supportato da adeguate e specifiche motivazioni”.   Ma la sentenza del TAR va oltre. Infatti  restituisce la competenza dei porticcioli di Sant’Erasmo, Arenella e dell’Acquasanta all’Autorità portuale perché il “decreto ministeriale del 22 novembre 2005, che individua la circoscrizione territoriale dell'Autorità portuale, comprendendo anche i porticcioli dell'Acquasanta, dell'Arenella e di Sant'Erasmo,è ormai "inoppugnabile". Capito chiuso? Purtroppo no Nel 2013 ,Il Consiglio superiore dei lavori pubblici  approva il piano regolatore del porto di Palermo. Ma il sindaco Leoluca Orlando non ci sta, punta il dito contro i vertici dell’Autorità portuale e scrive al premier Enrico Letta affinché appuri se ci sono stati comportamenti irregolari nel corso dell’iter burocratico partito nel 2000. Ormai siamo a un braccio di ferro,senza esclusioni di colpi, tra il Comune di Palermo e l’autorità portuale, una vera guerra. Una contesa per stabilire a chi spetti la titolarità sui porticcioli turisti di Sant’Erasmo, dell’Arenella e dell’Acquasanta, oltre al Castello a mare e del giardino del Foro italico e non solo. Ma forse l’obiettivo è anche la poltrona dell’Ente Porto che Orlando vorrebbe avocare a se. Il sindaco convoca una conferenza stampa e dichiara :”“Contrariamente a quanto prevede la legge - spiega il primo cittadino – il Consiglio comunale non si è mai pronunciato sui limiti territoriali della competenza dell’Autorità portuale.  E’ stato defraudato di una sua prerogativa. Ho informato la Procura della Repubblica di Palermo della richiesta fatta al presidente Enrico Letta”.  Ma il sindaco Orlando non si limita alla conferenza stampa, ma fa approvato, dal consiglio comunale due delibere per far decadere il ricorso al Tar dell’Autorità Portuale sul Piano regolatore del porto e ridefinire i confini di competenza sui porticcioli, rimettendo così le mani sui porticcioli turistici e sul Castello a mare. “Il Consiglio – sostiene Orlando – approvando queste due delibere si è riappropria di una prerogativa di cui era stato defraudato. Una cosa del genere non accadrà ma più”. E perché il sindaco Orlando vuole revocare il PRP, che pure è un buon piano?  Secondo lui ,l’approvazione del piano regolatore del porto è avvenuta senza il parere preventivo della Regione Siciliana, un passaggio previsto dalla legge.  ”Il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici - aggiunge l’allora assessore comunale, Tullio Giuffrè -  è stato fornito in mancanza della valutazione di impatto ambientale della Regione. indispensabile perché l’iter di approvazione sia completato”.  Cioè il sindaco non entra nel merito delle cose proposte nel PRP, anche perché non ha un piano alternativo, ma evidenzia alcune presunte anomalie dell’iter burocratico , e cioè  “ manca il parere preventivo della Regione” Ma perché questa polemica virulenta. Cosa intende fare il Comune con i porticcioli turistici, tanto da volerne la gestione esclusiva? Mistero P.S. Nel 2013 il famoso Progetto del Porticciolo turistico di Sant’Erasmo che il sindaco Orlando aveva duramente avversato tanto da infossarlo, nonostante era stato già finanziato ,misteriosamente ricompare nel sito del Comune di Palermo nel rapporto finale su tutte le opere che dovranno essere realizzate. Ma si trattò di un fuoco di paglia. CONCLUSIONI : Alla fine i porticcioli sono tornati nella disponibilità del Comune. Al di la di qualche intervento “straordinario” di pulizia, e qualche promessa vaga non esiste un progetto serio di riqualificazione di tali porticcioli, che ormai sono abbandonati al degrado e all’incuria.  I porticcioli , come anche la costa palermitana , non sembrano essere una priorità di questa amministrazione. A volte, a forza di lottare per il bello, ci teniamo il pessimo e alla fine ci conviviamo.

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02 nov 2016

Quale futuro per il porticciolo di Sant’Erasmo?

di belfagor

La borgata di Sant'Erasmo è da decenni in un fortissimo stato di degrado e di abbandono. Attualmente è una borgata senza identità, soffocata da case diroccate, da edifici abusivi, terreni abbandonati,   immondizia, ruderi, capannoni ed impianti industriali dismessi. Le potenzialità  della zona sono enormi, vista la vicinanza con il Foro Italico,  la villa Giulia,  la presenza del porticciolo e della foce del fiume Oreto. Purtroppo da anni su questa zona e sul PORTICCIOLO DI SANT’ERASMO si scontrano diversi e contrastanti interessi. Nel 2010 sembrava che la disputa si fosse conclusa, infatti venne annunciato dall’Autorità portuale che entro il mese di settembre sarebbero iniziati i lavori per la costruzione di un Porticciolo Turistico. Erano serviti due anni per avere tutte le autorizzazioni ministeriali per iniziare i lavori. Costo totale dell’opera doveva essere di 16 milioni di euro, metà stanziati dall’assessorato regionale al Turismo , grazie ai fondi europei, l’altra metà a carico della società napoletana “Research Spa”, che si era aggiudicata l’appalto con il sistema della licitazione privata. Peccato che alcune forze politiche e alcune associazioni ambientaliste non erano d’accordo.  Proponevano, in alternativa, che il prato del Foro Italico si estendesse al Porticciolo di Sant’ Erasmo e inglobasse anche la Foce dell’ Oreto, proposta certamente più interessante ma priva di finanziamenti ma soprattutto di un….progetto. E così, tra denunce, interventi della magistratura e polemiche, il progetto fu accantonato. Tra l’altro il ritorno di Leoluca Orlando, da sempre contrario a questo progetto, alla guida della città ,diede il colpo di grazia al sogno del Porticciolo Turistico. Incredibilmente nel 2013 ,il progetto del porto di Sant’Erasmo fu ripreso e  torno di nuovo tra quelli che il Comune di Palermo sponsorizzo tra gli interventi per lo sviluppo degli asset strategici del sistema territoriale del capoluogo. Però si tratto di una delle tante promesse tradite di questa amministrazione. Il 16/10 /2015 alcuni giornali riportarono un comunicato dell’’Assessorato Pianificazione Urbana e Territoriale, Mare e Coste del Comune di Palermo. In tale comunicato si parlava dei  diversi interventi di valorizzazione e tutela della costa, lungo tutto il fronte a mare della città ed in particolare lungo la costa sud. Spiegava l’assessore Gini “sono in cantiere imponenti opere per restituire qualità alle acque del mare e restituirlo potenzialmente alla balneabilità . Con questi interventi vogliamo restituire alla città l’antico rapporto visivo e percettivo con il mare e implementare la fruizione della costa." Tra i diversi interventi promessi c’era anche  un  progetto di “riqualificazione” del  Porticciolo di Sant' Erasmo.  Tale progetto prevedeva :” oltre la pulizia e bonifica, alcuni arredi e strutture per la fruizione pubblica con un'area giardino, un'area pavimentata ed un area a verde con installazioni scultoree- architettoniche nella ex porzione del piano di Sant'Erasmo a fianco del bastione settecentesco oggetto di interramenti successivi. La notizia era certamente  una bella notizia. Purtroppo , è passato un anno da tale promessa è di tale progetto nemmeno l’ombra. Infatti porticciolo continua a rimanere degradato e abbandonato. Lo specchio d’acqua di Sant’Erasmo continua a essere una cloaca dove si scarica melma in continuazione, rendendo, fra l’altro, non fruibile il porto perchè parzialmente insabbiato. Infatti, nel porticciolo di Sant’Erasmo non c’è nessuno, salvo qualche barchetta di qualche disperato che vi si attracca.                                                                                                                                                                                                                                     Qualche mese fa la spiaggetta è stata utilizzata per rimettere in mare tartarughe marine, alla presenza del sindaco, assessori regionali e comunali ,di vari scienziati ed ecologisti. E così tra i miasmi fognari, la munnizza, ratti e gabbiani, le varie autorità si cimentavano in questo rito “ liberatorio”.  Ma questi signori vedevano il degrado circostante?  E gli animalisti perché non intervenivano? Buttare in una “fogna” delle povere tartarughe caretta-caretta era salutare per le povere bestiole? Ma tralasciando questi pessimi esempi ,la domanda che ci poniamo è  molto semplice : Esistono progetti per il recupero del Porticciolo di Sant’Erasmo e della Borgata omonima, oppure tale importante sito storico- ambientale deve rimanere in questo stato di degrado a causa di queste diatribe tra politici e ambientalisti ?. P.S Bisogna dare atto al Comune che, più che con le parole, ci ha risposto con i fatti.  Qualche settimana fa, e precisamente il  29/9/16, l'assessore comunale alla Cittadinanza sociale, Agnese Ciulla, ha comunicato che sorgerà ,di fronte al Porticciolo di Sant’Erasmo, un dormitorio pubblico, con ben 40 posti letto . Ma le belle notizie non vengono sole, infatti giorni dopo un gruppo di ROM, con i loro camper dotati di tutti i confort, si sono accampati di fronte al Porticciolo. vista mare.  Tra l’altro, davanti all’Istituto di Padre Messina da tempo dormono alcuni senza tetto e alcuni immigrati, tra la sporcizia e il degrado. Altro che Porticciolo Turistico o parco dell’Oreto. Appare chiaro che il futuro di tale zona sarà quello di un luogo per ospitare Rom e immigrati e senza tetto.  

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27 set 2016

Ponte di Mare : Un ponte poco conosciuto

di belfagor

Palermo ha avuto sempre un rapporto conflittuale con il Fiume Oreto.  Fino al 1586 solo due ponti attraversavano tale fiume, il Ponte di Corleone e il Ponte dell’Ammiraglio ( di costruzione Normanna). Tale scarsa propensione della città ad estendersi verso le sponde di tale fiume nasceva dal fatto che, fino alla metà del XVI secolo, la costruzione di ponti era , per la Sicilia in generale, un fatto occasionale. Ponti erano sorti qua e là, ove maggiormente si avvertiva il bisogno di evitare un guado pericoloso ma era sempre mancato un preciso disegno  complessivo  . Ciò era legato al fatto che la viabilità interna era scarsamente  sviluppata, sia a causa del territorio impervio, sia per la presenza di briganti che rendevano le strade poco sicure. Si preferiva utilizzare le navi per raggiungere le altre città dell’isola. Tale scarsa propensione  era anche favorita dal fatto che la città  ,fino a gran parte del 1600 , rimaneva chiusa dentro le proprie mura e bastioni per paura delle incursioni  dei corsari. Nel 1586 fu ultimato il terzo ponte, il Ponte di Mare, ma non doveva essere un ponte particolarmente ben costruito se nel 1717, durante il regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, alcuni pesanti carri pieni di legname, nel transitarvi sopra   provocarono gravi danni alla struttura. Il senato fu costretto a intervenire per consolidare l’opera.  Già che c’erano ne approfittarono per abbellire il ponte  con una fontana con una statua del “Vecchio di Palermo” con una lapide        ( oggi tale lapide si trova murata nella Sala delle lapidi nel palazzo comunale). Il ponte fu riaperto l’anno successivo, ma, forse a causa della fretta, tali opere di “consolidamento” furono fatte, anche in questo caso,  in modo approssimativo. Infatti  nel 1772, l’Oreto, durante una improvvisa piena, lo demolì completamente. La ricostruzione del nuovo ponte iniziò dopo 5 anni e precisamente nell’ aprile 1777 .  Vennero progettati 3 archi e fondazioni più solide. L’opera fu completata nel gennaio 1778 ma solo nel 11 giugno le acque tornarono a passare sotto il nuovo ponte, in coincidenza dell’apertura al pubblico di Villa Giulia. Questa volta l’opera era stata costruita a “regola d’arte” tanto che durante l’alluvione del febbraio 1931, il ponte non subì danni, al contrario del Ponte della Guadagna e quello delle Teste mozzate.  La costruzione di Villa Giulia e del nuovo ponte fuil segnale che la città si appropriava di una parte della città e la utilizzava non solo per scopi “mondani e ludici”. Infatti il Piano di Sant’Erasmo era stato per secoli  luogo di “ Atti di Fede" da parte del Sant’ Uffizio. In tale Piano avvenne uno dei più tragici di questi ” Atti di Fede” e precisamente  il 6 Aprile 1724 furono bruciati Fra’Romualdo di Sant’Agostino e suor Geltrude Maria Cordovana. Fu uno degli ultimi “atti di fede”  della Santa Inquisizione in Sicilia: infatti anni dopo lo spirito dell’illuminismo arrivo anche  in Sicilia grazie al  viceré Caracciolo che abolì  tale  barbara  istituzione, tra le proteste e la scontentezza dei bravi “panormiti”.  Difatti, nonostante due suppliche, una Senatoriale e l'altra della Deputazione del Regno, chiedessero nel 1790, il …..ripristino dell'Inquisizione, il re Ferdinando la abolì definitivamente. Il ponte permise  l'apertura  della strada  litoranea  per Messina  e  per Agrigento e  Catania. Per ricordare tale evento  fu innalzata nel 1783 un obelismo, ancora esistente nella Piazza di Sant'Erasmo .  Anche grazie a tale ponte  la zona cominciò a svilupparsi sia sotto l’aspetto economico che turistico . Purtroppo con la fine della seconda guerra mondiale la zona cominciò a declinare  e a degradare. Ma torniamo al nostro ponte: Come abbiamo visto il ponte  ristrutturato  nel 1778 resistette fino al 1975 quando, a causa dei danni subiti per le alluvioni successive,  fu ampliato e consolidato con una struttura in cemento armato. Il Ponte unisce Via Ponte di Mare con Via Messina Marine e permette l’attraversamento della foce dell’Oreto. Fino agli anni 50 era affiancato da un Ponte ferroviario  che permetteva al treno , della tratta a scartamento ridotto Palermo Corleone , di arrivare alla Stazione di Sant’Erasmo ( totalmente distrutta nel 1953 )                                                                                                                                                                                                                                                   Nel complesso  tale ponte  è in discrete condizioni strutturali anche se il guard rail del marciapiede , lato monte, dovrebbe essere urgentemente sostituito, per motivi di sicurezza, Inoltre il marciapiede è estremamente ridotto e tra l’altro la vegetazione ( anomala? )  rende il passaggio dei pedoni  ( tra cui molti turisti del vicino Hotel San Paolo) poco agevole.

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23 ago 2016

A proposito dell’ itinerario arabo- normanno: le terme arabe di Cefala’ Diana

di belfagor

Nell’itinerario arabo normanno dell’UNESCO, tra i monumenti non citati, un posto particolare è occupato dalle le TERME DI CEFALA’ DIANA . Si tratta di uno splendido edificio termale, posto ai piedi del monte Chiarastella ,a ridosso del torrente Bagni . Fu edificato accanto a una sorgente termale di acqua calda ((35,8°-38°), e costituiva, una delle tappe importanti del percorso viario che da Palermo si inoltrava all interno della Val di Mazara. Si trova attualmente all'interno della Riserva Naturale istituita nel 1997 per la salvaguardia di una zona di 137 ettari tra i comuni di Cefalà Diana e Villafrati. La Riserva perciò si estende su un vasto territorio, nel quale spicca Pizzo Chiarastella. Sembra che l’edificio costituisca l’unico monumento arabo esistente in Sicilia, testimonianza monumentale della cultura islamica. La presenza di una rara iscrizione araba in caratteri cufici che decora le sue facciate costituirebbe la prova di tale origine. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare, ben conservato ( anche grazie a qualche intervento di restauro) e cintato da muri in pietra irregolare All’interno di tali mura esterne si trovano le terme propriamente dette. Tali terme sono formate da un'unica grande sala che accoglie una grande vasca originariamente suddivisa da muretti in tre vasche minori, su due differenti livelli. Nelle spesse mura interne, si notano delle nicchie, utilizzate forse per riporre i vestiti dei bagnanti o, forse, come stufe per la sudorazione. La sala dei Bagni, a pianta lievemente trapezoidale, è bipartita da un muro in mattoni nel quale si apre il “tribelon”, elegante struttura costituita da tre archi di cui il centrale a sesto acuto ed i laterali a tutto sesto, poggianti su esili ed eleganti colonnine di marmo e sormontate da una volta a botte ogivale che presenta una serie di fori sfiatatoi, realizzati con tubi di terracotta disposti a fila. Alle suggestive strutture delle terme, erano strettamente connesse le camerate, le stalle, la taverna ed una corte. Sembra infatti che i viaggianti, oltre che ristorarsi e curarsi nelle acque calde della vasca, potevano mangiare e anche riposarsi. Alcuni studiosi non concordano sull’origine araba di tali terme. Infatti sostengono, che se AL IDRISI, geografo e viaggiatore arabo che lavorò per RUGGERO II, non ne parla nei suoi libri sulla Sicilia , tali terme non esisteva ancora quando lui venne in Sicilia. Per tale motivo escludono che si tratti di un monumento arabo e lo riconducono al periodo tardo-normanna, ma si tratta solo di un ipotesi non sostenuta da nessuna prova concreta.. In ogni caso si tratta probabilmente del più antico esempio in Europa di costruzione destinata allo sfruttamento delle acque a scopo curativo. Tali terme sono dominate dal Castello di Cefala Diana, importante struttura militare che dominava il primo tratto della valle del fiume Milicia e la Magna Via Panormi ( cioè la strada verso Palermo ) che in epoca medievale ( e forse anche romana) si snodava sotto le sue mura. Si trattava di un edificio da collocare alla fine del XIII secolo ,di cui si possono oggi ammirare lo spettacolare ed imponente impianto planimetrico nonché la torre e le murature di delimitazione interne ed esterne . Sulla sommità di un ripido scoglio di arenaria venne realizzato un altissimo muro di cinta merlato racchiudente un cortile cui si accedeva tramite un duplice dispositivo d’ingresso. Una serie di locali , con il soffitto a botte, ospitava i servizi del castello, mentre sul punto più elevato, a strapiombo sulla parete rocciosa, fu edificata l’ imponente torre mastra. I crolli succedutisi con il passare dei secoli hanno lasciato in evidenza una grande struttura ad arco, visibile anche a distanza, e che rende originale tale castello. Nei primi anni del 1300 il castello risulta in possesso della famiglia degli Abate. Nel 1371 la baronia di Cefalà passò alla potente famiglia dei Chiaramonte, Il castello continuò ad aveva un ruolo strategico nel controllo della viabilità . Tale funzione strategica venne meno a partire dagli anni in cui re Martino di Aragona avviò una marcata restaurazione monarchica (1392- 95), contro i baroni ribelli, coincidente con la violenta repressione dell’aristocrazia baronale legata ai Chiaramonte, che erano tra i più riottosi ad accettare l’autorità del re aragonese. Di questo castello la prima testimonianza scritta e del 1349, anno in cui da Palermo partì una spedizione militare contro una banda di predoni catalani che aveva fatto di questa fortezza una base per le proprie scorrerie. Perciò l’ipotesi che potesse trattarsi di un castello di origine arabo- normanno, pur priva di prove, non è da scartare. Ecco perché il viaggiatore alla ricerca di monumenti arabi normanni , troverà interessante una visita, oltre che alle Terme di Cefalà Diana, anche al castello. P.S. Gli amici che intendono visitare tali monumenti devono avere tanta pazienza. La situazione viaria è molto precaria. Le terme infatti si trovano sulla SP77 al km 15 in località Bagni di Cefalà, purtroppo tale strada, come tutte le strade provinciali, è ridotta a una trazzera. Mentre la S.S. 121 Palermo – Agrigento è un cantiere aperto,piena di semafori e di strettoie. Un vero calvario.  

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