Segnalazione
05 lug 2017

Tavoli abusivi nel salotto di Palermo (Via Ppe. di Belmonte)

di shaitoo

Due locali mettono tavoli abusivamente fuori dai limiti autorizzati riducendo il passaggio pedonale. Varie telefonate (da circa un mese), e anche una email con foto ai vigili urbani non ha risolto niente. Ogni volta dicono che passeranno a fare controlli ma i locali continuano a mettere tavoli dove non dovrebbero. Ma a che servono i vigili se quando uno li chiama (varie volte) non vengono?    

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Segnalazione
03 giu 2017

Ecco cosa rimane dopo la processione per Santa Rita…

di Fabio Nicolosi

Ci troviamo in Via Sampolo nei pressi di Piazza Don Bosco. Si è appena conclusa la processione organizzata dalla chiesa di Via Giuseppe Mensa in onore della Santa Rita. Ecco cosa rimane per strada dopo il passaggio del corteo: Ci auguriamo che lo stesso venga pulito dagli stessi che con tanta briga e tanto amore hanno realizzato questi bigliettini e li hanno gettati. Viceversa essi stessi predicano bene, ma razzolano male.

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Articolo
17 mag 2017

Buche stradali? Contribuiamo a monitorarle per favorire interventi di ripristino mirati

di peppe2994

Le strade cittadine, mediamente, presentano un manto stradale problematico. A fronte di una strada perfetta, tante altre non vengono riasfaltate o riparate da anni. La rete stradale di Palermo è molto estesa, ed ognuno di noi sarà certamente a conoscenza di tratti problematici, e conseguentemente a rischio sicurezza ed incidenti per motocicli e biciclette. Nel contratto di servizio della RAP, è previsto il monitoraggio della rete stradale con frequenza di 1-2 mesi mediante l'utilizzo di 3 veicoli adibiti opportunamente a tale scopo, ed il ripristino delle strade ammalorate ad opera di due squadre, per un totale di 400.000 mq annui. Senza entrare nel merito dell'adeguatezza di questa quota prevista dal contratto, considerato che le lamentele in materia non mancano affatto, è lecito chiedersi se sia possibile impiegare meglio le risorse disponibili, provvedendo ad interventi di ripristino più mirati, così come a rifacimenti meno frequenti sulle solite strade più note, in favore di altre completamente dimenticate. Quello delle buche stradali è un tema molto sentito, che ha portato alla realizzazione di un sistema di monitoraggio su larga scala, a cura dell'università di Urbino, finanziato dall'unione europea,  facilmente utilizzabile da ogni cittadino, e dalle potenzialità notevoli. Si tratta di SmartRoadSense. Un sistema per il monitoraggio continuo delle condizioni del manto stradale. Il sistema sfrutta gli accelerometri degli smartphone per rilevare e classificare le irregolarità del manto stradale e trasmetterle a un server che le riconduce alle strade più vicine, le aggrega a quelle ricevute da altri utenti e le mostra su una mappa interattiva pubblicata online. I dati aggregati sono resi disponibili,  nella forma di open data, quindi liberamente consultabili ed utilizzabili. Clicca per visualizzare il sito Per contribuire, è necessario scaricare l'applicazione Smart Road Sense sul proprio smartphone (Android od iOS), effettuare la calibrazione e selezionare l'abituale collocazione dello smartphone all'interno della vettura. All'inizio di ogni tragitto in auto una volta lanciata l'applicazione, questa inizierà a registrare i dati, geolocalizzati tramite GPS. La mappa viene aggiornata ogni 24 ore. I pallini colorati indicano le condizioni del manto stradale in una scala da 0 a 5. Bastano relativamente pochi utilizzatori, anche occasionali, in tutta la città per riuscire ad ottenere una mappatura completa ed affidabile, che l'amministrazione potrebbe utilizzare per programmare al meglio gli interventi di ripristino. Il sistema, nato nel 2013, viene utilizzato in tutta Italia, ma la diffusione ad oggi non è capillare, quindi ognuno faccia la propria parte, nella speranza di poter transitare in un prossimo futuro su strade più sicure ed agevoli in ogni quartiere. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/MobilitaPA/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Articolo
17 mag 2017

Il fenomeno delle scritte sui muri non risparmia nemmeno una delle chiese più belle di Palermo

di Mobilita Palermo

Ripartiamo da una segnalazione/sfogo di un utente che ci ha inviato questi scatti, per parlare un attimo delle scritte sui muri. Sebbene non ci sia un quartiere esente da questa problematica, questa volta lo spray colorato è finito sulle pareti della Chiesa di Santa Caterina, nella centralissima Piazza Bellini. Non solo hanno deturpato con scritte demenziali pseudo proletarie anarchiche le tante facciate degli edifici storici del Cassaro e di via Maqueda ma persino la Chiesa di Santa Caterina 5 metri dalla sede del Comune di Palermo,dove risiedono Sindaco ed assessori,oltre che il capo dei Vigili. Condividiamo lo sdegno per un gesto così ignobile, che denota ancora poco rispetto del bene pubblico da parte di quelli che probabilmente sono dei giovani ignoranti. Ma vogliamo allargare la riflessione. Immaginiamo che un pò tutti si siano chiesti come questi (e altri) individui si siano avventurati sui muri della Chiesa non curanti di essere beccati in flagrante o registrati dalla telecamere. In effetti è qualcosa che definiremmo un mix tra incoscienza e spavalderia. In realtà vale la pena soffermarsi un attimo: solitamente queste "operazioni di scrittura" avvengono la notte quando c'è meno gente in giro e gli spazi pubblici si svuotano. Ciò che ci domandiamo è: possibile che in una piazza così centrale, a fianco del Palazzo di Città e sicuramente dotata di telecamere di controllo, non si riescano ad utilizzare i filmati per risalire agli autori di fenomeni del genere? E allora ci vengono in mente anche gli episodi avvenuti anche sui sovrappassi pedonali in viale Regione Siciliana, dove le telecamere sono visibili a tutti i passanti, oppure alla statua di Ruggero Settimo proprio davanti il Teatro Politeama. Raramente abbiamo appreso notizie di sanzioni o pene agli autori di questi episodi e cominciamo a pensare che quest'ultimi siano oramai coscienti dell'assenza della pena o dell'incapacità di infliggerla da parte degli organi preposti. Ci piacerebbe ancora una volta capire quali sono i problemi che impediscono una procedura più veloce e certa per reprimere fenomeni del genere.  

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Segnalazione
03 mag 2017

Parco giochi via Nazario Sauro… un esempio di incivilta’

di Mobilita Palermo

Salve, oggi trovandomi nei paraggi ho pensato di portare mio figlio nel piccolo parco giochi dell'area verde di via nazario sauro (in prossimita' del palazzo dei sogni). Mai scelta fu piu' sciagurata. Ho sostanzialmente constatato tutti i soliti problemi della nostra citta' e di coloro che la "usano": - seppur aggiunti recentemente, gli arredi gioco sono in pessimo stato, alcuni divelti, altri rotti (altalena) - la pavimentazione dell'area gioco e' stata in parte divelta - tutta l'area gioco e' piena di pezzi di vetro derivanti da bottiglie - cestini strapien - i padroni dei cani fanno sgambettare i loro animali proprio nell'area gioco invece di andare poco piu' avanti, senza collare ed ovviamente senza raccogliere i loro bisogni In generale mi chiedo: - perche' i residenti non si prendono cura dell'area? Basterebbe quantomeno "chiedere" ai possessori di cani di andare lontano, invece tutti tacciono, basterebbe anche provare a segnalare il vetro alla RAP o alla circoscrizione...almeno provarci - il comune e la circoscrizione? perche' non stabilire una pulizia delle aree gioco SETTIMANALE, con eventuale rimozione oggetti pericolosi (vedi vetro). - le aree gioco vanno delimitate, in tutte le citta', io posso testimoniare per Londra, le aree gioco sono delimitate da inferriate basse, per garantire la sicurezza dei bambini (con cancelletti a chiusura) e nel nostro caso a delimitare l'area in cui i cani NON vanno portati; Purtroppo mi trovo ogni volta a ripensare che questa citta' non ha voglia di cambiare, non basta che il comune faccia il suo dovere, i cittadini devono mantenere il bene comune, e qui di bene comune non si capisce nulla Antonino

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Segnalazione
24 apr 2017

Palazzo Monteleone: alla ricerca del palazzo …..e del pino perduto

di belfagor

Nel famoso romanzo “ Il Gattopardo”di Giuseppe Tomasi di Lampedusa , il sesto capitolo ( i capitoli del libro sono 8) è dedicato al famoso “Gran ballo” di  Palazzo Ponteleone  che descrive un momento storico in cui la mondanità palermitana era in gran fermento poiché “dopo la venuta dei Piemontesi, dopo il fattaccio di Aspromonte , fugati gli spettri di esproprio e di violenze, la nobiltà  non si stancavano di incontrarsi, per congratularsi di esistere ancora”.Noi tutti certamente ricordiamo il film di Luchino Visconti dove il ballo finale,  rispetto al romanzo, ha un ruolo preminente sia per la durata (da solo occupa circa un terzo del film) sia per la collocazione (ponendolo come evento conclusivo, mentre il romanzo si spingeva ben oltre il 1862, sino a comprendere sia la morte del principe nel 1883 ( cap. 7) che  gli ultimi anni di Concetta ( cap. 8). Nel romanzo tale vicenda si svolge a Palazzo Ponteleone che  non è altro che Palazzo Monteleone  che purtroppo , al momento in cui fu girato il film, non esisteva più e l'atmosfera sfarzosa e nobiliare fu  ricostruita nell'altrettanto famoso Palazzo Valguarnera Gangi. (a Piazza Croce dei Vespri) .  Ma dove sorgeva Palazzo Monteleone,che secondo gli storici del seicento , era uno dei palazzi più belli di Palermo? Anche se può sembrare strano, non si sa di preciso.. La tesi ufficiale è che Il taglio della via Roma, da piazza S. Domenico alla via Cavour, nel 1906 causò  sia la totale demolizione del palazzo Monteleone  che dell’ala destra del Palazzo Montalbano. Se diamo ragione a tale ipotesi,Palazzo Montalbano si trovava all’angolo tra Piazza San Domenico e Via Roma, cioè dove si trova il palazzo della “Rinascente”. Ma non tutti sono d’accordo. Infatti alcuni studiosi collocano tale palazzo dove oggi sorge l’attuale palazzo Moncada di Paternò, cioè proprio di fronte la Chiesa di San Domenico.  Ma esisterebbe una terza ipotesi. Sappiamo , da alcune antiche fonti storiche , che il Palazzo Monteleone si trovava in Via Monteleone, una strada stretta e tortuosa , e che possedeva un vasto giardino  , chiuso da un alto muro. Si sa anche che al posto del giardino negli anni Venti fu costruito il Palazzo delle Poste, che si trova a diverse  centinaia di metri da piazza San Domenico. Via Monteleone esiste ancora ma si trova dietro il Palazzo delle Poste. Inoltre, secondo Vincenzo Di Giovanni ( 1615) tale palazzo si trovava nei pressi della Chiesa di Santa Caterina all’Olivella  Anche il Marchese di Villabianca , vissuto nel settecento, scriveva  che tale palazzo :” .. … é contiguo alla casa de’ padri dell’Oratorio  (padri Filippini di Sant’Ignazio all’Olivella)  Quindi, secondo tale ipotesi, palazzo Monteleone sorgeva lungo via Monteleone, tra via Torre di Gotto e la chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella, a circa 150 metri ad nord-ovest di piazza San Domenico e perciò, non si affacciava sulla piazza. Tralasciando tutte tali ipotesi, la cosa che più colpisce e che dopo cento anni dalla distruzione di tale palazzo, uno dei più belli è sontuosi di Palermo, nessuno sa di preciso dove sorgeva. Certamente a Palermo  solo negli ultimi cento anni si sono succeduti sventramenti, tagli, scomparsa di interi quartieri, bombardamenti ,speculazioni, ricostruzioni casuali, piani regolatori scriteriati e sacchi edilizi, ma quello che colpisce  e l’ insana assuefazione e convivenza con la distruzione dei nostri monumenti e della nostra storia. P.S. Mentre nel 1906 venivano distrutti Palazzi, Chiese, Conventi, strade e monumenti, e migliaia di cittadini erano costretti a trasferirsi altrove,  l’opinione pubblica che faceva? In città divampo una violenta polemica che divise l’opinione pubblica. Però questi “sensibili” cittadini non protestavano per lo scempio edilizio , artistico e sociale che tale sventramento stava causando ma …per il destino di un pino secolare che sorgeva nel giardino di Palazzo Montalbano. Al grido “ Dio salvi il Pino di Via Roma” si creò un “COMITATO PRO PINO” deciso a difenderlo a tutti i costi. Per tale motivo elaborarono diversi progetti alternativi, uno di strampalato dell’altro. Figuratevi che uno di tali progetti prevedeva una rotonda del diametro di 43 metri. Chiaramente si sarebbero dovuto abbattere altre chiese, monumenti e centinaia di cittadini sarebbero rimasti deportati. Ma poco importava ai nostri “ambientalisti ante litteram” . L’importante era salvare il…. Pino  

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Segnalazione
12 apr 2017

Le chiese del ”cassaro morto”

di belfagor

Il “Cassaro” è la strada più antica di Palermo e per secoli è stata la più prestigiosa della città. Nonostante la sua importanza e il suo chilometro mezzo di lunghezza, si aprono su tale vie solo 7 chiese (8 se consideriamo anche la Chiesa di Santa Maria Maddalena, solitamente nascosta a palermitani e turisti all'interno del Comando della Legione Carabinieri Sicilia ) . Di queste chiese ben 3 si trovano nel “Cassaro morto” cioè l’ultimo tratto della strada, il tratto più “giovane ma meno nobile”, aperto nel 1581. Approfittando delle belle giornate e delle festività pasquali faremo ora una breve visita a queste 3 chiese, visita che può fare chiunque, anche il più pigro dei visitatori, visto che tali chiese si trovano vicine e racchiuse tra Porta Felice e Piazza Marina . CHIESA DI SANTA MARIA DELLA CATENA, la chiesa dei miracoli La chiesa si trova esattamente a Piazzetta delle Dogane, un tempo adibita al pagamento dei dazi doganali della merce che arrivava con le navi.  Sorse al posto di una più antica chiesetta normanna posta su uno sperone di roccia , di fronte al Castello a mare, che rappresentavano l’ingresso della Cala, cioè l’antico porto di Palermo. La sera il porto veniva chiuso da una lunga catena tesa tra il Castello a mare e questo sperone di terra . Su un muro dell’ antica chiesetta era posta una delle due estremità della catena che chiudeva il porto della Cala. Ma come metodo difensivo non era gran che, tanto che i Pisani , nel 1063, riuscirono a entrare alla Cala, distruggendo diverse navi, depredando la città e facendo un ingente bottino. Grazie a tale bottino i Pisani poterono abbellire il loro Duomo, come racconta una lapide posta sulla facciata di tale Duomo. La chiesa , sembra, fu progettata dal famoso architetto Matteo Carnalivari alla fine del 400 in stile gotico- catalano, anche se sono visibili influenze rinascimentali. La nuova chiesa ereditò dalla vecchia chiesetta il nome ( infatti in un vecchio documento del 1330 denomina questa antica chiesetta S. Marie de Catena), anche se le catene ormai erano state da tempo abbandonate.Ma nonostante tutto ciò per i palermitani il nome di tale chiesa è legata a un miracolo e per confermare ciò misero una lapide , posta lungo la parete della seconda cappella a destra della chiesa, dove si trova l’affresco dell’effige della Madonna”miracolosa”. Tradotta in italiano leggiamo   “ Ai tempi di re Martino, tre uomini venivano ingiustamente condotti alla forca; venne giù fitta pioggia e grandine. L’esecutore mise al sicuro i condannati, in questa chiesetta detta, allora, della Vergine Maria del Porto. Si fa sera. Nella notte ( i condannati) invocano il nome di Maria: si spezzano le catene, e mentre gli altri dormono, essi si allontanano dalla chiesetta. Il Re , accertatosi della verità , li assolve della pena . E così le catene rendono glorioso questo tempio della Vergine. Il re di questa storia era Martino I il giovane e la vicenda si sarebbe svolta 13 agosto del 1391Il quadro miracoloso si trova dentro tale cappella della chiesa è rappresenta proprio la “Vergine delle grazie”. Tale quadro forse si trovava nell’antica chiesetta distrutta , ed è certamente più antico dell’attuale chiesa. Infatti la figura di Gesù bambino viene rappresentato secondo l’usanza tipica dell’arte bizantina. Infatti si diceva che Gesù era sempre stato saggio, anche da bambino, ed è per questo che i bizantini spesso lo rappresentavano come un piccolo adulto (da notare la testa stempiata simbolo di saggezza).Visto che la lapide non bastava, tale “miracolo” è illustrato anche in un affresco all’interno della chiesa, nella Cappella dedicata alla Madonna della Catena    La strana posizione della chiesa, rispetto alla strada, si spiega dal fatto che fu costruita prima del prolungamento del Cassaro Il prospetto è caratterizzato da un portico a tre arcate frontali e due laterali e da una monumentale e ripida scalinata. In origine però tale rampa non esisteva .Successivamente fu aggiunta a causa dell’abbassamento del livello stradale in seguito ai lavori voluti nel 1581 dal Vicerè Marcantanio Colonna per l'apertura del "Cassaro morto" .  Accanto alla chiesa fu eretta, nel 1628, la Porta della Doganelle, , demolita alla fine dell’800’. Era una delle 5 porte d’ingresso per i viaggiatori, ma soprattutto per le merci che sbarcavano alla Cala. La Chiesa della Catena confina a nord-est con l'ex Convento dei Padri Teatini , un tempo collegato alla chiesa(inizio XVII Sec.), e oggi sede dell'Archivio di Stato. Infatti la chiesa , nel 1602, fu concessa all’Ordine Teatino che vi eressero un convento. Per finire vorremmo ricordare che all’ingresso principale della chiesa, sotto una statuetta di Santa Caterina D’Alessandria,si trova una lapide marmorea che ricorda un altro “miracolo”, quello della nave carica di frumento che nel corso della carestia del 1592, per intercessione della Madonna della Catena, fece scalo inaspettatamente in città, sfamando così i suoi abitanti. Come si vede a Palermo, da sempre, le storie diventano miracoli e i miracoli storie. CHIESA DI SANTA MARIA DI PORTO SALVO : la chiesa ”travagliata” Nel Cassaro, dopo la Chiesa di Santa Maria della Catena, sempre a destra, sorge una chiesa in stile rinascimentale, la Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo. Esteticamente non è, francamente, una bella chiesa ma considerata la sua travagliata storia edilizia, è un “miracolo” che sia arrivata fino ai nostri giorni. La sua storia, come spesso accade, inizia da un miracolo. Nel 1524 alcune galere , dopo aver saccheggiato le coste settentrionali dell’Africa, piene di bottino, tornavano a Palermo .Ma una violenta tempesta rischio di farle affondare. Allora il comandante della piccola flotta prego la Madonna di salvarli. E la Madonna comparve sopra l’albero maestro della nave ammiraglia e li guido verso la salvezza. Il comandante ,per ringraziarla , fece affrescare l’immagine della Vergine sotto un antico arco delle mura del porto. Poco dopo si decise di costruire una chiesa . I lavori iniziarono nel 1526 e la direzione di tali lavori furono affidati ad Antonello Gagini ma la costruzione procedette molto lentamente . Nel 1536 Antonello Gagini muore e il tesoriere della Chiesa Giovanni di Blasco, cognato del Gagini, affida la continuazione dell’opera ai nipoti, Antonino e Giacomo, figli di Antonello ( un classico esempio di parentopoli ante literam) . L’opera fu completata esattamente dopo 30 anni dalla posa della prima pietra, nel 1556. La chiesa non ebbe una vita facile, infatti poco dopo, nel 1581 ,a causa dei lavori per il prolungamento del Cassaro , fu necessario demolirne una grossa parte, a causa di ciò la struttura rimase dimezzata. Inoltre, visto che il pavimento della chiesa era più basso rispetto alla strada, si dovette alzare tale pavimento. Opere non facili ne semplici che certamente influirono sull’armonia architettonico complessiva. Ma le travagliate vicende della chiesa non finirono qui. Nel XVIII secolo, non si sa per quale motivo, l’orientamento della chiesa venne capovolta e l’altare maggiore fu spostato nella parete opposta, con la creazione di una nuova nicchia e di cappelle laterali. Ma era destino che la chiesa non dovesse avere pace. Intorno al 1960 , si decise ……. di rimettere l’altare maggiore nella vecchia posizione, però al posto del vecchio altare, smembrato e ricollocato in altre chiese, fu deciso di sostituirlo con un “moderno” altare , francamente brutto.Ad ornare l'interno della chiesa troviamo opere pregevoli: opere del Gagini, "L'Annunciazione" di Giovan Paolo Fonduli, una "Madonna del Rosario" del XVI secolo, il trittico cinquecentesco su legno con "Madonna fra la Maddalena e Sant'Antonio" e alcune tele di scuola del Novelli. Speriamo che le peripezie di tale sfortunata chiesa sono finite , ma abbiamo qualche dubbio. Infatti la chiesa necessita di interventi di restauro conservativo e non è detto che qualcuno, approfittando dei lavori, non decida di fare qualche altra “genialata”. CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI NAPOLITANI , una chiesa poco fortunata Nel 1527 la Confraternita di San Giovanni Battista la Nazione Napoletana, istituita dai mercanti napoletani operanti a Palermo, ottenne l'assegnazione di due magazzini presso il vecchio porto della Cala per costruirvi la loro nuova chiesa. Infatti quella che possedevano in precedenza, si trovava troppo vicino al Castello a Mare e, per motivi di sicurezza, fu demolita per ordine dell’Imperatore Carlo V. Ma le disponibilità economiche non dovevano essere molte visto che i lavori vennero completati solo nel 1617. Probabilmente incise molto anche i lavori per il prolungamento del Cassaro, infatti tali lavori, non soltanto ne rallentarono la costruzione ma determinarono pesanti mutamenti progettuali e rifacimenti architettonici. Per esempio il Portico che si affaccia sul Cassaro fu rifatto e “tagliato” in forma trapezoidale. Inoltre, a causa dell’abbassamento della sede stradale , si dovette costruire un ripido scalone di accesso . Anche le originarie arcate , molto più ampie ed eleganti, furono ridotte per ragioni di stabilità. La chiesa, in stile rinascimentale, presenta tre navate e un portico antistante. All'interno, le navate sono divise da archi a tutto sesto su colonne di marmo. All'interno notiamo le decorazione a stucco bianco e dorato, opera di Procopio Serpotta. figlio di Giacomo. Sempre in stucco, del medesimo autore, troviamo nella navata laterale destra due statue raffiguranti la Giustizia e la Carità, nella navata sinistra altre due statue raffigurano la Verginità e la Grazia. Sull’altare laterale di destra si può ammirare una statua di San Giovanni. Attualmente alla Chiesa si accede mediante due ingressi, uno ubicato in Corso Vittorio Emanuele con antistante portico, e l'altro in piazza Marina. Da notare inoltre la presenza di una cupoletta ottagonale, ricoperta da mattonelle di smalto azzurro. La chiesa non ebbe vita fortunata. Infatti lentamente declino d’importanza tanto che nel 1925 passò nelle mani della Confraternita della Carità, che, non sapendo che farsene, la affittò alla Soprintendenza alle Gallerie e Opere d'Arte della Sicilia che la….. utilizzò come deposito. Recentemente è stata riaperta al culto e affidata all'Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme. Speriamo che i Cavalieri dell’Ordine saranno più sensibili e interessati alla salvaguardia delle nostre opere d’arte della Sopraintendenza..

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