Articolo
11 apr 2017

Nascerà in via Tiro a Segno la nuova sede dell’Istituto di Astrofisica

di Fabio Nicolosi

Nell’area dell’ex pastificio Sepi in via Tiro a Segno sorgerà la sede dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Il Consiglio comunale, ha approvato la variante urbanistica che adesso passerà alla Regione per competenza. Si tratta di un’area abbandonata da oltre trent’anni che adesso potrà essere riqualificata. Il progetto è già pronto. Sarà realizzato l’Istituto di competenza dell’Università di Palermo e accanto anche un ampio parcheggio per quasi 100 posti auto. I lavori dovrebbero durare 30 mesi (2 anni e 6 mesi) Ecco come risulta oggi: Il progetto si prefigge un duplice obiettivo: soddisfare le esigenze funzionali e organizzative dell’INAF disegnando ambienti di lavoro gradevoli ed efficienti e dare dignità architettonica a un edificio che oggi versa in grave stato di abbandono, sì da riqualificare una zona negletta della città. A tal fine si ripropone l’attuale bipartizione dell’edificio dell’ex Pastificio SEPI in due corpi di fabbrica (A - B), con un’altezza massima coincidente con quella attuale, uniti da una corte centrale a tutt’altezza, entro cui si svilupperanno i collegamenti verticali (due corpi scala ed un ascensore, sviluppandosi il secondo ascensore all’interno del corpo A) e quelli orizzontali (passerelle e ballatoi sospesi), oltre all’ingresso principale dall’esterno sul lato est del complesso. La corte sarà coperta con una galleria in acciaio e pannelli in parte a vetri, in parte coibentati (rivestita nella parte superiore da pannelli fotovoltaici), che al piano terrazza assumerà la forma di una tettoia ricurva per accogliere una sala soggiorno-relax ed una sala destinata a buvette, utilizzabile anche per riunioni. All’interno dei due corpi di fabbrica (A - B) il sistema strutturale in c.a. distribuisce lungo i bordi perimetrali i sostegni verticali lasciando del tutto liberi i solai in modo da consentire un uso razionale e flessibile dello spazio secondo le esigenze dell’Istituto. Queste le parti in cui si articola l’intervento: a) Recupero del corpo di fabbrica B (quello più vecchio, prospiciente la via Tiro a Segno), come prescritto dalla Sopraintendenza BB.CC.AA., da attuare conservando, recuperando e ricostituendo le esistenti partiture murarie con tecniche tradizionali e con l’ausilio, ove necessario, di materiali compositi per il consolidamento ed il rinforzo strutturale. Come concordato con la stessa Sopraintendenza, saranno altresì dismessi i solai prefabbricati in c.a. (realizzati negli anni ’60 del secolo scorso) e sostituiti con tre nuovi solai prefabbricati in c.a. (tipo predalles) a campata unica (con una luce di circa 10.50 metri), con interpiani da 3,80 metri, sorretti da un sistema intelaiato in c.a. che sarà integrato alle esistenti partiture murarie in modo da evidenziare e distinguere la diversa consistenza e giacitura dei vecchi muri (da conservare e recuperare con le tecniche tradizionali di cui sopra) rispetto alle nuove strutture. L’innesto della struttura in c.a. garantirà il sostegno, altrimenti impossibile, dei carichi previsti e la resistenza alle sollecitazioni sismiche nel rispetto dei parametri e dei criteri della più recente normativa antisismica (vedi NTC/2008). Date le tecniche d’intervento ora previste, diventa del tutto non conveniente procedere al recupero dei locali al piano cantinato (livello -1) dello stesso corpo B, in considerazione degli alti costi realizzativi in rapporto all’esiguo spazio recuperabile. Questo progetto ne esclude pertanto il recupero e l’impiego. Le quattro elevazioni fuori terra di questo edificio ospiteranno, al piano terra (livello 0), l’aula magna (150 posti a sedere, suddivisibile in due aule minori), al primo piano (livello +1), la biblioteca con uffici e servizi di supporto, al secondo piano (livello +2), uffici e studi con alcuni spazi di incontro e di studio per studenti e tirocinanti, al terzo piano (livello +4) sono previsti locali di riunione e relax. Al piano terra, nella zona dell’attuale ingresso dalla via Tiro a Segno, è prevista la dismissione e la successiva ricollocazione delle vecchie basole in pietra di Billiemi. b) Sostituzione del corpo di fabbrica A, cioè quello più recente, con un nuovo edificio avente stessa volumetria di quello esistente ma diversa disposizione dello spazio interno, costituito da interpiani di altezza minore rispetto a quella attuale (3,80 metri invece di 5,90) in modo da ricavare, oltre al piano seminterrato, quattro elevazioni fuori terra invece delle tre attuali all’interno dello stesso volume preesistente. Nel corpo di fabbrica A saranno ospitati gli studi dei ricercatori (con ambienti di dimensioni variabili secondo le esigenze) e gli uffici dell’amministrazione, con sale riunioni e servizi di supporto. La larghezza utile del corpo di fabbrica “A” viene di poco aumentata, rispetto al progetto definitivo, avanzando di 95 cm il filo esterno dei solai lungo la corte interna, così incrementando la superficie utile dei locali che vi si affacciano; Su parte del piano terrazza dei corpi A e B si protende la copertura in acciaio e vetri della corte centrale che, con la sua forma ricurva, accoglierà una sala soggiorno-relax ed una sala destinata a buvette, utilizzabile anche per riunioni. Sulla stessa terrazza viene confermata la ricollocazione del camino in laterizi che attualmente si trova sul piano di copertura del vecchio edificio da demolire. Come prescritto dalla Sopraintendenza, il camino sarà restaurato con materiali e tecniche tradizionali nella sua attuale posizione e, dopo il restauro, sarà smontato in tre o quattro parti per consentirne, con opportuni accorgimenti di salvaguardia, lo spostamento e la successiva ricollocazione, previo riassemblaggio, sul piano di copertura del nuovo corpo di fabbrica A. Il piano seminterrato del corpo A (attualmente occupato da detriti e materiali di risulta), una volta recuperato, sarà accessibile direttamente anche dall’esterno mediante una rampa dalla via Tiro a Segno ed ospiterà i laboratori e alcuni locali di servizio (server, magazzini, archivi, etc.) oltre ad alcuni locali tecnici. Il terrazzo di copertura dei due corpi di fabbrica (A - B) avrà altezza massima (m 12,50), coincidente con quella dell’edificio attuale. L’altezza massima della volta di copertura dei locali previsti sul terrazzo (m 17,00) sarà di poco inferiore rispetto a quella dei locali attualmente esistenti (m 17,09). c) Un nuovo corpo di fabbrica aggiuntivo “C” (parzialmente ipogeo, con copertura sistemata a giardino) sorgerà nella contigua area dell’Edilizia Vaccaro di cui era già prevista l’espropriazione nel progetto definitivo del 2012 per realizzarvi il parcheggio pertinenziale, ora spostato in altra zona, come si dirà nel seguito; la sua pianta ha la forma di un parallelogramma (m 21 x m 34) che si innesta alla testata est dell’edificio “A” prolungandone la giacitura in direzione del mare, allineandosi lungo il vicolo di Fondo Alfano. Il nuovo corpo sarà fondato alla stessa quota (-2,96) del piano seminterrato del corpo “A”, di cui costituisce il naturale ampliamento, e sarà accessibile sia dall’interno del complesso INAF, sia direttamente dalla via Tiro a Segno mediante la rampa veicolare già prevista anche nel precedente progetto. Parte del nuovo corpo di fabbrica (quella destinata ai locali di deposito) sarà del tutto ipogea mentre la copertura (con tetto sistemato a verde) della parte destinata ad ospitare laboratori e officine si troverà ad una quota di + 2 metri circa rispetto al piano di calpestio dell’area esterna adiacente. La necessità di connettere i locali del nuovo corpo di fabbrica parzialmente ipogeo appena descritto ai restanti locali del piano seminterrato del corpo “A” ha richiesto una diversa distribuzione interna di questi ultimi rispetto al progetto definitivo precedente, soprattutto per quel che riguarda i locali tecnici degli impianti, fermi restando i limiti perimetrali dell’edificio. d) L’inserimento del nuovo corpo di fabbrica “C” (parzialmente ipogeo) nell’area della Edilizia Vaccaro comportano la necessità di allocare diversamente alcuni locali tecnici (cabina elettrica di trasformazione + centrali dell’impianto di climatizzazione) che il progetto del 2012 prevedeva di realizzare in sede ipogea nella parte centrale del parcheggio pertinenziale, ora previsto nell’area di UniPa. Questi locali tecnici troveranno ora posto in un piccolo nuovo corpo di fabbrica “D” parzialmente ipogeo (con copertura sistemata a giardino) lungo la via Tiro a Segno, in posizione tale da essere facilmente accessibili dall’esterno senza tuttavia confliggere né con la piazza pedonale antistante all’ingresso ai corpi A-B-C, né con le esigenze di immediata connessione tecnica a quegli edifici. e) Grazie al già citato accordo di collaborazione con l’Università di Palermo l’INAF potrà utilizzare, in comodato d’uso modale per la durata di 99 anni, parte della complessiva area di 13.110 mq che la Banca Unicredit ha recentemente donato a UniPa. Si tratta di una porzione estesa 4.100 mq (indicata con la lettera “A” sulla planimetria generale XSF.01 e sull’elaborato XU.01) che questo progetto prevede di sistemare a parcheggio alberato con quasi 100 posti auto + 42 posti moto in modo da soddisfare le esigenze dell’INAF altrimenti prive di possibili soluzioni. E’ altresì prevista la sistemazione a verde della restante parte dell’area UniPa, indicata con la lettera “B” sulla planimetria generale XSF.01 e sull’elaborato XU.01, che, ricadendo quasi per intero in zona indicata come R4 (cioè a rischio idrogeologico molto elevato secondo il P.A.I. -Piano di Assetto Idrogeologico-), sarà oggetto di distinto esame da parte dell’ARTA. f) Questo progetto conferma, aggiornandone l’indennità, il piano di esproprio, già approvato con il progetto definitivo nel 2012, dell’area appartenente alla Edilizia Vaccaro, confinante con l’ex Pastificio SEPI, e prevede altresì l’acquisizione mediante espropriazione (vedi Piano particellare d’esproprio allegato al progetto: elaborato XU.02) della residua area di proprietà Unicredit che si frappone tra la predetta area UniPa (oggetto del comodato d’uso di cui al precedente punto e) e la predetta area dell’Edilizia Vaccaro. L’acquisizione della residua area Unicredit comprende anche un vecchio edificio rurale a due elevazioni fuori terra (superficie complessiva di mq 380 circa) che sarà consolidato, ristrutturato e riutilizzato a servizio dell’INAF, conservandone le caratteristiche architettoniche generali. g) Il progetto prevede che l’area del parcheggio e quella ad esso circostante siano sistemate a verde in modo da dare vita a uno spazio alberato in armonica connessione con il contiguo Orto Botanico. Ed ecco alcuni rendering dell'edificio: Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Segnalazione
11 gen 2017

Il ghetto dello scaricatore: la “favela” di Palermo

di belfagor

Pochi forse ricordano che Palermo, fino agli anni 70, aveva la sua “bidonville” ,una specie di "favela"  che nulla aveva da “invidiare” a quelle brasiliane.  Veniva chiamato il “ghetto  dello scaricatore”. Si trattava di un fazzoletto di terra malsana e paludosa a destra di via Tiro a Segno, la strada che collega corso dei Mille con piazza Sant'Erasmo, nella periferia orientale di Palermo. Ancora oggi un muro nasconde questa spianata, vicina al letto del fiume Oreto ,che in quegli anni ospitava questa specie di  bidonville. Tante  catapecchie di una sola stanza, senza fogne e acqua corrente, con i muri di pietre rabberciate, tenuti insieme, alla meno peggio, da assi di legno e lamiere e con i tetti spesso di Eternit.. Con i bambini che giocano per strada, in mezzo al fango, ai topi e all’ immondizia. Un luogo di degrado assoluto, non solo materiale ma anche morale. In questo ghetto, dimenticato da Dio e dalle istituzioni, negli anni Settanta, lavorarono  padre Pino Puglisi  e mons. Francesco Pizzo, insieme con alcune assistenti sociali missionarie  come per esempio Agostina Aiello e un gruppo di giovani volontari, spesso provenienti dai quartieri “bene” di Palermo. Questo piccolo gruppo di veri volontari  ( cioè non retribuiti) condusse una serie di battaglie civili collaborando anche con altri laici, esterni al mondo della Chiesa, e a sindacalisti della Cgil, spesso atei convinti. Queste persone  organizzarono doposcuola per i bambini, seguendo l’esempio di Don Milani, e  mobilitarono la gente  per le lotte per la casa e il lavoro. Padre Puglisi convinse anche il cardinale Salvatore Pappalardo ad andare in visita in questo quartiere-ghetto di Palermo, dove celebrò una messa all'aperto, in mezzo ai rifiuti e al degrado. La cosa scandalizzò tanti cattolici e cittadini “ben pensanti”. Ma tale impegno civile di questi volontari non si limito a una semplice presenza “assistenzialistica”, ma si lavoro anche sulla presa di coscienza dei propri diritti e riscatto sociale, organizzando anche manifestazioni di protesta. La lotta della gente dello "Scaricatore" durò anni, con l'aiuto anche di un comitato civico e dei sindacati. Ci furono incontri col sindaco dell'epoca, sit-in e blocchi stradali a Sant'Erasmo. Tra il '75 e il '76 per gli abitanti si ottennero le case popolari nel rione Medaglie d'Oro, dopo lunghe pressioni sull'amministrazione comunale per il completamento delle costruzioni e soprattutto per gli allacciamenti fognari. Le ruspe del Comune, per evitare altre occupazioni di senzacasa, buttarono giù le catapecchie dello Scaricatore. Si costruì infine  un alto muro con in cima cocci di bottiglia, parallelo a via Tiro a Segno, che ancora oggi nasconde questo luogo alla vista e alla memoria. Speriamo che tale muro sia un giorno abbattuto e questa zona recuperata e restituita alla città e alla fruizione dei cittadini.  

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Proposta
20 giu 2016

Un museo nei mulini di via tiro a segno?

di belfagor

Pochi sanno che in Via Tiro a Segno, un budello di strada, molto trafficata e fortemente degradata, che unisce Piazza Scaffa con il Porticciolo di Sant Erasmo, sorgono due ex mulini,ormai da tempo abbandonati. Il Primo era il Pastificio SEPI, l’altro il  “vecchio “mulino Virga, da non confondere con quello di Corso dei Mille da tempo trasformato in un scuola superiore.  La vicinanza di tanti mulini non deve sorprendere visto che ci troviamo  in una zona vicino al corso del fiume Oreto e ,fino alla fine dell’ 800 ,  gran parte dei mulini  avevano bisogno della forza dell’acqua per poter funzionare. -L’ex pastificio SEPI, un edificio industriale costruito intorno agli anni 20, “rischia” di ospitare gli  uffici dell' Istituto di astrofisica di Palermo( INAF). L' immobile, che era stato fino agli anni 60 un pastificio ,  in seguito trasformata in una palestra privata, da tempo è in condizione di abbandono. L´Inaf  ha acquistato nel 2000 l´edificio  per trasferirvi la propria sede, e per ospitarvi anche l´Istituto di astrofisica spaziale (Iasf).  Nel 2003-2004 l´Inaf ha bandito una gara per  il restauro e l’adattamento dell’edificio, gara  vinta dallo studio Monaco architetti. Dopo alcuni accertamenti  i progettisti , considerando le precarie condizioni statiche dell’edificio decidono che l’ unica possibile ipotesi di intervento  sarebbe  stata la realizzazione ex novo di un edificio , previa demolizione di quello esistente, mantenendo la volumetria generale e la configurazione del  prospetto su  via Tiro a Segno, unico elemento  di una certa valenza architettonica.  Chiaramente i costi  sarebbero  aumentati  sensibilmente.  L’idea di per sé era molto interessante, anche perché l’edificio sorge vicino a Via Archirafi, sede di diverse facoltà scientifiche universitarie e all’Orto botanico.  Quello che lasciava perplessi era il fatto che  il progetto  originario  era stato profondamente cambiato, da “restauro conservativo” ad abbattimento e costruzione di un nuovo edificio. Inoltre anche l' importo dell' intervento era passato  da un milione e 700 mila euro a dieci milioni di euro. Nel 2007 la consigliera comunale Nadia Spallitta intervenne facendo notare tali anomalie. Inoltre ricordò che un edifico costruito prima del 1934, non poteva essere abbattuto: “questi edifici vanno restaurati e utilizzati per finalità compatibili con la loro natura”. Alla fine il progetto si insabbiò. Solo recentemente sembra che la situazione si sarebbe sbloccata e “ forse” il progetto andrà in porto . Nel frattempo  l’ex pastificio SEPI  ha continua  il suo lento e inesorabile degrado -L’ex Mulino Virga, è invece un edificio industriale più antico e sotto molti aspetti più interessanti. Infatti mentre il primo ,negli anni ha subito diversi interventi di modifica, molti dei quali abusivi,( era diventato per un certo periodo una palestra), quest’ultimo invece non ha subito nel tempo grosse modifiche. Fu sede, del primo pastificio Virga.  Negli anni 30,durante il regime fascista, con il fallimento dell’industriale Filippo Pecoraino  il pastificio di Corso dei Mille, insieme ad altri beni ( tra cui il giornale L’ORA)  passarono di proprietà  dei  Virga  che trasferirono  parte della loro attività industriale nella nuova e più moderna fabbrica acquisita. Da allora il vecchio MulinoVirga fu lentamente abbandonato .  Da quanto ci risulta il mulino di via Tiro a segno fu attivo fino alla fine della 2° guerra mondiale . Da allora è stata abbandonata al degrado. Nel 2013  fu pubblicata la notizia che il comune di Palermo, nell’ambito di un progetto di edilizia sociale, aveva deciso di affidare tale ex mulino a una cooperativa che avrebbe costruito,  66 appartamenti . Ipotesi cervellotica considerando  che Via Tiro a segno è un budello di strada, priva di parcheggi e fortemente degradata. Inoltre la zona ha un alto valore storico.  Si trova infatti a due passi dal Foro Italico e dal Porticciolo di Sant’Erasmo e di fronte al vecchio  Gasometro  e a Villa Giulia. In questo caso, ci dispiace dirlo,  nessuno fece notare che tale edificio era stato costruito molto prima del 1932 e perciò, secondo la legge,  andava restaurato e utilizzato per finalità “compatibili con la sua natura”. Francamente “abbattere e costruire case popolari al suo posto” non ci sembrava una  finalità compatibile con la sua natura. Meno male che ha difendere il mulino Virga dalla distruzione è intervenuto il più potente alleato, l’immobilità e l’inconcludenza della burocrazia  del Comune.  Come si vede anche tra gli antichi edifici storici ci sono figli e figliastri e la legge non è sempre uguali per tutti. PROPOSTA : Considerando il luogo  storico, e la zona( ricordiamo che fino agli anni 50, con l’abbattimento della Stazione ferroviaria, il Piano di Sant’Erasmo, era ricco di iniziative industriali e artigianali), perché l’ex Mulino Virga  di Via Tiro a segno non può essere trasformato in un museo della storia delle attività produttive a Palermo?  Oggi il nostro tessuto industriale è asfittico e fortemente in crisi ma nel passato Palermo ha avuto momenti molto importanti e significativi, per esempio pochi sanno che , grazie ai Florio, si costruirono anche delle automobili.  Perché la Camera di Commercio e le associazioni degli industriali non propongono al Comune tale ipotesi? Tra l’altro la vicinanza con il Polo Scientifico universitario di Via Archirafi potrebbe favorire quell’interazione tra mondo produttivo e scientifico che fino ad ora è mancato.  Chi sa se un iniziativa del genere possa far rinascere la voglia di investire in questa sfortunata e agonizzante città, L'immagine è puramente indicativa.

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Segnalazione
24 mag 2016

Via Tiro A Segno / Foro Italico, il semaforo che verrà

di belfagor

Chi percorre il FORO ITALICO, alla fine della strada si trova di fronte a uno degli incroci più caotici e pericolosi della città, quello con VIA  TIRO  A SEGNO. Da anni si parla di istituire un semaforo , tutti si dicono d’accordo ma alla fine niente semaforo. Proprio di fronte a tale incrocio c’è la sede dell’AMG, l' azienda partecipata comunale che si occupa dell’installazione e della manutenzione degli impianti semaforici della città, ma nonostante questo niente. In attesa che si trovino questi benedetti soldi o la volontà politica (cosa un po’ più complicata), chi attraversa tale incrocio, a piedi o in auto, lo fa a suo rischio e pericolo. Qualcuno ha proposto in alternativa  l’istituzione di una rotonda, anche molto economica,con un cordolo e dei vasi con qualche  pianta, anche spelacchiata, per esempio uno di quelle che vengono piazzate a delimitare le isole pedonali. Ma anche da questo orecchio l’amministrazione è sorda. A quanto sembra il fatto che ogni giorno in tale incrocio ci sono incidenti, non basta. C’è il sospetto che i nostri amministratori vogliono il morto. Infatti da noi se non c’è una vittima l’amministrazione non si muove. Tra l’altro la zona ha una triste nomea , infatti nel passato qui avvennivano  dei “popolari” spettacoli di “autodafè” o atti di fede, in cui l’inquisizione e l’amministrazione celebrava il trionfo del bene sul mare grazie a dei “bei roghi” , in cui si bruciava qualche eretico (famoso è lo “ spettacolo” avvenuto il 7 aprile del 1724). In attesa della vittima sacrificale, da offrire alla nostra amministrazione, anche senza il rogo, prima di attraversare tale incrocio affidiamoci a qualche Santo, ma uno bravo però. P.S. Dimenticavo, l’automobilista che supera indenne tale incrocio, forse per la felicità di essere ancora sano e salvo, accelerà il proprio mezzo di locomozione, poco importa se si tratta di una moto , un ape o un TIR. Il problema e che dopo tale incrocio c’è una curva pericolosa (quella di VIA PONTE DI MARE) , resa ancora  più pericolosa dal fatto che qualche” intelligentone” posteggia il proprio furgone o camion proprio in curva, in barba al divieto di sosta,, limitando la visuale. Francamente, visto che pretendere il rispetto del limite di velocità o il divieto di sosta in questa città è  impresa impossibile, forse un dissuasore  potrebbe “contenere la gioia” di questi automobilisti a pigiare il pedale dell’acceleratore.

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